«Bibliotime», anno XX, numero 1-2-3 (novembre 2017)

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Francesca Nepori

La ricerca per soggetto negli Opac secondo FRBR e RDA



Abstract

Recapturing the features of the library catalogue identified by Cutter and comparing them with the most important international documents on cataloguing principles (up to the recent RDA), the article takes into account the relationship ''has as subjec'' contemplated currently in the FRBR and put in evidence the positive implications in terms of efficiency and efficiency that the same research - by subject and / or classification - may have in a library catalogue and its OPAC.

In [1] un catalogo di biblioteca e nel suo OPAC, la ricerca per soggetto è considerata da molti (utenti, bibliotecari, catalogatori) una delle ricerche più complesse da effettuare; difatti da una parte c'è la difficoltà terminologica (la scelta e la combinazione dei termini scelti dal catalogatore e che spesso non sono così intuitivi per un utente esterno), dall'altra c'è la difficoltà di rappresentazione del contenuto semantico dei documenti.

Sembra però che ci sia una difficoltà ulteriore, che non sempre è stata presa in considerazione poiché le riflessioni si sono quasi sempre concentrate sui punti sopra esposti. Tale difficoltà è l'iterazione dello stesso identico procedimento di soggettazione per tutte le manifestazioni della stessa opera o, alternativamente, l'attribuzione della stessa intestazione di soggetto per tutti quei documenti bibliografici che si riferiscono alla stessa opera.

Adottando integralmente il modello FRBR cercheremo di dimostrare come la relazione "ha per soggetto" del modello stesso possa portare benefici al reperimento e accesso ai documenti presenti nel catalogo. Per fare ciò dovremo riprendere in considerazione le funzioni del catalogo individuate da Cutter:

Mettere in grado una persona di trovare un libro di cui si conosca

b) il titolo

c) il soggetto

Osserveremo ciascuno dei due punti per comprendere se gli OPAC riescano a soddisfare le richieste funzionali individuate da Cutter confrontando queste ultime con gli standard prodotti dall'IFLA e da altri organismi internazionali.

Prendiamo in considerazione il primo punto di Cutter: Mettere in grado una persona di trovare un libro di cui si conosca il titolo. Rispetto alle precedenti concezioni, Cutter ascrive al catalogo la funzione di raggruppare le edizioni di ogni opera sotto il suo titolo per permettere da una parte di ricostruirne la storia editoriale, e dall'altra per agevolare la consultazione dei cataloghi delle biblioteche, che stavano assumendo in quel periodo dimensioni ragguardevoli (Weston 2002, p. 77).

Lubetzky, riprendendo Cutter, assegna al catalogo la funzione di localizzare una particolare pubblicazione intestata al nome dell'autore o al titolo e di mettere in relazione e presentare ordinatamente le edizioni di una determinata opera o le opere di un determinato autore presenti in biblioteca (Lubetzky 1960).

Come giustamente ricorda Weston, per Lubetzky l'entità primaria è l'opera e non le edizioni:

Nel riprendere gli obiettivi già formulati da Cutter nel 1876, Lubetzky vi apporta alcuni cambiamenti, apparentemente di poco conto e tuttavia di grande significato. Innanzitutto sostituendo il termine "libro" con "opera" e "edizione", egli pone l'accento sul concetto di entità letteraria, rendendo al tempo stesso possibile il trattamento di materiale non librario. Inoltre, fornendo una precisa definizione del concetto di scheda principale, Lubetzky corregge le incoerenze presenti sia in Cutter, sia nei codici dell'ALA, la scheda principale talvolta rappresenta l' "opera" e talvolta l' "edizione". Mentre prima l'intestazione principale corrispondeva soltanto alla scheda nella quale si trovava la descrizione nella sua forma più completa insieme alle intestazioni secondarie, ora il suo ruolo è diventato quello di raggruppare sotto il nome dell'autore tutte le sue opere, e sotto un titolo le diverse edizioni della stessa opera. [2]

Vediamo emergere l'esigenza di un'unica intestazione per l'opera (attraverso il titolo uniforme) con la funzione di raggruppamento per tutte le edizioni, ristampe, false edizioni, traduzioni della stessa opera al fine di agevolare e semplificare la ricerca dell'utente.

Se confrontiamo le funzioni del catalogo elaborate da Cutter con quelle riconosciute dall'International Conference on Cataloguing Principles (Principi di Parigi) del 1961 [3] notiamo, come rileva Karen Coyle, una straordinaria somiglianza:

Le similitudini tra queste funzioni e gli obiettivi di Cutter sono straordinarie. I Principi di Parigi, scritti nel 1961, novant'anni dopo Cutter, cambiano qualche volta le parole ma hanno essenzialmente lo stesso significato: lo scopo del catalogo è fornire un'identità per le risorse della biblioteca utilizzando un piccolo insieme di caratteristiche conosciute, come l'autore dell'opera o il titolo, che l'utente di un catalogo può usare per scoprire se la biblioteca ha una copia del documento cercato. [4]

Nel modello FRBR la prima entità del Gruppo 1 è l'opera: una creazione intellettuale o artistica ben distinta. Tra gli attributi dell'opera, secondo FRBR, c'è il suo titolo.

Titolo di un'opera: è la parola, frase o gruppo di caratteri che danno il nome all'opera.

Se l'opera è apparsa sotto vari titoli, l'agenzia bibliografica ne sceglie uno come base per il titolo dell'opera al fine di nominare e fare riferimento all'opera in modo coerente. Gli altri titoli saranno considerati come varianti del titolo per l'opera stessa.

In FRBR dunque il titolo dell'opera è caratteristica dell'opera stessa e anzi elemento di identificazione dell'opera e di tutte le espressioni, manifestazioni e item collegate ad essa. E ancora Karen Coyle a chiarirci il cambiamento imposto da FRBR nella logica della catalogazione e della funzione del catalogo:

Elevando il discorso bibliografico dalla pubblicazione all'opera, l'universo si espande dalla biblioteca fisica e dal documento in mano a un'astrazione essenzialmente senza confini. Esattamente quando l'astrazione dovrebbe essere presa in considerazione, negli inventari di una singola biblioteca o in layer bibliografici aggregati che non sono limitati al posseduto di una biblioteca, è una domanda a cui non è stata data risposta, e spesso non è nemmeno stata chiesta. [5]

Weston ha giustamente definito il passaggio alla filosofia FRBR come un passaggio dalla catalogazione puramente descrittiva (descrizione delle singole edizioni, ristampe, copie, etc.) a una catalogazione relazionale (Modello E-R, entità-relazione). [6]

Le REICAT (par. 9.0.6) raccomandano che il titolo uniforme dell'opera e dell'eventuale espressione, sia mostrato agli utenti in modo tale da non essere confuso con il titolo uniforme. L'obbligatorietà della formulazione del titolo uniforme di un'opera di una manifestazione è stata resa possibile a seguito della pubblicazione delle REICAT (in cui si parla di titolo uniforme, termine che è stato abolito da ICP già nel 2009) che fanno proprie le direttive del modello FRBR.

Il modello concettuale FRBR sembra dunque una delle migliori risposte alle funzioni del catalogo indicate da Charles Ammi Cutter. [7]

Secondo i Principi internazionali di catalogazione (ICP) del 2009 le funzioni del catalogo sono:

Il catalogo deve essere uno strumento efficace ed efficiente che consente all'utente:

4.1 di trovare risorse bibliografiche in una raccolta come risultato di una ricerca basata sugli attributi o sulle relazioni delle risorse;

4.1.2: per trovare insieme di risorse che rappresentino: tutte le risorse che appartengono alla stessa opera".

Per quanto riguarda i punti di accesso indispensabili per le registrazioni bibliografiche per ICP sono:

- punti di accesso autorizzati per il nome del creatore, o del primo creatore nominato, quando ve ne sia più di uno;

- il punto di accesso autorizzato per l'opera/espressione (che può includere il punto di accesso autorizzato per il creatore)

- il titolo proprio, o il titolo attribuito alla manifestazione

- l'anno (o gli anni) di pubblicazione o emissione della manifestazione

- termini di soggetto controllati e numeri di classificazione per l'opera

- numeri standard, identificativi e "titoli chiave" dell'entità descritta.

In RDA le funzioni del catalogo sono quelle enucleate da ICP [8] e i punti di accesso autorizzati servono per la registrazione dei seguenti tipi di relazione:

relazioni primarie tra una manifestazione e un'opera o un'espressione materializzata nella manifestazione;

relazioni tra una risorsa e persone, famiglie ed enti associati alla risorsa relazioni tra opere, espressioni, manifestazioni e item;

relazioni tra persone, famiglie ed enti;

In aggiunta, RDA fornisce indicazioni sull'uso dei titoli (titolo proprio, titolo parallelo, titolo variante, etc.) come punti d'accesso. Sul titolo dell'opera, RDA afferma che il titolo preferito per l'opera è un elemento essenziale e che i titoli varianti sono facoltativi, spiegando che un titolo preferito per l'opera è una parola, carattere o serie di parole e/o caratteri mediante i quali un'opera è conosciuta e che nell'identificazione di opere, ci sono due categorie di titoli: a) titolo preferito per l'opera (vedi 6.2.2) b) titolo variante per l'opera (vedi 6.2.3).

Ora anche se il meccanismo del titolo uniforme per l'opera (termine che è stato abolito da FRBR) è stato introdotto per la prima volta dall'ALA Cataloging Rules del 1941 e successivamente nelle Anglo-Americans Cataloguing Rules (AACR), non è mai stato applicato in maniera continua nei cataloghi delle biblioteche e anche oggi gli OPAC soffrono per una ricerca centrata sul titolo del libro stampato piuttosto che sul titolo dell'opera.

L'OPAC SBN per esempio ma quasi tutti gli Opac hanno queste caratteristiche permette la ricerca per titolo dell'opera (come intestazione di raggruppamento), ma questa conduce immediatamente alle manifestazioni di quell'opera; risulta dunque più una ricerca per titolo della manifestazione che una ricerca per titolo uniforme.

In altre parole manca ancora la possibilità di uno scorrimento indicale dei titoli delle opere in modo tale che da queste si possa passare successivamente alle loro espressioni, manifestazioni ed item. La ricerca per voci d'autorità (indici, punti di accesso, elementi di raggruppamento indicale) nell'Opac Sbn è stata sviluppata soltanto per gli autori (persone e enti): non è ancora stata sviluppata la ricerca per titoli e soggetti anche se contemplata. [9]

Dalla voce d'autorità dell'autore si passa immediatamente alle manifestazioni collegate saltando il piano del titolo dell'opera come elemento di raggruppamento.

Nell'opac della Bnf la ricerca per voci di autorità è possibile per autori e soggetti e anche in questo caso manca la ricerca per titolo dell'opera: dalla voce d'autorità dell'autore e del soggetto si passa immediatamente alle manifestazioni collegate a quelle voci d'autorità saltando il piano del titolo dell'opera come punto di accesso. [10]

La Library of Congress ha un database per la ricerca delle voci d'autorità decisamente più sviluppata comprendendo: Soggetti, Nomi (si tralascia la dicitura autori), titoli (uniform titles) [11] e che permette di:

Select the search type Title Authority Headings on the main search screen to browse authority records for:

Uniform Titles that are not entered under a personal or group author/creator

Series Titles that are not entered under a personal or group author/creator

Facendo una ricerca per titolo uniforme di un'opera (per esempio Chanson de Roland) troveremo tutta una serie di collegamenti di quel titolo con altre intestazioni (titoli di traduzioni, titoli di collezioni, titoli di periodici, nomi di autori collegati); il database delle intestazioni non è però direttamente collegato al Catalogo online della Library of Congress.

Lo stesso discorso può farsi per l'altra funzione del catalogo ascritta da Cutter: ricercare un libro quando si conosca il soggetto. Negli Opac, nazionali e internazionali, la ricerca per soggetto (e per classificazione) risponde alla stessa criticità incontrata per la ricerca per titolo di un'opera (anzi forse può essere considerata una conseguenza di essa, una conseguenza della mancanza della possibilità di scorrere i titoli delle opere): i risultati della ricerca non saranno infatti tutte le opere associate ad un determinato soggetto ma una congerie di edizioni associate a quel particolare soggetto.

Uno degli obiettivi del catalogo è raggruppare le opere che condividono lo stesso soggetto consentendo agli utenti di individuare opere di cui non conoscono né l'autore né il titolo. La ricerca per soggetto è tra le più difficili per l'utente perché, non avendo alcun riferimento conosciuto, come il titolo o l'autore, da cui iniziare la ricerca, egli deve essere in grado di individuare i termini che il catalogatore ha utilizzato per descrivere il contenuto del documento. Questi termini appartengono ad un vocabolario controllato che non riflette il linguaggio comune, ma sono attinti piuttosto da espressioni precise e specifiche delle diverse discipline cui il soggetto fa riferimento. E' quindi abbastanza frequente che l'utente immetta un termine che non è stato usato dal catalogatore e ottenga una risposta nulla, che viene interpretata come "non esistono documenti su questo argomento" mentre potrebbe semplicemente significare "non hai usato il termine usato dal catalogatore. [12]

Al problema terminologico si deve affiancare la difficoltà, da parte dell'utente in fase di ricerca, di individuare immediatamente, attraverso la ricerca per soggetto, tutte le opere (attraverso i loro titoli) che hanno per soggetto quello indicato dall'utente.

Ancora una volta pare essere saltato quel piano di raggruppamento richiesto da Cutter e da FRBR, che indicano il gruppo di entità 3 (concetto, oggetto, evento, luogo) come un insieme aggiuntivo di entità che servono come soggetti di opere: un'opera può avere come suo soggetto uno o più concetti, oggetti, eventi e/o luoghi, di converso un concetto, un oggetto, evento e/o luogo possono costituire il soggetto di una o più opere. [13]

In FRBR si afferma che, per consentire all'utente di trovare tutte le manifestazioni che incorporano opere su un dato soggetto, il record bibliografico nazionale di base dovrà riportare questi attributi logici e relazioni: relazione/i tra il concetto/i che costituisce/scono il soggetto e l'opera/e incorporata/e nella manifestazione: una relazione diretta tra il soggetto o classificazione e l'opera, la quale a sua volta sarà collegata a tutte le manifestazioni di essa. [14]

Nel modello FRBR il soggetto non è un'entità, è una relazione (la relazione "ha come soggetto") [15] e "la connessione logica tra un'opera e la relativa relazione di soggetto serve come base sia per identificare il soggetto di una singola opera sia per garantire che tutte le opere attinenti ad un determinato soggetto siano legate a quel soggetto". [16]

The relationship "has as subject" depicted currently in the FRBR model serves to capture the relationship between a work and its subject matter is reflected through the use of conventional subject access points (i.e., topical subject headings as well as headings for person, corporate bodies, works, etc., used as subject headings) [17]

Ora se l'opera si identifica con il suo titolo, il soggetto di un'opera sarà identificato come soggetto dell'opera relazionato attraverso il suo titolo. Utilizzando la relazione di soggetto tra l'opera (attraverso il suo titolo quale punto di accesso) e la sua entità (concetto, oggetto, evento, luogo) [18] si permette all'utente, in fase di ricerca, di individuare immediatamente tutte le opere (e non tutte le manifestazioni) relative ad un determinato soggetto e di sprecare meno tempo nella selezione della risorsa bibliografica più confacente ai suoi bisogni informativi.

Secondo la Dichiarazione di principi internazionali di catalogazione, il catalogo deve essere uno strumento efficiente ed efficace in grado di recuperare tutte le risorse su un determinato soggetto, e la registrazione bibliografica deve avere come punto di accesso indispensabile i termini di soggetto controllati e numeri di classificazione per l'opera; il modello RDA accoglie le direttive della Dichiarazione di principi internazionali di catalogazione e tra gli obiettivi e principi che governano la descrizione e l'accesso alle risorse c'è la corrispondenza con i bisogni dell'utente che sono quelli, tra gli altri, di trovare tutte le risorse su un dato soggetto. [19]

La Sezione 7 (Descrizione del contenuto delle RDA) che tratta delle relazioni usate per trovare un'opera su un particolare soggetto, nella versione italiana dell'aprile del 2014 a cura del Gruppo di lavoro tecnico per la traduzione dello standard RDA coordinato da Mauro Guerrini, prevede un capitolo 23 con le Linee guida per la registrazione del soggetto di un'opera che è stato sviluppato recentissimamente su RDA Toolkit. [20]

Nel vocabolario RDF il termine Subject di FRBR, definito il soggetto di un'opera, ha il significato: having this property implies being a work. [21]

Secondo la definizione data da RDA (23.1.3) il termine soggetto si riferisce a un termine, frase, numero di classificazione che indica di cosa tratta l'opera e la Relazione di soggetto (23.4.1.1) è una relazione tra un'opera e un identificatore, un punto d'accesso autorizzato e/o una descrizione che indica di cosa tratta l'opera e nel paragrafo relativo agli obiettivi e requisiti funzionali (23.2) troviamo che i dati registrati per riflettere le relazioni di soggetto dovrebbero permettere all'utente di trovare tutte le opere su un particolare soggetto. [22]

Utilizzando la relazione di soggetto tra l'opera (attraverso il suo titolo quale punto di accesso) e il suo identificatore (concetto, oggetto, evento, luogo) si permetterebbe quel controllo della indicizzazione per soggetto o classificazione che attualmente risulta dispersa e ripetuta per tutte le manifestazioni della stessa opera.

Il controllo semantico della relazione di soggetto tra l'opera e il suo identificatore (uso dei termini, dei numeri di classificazione, corrispondenza della stringa di soggetto con il soggetto dell'opera) potrebbe essere gestito a livello di authority file da un centro bibliografico al fine di rendere uniforme e standardizzato il processo il soggettazione/classificazione stesso. [23]

Legando il soggetto direttamente all'opera (attraverso il suo titolo) si eviterebbe, tra l'altro, anche quella discriminazione della tradizione catalografica italiana di soggettare soltanto le edizioni moderne e non quelle antiche e nei casi limite di non soggettare le opere antiche anche se hanno un contenuto semantico adatto alla soggettazione e classificazione; se l'opera diventa il fulcro della soggettazione, avere di fronte una manifestazione antica o moderna dell'opera da indicizzare semanticamente (con tutte le sue possibili varianti, traduzioni, ristampe anastatiche, semplici ristampe, false edizioni) diventa secondario.

Si eviterebbe inoltre di soggettare le diverse manifestazioni della stessa opera con numeri o termini diversi a seconda del catalogatore e del "momento".

La proposta è puramente teorica anche perché la maggior parte degli OPAC sono alimentati dai formati MARC, UNIMARC e MARC21, e attualmente è praticamente impossibile legare anche il solo soggetto al titolo dell'opera; il formato UNIMARC, per esempio, non prevede neanche il legame autore per il titolo uniforme. [24]

Per rendere possibile il modello concettuale FRBR, ciascun piano (opera, espressione, manifestazione e item) dovrebbe essere distinto in modo tale da permettere all'utente di poter navigare tra i diversi livelli del record bibliografico e recuperare l'informazione che gli interessa. Nella maggior parte degli Opac invece il piano dell'opera, dell'espressione e della manifestazione sono appiattiti nella stessa schermata, e i punti di accesso relativi alle diverse entità sono mescolati o non collegati correttamente.

Separare distintamente i diversi piani del record bibliografico così come richiesto da FRBR significa raggruppare i punti di accesso a seconda delle diverse entità che si sta descrivendo e collegarle in modo tale che sia possibile passare da un livello all'altro. I presupposti teorici della relazione di soggetto tra l'opera e l'identificatore di soggetto avranno ricadute dal punto di vista delle ricerche per soggetto da parte degli utenti ed effettuate tramite gli OPAC.

Un possibile sviluppo di ricerca potrebbe essere proprio l'applicabilità negli OPAC dei presupposti teorici della ricerca per soggetto attraverso la sua relazione prevista dal modello FRBR e adottatta da RDA .

Francesca Nepori, Biblioteca Provinciale dei Cappuccini di Genova, e-mail: francescanepori@yahoo.it


Note

[1] Riprendo e amplio in questo articolo parte di quanto trattato in un articolo pubblicato sulla rivista Bibliothecae.it e che è stato oggetto della mia relazione all'8 incontro ISKO Italia, Bologna 22 maggio 2017: Francesca Nepori, SBN. Tra funzioni catalografiche e ambizioni bibliografiche, "Bibliothecae.it", 6 (2017), 1, p. 265-297, <https://bibliothecae.unibo.it/article/download/7030/6764>.

[2] Paul Gabriele Weston, Il catalogo elettronico. Dalla biblioteca cartacea alla biblioteca digitale, postfazione di Giovanni Solimine, Roma, Carocci, 2002, p. 82-83.

[3] "Il catalogo deve essere uno strumento efficace per accertare

2.1 se la biblioteca contiene un libro particolare identificato
(a) per mezzo del suo autore e titolo, oppure
(b) se l'autore non è nominato nel libro, per mezzo del titolo soltanto, oppure
(c) se autore e titolo sono inadatti o insufficienti all'identificazione, un conveniente sostituto del titolo; e
2.2 (a) quali opere di un particolare autore e
(b) quali edizioni di una particolare opera esistono nella biblioteca."
International Federation of Library Associations, Report of the international Conference on Cataloguing Principles, Paris, 9-18 October 1961, edited by A. H, Chaplin and D. Anderson, London, IFLA, 1963.

[4] Karen Coyle, FRBR: prima e dopo. Un esame dei modelli bibliografici, traduzione di Lucia Sardo, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2017, p. 102.

[5] Karen Coyle, cit., p. 83.

[6] P. Weston, cit., p. 18. E ancora: "Occorre attendere il 1995 perché Heaney, nell'applicare alla catalogazione l'approccio object-oriented, privilegi per la descrizione e per l'accesso l'opera in senso astratto, prendendo in ciò le distanze dalla filosofia delle AACR2R fondata piuttosto sulla descrizione delle entità fisiche", ivi, p. 71.

[7] Charles Ammi Cutter, Rules for a Printed Dictionary Catalogue, US Bureau of Educatione Special Report on Public Libraries, Part II, Governement Printing Office, Washington DC, 1876. p. 10: 1. To enable a person to find a book of which either (B) the title is known. E ancora: To show what the library has (D) by a given author.

[8] 0.4.2 Obiettivi

0.4.2.1 Corrispondenza con i bisogni dell'utente

I dati dovrebbero consentire all'utente di:
trovare le risorse che corrispondono ai criteri di ricerca definiti dall'utente
trovare tutte le risorse che materializzano un' opera particolare o un'espressione particolare di quell'opera
trovare tutte le risorse associate a una particolare persona, famiglia, o ente
trovare tutte le risorse su un dato soggetto
trovare opere, espressioni, manifestazioni e item collegati a quelli restituiti in risposta alla ricerca dell'utente
trovare persone, famiglie ed enti che corrispondono ai criteri di ricerca definiti dall'utente
trovare persone, famiglie o enti collegati alla persona, famiglia, o ente rappresentati dai dati recuperati in risposta alla ricerca dell'utente.

[9] <http://www.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/authority.jsp?db=solr_auth>.

[10] <http://catalogue.bnf.fr/recherche-auteurs.do?pageRech=rau>.

[11] <http://authorities.loc.gov/cgi-bin/Pwebrecon.cgi?DB=local&PAGE=First>.

[12] Lucia Tronchin, I cataloghi elettronici delle biblioteche. Tendenze evolutive degli OPAC, tesi di laurea in biblioteconomia, Corso di laurea in Conservazione dei Beni Culturali, Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Ca' Foscari di Venezia, relatore prof. Riccardo Ridi, correlatore prof. Paolo Eleuteri, anno accademico 2006/2007, discussa il 27 febbraio 2008.

[13] International Federation of Library Associations. Study Group on the Functional Requirements for Bibliographic Records, Functional requirements for bibliographic records. Final report, München, K. G. Saur, 1998. (UBCIM publications ; new series, vol. 19), <http://www.ifla.org/files/cataloguing/frbr/frbr_2008.pdf>.

[14] Requisiti funzionali per record bibliografici : rapporto conclusivo, approvato dallo Standing committee della IFLA section on cataloguing ; edizione italiana a cura dell'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, Roma, ICCU, 2000., p. 105.

[15] Stefano Tartaglia, Controllo d'autorità e linguaggi di indicizzazione per soggetto, in Authority control. Definizione ed esperienze internazionali. Atti del convegno internazionale, Firenze, 10-12 febbraio 2003, Firenze, Firenze university press, 2003. Per un approfondimento della Relazione di soggetto con l'opera si veda: Alberto Cheti, Il punto di vista Gris sulla "relazione di soggetto" in FRBR, <www.aib.it/aib/congr/c51/chetint.htm> (ult. cons. 22/10/2017).

[16] IFLA 1998; IFLA 2000, p. 67. "La relazione 'ha come soggetto' indica che alcune delle entità nel modello, compresa la stessa opera, possono essere il soggetto di un'opera. Definita in termini leggermente diversi, la relazione indica che un'opera può riguardare un concetto, un oggetto, o un luogo; può riguardare una persona o un ente; può riguardare un'espressione, una manifestazione, o un documento; può riguardare un'altra opera" (ivi, p. 67).

[17] Tom Delsey, Modeling subject access. Extending the FRBR and FRANAR Conceptual Models, in Functional Requirements for Bibliographic Records (FRBR): Hype Or Cure-All?, Patrick Le Boeuf curator, New York, London, Routledge, 2005, p. 49-61, p. 55.

[18] Gli elementi delle Library of Congress Subject Headings sono argomento, forma, cronologia e luogo.

[19] RDA, cit., p. 22.

[20] Secondo Guerrini, le entità del Gruppo 3 di FRBR concetti, oggetti, eventi e luoghi non sono stati sviluppati da RDA e sono destinati a scomparire o a trasformarsi in qualcos'altro; cfr.: Mauro Guerrini, Codice nazionale e linee guida internazionali, "Biblioteche Oggi", gennaio-febbraio 2017, p. 52-56; p. 54. È interessante notare come in ambito accademico italiano si siano formati due blocchi contrapposti sulle regole di catalogazione; da una parte Petrucciani, che vede nelle Reicat la migliore risposta ad un Codice nazionale di Catalogazione; dall'altra Guerrini, rivolto ad un ambito internazionale, che guarda soprattutto alle potenzialità delle RDA come strumento più efficace per la descrizione e accesso delle risorse tra cui quelle bibliografiche.

[21] <http://vocab.org/frbr/core#subject>;

[22] Rda Toolkit, data del documento: 14 febbraio 2017, Documento: <http://access.rdatoolkit.org/rdachp23-it.html>, ult. cons. 18/03/2017.

[23] "Il soggetto appartiene al mondo reale in quanto elaborazione concettuale dell'indicizzatore, il quale rappresenta il contenuto dell'opera in modo sommario e formalizzato. Il soggetto non è un'entità presente nell'opera e da essa estratta, né un'entità precostituita che esiste di per sé. Esiste come nucleo informativo creato in funzione di mediazione fra il pensiero svolto nell'opera e l'universo dei discorsi culturali e informativi che danno luogo alle richieste delle interrogazioni bibliografiche. È un'entità logica che permane nelle relazioni con opere diverse, per ciascuna indipendentemente dalle espressioni e dalle manifestazioni in cui esse si concretizzano, e permette di riconoscere e correlare le opere che presentano lo stesso tema di base e di distinguere quelle che svolgono temi differenti", cfr.: Pino Buizza, Indicizzazione per soggetto e FRBR, "Bibliotime", 6, (2003), 1, <http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-vi-1/buizza.htm>, ult. cons. 18/10/2017. Si veda anche: Pino Buizza - Mauro Guerrini, Un modello concettuale per il nuovo Soggettario: l'indicizzazione per soggetto alla luce di FRBR, "Bollettino AIB", 41, (2001), 3 p. 327-336; p. 327-336.

[24] Il campo 500 di UNIMARC per il titolo uniforme non ha né autori né soggetti. UNIMARC è il formato usato dalla maggior parte degli OPAC. Da più parti si è sollevata la critica a formati come MARC, UNIMARC e MARC21 per rendere possibile il modello concettuale FRBR. Al momento le attenzioni si stanno concentrando su Bibliographic framework transition initiative (BIBFRAME) della Library of Congress. Sul progetto BIBFRAME si veda: Bibliographic framework as a wb of data: linked data model and supporting services, Washington DC, Library of Congress, 2012, <http://www.loc.gov/marc/transition/pdf/marcld-report-11-21-2012.pdf> (traduzione 2014, cfr.: Bibliographic Framework per un web dei dati. Il Linked Data Model e i servizi di supporto, traduzione italiana di Iolanda Cristaldi e Roberto Morelato, "Digitalia", 9 (2014), 1, <http://digitalia.sbn.it/article/view/1066/696>); Mauro Guerrini, BIBFRAME. Per un nuovo ruolo delle biblioteche nel contesto del web, "Digitalia", 9 (2014), 1, p. 125-126, http://digitaliasbn.it/article/view/1061/691; Mauro Guerrini, BIBFRAME. Un'ipotesi di ambiente bibliografico nell'era del Web, in Il libro al centro. Percorsi fra le discipline del libro in onore di Marco Santoro, studi promossi da Rosa Marisa Borraccini, Alberto Petrucciani, Carmela Reale, Paola Zito, a cura di Carmela Reale, Napoli, Liguori, 2014, p. 103-115; Antonella Trombone, Il progetto BIBFRAME della Library of Congress: come stanno cambiando i modelli strutturali e comunicativi dei dati bibliografici, "AIB Studi", 55 (2015), 2, p. 215-226.




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