Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2008 n. 3 p. 406-408
Habent sua fata libelli: come i romanzi, così le
bibliografie.
Cesare Garboli (Viareggio, 17 dicembre 1928 - 10/11 aprile
2004) s'addormenta, come il suo Dante, mentre lavorava alla
revisione del commento giovanile della Divina Commedia
(La Divina Commedia. Le rime, i versi della Vita nuova e le
canzoni del Convivio, Torino, Einaudi, 1954 [I millenni, 27.
Parnaso italiano, II]): era giunto al canto XIX del Purgatorio
«ne l'ora che non può 'l calor dïurno
| intepidar più 'l freddo de la luna | vinto da terra,
e talor da Saturno» (vv. 1-3). Inattuale fino alla fine in
quanto capace di scegliersi autonomamente le proprie strade
culturali, politiche ed ideologiche sapendo bene che la forza di
una parola critica non risiede solo nell'autorevolezza e
nella verità dell'enunciato ma soprattutto nei rischi
che l'enunciatore corre nell'esporsi (vedi Il
coraggio di essere inattuali, «La repubblica», 26
giugno 2002, discussione con Roberto Calasso). Inattuale anche
nelle sue enunciazioni di metodo (e quindi nella lotta contro
l'insulsa vuotaggine dei pensieri e della scrittura e contro
l'ikeaizzazione dell'università): nascono
così prese di posizione che lo conducono ad affermare che
Sono quel che annoto («Panorama», 2 luglio
1989), Critico sono, ma detesto i libri («Corriere
della sera», 6 marzo 1989), Lotto con i libri corpo a
corpo («Millelibri», IV, 26 gennaio 1990), Siate
postumi! («Panorama», 31 maggio 1992, a proposito
del Journal di Matilde Manzoni), Troppi pettegolezzi ma
è meglio così («La repubblica», 5
novembre 1995 [sulla funzione della critica e sulle sue
degenerazioni]). Inattuale ma umilmente capace di farsi scolaro fra
gli scolari (quasi fosse memore degli insegnamenti di Daniel
Pennac) quando esplica la sua innata vocazione didattica: penso
alle sei lezioni su Giacomo Leopardi poeta (Classe unica,
Rai, Radio2, 28 aprile 1971-9 giugno 1971: Il Leopardi come
tecnico, La poetica, Dalle canzoni alle elegie, I primi idilli, I
grandi idilli, L'ultimo Leopardi) e le presentazioni per il
ciclo Festival Molière (Rai, Radio1, 27 ottobre
1973-15 dicembre 1973: il Don Giovanni, il Tartufo,
La scuola delle mogli).
Tutti questi indizi sono raccolti nella preziosissima
Bibliografia di Cesare Garboli (1950-2005) curata da Laura
Desideri, che rappresenta per ciascun lettore un saldo percorso in
quella pianura proibita che costituì la più intima e
prolifica dimora di uno dei maggiori critici militanti e uomini di
fortissimo ordito intellettuale che il nostro Novecento italiano
abbia avuto: lo porrei, e penso che sarebbe orgoglioso di tale
rapporto, assieme a Giacomo Debenedetti (di cui curò nel
1968 la monografia Giacomo Debenedetti 1901-1967 con
cronologia degli scritti per Il Saggiatore di Alberto Mondadori e
le Opere nel 1969, sempre con il medesimo editore) ad Emilio
Cecchi (curò il risvolto editoriale dell'Aiuola di
Francia, Milano: Il Saggiatore di Alberto Mondadori, 1969) e a
Giovanni Macchia (il saggio Come recita Don Giovanni appare
negli Scritti in onore di Giovanni Macchia, Milano:
Mondadori, 1983).
Il libro curato da Laura Desideri si apre con una copertina
enigmatica: si intravede un uomo con l'impermeabile che
cammina tra prati incolti, con le mani nelle tasche; una sorta di
rappresentazione del malinconico critico figlio dell'amato
Molière che si diverte a percorrere i finissimi sentieri per
giungere alla dimora dei Maggiori, per l'appunto
Molière e poi Dante Alighieri, François René
de Chateaubriand, Giovanni Pascoli, Elsa Morante o di semplici
Minori che attraverso la penna e la mente di Garboli diventano
figure di rilievo (critiche e morali) come l'anonimo autore
de La fameuse comedienne, ou Histoire de la Guerin (p. 32) e
gli amatissimi Antonio Delfini e Sandro Penna.
Ad introduzione del volume troviamo un breve ricordo di Geno Pampaloni che definisce Garboli «saggista colto ma non pedante, con una vena narrativa ironica ma non dissacrante, [che] sa essere al tempo stesso oltranzista e terragno. Non ha dimenticato i buoni studi, ma non ne fa ostentazione [...]. La cosa che assolutamente gli manca è la mediocrità». Della sua volontà o destino di volersi tenere lontano dai compiaciuti scivolamenti verso la mediocrità che spesso sono il lasciapassare per immediati e fruttiferi successi sono testimoni le parole dello stesso Carlo Ginzburg che stende una succinta e sobria nota introduttiva (p. [IX]-XI) nella quale indica come la bibliografia degli scritti di Garboli, intrapresa da lui mentre era ancora in vita, rappresenti la via maestra per sottrarsi al disordine della conoscenza (si dovrà anche discutere non solo delle edizioni critiche approntate nel mentre l'autore è vivente - vedi dei Meridiani di Andrea Zanzotto - ma anche delle bibliografie di viventi). Appare sintomatica la biografia di un critico che ha lavorato in modo indefesso a cercare le falde acquifere più pure dei fatti, dei testi, degli sguardi tra lo scrittore ed il testo e che contemporaneamente sa dare un ordine alla propria produzione e con l'ordine anche la ragione di un'esistenza. Spesso s'incontrano bibliografie che disattendono la biografia, che mostrano una insanabile distanza tra la poca passione dell'esistenza e l'altrettanta poca fascinazione delle ricerche effettuate; in Garboli ogni elemento biografico personale trova la sua giustificazione, il suo salto verso l'ignoto, il proprio ponte in quegli autori dove lui poteva rintracciare le proprie incertezze, le personali debolezze, le invidiabili virtù (è il caso sintomatico delle poesie e prose scelte del Meridiano sul Pascoli di cui curò il progetto editoriale, le introduzioni ed il commento: strepitoso l'incipit, che demolisce molti falsi clichés del bon ton letterario: «Questo Meridiano raccoglie in due volumi una selezione ragionata e commentata di poesie e prose del Pascoli. È quel che comunemente si dice un'antologia. Essa non s'indirizza agli specialisti ma si raccomanda alle persone colte, istruite in quello o quell'altro ramo del sapere, e amanti dell'espressione letteraria. Si consiglia di tenerla fra le mani in viaggio, o durante le vacanze, o la sera dopocena [...]. Rispetto a tutte le altre antologie che sono state date finora dell'opera pascoliana, questo Meridiano presenta un carattere di evidente eccentricità. Esso si ribella all'ordinamento, al canone dell'opera pascoliana, così come esso è stato voluto è fissato dall'Autore» [p. [5]).
In queste poche righe vengono a galla, lentamente ma con
un'inevitabile seduzione, i caratteri dell'operato
critico di Garboli, operato che trova la sua corale messa in scena
proprio nella bibliografia che Laura Desideri ha portato a
compimento. Garboli lavora, quasi fosse un erede dei vociani, molto
sui frammenti, sui risvolti di copertina, sui brevi articoli (e qui
si nota l'ombra vigile di Emilio Cecchi che molto
operò per la trasformazione dell'articolo in saggio
d'arte); subito dopo passa ai temi che affronta in modo
estremamente filologico, di una filologia che come osservò
Nietzsche in Umano. Troppo Umano I. non è altro che
«l'arte di leggere giusto» (nel 1946
approda alla Facoltà di Lettere di Roma e frequenta
l'istituto di Filologia classica, interessandosi di
letteratura greca e di glottologia per poi passare sotto
l'attento magistero di Natalino Spegno, con il quale si
laurea). Il suo metodo di lavoro, condizionato da una forte dose di
temperamento, assomiglia molto all'uomo figlio
dell'illuminismo che parla di Dio e contemporaneamente sa
come si effettuano gli innesti delle rose di Versailles. I suoi
studi, o meglio, i risultati delle sue scorribande erudite trovano
un naturale e ben disposto lettore presso le persone colte ed
istruite mentre disdegna il campo degli specialisti i quali,
tuttavia, ai suoi studi (e alle sue traduzioni) devono molto.
La bibliografia di Garboli si pone pertanto come lo strumento di
studio e il faro segnaletico per lettori ben disposti che accettino
l'idea di diventare più intelligenti, più
curiosi e più riflessivi. Sempre tale bibliografia vuole
riportare una sorta d'ordine all'anarchia dei desideri
e della volontà e dell'insaziabile curiosità
propria di Garboli, il quale, in un'intervista a Corrado
Stajano sul «Corriere della sera» del 6 marzo 1989
confidava: «ho l'impressione di nuotare in un mare di
carte scritte da me, sparse, pubblicate e dimenticate, che ogni
tanto saltano fuori e che a un certo momento devo mettere in
ordine» (riportata a p. [XXVII] nel capitolo Le ragioni di
una bibliografia).
Sapeva bene Garboli che il suo fiuto intelligente lo aveva condotto
a ricercare le lingue in cui parlano i testi, i silenzi degli
autori che fanno palpitare gli alfabeti letterari e visivi (il caso
dell'amato Guttuso); ma sapeva altrettanto bene che quella
ricerca lo aveva costretto a far sedimentare scritti su scritti
come fossero differenti strati di neve bianca. Racconta dunque la
Desideri che «l'intento di disseppellire i propri
scritti, dando loro un ordine e una rappresentazione formale, si
concretizza nel progetto della bibliografia, che Garboli ha voluto
affidarmi perché registrassi fedelmente tutti i suoi pezzi,
nessuno eluso, dalla prima destinazione a stampa fino alle
eventuali ripubblicazioni» (p. XXVIII).
Attraverso un severo lavoro sull'archivio personale di
Garboli che lui stesso aveva suddiviso in differenti sezioni e
continuato ad alimentare, si è giunti a strutturare una
bibliografia assai diversificata in scritti raccolti in volume (p.
[5]-16), edizioni e traduzioni (p. 17-35), scritti sparsi (p.
38-185) suddivisi in prefazioni e postfazioni, opuscoli e
plaquettes, collaborazioni a miscellanee, a enciclopedie, a
quotidiani e periodici, interviste (da ricordare quella a Giorgio
Bassani del 1964, p. 148), risvolti editoriali, interventi
alla radio e alla televisione; conclude il volume una ragionevole
presenza di indici analitici e cronologici. Tale ripartizione
così elevata dimostra la naturale propensione di Garboli per
ogni tipo di rapporto e di forma di comunicazione con il pubblico,
con la scrittura e l'oralità: padronanza dei metodi di
ricerca, affinità con i mezzi di diffusione dal saggio alla
traduzione fino al piccolo ma significativo intervento in un
opuscolo o in una plaquette. Emerge da questa bibliografia,
condotta con saldo piglio metodico da Laura Desideri, il carattere
di understatement che caratterizzò tutta la
produzione di Garboli che venne additato a Maestro e che mai volle
assumere le fastidiose pose dell'Accademico.
In questa bibliografia troviamo la biografia di Garboli con una
costanza di predilezioni e di gusti che rinviano agli anni e ai
luoghi della sua giovinezza e del suo apprendistato presso la
rivista «Paragone. Mensile di arte figurativa e
letteratura» fondata da Roberto Longhi e Anna Banti (il
comitato di redazione per il settore letterario vedeva la presenza
anche di Bertolucci, Bigongiari, Gadda e Noferi) presso il giornale
«Il Giorno» nel quale, assieme a Giorgio Manganelli,
tiene la rubrica settimanale 100 libri in ogni casa, presso
le case editrici Vallecchi, Mondadori. Una biografia che si
formò su contrasti di gusti ed orientamenti, sulla
capacità di lavorare su diversi piani ed autori che
aiutarono lo stesso Garboli a guardare il mondo e a leggersi
dentro. Attraverso questo libro il lettore entra nello sguardo di
Garboli e nel suo libro segreto (la bibliografia come somma di
libri che a sua volta diventa il Libro) scritto per accenni e
richiami, spostamenti e inversioni, salti di tempo e di spazio,
nuove geografie. Ma emerge anche un altro aspetto da queste
bibliografia: Garboli aveva in sé il DNA dello scrittore
che, come recitava lo stesso programma di «Paragone»,
«non è tanto superbo o modesto da rivolgersi a una
mano di confratelli, difesi da torri di volumi e paralizzate di
manoscritti, bensì a chi legge per istinto, al lettore
sprovveduto di tutto fuorché di vocazione».
Simone Volpato
Università degli studi di Udine