[AIB] Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2005 n. 4 p. 518-520
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RECENSIONI E SEGNALAZIONI


Gino Doria. Sogno di un bibliofilo, con annotazioni e saggi di Francesca Niutta, Arturo Fratta, Giovanni Pugliese Carratelli. Napoli: Bibliopolis, 2005. ISBN 88-7088-489-9. Eur 15,00.

Riappare nelle librerie un piccolo gioiello di Gino Doria, l'ormai introvabile Sogno di un bibliofilo, corredato dalle note di Francesca Niutta e dai saggi della stessa Niutta, di Arturo Fratta e di Giovanni Pugliese Carratelli.
Il Sogno apparve per la prima volta nel 1944 nella rivista «Aretusa» e nel 1969, in occasione del novantesimo compleanno di Riccardo Ricciardi, uscì un'altra edizione del racconto, curata personalmente da Doria. E Ricciardi, personaggio di grande rilievo nel panorama editoriale italiano del Novecento, è con l'amico Gino Doria il protagonista del Sogno.

Il racconto si apre con la scena del protagonista seduto davanti al camino mentre sfoglia il catalogo di antiquariato librario del Dura di Napoli, la sua lettura preferita, e poco dopo si addormenta e sogna. Sul dorso di una mula in compagnia del poco entusiasta amico Ricciardi, trasportato su una portantina, Gino Doria sale verso il castello di una sua lontana parente, la baronessa Elodia Pandarese de' duchi di Fiumecalido, a S. Efisio degli Alburni, sperduta località del salernitano. La nobildonna riceve i due amici con grande cordialità e offre loro un pranzo pantagruelico, la cui dettagliata descrizione, ironicamente fatta da Doria con un lessico da bibliotecario, assume un significato particolare se si pensa che il Sogno venne pubblicato in un periodo in cui esistevano grosse difficoltà a procurarsi del cibo.

Alla fine del pranzo la baronessa accompagna i due amici nella ricca biblioteca di origine cinquecentesca, che ora offre in dono al nipote purché dia alle fiamme i libri scandalosi e irreligiosi che contiene. Contro tutte le catastrofiche previsioni di Ricciardi, un paradiso si apre dinanzi agli occhi sempre più stupefatti dei due amici. Subito, su un grande tavolo fiorentino, ecco apparire il mappamondo di Sigismondo Münster, ossia la Cosmographia, descrizione illustrata delle terre conosciute all'inizio del Cinquecento. E poi, via via, tutto quello che un bibliofilo appassionato può immaginare e anche di più. Accanto, infatti, a rarità bibliografiche quali un Esopo di Del Tuppo stampato a Napoli nel 1485 e ricco, oltre che di ottantotto xilografie anche di miniature, un esemplare dell'Eneide di Caxton del 1490 (che ancora oggi non risulta in nessuna biblioteca italiana), un'editio princeps del Canzoniere di Petrarca (Venezia, 1470), sono descritte edizioni fittizie, manoscritti possibili, postille plausibili.

Non sempre è facile scoprire il gioco dello scrittore: egli si diverte a disorientare il lettore alternando descrizioni di edizioni autentiche con altre immaginarie, pur restando sempre in un ambito di forte verosimiglianza.
Alla fine i due amici ritrovano un trattatello di medicina di Giambattista Vico andato perduto, il De aequilibrio corporis animantis e iniziano a litigare perché, mentre Doria vorrebbe regalarlo all'amico Benedetto (Croce, s'intende), il Ricciardi vorrebbe portarlo a Fausto (Nicolini). E il racconto si chiude con il risveglio del protagonista provocato dal suo «grido di dolore» nel vedere il prezioso volumetto sfuggirgli di mano e scivolare nel fuoco.

Nel saggio Fra libri possibili e immaginari Francesca Niutta ripercorre il Sogno di Doria e analizza con puntualità e con dovizia di particolari le edizioni descritte nel racconto. Accompagna per mano il lettore alla scoperta dei tranelli che lo scrittore ha teso al lettore, non senza aver approfondito le sue ricerche in cataloghi e bibliografie. Così apprendiamo, ad esempio, che il miniatore del codicetto francese delle Storie tebane in realtà non è menzionato in alcun catalogo e che l'edizione della Lettera di Cristoforo Colombo stampata a Palma di Mallorca nel 1493 è del tutto sconosciuta e che il suo presunto editore, Annibale Pergallo, è omonimo di quel Prospero Pergallo che difese Colombo insieme a Cesare De Lollis dai detrattori delle sue imprese. Interessanti le pagine sulla bibliografia fantastica, di cui l'autrice ricorda i più celebri cultori a cominciare da Anatole France, con Il delitto di Sylvestre Bonnard, fino ad Arturo Perez Reverte con il recentissimo Il club Dumas, di cui è protagonista un «mercenario della bibliofilia, cacciatore di libri su commissione».

Le Annotazioni che seguono il saggio forniscono puntuali riferimenti bibliografici alle edizioni menzionate nel racconto, siano esse reali o immaginarie, e danno brevi, ma interessanti descrizioni di letterati, artisti, storici, editori cui Doria fa riferimento. Inoltre, accanto alle note informative su fatti e personaggi, troviamo alcune gustose curiosità. Apprendiamo così che Gino Doria (XXV aneddoti crociani, in Il napoletano che cammina), raccontando della meravigliosa villa Montalto a Firenze di Tammaro De Marinis, ricca di una sontuosa biblioteca, racconta che il De Marinis vi ospitava gli amici con la generosità di un mecenate rinascimentale, ma per Benedetto Croce «il letto era troppo soffice e le lenzuola troppo delicate».

Nel saggio Uno spirito volterriano Arturo Fratta si sofferma invece sulla figura di Gino Doria partendo da quanto si scrisse di lui alla sua scomparsa nel 1975: aristocratico intellettuale napoletano di raffinata cultura e grande amore per la sua città e dotato di un'«invincibile pigrizia».
Fratta afferma che Doria era a conoscenza di questa sua fama, ma nulla fece per difendersi. Scrisse invece qualcosa in difesa di «un editore calunniato», dedicato al suo ottimo amico Riccardo Ricciardi, paragonato pubblicamente al dantesco Belacqua, in cui lo difende da quelle che erano in realtà le accuse mosse a lui stesso. D'altronde basterebbe scorrere i duecentosedici titoli di Gino Doria per smentire qualunque accusa di indolenza. Fratta prosegue raccontando della passione di Doria per i libri, nata nella ricca biblioteca di famiglia nel palazzo di via Carrozzieri alla Posta 13 dove era nato e dove aveva abitato Benedetto Croce da ragazzo. Infaticabile frequentatore di librerie antiquarie, le numerosissime bancarelle di Napoli. Abitudine che negli anni della maturità lo vide accanto a Croce nella sua quotidiana passeggiata per via Costantinopoli, via Foria, via Duomo, San Biagio dei librai, via Trinità Maggiore, la strada in cui il filosofo abitava e che oggi porta il suo nome. Fratta parla poi della carriera giornalistica di Gino Doria, dall'esordio in Brasile fino alla collaborazione con il «Corriere della sera» e poi con «Il giorno», il giornale che Matilde Serao aveva fondato a Napoli nel 1902 dopo il distacco da Edoardo Scarfoglio. Quando il fascismo, poi, cominciò a limitare la libertà di espressione, Doria indirizzò la sua ironia contro gli uomini del regime finché nel 1927 pubblicò sulla «Fiera letteraria» un pamphlet contro la “romanità” del fascismo, che fece ridere tutta Italia, ma che spinse il duce in persona a ordinare la cancellazione di Doria dall'albo dei giornalisti. Si dedicò allora ai suoi studi e scrisse la maggioranza dei suoi libri. Nel 1945 fu nominato direttore del Museo di San Martino e poi Soprintendente alle Gallerie e tra il 1948 e il 1952, infine, concluse la sua attività giornalistica come condirettore insieme ad Ugo Amedeo Angiolillo de «Il mattino d'Italia».

Chiudono il libro le pagine che Giovanni Pugliese Carratelli intitola Per incantamento. In esse Pugliese Carratelli si sofferma in particolare sull'amicizia che legò Doria a Riccardo Ricciardi. I due avevano in comune più di quanto potesse sembrare: nutrivano gli stessi ideali morali e politici, avevano lo stesso amore per gli studi umanistici e per i libri antichi e di pregio e praticavano entrambi l'arma dell'ironia. Non è un caso, dice Pugliese Carratelli, che nel Sogno Doria abbia voluto come compagno Ricciardi: non solo l'amicizia di lunga data che lo legava all'editore e la frequentazione del suo ufficio del Cavone, ma una ragione più importante hanno ispirato la condivisione del sogno. In quel momento la fine della guerra sembrava vicina, rinasceva la speranza nel ritorno «ad un vivere autenticamente civile». Nella descrizione dell'immaginaria ricchissima biblioteca e del pranzo irreale in quell'inverosimile castello si avverte il desiderio di una vita domestica serena, non più minacciata da distruzione e morte, di pasti soddisfacenti e, soprattutto, la prospettiva di nuove ricerche e di nuove scoperte senza confini e senza controlli.

Sogno, quindi, è per Pugliese Carratelli un inno alla libertà e alla gioia di vivere che nasce dalla rievocazione del passato. Da qui l'incanto di quelle pagine che si sono volute ristampare «perché si continui a trarne diletto, che non è poco, e anche conforto, ripensando allo spirito di libertà che sempre dà vita nuova all'umanesimo napoletano».

Valeria Di Vita Cafasso
Istituto centrale per il catalogo unico, Roma


N.B. Sorry, no English abstract is available.
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