Associazione
italiana biblioteche. BollettinoAIB 2007 n. 4 p. 493-497
RECENSIONI E SEGNALAZIONI
Biblioteconomia: principi e questioni, a cura di Giovanni
Solimine e Paul Gabriele Weston. Roma: Carocci, 2007. 485 p. (Beni
culturali; 31). ISBN 978-88-430-4071-1. Eur 36,00.
La biblioteconomia italiana sta attraversando una fase di forte
ripensamento e di attenta riorganizzazione disciplinare, se non proprio di
autentica rifondazione. Il quadro che la circonda è in continuo
mutamento, tangibile da un lato nelle profonde modificazioni che hanno
investito la documentazione e la professione del bibliotecario, sfuggente
dall'altro lato nei radicali cambiamenti innescati all'interno delle
biblioteche, «ancora alla ricerca di una propria identità»,
difficile da descrivere, se non a grandi linee, per assenza di dati certi
(cfr. Rapporto sulle biblioteche italiane 2005-2006, a
cura di Vittorio Ponzani, Roma: AIB, 2006, in part. p. 17). La contrazione
della spesa pubblica e il disinteresse politico verso le biblioteche
rendono sempre più difficile immaginare un futuro di stabilità
per il sistema bibliotecario italiano. E proprio dinanzi a questa necessità,
frutto al contempo di novità e di immobilismo, prendono vigore i
tentativi di ricomporre il volto di una disciplina, chiamata a reggere le
sorti di un ecosistema minacciato, ma non per questo improduttivo.
Il
volume, curato da due dei maggiori esperti delle scienze
biblioteconomiche, non solo in Italia, i quali non necessitano di
presentazione, ripropone la struttura di un fortunato manuale di
biblioteconomia, apparso nel 1991 e più volte ristampato: i Lineamenti
di biblioteconomia affidati alla curatela di Paola Geretto.
Ventuno esperti sono stati incaricati dai curatori di dissodare i
rispettivi campi di elezione definiti entro altrettanti capitoli, a fronte
dei nove di cui si sostanziavano i Lineamenti. E si
arresti qui il facile confronto quantitativo, unicamente per osservare
come anche a una lettura comparata dei due sommari l'impressione che se ne
ricava è che la biblioteconomia in circa vent'anni abbia sì
ampliato i propri orizzonti con l'introdurre tematiche ancora poco
dibattute negli anni Ottanta del Novecento, ma al contempo abbia
provveduto ad articolare meglio alcuni aspetti - per così dire a
sfaccettarli -, come appare evidente, ad esempio, per il servizio di
consultazione e di reference, per la conservazione di
supporti analogici e digitali, per la gestione e la valorizzazione delle
collezioni documentarie.
Con l'evidenza della sintesi il
sottotitolo - principi e questioni - richiama la centralità
che il contenuto teorico riveste nell'approccio alla disciplina
biblioteconomica, affiancata dalla sua conseguente traduzione in dibattito
concreto su fatti ed esemplificazioni, pratiche e strumenti, mai accolti
a priori, ma sottoposti al vaglio della logica d'insieme e
dei fondamenti che sorreggono l'edificio della dottrina. Dibattito e
questioni non sempre risolti, perché «spetta ai lettori anche
il compito di ricondurre a unità tutti i contenuti e i materiali»
offerti all'esercizio della critica personale, come precisano Solimine e
Weston sin dalla Presentazione (p. 17).
Le
principali problematiche legate alla biblioteca contemporanea, con
particolare riferimento all'ambito italiano, sono fatte oggetto di
descrizione e di analisi critica: dall'assetto istituzionale e normativo
del parco bibliotecario nazionale, alla costruzione, alla gestione e alla
valorizzazione delle collezioni; dalla progettazione alla valutazione dei
servizi bibliotecari (con speciale accento sulla tradizionale
consultazione e sul reference digitale); dalle
problematiche della qualità alla soddisfazione dell'utenza;
dall'automazione alla biblioteca digitale; dalla conservazione dei
materiali librari a quella delle risorse elettroniche; dallo spazio della
lettura a quello della sua promozione; senza dimenticare i principi della
mediazione catalografica e del metodo della cooperazione. Completano il
panorama, già definito da ampi orizzonti, capitoli dedicati alle
peculiarità tutte italiane che caratterizzano le collezioni
storiche e speciali, disseminate in molte e differenti biblioteche, e al
libro antico; non mancano neppure rapidi inquadramenti dei problemi di
architettura per le biblioteche e della formazione, della qualificazione,
della specializzazione dei bibliotecari.
Impossibile rendere
conto, nei confini limitati di una recensione, della ricchezza dei temi
affrontati. Sarà utile, invece, isolare alcuni assunti che, come un
filo rosso, passano attraverso molti capitoli e si impongono al lettore
quali pietre angolari dell'intera struttura del volume, in quanto elementi
di sostegno alla vitalità e allo sviluppo della biblioteca
contemporanea. Se ne possono individuare almeno tre: centralità
dell'utente, cultura del servizio, architettura tecnologica. La
posizione dominante dei bisogni (espressi, inespressi e persino
inconsapevoli) dei lettori è corollario della penetrazione in
biblioteca delle culture e delle pratiche della qualità, con
particolare riferimento al Total Quality Management. Titolare esplicito di
ben tre delle cinque famose leggi della biblioteconomia (1957), il lettore
diviene la ragione stessa dell'esistenza della biblioteca contemporanea,
che trova nella soddisfazione delle sue necessità l'obiettivo, se
non unico, certo principale. A tal proposito si vedano i due saggi di
Giovanni Di Domenico, che trattano di qualità (cap. 5: Le
culture e le pratiche della qualità in biblioteca, p.
105-127) e di user satisfaction (cap. 7: La
soddisfazione degli utenti in biblioteca: obiettivi e metodologie di
valutazione, p. 145-166). Dopo aver presentato le linee generali
della metodologia TQM, come standardizzata dalle norme ISO di riferimento,
sono sviluppati gli ingredienti costitutivi di una organizzazione votata
all'eccellenza qual è la biblioteca, che trova nel modello
dell'European Foundation for Quality Management (EFQM) uno dei mezzi
praticabili per la valutazione e l'autovalutazione della qualità
organizzativa. Esso si fonda su fattori (leadership,
politiche strategiche, personale, partnership e risorse
impiegate, processi) e su risultati che coinvolgono anzitutto i lettori
(identificati come clienti), ma anche il personale stesso che partecipa
all'organizzazione, la società intera e, infine, le prestazioni.
Tra i fattori vale la pena ricordare la carta dei servizi, che definisce
il rapporto dell'organizzazione con i propri utenti in termini di
prestazioni, di rispetto per livelli qualitativi dichiarati e di modalità
di controllo da parte degli utenti stessi. Le carte dei servizi, che
ancora non sono ampiamente diffuse nelle biblioteche italiane, dovranno
essere periodicamente aggiornate e se necessario riscritte, per adeguare i
servizi bibliotecari alle esigenze dei lettori. «La soddisfazione del
cliente, dell'utente, del cittadino [
] rappresenta il cuore di tutte
le culture organizzative orientate alla qualità» (p. 145): Di
Domenico lo ribadisce in apertura al capitolo sulla rilevazione della
qualità. Definiti i cinque livelli della qualità
(prevista, progettata, prestata, percepita e paragonata) cui corrispondono
altrettanti gradi di soddisfazione, l'attenzione va a focalizzarsi sempre
più sull'ambito del servizio pubblico e, da ultimo, di quello
propriamente bibliotecario. Molto istruttivo il confronto con l'esperienza
nordamericana del modello LibQUAL per rilevare il confronto
aspettative/percezioni della qualità in ambito di biblioteche di
ricerca (Association of Research Libraries), accogliendo quanto di meglio
fosse derivabile dal discusso modello SERVQUAL. Desunte dallo strumento
principe del questionario in sede, le informazioni relative alla
soddisfazione degli utenti vanno a strutturarsi come in una equilibrata
«architettura» (p. 153), dalla preparazione della rilevazione
alla raccolta, all'elaborazione, all'interpretazione, alla presentazione
e, infine, all'utilizzo dei dati, che divengono così strumento di
conoscenza e di azione concreta all'interno della biblioteca.
Non
sono solo i due intelligenti saggi di Di Domenico a far girare la
biblioteconomia italiana intorno ai lettori. Tra i fondamenti teorici
della costruzione delle raccolte Maurizio Vivarelli ricorda a ragione
l'interazione con i destinatari delle stesse. I documenti hanno valore in
quanto «ineriscono gli usi», e anzitutto la «lettura che,
in quanto tale, non può non essere il principio costitutivo
fondante di ogni istituto documentario» (p. 41), nella parabola
ascendente che unisce i due poli - documenti e lettori - della funzione
mediatica svolta dalla biblioteca. E il richiamo a Ross Atkinson, alle
analisi di comunità, all'attenta valutazione di tali usi segue
spontaneo. Maria Stella Rasetti apre il suo contributo intitolato
Promozione, didattica della biblioteca e formazione degli utenti
(cap. 16: p. 351-361) con un'affermazione programmatica e, per molti
bibliotecari italiani, provocatoria: «il vero patrimonio di una
biblioteca è costituito non dalle unità bibliografiche
registrate sull'inventario, ma dagli utenti che essa serve» (p. 351),
utenti che non devono trovare negli scaffali della biblioteca pericolose
"contaminazioni" (e la metafora è della stessa Rasetti, p.
356) con i banchi della scuola. Tra i modelli di promozione identificati
dalla direttrice della Comunale di Empoli, spicca quello che vede «Il
lettore protagonista della biblioteca» (p. 353), anche attraverso le
esperienze nuove, e nuovissime, dei gruppi di lettura e dei blog.
Postulati che nella loro essenza si adattano maggiormente a una tipologia
bibliotecaria specifica, quella cioè delle biblioteche pubbliche,
come mostrano tante pagine del volume.
Persino la funzione di
conservare i documenti e librari e digitali acquista pieno significato
nelle acute riflessioni, rispettivamente, di Carlo Federici (cap. 18: La
conservazione dei materiali librari, p. 379-394) e di Maria
Guercio (cap. 19: La conservazione delle memorie digitali,
p. 395-412), solo se proiettata sulla possibilità che tali memorie,
in futuro, permangano all'uso pubblico, ossia alla loro fruizione, in
forme e modalità particolari, per i lettori di domani. Anche a tal
fine Federici lancia la proposta di fondare «una sorta di "sistema
bibliotecario della conservazione"» (p. 393) capace di
traghettare nel futuro l'onere (e l'onore) di salvaguardare il patrimonio
librario nazionale, minacciato su più fronti, compreso quello della
non sempre perspicua legislazione sui beni culturali (in primis
il Codice Urbani, d.lgs. 42/2004) e sulla formazione del restauratore.
Quadro normativo molto più difficile da sanare di quanto non
sembri, però, se è vero che la definizione di conservazione
proposta da Federici stesso («il complesso delle azioni dirette e
indirette volte a rallentare gli effetti della degradazione causata dal
tempo e dall'uso sulle componenti materiali dei beni culturali», p.
383) pare assai più adatta dell'art. 29 del Codice Urbani a
definire aspetti e problemi conservativi di beni architettonici,
storico-artistici, archivistico-librari, ma ancora insufficiente per il
patrimonio ambientale.
A ridosso della centralità dei
lettori, si è anticipato, è la cultura del servizio a
permeare molti capitoli della Biblioteconomia delineata da
Solimine e Weston. La biblioteca ha in sé «la natura di
servizio per eccellenza», servizio che tiene unito l'«insieme
dei servizi, come modalità, o meglio come condizione della
biblioteca» (p. 62): sono parole di Chiara Rabitti (cap. 3: L'identità
della biblioteca: obiettivi e servizi, p. 61-80), alla quale
è assegnato l'arduo compito di presentare un concetto che rischia
di divenire onnicomprensivo, sino al paradosso di reputare la biblioteca
come un unico, grande servizio. Alle biblioteche italiane, che per molta
parte sono restie ad assolvere ai propri doveri di servizio pubblico, un
simile rovesciamento di prospettiva non farà certo male.
Rivendicare il dovere di far fruire (accanto a quello di tutelare)
l'ingente patrimonio documentario del nostro paese; privilegiare la
progettazione della via migliore per raggiungere i propri obiettivi
istituzionali (anziché l'iter del libro); conoscere e affrontare la
gestione consapevole di differenti tipologie di servizi al pubblico, sono
tutte aspirazioni che, se non risolvono profonde contraddizioni, almeno
invitano a riflettere sull'importanza che i bibliotecari dovranno
assegnare al grado di utilità della propria biblioteca, che potrà
esistere solo se capace di servire a qualcosa meglio di altri.
Ecco
dunque fondamentali le attività volte a soppesare e interpretare
dati statistici sui servizi, nell'intento di ottenere il livello di
efficacia e di produttività per sottoporre a verifica, valutando
per mezzo di apposite misure e specifici indicatori, ed eventualmente
modificare, i metodi e i risultati della gestione biblioteconomica. Anna
Galluzzi illustra tutto ciò, nella prospettiva della biblioteca
come sistema, con la competenza matura che tutti le riconoscono (cap. 6:
La valutazione dei servizi, p. 129-143). Gianna
del Bono (cap. 13: Il servizio di consultazione, p.
291-314) e Riccardo Ridi (cap. 14: Il reference digitale)
affrontano rispettivamente i presupposti storici, quelli teorici, gli
strumenti e le modalità di attuazione di uno dei servizi fondanti
l'attività della biblioteca: il servizio informativo, nel
tradizionale assetto della sala di consultazione (dove ancora riposano le
immortali opere di consultazione alle quali bibliotecari, bibliografi e
studiosi, non solo quelli della mia generazione, restano romanticamente
legati), oggi affiancata dal reference nella sua veste
elettronica, o digitale che dir si voglia.
Anche il servizio di
lettura - tra tutti quello più difficilmente misurabile (p. 377) -,
ossia la possibilità offerta dalla biblioteca di rendere
praticabile uno spazio comodo, silenzioso, per così dire "privato"
per l'esercizio della conversazione con la pagina a stampa è con
originale intelligenza posto all'attenzione dei bibliotecari come uno dei
più significativi, almeno dal punto di vista di chi, come Luca
Ferrieri, conosce a fondo il pubblico dei lettori. I servizi di
lettura in biblioteca (cap. 17: p. 363-378) devono continuare a
sussistere e a potenziarsi, aprendo varchi per la «asocialità»
e la «socialità» della lettura, tanto quanto per le sue
fantasiose e tecnologiche metamorfosi (blog, newsgroup, skype ecc.).
Come
le molte rivoluzioni fronteggiate nel tempo dalle biblioteche, quella
informatica è stata una traumatica agitazione che ha scosso le loro
solide mura. Iperboli a parte, l'avvento dell'automazione e delle reti
informatiche, internet e il digitale hanno generato un impatto sulle
collezioni, sui bibliotecari e sull'idea stessa di biblioteca talmente
sconvolgente quanto più si pensa che la biblioteca stessa è
stata interpretata dai pionieri dell'informatica quale «spazio
elettivo per sperimentare e applicare la convergenza al digitale» (p.
327), come asserisce Gianfranco Crupi richiamando alla memoria la triade
di Bush, Nelson e Licklider. Con la biblioteca digitale nasce qualcosa di
più di un alter ego della biblioteca: sorge da una
parte «un modello logico e astratto, costituito da collezioni di
documenti (non solo testuali) e dai metadati ad essi relativi; dall'altra,
la struttura di servizio organizzata, in cui le collezioni sono al centro
di un coerente sistema di relazioni ontologiche» (p. 330). «La
sua architettura logica è il luogo in cui la qualità del
pensiero diviene conoscenza» (p. 331). Ve n'è abbastanza, si
crede, per proseguire la lettura delle illuminanti pagine di Crupi, che
conduce nelle pieghe della questione, affrontando le politiche d'accesso,
i formati digitali più diffusi dei documenti e la loro codifica in
formato immagine o testo, le finalità profonde e le modalità
di realizzazione, i rischi e gli errori, le incertezze e i molti problemi
aperti. A Crupi va assegnato un merito aggiuntivo, che non si può
riconoscere in egual misura a tutti i collaboratori del volume: è
quello di saper porgere concetti anche complessi con un linguaggio
appropriato alla loro piena comprensione, anche da parte di chi per volontà
o per sorte non abbia dimestichezza con i temi trattati. Lasciamo
da ultimo il fronte catalografico, perché è nel contesto
della mediazione tra l'universo documentario e i bisogni di informazione
da parte dell'utente che si è giocata - ed è tuttora in
corso - una delle più importanti partite della biblioteca e della
biblioteconomia. Ma soprattutto è su questo fronte che
l'architettura tecnologica (la terza pietra angolare!), sottesa a principi
e a pratiche biblioteconomiche, ha inciso con più profondità
rispetto ad altri ambiti della disciplina. Con ineguagliabile chiarezza e
rara capacità di sintesi Mauro Guerrini (cap. 9: Catalogazione,
p. 185-220) articola il discorso sui principi e sulle funzioni del
catalogo, «strumento di mediazione, di comunicazione tra lettori e le
raccolte» (p. 187), sino a render conto dei più recenti
sviluppi sul fronte nazionale (le nuove RICA) e internazionale (IME ICC).
L'approccio ai temi della catalogazione non privilegia più le
procedure, come in passato, ma il metodo e i fondamenti teorici, da cui
discendono i problemi da fronteggiare (evoluzione inarrestabile e
imprevedibile di supporti, capacità di gestire la massa critica dei
dati, contenimento dei costi, varietà delle esigenze dell'utenza
locale e remota ecc.). Dalla gestione on-line del catalogo
a quella dell'intera biblioteca, il passo è breve: è
affidata a Paul Weston (cap. 10: La gestione elettronica delle
biblioteche, p. 221-256), che tutti abbiamo apprezzato quale
intelligente interprete del catalogo elettronico, la panoramica sul futuro
degli applicativi per le biblioteche italiane, sempre al rimorchio di
realtà più avanzate, fra tutte quella nord-americana.
Nel
manuale di biblioteconomia destinato al contesto italiano è stato
saggio lasciare ampio spazio ai temi delle collezioni storiche e del libro
antico. Sono ben tre i punti di vista dai quali è dato farsi una
prima idea della complessità dei problemi che derivano
principalmente dall'antichità delle nostre biblioteche (ecco, se
proprio la si vuol trovare, una lacuna tematica del volume: la storia
delle biblioteche italiane). L'aspetto non è di poco conto, poiché
si insinua in molti il sospetto - purtroppo non sono a conoscenza di
statistiche aggiornate e affidabili - che i fondi antichi detengano un
alto potenziale di attrazione per gli stranieri, assai consapevoli del
valore delle nostre antiche librarie. Marielisa Rossi
traccia le linee guida per La valorizzazione delle raccolte
storiche e dei fondi speciali (cap. 8: p. 167-184) e si dichiara convinta
che il modello francese (e, aggiungiamo, tedesco) sia da preferire
rispetto a quello angloamericano, fondato su una storia bibliotecaria
molto diversa da quella nazionale (p. 170-171). Le parole chiave sono:
vocazione e identità della biblioteca, patrimonio, catalogazione di
edizione, analisi stratigrafica, provenienze. Angela Nuovo e Giorgio
Montecchi (cap. 12: Dai fondi antichi alle collezioni storiche e
speciali, p. 271-90) dialogano con i problemi della
valorizzazione e propongono un «nuovo paradigma per le collezioni
storiche», non più mere depositarie della memoria comunitaria,
ma testimoni di «un concetto alto, filosofico ed etico» di
conservazione della memoria tout court, perché
chiamate a rinvigorire «l'eredità del passato», traendo
«il loro valore e significato [
] in un processo di
interpretazione permanente» (p. 275-277). Da condividere, anzi da
promuovere con forza, la netta presa di distanza (p. 277-278) da ogni
discriminazione dei lettori su base culturale e sociale: quante
biblioteche italiane riservano la consultazione dei libri antichi a
lettori che esse si sentono in diritto (e giuridicamente non lo sono!) di
ammettere solo dopo un'attenta valutazione della sua qualificazione
scientifica e/o professionale? Non è su queste basi che occorre
organizzare un efficace «sistema di sicurezza» (p. 279) che
difenda seriamente il patrimonio librario, in primis quei
libri antichi che Lorenzo Baldacchini estende, come categoria, a «tutti
quelli realizzati con procedimenti tipografici precedenti [
] le
tecnologie della fotoriproduzione» (p. 258). Forte
di molti approfondimenti direttamente collegati alla biblioteconomia (fra
tutti sottolineo l'importanza di dare conto - e lo fa benissimo Anna Maria
Tammaro, alfiere della disciplina in prestigiosi contesti internazionali -
del dibattito sulla formazione e sull'aggiornamento professionale del
bibliotecario), la raccolta di saggi è utile, se non
imprescindibile lettura, per aspiranti bibliotecari, per studenti di ogni
ordine e grado, nonché per bibliotecari già in trincea.
Saranno loro a trarre il massimo profitto dai case studies
presentati, dalla imponente bibliografia, dal continuo rinvio ai testi
fondanti (linee guida, documenti, apparati normativi ecc.), ai quali sono
invitati a far ricorso per misurarsi senza intermediari sulla fonte delle
riflessioni critiche da essa derivate.
Priva di indici nominali o
analitici, la Biblioteconomia di Solimine e Weston lascia
al lettore, come in antico regime tipografico, il piacere (ma anche la
fatica) di postillare i testi, per poi allestire mappe capaci di guidarlo
nel rileggere e nel rimeditare le proprie pagine.
Maria Gioia Tavoni
Università di Bologna
N.B. Sorry, no English abstract is available.
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