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Convegno. Infrastrutture informative per la biomedicina: quali servizi per l'utente del 2000?


Riccardo Ridi. Da Internet a Intranet: come cambia la comunicazione tra i professionisti dell'informazione

In molte biblioteche è già a buon punto l'informatizzazione dei cataloghi e in alcune si stanno addirittura iniziando a digitalizzare le collezioni, ma in quasi tutte resta ancora un obiettivo sostanzialmente non affrontato il trattamento elettronico di altri due componenti altrettanto importanti dell'organismo-biblioteca, ovvero degli utenti e dello staff, o meglio delle transazioni informative che fra essi intercorrono.

Se la O di OPAC sta rapidamente diventando sinonimo di accessibilità via Internet (1) e appare ormai chiaro che la rete sarà il luogo in cui l'editoria elettronica scientifica si giocherà i propri destini (2), allora ci si potrebbe domandare se Internet ha qualcosa da offrirci anche per la gestione della comunicazione e della documentazione che corre fra noi e i nostri colleghi e fra noi e i nostri utenti.

Il primo strumento che viene in mente è la posta elettronica, con le sue indubbie doti di tempestività, flessibilità, trasparenza e non intrusività, ma talvolta è tuttora utile applicare in molte situazioni il modello just in case, di cui pure oggi va di moda parlare male, privilegiando un po' troppo aprioristicamente e ideologicamente quello just in time (3). La posta elettronica è ben attrezzata anche per quanto riguarda il just in case (4), ma indubbiamente per la esposizione (reale o virtuale) permanente e costantemente aggiornata di testi (e immagini) a carattere documentario o comunicativo a una vasta platea (in parte "stanziale" e in parte "di passaggio") di colleghi e utenti di cui spesso si ignorano usi e costumi, esistono strumenti più idonei, come ad esempio le pareti delle biblioteche e le pagine dei loro web (o, appena ieri, quelle dei loro Gopher) .

L'orario di apertura al pubblico dei vari uffici e servizi di un centro di documentazione, così come lo schema di classificazione di una biblioteca a scaffale aperto o l'avviso di una sospensione di erogazione dell'energia elettrica, non verranno certo confezionati su due piedi momento della richiesta da parte dagli utenti, in uno stillicidio di stressanti transazioni informative a zero valore aggiunto, ma verranno preparati e mantenuti aggiornati in anticipo e strategicamente esposti e distribuiti, in modo che tutti gli utenti "ci sbattano il naso ancora prima di farsi venire in mente di venirceli a chiedere" (5). In fondo amo pensare che anche i cataloghi (non solo quelli bibliografici) siano nati così, nella notte dei tempi: dopo la decima domanda consecutiva sul piatto del giorno, al preistorico ristoratore sarà sicuramente venuto in mente di segnalare in qualche modo ai propri utenti l'elenco dei prodotti disponibili al momento.

Per questo tipo di informazioni il Web fa al caso nostro più della posta, che può tuttavia servire, in questo ambito, per fornire ulteriori delucidazioni, indirizzare verso la pagina più adatta, spedire le pagine a quei pochi che usano l'e-mail ma non possono accedere al Web e ad altri compiti di rinforzo e supporto all'informazione di base fornita a priori.

Dobbiamo dunque trasferire sul Web tutte le informazioni che circolano nelle nostre biblioteche? Non si può rispondere con un solo "sì", generico e indiscriminato, perché è possibile distiguere al loro interno almeno tre differenti livelli di accessibilità:

a) informazioni pubbliche: create, accumulate e organizzate appositamente per essere messe a disposizione degli utenti che le cercano o addirittura per essere loro sottoposte prima ancora che si accorgano di averne bisogno. Cataloghi cartacei ed elettronici del posseduto, stato di disponibilità dei documenti, bollettini delle nuove acquisizioni, funzioni e orari dei vari uffici, condizioni di ammissione alla biblioteca e ai suoi vari servizi, caratteristiche delle collezioni, avvisi di mostre e altre iniziative temporanee, ecc. Moltissime tipologie di dati appartengono a questa prima categoria, che potrebbe estendersi fino a includere il contenuto stesso di tutti i documenti conservati.

b) informazioni riservate: create e accumulate per uso interno durante l'attività corrente della biblioteca e la programmazione di quella futura, al solo scopo di essere utilizzate dallo staff per mantenere in vita e far evolvere l'organismo-biblioteca. Cartellini delle presenze e piani-ferie del personale, domande di assunzione e di promozione e relativi atti amministrativi, memo, verbali e circolari informali cartacee ed elettroniche, rilevazioni e statistiche ufficiose a scopo preliminare e orientativo, valutazioni dello staff, carteggi con fornitori e altri soggetti esterni, bilanci, ecc. Si tratta di documentazione preziosa anche a distanza di tempo, cui andrebbe riservata maggiore attenzione e una gestione archivistica più professionale di quella spesso riservatale nella maggioranza delle biblioteche italiane. I dati appartenenti a questa seconda categoria non devono essere messi a disposizione dell'utenza per motivi di opportunità amministrativa, economica e politica e per il rispetto della normativa sulla privacy. L'acceso ad alcune di queste informazioni è addirittura riservato esclusivamente a sottoinsiemi, più o meno ristretti, dello stesso staff.

c) informazioni semipubbliche: create e accumulate per gli stessi scopi e con gli stessi metodi di quelle della categoria precedente, ma prive di particolari necessità di riservatezza. Originali di segnaletica, modulistica e guide in uso e retrospettive, cataloghi abbandonati, dispense di corsi di formazione dello staff, relazioni di viaggi di lavoro e seminari interni, verbali e circolari ufficiali cartacee ed elettroniche, rilevazioni e statistiche ufficiali, Sono di scarso o nullo interesse per gli utenti, perchè altrimenti ricadrebbero nella categoria A, ma nulla vieta che un utente o un collega di un'altra biblioteca particolarmente interessato alle dinamiche interne del nostro ente possa avervi accesso. Si inscrivono in questa categoria pressochè tutte le informazioni pubbliche della categoria a, una volta che non siano più correnti, e il segmento ufficiale e definitivo di molte delle tipologie appartenenti alla categoria b. Anche questo materiale documentario, al confine fra la letteratura grigia e il materiale d'archivio, è spesso trascurato e ben poco ordinato nelle nostre biblioteche (6).

Non sempre i confini fra queste tre categorie sono tracciati in modo chiaro, irreversibile e stabile nel tempo. Basti pensare alle schede cartacee o elettroniche dove lo staff registra l'arrivo dei fascicoli dei periodici: a lungo considerati "schedoni amministrativi" di esclusivo interesse interno, si sono progressivamente rivelati fonte preziosa e ambita di notizie per gli utenti, tanto che i più recenti OPAC consentono l'accesso pubblico a quote crescenti dei dati lì contenuti, attraverso interfacce sempre più amichevoli. Oppure si pensi ai dati personali relativi al prestito, sulla cui accessibilità da parte degli altri utenti, delle autorità giudiziarie e dei bibliotecari stessi si torna spesso a discutere, da posizioni e con risultati anche assai divergenti (7).

Occorre quindi dosare con cura i dati da mettere a disposizione sul Web della biblioteca. L'obbiettivo non dovrà essere far sapere tutto a tutti ma piuttosto far arrivare l'informazione giusta alla persona giusta (ancora una volta un classico del mestiere applicato in un nuovo territorio), anche nel caso in cui il bisogno informativo non provenga da un utente ma da un "cliente interno", ovvero da un altro componente dello staff.

La soluzione può allora essere un Intranet (8) o, limitandosi al protocollo HTTP, un Intraweb. Ma cosa è un Intranet (9)? Se Internet è l'oceano, o meglio la somma di tutti i mari e gli oceani comunicanti fra loro, Intranet allora è un lago di acqua salata, fatto della stessa materia degli oceani ma separato da essi dalla terraferma. Se fra il lago e l'oceano scorre un fiume navigabile che permette di passare dall'uno all'altro attraverso un sistema di chiuse, allora abbiamo un Intranet comunicante (in una sola direzione o in entrambe) con Internet attraverso una connessione protetta e disciplinata da un firewall (protezione degli ingressi).

Fuor di metafora, un Intranet è una rete locale (LAN) che, al posto di un protocollo di comunicazione proprietario, utilizza il protocollo di pubblico dominio TCP/IP, che è quello su cui si basa Internet. Il firewall è invece un sistema hardware e software che controlla il traffico fra Intranet locale e Internet esterno, impedendo, ad esempio, l'accesso all'Intranet da parte di determinati indirizzi esterni (singoli URL, interi dominî geografici o tipologici, ecc.) o per mezzo di determinati protocolli (telnet, http, e-mail, ecc.) e, inversamente, l'accesso a Internet da parte di sottoinsiemi più o meno vasti dello staff, eventualmente solo tramite determinati protocolli. Un firewall può essere impostato in modo da essere più o meno "protettivo", fino al caso limite di escludere qualsiasi tipo di contatto fra Intranet e Internet in entrambe le direzioni, ma è chiaro che lo stesso, estremo, obiettivo può essere raggiunto in modo più semplice e sicuro (e meno dispendioso) evitando di connettere in qualsiasi modo la rete locale a Internet e quindi facendo a meno di qualsiasi firewall (10).

Nella tabella 1 sono riassunte alcune delle principali differenze riscontrabili nell'uso di Internet e Intranet da parte dei rispettivi utenti (11). Sostanzialmente Intranet, grazie alle ridotte dimensioni, garantisce migliori prestazioni in termini di velocità e sicurezza, permettendo inoltre l'uso in ambito interno anche di formati proprietari che non siano "standard Internet" ma che siano ampiamente condivisi dallo staff. L'omogeneità dell'hardware e del software utilizzato dallo staff non è una conseguenza automatica della creazione di un Intranet ma una precondizione che si può prevedere o comunque auspicare a livello di rete locale e che permette, insieme alla maggiore velocità di Intranet, l'impiego effettivo di quei documenti audio e video e di quelle videoconferenze di cui si sente spesso parlare ma che sono terribilmente difficili da utilizzare in maniera efficace e continuativa in ambito Internet.

Tabella 1. Principali differenze fra Internet e Intranet

CaratteristicheInternetIntranet
Formati per la pubblicazione di documentiHTML e altri formati standard non proprietariHTML, PDF e qualsiasi altro formato proprietario (Excel, Powerpoint, Access, ecc.)
VelocitàBassaAlta
SicurezzaBassaAlta
Omogeneità software e hardwareBassaAlta (non necessariamente)
Possibilità di scambiare documenti audio e videoBassaAlta (non necessariamente)

Dal punto di vista delle possibilità di comunicazione e di diffusione e recupero delle informazioni è invece chiaro che l'ambito raggiunto da un Intranet isolato è incommensurabilmente ridotto rispetto a quelle offerte da Internet, come risulta dalla sintesi della tabella 2.

Tabella 2. Diffusione e recupero delle informazioni in Internet e Intranet

Modalità di diffusioneInternetIntranet
E-mail uno-a-unoColleghi (anche di altre biblioteche)
Utenti (locali e remoti)
Ente di appartenenza
Fornitori e altri soggetti esterni
Colleghi (solo della propria biblioteca)
Utenti (solo locali)
Ente di appartenenza (se incluso nell'Intranet) (12)
E-mail via listservTutte le liste di discussione e di distribuzione del mondoSolo le liste di discussione e distribuzione gestite in proprio
Web, Gopher, FTP, Newsgroup, ecc.Tutte le risorse del mondoSolo le risorse locali
OPAC e altri archivi bibliograficiTutti gli archivi del mondoSolo gli archivi locali

Da un certo punto di vista Intranet può essere visto più come un concetto e un modello che come una tecnologia. Un ipotetico gruppo di normalissime pagine web prive di firewall e in linea di principio accessibili da chiunque, ma prive di link in entrata e i cui indirizzi non vengano divulgati all'esterno dell'ente che le ha create, può essere considerato una sorta di "Intranet virtuale", difeso esclusivamente da una labile "protezione per ignoranza" (13), ma che può servire benissimo in "aziende" un pò particolari come le biblioteche, dove le esigenze di privacy non sono eccessive e la documentazione pubblica e semipubblica sovrasta di gran lunga quella riservata.

Il Web dell'Associazione Italiana Biblioteche (AIB-WEB) viene spesso utilizzato di suoi redattori, che pure utilizzano intensamente la posta elettronica come strumento base di lavoro, anche come Intraweb virtuale per mettersi reciprocamente a disposizione e archiviare documenti di frequente uso o comunque meno adatti alla trasmissione postale. Poichè uno degli scopi di AIB-WEB è la sperimentazione e la diffusione di metodi di produzione e organizzazione di un Web che non sia solo "per" bibliotecari ma anche "da" bibliotecari, una parte di questa documentazione è stata addirittura rubricata fra quella pubblica, invece che fra quella semipubblica, come sarebbe stato naturale in un diverso contesto, ed è accessibile a chiunque direttamente dalla homepage di AIB-WEB <http://www.aib.it>.

Se poi qualcuno, per combinazione ("sbagliando" URL) o grazie alla complicità di qualche motore di ricerca particolarmente ficcanaso, si imbattesse nelle pagine considerate prive di interesse pubblico e quindi prive di link in entrata, non ci sarebbe niente di male, perchè si tratta comunque di documenti considerati semipubblici. Invece eventuali documenti riservati, in assenza di firewall e quindi di un vero e proprio Intranet non virtuale ma reale, non dovrebbero essere mai neanche momentaneamente parcheggiati sul Web, perchè in linea di principio anche pochi secondi di permanenza potrebbero consentirne lo scarico (e l'eventuale diffusione) da parte di soggetti non autorizzati.

Ipotizziamo adesso un esempio di uso integrato di posta elettronica, FTP, Web e Intraweb in biblioteca. I catalogatori discutono fra loro via e-mail principi e singole applicazioni del loro lavoro quotidiano, e ciascuno di essi, sulla base del carteggio intercorso coi colleghi, tiene aggiornata in tempo reale via FTP una sezione (protetta da password) dello schema di classificazione, scritto in HTML e piazzato a cavallo fra la parte pubblica (Web) e quella semipubblica (Intraweb, in questo caso anche solo virtuale) dello spazio informativo virtuale della biblioteca. I catalogatori (e gli altri componenti dello staff) potranno visualizzarne sia la parte del vero e proprio schema di classificazione e del relativo indice alfabetico (collocato sul Web pubblico) che quella con le annotazioni di lavoro, i dubbi, le ipotesi, le varianti provvisorie (collocata sull'Intraweb), mentre gli utenti avranno accesso solo alla prima parte, l'unica di loro interesse per la ricerca bibliografica.

Non più mille versioni cartacee personali dello schema di classificazione, variamente annotate e conservate dai vari catalogatori e fra cui non è più possibile scegliere un "originale" per effettuarne una duplicazione da distribuire al pubblico o a un nuovo collega, se non al costo di improbe collazioni di varianti. Non più versione esposta al pubblico irrimediabilmente non aggiornata. Non più equivoci sull'identificazione della versione più recente. Per non parlare della ricaduta sull'organizzazione del lavoro: con una impostazione di questo genere è pur sempre necessario un coordinatore, ma stavolta il suo compito è davvero quello di coordinare, ovvero di rendere fluido ed efficace il traffico, mentre spesso nelle nostre biblioteche, dove i "coordinatori" di tutti i livelli si sprecano, sotto tale etichetta troppo spesso si celano una assenza o un solitario e arbitrario decisore.

Dove porre, in ciascuna biblioteca, il confine fra Intranet e Internet? Gioverà tenere ben presenti le tre categorie di informazioni sopra delineate, ma non si dovrnno porre troppo affrettatamente le seguenti equazioni: a) informazioni pubbliche = Internet; b) informazioni riservate = Intranet reale (con firewall o addirittura non collegato a Internet); c) informazioni semipubbliche = Intranet virtuale (con protezione solo "per ignoranza").

Questo schema può servire per un primo orientamento, ma solo una attenta analisi delle specificità della propria biblioteca, dei suoi documenti, della sua utenza, del suo staff e dei suoi rapporti col proprio ente di riferimento, potranno dettare a ciascuno di noi una mappa dettagliata dello spazio informativo virtuale che si vuole ottenere, da chiarificare ben prima di contattare il proprio informatico di fiducia per farsi aiutare a tradurre in realtà la propria idea.

Ad esempio, nella definizione della categoria delle informazioni pubbliche ho parlato genericamente di "utenti", ma ci saranno in realtà grosse differenze nella politica di visibilità della documentazione posseduta fra - mettiamo - una biblioteca pubblica di base e il centro di documentazione di una industria farmaceutica. Il confine fra accesso pubblico (indiscriminato e incoraggiato), semipubblico (indiscriminato ma casuale) e riservato (a determinati sottoinsiemi di utenti, staff e altri soggetti) alla documentazione prodotta, conservata e/o resa disponibile potrà dunque attraversare trasversalmente le tre categorie delineate, dettando differenti spartizioni fra Intranet ed Internet, distinguendo radicalmente, ad esempio, fra le informazioni accessibili via Internet a tutti gli utenti remoti e quelle disponibili via Intranet esclusivamente a quelli locali.

Qualcuno potrebbe criticare l'idea stessa di Intranet, considerandolo un passo indietro rispetto all'universalità dell'accesso informativo garantito da Internet (14), ma chi lo facesse sbaglierebbe storicamente e concettualmente. Dal punto di vista storico, il Web è nato al CERN per essere usato sull'Intranet locale, e quindi non si può gridare allo snaturamento di Internet se si creano qua e là delle enclaves chiuse. L'Intraweb è nato prima del Web.

Dal punto di vista concettuale e delle prospettive, se l'HTML è il formato di scrittura più universale del momento, e se Internet è il sistema di pubblicazione del futuro, allora si dovrà pure prevedere anche la possibilità di stendere e conservare appunti privati in HTML (più facili da integrare e scambiare), di produrre e distribuire documentazione offline in HTML (presentazioni per corsi e seminari, cd-rom, homepage residenti esclusivamente su client, ecc.) e di dosare l'eccessiva e indiscriminata universalità dell'accesso ai documenti collocati su server Internet, talvolta eccessiva o controproducente.

Provate a pensare cosa accadrebbe se Altavista riuscisse a cercare anche dentro tutti i database del mondo, o anche solo dentro tutti gli OPAC: dopo un attimo di superficiale entusiasmo precipiteremmo in un vero e proprio incubo informativo. Perfino Xanadu prevedeva l'esistenza di documenti non ancora licenziati dall'autore per la leggibilità universale (15) e perfino gli spider dell'Internet Archive (16) evitano le pagine con particolari metatag inseriti dagli autori che vogliano mantenersi il diritto di revocarne la disponibilità.

Se Intranet, nonostante le sue origini e prospettive, è diventata solo recentemente una parola e un concetto di moda lo si deve in gran parte all'ostilità dei produttori di software proprietario per la gestione di reti locali (17). Intranet utilizza un protocollo di dominio pubblico e quindi il software necessario è in gran parte ottenibile gratuitamente: non ci si fanno mai tanti nemici come quando si offre gratuitamente qualcosa che altri si fanno profumatamente pagare.

Un ulteriore vantaggio di Intranet legato all'uso del protocollo TCP/IP è la possibilità di utilizzarlo come palestra per lo staff sia informatico che bibliotecario, che può familiarizzare con software e metodi di lavoro tipici dell'ambiente Internet prima prima di buttarsi in mare aperto con una connessione verso l'esterno (18). Bisogna però fare attenzione in questo caso a non prendere "brutti vizi", consentiti dall'uso di una rete locale e poi difficili da togliersi quando si lavora anche con partner esterni (inviare file di grandi dimensioni e in formati non standard, dare per scontato l'uso di determinate piattaforme o software, ecc.).

Un uso intensivo e radicale di Intranet, che ne abbracci non solo la tecnologia ma anche la filosofia soggiacente, può fare per la biblioteca quello che gli hyperlink hanno fatto per i documenti, sostituendo al vecchio schema organizzativo dei flussi lavorativi (inevitabilmente gerarchico nonostante gli sforzi di andare oltre tale modello) una mappa ipertestuale mobile che si incarna nell'Intraweb (autentico "doppio" virtuale della biblioteca reale) e nei gruppi di discussione postale interni (19). Paragonare la biblioteca a un ipertesto poteva sembrare poco tempo fa avventato o meramente speculativo (20); domani, se gli Intraweb si diffonderanno, rischierà di essere una banalità.

Ma se invece non si riesce a passare, in Italia, da una cultura ancora ferma - in larghi e insospettati strati della popolazione bibliotecaria - all'oralità pre-tipografica verso una maggiore dimestichezza con la scrittura, la lettura e le loro mille modulazioni e registri, sarà inutile vagheggiare delle meraviglie dell'oralità secondaria elettronica post-tipografica. Chi (staff e utenti) non legge avvisi, cartelli, relazioni e depliant cartacei non leggerà neanche le schermate più aggiornate e accattivanti: non c'è Internet o Intranet che tenga.


Note

[1] Cfr. ad esempio NELSON [1998]. "OPAC", come si sa, sta per Online Public Access Catalog, laddove la O iniziale è spesso stata intesa come sinonimo di "electronic", sia "on-line" che "off-line". Oggi si potrebbe ormai dare per scontato che la C finale indichi un catalogo comunque elettronico, chiamando semplicemente PAC (come suggerito da Beppe Merlo nel carteggio elettronico di una delle subredazioni di AIB-WEB) i cataloghi automatizzati ma non disponibili via Internet a utenti remoti.

[2] Cfr. ad esempio la relazione di Alberani e De Castro in questi stessi atti: Il ruolo dell'ente scientifico come editore: il futuro nel riflesso del passato.

[3] Sui rischi di una indiscriminata e acritica adesione al modello just in time cfr. CARRIGAN [1995]. Per una analoga, equilibrata, posizione relativamente alla connessa coppia accesso / possesso, cfr. LINE [1996] e TOWNSEND KANE [1997].

[4] Soprattutto a livello di Listserv e altri software per la gestione di liste di discussione, con i loro archivi retrospettivi dei carteggi interrogabili tramite sofisticati (anche se piuttosto ostici) linguaggi di information retrieval. Per alcuni esempi di ricerca via e-mail negli archivi della principale lista di discussione per bibliotecari in lingua italiana (AIB-CUR) cfr. GATTO [1995]; per alcuni esempi di ricerca tramite web, più semplici ma meno versatili, cfr. invece GATTO [1997].

[5] O, almeno, alla cui lettura possiamo garbatamente invitare quegli utenti (chiamarli "lettori" sarebbe in questo caso davvero fuorviante) che paiono riuscire a recepire informazioni (almeno quelle di tipo gestionale e direzionale, sebbene talvolta possa nascere il dubbio che qualcosa del genere accada anche con letteratura primaria e secondaria) esclusivamente tramite somministrazione orale.

[6] In quante biblioteche si conservano e si classificano sistematicamente i vari tipi di guide, avvisi, moduli, tagliandi e cartellini utilizzati per il lavoro quotidiano che si avvicendano nel corso del tempo? Così comuni da sembrare onnipresenti e triviali, diventano prima di quanto si potrebbe pensare utili strumenti per la ricostruzione storica e strutturale della vita della biblioteca, tanto preziosi quanto, ormai, irrimediabilmente rari.

[7] Cfr. NOLAN [1993] per una analisi delle problematiche di questo tipo relative al prestito interbibliotecario, e HILLER [1980] per quelle relative al prestito locale.

[8] Userò in questa sede il termine "Intranet" sempre con la maiuscola iniziale, seguendo l'uso attualmente prevalente, sebbene su tale scelta si possa discettare a lungo e ci sia chi - non del tutto a torto - applicherebbe l'iniziale minuscola non solo a "intranet" ma anche a "internet". Per una gustosa polemica sull'uso linguistico del termine "Internet" (maschile o femminile? con o senza articolo? con l'iniziale maiuscola o minuscola?) cfr. DIANA [1997]. Sulla possibilità di usare in differenti contesti le varianti maiuscola/minuscola e singolare/plurale per i termini "Web" e "Gopher" si veda RIDI [1996a] p. 133, in gran parte applicabile anche a "Intranet".

[9] Per un elenco dei principali testi in lingua italiana su Intranet, cfr. RIDI [1997].

[10] Anche se la rete locale interna è completamente scollegata da Internet, singoli membri dello staff potranno accedervi ugualmente senza problemi di sicurezza da personal computer sconnessi (più o meno stabilmente) dalla LAN e temporaneamente collegati via modem a Internet.

[11] Cfr. FLYNN [1997], HANNAM [1996] e WODEHOUSE [1997].

[12] Cfr. la relazione di Curti, Gelmetti, Rettani, Carrà, Gabutti e Zeccato in questi stessi atti: Intranet e informazione scientifica: l'esperienza di un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, in cui si illustra un Intranet completamente chiuso verso l'esterno e in comune fra un Policlinico e la sua biblioteca, interamente curato dallo staff della biblioteca. Per altre esperienze di applicazioni Intranet in ambienti informativi misti, non esclusivamente bibliotecari, cfr. BLACKMORE [1997], BEVAN - EVANS [1996] e GRIFFITHS [1997], segnalatimi da Antonella De Robbio.

[13] Il concetto e il termine di "protezione per ignoranza" vengono spesso utilizzati da Eugenio Gatto in vari momenti della gestione di AIB-CUR e di AIB-WEB.

[14] Un po' come se dagli OPAC si tornasse ai PAC.

[15] Cfr. NELSON [1992] sezione 2.7.

[16] Cfr. KAHLE [1997].

[17] Cfr. FLYNN [1997] p. 39-42.

[18] L'ordine ideale (spesso disatteso) delle fasi di introduzione di Internet in biblioteca potrebbe essere così sintetizzato: 1) client per lo staff; 2) client per gli utenti; 3) server Intranet (per staff e utenti locali); 4) server Internet (per staff e utenti locali e remoti).

[19] Cfr. WEINBERGER [1997].

[20] Cfr. RIDI [1996].


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A cura di Gabriele Mazzitelli Ultimo aggiornamento 2010-03-02
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/pub051-137.htm

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