Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2009 n. 3 p. 390Solo nell'ultimo decennio, e in parte proprio grazie ad alcuni dei relatori di questo convegno, la figura di Desiderio Chilovi (Taio, Trento 1835-Firenze 1905), dal 1861 al 1865 bibliotecario nella Marucelliana e dal 1865 alla morte nella Nazionale centrale di Firenze (dal 1885 quale direttore) ha cominciato a essere studiata criticamente.
Gli interventi qui pubblicati sono stati suddivisi in tre parti. Nella prima (Desiderio Chilovi tra professione e politica culturale che comprende le relazioni di Gianna Del Bono, Desiderio Chilovi: per una biografia professionale, p. 3-23 e Giovanna Granata, Temi e dibattiti della biblioteconomia italiana nella seconda metà dell'Ottocento, p. 25-44) la Del Bono, già editrice scientifica degli scritti del Nostro, ne presenta la carriera che - dopo una formazione scolastica mitteleuropea ed esperienze nell'editoria - si qualifica come scelta consapevole e teoreticamente fondata.
La sua profonda conoscenza del dibattito biblioteconomico internazionale, la fitta rete di contatti professionali e le capacità organizzative e pratiche gli permisero di distinguersi - primo nel suo tempo - dai bibliotecari diventati tali per meriti patriottici e risorgimentali e dagli eruditi della generazione precedente.
La sua visione della biblioteca, pur nell'unitarietà procedurale e nella consapevolezza della necessaria diversificazione tipologica degli istituti in funzione del diverso tipo di pubblico, è sistemica: non solo per la previsione, che appare chiaramente fin dai suoi primi scritti, di un sistema nazionale (vi contribuirà minutando il regolamento organico del 1885, iniziando il Bollettino delle opere italiane ricevute per diritto di stampa dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, delle cui registrazioni propose la diffusione con schede a stampa (nel 1900) e predisponendo il primo catalogo collettivo nazionale dei periodici che inaugurò la collana Indici e cataloghi), ma anche per la sua chiara visione del fatto che il controllo bibliografico deve concretarsi nella disponibilità delle pubblicazioni. Infatti fu sotto la sua direzione che nella Nazionale centrale fiorentina fu rivista la politica delle collezioni, con significativi incrementi degli acquisti specialmente antiquari e di manoscritti, impostata la gestione delle pubblicazioni minori e sviluppati i cataloghi anche speciali.
Non sorprende, in un quadro nazionale professionalmente povero come quello descritto nell'intervento di Giovanna Granata, che Chilovi sia stato l'ascoltato consigliere dei ministri Bonghi e Coppino e si sia prodigato per una biblioteconomia italiana al passo con quella internazionale: sono sue le iniziative per la traduzione del manuale di Gräsel, della CDD e delle regole di Jewitt e di Dziatzko. Non ebbero invece esito, se non nella previsione normativa, le sue proposte di riorganizzazione dell'offerta formativa tramite l'alunnato (un tirocinio biennale preliminare al concorso) e la costituzione di scuole tecniche di bibliotecariato.
La seconda parte (La questione bibliotecaria nell'Italia liberale che comprende le relazioni di Paolo Traniello, Tensioni in un pensiero incompiuto: biblioteche popolari, biblioteche universitarie e biblioteche locali nella tarda riflessione di Desiderio Chilovi, p. 47-58; Luigi Blanco, Le biblioteche in aula: dibattiti parlamentari e scelte politiche, p. 59-82; Patrizia Ferrara, I luoghi istituzionali della cultura nell'Italia unita e l'identità nazionale: politiche a confronto, p. 83-121; Simonetta Buttò, L'evoluzione della professione bibliotecaria fra Otto e Novecento, p. 123-140; Alberto Petrucciani, La biblioteca nazionale e il sistema delle biblioteche: il caso italiano, p. 141-153) consente la contestualizzazione degli sforzi di Chilovi e dei suoi contemporanei. L'unità nazionale da poco raggiunta aveva lasciato ai decisori politici il compito di "fare gli Italiani", e per riuscirvi (come sottolineato da Paolo Traniello e da Patrizia Ferrara) sarebbe stato necessario un sistema nazionale fondato, oltre che sulle biblioteche nazionali e sulle universitarie, su una fitta rete di biblioteche pubbliche (sul modello delle angloamericane, ben diverse dalle popolari che andavano diffondendosi). Ma le costanti ristrettezze finanziarie e il disinteresse dei parlamentari (documentati ad horam dal Blanco) fecero sì che le modestissime risorse disponibili venissero concentrate sugli istituti preesistenti e sull'istruzione scolastica, civile e militare, ottenendo così solo una lenta regressione dell'analfabetismo.
Il mondo professionale non riuscì a esprimersi quale efficace gruppo di pressione e, dalla fine del secolo in poi, negli ambienti decisionali, la cultura tecnica (non solo biblioteconomia) finì col soccombere di fronte a quella giuridico-amministrativa.
Chilovi (osserva Alberto Petrucciani), acutamente consapevole di tale deriva, individuò la sua causa nell'assenza di un'identità definita delle biblioteche, che le spinse tutte a fare di tutto e a farlo male. Egli non aveva mancato, fin dal 1867, di proporre soluzioni drastiche come la soppressione della qualifica di biblioteche nazionali «a quelle che presentemente servono a poco, o fanno alle esistenti un'inutile concorrenza». Sarà ascoltato anche dal legislatore (cfr. Federica De Pasquale, Biblioteche, bibliotecari, regolamenti: il Regolamento del 1885 nel giudizio degli addetti ai lavori, «Bollettino AIB», n. 2/2002, p. 167-185), ma le citate difficoltà politiche e finanziarie finirono per azzerare anche le sue speranze.
Nella terza parte (Bibliotecari trentini tra Impero asburgico e regno d'Italia che comprende le relazioni di Gian Maria Varanini, La Scuola storica trentina tra Otto e Novecento: tra ricerca erudita e interventismo, p. 157-179; Arnaldo Ganda, Tommaso Gar e i bibliotecari trentini suoi contemporanei: spigolature archivistiche [1831-1871], p. 181-214; Piera Graifenberg, Prime acquisizioni di una ricerca sulla storia della Biblioteca comunale di Trento, p. 215-224; Giovanni Delama, La "nuova" Biblioteca comunale di Trento: la direzione di Lamberto Cesarini Sforza [1920-1933], p. 225-238; Vittorio Carrara, Cultura e ideologia di un funzionario fascista: Italo Lunelli direttore della Biblioteca comunale di Trento [1933-1945], p. 239-249; Stefano Pfiffer, Archivi e archivisti trentini: un breve excursus, p. 251.256) viene delineato il contesto territoriale trentino precedente, contemporaneo e successivo a Chilovi.
Realtà da sempre dinamica e bene inserita nel dibattito professionale europeo, il sistema trentino si è sempre caratterizzato per elevati livelli di servizio, nonostante difficoltà contingenti come quelle dei periodi bellici e di quello totalitario.
Servitore dello Stato in anticipo sui suoi tempi e attento all'incontro fra ricerca, conservazione ed erogazione dei servizi per tutti, a quasi centocinquant'anni dall'unità nazionale Chilovi ci consegna un programma ancora attuale.
ALESSANDRO CRISAFULLI
Biblioteca "Donato Spataro", Università degli studi di Palermo