Associazione italiana
biblioteche. BollettinoAIB 2005 n. 3 p. 373
Il libro è il risultato di uno studio sui beni culturali, svolto negli anni 1999-2001, con l'ausilio di una borsa di ricerca in memoria di Piergiorgio Ponticelli.
L'autrice ricostruisce l'evoluzione del termine "bene culturale" nell'ordinamento giuridico italiano, da una definizione più restrittiva, soffocata in una rigida elencazione delle res che la compongono, ad un significato ampio e suscettibile di modifiche nel tempo.
La "cultura", come attività intellettuale superiore, costituisce un fondamento necessario alla formazione dell'uomo: da questo concetto si arriva alla nozione onnicomprensiva di bene culturale, inteso come testimonianza del divenire umano, avente valore di civiltà. Nel caso dei beni librari, il valore emerge dalla documentarietà del bene, rispetto alla storia dell'uomo.
Attraverso un excursus delle principali leggi italiane in materia, Annalisa Gualdani le interpreta e le commenta in relazione alla storia del secolo appena trascorso.
Soprattutto viene preso in esame il Testo unico d.lgs. n. 490/1999, al quale però ha ora fatto seguito il nuovo Codice dei beni culturali (d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42). Il legislatore delegato, tuttavia, non ha innovato completamente la materia, limitandosi a razionalizzarla, introducendo alcune novità.
Il bene librario, come specie facente parte di un genere, trovò difficoltà ad affermarsi autonomamente, come oggetto bisognoso di tutela, conservazione, valorizzazione; forse perché godeva già di una certa protezione, in luoghi appositi, dedicati alla sua custodia.
Con la stesura del Testo unico si è recuperata la materialità del bene culturale, attraverso l'elencazione tipologica del bene librario, facendone un elemento importante per la sua identificazione.
Il cambiamento della terminologia da "cosa" a "bene", ha fissato l'attenzione sul valore culturale della funzione sociale del bene, visto come fattore di sviluppo intellettuale dell'uomo. Il Testo unico ha definitivamente assegnato ai beni librari un ruolo autonomo, affrancandoli dalla categoria dei beni culturali. Sono descritti in tre sottogruppi, connotati da specifici requisiti: rarità e pregio.
La rarità può essere connaturale al bene considerato, quando è raro sin dalla creazione, per la tecnica utilizzata, per il materiale impiegato, per il soggetto riprodotto, per l'intuizione geniale dell'artista e può essere determinata da un fattore esogeno: l'introvabilità di un bene identico a quello considerato.
La determinazione del pregio è ancora più problematica, subordinata ad un giudizio di natura soggettiva, può riguardare il prezzo o il valore.
Nell'elencazione di beni da tutelare, si rileva una novità nell'introduzione degli spartiti musicali; quale bene materiale a fruizione collettiva, per l'importanza della musica nella formazione culturale; inseriti per la funzione e le caratteristiche del loro supporto, poiché entrambi hanno una utilizzazione pratica, come materiali d'uso si connotano per la loro deteriorabilità.
I beni librari possono essere pubblici e privati, secondo la loro appartenenza: nel primo caso, l'origine della tutela è giustificata dalla funzione sociale di formazione culturale, svolta dalle Biblioteche pubbliche; nel secondo, risiede esclusivamente nella loro natura di "eccezionale interesse culturale".
Nel II capitolo l'autrice tratta delle problematiche inerenti la tutela dei beni librari, che, nell'art. 148 lett. C), del d.lgs. n. 112/1998, viene definita come «ogni attività diretta a riconoscere, conservare e proteggere i beni culturali e ambientali».
Il "restauro" è l'intervento diretto sulla cosa, volto a mantenere l'integrità materiale e ad assicurare la conservazione e la protezione dei suoi valori culturali. La "gestione" è definita dall'art. 148, lett. D) come ogni attività diretta, mediante l'organizzazione di risorse umane e materiali, ad assicurare la fruizione dei beni culturali ed ambientali, attraverso la quale è consentito concorrere al perseguimento delle finalità di tutela e di valorizzazione.
Le biblioteche perseguono una duplice finalità nella gestione: la conservazione e la consultazione dei documenti. Attualmente si privilegia l'attività di informazione e servizio, in quanto si auspica che in futuro le biblioteche diventino sempre più centri privilegiati di attività di informazione generale.
Impostato col massimo rigore critico, questo studio può essere un valido aiuto a chi vuole conoscere in maniera approfondita la legislazione sui beni culturali e in particolare sui beni librari; infatti, nonostante non sia aggiornato agli ultimi provvedimenti in materia, analizza gli aspetti peculiari dell'argomento. L'autrice, nelle conclusioni, spiega come, per definire l'oggetto della ricerca, cioè il bene culturale come genus ed il bene librario, come speciem, abbia dovuto utilizzare il metodo induttivo (empirico).
Tra gli elementi che qualificano la res culturale, è la significatività dell'opera (bene); quando ha un valore commerciale e quando ha una relazione valida con l'ambiente.
Rimane comunque problematico dare una definizione della categoria dei beni librari, per la loro natura eterogenea e composita, tanto che il legislatore è stato costretto a produrre, nel Testo unico, una elencazione tipologica.
Anna Massimi
Biblioteca universitaria, Sassari