[AIB] Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2005 n. 3 p. 379-380
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RECENSIONI E SEGNALAZIONI


Cinéma en bibliothèque, sous la direction d'Yves Desrichard; avec la collaboration d'Yves Alix et Marc Vernet. Paris: Editions du Cercle de la Librairie, 2004. 366 p. (Collection Bibliothèques). ISBN 2-7654-0892-0. Eur 42,00.

Si tratta di un'opera a più mani, diretta da Yves Desrichard, bibliotecario e responsabile della formazione a Mediadix (centro di formazione permanente per bibliotecari) e anche esperto di cinema (ha pubblicato scritti su registi francesi per le edizioni BIFI - Bibliothèque du film, casa editrice diretta da Marc Vernet, anch'egli fra i curatori e collaboratori dell'opera - e collabora con diverse riviste del settore); gli autori dei vari saggi sono bibliotecari operanti nelle mediateche oppure specialisti (di cinema, di informatica, di diritto, di industria culturale ecc.).

Una molteplicità di voci e di esperienze diverse che cerca di restituire la molteplicità e la complessità degli aspetti trattati. Si affrontano così, uno dopo l'altro, gli aspetti tecnici del cinema, della televisione e dell'audiovisivo, l'economia del cinema, i problemi giuridici, quelli della ricezione culturale, la formazione, le fonti documentarie - dal libro di reference al sito Internet - le acquisizioni, il trattamento dei documenti, la gestione delle collezioni, l'offerta dei servizi al pubblico, la comunicazione e la conservazione, la valorizzazione delle collezioni. Un breve excursus storico sulle collezioni audiovisive nelle biblioteche e un repertorio di luoghi e risorse completano l'insieme.
Il programma era forse troppo vasto e ambizioso per poter riuscire in pieno. Forse proprio la volontà di dare vita a un'opera di insieme ha portato a questo "accumulo" di dati e notizie e alla conseguente impressione di dispersione. Difetti che non tolgono nulla al valore di una guida che riesce comunque a raggruppare in un unico volume tante informazioni finora disperse e di non facile reperimento.
L'opera si articola in due parti: la prima (capitoli I-III) passa in rassegna le conoscenze di base in materia di cinema e di audiovisivi nei loro aspetti tecnici, economici, giuridici e sociologici; la seconda (capitoli IV-VI) riguarda il lavoro quotidiano nelle biblioteche e mediateche.

Il primo capitolo - la tecnologia del cinema e degli audiovisivi - è molto dettagliato e ben aggiornato, tale da offrire ai professionisti della documentazione e agli stessi cinefili un prezioso strumento di lavoro e di informazione: prima il cinema - inquadratura, suono, struttura della pellicola e suoi formati - poi gli standard televisivi, i vari sistemi di sintesi che negli anni hanno sostituito il tradizionale schermo televisivo, il video, i formati di registrazione, i problemi del passaggio dei film in video, la digitalizzazione e le possibilità di stoccaggio di dati e immagini, i mezzi di diffusione, i supporti ottici, Internet e le sue opportunità
Gli altri due capitoli della prima parte (aspetti economici, giuridici e culturali) sono meno utilizzabili dai bibliotecari, anzi dai "videotecari" italiani, dato che sono focalizzati, ovviamente, sulla realtà francese. Il confronto risulta comunque sempre interessante e porta alla luce qualche aspetto sorprendente, soprattutto sul versante della formazione professionale dei bibliotecari stessi. Il panorama - non incoraggiante - che emerge da queste pagine non è molto dissimile da quello nostrano: anche la Francia, patria del cinema e della cinefilia, che offre, in materia di formazione alle tecniche e alle arti dell'immagine, un complesso insieme di corsi e scuole (alcune di queste, come la FEMIS, attraggono studenti da tutto il mondo), non riesce a mantenere un analogo livello di offerta formativa per bibliotecari e documentaristi del settore. Alla bulimia di immagini che caratterizza la nostra epoca, corrisponde purtroppo una carenza formativa per la loro gestione.

Con questo si entra nel vivo del lavoro dei bibliotecari. I saggi della seconda parte si occupano infatti di funzioni e compiti richiesti per la costituzione e gestione dei fondi.
La sezione sulle fonti documentarie fa un giro d'orizzonte sull'editoria di cinema e propone una vasta bibliografia critica sul tema (quasi esclusivamente francofona), completata da un capitolo sulle riviste di cinema e da una scelta abbastanza elaborata di siti Internet. A partire da questo insieme il lettore potrà costituirsi una cultura di base in materia di storia del cinema e cinefilia (magari un tantino francocentrica ).

La sezione seguente è consacrata alle questioni specifiche della catena documentaria. La costituzione delle collezioni audiovisive solleva una serie di problemi legati alla disponibilità materiale e giuridica dei documenti e anche l'approvvigionamento crea problemi diversi da quelli che un bibliotecario "normale" si trova a dover affrontare.
Non poteva mancare il capitolo sul trattamento bibliografico dei documenti audiovisivi (e quindi norme catalografiche, ISBD e UNIMARC, problemi di indicizzazione e di costituzione di record d'autorità), né quello su consultazione e prestito con qualche cenno sulla corretta conservazione dei documenti audiovisivi.
L'ultima parte si concentra sul rapporto tra le istituzioni e il pubblico, offrendo utili informazioni su come farsi un'idea del proprio pubblico, come individuare il contemporaneo "homo videus" partendo dai pochi dati disponibili (in Francia nel 2000 le collezioni video rappresentavano appena l'1% del totale del patrimonio delle biblioteche). La riflessione riguarda anche l'evoluzione di tante biblioteche in mediateche e quindi anche una ridefinizione del ruolo del personale.

Qual è infatti ora il ruolo del "videotecario" nelle biblioteche pubbliche?
Una volta superati i problemi ontologici e i paradossi messi in luce nell'introduzione, e cioè prima la consapevolezza di avere a che fare con dei sostituti delle opere cinematografiche e poi di favorirne un uso, per così dire, improprio, incoraggiando la fruizione individuale di prodotti pensati per un uso di massa, che si può fare? Essere intanto coscienti che il futuro del cinema si gioca ormai non più nelle sale ma in altri luoghi e fra questi proprio le videoteche.
Il "videotecario" non ha un ruolo diverso da quello del bibliotecario. Il lavoro è lo stesso: costituire una collezione, mettere in atto dei servizi per comunicarla al pubblico. Ma il riconoscimento ancora fragile del cinema come prodotto culturale ha bisogno di un grosso lavoro di trasmissione, di comunicazione.
Si ritorna dunque al problema della formazione. È indispensabile generalizzare il livello di eccellenza richiesto per dare tutto il suo significato al concetto di mediateca come progetto culturale specifico: il bisogno di specialisti che abbiano una vera formazione di cinema e che siano specificamente designati come responsabili della collezione è inseparabile da una riflessione sul futuro di queste specialità.

Gabriella Vagnarelli
Biblioteca di Scienze tecnologiche. Architettura, Università di Firenze


N.B. Sorry, no English abstract is available.
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