Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2006 n. 3 p. 247-253Undici anni dopo un mio precedente contributo sulla citazione di documenti disponibili in Internet [1], stimolato dalla lettura di alcuni recenti articoli sull'argomento [2-5] e da alcuni seminari sulle citazioni bibliografiche che ho tenuto a Venezia fra il 2004 e il 2006 presso Ca' Foscari, Fondazione Querini Stampalia e ASAC, mi sono domandato se fosse già trascorsa una quantità di tempo sufficiente per rivisitare l'argomento con maggiore prospettiva storica su uno strumento di comunicazione ormai non più sperimentale e per verificare se certe acquisizioni si fossero nel frattempo stabilizzate.
La risposta è sostanzialmente positiva in entrambi i casi, nel senso che si può ormai dare per assodato che fonti provenienti da Internet, se affidabilii, possono e devono essere utilizzate proficuamente e citate appropriatamente in ogni contesto bibliografico, dal servizio giornalistico alla tesi di laurea fino al saggio scientifico, e che le tesi di fondo enunciate o comunque implicite in quel mio primo lavoro [1] continuano, a mio avviso, ad essere tuttora valide e applicabili. Per comodità sia mia che del lettore sintetizzo e aggiorno qui tali tesi, rinviando al testo dell'epoca e al successivo, scritto in collaborazione con Fabio Metitieri [6, p. 70-71], per le rispettive argomentazioni.
A. Nonostante tutti i discorsi su URN (Uniform Resource Name) e URC (Uniform Resource Characteristics), l'unico URI (Uniform Resource Indicator) realmente esistente e universalmente utilizzato era (nel 1995) e resta (nel 2006) l'ormai onnipresente URL (Uniform Resource Locator), sempre più spesso utilizzato - erroneamente - senza l'iniziale http://, visto il clamoroso successo del Web rispetto agli altri protocolli di Internet. L'unico altro identificatore di risorse digitali sviluppatosi nel frattempo che appare oggi come un possibile futuro concorrente o erede dell'URL nell'ambito delle citazioni bibliografiche è il DOI (Digital Object Identifier) [7, 8].
B. Per quanto comodo e di successo, l'URL (e lo stesso vale e varrà per il DOI o per analoghi identificatori futuri) non può assolutamente sostituire tutti gli altri elementi della citazione bibliografica, ma va inteso come un elemento aggiuntivo, oltretutto al confine fra una funzione più prettamente bibliografica e una di localizzazione catalografica, tanto da potersi addirittura ipotizzare un futuro in cui, grazie alla diffusione di repertori costantemente aggiornati e di software per il reference linking, esso potrà essere omesso nelle citazioni.
C. Nel contesto di un medium dinamico e ancora non sottoposto in tutti i paesi al deposito legale o comunque a efficaci forme di conservazione sistematica e corrente, l'elemento citazionale cronologico diventa ancora più importante che in ambito cartaceo, tanto da poterlo differenziare - almeno in linea di principio - in addirittura sei date:
NOTE
[i] Per una sintesi dei principali criteri per la valutazione di un documento reperito in Internet si veda [6, p. 74-78].
[ii] Quest'ultima, in particolare, andrebbe indicata sempre, meglio se dichiarandola una volta per tutte all'inizio o alla fine della bibliografia, senza appesantirne le singole descrizioni.
[iii] Ulteriori esempi in italiano e in inglese (fra i quali internetgrafia, netografia, urlgrafia e urlografia), con una tabella relativa alla loro presenza sul Web sono offerti da Vittorio Bica [11].
[iv] Ad esempio, nulla osta ad affiancare una filmografia, una discografia o - perché no - una webgrafia di letteratura primaria (ovvero di documenti oggetti di uno studio di storia o teoria del cinema, della musica o del Web) a una bibliografia di letteratura secondaria (ovvero di documenti, su qualsiasi supporto, che hanno per oggetto i documenti del primo elenco, o che comunque si sono rivelati utili per studiarli). Tuttavia i due elenchi costituiranno, esplicitamente o implicitamente, le due parti della bibliografia offerta a corredo di tale studio, intesa stavolta in senso più ampio come l'insieme dei documenti per un verso o per l'altro connessi allo studio stesso.
[v] Chiaramente, fornendo un URL, ciò che viene indicato è anche in questo caso, a rigore, un documento. Esso però non serve direttamente come oggetto di studio, ma come mezzo per individuare, localizzare ed eventualmente contattare un ente o una persona utili per lo studio stesso. Certo, strada facendo ci si potrà anche documentare su tale ente o persona, ma anche in tal caso il sito può essere visto più come un dispensatore di singoli micro-documenti - quasi come se fosse una biblioteca o un archivio - piuttosto che come un macro-documento esso stesso. La sofisticata e ambigua dialettica contenuto/contenitore in ambiente ipertestuale, d'altronde, può comunque creare talvolta qualche imbarazzo in chi cita, costretto a considerare come unità documentaria autosufficiente ciò che, in altri media, considereremmo semplici frammenti, lacerti o, appunto, pagine.
[vi] Organizzato dall'Associazione italiana biblioteche e tenutosi a Bologna il 18 e 19 maggio 2006; programma e abstract delle relazioni a <http://www.aib.it/aib/congr/c0605/c0605.htm3>.
[vii] «Brewster Kahle pointed out that research at the Internet Archive finds half of the Web disappearing every month, even as it doubles every year. 'The mean life of a Web page is about 70 days', he said. See No Way to Run a Culture, by Steve Meloan, in "Wired News", February 13, 1998. It should be noted that estimates of the mean life of a Web page vary» [16, chapter 3, <http://bob.nap.edu/html/lc21/ch3.html>]. L'intervista originale, dopo varie peregrinazioni all'interno del sito della rivista Wired, è attualmente disponibile a <http://www.wired.com/news/culture/0,1284,10301,00.html>.
[viii] Disponibile a <http://info.webarchive.org.uk/pressrelease21-06-04.html>, privo però di link o riferimenti a un eventuale nuovo studio originale che giustifichi il valore dichiarato. Resta dunque il dubbio, piuttosto borgesiano, di trovarci ancora una volta di fronte alla perdurante eco di stime variabili, ma tutte riconducibili allo stesso autore. Per i riferimenti bibliografici relativi alle altre stime citate si veda il paragrafo 2.3.2 del contributo di Michael Day [17].
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI[1] Riccardo Ridi. Citare Internet. «Bollettino AIB», 35 (1995), n. 2, p. 211-220 oppure, in versione aggiornata al 27 agosto 1997, <http://www.aib.it/aib/boll/1995/95-2-211.htm>.
[2] Mary F. Casserly - James E. Bird. Web citation availability: analysis and implications for scholarship. «College & research libraries», 64 (2003), n. 4, p. 300-317.
[3] Joy Thomas. Web site demise and graduate research: persistence of web pages cited in social work theses. «Behavioral & social sciences librarian», 22 (2004), n. 2, p. 67-77.
[4] Carmine Sellitto. A study of missing Web-cites in scholarly articles: towards an evaluation framework. «Journal of information science», 30 (2004), n. 6, p. 484-495.
[5] Carmine Sellitto. The impact of impermanent Web-located citations: a study of 123 scholarly conference publications. «Journal of the American society for information science & technology», 56 (2005), n. 7, p. 695-703.
[6] Fabio Metitieri - Riccardo Ridi. Biblioteche in rete: istruzioni per l'uso. Terza edizione riveduta e aggiornata. Roma-Bari: Laterza, 2005, oppure <http://www.laterza.it/bibliotecheinrete>.
[7] Giuseppe Vitiello. L'identificazione degli identificatori. «Biblioteche oggi», 22 (2004), n. 2, p. 67-80, oppure <http://www.bibliotecheoggi.it/2004/20040206701.pdf>.
[8] Mario Sebastiani. Identificatori persistenti per gli oggetti digitali. «DigItalia», 0 (2005), p. 62-82, oppure <http://digitalia.sbn.it/genera.jsp?s=26>.
[9] Carlo Revelli. Citazione bibliografica. Roma: Associazione italiana biblioteche, 2002.
[10] Stefania Manzi - Alessandro Corsi. Citare Internet: un repertorio di risorse in rete. Versione 3.0, 23 giugno 2006. In: ESB Forum, <http://www.burioni.it/forum/citare.htm>.
[11] Vittorio Bica. Linkografia, messaggio inviato il 28 novembre 2004 al forum Lingua italiana e accessibilità. In: Diodati.org, <http://forum.diodati.org/messaggi.asp?f=6&id=312>.
[12] Carol Anne Germain. URLs: Uniform Resource Locators or Unreliable Resource Locators. «College & research libraries», 61 (2000), n. 4, p. 359-365.
[13] Philip M. Davis - Suzanne A. Cohen. The effect of the Web on undergraduate citation behavior 1996-1999. «Journal of the American society for information science & technology», 52 (2001), n. 4, p. 309-314.
[14] Philip M. Davis. The effect of the Web on undergraduate citation behavior: a 2000 update. «College & research libraries», 63 (2002), n. 1, p. 53-60.
[15] Brewster Kahle. Preserving the Internet. «Scientific American», 276 (1997), n. 3, p. 72-74.
[16] Committee on an Information Technology Strategy for the Library of Congress, Computer Science and Telecommunications Board, National Research Council. LC21: a digital strategy for the Library of Congress. Washington: The National Academies Press, 2000. Parzialmente disponibile online gratuitamente a <http://www.nap.edu/catalog/9940.html>.
[17] Michael Day. Collecting and preserving the World Wide Web: a feasibility study undertaken for the JISC and Wellcome Trust. Version 1.0, 25 February 2003. London: The Joint Information Systems Committee, <http://www.jisc.ac.uk/uploaded_documents/archiving_feasibility.pdf>.
[18] Ziv Bar-Yossef - Andrei Z. Broder - Ravi Kumar - Andrew Tomkins. Sic transit gloria telae: towards an understanding of the web's decay. In: Proceedings of the 13th international conference on World Wide Web. New York: ACM Press, 2004, p. 328-337, oppure <http://www2004.org/proceedings/docs/1p328.pdf>.
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