[AIB] Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2005 n. 3 p. 387--388
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RECENSIONI E SEGNALAZIONI


Anna Giulia Cavagna. La tipografica professione di Niccolò Capaci. Milano: Sylvestre Bonnard, 2005. 75 p. ISBN 88-86842-98-8. Eur 12.

Il titolo del libro richiama quello del manoscritto, rinvenuto dall'autrice, dell'opera di Niccolò Capaci, così come appare sulla prima carta: «Breve notizia della tipografica professione, divisa in due trattati, attinenti alli due operarii che la maneggiano, cioè: dell'officio del compositore e dell'officio del torcoliere».
Si tratta di un manuale di tipografia redatto in lingua italiana, che la tradizione bibliografica attribuisce al tipografo siciliano Nicolò Capaci, la cui attività è documentata sull'isola di Malta negli anni tra il 1756 e il 1772, al servizio del governo.

Questo manoscritto, anonimo sia per quanto riguarda l'autore che il copista, datato 1820 (probabilmente la data si riferisce alla trascrizione di un originale scomparso), costituisce una testimonianza inedita circa la letteratura professionale relativa all'attività tipografica in Italia durante l'ancien régime, per la quale finora il primo esempio noto era il manuale di Zefirino Campanini, la cui stesura nelle sue linee principali risale al 1789.
Del manoscritto, rinvenuto presso la Biblioteca nazionale di Malta, viene qui proposta una trascrizione diplomatica, corredata di note esplicative in cui il testo di Capaci viene messo a confronto con i manuali coevi, in particolare con quello di Campanini.
L'opera è preceduta da un breve saggio introduttivo in cui l'autrice delinea l'attività di Capaci sull'isola, indispensabile per collocare il manuale nel contesto storico-geografico in cui è stato prodotto.

Da questa sintesi emerge come l'intento di Capaci fosse quello di fare uscire la tipografia locale da quell'isolamento che l'aveva fino ad allora caratterizzata, facendone una realtà di più ampio respiro, inserita nel circuito librario continentale. Di fatto l'ambiente in cui Capaci operò era piuttosto limitato dal punto di vista professionale, per la mancanza sia di personale preparato e competente che di attrezzature adeguate.
Da qui l'esigenza di redigere questo manuale per avviare al mestiere di torcolieri e compositori, in cui la Cavagna rileva gli influssi della trattatistica europea, evidenziando in particolare le analogie con le opere di Moxon, Fournier e Fertel e le influenze del pensiero enciclopedico, evidenti in particolare nelle osservazioni preliminari sul dibatto circa l'ambito professionale in cui collocare il mestiere del tipografo.

L'autrice sottolinea inoltre come l'intento del manuale di Capaci, sia quello di fornire istruzioni in merito all'addestramento degli operai da parte di colui che dirige il lavoro (proto): per lo stile e i contenuti è la messa per iscritto delle istruzioni impartite oralmente a compositori e torcolieri. Il manuale infatti non è rivolto agli operai, bensì a chi ha il compito di gestire i praticanti tipografi.
Poco meno di un secolo dopo, l'impostazione del manuale di Giulio Pozzoli (Manuale di tipografia, Milano: ditta Gaetano Brigola, 1852) si mantiene sostanzialmente inalterata per quello che riguarda i destinatari (ancora il proto) e la suddivisione del lavoro tipografico. Anche il linguaggio è rimasto lo stesso, tanto che la stessa autrice utilizza le definizioni fornite dal Pozzoli nel suo vocabolario tipografico, per spiegare alcuni termini tecnici utilizzati da Capaci.

Dopo le note preliminari, il manoscritto prosegue con l'individuazione delle caratteristiche manuali e mnemoniche necessarie al mestiere del compositore; qui l'attenzione di Capaci si concentra soprattutto sulla questione della cassa tipografica, che l'autrice mette a confronto con quelle illustrate nei manuali coevi. Una parte del capitolo è dedicata all'educazione morale e religiosa dell'apprendista e ai requisiti culturali e sociali indispensabili per svolgere tale mestiere: esercitare l'arte tipografica significa non solo possedere abilità manuali e conoscenze tecniche, ma anche avere una buona istruzione retorica e linguistica, essere timorati di Dio, mansueti, ubbidienti e particolarmente motivati.
Dall'analisi emerge come il manuale nel suo complesso non si riveli particolarmente originale, sia dal punto di vista teorico che tecnico, ma rimane comunque una testimonianza interessante del bagaglio tecnico e delle qualità morali e materiali richieste agli artigiani del libro attivi in Italia, frutto dell'esperienza di tre secoli.

Il testo manca del capitolo relativo all'apprendistato del torcoliere, ma non è chiaro se questo sia da imputare all'anonimo copista ottocentesco o se si tratti di una dispersione di carte.
Quest'edizione critica avrebbe meritato forse un'adeguata premessa metodologica che illustrasse e motivasse le scelte operate in sede di trascrizione ed esplicasse l'impianto strutturale dell'opera. Alcune sintetiche, ma insufficienti, indicazioni sono affidate a una brevissima nota, che però è stata collocata dopo la trascrizione stessa.
Del testo sono riprodotte alcune pagine iniziali, mentre a corredo dell'opera sono forniti alcuni esempi di casse tipografiche tratte da manuali antichi e moderni.

L'indice dei nomi e degli argomenti contiene anche i termini tecnici utilizzati da Capaci, indicizzati però secondo la forma italiana corrente; la forma presente nel testo è indicata tra parentesi.

Lucia Gasperoni
Università di Bologna,
Dipartimento di Storie e metodi per la conservazione dei beni culturali
(Ravenna)


N.B. Sorry, no English abstract is available.
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