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Seminario AIB-WEB
Per un'integrazione delle risorse in rete
Roma, 27 maggio 1998

WWW da scrivere
Per un'integrazione delle risorse in rete
Coordina Maria Luisa Ricciardi.


La sindrome del clic finale / Ezio Tarantino

Parlando di "risorse per bibliotecari" occorre distinguere, innanzitutto, tra risorse più strettamente biblioteconomiche e quelle di reference per così dire "puro" (i repertori, insomma), quelle, cioè, che costituiscono strumento privilegiato per instradare l'utente verso il soddisfacimento di una ricerca.

Nella mia esperienza personale, devo dire che se si vuole andare al di là della "semplice" raccolta di indici, e se si vuole quindi maturare l'ambizione di arrivare alla localizzazione del documento finale ci si imbatte in notevoli difficoltà. Nel senso che la definizione di un obiettivo nitido di ricerca è terribilmente complicata da una serie di ostacoli per i quali non sono ancora conosciuti gli antidoti. Sto parlando della autorevolezza del documento-internet. Sto parlando di contenuti. Cosa è che indicizziamo, o che altri hanno indicizzato?

Oggi la dimensione del dibattito sui metadata è senza dubbio prevalente (ampia al punto da non potervi in questo momento neppure fare neanche un accenno). Mi pare corretto avanzare comunque dei dubbi sull'operazione in sé. Internet è sempre più pieno di menu che ci offrono piatti dal nome esotico che nessuno ha il tempo, o la voglia, di assaggiare. O, se non piacciono le metafore, direi che è un catalogo flaubertiano di articoli che pochi comprano e utilizzano. L'importante è il catalogo.

Oltre tutto troppo spesso manca il feedback. Ma vorrei andare oltre: manca la domanda. Non sapendo chi è il destinatario del nostro repertorio non abbiamo gli strumenti per valutarne l'impatto, e nemmeno per affinare un'efficace metodologia di misurazione dell'impatto stesso.

Di questa mancata conoscenza del nostro orizzonte d'attesa indicherei almeno due le cause: limiti oggettivi dell'utente e limiti di Internet.

Limiti dell'utente:

- il lavoro di indicizzazione delle risorse è quasi certamente orientato verso un utente-collega. Io "so" che il mio repertorio sarà consultato da un altro bibliotecario. Non so, ma immagino di no, se verrà mai consultato da un architetto. Si crea così una rete di reference manager che si consultano a vicenda in un modo che rischia, davvero, di risolversi in un esercizio autoreferenziale. Una sorta di intranet pubblica dai confini incerti.

Limiti di internet:

- Il problema dei problemi è quello della certificazione di qualità: è possibile delegare a un motore di ricerca? e se no, a chi, e su quali norme condivise? Qual è l'attuale livello qualitativo dei documenti in internet? Credo che, salvo per alcune discipline fortunate, sia abbastanza scadente.

I migliori siti ci paiono sempre quelli che lo sono da un punto di vista, per dir così, biblioteconomico (solide strutture gerarchizzate, solide basi catalografiche, scopi chiari, percorsi facili). E non siamo solo noi bibliotecari a pensarlo. Torno a dire: il dibattito oggi è tutto orientato sull'aspetto "meta", al punto che del documento finale quasi ci si disinteressa, il contenuto passa in secondo piano.

Domanda: ma l'ultimo clic, quello che ci porta alla risorsa di grado zero, chi lo fa?

Nessun ricercatore si riterrebbe soddisfatto davanti alla perfezione della struttura dei Current contents e dell'Avery Index. La sua domanda informativa è puntuale ed esige soddisfazione.

Di fronte alle risorse in internet sembra che si conceda al ricercatore questo svantaggio: che, davanti a questa Ferrari si contenti di ammirarne la carrozzeria e i sedili in pelle: a patto che la lasci lì dov'è e non si sogni nemmeno di volerla guidare.

La spiegazione, una possibile, sta logicamente nella novità Internet: non è così strano che gli abitanti di questo nuovo pianeta per prima cosa cerchino di descriverlo, di disegnarne la mappa per orizzontarsi.

Quello che fa imbrogliare la matassa è che per descrivere questo pazzo mondo non si può (pena il fallimento un po' patetico delle prime Internet Yellow pages, carta straccia un mese dopo la pubblicazione) applicare alla nuova risorsa elettronica un modello descrittivo linguistico preesistente. La cosa-internet e la descrizione-della-cosa-internet stanno crescendo insieme e utilizzano lo stesso modello metaforico, la stessa astrazione. Non c'è sfasatura: non c'è un linguaggio che si applica ad un altro linguaggio.

Ma non basta: si potrebbe osservare infatti che anche un repertorio cartaceo di opere cartacee agisce, analogamente, sullo stesso piano linguistico. Ma una cosa è rimanere nell'ambito del linguaggio "naturale"; altra cosa è ricorrere ad una elaborazione metaforica "pura", non "applicata" come il linguaggio di un ipertesto.

E' come voler spiegare la flora piantando un albero che la descriva.

Affascinante. Evanescente. Virtuale.

E il CWIB (Coordinamento WWW italiani per bibliotecari) come si configura in tutto questo discorso?

Bene, secondo me i bibliotecari possono tirare un sospiro di sollievo. Noi siamo immuni. Noi a un passo dall'ultima risorsa noi non ci fermiamo. Noi non sappiamo cos'è la sindrome del clic finale. A noi interessa anche quello che c'è scritto, e non solo la forma. Scopriamo le carte.

C'è da dire che, a parte il lavoro di indicizzatori di indici, che da solo basta a soddisfare almeno una parte del nostro mandato, noi abbiamo la fortuna di trovare in internet molto materiale utile, qualche volta indispensabile, per la nostra professione; lo stesso non posso dire per le discipline di cui mi occupo, quelle dell'architettura, o dell'ingegneria civile, per le quali, quando si è fortunati, si possono utilmente indicare all'ipotetico utente elenchi di siti istituzionali (che però di rado forniscono online materiale utile alla ricerca), indirizzari di università straniere o di industrie delle piastrelle... un buon elenco del telefono planetario.



Copyright AIB 2000-03-02, a cura di Serafina Spinelli
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