Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2008 n. 1 p. 87-88Obiettivo dichiarato del Cerl è condividere risorse e conoscenza
tra biblioteche di ricerca per valorizzare, implementare e preservare il patrimonio a
stampa europeo precedente al 1830.
Il paper Many into one, frutto del seminario 2005, ospitato dalla
Biblioteca nazionale centrale di Roma, focalizza problemi e opportunità dei
cataloghi condivisi di materiale antico in casi concreti di riflessione.
La cooperazione, declinata in contesti assai differenti, è il leit motif
che accomuna gli otto interessanti contributi. Il contatto con diverse esperienze,
principio base della cooperazione, la contestuale condivisione di risorse e l'evoluzione
tecnologica, sono evidenziate come occasioni comuni di crescita. I grandi obiettivi
portati a compimento in Italia, ricorda Osvaldo Avallone, direttore della Biblioteca
nazionale di Roma, sono stati possibili solo grazie a sinergie.
Marco Paoli, direttore dell'Istituto centrale per il catalogo unico, sottolinea
l'importanza della cooperazione in due progetti italiani: Edit16, il censimento
nazionale delle edizioni italiane del XVI secolo e SBN, il catalogo del Servizio
bibliotecario nazionale per l'antico. Il censimento, partito negli anni Ottanta, si
è evoluto nel tempo e ha identificato nei nuovi media elettronici il supporto
ideale per gestire e condividere (coinvolgendo massicciamente istituti di diversa
tipologia) la grande mole di informazioni raccolte. Il catalogo SBN, basato sul principio
di catalogazione partecipata, è attivo dal 1994 per il materiale antico. La
cooperazione in questo caso si è espressa in molteplici azioni formali:
condivisione di record bibliografici unici tra polo e indice, possibilità di
modificare le notizie, uniformità di regole (Guida alla catalogazione in
SBN), controllo di autorità degli autori, partecipazione estesa alle
applicazioni non-SBN, bonifiche dell'archivio.
Mauro Guerrini affronta una questione catalografica ancora aperta: la forma
dell'intestazione degli autori. Citando Cutter, il problema della scelta della lingua
nella catalogazione consiste in tre alternative: originale, convenzionale, d'uso comune.
Ognuna di queste opzioni ha pro e contro relativamente ad aspetti di natura filologica e
di fruibilità. In base alla scelta operata emerge il rispetto di una cooperazione
internazionale e quindi di un principio di uniformità o piuttosto di un accesso
semplificato all'utente.
Canti tribali e storia dell'impronta, contributo di Neil Harris, compara i
principali metodi di rilevazione dell'impronta bibliografica. Harris ritiene che solo
l'abitudine all'uso abbia determinato la preferenza per l'uno o per l'altro, e che essi
possano essere scelti in base alle rispettive performances. I metodi non rilevano
con certezza ciò che accade alle differenti versioni, ma solo suppongono
ciò che può essere accaduto; ciononostante, come ricorda Brian Hylliard
citando l'esperienza della Biblioteca nazionale di Scozia, sono ugualmente necessari. Due
sono sostanzialmente le procedure possibili: la prima rileva parole, lettere, caratteri
da punti fissi nell'edizione (es. Loc); la seconda rileva la posizione della segnatura
rispetto al testo nella riga finale della pagina soprastante (es. STNC e Osler).
Marina Venier nota come il progetto MAR.T.E.-Marche tipografiche
editoriali, rivolto ai libri italiani del XVII secolo, esista solo grazie alla
cooperazione. Data l'endemica riduzione di risorse umane e finanziarie nel campo dei beni
culturali, l'unica strada percorribile per mantenere e far crescere le notizie che
compongono l'archivio è quello della cooperazione (anche gli utenti esterni
possono proporre modifiche o introdurre informazioni).
Anche in Ungheria si è attivato un catalogo partecipato nazionale per il materiale
antico a stampa (1450-1850): MOKKA-R. Scopi principali: localizzare; diversificare le
copie descrivendole; implementare i dati individuali della copia; integrare le notizie
con dati ipermediali. Il sistema utilizza lo standard XML.
In Francia il catalogo collettivo si propone di presentare in un'unica interfaccia di
ricerca i tre cataloghi maggiori (Opale+, SUDOC, BMR) per un totale di circa 17 milioni
di documenti. Nato nel 1988 e inizialmente non concepito con l'aspetto di condivisione
dei records bibliografici con altre biblioteche, nel 1994 (con l'unificazione tra
Biblioteca di Francia e Biblioteca nazionale), si è reso necessario rendere
compatibili software, hardware e dati sperimentando il protocollo Z39.50. CCFr
però è soprattutto uno strumento di localizzazione; pertanto non offre le
massime prestazioni nella descrizione di libri antichi. Dal 2006 è in
trasformazione per divenire un portale che supporti più archivi eterogenei per
natura e contenuto.
Infine, l'esperienza del sistema bibliotecario della Yale University pone l'accento sulla
condivisione di informazioni catalografiche promuovendo standard universali per aiutare
l'utente a localizzare materiale, anche quello non conosciuto, rilevante per la sua
ricerca. A tal fine si creano generalmente record catalografici non di basso livello e si
moltiplicano i punti di accesso, seppure il problema del tempo e delle risorse, anche in
questo caso, limiti un trattamento così approfondito solo ad alcuni documenti.
L'ambiente online ha facilitato questi aspetti estendendo l'accesso a tutti gli
utenti: locali, nazionali, internazionali.
Francesca Papi
Biblioteca II Facoltà di ingegneria, Università di
Bologna