[AIB]  Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2004 n. 2 p. 113-114
AIB-WEB | BollettinoAIB | Sommario 2004 n. 2

La biblioteca in Italia: due o tre cose che non so di lei

Esce il Rapporto sulle biblioteche italiane 2001-2003. Questa edizione, la prima ad apparire come pubblicazione autonoma, raccoglie una mole di dati ed uno spettro di analisi decisamente superiori a quella pubblicata sul «Bollettino» nel 2002. E ciò cade a meno di un anno dalla diffusione dei risultati dell'indagine AIB-ISTAT e dalla pubblicazione di un numero monografico di una importante rivista quale è Economia della cultura, interamente dedicato alle biblioteche italiane (n. 3, 2003). Tutti questi eventi (indubbiamente positivi) favoriscono la possibilità di una riflessione complessiva sullo stato dell'arte delle biblioteche italiane. Inoltre, le recenti approvazioni, da una parte, delle Linee di politica bibliotecaria per le autonomie, pubblicate sul n. 4, 2003, e, dall'altra, del Codice dei beni culturali, che ha suscitato commenti spesso - e con ragione - aspramente polemici, vengono certamente ad arricchire - anche se non a chiarire - il quadro d'insieme.

L'immagine che si ricava da queste fonti di informazione - il Rapporto innanzi tutto - è certamente di un mondo in movimento. Nei primi anni di questo nuovo secolo si sono realizzate o ammodernate nuove strutture (basterà ricordare Sala Borsa a Bologna e San Giovanni a Pesaro), gli indicatori di produttività sembrano complessivamente in leggera crescita ed anche gli aspetti del mercato del lavoro, pur tra mille difficoltà, quali quelle causate dal blocco delle assunzioni determinato dalle leggi finanziarie, mostra ancora un qualche segno di vivacità. Quello che però sembra mancare è il segno di una politica comune, di un indirizzo generale che faccia riferimento ad un quadro progettuale organico.

In particolare risulta difficile coniugare i vari aspetti della situazione. Da una parte le biblioteche statali non hanno ancora un ruolo definito, vittime come è noto di norme che le definiscono "pubbliche", e prive perciò di una logica che possa rendere chiaro il perché del proprio numero e della propria dislocazione territoriale, dall'altra le pubbliche, che cercano di misurarsi con quelle dei paesi che sono più avanti di noi. A tale proposito: sarà anche vero che le biblioteche pubbliche del Regno Unito sono in crisi (anzi la stampa di quel paese registra in queste ultime settimane lettere che ne reclamano perfino la chiusura, definendole inutili sprechi !), ma basta fare una puntata a Croydon (città della cintura londinese) per trovarsi di fronte a situazioni che sembrano ancora nonostante tutto avanti rispetto alle nostre, anche quelle maggiormente vantate. Il mondo delle biblioteche universitarie poi non sempre riesce a superare i vincoli di una certa autorefenzerialità, mentre quello delle scolastiche sta uscendo da un lungo isolamento e produce una domanda di formazione e aggiornamento tra le più interessanti di questi ultimi anni. A ben vedere, in presenza di nodi di questo genere, le stesse ipotesi di coordinamento nazionale contenute nel punto 8 delle Linee sopra citate, rischiano di essere in parte svuotate di contenuto. Voglio dire che il panorama delle biblioteche italiane è ben lungi dal fornire l'immagine di un sistema, meno che mai di un sistema integrato, fatta salva ovviamente l'eccezione rappresentata da SBN. Anzi si ha più di una volta l'impressione del prevalere di visoni localistiche e di una frammentazione non più tollerabile. Accanto al nodo del ruolo non tanto e non solo delle biblioteche statali, ma dello Stato, in quanto attore di una politica bibliotecaria che non si risolva principalmente nella gestione di alcuni istituti, ne restano altri da sciogliere e di non poco conto: quelli - decisivi - dei finanziamenti e della professione, ad esempio. Da dove devono provenire le risorse destinate ai servizi bibliotecari nelle loro varie articolazioni ? E quale riconoscimento devono avere i bibliotecari ? Il recente Forum delle professioni ha visto l'AIB tra i protagonisti. Tuttavia l'Albo è ancora in lista d'attesa. Inoltre, nelle stesse raccolte panoramiche di dati (i Rapporti, Economia della cultura ecc.) mi pare di poter ravvisare un grande assente: le biblioteche storiche, che in Italia non sono una mera appendice secondaria. Per quanto riguarda la natura, l'utilizzo, i finanziamenti, le innovazioni tecnologiche relativi a questo settore, si registra purtroppo una totale mancanza di informazioni. Non sappiamo nulla - ad esempio - non dico relativamente ai manoscritti e agli stampati antichi consultati annualmente, ma neppure in quante biblioteche ciò avvenga e quanto personale sia presente in quelle strutture che hanno come principale vocazione o scopo della loro esistenza proprio la conservazione e la fruizione di questo tipo di collezioni. Non parliamo poi delle politiche delle acquisizioni in antiquariato e degli indirizzi che le guidano.

Qualche anno fa Angela Nuovo ci ha fornito su questa rivista un interessante e documentato panorama della Rare-book librarianship negli Stati Uniti. E in Italia ? Non è casuale che una rassegna del genere non sia stata realizzata: mancano infatti i dati sui quali dovrebbe basarsi. Non sarà magari che proprio la mancanza di tasselli come questo ci impedisce di progettare, o almeno di percepire la necessità di farlo, il mondo delle biblioteche italiane come un sistema organico, nel quale le biblioteche dello stato, quelle degli enti locali, delle università delle scuole, degli enti ecclesiastici ecc. condividano qualcosa di più di un catalogo unico ? Forse questo avviene perché, come dice in sostanza Crocetti, non esiste una linea di demarcazione scientificamente accettabile tra ciò che è "storico" in biblioteca e ciò che non lo è ? Le separazioni sono spesso devastanti per le biblioteche. David McKitterick ricorda in un suo recente lavoro (Print, manuscript and the Search for Order, 1450-1830, Cambridge: University Press, 2003, pp. 50-52) alcuni scempi compiuti in nome della separazione tra manoscritti e stampati, anche da parte di un Henry Bradshaw ! Non dimentichiamo il felice paragone della "scatola nera", proposto anni fa da Solimine. Tout se tient. Il ruolo che questi istituti possono svolgere è anche quello di un antidoto proprio al prevalere di visioni localistiche. E' auspicabile dunque che i prossimi Rapporti ne vogliano tenere conto. Ma in un settore delicato come questo, presumo sarebbe importante sentire anche la voce degli organi ministeriali. L'avvicendamento recente, dopo molti anni, alla Direzione Generale potrebbe rappresentare un'occasione propizia ?

Lorenzo Baldacchini


N.B. Sorry, no English abstract is available.
Copyright AIB 2004-07-28, a cura di Anna Galluzzi
URL: http://www.aib.it/aib/boll/2004/0402113.htm

AIB-WEB | BollettinoAIB | Sommario 2004 n. 2