Associazione italiana
biblioteche. BollettinoAIB 2006 n. 3 p.
282-283Il volume, pubblicato a pochi mesi di distanza dalle celebrazioni per i quattrocento anni dell'Angelica, prima biblioteca pubblica d'Europa fondata da Angelo Rocca nel 1604 presso il convento romano di Sant'Agostino, presenta una selezione del catalogo di incunaboli e di cinquecentine posseduti, comprendendo, oltre alle edizioni con il testo integralmente impresso in caratteri ebraici, anche quelle scritte in latino, ma contenenti parti consistenti in ebraico.
Il catalogo è il risultato di una ricerca svolta da Emma Abate e Simona De Gese sotto la direzione di Alessandro Catastini, ordinario di Ebraico presso l'Università "La sapienza" di Roma, tuttavia non nasconde lo "zampino" del personale bibliotecario dell'Angelica, intervenuto sia per fornire le specifiche catalografiche, sia per promuovere l'impresa bibliografica. L'opera è, quindi, frutto della felice collaborazione tra bibliotecari e specialisti della materia: un modello di lavoro di concertazione che non sarebbe stato possibile, né avrebbe potuto ambire all'accuratezza raggiunta senza il sostegno di ognuna delle parti.
Nell'introduzione, curata da Catastini, si ricorda che già nel 1991 Angelo Piattelli aveva pubblicato su «Accademie e biblioteche d'Italia» un elenco di cinquecentine in ebraico della Biblioteca Angelica, ma la necessità di un aggiornamento a quel precedente lavoro è emersa dopo l'individuazione di esemplari nuovi posseduti.
Le informazioni bibliografiche relative alle opere elencate sono presentate in schede numerate. Ciascuna scheda, per l'intestazione e per la descrizione, rispetta gli standard di catalogazione nazionali e internazionali.
I titoli sono stati riportati nella lingua e nei caratteri utilizzati sul frontespizio, ma i curatori si sono preoccupati di rendere leggibili quelli in ebraico anche per coloro che non abbiano familiarità con la lingua, aggiungendo traslitterazioni brevi.
L'area della descrizione fisica presenta, oltre alla paginazione e al formato, anche la segnatura, tradotta in numeri arabi posti tra parentesi nel caso in cui i fascicoli siano segnati con caratteri ebraici.
A ciascuna scheda seguono altre informazioni, relative tanto all'edizione, quanto all'esemplare: una sintetica notizia sul contenuto dell'opera, le note, i nomi dei dedicatari, le indicazioni di parti mutile, i nomi dei possessori e, novità delle novità per cataloghi di questo tipo, l'impronta: sull'argomento interviene anche Catastini in una nota metodologica introduttiva.
Ultimo elemento di ciascuna scheda è la citazione sintetica dei repertori e dei cataloghi bibliografici utilizzati nel corso del lavoro di ricerca.
A corredo, oltre alla bibliografia contenente i titoli per esteso dei repertori citati, sono stati aggiunti alcuni utili indici: dei titoli, degli autori, dei tipografi, dei luoghi di stampa, delle date di stampa, delle date ebraiche di stampa, degli incisori, dei censori e dei possessori. Tra questi, è difficile non notarlo, spicca per il maggior numero di occorrenze - ben 16 titoli posseduti: circa il 10 % delle opere elencate - il Cardinale Domenico Passionei, la cui ricca biblioteca personale venne acquistata post mortem dagli Agostiniani per arricchire il patrimonio dell'Angelica.
Chiudono il volume un indice delle collocazioni, elemento non riportato nelle singole schede bibliografiche e, a seguire, 15 tavole che riproducono frontespizi, marche tipografiche, illustrazioni e pagine contenute nei volumi più prestigiosi o più mirabili fra quelli citati.
Rispetto al contenuto delle opere comprese nel catalogo, molti titoli descrivono edizioni di testi biblici, ma compaiono anche numerose opere grammaticali, quali glossari, dizionari, e manuali di lingua ebraica; completano la raccolta opere di liturgia e precettistica.
Va inoltre sottolineata la varietà della provenienza geografica dei volumi: molte delle edizioni possedute dall'Angelica sono state impresse in Italia, Francia e Svizzera, ma se ne individuano anche alcune provenienti da Germania, Spagna, Belgio e Olanda. In pratica tutti i paesi in cui si diffuse la stampa ebraica nel XVI secolo, grazie a stampatori e tipografi quali Gerom Soncino e Daniel Bomberg per l'Italia o Christophe Plantin per il Belgio.
In conclusione: a beneficio di studiosi, bibliotecari e bibliografi, ci si augura che l'opera di ricostruzione del fondo antico in ebraico dell'Angelica non termini qui; l'ordinale "primo" presente nel titolo e alcuni accenni nelle note introduttive dei curatori fanno ben sperare nel prosieguo dell'opera e nella conseguente pubblicazione di ulteriori cataloghi da dedicare alle seicentine e alle settecentine conservate.
Lucia Antonelli
Biblioteca della Scuola superiore della
pubblica amministrazione locale