Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2008 n. 1 p. 83La pubblicazione degli atti del Convegno dell'Associazione biblioteche
carcerarie (ABC) è ormai un appuntamento atteso non solo da chi si occupa
direttamente di questa realtà.
Il terzo convegno, svoltosi a Treviso nel 2005, si caratterizza per l'impostazione
operativa e si articola in tre sessioni: la prima è dedicata alla presentazione
della traduzione delle Linee guida IFLA per i servizi bibliotecari ai detenuti, la
seconda è volta all'esposizione di alcune esperienze nazionali e alla
realizzazione di un accordo tra il Ministero della giustizia, gli enti territoriali e le
associazioni professionali e la terza sessione è focalizzata sulle realtà
venete.
In apertura, dopo il contesto storico-legislativo riassunto da Mauro Guerrini, Stefano
Parise si sofferma sull'importante tema dell'accessibilità, mentre Manuela
Costanzo ribadisce il ruolo sociale delle biblioteche che, garantendo il servizio presso
il carcere, tutelano il diritto all'informazione e all'autoformazione, non del singolo
detenuto, ma dell'intera società civile.
La prima sessione guarda alle Linee guida come a un utile strumento professionale,
da adattare alle singole realtà nazionali e territoriali e da diffondere presso un
ampio pubblico. Come rileva la traduttrice, Matilde Fontanin, sin dal titolo si nota la
volontà «di porre al centro del servizio l'utente che ne usufruisce e non
l'istituzione che lo offre». La traduzione è basata sulla seconda edizione,
riveduta del 1995 e riportata in appendice al volume (la terza edizione del 2005, le cui
bozze sono uscite a ridosso del convegno nel corso del quale sono state fornite solo
alcune anticipazioni da Angela Barlotti, compare in Biblioteche per tutti: servizi per
lettori in difficoltà, Roma: AIB, 2007). Occorre dire che le indicazioni IFLA
paiono miraggi nella realtà italiana: prevedono un patrimonio di venti volumi a
testa per ogni detenuto e mai meno di 2000; l'acquisto annuo di almeno due libri per
detenuto; una superficie minima per aree di lettura pari a 3 mq per posto a sedere.
La seconda sessione descrive tre grandi realtà, Torino, Roma e Milano, impegnate
ad affrontare l'esiguità degli spazi, l'avvicendamento dei detenuti e dei
direttori, le esigenze dell'utenza nuova e straniera e a proporre varie attività:
promozione della lettura, corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale,
creazione di borse lavoro per l'impiego di detenuti nelle più semplici
attività bibliotecarie.
In particolare, la situazione romana si presenta come un vero e proprio Centro sistema
bibliotecario carcerario cittadino, organizzato con un centro operativo e 21
ramificazioni estremamente diverse l'una dall'altra (per dimensioni, servizi, utenza) che
sono connesse in rete tra loro e con le biblioteche cittadine.
Le biblioteche carcerarie, come emerge dai vari interventi, vanno considerate come vere e
proprie biblioteche pubbliche, poiché, pur rivolgendosi a un'utenza particolare
(quella dei "ristretti"), hanno un'offerta bibliografica generale che risponde alle
diverse esigenze d'informazione, lettura e studio. La cooperazione tra biblioteche
carcerarie e biblioteche pubbliche si è consolidata in molte realtà, anche
attraverso il prestito interbibliotecario; tuttavia, come ribadisce Giorgio Montecchi,
c'è l'esigenza di una reciproca e paritaria collaborazione tra le direzioni delle
carceri, che hanno titolarità sulle biblioteche carcerarie, e le autorità
territoriali (comuni, province e regioni) alle quali competono le biblioteche pubbliche.
A tal proposito Aurelio Lococo, rappresentante dell'amministrazione penitenziaria, ha
espresso la necessità di creare un gruppo di lavoro tecnico-scientifico che
produca la bozza di un protocollo d'intesa tra Ministero, AIB, ABC e Conferenza
Stato-Regioni affinché sia garantita la presenza in tutti gli istituti di uno
stesso sistema bibliotecario e venga riconosciuta la figura del bibliotecario
carcerario.
La terza sessione presenta le realtà di Trieste e del Veneto attraverso le
testimonianze di bibliotecari, operatori, volontari e detenuti; tra queste esperienze
emerge l'attività del Centro di documentazione Due Palazzi di Padova, vero e
proprio cantiere per la documentazione e la formazione. Sottolinea Ornella Favero
«una persona detenuta informata è una persona che ha qualche
possibilità in più di vivere la sua carcerazione in modo
decente».
Katia Ferri
Biblioteca del Consiglio regionale della Toscana,
Firenze