Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2009 n. 3 p. 401Il fondo antico della Biblioteca del Seminario vescovile di Sarsina, a cura di Lorenzo Baldacchini e Paolo Zanfini; con un contributo di Elisa Mazzieri. Bologna: Editrice Compositori, 2008. 237 p., ill. (Emilia Romagna Biblioteche Archivi; 68). ISBN 978-88-7794-628-7. Eur 14,00.
L'attività di censimento e di valorizzazione delle biblioteche storiche e in particolare dei fondi antichi, promosso dalla Soprintendenza per i beni librari e documentari dell'Emilia Romagna, diretta da Rosaria Campioni, continua con il pregevole catalogo della Biblioteca del Seminario Vescovile di Sarsina, realizzato da Lorenzo Baldacchini e Paolo Zanfini. Il libro appare come 68° volume della serie "Emilia Romagna Biblioteche Archivi"dell'Istituto regionale per i beni artistici, culturali e naturali, di cui la Soprintendenza fa parte. Introdotto da una presentazione di Antonio Lanfranchi, vescovo di Cesena-Sarsina, da una prefazione della stessa Campioni, da un introduzione di Lorenzo Baldacchini e infine da una nota metodologica di Paolo Zanfini, il catalogo è suddiviso in tre parti, dedicate alla descrizione rispettivamente dei 7 incunaboli, delle quasi settecento edizioni dal 1501 al 1830 e delle novanta della donazione Lelli Mami (di cui 5 post 1830), che costituiscono le 780 edizioni che compongono il fondo antico della Biblioteca seminariale di Sarsina, cui corrisponde un numero di volumi considerevolmente maggiore, vista la quantità di edizioni in più tomi. Completa il catalogo degli incunaboli un contributo di Elisa Mazzieri sulle legature, comprendente la loro descrizione analitica, basata sulla scheda di rilevamento proposta dall'Istituto Centrale di Patologia del Libro per il censimento delle legature medievali, e lo studio delle tipologie delle cuciture, dei materiali e dei tipi di decorazione utilizzati nell'esecuzione delle coperte. Il catalogo è ordinato, all'interno di ciascuna parte, alfabeticamente per autore e, in sua mancanza, per titolo; le descrizioni sono conformi allo standard ISBD(A). A ogni edizione si è attribuito un numero progressivo, la numerazione è unica, senza differenziazione per le sezioni separate degli incunaboli e del fondo Lelli Mami. Il volume è completato da quattro indici analitici, dedicati rispettivamente a coautori e autori secondari, a editori, tipografi, librai, luoghi di pubblicazione o stampa, a autori e destinatari presenti nelle lettere dedicatorie e nelle prefazioni e infine alle note di possesso e provenienza.
Il seminario di Sarsina fu fondato dal vescovo Carlo Bovio nel 1643, in attuazione della riforma tridentina che prevedeva la costituzione di un seminario per la formazione del clero in ogni sede vescovile.
Baldacchini osserva come, negli ultimi anni, si siano moltiplicati i cataloghi delle biblioteche seminariali, senza però che dal loro confronto emerga qualcosa che possa assomigliare a un canone bibliografico condiviso, qualcosa che segnali una qualche comune ratio studiorum. A dimostrazione di ciò istituisce un confronto tra i cataloghi di quelle, contigue geograficamente, di Sarsina e di Cesena, quest'ultimo pubblicato nel 2003 a cura dello stesso Baldacchini, con Paola Errani e Anna Manfron. Molte sono le presenze bibliografiche significative in una delle due biblioteche, alle quali corrispondono invece assenze nell'altra.
Il motivo potrebbe essere quello indicato da Maurilio Guasco nel suo saggio sui seminari vescovili pubblicato nel volume degli Annali della Storia d'Italia Einaudi dedicato alla Chiesa. Nel XVIII secolo, periodo al quale far risalire buona parte dell'organizzazione delle biblioteche seminariali (per Sarsina si può forse ipotizzare la data: fra il 1760 e il 1787, in coincidenza con il vescovato di Giambattista Mami), la formazione dei preti seguiva una pluralità di itinerari, solo alcuni dei quali si svolgevano nei seminari vescovili, che inoltre ammettevano alla frequenza anche laici che non intendevano affatto avviarsi al sacerdozio. Rispondendo alle nuove richieste di formazione di una classe borghese in ascesa e operando in un territorio di cui spesso erano l'unica struttura scolastica, alcuni seminari vescovili scelsero autonomamente un modello formativo solo parzialmente incentrato sulla formazione dei preti. Altri seminari invece si erano ridotti col tempo a semplici convitti e ospitavano chierici che frequentavano poi lezioni tenute altrove, spesso nelle scuole gestite dagli ordini religiosi. Con questa frammentazione di modelli non deve stupire la bassa percentuale di sovrapposizioni fra i cataloghi delle varie biblioteche seminariali ed è giustificato l'appello a continuare a investire nella conservazione e nella catalogazione di queste raccolte, ciascuna delle quali presenta peculiarità che dipendono dalla storia e dai modelli formativi dei seminari dai quali dipendevano.
Roberto Del Buffa
CRED - Centro Risorse Educative e Didattiche del Comune di Pontassieve (FI)