[AIB] Associazione italiana biblioteche. Bollettino AIB 1998 n. 4 p. 537-540
RECENSIONI E SEGNALAZIONI

Gli spazi del libro nell'Europa del XVIII secolo: atti del convegno di Ravenna, 15-16 dicembre 1995, a cura di Maria Gioia Tavoni e Françoise Waquet.  Bologna: Pàtron, 1997.  333 p.: ill.  (Emilia Romagna biblioteche archivi; 35).  ISBN 88-555-2410-0.  L. 48.000.

Il libro determina, con la sua presenza e la sua diffusione, delle relazioni culturali, rende necessaria la creazione di luoghi (biblioteche, librerie, tipografie, ecc.) e di mestieri (bibliotecario, libraio, tipografo, lettori, ecc.). In altri termini il libro si costruisce uno spazio all'interno della società. Nell'Europa del Settecento il libro tende a espandere la sua influenza, a rendere più capillare la presenza. Crescono gli spazi per il libro, che sempre più travalica i confini nazionali.

Gli "spazi del libro" settecentesco sono al centro del convegno intitolato Gli spazi del libro nell'Europa del XVIII secolo tenutosi a Ravenna il 15 e 16 dicembre 1995, organizzato da diversi enti tra i quali la Fondazione Flaminia di Ravenna, il CNRS di Parigi, l'Università di Bologna.

Il volume degli atti è suddiviso in quattro sezioni denominate Spazio economico, Spazio sociale, Spazio tipografico e Spazio visivo, precedute da un'Introduzione delle curatrici e dal saggio Panoramica su Parigi: lo sguardo di un contemporaneo, Louis Sébastian Mercier di Françoise Waquet. La studiosa francese prende in esame il bestseller settecentesco Tableau de Paris del giornalista e scrittore Louis Sébastian Mercier, analizzando in particolare i capitoli dedicati al libro e al suo mondo. Le osservazioni di Mercier sono preziose per poter capire il ruolo del libro nella società parigina del tempo e i mutamenti che ha subito. Parigi appare una città dove si legge molto e si trovano molti libri (biblioteche, librerie, cabinets di lettura a pagamento) e dove il libro è fattore di distinzione sociale.

La sezione dedicata allo Spazio economico si apre con un saggio di Michel Schlup: La diffusione del libro francese in Russia vista da Neuchâtel (1775-1788). L'autore tenta di ricostruire le caratteristiche del commercio librario in Russia, con particolare attenzione alla diffusione della produzione editoriale francese, molto di moda, attraverso importatori francesi e svizzeri. Per lungo tempo la Russia non ha potuto contare su una rete commerciale e solo dopo il 1770, grazie a una maggiore apertura verso l'Europa, la circolazione libraria si è potuta sviluppare. L'autore ha basato la sua ricerca sui risultati dello spoglio degli archivi della Société typographique di Neuchâtel (STN), una fonte preziosa da tempo nota agli studiosi di storia del libro soprattutto grazie alle ricerche di Robert Darnton.

Il saggio di James Raven, I viaggi dei libri: realtà e raffigurazioni, è un'originale indagine sul commercio librario via mare, argomento del quale lo studioso è uno specialista, con particolare riferimento all'esportazione dall'Europa verso le coste atlantiche. Raven basa le sue osservazioni sui dati ricavati dallo studio dei documenti relativi agli anni 1697-1780 tratti dal Public Record Office di Londra. Una fonte, ne è perfettamente consapevole l'autore, lacunosa - basti pensare che i libri non venivano registrati per quantità e tanto meno per titolo, ma solo per il peso totale - e comunque preziosa. In quegli anni il commercio librario britannico verso le colonie americane aumentò, in controtendenza date le non floride condizioni economiche delle stesse; il fenomeno è però spiegabile con l'esigenza di mantenere un «legame materiale con la cultura europea presente e passata». La fortuna del libro importato arrecò però un danno alla ancora debole attività editoriale autoctona, rallentandone lo sviluppo. Solo a partire dal 1800 l'industria editoriale locale cominciò a diventare competitiva, proponendosi come un'alternativa all'importazione. Nello stesso tempo si assisteva al declino del commercio librario transatlantico sempre più minacciato da difficoltà economiche (i costi del trasporto) e di navigazione (conflitti, navi corsare).

Nel saggio di Maria Gioia Tavoni, I "materiali minori": uno spazio per la storia del libro, è contenuta la proposta, convincente, di allargare le indagini di storia del libro ai "materiali minori". Con questa espressione si è soliti definire una vasta quantità di testi a stampa, quasi sempre considerati marginali: un esempio tipico sono gli almanacchi. Come ben sottolinea la Tavoni, questo tipo di materiale finisce per costituire una delle voci principali nel bilancio di una tipografia italiana, perlomeno, crediamo di poter aggiungere, fino agli inizi del XIX secolo: «le condizioni difficili nelle quali vivono i tipografi che devono pur far quadrare i loro bilanci, è una realtà. A questa esigenza lo stampatore va incontro, e tenta di soddisfarla facendo lavorare il torchio non solo per i grandi libri e queste tipologie intermedie, ma soprattutto per altri materiali che rappresentano dal punto di vista quantitativo la parte di gran lunga preponderante della attività produttiva: un campo sterminato al quale finora è stato rivolto poco interesse». In questo saggio la studiosa passa in rassegna «gazzette avvisi leggi bandi statuti commedie lettere bullette soprattieni mandati» (l'espressione è del libraio e stampatore Giovanni Filippo Cecchi e risale all'anno 1693, p. 91), pubblicazioni "occasionali" (le stampe per nozze o monacazioni, per esempio) e altro materiale, stampati nel XVIII secolo nelle legazioni di Bologna e di Romagna.

Il saggio L'utile e il piacevole: alla ricerca dei lettori italiani del secondo '700 di Mario Infelise intende indagare, nel solco degli studi più aggiornati dedicati alla storia della lettura, il cambio dei gusti culturali che si verificò in Italia nella seconda metà del XVIII secolo e gli effetti che provocò sul mercato editoriale. La Leserevolution italiana passa attraverso giornali e gazzette. E proprio questo genere di pubblicazioni costituisce la fonte principale utilizzata da Infelise per rintracciare i mutati interessi dei nuovi lettori (le donne in particolare).

La seconda sezione dedicata allo Spazio sociale si divide in due sottosezioni, la prima denominata Letture e lettori è aperta dal saggio di Anna Giulia Cavagna I libri di Giovanni Giacomo Marinoni. La studiosa ne ripercorre la biografia interessandosi esclusivamente di quei momenti legati ai libri. Emerge così un ritratto originale del personaggio colto nel momento in cui organizza l'acquisto dei libri per la sua biblioteca, in quello in cui scambia informazioni bibliografiche con i suoi corrispondenti, nel rapporto con i librai. La Cavagna passa in rassegna le principali letture del Marinoni presenti nella biblioteca e prende in esame anche il rapporto dello studioso con il lavoro editoriale analizzando, in base alle testimonianze rimaste, il progetto di pubblicazione di una sua opera.

Il saggio di Renato Pasta Dalle carte di Giuseppe Pelli: lettura e censura a Firenze è dedicato alla figura del funzionario granducale Giuseppe Pelli Bencivenni, "censore regio". Pasta ricostruisce attraverso l'indagine biografica e lo studio dell'attività del censore granducale la fisionomia di un intellettuale di Stato, conservatore e legalista, ma dotato di un'ottima preparazione culturale e di una solida tradizione familiare. Attraverso questo personaggio vengono colti il fluire delle nuove idee, presenti nei libri che egli controllava, e le contraddizioni, ma anche gli aspetti di coerenza, di questo lettore sui generis del Settecento.

Il lavoro di Achille Olivieri Plutarco nel '700: lettori eruditi e civili descrive la diffusione delle opere di Plutarco nell'editoria italiana del XVIII secolo e cerca di rintracciare le ragioni di quella fortuna.

La seconda sottosezione Generi letterari e lettura si apre con un saggio di Lodovica Braida intitolato Gli almanacchi italiani settecenteschi: da veicolo di "falsi pregiudizi" a "potente mezzo d'educazione". Lo studio della produzione e della diffusione degli almanacchi ha registrato una crescente attenzione negli ultimi decenni da parte degli storici. Ciò ha permesso di mostrare come questo genere sia complesso. È infatti riduttivo considerare l'almanacco un prodotto esclusivamente popolare. In particolare il "modello italiano", avverte la Braida, presenta tematiche più varie e si rivolge a un pubblico più vasto. Il saggio cerca di cogliere i tratti comuni degli almanacchi stampati in Italia nel Settecento. La Braida prende in esame un ricco campione di testi e la recente letteratura, con particolare riferimento agli studi italiani, sull'argomento. L'almanacco da agile manuale astrologico si trasforma in una vera e propria «guida delle attività professionali e artigianali di una città poiché vi si indicano gli elenchi degli avvocati, dei "causidici", dei "liquidatori", e in genere delle libere professioni», fino ad allargare le sue tematiche e diventare, passando dalla divulgazione storico-geografica e scientifica, uno strumento di «istruzione morale e civile».

Il contributo di Maria Grazia Accorsi Le raccolte teatrali fra scena e lettura ha come oggetto un tipo di materiale che i tedeschi chiamano Lesendrama e che in Italia non trova una sua denominazione: quei «testi in forma drammatica e quindi apparentemente destinati alle scene che non solo non furono mai rappresentati ma nascono palesemente per la lettura e sono diffusi da un'industria che si rivolge a un pubblico di lettori». L'autrice, elaborando anche proposte di classificazione, passa in rassegna un ampio numero di pubblicazioni settecentesche italiane.

Nella terza sezione dedicata allo Spazio tipografico troviamo i saggi di Franca Petrucci Nardelli Uomini e materiali nella tipografia italiana del XVIII secolo che ricostruisce, per sommi capi, le caratteristiche del lavoro in tipografia nel Settecento; e di Jean-Dominique Mellot Per una "valutazione" dei falsi indirizzi: la testimonianza delle edizioni con permesso tacito in Francia che tratta il tema della censura libraria francese del '700 dal punto di vista di un fenomeno meno conosciuto, quello dei «permessi taciti» o «autorizzazioni debitamente deliberate dalla Cancelleria e dai suoi censori [...] senza essere state convalidate da un privilegio o da un pubblico permesso e, di conseguenza, senza aver ricevuto la garanzia del governo». Emerge così una dettagliata descrizione della produzione illegale o semillegale francese e delle sue diramazioni europee, arricchita da dati che l'autore traduce in percentuali e statistiche.

Nella sezione finale denominata Spazio visivo troviamo il saggio di Daniela Gallo Musea: i cataloghi delle collezioni di antichità nel Settecento, dedicato alla fortuna in Italia dei cataloghi delle collezioni di antichità sul modello del Romanum Museum di La Chausse, e quello di Lucia Tongiorgi Tomasi, Aspetti e problemi del libro illustrato naturalistico nell'Europa del Settecento, che affronta rapidamente le caratteristiche del libro illustrato di soggetto naturalistico nella produzione editoriale europea. Il volume si chiude con le Conclusioni di Mario Rosa e l'Indice dei nomi.

Andrea Capaccioni, Biblioteca dell'Università per stranieri, Perugia


N.B. Sorry, no English abstract is available.
Copyright AIB 1999-05-02, a cura di Alberto Petrucciani
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