Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2005 n. 2 p. 242
La biblioteca non è in testa alle priorità della nostra società civile e culturale. Affermarlo è un buon punto di partenza, per capire come far sì che diventi davvero uno strumento indispensabile ed efficace. Questo è anche il percorso proposto da Maria Stella Rasetti nella sua pubblicazione, all'interno della quale troviamo questa affermazione: «La biblioteca non è un servizio essenziale, a meno che non sia considerata tale dalla comunità in cui opera».
Non è un ospedale, non è una strada e neanche una casa: la biblioteca potrebbe non servire a nessuno. Proprio per questo, se si vuole lavorare per realizzare il compito intrinseco di una biblioteca, la sua mission universale, e cioè mediare l'informazione codificata nei documenti e attirare a sé utenti responsabili, garantendo a tutti libero accesso alla conoscenza, al pensiero e all'informazione, è necessario che essa diventi ospedale, casa e supermercato. Ma come? E perché poi? Quali sono le strategie disponibili per trasformare la biblioteca in un servizio centrale, addirittura indispensabile? L'autrice ci accompagna alla scoperta delle strade possibili, quelle finora praticate in Italia (ma soprattutto all'estero) per perseguire questo obiettivo. Il ruolo della biblioteca e del bibliotecario vengono così ridisegnati attorno all'utente, il modello organizzativo punta alla creatività da coniugare con l'efficienza.
La promozione dei servizi, la comunicazione ragionata con il pubblico e i rapporti con tutto quello che si trova nel perimetro esterno della biblioteca sono i tre lati di un triangolo che rimane però aperto al cambiamento. La biblioteca vuole essere amichevole e non semplicemente sembrarlo. Allora, da semplice bottega, può trasformarsi in boutique o supermercato, ibridamente sospesa tra le esigenze di libertà e autonomia dell'utente e la necessità di controllo e verifica del bibliotecario. La biblioteca può offrirsi come luogo di consumo e di richiesta ordinata oppure può tentare di gestire se stessa con strumenti di marketing, ottimizzando risorse e richieste e lanciarsi con coraggio verso soluzioni mai esplorate. Qual è dunque il motore felice o il freno arrugginito di questi variegati processi di rinnovamento? Spesso il bibliotecario, che può fare la differenza tra un servizio ben erogato e "gioioso"; che crea la reputazione di una biblioteca, ma talvolta anche il disservizio (dovuto non sempre ai pochi soldi e alle amministrazioni sorde e cieche).
Tra le pagine del libro aleggia uno spirito visionario: ci confida piccoli segreti, tra le righe e tra le note (ricche di riferimenti bibliografici); ci suggerisce come fare la felicità dell'utente, ci chiama a rendere la biblioteca un organismo trasparente, efficace e contemporaneo. Sarà il bibliotecario a guidare la trasformazione o, meglio, la squadra di bibliotecari. Si risveglieranno dal sonno fiabesco in cui classificavano e catalogavano soli, nella loro teca di cristallo, per impugnare pennarelli e mouse e salvare la loro biblioteca-principessa dall'obsolescenza o, peggio, dall'oblio.
La morale: e vissero felici gli utenti.
Daniela Di Donato Ebner
Biblioteca della Fondazione Leonardo Sciascia