AIB Vita dell'AssociazioneLa legge, nel fissare alcuni princìpi generali e standard qualitativi, che di norma tutti sono tenuti a rispettare e che si possono fissare in una "carta dei servizi" (sono convinto che la legge quadro debba contenere in allegato una bozza di "carta dei servizi", con l'indicazione di alcuni parametri quantitativi e qualitativi che le biblioteche si impegnano a rispettare), può indicare anche i requisiti dimensionali delle "unità territoriali di base" (scelgo questa dizione per semplicità e comodità, ma non sto proponendo che sia questo il nome da dare alla "cosa" di cui sto parlando) in cui si potrà articolare la rete dei servizi bibliotecari. Non so fino a che punto questo discorso, che come dicevamo nel corso della riunione può avere una certa assonanza con le USL, può essere fatto in una legge nazionale senza interferire con le competenza e l'autonomia di chi (le Regioni) ha la titolarità dell'organizzazione dei servizi sul territorio.
Senza cadere nella tentazione di voler istituire nuovi organismi o di dar vita ad un "sistema organico" (espressione che giustamente non piace a Traniello), potremmo parlare di standard biblioteconomici (e non amministrativi, urbanistici, geo-politici, etc.) al di sotto dei quali non è possibile garantire servizi di qualità: in questo senso il discorso mi pare praticabile.
Infatti esso consente:
*FONTE: Elaborazione su dati ISTAT e AIE.
Ciò equivale a dire che un insieme di biblioteche pubbliche dovrebbe offrire al proprio bacino di utenza almeno una copia di tutte le pubblicazioni italiane che possono corrispondere ai bisogni di lettura e di informazione del proprio pubblico. La stima di una soglia minima di 15.000 nuove accessioni annue è approssimata per difetto, anche perché non tiene conto della necessità di acquisire più di un esemplare dei titoli maggiormente richiesti e di acquisire almeno qualche titolo straniero.
I dati sulle acquisizioni delle biblioteche pubbliche italiane sono mediamente piuttosto lontani da questi parametri: in parecche regioni forse solo un sistema di dimensione provinciale potrebbe raggiungere il tetto minimo dei 15.000 nuovi acquisti all'anno o quanto meno avvicinarsi ad esso.
So che il discorso "puzza" di Piano L, Servizio Nazionale di Lettura e Centri rete, ma credo che - analogamente a quanto lo Stato sta facendo col Piano d'azione Mediateca 2000, col sostegno dell'AIB e andando un po' oltre le proprie competenze - non sarebbe scandaloso se si decidesse di agevolare (in varie forme, dalle tecnologie all'edilizia, dalla consulenza organizzativa a quant'altro) l'attivazione di servizi di secondo livello, capaci di sostenere l'attività delle singole strutture e di produrre economie di scala proprio nell'utilizzo delle risorse che scarseggiano maggiormente (risorse finanziarie, risorse documentarie, risorse umane). All'interno di ogni "unità territoriale di base" andrebbero garantite quelle funzioni tecniche che, nell'esperienza italiana dei sistemi bibliotecari, sono quelle solitamente esercitate da un Centro sistema:
- Formazione ed aggiornamento del personale;
- Automazione dei cataloghi e dei servizi;
- Consulenza tecnico-biblioteconomica;
- Coordinamento e sviluppo delle raccolte librarie e documentarie;
- Documentazione, statistica e controllo di qualità dei servizi;
- Progettazione e gestione sperimentale di nuovi servizi;
- Progettazione e manutenzione per le sedi;
- Promozione, comunicazione e immagine;
- Coordinamento delle attività di promozione della lettura e dei rapporti con altre istituzioni;
- Realizzazione di convegni, esposizioni e altre manifestazioni culturali;
- Attività editoriali.
Tali funzioni andrebbero coperte in primo luogo dagli istituti bibliotecari più solidi presenti in un determinato ambito territoriale, e che potrebbero assumere compiti di coordinamento all'interno di ciascuna "unità territoriale di base", ma potranno anche essere distribuite fra le diverse biblioteche aderenti ad una rete locale. Traducendosi queste attività in un onere maggiore per quel comune che si farà carico di esse, è evidente che bisognerà prevedere un loro sostegno da parte delle biblioteche partecipanti alla rete, delle province, della Regione. Si può pensare alla stipula di una convenzione di servizio tra il comune che eroga alcuni servizi di rilevanza sovracomunale ad un territorio più ampio e le strutture che ne usufruiscono. Ma su questo genere di questioni credo che la legge quadro non possa e non debba entrare.
Si include nel materiale di riferimento anche la legge quadro attualmente in vigore in Svezia in quanto potrebbe fornire spunti sia per la definizione del testo che per l'elaborazione degli standard di cui all'Appendice 1