Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2009 n. 3 p. 397Managing technologies and automated library systems in developing countries: open source vs commercial options: proceedings of the IFLA Pre-Conference satellite meeting, Dakar, Senegal, August 15-16, edited by Bernard Dione and Rejean Savard. München: K.G. Saur, 2008. (IFLA Publications; 132). 217 p., ill. ISBN 9783598220388 £ 78,00.
Il libro riporta gran parte degli interventi presentati nel corso del meeting dell'IFLA tenutosi a Dakar nell'agosto del 2007.
Oggetto di questo meeting sono stati i servizi e i sistemi di automazione delle biblioteche dei paesi in via di sviluppo, con particolare attenzione all’Open Source.
Il problema fondamentale che si intende affrontare è la scarsità di risorse destinate all'informazione e alle biblioteche nei paesi meno sviluppati. Questa condizione di disuguaglianza accresce il "digital divide" tra primo e terzo mondo.
Con interventi sia in inglese sia in francese, gli oratori provenienti da diversi paesi del "terzo" come del "primo" mondo si sono confrontati riguardo i progetti di diffusione dell'automazione e dell'informazione in situazioni sotto molti aspetti difficili.
Il libro presenta sei relazioni in inglese e nove in francese, più introduzione e conclusioni, suddivise in quattro sezioni. Il linguaggio utilizzato non è difficile; è comunque ovvio che la conoscenza di entrambe le lingue è necessaria per poterlo leggere agevolmente.
Molte relazioni affrontano l'argomento del software open source, traducibile sia come "software libero" sia come "software gratuito": la licenza di un software open source garantisce il diritto di utilizzare illimitatamente il software nel tempo e nello spazio, di studiarlo e di modificarlo per adattarlo ai bisogni di chi lo utilizza, e di redistribuire il software modificato.
Il testo si apre con uno scenario alquanto oscuro: un terzo della popolazione mondiale è illetterato, e la maggior parte di queste persone vivono nei paesi in via di sviluppo; che possibilità ci sono quindi di investire nello sviluppo di biblioteche? Come possono le biblioteche di paesi in cui si stenta a sfamare la popolazione a immaginare di investire in costose risorse tecnologiche?
Il software open source costituisce un utile strumento per limitare il digital divide tra nazioni ricche e nazioni povere, proprio perché è gratuito ed è modificabile per essere facilmente adattato alle lingue e alle necessità locali, in favore delle quali le aziende del settore non hanno interesse a investire. Le conclusioni dei relatori sottolineano come i programmi open source per biblioteche sono giunti a un buon livello di utilizzabilità e di stabilità, e i casi presentati evidenziano che le biblioteche in tutto il mondo possono trarre grossi vantaggi da questi software.
Il rovescio della medaglia è costituito dal fatto che per avviare un catalogo elettronico con questo tipo di software sono spesso necessarie competenze informatiche approfondite, non sempre disponibili nei paesi del terzo mondo.
Nella prima sezione (Esperienze e casi recenti) gli autori presentano l'installazione e utilizzo del software integrato per biblioteca Koha presso la biblioteca universitaria di Kinshasha e nella Mediateca intercomunale Ouest Provence in Francia, l'automatizzazione delle biblioteche universitarie dell'Università del Malawi, l'informatizzazione delle biblioteche e l'apertura di accessi a Internet in un quartiere povero di Nairobi.
Alcune relazioni sono più teoriche e affrontano le necessità informative dei paesi e delle biblioteche del terzo mondo o il ruolo che può avere il web 2.0 con le sue opportunità per i paesi in via di sviluppo; altre sono più pratiche, come quella che compara i due software per biblioteche Koha, software propriamente open source, e CDS/ISIS, gratuito ma non open source.
Viene anche presentato il software PMB, sviluppato in Francia con un modello definito "imprenditoriale".
Nella sezione Nuovi progetti per il futuro dell'Africa viene descritto il progetto di un'applicazione per un database di periodici open access (OJDA, Open Access Jurnal Database Appliance) e viene presentato il software open source Greenstone Digital Library (GDL) che permette di creare una biblioteca digitale collezionando documenti elettronici di varia provenienza e di pubblicare collezioni via web o su cd-rom.
In ultimo viene illustrata l'esperienza algerina di creazione di un sistema bibliotecario universitario unificato e automatizzato.
Il libro è sicuramente uno stimolo a indagare il mondo dell'open source, e risulta valido anche nella realtà bibliotecaria italiana, dove le ristrettezze economiche limitano sempre più i bilanci delle istituzioni culturali.
Alberto Rovelli
Biblioteca Carlo Bo, Libera Università di Lingue e comunicazione IULM, Milano