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Guglielmi, Giuseppe
(Bari 9 dicembre 1923 - Bologna settembre 1995)
[Voce in preparazione]
Conseguì la laurea in lettere all'Università di Roma, dove la famiglia si era trasferita, con una tesi sulle opere latine del Petrarca. Nel 1957 lavorò per la BBC a Londra.
Diresse fin dal principio della sua attività (1959) il Consorzio provinciale per la pubblica lettura (inizialmente "Consorzio provinciale per il servizio della pubblica lettura e del prestito librario") di Bologna, una delle esperienze più consistenti e innovative di cooperazione e sviluppo di un moderno servizio bibliotecario pubblico. Partecipò in rappresentanza del Consorzio ai congressi dell'Associazione italiana biblioteche del 1959, 1961, 1962 e 1964 e al convegno di Roma su "Lettura pubblica e organizzazione dei sistemi bibliotecari" (1970).
Con l'avvio delle regioni a statuto ordinario, passò a lavorare nell'Assessorato istruzione e cultura della Regione Emilia-Romagna, collaborò al progetto di dar vita a un Istituto per i beni artistici culturali e naturali, costituito con una legge regionale nel 1974, e ne divenne il primo direttore. Contribuì con un intervento sulla formazione professionale al volume di Andrea Emiliani Una politica dei beni culturali (Torino: Einaudi, 1974). Alla fine degli anni Settanta compì una visita di studio nelle biblioteche inglesi, che gli offrì lo spunto per interventi sul tema in «Rinascita» (1979) e nel «Library Association record» (1980).
Fratello maggiore di Angelo, critico letterario e dirigente della RAI, e di Guido, studioso della letteratura italiana contemporanea, coltivò anche una sua colta e riservata vena poetica, con alcune piccole raccolte, da Essere & non avere (1955) a Ipsometrie (1980), particolarmente apprezzate da Luciano Anceschi. Sue poesie figurano nella raccolta del Gruppo 63 (Milano: Feltrinelli, 1964), di cui è stato parte attiva, e nel Manuale di poesia sperimentale del fratello Guido e di Elio Pagliarani (Milano: Mondadori, 1966).
Svolse inoltre un'attività molto intensa di traduttore dal francese, spesso di opere particolarmente ostiche, per vari grandi editori. Sono sue le traduzioni italiane della "Trilogia del Nord" di Céline, di alcune opere di Queneau, di Marguerite Yourcenar e di Nathalie Sarraute, ma si cimentò anche con la poesia provenzale, con Agrippa d'Aubigné e Balzac, oltre a tradurre scritti di Baudelaire, Camus, Pierre Boulez, Focillon, Starobinski, Deleuze e L'industria culturale di Edgar Morin.
A lui è stata intitolata la Biblioteca dell'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia Romagna, a Bologna.
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