Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2009 n. 3 p. 398-400Il libro a Roma nel Settecento: dalle raccolte Casanatensi, a cura di Angela Adriana Cavarra e Marco Santoro. Cagliari: Punto A, 2007. 214 p. ISBN 9788888808192. Eur 40,00.
La mostra, di cui questo libro costituisce il catalogo, e che ha avuto come cornice la storica biblioteca romana, è stata ideata nell'ambito del progetto PRIN 2005 Testo e immagine nell'editoria del Settecento, il cui ambizioso obiettivo è quello di documentare, soprattutto dal punto di vista repertoriale, la produzione editoriale italiana durante il secolo dei Lumi, a partire da alcune delle più significative realtà locali: Milano, Bologna, Napoli, Messina e ovviamente Roma.
Gli ultimi anni, infatti, hanno visto un rinnovato interesse nei confronti della storia del libro e dell'editoria in Italia, con un crescendo di pubblicazioni su editori, tipografi, centri culturali ed editoriali, accompagnate dalla realizzazione di repertori e cataloghi che documentano con precisione e dovizia di particolari l'ampiezza del mercato editoriale italiano.
Se sul Cinquecento la mappatura può considerarsi molto vicina alla completezza, grazie soprattutto al progetto Edit16 e ad una produzione annalistica particolarmente ricca, ancora molto resta da fare per i secoli successivi. Il Settecento, in particolare, così ricco di eventi e rinnovamenti culturali (basti pensare alle rivoluzioni americana e francese e al movimento illuminista), merita indubbiamente un'indagine approfondita, poiché la produzione libraria è da sempre specchio della società, benché limitatamente a quei suoi esponenti in grado di padroneggiare un testo scritto, vuoi tramite lettura personale, vuoi tramite lettura ad alta voce.
La mostra si inserisce così nell'ambito di questi studi e, a partire dal materiale inedito della Biblioteca, i curatori hanno ritenuto di poter «individuare la produzione editoriale romana in campo letterario, musicale, artistico e scientifico» (Angela Adriana Cavarra, La Casanatense e l'editoria romana del Settecento, p. 19-22).
Questa scelta ha consentito di suddividere il materiale in 5 sezioni, corrispondenti ad altrettanti generi: Letteratura, Musica, Arte, Letteratura scientifica, Periodici.
Dalla disamina del materiale raccolto è stato poi possibile ricostruire una mappa delle stamperie che operarono a Roma per tutto il XVIII secolo e delineare i filoni principali della loro produzione, come sintetizzato da Marco Santoro nella Premessa (p.9-18).
Ogni sezione è introdotta da una sintetica ricostruzione dell'ambiente culturale e politico che influenzò la produzione editoriale, dei suoi rapporti con il pubblico e con l'autorità religiosa, a Roma ovviamente più presente che mai, anche se non sempre e non solo in veste censoria.
Si comincia con la produzione letteraria, qui rappresentata da due filoni, uno sacro e l'altro profano: le vite di santi e le opere devozionali da un lato, la produzione d'occasione ispirata all'Arcadia e il teatro dall'altro (Vite di santi e biografie devozionali, a cura di Anna Alloro, p. 25-46; Arcadia e teatro, a cura di Barbara Mussetto, p. 47-61).
Si prosegue poi con l'editoria musicale, che vive a Roma una stagione di declino tale da portare alla quasi scomparsa di pubblicazioni musicali, nonostante l'attività musicale sacra e profana sia particolarmente vivace. Data la particolarità del materiale, in questo caso le schede delle opere esposte sono precedute da un elenco degli stampatori, editori e librai responsabili delle edizioni descritte, mentre le tipologie di testi sono state suddivise in Musica pratica, Musica teorica, Musica liturgica e Libretti (Editoria a Roma nel Settecento: la musica, a cura di Anna Alberati, p. 65-93).
Molto spazio è dedicato all'editoria d'arte, che nel Settecento conosce un notevole sviluppo, grazie alla moda del Grand Tour; a fronte della mole di materiale conservato presso la Casanatense, i curatori hanno scelto di privilegiare quelle opere che documentano la rappresentazione della città attraverso la riscoperta antiquario-archeologica della Roma classica, promossa dagli stessi pontefici, accanto alla Roma moderna, fatta di palazzi, piazze e giardini, ma anche rioni popolari, chiese, mercati, santuari, in una commistione di sacro e profano che la rende unica al mondo già agli occhi dei visitatori settecenteschi. Viene qui mostrato come il mercato editoriale seppe cogliere questo rinnovato interesse storico, artistico, religioso e antropologico, proponendo guide destinate agli eruditi, ai pellegrini, ai viaggiatori occasionali e a quelli stranieri. Nell'introduzione alla sezione, Iolanda Olivieri mette a confronto due diverse interpretazioni visive della città, da un lato quella di Giuseppe Vasi, impostata sulla classicità e su tratti equilibrati e ariosi, dall'altro quella di Giovan Battista Piranesi, caratterizzata da composizioni fantastiche e marcati chiaroscuri. Legata alla produzione di Piranesi è la libreria Bouchard & Gravier, di cui viene ripercorsa a grandi linee l'attività (L'editoria d'arte: Imago urbis ed antiquaria nel Settecento romano, p. 97-121).
In questa sezione, un capitolo a parte è dedicato alle arti decorative dell'oggetto libro, attraverso le legature artistiche e le carte dorate. Dalla ricognizione effettuata sul materiale della biblioteca, i curatori sono arrivati a censire oltre 400 legature prodotte a Roma, mentre l'analisi delle carte di rilegatura, utilizzate per opuscoli e fogli sciolti, ha evidenziato la mancanza di un mercato locale per la produzione di questo tipo di materiale. Questa parte riporta una breve biografia dei produttori, tutti di area tedesca, identificati durante l'esame dei fogli esposti. (La legatoria artistica romana nei fondi della biblioteca Casanatense, p. 123-137).
Nel capitolo Scienza ed editoria (p. 141-175), Rita Fioravanti delinea un panorama scientifico che, se non si discosta dall'intepretazione tradizionale, tuttavia non rimane estraneo al processo di rinnovamento seguito al diffondersi, nonostante la condanna, delle teorie galileiane prima e newtoniane poi. Le opere esposte sono suddivise in Matematica e scienze matematiche, Scienze della vita e storia naturale, Medicina.
Alla stampa periodica è dedicata la sezione curata da Paola Urbani (La stampa periodica romana del Settecento in Casanatense, p. 179-185), in cui sono identificati alcuni tra i più importanti stampatori romani che si dedicarono alla letteratura periodica, sia erudita che d'informazione politica e mondana.
L'ultimo capitolo è dedicato alla puntuale ricostruzione, attraverso carte inedite dell'Archivio della Biblioteca, delle vicende legate alla stampa del catalogo dei libri della Casanatense, opera monumentale di cui videro la luce solo i primi quattro volumi, pubblicati tra il 1761 e il 1788 (La stampa dell'Indice de' libri della Biblioteca Casanatense, a cura di Margherita Palumbo, p. 189-200).
Le 177 opere e le 19 legature esposte sono descritte nelle relative schede.
Le schede sono articolate in due parti: nella prima, più prettamente bibliografica, sono indicati gli elementi che concorrono ad individuare un'edizione (autore, frontespizio, sottoscrizione, numero di carte e pagine, formato) e, più in dettaglio, gli elementi paratestuali (dediche, imprimatur, titoli dell'occhietto e correnti, capilettera, fregi e finalini), mentre nella seconda parte sono state riportate alcune sintetiche informazioni bio-bibliografiche sugli autori e le opere.
A corredo delle schede sono riprodotte alcune illustrazioni, che documentano la ricchezza delle edizioni esposte.
Completano l'opera i riferimenti bibliografici e l'indice dei nomi.
Si avverte però l'assenza di una nota, anche breve, che spieghi come sono strutturate le schede e illustri le motivazioni delle scelte operate a livello descrittivo e di selezione del materiale, ad eccezione di alcune indicazioni fornite a margine della sezione sull'editoria d'arte (p. 104).
Con il suo patrimonio di oltre 120.000 volumi antichi a stampa, la Biblioteca Casanatense è da sempre il punto di riferimento quasi obbligato per chi voglia indagare l'editoria romana, specie quella del Settecento: aperta al pubblico nel 1701, grazie alla politica lungimirante dei suoi bibliotecari, che ne hanno accresciuto la dotazione iniziale senza pregiudizi e censure, la biblioteca romana documenta sicuramente buona parte della produzione editoriale del secolo dei Lumi.
Proprio per questo, la mancanza di dati quantitativi (quante sono le edizioni del Settecento conservate presso la biblioteca? Quante di queste sono state stampate a Roma? In che rapporto stanno rispetto a quelle conservate in altre biblioteche nazionali?), rende forse più difficile comprendere la reale portata della stampa a Roma, sia dal punto di vista culturale che economico.
Rimane comunque vero che le mostre, pur costituendo un ottimo pretesto per avviare lavori di ricognizione all'interno dei fondi di una biblioteca, non possono e non debbono esaurire discorsi troppo complessi.
Lucia Gasperoni
Cooperativa Voli