Associazione italiana
biblioteche. BollettinoAIB 2005 n. 3 p. 386
Il fondatore della prestigiosa Biblioteca Ambrosiana, il cardinal Federico Borromeo, personaggio di ampio spessore intellettuale, è stato nel corso dei decenni oggetto di molti studi. Nota è la sua biografia. Si ricorderà brevemente il percorso dei suoi studi: prima a Bologna, poi a Pavia, infine a Roma dove, a contatto con uomini autorevoli per prestigio e ricchezza, impara moltissimo, portando così in Lombardia la lezione romana.
Intorno ai manoscritti e alle opere a stampa del Borromeo tanto si è fatto e tanto si sta facendo. Nello specifico delle opere a stampa sappiamo che il cardinal Federico arrivò a far stampare solamente pochissimi esemplari per i suoi scritti, utilizzando così la stampa ad uso privato, senza intenti divulgativi. Come inducono a riflettere Franco Buzzi e Massimo Rodella nei loro rispettivi interventi premessi al libro della Bonomelli, punto di riferimento imprescindibile per gli studiosi del cardinal Federico sono i Meditamenta litteraria. Essi offrono, nell'intenzione del Borromeo, una visione d'insieme sulla sua produzione letteraria, anche se non senza limiti, come osserva e motiva Franco Buzzi quando scrive che «i Meditamenta [...] sono tutt'altro che un lineare filo d'Arianna che permetta di orientarsi nella selva dei suoi libri» (p. 11).
Il ricco e affascinante libro di Marina Bonomelli si divincola proprio in certa selva della produzione a stampa del Borromeo. Per dichiarazione dell'autrice, lo studio, dedicato alle opere di Federico Borromeo stampate dal 1616 al 1633, è il risultato di un'indagine bibliografica e bibliologica condotta sui volumi conservati all'Ambrosiana, alla Biblioteca del Capitolo Metropolitano di Milano, in quella del Seminario Arcivescovile di Venegono Inferiore, alla British Library e alla Nazionale Braidense.
Le opere prese in considerazione presentano caratteristiche tipografiche comuni, come il formato, i caratteri, la mise en page, le decorazioni e l'assenza delle note tipografiche. La Bonomelli così, richiamandosi esplicitamente al lavoro di Franco Buzzi, Il corpus delle opere di Federico Borromeo stampate in vita e conservate all'Ambrosiana (1616-1631), «Studia Borromaica», 15 (2001), concorda nel ritenere poco convincente l'attribuzione di queste opere alla Tipografia del Collegio Ambrosiano. E da questa premessa si ramificano le ricerche della studiosa che, attraverso un percorso affascinante, come è quello storico-documentario, giunge a fornire le identità di coloro che hanno reso possibile la veste tipografica di quegli stampati: cartai, tipografi, incisori. Tale percorso si snoda, quindi, attraverso una serie di studi che fanno luce sugli scritti a stampa di Federico, sulla sua attività editoriale, sui suoi collaboratori, sugli stampatori milanesi al suo servizio, sulla Tipografia del Collegio Ambrosiano, sulle caratteristiche strutturali e iconografiche delle stampe prese in considerazione. Seguono un'appendice documentaria, in cui vengono riportate le spese sostenute dal Borromeo per la sua tipografia personale, e un'accurata schedatura di ogni singola opera a stampa del cardinal Federico tra il 1616 e il 1633.
La rigorosa nota critica premessa alle schede bibliografiche informa, come è sua natura fare, sui criteri seguiti per la preparazione del testo. L'autrice scrive dunque che, oltre alla descrizione esterna di ogni stampa, nelle schede sono riportati anche tutti quei dati che sono «in grado di caratterizzare la produzione di uno stampatore [...]: la filigrana, la distanza tra i filoni, il numero delle righe contenute nell'area di testo, la misura delle 20 linee di stampa che determina il corpo dei caratteri, la denominazione dei caratteri usati, i fregi, le testate e le iniziali» (p. 153), fornendo in questo modo preziose informazioni sia sulle stampe del Borromeo che sull'attività tipografica milanese di quel periodo.
Federica Santirosi
consulente della Biblioteca del Senato