[AIB] AIB Notizie 9/2005
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Oslo 2005: sessioni sul copyright
CML committee on copyright and other legal matters

Antonella De Robbio

Tutta la comunità internazionale dei bibliotecari e delle associazioni bibliotecarie nazionali è chiamata a prendere parte alla discussione sulle questioni correlate alla gestione del copyright e allo sviluppo di un’agenda per le future direzioni della WIPO.

La WIPO World Intellectual Property Organization od OMPI Organizzazione Mondiale Proprietà Intellettuale, istituita a Stoccolma il 14 luglio 1967, ha sede in Ginevra; è l'organizzazione intergovernativa che si occupa di promuovere la protezione della proprietà intellettuale, ed è responsabile dell’attività di armonizzazione tra i differenti regimi normativi che regolano la proprietà intellettuale entro i singoli Paesi.
Al recente convegno IFLA WLIC World Library and Information Congress tenuto a Oslo, dal 14 al 18 agosto scorso, si sono tenute due sessioni della CML Committee on Copyright and other Legal Matters che hanno messo in luce i gravi e urgenti problemi a cui siamo costretti a far fronte negli ultimi anni in relazione alla gestione dei diritti nelle attività di biblioteca, nella ricerca e nella didattica, problemi a cui la WIPO non ha posto la dovuta attenzione.
La prima sessione – mercoledì 15 agosto – organizzata congiuntamente da IFLA Committee on Copyright and other Legal Matters (CLM) ed Electronic Information for Libraries (eIFL) dal titolo “Developing a library agenda for intellectual property” ha visto alcuni interventi come avvio ai lavori di gruppo successivi dove si è discusso sui cinque punti fondamentali emersi dall’analisi del documento sui principi (allegato in traduzione italiana) e precisamente:

L’IFLA, fondata nel 1927, nella sua qualità di organizzazione non governativa, indipendente ed internazionale rappresenta gli interessi delle biblioteche, dei bibliotecari e degli utenti delle biblioteche di tutto il mondo, ad oggi raggruppa 150 paesi. In tale suo ruolo le sue attività sono accreditate presso l’ONU, l’Unesco e anche la WIPO stessa. La Commissione sul copyright e altre questioni legali dell’IFLA rappresenta perciò la voce della comunità internazionale per ciò che concerne il copyright.
eIFL Electronic Information for Libraries è una fondazione internazionale che supporta i consorzi di biblioteche nei paesi in via di sviluppo e in transizione nella negoziazione e promozione di un’ampia disponibilità dell’informazione elettronica per l’educazione, la ricerca e per le comunità professionali, come pure le organizzazioni governative e la società civile. La sua rete globale abbraccia milioni di utenti in Africa, Asia, Europa dell’Est e paesi del bacino del Mediterraneo.

Gli interventi che hanno preceduto i gruppi di lavoro sono stati quattro, il primo sulle biblioteche e dichiarazione di Ginevra sul futuro della WIPO, il secondo sul trattato A2K per un accesso alla conoscenza, il terzo ha offerto il punto di vista della WIPO, il quarto ha presentato il documento sui principi utili alle biblioteche:
A seguito di queste brevi presentazioni i partecipanti sono stati suddivisi in piccoli gruppi di lavoro dove si è discusso il documento sui principi in riferimento al ruolo dei bibliotecari nelle questioni relative al copyright.
Il documento focalizza un nucleo di principi che dovrebbe guidare le biblioteche a prendere le giuste decisioni in merito ad azioni dove il copyright è coinvolto. I principi si riferiscono all’impatto della protezione della proprietà intellettuale sui futuri sviluppi economici e il significato delle eccezioni al copyright per le biblioteche, le istituzioni educative e di ricerca e per le persone svantaggiate. Non solo, i principi enunciati nel documento dovrebbero sempre essere tenuti presenti in fase di specifiche azioni di leggi, trattati o accordi sulla proprietà intellettuale di modo da garantire che lo speciale ruolo che le biblioteche rivestono nella società dell’informazione sia rispettato. Questo soprattutto nell’ottica di un diritto di accesso alla conoscenza delle varie popolazioni del mondo, diritto che si attua attraverso le biblioteche e le istituzioni educative, nodi cruciali nel trasferimento e conseguente gestione delle conoscenze.
Il lavoro all’interno dei gruppi doveva indagare se i principi individuati erano o meno coerenti sia con le attività nelle biblioteche e la corretta erogazione dei servizi bibliotecari, sia con le norme vigenti a livello nazionale.
Inoltre i cinque punti sopra esposti hanno dato l’avvio a una discussione entro i singoli gruppi che ha portato ad un confronto efficace su molti aspetti comuni. Si è per esempio messa in luce la discrepanza normativa tra gli USA (regime copyright) e l’UE (regime a diritto d’autore) per quanto concerne gli aspetti correlati alle banche dati, nuovo diritto sui generis valido solo in Europa, e differenze normative di applicazione che comportano contratti capestro in fase di acquisizione di ricorse elettroniche. Si è anche parlato molto del progetto Google print (implicazioni, vantaggi, problematiche, pro e contro) e della recente sospensione della digitalizzazione dei testi da parte di Google fino a novembre a seguito delle azioni legali da parte degli editori statunitensi. Si è toccato anche l’argomento Open Access nella comunicazione scientifica e si è portato a conoscenza di CML/IFLA dei recenti successi italiani sul fronte dell’adesione dei 60 Rettori di Università Italiane alla dichiarazione di Berlino per l’accesso aperto alla ricerca scientifica.
Di particolare interesse il goal n. 2 perché accomuna le biblioteche alle istituzioni educative, in particolare per l’insegnamento a distanza, aggregando i servizi bibliotecari tradizionali all’erogazione dei nuovi servizi propri dell’e-learning. In questo modo appare evidente il ruolo delle biblioteche che estendono – nell’ambito di un contesto di biblioteca digitale – i propri servizi fino a conglobare anche i servizi bibliotecari a supporto della formazione a distanza. Tale ottica delinea anche un modello coerente di biblioteca di ateneo che appare come un laboratorio di ricerca oltreché un luogo dove si erogano servizi per la didattica.
Molto si è discusso sull’impossibilità di creare reali biblioteche digitali in Europa, a causa dei blocchi dovuti alle tutele sul materiale da digitalizzare che, soprattutto in Europa, è soggetto a duplice autorizzazione: diritto d’autore e diritto editoriale.
La spinosa questione del prestito a pagamento nelle biblioteche è stata posta da vari paesi UE, e ciò ha fatto molto riflettere se non altro per la sede, l’IFLA ad Oslo, laddove una delle sessioni cruciali ha riguardato le biblioteche mobili. A Bangkok il servizio di prestito viene erogato direttamente presso i villaggi con le biciclette. A Jakarta in Indonesia i bibliotecari si recano a domicilio a insegnare ai bambini l’uso dei libri e la lettura. La più piccola biblioteca è forse la “biblioteca in bicicletta” indonesiana, o forse quella a dorso di mulo in Turchia. In Cile e in Norvegia il prestito avviene via battello lungo i fiumi. In Venezuela la biblioteca assume il nome di Bibliobongoes, tronchi d’albero scavati muniti di motore, stracolmi di libri, che risalgono la corrente del fiume Orinoco per trasportare la conoscenza lungo i villaggi fluviali. Sempre in Norvegia i bibliobus arrivano fino ai villaggi lapponi più sperduti affrontando centinaia di chilometri a nord del Circolo Polare Artico sommersi dalla neve. In alcuni paesi dell’Africa, come la Tanzania e il Kenya, esiste il Servizio Bibliotecario su Cammello, una sorta di Azalai che arriva a dorso di cammello a portare gli strumenti di conoscenza utili all’educazione di giovani e anziani nei villaggi più isolati. Prestito a pagamento? Un tremendo equivoco … E la WIPO sta a guardare…
Va sottolineato che durante l’Inter-Sessional Intergovernmental Meeting (IIM) della WIPO tenuto a Ginevra il 20-22 luglio 2005, IFLA e e-IFL unite a numerose ONG non riuscirono a raggiungere un accordo sui punti fondamentali che riguardano le biblioteche, la ricerca e l’insegnamento a causa di resistenze da parte degli Stati Uniti e del Giappone. Componente chiave per la proposta di uno sviluppo di un’Agenda WIPO “sostenibile” è una chiamata per un trattato sull’Accesso alla Conoscenza, in sigla A2K, Treaty on Access to Knowledge. Un A2K sarebbe fondamentale non solo per le biblioteche, ma per la didattica e la ricerca in quanto a causa di interessi economici e di forti lobby di mercato che detengono diritti su opere di interesse pubblico, è sempre più difficile reperire l’informazione, usarla e creare così nuova conoscenza. Tale capacità è essenziale per lo sviluppo di nuova conoscenza e risiede – a livello normativo – su ciò che viene definito “eccezioni e limitazioni al copyright”. Nell’ultima decade i trattati internazionali, come le direttive sopranazionali dell’Unione Europea, le varie legislazioni nazionali e i termini di alcuni Trattati sul libero commercio, noti come FTA Free Trade Agreements, hanno creato una tendenza verso la monopolizzazione e privatizzazione dell’informazione attraverso un’erosione sempre più ampia delle eccezioni e limitazioni ai diritti, ciò in particolare entro l’ambiente digitale.
Il documento sui principi (tradotto in italiano) e sottoscritto da numerose associazioni di biblioteche negli Stati Uniti, fu redatto a fine gennaio 2005 come base di discussione in sede WIPO. I nodi problematici furono raggruppati in quattro linee obiettivo:
Un accesso equo all’informazione per tutti è base imprescindibile per il consolidamento dell’educazione e per stimolare l’innovazione. E’ quindi necessario procedere con un trattato apposito che reindirizzi il corretto bilanciamento e stabilizzi un framework internazionale che sancisca le norme dalle quali il copyright protegga i diritti degli utenti tanto quanto il mantenimento di adeguate protezioni per i detentori dei diritti.
È stato ribadito che questo non è argomento che interessa solo i paesi in via di sviluppo, ma anche i paesi sviluppati, in quanto la conoscenza è un diritto universale, e la parità nell’accesso è un sostegno indispensabile per qualsiasi società democratica e per ogni società ed economia inclusiva.

Nella sessione CML del 18 Agosto gli argomenti delle quattro relazioni si sono focalizzati su “Libraries and free trade agreement”:
Questa seconda sessione è stata di altissimo livello qualitativo. Il focus è stato sui trattati bilaterali per gli investimenti (BITs), sugli accordi multilaterali sugli investimenti (MAI) (Multilateral Agreement on Investment), e sugli accordi bilaterali per il libero commercio (FTAs) (Free Trade Agreements). Nella relazione cilena si è parlato in particolare degli accordi per un libero commercio “Free Trade Agreements” o “FTA”, quali quello nordamericano “North American Free Trade Agreement o “NAFTA”, quelli con Cile, Singapore, Israele. Molti di questi accordi per il libero commercio e per gli investimenti contengono clausole dette di “trattamento nazionale”, che stabiliscono che le compagnie e gli investitori stranieri devono essere trattati non meno favorevolmente dei locali, dette clausole si riferiscono ad una vasta copertura di settori quali i servizi, la proprietà intellettuale, gli appalti pubblici e l’agricoltura. Trattati bilaterali costituiscono le basi per intensificare i rapporti di amicizia fra i paesi, ma l’intransigenza degli Stati uniti in questo campo sta suscitando proteste nei paesi, come il Marocco, che fanno i conti con i rischi di un simile accordo.
Molte di queste clausole vanno molto al di là dagli obblighi imposti dagli accordi TRIPs (Aspetti legati al commercio dei diritti di proprietà intellettuale) del WTO, l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) questo per assicurare a Stati Uniti e Giappone un accesso e un controllo sempre maggiore alle loro imprese nei paesi in via di sviluppo. La relazione cilena ha sottolineato gli aspetti negativi di tali accordi nel Sud America. Gli interessi economici sono enormi, anche in relazione alle questioni di brevettabilità di beni considerati patrimonio della cultura e tradizione locale. La proprietà intellettuale è quindi più che mai al centro di processi economici dove interessi di governi più forti impongono ai paesi più deboli accordi o trattati che danneggiano fortemente lo sviluppo economico, sociale e culturale di questi paesi.
In altri termini accordi come il NAFTA (North American Free Trade Agreement) l’accordo Nordamericano per il Libero Commercio danno il diritto alle compagnie o aziende di chiamare in giudizio i governi per la promulgazione di qualsiasi politica pubblica o legge, laddove leggi o politiche collidano con le loro attività in quel paese. Il copyright in contesto digitale rientra in queste dinamiche, come evidenziato dalla relazione svedese che ha fatto il punto sul ruolo e sulle implicazioni delle biblioteche nei GATS Accordo generale sugli scambi dei servizi (General Agreement on Trade in Services; GATS.
Il GATS è parte integrante dell'Accordo che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), costituito al termine dell'Uruguay Round (15 aprile 1994, Marrakech).
Si tratta dell’accordo sul commercio di servizi, il quale estende a livello internazionale regole ed impegni. Le biblioteche vi sono coinvolte come punti che erogano servizi, in particolare a seguito dei servizi di biblioteca digitale e distribuzione di contenuti elettronici soggetti a tutela.
Insieme con l'Accordo sul commercio di merci (GATT) e l'Accordo sulla proprietà intellettuale (TRIPS), il GATS costituisce uno dei tre pilastri dell'OMC.
Anche l’ accordo multilaterale sugli investimenti (MAI, che deriva dal NAFTA), è in parole povere la “carta dei diritti e delle libertà” per le multinazionali nei paesi in via di sviluppo ed è stato fortemente criticato in alcuni degli interventi. In tali accordi si impedisce di fatto ai governi di limitare gli investimenti stranieri e di porre requisiti, o di determinare modalità di assunzione di dirigenti o di staff locali o peggio la condivisione delle conoscenze tecnologiche viene decisa dalle multinazionali.
L’intervento del Sudafrica è stato quasi un grido di dolore, forte e intenso, contro il nuovo accordo TRIPs-PLUS che si estende ben oltre le normative previste dall’accordo TRIPs. Ciò mina sensibilmente la flessibilità contenuta nel TRIPs riaffermata, oltretutto, dalla Dichiarazione di Doha in materia di accesso ai farmaci. Il recepimento di tali accordi da parte dei governi di almeno venti paesi africani (ora sotto pressione al fine di una loro sottoscrizione al TRIPs-PLUS) minacciano seriamente l’accesso ai farmaci sia in Africa (come del resto in paesi come l’India) sia a livello globale. E' noto che il Sudafrica è il paese che vede un'alta percentuale di malati di Aids, i farmaci salvavita costano l'equivalente del salario mensile di un operaio. Il Sudafrica avrebbe tutte le infrastrutture per la produzione di farmaci a costi decisamente accessibili. Vi è stata una denuncia da parte delle multinazionali dopo che attivisti statunitensi, europei, asiatici, latinoamericani, africani e organizzazioni non governative avevano promosso una campagna di boicottaggio su tali farmaci, ma il governo non ha avviato un’autonoma produzione dei farmaci, bensì ha contrattato il prezzo di vendita con le multinazionali. Le regole sbilanciate sulla proprietà intellettuale dell’“Uruguay round” dei negoziati sul commercio, dettate dalle industrie farmaceutiche proibiscono ai vari paesi in via di sviluppo di produrre farmaci generici, rendendo inaccessibili in questi paesi molti medicinali di importanza cruciale, compromettendo il rispetto del diritto alla vita e alla salute.
Le due sessioni, seppur nella loro diversità di contenuti e modalità di svolgimento, hanno avuto un obiettivo comune, quello di evidenziare come oggi la proprietà intellettuale, sia lungo il canale classico intesa come diritto d’autore o copyright, sia lungo il canale che riguarda la proprietà intellettuale industriale, i marchi, i brevetti e le questioni correlate al libero commercio di beni e servizi, sia al centro di un processo che riguarda ogni paese, ricco o povero. Due recenti documenti pubblicati sul sito della WIPO hanno affrontato il problema della revisione del trattato internazionale sui brevetti e di come le norme sulla proprietà intellettuale hanno facilitato o meno lo sviluppo economico del sud-est asiatico.
Come l’IFLA contribuisce a queste negoziazioni e quale ruolo possono giocare i bibliotecari nel proporre un trattato globale A2K? E ancora, quali cambiamenti alle leggi sulla proprietà intellettuale vanno proposti subito a beneficio collettivo e a beneficio dei singoli paesi?
La proprietà intellettuale gioca un ruolo spaventosamente strategico nel bilanciamento delle economie tra paesi, come pure nella garanzia del rispetto dei diritti tra i popoli entro società davvero inclusive, e nel riconoscimento delle identità culturali di ciascuna popolazione entro una cornice di gestione e scambio collettivo delle conoscenze.
Per questa ragione nel settembre del 2004, accademici esperti legali, politici, premi Nobel, scienziati, sviluppatori di software, bibliotecari, organizzazioni internazionali, si incontrano per discutere il futuro della WIPO e proporre un documento noto come la Dichiarazione di Ginevra per il futuro della WIPO. Tale documento (di cui si allega traduzione italiana) è stato sottoscritto da oltre 700 organizzazioni e personalità di tutto il mondo.

derobbio@math.unipd.it


DE ROBBIO, Antonella. Oslo 2005: sessioni sul copyright: CML committee on copyright and other legal matters. «AIB Notizie», 17 (2005), n. 9, p. 8-10.
Copyright AIB, 2005-11, ultimo aggiornamento 2005-11-17 a cura di Franco Nasella
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