[AIB] Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2008 n. 1 p. 84-85
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RECENSIONI E SEGNALAZIONI


Lieux de savoir. [Volume 1], Espaces et communautés, [contributions de Jean-Louis Fabiani, Stéphan Dugast, William Clark, et al.]; sous la direction de Christian Jacob. Paris: Albin Michel, 2007. 1277 p., tav.: ill. ISBN 978-2-226-17904-3. Eur. 75,00.

All'inizio ci sono persone in relazione tra loro, c'è un gruppo che ricerca e che studia un oggetto. Attorno, allo stesso tempo, si definiscono spazi in cui il sapere si produce, si accumula, si organizza, si contamina e si trasforma: laboratori e biblioteche, musei, accademie, villaggi, città, ora la rete. Le persone (ricercatori, intellettuali, studiosi, tecnici) progettano, abitano e modellano a misura delle proprie necessità questi spazi. Le loro comunicazioni si complicano, esprimono la qualità delle loro relazioni, denunciano la loro distanza e i loro movimenti e rispecchiano le modalità del loro lavoro, le proprietà dei loro strumenti.
Questi problemi sono l'oggetto del volume Espaces et communautés, il primo dei quattro volumi dell'opera Lieux de savoir, in cui il gruppo di ricerca Les mondes lettrés, guidato da Christian Jacob, raccoglie i risultati del proprio lavoro sulla storia e l'antropologia delle pratiche intellettuali e delle tradizioni del sapere.

Christian Jacob avverte: l'opera non vuole essere un'enciclopedia, ma un laboratorio, un lavoro sperimentale. Ogni membro dell'équipe di Les mondes lettrés studia un problema afferente alla propria area disciplinare semplificandolo, scomponendolo, attraverso un lavoro vero e proprio di triangolazione dei fenomeni, sulla scorta della geodesia.
Gli studi contenuti nel volume dunque affrontano una grande varietà di temi, con punti di osservazione, metodi e "scale" molto diverse: Cicerone, la scrittura al computer (écrit à l'écran), il Musée de l'homme, le università del medioevo europeo. L'obiettivo del lavoro del gruppo di ricerca è, attraverso la comparazione e il confronto, quello di ricomporre la frammentarietà dei saperi, ristabilirne la continuità, discuterne le metodologie, le criticità. Il risultato è un "luogo del sapere", un libro-biblioteca: il lettore può scegliere una lettura sequenziale, oppure un percorso erratico, alla ricerca di un tema o un motivo all'interno dei testi.

Espaces et communautés si divide in quattro parti, rispettivamente dedicate alla formazione delle comunità scientifiche, ai luoghi del lavoro di ricerca (les fabriques du savoir), alle logiche che hanno determinato gli spostamenti delle persone, alle città in cui per singolari coincidenze della storia si è concentrata la produzione intellettuale. Ogni parte è suddivisa a sua volta in sezioni, ciascuna dotata di un'introduzione che individua ragioni e legami tra gli studi in essa ospitati. Gli studi sono sempre corredati di una bibliografia e di note bibliografiche e di contenuto.
La struttura dunque suggerisce un percorso di lettura che conduce dallo spazio ancora fluido dell'incontro tra persone in ricerca a quello più consolidato delle città "faro", attraverso la descrizione di luoghi intermedi, "di transito", come lo studiolo rinascimentale o i giardini degli intellettuali cinesi del XVII secolo.
Inevitabile cercare subito, all'interno della struttura del libro, il posto riservato alla trattazione delle biblioteche, nonostante la suggestione esercitata da quasi tutti i saggi dedicati alla scrittura (dal medioevo alla posta elettronica) e dall'analisi della geografia di Internet condotta all'interno della sezione Logiques spatiales.

Gli studi dedicati alle biblioteche e alle banche dati sono quattro, nella sezione Fabriques du savoir. Bruno Latour, direttore scientifico dell'Institut des Etudes politiques di Parigi, li introduce sostenendo l'inevitabile integrazione tra le potenzialità intellettuali e cognitive di ogni ricercatore e le condizioni materiali del suo lavoro (dati, strumenti, istituzioni scientifiche). Per spiegare la sua posizione, egli ricorre a una efficace similitudine: come non possiamo ignorare la stretta correlazione tra ogni segmento della distribuzione dei beni di consumo a nostra disposizione, così dobbiamo vedere la stretta dipendenza tra i diversi elementi della filiera della conoscenza. Il pensiero, come i generi di consumo, si distribuisce. È in questo quadro di reciproca dipendenza tra capacità del ricercatore e condizioni del suo lavoro che si possono studiare le forme della produzione del sapere, le modalità del suo "Farsi corpo, farsi luogo" (è il titolo di uno dei saggi di Christian Jacob in apertura di volume).
Nel primo saggio di questa zona del libro, Dominik Wujastyk ricostruisce la storia della biblioteca indiana di Thanjavur, dalla sua funzione originaria di conservazione della produzione scientifica locale (alla fine del secolo XVII, il re Sahaji riservò agli intellettuali di Thanjavur un villaggio perché vi svolgessero le loro ricerche nella medicina, nel diritto, nella letteratura) alla sua espansione nel corso del XVIII secolo, fino alla pubblicazione, alla fine del secolo successivo, a Londra, del suo catalogo di manoscritti in sanscrito.

Resta dunque al lettore non solo l'idea suggestiva delle sale della biblioteca e dei suoi 25.000 manoscritti che un'équipe di restauratori sta cercando di conservare, ma anche quella di una profonda integrazione tra la biblioteca e la comunità scientifica di cui era in qualche modo l'unico editore.
Il saggio successivo, scritto da Michel Melot, è tutto rivolto invece alla descrizione del ruolo e delle prospettive della biblioteca occidentale contemporanea, il cui carattere multimediale si può considerare il proseguimento di un antico mandato. In effetti, a differenza di quanto è avvenuto nelle istituzioni educative, le biblioteche hanno sempre superato la cultura delle parole, conservando anche materiale iconografico. Il problema invece oggi cruciale è l'accentuarsi del fenomeno dell'estensione del testo oltre il limite del libro. L'utilizzo del web e dei motori di ricerca - sostiene l'autore - rende ogni parola chiave un'unità documentaria, frammenta l'unità fisica di un testo in una pluralità di oggetti. Il ruolo delle biblioteche, di fronte a ciò, è quello di offrire tutte queste risorse rendendole complementari, e aggiungendo alla loro semplice somma l'elemento strategico della loro organizzazione e selezione. In questo modo esse possono conservare la loro caratteristica di «luogo paradossale», uno spazio «pubblico per un consumo individuale e privato».

Il terzo contributo sulle biblioteche è dedicato alle collezioni elettroniche. Il loro spazio - come sostiene un altro degli autori di questo volume - è molto meno virtuale di quanto siamo abituati a pensare, e gli attori che ne forzano i confini, ne decidono la struttura, sono molteplici. François Cavalier, direttore del Service Commune de la Documentation dell'Università di Lione 1 delinea le tappe fondamentali dell'avvento dei periodici elettronici e ne analizza alcuni modelli economici. I bibliotecari troveranno in queste pagine una interpretazione del rovesciamento delle politiche di gestione e di acquisizione delle collezioni di cui sono stati testimoni o protagonisti: la crescita vertiginosa (più del 200%) del costo degli abbonamenti, la soluzione obbligata del Big Deal, la riduzione delle capacità delle biblioteche di selezionare i documenti per le proprie collezioni, l'emergere dei consorzi (particolare attenzione viene data al consorzio francese Couperin che raccoglie circa 200 biblioteche) e l'avvento del movimento degli Open archives. Cavalier conclude il suo saggio attribuendo un ruolo decisivo alla cultura dell'Open Access, che potrebbe spostare la produzione scientifica dalle multinazionali dell'editoria a un nuovo luogo del sapere, ancora in fase di definizione.
Il saggio di Bruno J. Strasser che conclude questa parte di Espaces et communautés affronta il tema delle banche di dati scientifiche rispecchiando l'impostazione generale del volume: spazi e comunità, lieux e corps. Infatti, tracciando la storia dei repertori di sequenze di proteine (a partire dall'Atlas of protein sequence and structure, pubblicato nel 1965) l'autore descrive innanzitutto l'evoluzione dei rapporti tra ricercatori, dallo scambio originario di dati e di esperienze, alla costruzione di un sistema di protezione del diritto di proprietà intellettuale in cui gli editori di riviste scientifiche giocano un ruolo decisivo. L'autore affronta poi un problema di dinamiche spaziali. Se nella ricerca scientifica sperimentale il movimento della conoscenza avviene dal centro (il laboratorio) verso la periferia (i ricercatori), nella costruzione di banche di dati di sequenze di proteine il movimento è rovesciato: una periferia sempre più vasta (la prima edizione dell'Atlas contava un centinaio di contributori, la seconda più di duemila) sposta le informazioni verso un centro delocalizzato, la banca di dati in rete.

Anche se ognuno dei saggi dedicati alle biblioteche può essere considerato autonomamente, possiamo tuttavia trovare, accogliendo le indicazioni di Melot e di Latour, un significato che li attraversa: la biblioteca non si limita a ospitare i documenti prodotti dalla comunità scientifica. Essa certamente li raccoglie, ma dopo averli scelti. Poi li organizza, li rende disponibili, li mette a confronto e li integra, anticipando a volte le esigenze dei ricercatori. È in questa attività di comprensione e organizzazione dei prodotti della conoscenza che risiede oggi l'autorità della biblioteca. La biblioteca può svolgere questo ruolo sviluppando una sorta di fluidità progettuale, in equilibrio tra le istanze caratteristiche delle sua evoluzione, il flusso e lo stock. Ed è tra la fluidità e il consolidamento degli strumenti che si definisce anche la professionalità "plurale" dei bibliotecari.

Anna Vaglio
Biblioteca dell'Università Bocconi, Milano


N.B. Sorry, no English abstract is available.
Copyright AIB 2008-05-23, a cura di Antonella Iacono
URL: http://www.aib.it/aib/boll/2008/0801084.htm

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