AIB. Pubblicazioni. DBBI20
(6 settembre 1857 – ? )
[Voce in preparazione]
Laureato in giurisprudenza, entrò nella carriera delle biblioteche governative come sottobibliotecario dal 1º gennaio 1884. Proprio in quell'anno fu all'origine di una complicata vicenda relativa a presunti inediti leopardiani, da lui scovati e pubblicati dal prof. Giuseppe Cugnoni, che confessò poco dopo di aver falsificato lui stesso, per burla, dando origine a una controversia con risvolti anche giudiziari conclusasi solo nel 1900.
Lavorò almeno al principio degli anni Novanta alla Biblioteca nazionale di Roma, da dove venne trasferito nel marzo 1893 alla Biblioteca universitaria Alessandrina e al principio del 1899 alla Biblioteca Lancisiana. Nel 1898 era stato promosso sottobibliotecario di 2ª classe. Intorno al 1906 prese parte alle attività della Federazione degli impiegati delle biblioteche governative e nel 1908 pubblicò un opuscolo, indirizzato al presidente del Senato, Per la modificazione del secondo disegno di legge sul ruolo organico delle biblioteche.
Della Biblioteca Lancisiana tenne la direzione per diversi anni, fino alla fine di maggio 1909, sostituito allora da Tomaso Gnoli e trasferito di nuovo alla Biblioteca Alessandrina.
Della Biblioteca Alessandrina resse la direzione dal dicembre 1914 a marzo 1915, per la malattia e la morte di Moroni, fino alla nomina di Guido Calcagno. Nel 1918 venne promosso sottobibliotecario di prima classe.
A gennaio 1922 venne trasferito alla Biblioteca universitaria di Messina, con l'incarico di dirigerla almeno fino alla fine di giugno dello stesso anno.
Nell'aprile 1923 venne trasferito ancora, da Messina, alla Biblioteca universitaria di Catania, con l'incarico della direzione. Venne collocato a riposo dal 1º gennaio 1924 (a quanto pare con una promozione onorifica, o comunque in extremis, al grado di bibliotecario).
Sebastiano Timpanaro. Di alcune falsificazioni di scritti leopardiani. «Giornale storico della letteratura italiana«, 143 (1966), n. 441, p. 88-119 (che lo definisce, a p. 90, «patetica figura di ambizioso provinciale in cerca di notorietà e di un impiego»).