Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2010 n. 4 p. 443-445La prima edizione delle Guidelines for legislative libraries (edited by Dermot
Englefield, Munchen: Saur) risale al 1993. Gli anni passati da allora sono in assoluto
un tempo lungo, ma in questo caso possono essere considerati un tempo lunghissimo,
giacché si è trattato degli anni che hanno visto il boom di Internet, con
la conseguente profonda rivoluzione del panorama informativo e le altrettanto
significative trasformazioni del contesto sociale e culturale di riferimento delle
biblioteche. Dunque, si sentiva certamente il bisogno di una nuova edizione che
analizzasse elementi di continuità e discontinuità nel settore delle
legislative libraries.
L'autore della nuova edizione, Keith Cuninghame,
componente del senior management team della biblioteca della House of
Commons, prende atto dei cambiamenti intervenuti dall'uscita della prima e precisa
che questa nuova edizione non è semplicemente un aggiornamento della precedente,
ma ha comportato una sua completa riscrittura.
Innanzitutto, si deve precisare che l'espressione legislative libraries fa
riferimento all'insieme delle biblioteche istituite per servire assemblee legislative,
quelle che altrove vengono chiamate biblioteche parlamentari. Tale espressione, poco
comune in Italia, è stata scelta perché, in qualche modo, più
inclusiva e più facilmente associabile non solo alle biblioteche dei parlamenti
nazionali, ma anche a quelle che servono le assemblee legislative regionali o
locali.
Le linee guida si articolano in 17 capitoli, che coprono sostanzialmente tutte le aree
di interesse per le biblioteche parlamentari, dai bisogni cui devono rispondere ai
servizi da offrire, dalle politiche di sviluppo delle collezioni ai servizi di
informazione e di ricerca, dalla gestione del personale all'uso delle tecnologie, dalle
relazioni con altri settori dell'istituzione parlamentare alle possibili altre funzioni
che possono essere chiamate a svolgere (ad esempio, servizio informativo per il
pubblico e per le scuole e archiviazione della documentazione parlamentare).
Il secondo capitolo, The needs of parliaments for information, risulta
particolarmente denso di spunti di riflessione, poiché l'autore prova a spiegare
perché, in un'epoca in cui la disponibilità di informazioni è
sempre più estesa, le fonti informative stanno convergendo al digitale e i
legislatori sono chiamati a occuparsi di questioni sempre più di dettaglio e
sempre più interrelate, ma in tempi sempre più stretti e con pressioni
sempre più forti, c'è ancora bisogno delle biblioteche parlamentari.
Sostanzialmente, Cuninghame riassume in sette punti la risposta a questo
interrogativo:
- i servizi parlamentari sono espressamente dedicati al parlamento, ai suoi bisogni e
ai suoi temi e modalità di lavoro;
- lavorano per il parlamento e non per il governo;
- sono imparziali;
- offrono sintesi provenienti da diverse fonti;
- coprono un ampio spettro delle politiche pubbliche;
- garantiscono la necessaria privacy alle richieste dei parlamentari;
- svolgono un servizio di memoria collettiva per il parlamento.
Interessante anche la definizione che l'autore dà di queste biblioteche,
mettendone in evidenza il sostanziale paradosso di fondo che le caratterizza.
«While legislative libraries can be seen as special libraries in the narrow sense
that they are providing services for a specialised clientele, they differ from many
such libraries in that they need to be willing to provide information on the breadth of
human knowledge, rather than concentrating on a range of subjects relevant to a
specialist clientele. In a nutshell parliament is interested in the whole universe of
knowledge». Si sottolinea, dunque, che le biblioteche parlamentari sono
biblioteche speciali dal punto di vista dell'utenza e dell'istituzione che servono, ma
di fatto si trovano a dover rispondere a necessità informative ad ampio raggio
dal momento che l'attività legislativa può riguardare qualunque sfera
della vita e qualunque settore disciplinare. Nel definire più nel dettaglio tali
bisogni informativi, l'autore aggiunge che i membri del parlamento e coloro che
lavorano nell'ambito dell'attività parlamentare sono, di solito, da un lato
specialisti in determinati settori o argomenti rispetto ai quali hanno una conoscenza
ampia ed approfondita – facendo talvolta da punto di riferimento informativo
all'interno dell'istituzione –; dall'altro, si trovano a doversi occupare di
settori e temi a loro quasi completamente estranei e su cui hanno bisogno di farsi
rapidamente un'idea complessiva, ma anche aggiornata e puntuale. Anche da questo punto
di vista, si delinea dunque un sostanziale paradosso cui le biblioteche parlamentari
devono rispondere. Ossia si chiede loro, per un verso, di comportarsi come biblioteche
di alta specializzazione, capaci di fornire informazioni tecniche e di dettaglio
(spesso fattuali) su temi e argomenti molto particolari, per l'altro, di svolgere un
ruolo di divulgazione di taglio politico, dunque di fornire prodotti informativi di
sintesi e già parzialmente elaborati che offrano una panoramica su un tema di
interesse o di attualità rispondente alle necessità della vita
politica.
Cuninghame mette, inoltre, in evidenza le importanti problematiche legate al rapporto
tra i servizi informativi e quelli più propriamente di ricerca, che, a seconda
delle istituzioni, possono convergere in un'unica struttura oppure risiedere in settori
diversi, senza dimenticare che la profonda trasformazione del contesto di riferimento
sta modificando non solo il tipo di richieste informative, ma anche quelle di ricerca e
approfondimento provenienti dal mondo politico. Il tempo dell'approfondimento di
carattere accademico sembra in parte superato, così come l'informazione di base,
puramente bibliografica e "di prima necessità", è ormai per gran parte
coperta da fonti facilmente accessibili dagli utenti finali. Piuttosto, un fenomeno di
convergenza tra bisogni informativi e di ricerca sembra caratterizzare sempre di
più gli ultimi anni.
Trattandosi di Guidelines, e non di un saggio di approfondimento, l'autore, pur
riconoscendo le complessità e la fase di transizione che le biblioteche
parlamentari stanno vivendo, non può portare fino in fondo questa riflessione
teorica dovendo fare i conti con l'esistente, che è vario (anche in conseguenza
della varietà geografica e culturale che contiene) e al cui interno c'è
ancora tutto il passato e solo una parte del futuro. Così, nei capitoli dedicati
alle collezioni, ai servizi, alla gestione del budget, alle collezioni,
l'approccio torna ad essere più cauto e tradizionale, nel tentativo di fornire
una indicazione – e in qualche modo anche una giustificazione teorica – a
caratteristiche di queste biblioteche che sono fortemente messe in discussione dai
processi in corso (la gestione degli spazi fisici, il servizio di reference, i
criteri di selezione del materiale bibliografico e i rapporti tra risorse cartacee ed
elettroniche).
Infine, nell'ultimo capitolo, l'autore, pur consapevole di non poter dare alcun tipo di
risposta definitiva alle contraddizioni che le biblioteche parlamentari devono
affrontare, nella necessità di confrontarsi col mercato e le conseguenze della
crisi economica da un lato, e di ripensare se stesse in relazione al mutato contesto
informativo dall'altro, riepiloga alcuni dei temi che, a suo parere, dovrebbero essere
tenuti in particolare considerazione per il futuro:
Forse sarebbe stato utile aggiungere qualcosa in merito alla necessità per
biblioteche e bibliotecari parlamentari di avviare forme di cooperazione e contatto con
il mondo esterno all'istituzione, cui tradizionalmente si sono mostrati piuttosto
refrattari.
Inoltre, un approfondimento sulle modalità di funzionamento dell'attività
parlamentare e sul modo in cui questa è cambiata e continua a cambiare
aiuterebbe forse a meglio inquadrare le prospettive future di queste biblioteche.
In ogni caso, le sfide sono numerose e per niente banali; la speranza è che i
bibliotecari siano capaci di guardare con mente aperta a tali sfide, evitando di cedere
alla tentazione di una difesa priva di autocritica, come puntualmente Tim Spalding fa
osservare in riferimento alle biblioteche in generale:
«Here's the easy challenge. Pit the internet against libraries, refuse to learn
from the internet, ignore other changes in the information landscape, pin your value on
marginal situations and remnant attitudes, and insist that whatever libraries did in
1990 is of eternal, constant value. Make anyone who sees otherwise into a barbarian and
wait for the inevitable result of being so wrong.
Here's the hard challenge. Figure out what has in fact changed, and what is changing
rapidly. Understand that arguments like 'not everything is digitized' and 'not everyone
has computers', though true, are less effective arguments with each passing year.
And then, in that light, built the library back up. Figure out what it does that won't
be washed away over time. Figure out what can be jettisoned now, to save funds and
effort for more effective opportunities. Figure out what libraries aren't doing, or
aren't doing very much of, that can provide new value and new reasons for existing. In
short, look into the abyss and start building a bridge over it» (Tim Spalding, in
http://www.librarything.com/topic/93959) .
Anna Galluzzi
Biblioteca del Senato Giovanni Spadolini