[AIB] Associazione italiana biblioteche. BollettinoAIB 2010 n. 4 p. 443-445
AIB-WEB | BollettinoAIB | Sommario 2010 n. 4

RECENSIONI E SEGNALAZIONI


Keith Cuninghame. Guidelines for legislative libraries. 2nd, completely updated and enlarged edition. Berlin: De Gruyter Saur, 2009. 135 p. (IFLA Publications; 140). ISBN 978-3-598-22045-6. EUR 89,95 (IFLA members EUR 69,95).

La prima edizione delle Guidelines for legislative libraries (edited by Dermot Englefield, Munchen: Saur) risale al 1993. Gli anni passati da allora sono in assoluto un tempo lungo, ma in questo caso possono essere considerati un tempo lunghissimo, giacché si è trattato degli anni che hanno visto il boom di Internet, con la conseguente profonda rivoluzione del panorama informativo e le altrettanto significative trasformazioni del contesto sociale e culturale di riferimento delle biblioteche. Dunque, si sentiva certamente il bisogno di una nuova edizione che analizzasse elementi di continuità e discontinuità nel settore delle legislative libraries.
L'autore della nuova edizione, Keith Cuninghame, componente del senior management team della biblioteca della House of Commons, prende atto dei cambiamenti intervenuti dall'uscita della prima e precisa che questa nuova edizione non è semplicemente un aggiornamento della precedente, ma ha comportato una sua completa riscrittura.
Innanzitutto, si deve precisare che l'espressione legislative libraries fa riferimento all'insieme delle biblioteche istituite per servire assemblee legislative, quelle che altrove vengono chiamate biblioteche parlamentari. Tale espressione, poco comune in Italia, è stata scelta perché, in qualche modo, più inclusiva e più facilmente associabile non solo alle biblioteche dei parlamenti nazionali, ma anche a quelle che servono le assemblee legislative regionali o locali.
Le linee guida si articolano in 17 capitoli, che coprono sostanzialmente tutte le aree di interesse per le biblioteche parlamentari, dai bisogni cui devono rispondere ai servizi da offrire, dalle politiche di sviluppo delle collezioni ai servizi di informazione e di ricerca, dalla gestione del personale all'uso delle tecnologie, dalle relazioni con altri settori dell'istituzione parlamentare alle possibili altre funzioni che possono essere chiamate a svolgere (ad esempio, servizio informativo per il pubblico e per le scuole e archiviazione della documentazione parlamentare).
Il secondo capitolo, The needs of parliaments for information, risulta particolarmente denso di spunti di riflessione, poiché l'autore prova a spiegare perché, in un'epoca in cui la disponibilità di informazioni è sempre più estesa, le fonti informative stanno convergendo al digitale e i legislatori sono chiamati a occuparsi di questioni sempre più di dettaglio e sempre più interrelate, ma in tempi sempre più stretti e con pressioni sempre più forti, c'è ancora bisogno delle biblioteche parlamentari. Sostanzialmente, Cuninghame riassume in sette punti la risposta a questo interrogativo:
- i servizi parlamentari sono espressamente dedicati al parlamento, ai suoi bisogni e ai suoi temi e modalità di lavoro;
- lavorano per il parlamento e non per il governo;
- sono imparziali;
- offrono sintesi provenienti da diverse fonti;
- coprono un ampio spettro delle politiche pubbliche;
- garantiscono la necessaria privacy alle richieste dei parlamentari;
- svolgono un servizio di memoria collettiva per il parlamento.
Interessante anche la definizione che l'autore dà di queste biblioteche, mettendone in evidenza il sostanziale paradosso di fondo che le caratterizza. «While legislative libraries can be seen as special libraries in the narrow sense that they are providing services for a specialised clientele, they differ from many such libraries in that they need to be willing to provide information on the breadth of human knowledge, rather than concentrating on a range of subjects relevant to a specialist clientele. In a nutshell parliament is interested in the whole universe of knowledge». Si sottolinea, dunque, che le biblioteche parlamentari sono biblioteche speciali dal punto di vista dell'utenza e dell'istituzione che servono, ma di fatto si trovano a dover rispondere a necessità informative ad ampio raggio dal momento che l'attività legislativa può riguardare qualunque sfera della vita e qualunque settore disciplinare. Nel definire più nel dettaglio tali bisogni informativi, l'autore aggiunge che i membri del parlamento e coloro che lavorano nell'ambito dell'attività parlamentare sono, di solito, da un lato specialisti in determinati settori o argomenti rispetto ai quali hanno una conoscenza ampia ed approfondita – facendo talvolta da punto di riferimento informativo all'interno dell'istituzione –; dall'altro, si trovano a doversi occupare di settori e temi a loro quasi completamente estranei e su cui hanno bisogno di farsi rapidamente un'idea complessiva, ma anche aggiornata e puntuale. Anche da questo punto di vista, si delinea dunque un sostanziale paradosso cui le biblioteche parlamentari devono rispondere. Ossia si chiede loro, per un verso, di comportarsi come biblioteche di alta specializzazione, capaci di fornire informazioni tecniche e di dettaglio (spesso fattuali) su temi e argomenti molto particolari, per l'altro, di svolgere un ruolo di divulgazione di taglio politico, dunque di fornire prodotti informativi di sintesi e già parzialmente elaborati che offrano una panoramica su un tema di interesse o di attualità rispondente alle necessità della vita politica.
Cuninghame mette, inoltre, in evidenza le importanti problematiche legate al rapporto tra i servizi informativi e quelli più propriamente di ricerca, che, a seconda delle istituzioni, possono convergere in un'unica struttura oppure risiedere in settori diversi, senza dimenticare che la profonda trasformazione del contesto di riferimento sta modificando non solo il tipo di richieste informative, ma anche quelle di ricerca e approfondimento provenienti dal mondo politico. Il tempo dell'approfondimento di carattere accademico sembra in parte superato, così come l'informazione di base, puramente bibliografica e "di prima necessità", è ormai per gran parte coperta da fonti facilmente accessibili dagli utenti finali. Piuttosto, un fenomeno di convergenza tra bisogni informativi e di ricerca sembra caratterizzare sempre di più gli ultimi anni.
Trattandosi di Guidelines, e non di un saggio di approfondimento, l'autore, pur riconoscendo le complessità e la fase di transizione che le biblioteche parlamentari stanno vivendo, non può portare fino in fondo questa riflessione teorica dovendo fare i conti con l'esistente, che è vario (anche in conseguenza della varietà geografica e culturale che contiene) e al cui interno c'è ancora tutto il passato e solo una parte del futuro. Così, nei capitoli dedicati alle collezioni, ai servizi, alla gestione del budget, alle collezioni, l'approccio torna ad essere più cauto e tradizionale, nel tentativo di fornire una indicazione – e in qualche modo anche una giustificazione teorica – a caratteristiche di queste biblioteche che sono fortemente messe in discussione dai processi in corso (la gestione degli spazi fisici, il servizio di reference, i criteri di selezione del materiale bibliografico e i rapporti tra risorse cartacee ed elettroniche).
Infine, nell'ultimo capitolo, l'autore, pur consapevole di non poter dare alcun tipo di risposta definitiva alle contraddizioni che le biblioteche parlamentari devono affrontare, nella necessità di confrontarsi col mercato e le conseguenze della crisi economica da un lato, e di ripensare se stesse in relazione al mutato contesto informativo dall'altro, riepiloga alcuni dei temi che, a suo parere, dovrebbero essere tenuti in particolare considerazione per il futuro:

Forse sarebbe stato utile aggiungere qualcosa in merito alla necessità per biblioteche e bibliotecari parlamentari di avviare forme di cooperazione e contatto con il mondo esterno all'istituzione, cui tradizionalmente si sono mostrati piuttosto refrattari.
Inoltre, un approfondimento sulle modalità di funzionamento dell'attività parlamentare e sul modo in cui questa è cambiata e continua a cambiare aiuterebbe forse a meglio inquadrare le prospettive future di queste biblioteche.
In ogni caso, le sfide sono numerose e per niente banali; la speranza è che i bibliotecari siano capaci di guardare con mente aperta a tali sfide, evitando di cedere alla tentazione di una difesa priva di autocritica, come puntualmente Tim Spalding fa osservare in riferimento alle biblioteche in generale:
«Here's the easy challenge. Pit the internet against libraries, refuse to learn from the internet, ignore other changes in the information landscape, pin your value on marginal situations and remnant attitudes, and insist that whatever libraries did in 1990 is of eternal, constant value. Make anyone who sees otherwise into a barbarian and wait for the inevitable result of being so wrong.
Here's the hard challenge. Figure out what has in fact changed, and what is changing rapidly. Understand that arguments like 'not everything is digitized' and 'not everyone has computers', though true, are less effective arguments with each passing year.
And then, in that light, built the library back up. Figure out what it does that won't be washed away over time. Figure out what can be jettisoned now, to save funds and effort for more effective opportunities. Figure out what libraries aren't doing, or aren't doing very much of, that can provide new value and new reasons for existing. In short, look into the abyss and start building a bridge over it» (Tim Spalding, in http://www.librarything.com/topic/93959) .

Anna Galluzzi
Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”


N.B. Sorry, no English abstract is available.
Copyright AIB 2010-03-26, a cura di Giuliana Zaffuto
URL: http://www.aib.it/aib/boll/2010/1004443.htm

AIB-WEB | BollettinoAIB | Sommario 2010 n. 4