«Bibliotime», anno XII, numero 3 (novembre 2009)

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Marco Pellati

Tutti i pesci che il mare sapeva. L'avventura di un gruppo di lettori volontari



All'interno del progetto Nati Per Leggere, la creazione di un gruppo di lettori volontari è pratica ormai assai diffusa e consolidata. I motivi sono molti, prima di tutto i tagli a cui gli enti pubblici (e di riflesso le biblioteche) sono sottoposti ormai come si trattasse di un destino ineluttabile.

Utilizzare volontari formati appositamente per leggere ad alta voce ai bambini della fascia 0-5 anni permette alle biblioteche di rendere i loro spazi luoghi accoglienti ed emozionanti per i piccoli utenti e le loro famiglie. Se la biblioteca si deve aprire anche a chi tradizionalmente non la utilizza, se desidera promuovere la lettura anche con i cittadini che non sono abituali lettori, deve farlo ripensando anche l'immagine che dà di sé: non luogo chiuso e riservato agli studiosi, ma luogo di esperienza culturale dinamica e per tutti, dove libri e lettura assumono una nuova immagine perché divenuti prima di tutto esperienze emotivamente intense.

Le letture in biblioteca - soprattutto per quello che riguarda i bambini - sono un'attività molto gradita, perché coinvolgono, emozionano, divengono occasione di incontro e ritrovo. In particolare per i genitori di bambini molto piccoli sono un'occasione per conoscere i libri rivolti ai loro figli, ma soprattutto un modo per uscire dall'isolamento che spesso sentono come condizione integrante del loro stato di neo-genitori.

Purtroppo i bibliotecari da soli non riescono ad offrire un numero adeguato di attività, e l'uso dei volontari è sicuramente un ottimo modo per animare la vita della biblioteca. Ci sono però altri motivi molto importanti che rendono preziosa la presenza dei lettori volontari, sia per il progetto Nati Per Leggere, ma anche e soprattutto per l'immagine della biblioteca.

All'interno di un'iniziativa che vuole promuovere la lettura ad alta voce in famiglia come pratica quotidiana, è importante che le attività di lettura siano vissute non come una cosa che possono fare solo i professionisti, ma come uno stimolo ai genitori, come un messaggio che suona così: "guarda, il tuo bambino ama che gli si leggano libri e storie. Fallo anche tu, anche perché queste storie ti piaceranno". L'uso di volontari, cioè di persone "normali" che hanno deciso, spesso per motivi diversissimi, di approfondire la conoscenza dei libri per bambini e di donare il loro tempo per leggere in biblioteca mette il genitore, l'adulto in genere, nella condizione di pensare "lo posso fare anche io".

Il gruppo di volontari da me coordinato presso la Biblioteca Salaborsa è nato da un corso di formazione abbastanza impegnativo. Otto lezioni sui libri per bambini, sui criteri che ci permettono di giudicare la qualità dei libri che proponiamo, sulle diverse modalità di lettura. Poi sono state organizzate lezioni sullo sviluppo del bambino nei primi anni di vita e un incontro con le volontarie che operano nel comune di Reggio Emilia, dove l'esperienza dei lettori ad alta voce ha raggiunto livelli di altissima qualità. Infine, una volta al mese il gruppo si ritrova per parlare delle novità editoriali e ripensare le attività di lettura.

Ciò che ha fatto sì che la formazione funzionasse credo si possa sintetizzare principalmente in due elementi. Prima di tutto la presenza costante di un bibliotecario come figura di riferimento e di sostegno. Un gruppo di lettori non può nascere e crescere solo dalla buona volontà di chi decide di partecipare alla vita della biblioteca e dalla competenza e professionalità di esperti esterni chiamati a fare lezione. Ci deve essere una biblioteca con una identità forte, con la quale i volontari si possano confrontare costantemente e alla quale possano sentire di potersi rivolgere per sciogliere dubbi, avere consigli ed informazioni, essere sostenuti ed incoraggiati.

Una simile biblioteca vive solo grazie alla presenza di bibliotecari competenti, entusiasti, convinti del proprio lavoro e messi nelle condizioni di farlo nel migliore dei modi. La presenza dei volontari non può diventare una scusa per togliere risorse ai nostri servizi: il volontario non si sostituisce alla figura professionale del bibliotecario, anzi ne ha bisogno per poter operare nel migliore dei modi.

C'è però un aspetto, forse meno palpabile, che deve sostenere continuamente il gruppo dei lettori volontari e i bibliotecari che li seguono: è l'esercizio della passione per la lettura. Nella mia esperienza personale ciò che trovo più entusiasmante è il fatto che le riunioni mensili del gruppo (e le cene che spesso le seguono) divengono veri e propri momenti di condivisione di letture, emozioni, progetti, ma anche racconti di vita. Leggere ad alta voce ai bambini è per tutti noi (mi includo anch'io nel gruppo) uno dei tanti modi, il più alto, per fare ciò che ogni lettore desidera: condividere con gli altri i libri che ama e spiegare perchè li ama, raccontando quindi una parte di sé a persone con cui opera per un progetto comune.

Proprio questa passione per la lettura, che dovrebbe stare alla base del progetto Nati Per Leggere, ma che spesso dimentichiamo a scapito di tecnicismi che spesso lasciano il tempo che trovano, diviene il magico motore che rende la biblioteca un luogo "caldo" e denso di esperienze interessanti per i piccoli lettori e le loro famiglie. Ognuno dei lettori, mettendosi in gioco in prima persona e donando alle letture le proprie emozioni e la propria voce, arricchisce le sale della biblioteca di una vitalità ed energia che, attraverso le parole e le figure dei libri, arrivano a chi entra in essa.

La biblioteca davvero diventa in questo modo un luogo di comunità, dove gli utenti possono entrare e sentire di aver di fronte uno spazio di proposta e di stimolo che appartiene loro, perché vi riconoscono emozioni e sentimenti profondi. I volontari viceversa sentiranno di poter partecipare attivamente alla vita del servizio che li ospita.

Un giorno, durante uno dei nostri incontri, ho raccontato ai miei lettori un aneddoto: una bambina di 4 anni, nipotina di un'amica, dopo aver sentito diverse storie lette e raccontate dalla zia, le ha detto che ne voleva raccontare una lei e ha iniziato in questa maniera "C'era una volta, tutti i pesci che il mare sapeva". Io ho sempre trovato questa frase esemplare sia di come i bambini, quando sono messi nelle condizioni di farlo, riescano a mettere in comunicazione elementi distanti scoprendone segrete vicinanze, sia di come funzionano le belle storie: ci svelano nuovi modi di vedere e sentire le cose, ci mostrano un'altra realtà, un altro modo per raccontare ciò che ci accade.

Questo episodio ha generato una inaspettata reazione: una delle mie lettrici, Daniela, ha scritto una storia ispirata a quella piccola frase e il suo racconto è diventato il manifesto del gruppo di volontari di Salaborsa. Vi si racconta di un pescatore che tutti i giorni va con la sua barchetta al largo per ascoltare le storie che il mare ha da narrare. Sono storie diverse a seconda dell'umore del mare, e tutte le sere il pescatore torna a riva e racconta agli uomini ciò che ha sentito. Un giorno, quando i capelli del pescatore sono ormai "così bianchi da far invidia ai ghiacciai", il mare lo accompagna durante il suo ultimo viaggio. Purtroppo però ora nessuno racconterà più le sue storie agli uomini. Ecco cosa accade nelle parole stesse che Daniela ha usato:

L'estate successiva, tutti i pesci che il mare sapeva prendere nell'abbraccio di un'unica onda li prese e li portò a riva. Con la brezza di un bacio diede loro il respiro, con l'effervescenza della schiuma diede loro le mani, le gambe e l'energia per andare. Il gusto salmastro diventò la loro voglia di vivere, di leggere, scrivere. Questo voleva il mare: che raccontassero le sue storie agli uomini perché gli uomini lo sapessero amare e rispettare. Che leggessero le sue storie a tutti i bambini, perché solo i bambini hanno l'audacia e l'onestà per capire.

Ecco cos'è la lettura: storie che ne fanno nascere altre, racconti che viaggiano da lettore a lettore e assumono forme diverse sempre nuove, emozioni che da parole scritte nascono e crescono per raccontarci di noi e del mondo. Proprio questo deve diventare una biblioteca che si impegna in Nati Per Leggere e nella promozione della lettura, proprio questo ci aiutano a creare i lettori volontari con la loro passione ed umanità: un luogo di irradiazione di storie che escano anche dalle mura dei nostri servizi ad illuminare questo mondo che troppo spesso ci sembra così buio.

Marco Pellati, Biblioteca Salaborsa Ragazzi - Comune di Bologna, e-mail: marco.pellati@gmail.com





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