«Bibliotime», anno XVII, numero 2 (luglio 2014)

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Benedetta Alosi

Dichiarazione di Messina 2.0: la via italiana all'accesso aperto *



Abstract

A two-day conference will celebrate the tenth anniversary of the Messina Declaration on 3-4 November 2014. This will be an opportunity to review the milestones achieved over this decade and to discuss the new challenges facing Open Access. Topics for debate include the implementation of institutional policy, models and new prospects for the Gold Road as well as Open Access to research data. The conference will culminate with the presentation of a Road Map outlining the commitment of Institutions to new initiatives aimed at enhancing visibility of Italian research.

Il 4 novembre 2004, in occasione del Workshop "Gli Atenei italiani per l'Open Access: verso l'accesso aperto alla letteratura di ricerca", veniva firmata la Dichiarazione di Messina.

In un momento in cui, anche in Italia, l'accesso aperto manteneva la sua peculiare caratteristica di movimento bottom up, la Dichiarazione di Messina ha rappresentato un importante cambio di passo, perché espressione di un impegno che una larga parte delle istituzioni accademiche e degli enti di ricerca italiani si assumevano nel sostenere il modello aperto di comunicazione scientifica. Tale impegno era stato rafforzato dalla successiva adesione degli Atenei alla Berlin Declaration, passaggio cruciale previsto dalla Dichiarazione di Messina.

A dieci anni di distanza, la comunità Open Access italiana si appresta a celebrare il decennale della Dichiarazione con un nuovo evento, promosso dall'Ateneo di Messina e patrocinato dalla CRUI, che si terrà nei giorni 3 e 4 novembre 2014. Il titolo dell'evento, "Dichiarazione di Messina 2.0: la via italiana all'accesso aperto", vuole essere proprio una chiara dichiarazione di intenti.

La conferenza di novembre sarà l'occasione per valutare i traguardi raggiunti in questi dieci anni, ma rappresenterà soprattutto una nuova opportunità di riflessione istituzionale sulle sfide attuali e future dell'accesso aperto, che non potranno prescindere dalla corretta attuazione delle disposizioni contenute nel programma di finanziamento e innovazione della ricerca, Horizon 2020, che indicano la "Via Verde" come una via obbligata per le ricerche finanziate con fondi europei.

Horizon 2020 rappresenta una svolta fondamentale e può considerarsi tra i più importanti traguardi degli ultimi dieci anni di accesso aperto in Europa. Di Horizon 2020, e della scelta di campo operata dalla Commissione Europea, in maniera sempre più decisa dal 2007 a oggi, di fare dell'accesso aperto alle ricerche finanziate lo strumento per dare impulso all'innovazione e restituire slancio e competitività alla ricerca europea rispetto a paesi molto più produttivi, si parlerà nella Conferenza di Messina nel previsto intervento di un rappresentante della Commissione.

La mandatory policy contenuta in Horizon 2020, estesa con un progetto pilota anche ai dati della ricerca, ribadisce, infatti, l'indirizzo del Progetto pilota del 7° PQ (2007-2013), e dei due atti successivi del 2012, la Comunicazione COM(2012) 401 final e la Raccomandazione 2012/417/UE, documento che demandava, tra l'altro, agli Stati membri il compito di definire politiche chiare per la diffusione ad accesso aperto delle pubblicazioni scientifiche finanziate.

Da qui all'entrata in vigore della legge n.112 dello scorso ottobre, all'inserimento della clausola di pubblicazione ad accesso aperto all'interno del bando SIR - Scientific Independence of young Researchers - del MIUR e alla implementazione di politiche istituzionali da parte degli Atenei per il deposito della loro produzione scientifica negli Archivi aperti, il passaggio, se non breve, è stato, per molti versi, facilitato.

Al momento, sono sei le Università italiane [1] che hanno adottato una policy Open Access, alcune con la predisposizione di un Regolamento e con la previsione di personale e fondi dedicati. L'incontro di Messina sarà l'occasione per condividerne esperienze e buone pratiche.

Sullo stesso tema, saranno di sicuro interesse la prevista tavola rotonda tra i Rettori che hanno scelto l'adozione di una policy come strategia di valorizzazione della ricerca e l'intervento di Bernard Rentier, Rettore dell'Università di Liegi, che illustrerà le ragioni del grande impatto della "mandatory policy à la liégeoise", "without rights retention but linked to assessment processes", [2] la cui efficacia è testimoniata dalle alte percentuali di sottomissioni e dai due milioni di downloads registrati alla fine dello scorso anno dal repository istituzionale ORBi. [3]

Si parlerà, dunque, di obiettivi raggiunti e di successi, di nuovi filoni di attività e prospettive future, ma anche di quello che in concreto è in corso di realizzazione, con relatori di prestigio, italiani e stranieri. Si parlerà del ruolo degli Archivi Aperti nei processi di valutazione della ricerca, della possibilità di fare dialogare gli Archivi con i CRIS - Current Research Information Systems - delle infrastrutture per l'accesso aperto alla letteratura scientifica e ai dati della ricerca, della gestione dei diritti, anche alla luce dei risultati della recente consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea e propedeutica a una possibile riforma in materia di copyright in Europa. [4]

Un'intera sessione sarà ancora dedicata al dibattito con gli editori internazionali, che si sono sinora accostati all'accesso aperto prevalentemente con modelli ibridi, ma che oggi si confrontano con le politiche istituzionali. Un panorama in via di evoluzione, dunque, che ci si aspetta possa indurre un diverso approccio delle politiche editoriali nei confronti dell'accesso aperto basato su forme nuove di collaborazione tra enti accademici e editori.

Un'ultima sessione sarà, infine, dedicata ai modelli della Gold Road, attraverso le esperienze maturate in specifici settori disciplinari, come SCOAP3 - Sponsoring Consortium for Open Access Publishing in Particle Physics - o le ormai consolidate iniziative editoriali che hanno sposato l'accesso aperto sin dal loro lancio, come nel caso di PLOS che sarà presentato da Cameron Neylon, che di PLOS è l'Advocacy Director.

Pierre Mounier, infine, introdurrà Open Edition, piattaforma per la letteratura scientifica nelle Scienze umane e sociali, progetto che, con "Open Edition Fremium", propone un modello economico sostenibile per la comunicazione scientifica. Open Edition si affianca a quei "promising models" di pubblicazione ad accesso aperto di riviste e monografie che vanno riscuotendo un crescente interesse nell'ambito delle scienze umanistiche e che meritano particolare attenzione in un momento in cui le monografie cominciano a trovare spazio nelle politiche degli enti che finanziano la ricerca [5] e delle istituzioni accademiche.

Last but not least, nell'auspicio che da questo secondo incontro di Messina scaturisca un nuovo impegno istituzionale che guardi al futuro, è prevista nel corso della Conferenza la firma, da parte delle istituzioni accademiche e degli enti di ricerca presenti, di una Road Map che tracci le linee di azione da intraprendere nei prossimi anni per assicurare la più ampia visibilità ai risultati della ricerca in Italia.

Benedetta Alosi, Settore Polo scientifico-tecnologico - Università degli studi di Messina, e-mail: alosib@unime.it


Note

[*] Conferenza celebrativa del decennale della Dichiarazione di Messina, 3-4 novembre 2014 <http://decennale.unime.it/>.

[1] Le Università che hanno già adottato politiche istituzionali sono: Firenze, Torino, Trieste, Ca' Foscari e Trento, alle quali si è aggiunta di recente l'Università Statale di Milano. In precedenza avevano già adottato politiche Open Access l'Istituto Superiore di Sanità (2008), la Fondazione Telethon (2010) e la Fondazione Cariplo (2012). I testi delle politiche Open Access sono disponibili su oa-wiki al link: <http://wiki.openarchives.it/index.php/Regolamenti_e_Policy_sull'Open_Access>.

[2] The Liège ORBi model: Mandatory policy without rights retention but linked to assessment processes, è il titolo della presentazione di B. Rentier al Berlin 9, nel novembre 2011: <http://orbi.ulg.ac.be/bitstream/2268/102031/1/Rentier-WashDC-2011.pdf>.

[3] <http://orbi.ulg.ac.be/homenews?id=108>.

[4] Si fa qui riferimento alla Public Consultation on the review of the EU copyright rules.

[5] Wellcome Trust ha recentemente esteso la sua Open Access policy alle monografie accademiche finanziate e ai capitoli di libri pubblicati, <http://www.wellcome.ac.uk/stellent/groups/corporatesite/@policy_communications/documents/web_document/wtp052687.pdf>.




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