[AIB]

54º Congresso nazionale AIB

Le politiche delle biblioteche in Italia
Il sistema bibliotecario nazionale

Firenze, Palazzo dei Congressi
6–8 novembre 2007


Programma 54º Congresso AIB

Dibattito

Renato TamburriniUniversità di Pisa

Le relazioni dei colleghi, che hanno toccato praticamente tutti i punti qualificanti e le problematiche in corso nei sistemi bibliotecari di ateneo, offrono sicuramente moltissimi spunti di riflessione. Per parte mia vorrei sottolineare un paio di punti sui quali credo che sia necessario esercitare una certa attenzione, anche per evitare scorciatoie mentalmente e dunque organizzativamente pericolose.

La prima riflessione la devo all'intervento di Giulia Maraviglia. Le Università, che non a caso sono un classico "corpo" nato nel Medio Evo, hanno nel patrimonio genetico un'eredità fortemente segnata dai valori di autonomia e di libertà. Semplificando molto direi che, se da una parte queste caratteristiche, quando non completamente conculcati, hanno consentito nel tempo la crescita della ricerca e una relativa indipendenza della cultura dai poteri vigenti, dall'altra hanno reso più problematiche le azioni di razionalizzazione e di standardizzazione.

Anche nella formazione e nello sviluppo dei sistemi bibliotecari di ateneo, a cui abbiamo assistito negli ultimi 15-20 anni, non attribuirei soverchia importanza agli aspetti "sovrastrutturali" e culturali: nascono soprattutto dalla pressione di necessità "strutturali", come l'automazione del catalogo, l'aumento della spesa per materiale bibliografico, la progressiva ridotta appetibilità di un modello (la biblioteca di istituto) basata su una realtà basata sostanzialmente su 1 docente, qualche assistente e pochi studenti. Ma direi che il fattore decisivo è stato quello tecnologico: gli aspetti critici che preesistevano alla fase informatica (doppioni, dispersione, servizi scadenti) pur segnalati almeno dagli anni 70, non hanno comportato una spinta decisa verso nuovi modelli organizzativi. Aggiungo che ancora oggi l'esistenza dei sistemi bibliotecari di ateneo -in qualche misura inevitabile per le università- contrasta con la spinta profonda (si potrebbe dire "entropica") a organizzare tutti i servizi -tendenzialmente al limite- attorno alla singola "cattedra". Perciò farei molta attenzione anche a immaginare livelli organizzativi superiori e superfetazioni burocratiche di organismi che non siano strettamente federativi nella struttura e rigorosamente circostanziati negli obiettivi.

Gli atenei spesso sono in sostanziale competizione; si possono aggregare più o meno occasionalmente in presenza di obiettivi o pericoli comuni. In questo momento la spesa crescente per l'approvvigionamento di letteratura scientifica in formato elettronico è di sicuro una preoccupazione condivisa, almeno negli organi di governo e in chi condivide comunque responsabilità gestionali. Altri ve ne possono essere, ma è necessario individuarli, definirli, e sempre circostanziarli. Ciò di cui veramente non c'è bisogno e è un superdirettorio a caratteristiche para-ministeriali.

Un altro aspetto su cui vorrei richiamare al vostra attenzione mi viene suggerito dall'intervento di Antonio Scolari. Il primo vagone del nostro treno ha raggiunto la zona della problematica connessione tra gli opac, i full text, i motori di ricerca e in genere tutto il mondo del Web2; i vagoni intermedi sono attestati sulla ricerca nell'opac, ma abbiamo ancora in fondo un paio di vagoni con i cataloghi cartacei e perfino, in qualche caso, collezioni non catalogate. Questa è la carovana organizzativa che si sposta; i primi vagoni nel futuro, gli ultimi nella preistoria del catalogo e – di conseguenza - dei servizi. Con un'altra immagine direi che possiamo parlare di una doppia, anzi tripla voragine: opac che non stanno in Google, cartacei che non stanno in opac, libri senza catalogo, neppure cartaceo. Mentre si è aperta una grossa voragine tra gli opac e il mondo "full-text + google", sulla quale bisogna lavorare con intelligenza, non si sono ancora chiuse le grandi voragini del post-automazione, quella tra i documenti con i dati nell'opac e quelli fuori o addirittura mai catalogati Sicché, per farla breve, alla suggestiva immagine conclusiva di Maurizio Di Girolamo (il maratoneta che taglia il traguardo), che resta comunque un buon auspicio almeno quanto alla nostra tempistica, vorrei affiancare quella del pellegrino per l'appunto medievale, che nel suo cammino si porta dietro con fatica il peso di varie bisacce e sporte, mentre la meta ancora non si intravede con totale chiarezza e, soprattutto, le carte non segnalano tutto ciò che sarebbe auspicabile, in particolare gli imprevisti e i cambiamenti subitanei a cui costringe la via.

Giuliana GiustinoUniversità di Milano

Esprimo grande interesse per le relazioni tutte ricche di spunti su cui, purtroppo, non c'è molto tempo per discutere e sarebbe auspicabile in futuro si potesse avere più tempo per la sessione dedicata all'Università.

Relativamente al sistema nazionale delle biblioteche accademiche mi è sembrato importante sottolineare che l'adesione, in questi giorni, di quasi tutte le universita' al blocco degli abbonamenti, nell'ambito delle trattative Elsevier e Springer , rappresenta un "agire comune, un fare sistema" che è diretta attuazione delle linee a suo tempo elaborate dal GLSB relativamente ai contratti nazionali. Il fatto poi che il primo contratto (se la trattativa va in porto) sia firmato dalla Crui puo' rappresentare un primo passo verso l'assunzione, da parte del sistema universitario nazionale, di spese (l'iva?) relative alle risorse informative necessarie alla ricerca di tutti gli Atenei.

Altri aspetti propri del sistema nazionale delle biblioteche accademiche sono la conservazione cooperativa cartacea e digitale e una politica di document delivery che possa aiutarci a "reggere" nei casi di contrapposizione dura con gli editori. Altro aspetto da non trascurare e su cui concentrare la nostra attenzione è lo sviluppo di una politica di digitalizzazione ragionata.

Luca BurioniE.S. Burioni Ricerche Bibliografiche

Vorrei fare qualche considerazione su alcuni aspetti affrontati negli interventi dei relatori.

Scolari ha affrontato il problema del rapporto fra servizi bibliotecari, didattica e ricerca. Le persone con cui ho avuto occasione di parlare negli ultimi 18 mesi sanno che questo è il mio ultimo pallino. Credo che la sfida sarà quella di organizzare servizi all'interno degli ambienti di lavoro digitali per la didattica e la ricerca. Come andiamo a incontrare gli utenti nella loro "filiera"? Come è organizzata la filiera della ricerca? Quali contributo possiamo dare in questo senso?

Anche le problematiche discusse da Bellini sugli institutional repositories trovano una loro collocazione se affrontate all'interno di una "filiera", in cui il deposito del proprio lavoro (e del materiale relativo) negli IA sia il risultato di un processo naturale, fluido e a valore aggiunto per il ricercatore, piuttosto che un adempimento quasi burocratico.

Circa l'intervento di Di Girolamo, credo si sia fatto bene a iniziare a misurare la performance dei fornitori e che bisogna costruire una cultura in questo senso. Nel limite delle regole esistenti, bisognerebbe che queste misurazioni fossero in qualche modo pubbliche, non per fare graduatorie, ma per servire da stimolo e da indicazione per le aziende sui propri processi interni, investimenti, priorità.

A questo proposito bisognerebbe, in modo forse un po' piu incisivo di quanto suggerito da Bardi, misurare le performance anche delle aggregazioni consortili e dei consorzi, perché credo che in qualche caso il rapporto costi/benefici andrebbe valutato attentamente.

A proposito della nuova indagine GIM appena partita, suggerirei di trovare un momento di confronto con le aziende del settore, in quanto nei risultati della prima indagine c'erano delle macroscopiche discrepanze fra la spesa delle biblioteche, per esempio in risorse elettroniche, e il fatturato delle principali aziende.

Infine, sulla relazione di apertura di Maraviglia, mi sembra di potere condividere l'enfasi sulla necessità di fare sistema, anche se, tenuto conto delle caratteristiche italiane, credo si debba essere consapevoli di un rischio di centralizzazione burocratica, che poco si concilierebbe con le potenzialità dei sistemi bibliotecari universitari.

Onofrio ErriquezUniversità di Bari

Sono un fisico e sono qui in quanto ho l'onore e l'onere di essere stato delegato dal Rettore a coordinare il Sistema Bibliotecario di Ateneo.

Ho seguito con estremo interesse gli interventi di tutti gli oratori e, se mi è consentito, vorrei porgere una domanda a ciascuno di essi.

Vorrei che Giulia MARAVIGLIA ci desse qualche suggerimento o informazione in merito alla incentivazione del personale bibliotecario. Un obiettivo che mi sta molto a cuore è riuscire ad ampliare l'orario di apertura delle biblioteche ma ritengo che, senza adeguate politiche di incentivazione, il problema sia irrisolvibile. A Bari si fa continuamente ricorso a personale co.co.co. ma tale strumento si è rivelato non molto efficace.

A Maurizio DI GIROLAMO mi sento di dire che non mi sorprende poi così tanto che nei monitoraggi dei Sistemi Bibliotecari, l'85% del tempo venga assorbito dalla raccolta dati e solo il 15% dalla loro analisi. Almeno nelle Università con molte biblioteche il numero delle persone coinvolte nella raccolta è rilevante e non omogeneo mentre l'analisi è generalmente effettuata da un gruppo di persone più ristretto e coeso. Dal suo intervento ho poi appreso che il Questionario originale GIM del 2003 prevedeva una parte relativa alla qualità dei servizi ma che la stessa è stata eliminata su richiesta del MIUR. Dato che l'attuale monitoraggio GIM non è stato commissionato dal Ministero, mi farebbe piacere che possa includere, quand'anche in un secondo momento, tale tipo di indagine. In alternativa, vorrei aver copia della parte a suo tempo cassata al fine di un'eventuale indagine locale sulla qualità.

Ringrazio Antonio SCOLARI di averci fatto notare che gli attuali sistemi di archiviazione ed interrogazione dei dati bibliografici, quali gli OPAC, risultano non molto attraenti per gli utilizzatori di Internet e che, pertanto, andrebbero migliorati. In particolare, mi farebbe piacere avere da lui suggerimenti su come rendere meno inerti i dati dei nostri Sistemi.

Paolo BELLINI ci ha ricordato di guardare con interesse ma con altrettanta attenzione agli ormai numerosi indicatori bibliometrici. Mi farebbe però piacere conoscere la sua opinione su quanto sia corretto e sicuro lasciarli sostanzialmente in mano a privati.

Nel ringraziare Luca BARDI per l'analisi sistemica ed economica delle politiche che governano le collezioni bibliografiche e le relative acquisizioni, vorrei chiedergli un parere sui cosiddetti contratti "big deal".

Maddalena MorandoPolitecnico di Torino

Le politiche di contrattazione collettiva, recentemente avviate per le trattative Elsevier e IEL, hanno messo in rilievo la difficoltà nell'individuare dei canali di comunicazione efficaci e condivisi tra editori ed utenti istituzionali. Da un lato si evidenzia la scarsa disponibilità degli editori nel comprendere una realtà come quella delle università italiane caratterizzata da un'estrema frammentazione politico-amministrativa e fortemente penalizzata da una politica nazionale di sostegno alla ricerca che non consente la formulazione di badget economici adeguati all'offerta commerciale internazionale. Dall'altro si assiste alla difficoltà delle istituzioni universitarie italiane nell'individuare forme di contrattazione standardizzate che le metta nelle condizioni di porsi come controparte fattiva e vincente nelle trattative con editori che godono di posizioni quasi monopolistiche sul mercato internazionale.

Un possibile superamento delle posizioni di mercato monopolistico è offerto oggi dallo sviluppo delle architetture Open Access, sia attraverso l'attivazione di politiche editoriali che supportino l'implementazione di Istitutional Repository per la gestione della produzione scientifica accademica, sia attraverso la realizzazione e l'utilizzo di software Open Source per la gestione di determinate funzioni biblioteconomiche.

L'editoria Open Access ha avuto un notevole sviluppo negli ultimi anni (anche in Italia) e potrebbe consentire alle istituzioni universitarie di porsi in modo concorrenziale rispetto al panorama editoriale internazionale, a patto che sappia affrontare le problematiche legate alla valutazione scientifica (Impact Factor e Peer Review) da un lato e alla condivisione dati dall'altro. La produzione di software Open Source per servizi bibliotecari ha trovato terreno fertile soprattutto in ambito statunitense (a livello italiano si assiste a pionieristici tentativi home made) e ha visto lo sviluppo di applicativi in particolare nell'ambito della gestione delle risorse elettroniche. è auspicabile che anche a livello italiano si cominci ad effettuare un'analisi ragionata e sperimentale della funzionalità di tali software che potrebbero in futuro consentire alle istituzioni accademiche e di ricerca di dotarsi di applicativi, limitando i costi di acquisizione alla sola implementazione e gestione.

In questo quadro, ben venga la proposta di Luca Burioni di un tavolo di confronto tra operatori commerciali e utenti istituzionali che agevoli la condivisione delle rispettive istanze e individui punti di contatto per l'elaborazione di strategie partecipate e quindi vantaggiose per entrambe le parti.

Paola IannucciUniversità di Ferrara

Ritengo sia cruciale sottolineare in primo luogo come il titolo di questo Convegno ci faccia riflettere sulla parola chiave 'sistema'. è infatti un punto di svolta di grande importanza per le biblioteche il passaggio dalla discussione su ‘Servizio Bibliotecario Nazionalè e 'Sistemi Bibliotecari di Ateneo' al tema di questo convegno su un possibile Sistema Bibliotecario Nazionale.

Questo tema è particolarmente importante per le biblioteche universitarie e per l'intero sistema universitario nazionale, come dimostrato in questo ultimo anno dall'attivazione di una trattativa nazionale per il rinnovo dei contratti consortili per l'accesso alle riviste elettroniche, con il potenziale di risultati che ciò comporta e su cui tutti poniamo grande fiducia.

In questo senso, mi sembra che la sede naturale per lo sviluppo di un sistema bibliotecario nazionale accademico, che sia in grado di coordinare i servizi bibliotecari delle università, quindi per la didattica e la ricerca, sia la Commissione Biblioteche della CRUI, dove i sistemi bibliotecari di Ateneo sono rappresentati.

Per diventare 'sistema', la comunicazione ha un ruolo fondamentale; questo convegno è pertanto un momento importante di confronto, che credo dovrebbe essere portato avanti con regolarità, attraverso tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione (lista di discussione, giornate seminariali, ecc.).

Colgo quindi l'occasione per comunicare gli importanti cambiamenti avvenuti a partire dal 2006 nel Sistema Bibliotecario dell'Università di Ferrara. Nell'ambito di un progetto a tutto tondo di cambiamento organizzativo avviato dai vertici dell'Ateneo nella seconda metà del 2005, il settore biblioteche è stato riorganizzato con delibera del Consiglio di Amministrazione nell'ottobre 2005, con individuazione di una struttura di governo (il Sistema Bibliotecario di Ateneo) presieduta dal delegato del Rettore per le Biblioteche e di una struttura organizzativa e gestionale (la Ripartizione Biblioteche e Archivi, che da marzo 2007 include anche i musei), coordinata da un EP dell'area biblioteche in dipendenza diretta dalla Direzione amministrativa. I due ambiti, quello politico di governo dello SBA e quello organizzativo-gestionale, sono stati pertanto definiti con responsabilità più chiare e distinte. Il punto di incontro tra la struttura di governo e l'apparato organizzativo è rappresentato dal Coordinamento tecnico, formato dai Presidente del SBA, dal Coordinatore della Ripartizione e dai Responsabili delle Biblioteche di macroarea.

Obiettivi fondamentali che hanno guidato la riorganizzazione sono la razionalizzazione delle risorse e dei processi e un più forte orientamento agli utenti, in particolare agli studenti.

Punti di partenza per la riorganizzazione del sistema sono stati quindi l'analisi dei processi e la successiva messa a punto di profili di competenza del personale (nel 2007 utilizzati in via sperimentale per la valutazione finalizzata alla formazione). Alcune novità organizzative di rilievo sono l'afferenza di tutto il personale delle biblioteche alla Ripartizione e non più alle singole biblioteche, con immediato aumento della mobilità fra le diverse strutture, e l'introduzione di un orario su turni settimanali per il personale di categoria C e B per garantire l'apertura con orario continuato dalle 9 alle 19 di tutte le biblioteche centralizzate.

Una Commissione di Valutazione, composta inizialmente da 2 membri interni e 3 membri esterni, ha il compito di monitorare il nuovo sistema e riferire annualmente i risultati al Consiglio di Amministrazione.

Il SBA è articolato in un Consiglio di gestione presieduto dal Delegato del Rettore e composto dai Presidenti dei Consigli di macroarea e da una rappresentanza studentesca, e in tre Consigli scientifici di macroarea, designati dalle Facoltà.

Il Consiglio di gestione ha il compito di coordinare la politica delle acquisizioni di interesse generale, di stabilire i criteri di ripartizione dei fondi a disposizione del Sistema Bibliotecario di Ateneo, di assegnare le risorse per le acquisizioni di interesse generale e per le necessità delle biblioteche di macroarea, e infine di proporre indirizzi generali all'organizzazione dello SBA.

I Consigli Scientifici di Macroarea hanno il compito di coordinare la politica delle acquisizioni e la relativa suddivisione dei fondi nelle diverse aree disciplinari di pertinenza.

La Ripartizione biblioteche e archivi è costituita da una struttura centralizzata di gestione dei processi generali e da strutture bibliotecarie, o punti di servizio, di macroarea; fanno parte della ripartizione anche l'ufficio protocollo e archivio.

Luca BardiPolitecnico di Milano

Domanda Erriquez: come valuta Bardi la questione dei grandi contratti per l'accesso all'intero catalogo (big deal)?

Il problema del cosiddetto big deal va inquadrato a due livelli: a livello generale occorre gestirlo come una variabile subordinata di alcune scelte strategiche che pervengono a ciascuna struttura organizzativa (ad esempio se l'ateneo è fortemente orientato a sostenere una biblioteca elettronica ampia e trasversale oppure se adotta una politica molto selettiva); a livello specifico occorre analizzare ogni singolo contratto, non è possibile a priori dire che un contratto big deal è positivo o negativo: ci saranno big deal buoni e big deal pessimi…..quindi è impossibile dare una risposta generale univoca.

Domanda Burioni: Bardi può spiegare meglio l'affermazione relativa alle caratteristiche organizzative che sarebbero di ostacolo alla costituzione di ATI?

Si tratta di una deduzione basata sull'esperienza: avendo verificato la pressoché totale inesistenza di partecipazioni in ATI a gare di appalto, conoscendo gli operatori sul mercato e non potendo attribuire la cosa a questioni di carattere psicologico (es: volontà) se ne deduce che devono sussistere motivi legati alla struttura organizzativa, sui quali peraltro sono gli operatori stessi del mercato che potrebbero dare delucidazioni.

Considerazione conclusiva Bardi: nell'ottica della possibile adesione ad un Sistema Bibliotecario Nazionale occorrerà considerare l'opportunità di farlo e le condizioni a cui farlo proprio in relazione al valore che la comunità bibliotecaria accademica e di ricerca mostrano di avere sia nella ricchezza e complessità dei temi trattati in questa occasione dai relatori sia nella qualità, interesse e partecipazione al dibattito da parte dei colleghi in sala.

Giulia MaravigliaUniversità di Firenze

Domanda: Maggiori specifiche sul concetto di rapporto tra Sistema bibliotecario e Organi di governo

Il rapporto tra Sistema bibliotecario e Organi di governo è una necessità imprescindibile. Nella pratica esso può concretizzarsi anche in una maggiore partecipazione da parte della componente bibliotecaria a quegli organismi, prevalentemente commissioni, cui nel dettaglio vengono affidati compiti istruttori in temi quali la didattica e la ricerca. Tale partecipazione va intesa come apporto in termini di sostenibilità da parte dei servizi bibliotecari per le scelte, ad esempio relative alla accensione di nuovi corsi di laurea, di corsi di dottorato, di master o corsi di perfezionamento. A ciascuna di queste attivazioni dovrebbe corrispondere il necessario supporto da parte dei servizi di documentazione. Le biblioteche invece si trovano ad affrontare le esigenze derivanti dall'allargamento o dal cambiamento dell'offerta didattica senza alcun supporto economico aggiuntivo perché non incluse nella valutazione dei costi che tali iniziative comportano per gli Atenei. Il rapporto tra SBA e Organi di governo dovrebbe consolidarsi anche attraverso una maggiore considerazione e di contro di un maggiore impegno chiesto ai servizi bibliotecari nella definizione del prestigio di un determinato Ateneo. Per questo sarebbe opportuno inserire i servizi bibliotecari tra gli elementi da valutare da parte dei Nuclei di valutazione oggetto, a seconda dei risultati, di maggiori investimenti nel settore da parte dell'Ateneo.

Domanda: Maggiori specifiche sul concetto accentramento/decentramento

Accentramento e decentramento sono due formule di pari importanza e per niente contraddittorie tra loro. Nella organizzazione di un Sistema bibliotecario è necessario trovare il giusto equilibrio affinché ad una doverosa scelta di decentrare i servizi affidandone articolazione e estensione alle biblioteche corrisponde invece la necessità di accentrare le procedure, là dove questo è compatibile con la disponibilità di spazi e di personale. Centralizzare le procedure può essere una scelta economicamente vantaggiosa in casi per es. di biblioteche con più punti di servizio e soprattutto se la centralizzazione riguarda le procedure interne (catalogazione) ma anche quando queste procedure interessano ambiti che di per sé richiedono una gestione centralizzata come nel caso delle risorse elettroniche la cui fruibilità è consentita quasi sempre a livello di rete di Ateneo. Ma anche in questo caso è consigliabile centralizzare le procedure per la gestione delle risorse non certo la scelta delle risorse che dovrà essere decentralizzata a favore dell'utenza che è raggiungibile solo grazie alla attività delle biblioteche.

Maurizio Di GirolamoUniversità Milano Bicocca

Risposte alla domanda di Erriquez:
  1. L'aggancio degli indicatori di performance a sistemi di incentivazione di struttura o individuali è materia particolarmente complessa. A parte l'obiezione di fondo di Paolo Bellini (riportata in nota al mio intervento) c'è da considerare che la materia è oggetto di contrattazione sindacale. La maggiore criticita' è quella di individuare indicatori confrontabili all'interno dell'ateneo cosi' da non mettere le biblioteche in una posizione da un lato virtuosa in quanto adottano criteri scientifici di valutazione dall'altro penalizzata rispetto ad altre strutture che magari vengono valutate in modo più approssimativo. Personalmente sono convinto della validita' dell'approccio suggerito da Erriquez ma la mia esperienza pluriennale in questo senso (in Bicocca ci stiamo provando da tempo) mi rende consapevole delle difficoltà.
  2. il confronto fra le pratiche degli atenei è fondamentale, sia per i dati quantitativi sia per le indagini qualitative. Ricordo che all'inizio delle sue attività GIM si era dato come obiettivo anche la realizzazione di un questionario di customer satisfaction che potesse essere applicato nei diversi atenei. Era stata definita una bozza tanto è vero che molti SBA aderenti a GIM lo hanno utilizzato per indagini interne (Bicocca fra queste). La cosa poi è stata lasciata cadere perché l'incarico ricevuto dal MIUR riguardava esclusivamente il censimento quantitativo. Spero che a seguito del congresso AIB si possa innescare un processo virtuoso di condivisione di buone pratiche fra gli SBA.
  3. il rapporto centro-periferia è fondamentale per comprendere i processi in corso negli atenei. Come si è visto da tutti gli interenti esso non riguarda solo la misurazione ma tutti i processi propri degli SBA. Nel campo della misurazione è fondamentale che questo rapporto non sia antagonista ma anzi possa arricchire reciprocamente le strutture centrali e quelle periferiche attraverso la condivisione di obiettivi e metodi.
Risposta alla domanda di Burioni

Effettivamente il dato sulle spese è uno dei punti deboli della prima rilevazione GIM per una serie di motivi ricordati nella relazione. Purtroppo la seconda rilevazione GIM è già in corso e per scelta sarà pressoché identica alla prima sia per le definizioni sia per gli indicatori, così da garantire la confrontabilità e da ridurre i costi del progetto. La proposta di Burioni è molto interessante e credo che al di la della rilevazione, GIM si debba porre il problema di aprirsi all'esterno per condividere l'analisi. I fornitori e gli editori sono a mio avviso interlocutori preziosi affinché le biblioteche escano dalla loro autoreferenzialità e si confrontino con il mondo esterno.


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