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ETTORE FABIETTI

La Biblioteca Popolare Moderna

MANUALE
PER LE BIBLIOTECHE PUBBLICHE, POPOLARI,
SCOLASTICHE, PER FANCIULLI, AMBULANTI,
AUTOBIBLIOTECHE, ECC.

QUARTA EDIZIONE
INTERAMENTE RIFATTA CON ILLUSTRAZIONI
E SCHEMI

ANTONIO VALLARDI
EDITORE   MILANO
(1933)


[p. 2]

Biblioteca pubblica di Fergus (Ontario).
In questa località di 1500 ab. la biblioteca pubblica possiedeva già 5269 volumi
nell'anno 1912, e spendeva più di 22000 lire italiane.

[p. 4]

PROPRIETÀ LETTERARIA

Milano. Coi tipi dello Stabilim. dell'Editore Antonio Vallardi.
17I1933 (cgnn).

[p. 5]

AI VIVI E AI MORTI
AI VICINI E AI LONTANI
CHE IN CONCORDIA DI OPERE E D'INTENTI
LAVORARONO CON ME
A DIFFONDERE IL LIBRO
FRA LA GIOVENTÙ E IL POPOLO ITALIANO

                                                            E. F.

[INDICE]


[p. 7]

PREMESSA

A questo libro converrebbe meglio il titolo di Biblioteca
per tutti, avendo l'aggettivo popolare un senso di limi-
tazione ai soli ceti che esercitano attività di ordine manuale,
o quasi. Ma l'uso ha i suoi diritti, e l'uso chiama
popo-
lare, in tutti i paesi latini, la biblioteca pubblica non
riservata agli studiosi.
Nei paesi anglosassoni, dove il servizio della pubblica
lettura ha raggiunto uno sviluppo e una perfezione di
mezzi a noi ignoti, il centro di raccolta e di diffusione
del libro circolante non si chiama neppur
biblioteca, ma
libreria (library). Biblioteca, nel genuino senso etimologico
della parola, significa
custodia di libri, cioè istituto che
provvede alla loro
conservazione, mentre la biblioteca
moderna ha il compito preciso di metterli in circolazione
e di farli leggere al maggior numero possibile di persone
di ogni ceto e di ogni età, magari andando essa stessa in
cerca del lettore e provvedendo al trasporto del libro fino
al suo domicilio, col risultato previsto di un rapido logorìo
del materiale, che nella biblioteca pubblica moderna si
rinnova, infatti, di continuo.
Se intitoliamo questo libro alla
biblioteca popolare è,
dunque, soltanto per intenderci; ma esso, in realtà, mira

[p. 8]

essenzialmente a trasformare, a rinnovare ab imis l'idea
e la pratica di ciò che comunemente si chiama biblioteca
popolare, e a far conoscere in Italia che cosa è, come si
possa organizzare e come funzioni, nelle città e nelle cam-
pagne, un servizio della pubblica lettura, che da mezzo
secolo è, in tutti i paesi di lingua inglese, lo strumento
più potente e più idoneo anche più della stessa scuola
pubblica di progresso civile ed economico; che in altri
paesi, come il Belgio, la Francia, la Spagna (specialmente
in Catalogna), la Germania, la Svizzera, ecc., si va attuando
come il più civile dei nuovi servizî pubblici, e che in Italia
ebbe finora soltanto qualche esperimento isolato in grandi
città, come Milano.
È la prima volta crediamo che nel nostro paese
si pubblica un libro simile sulla
biblioteca moderna, la
quale ha ormai, in altre lingue, tutta un'estesa letteratura.
Raccomandiamo, perciò, quest'operetta segnatamente a
coloro cui è affidato l'incremento della scuola e della pub-
blica coltura; sebbene il libro voglia essere per tutti: per
gli insegnanti che attendono alla biblioteca degli alunni
in ogni ordine di scuole, per i funzionarî di ogni grado
che presiedono alla istruzione e all'educazione del popolo,
per gli addetti alle organizzazioni corporative, ai «dopo-
lavoro», alle biblioteche pubbliche popolari e circolanti
di qualsiasi specie, e infine per tutti coloro che hanno una
sia pur modesta raccolta di libri da ordinare per
loro uso. Vi troveranno esposti e praticamente illustrati
nei particolari i mezzi e i modi per istituire e far fun-
zionare, con modernità di criterî, i varî tipi di biblioteche,
comprese la
Biblioteca pubblica per Fanciulli, la Biblio-
teca Ambulante e l'Autobiblioteca, nuove per l'Italia,
ma già largamente diffuse altrove.
Trent'anni di esperienza nella più vasta organizzazione
italiana di biblioteche pubbliche popolari da lui fondata,
e lo studio anche diretto delle biblioteche all'estero hanno
consentito al compilatore una larga documentazione di

[p. 9]

fatto, che lo ha dispensato spesso dal teorizzare e dal
lungo argomentare.
A queste pagine, frutto di tutta una vita di lavoro,
umile, ma devoto, per la coltura del popolo italiano, affida
l'Autore la sua speranza incrollabile che un giorno non
lontano esse diano impulso e norma alla diffusione della
biblioteca moderna in Italia.

                                                                                  E. F.

Mi è grato rivolgere un pensiero riconoscente ad enti e persone
che mi favorirono materiale informativo e iconografico per la
compilazione e l'illustrazione del presente volume, e segnata-
mente all'American Library Association di Chicago, The Library
Association
di Londra, American Consular Service di Milano, e ai
signori Henri Lemaître ed Ernest Coyecque di Parigi, antesi-
gnani della biblioteca moderna in Francia; al dott. Luigi De Gre-
gori della Biblioteca Casanatense, al dott. Vittorio Camerani del-
l'Istituto Internazionale di Agricoltura, al dott. Gerardo Bruni, ecc.

                                                                                  e. f.


[p. 11]

I.
CHE COSA È
LA BIBLIOTECA POPOLARE MODERNA

[1.] 1. La Biblioteca, scuola del popolo.

La biblioteca popolare è la «biblioteca pubblica»
per eccellenza e per definizione, non solo perchè aperta
a tutti, anche ai fanciulli, ma perchè essa soddisfa ad
un bisogno pubblico e adempie a un pubblico servi-
zio d'importanza sempre crescente: la lettura.
Provvedere a questo servizio è, per la collettività
civile, come provvedere ai servizî essenziali della vita
in comune: all'acqua potabile, alla pulizia stradale,
all'igiene. Nessuno misconosce ormai il dovere della
società di impartire un minimo d'istruzione ai fan-
ciulli, a cui una volta provvedevano (o non provvede-
vano) le famiglie. Il dovere familiare divenne a poco
a poco un dovere sociale e l'adempimento di esso fu
successivamente assunto da associazioni d'interessati,
dal Comune e infine dallo Stato.
Se ora fosse dimostrato come si può facilmente
dimostrare che la biblioteca accessibile a tutti è ne-
cessario complemento della scuola elementare e che
essa sola può dare alla scuola dei primi elementi un
senso e un valore ai fini del sapere e della coltura, ne
risulterebbe che la biblioteca non è meno importante

[p. 12]

della scuola e, come la scuola, merita l'interessamento
vivo dei cittadini e dello Stato.
La scuola elementare è troppo breve e troppo scarsa
di effetti, per servire essa sola alla coltura del popolo.
Insegnando a leggere, scrivere e far di conto, la scuola
dà soltanto i mezzi, gli strumenti essenziali per ac-
quistar la coltura con lo studio libero e le letture spon-
tanee, quando l'obbligo della frequenza scolastica sia
finito ed il giovinetto entri nella vita del lavoro. Tutto
preso dai suoi nuovi doveri, egli non avrà più tempo
di frequentare le scuole pubbliche, e se la società non
gli offre un mezzo facile di continuare a istruirsi leg-
gendo libri capaci di arricchirgli l'animo di buoni sen-
timenti e la mente di nuove nozioni, gli anni e le fa-
tiche che egli avrà speso sui banchi della scuola pri-
maria non gli saranno di alcun profitto nella vita.
Egli saprà, sì, disegnare, forse a fatica, la propria
firma in una cambiale o a pie' di un atto di stato ci-
vile, ma quanto alla vita dello spirito, egli non ve-
drà più lontano di un analfabeta.

                                    ***

Se la elevazione intellettuale di se stesso deve essere,
per ogni individuo cosciente, obietto di tutta la vita,
viene il giorno in cui egli sente non esservi altra col-
tura efficace per lui, se non quella ch'egli sa darsi da
sè. Cessa, perciò, di andare ad ascoltar lezioni, e men-
tre si vergognerebbe di apparire nell'atteggiamento
di scolaro in ritardo, intuisce, invece, il grande inte-
resse ch'egli ha di rimanere, in certo modo, uno stu-
dente per tutta la vita.
Studiare è fare atto di uomo libero: chi studia non
si trova più nella situazione quasi passiva dell'uditore,
perchè si reagisce più facilmente e più fortemente su
ciò che si legge che su ciò che si ascolta.
La lettura libera e la biblioteca pubblica, che la
rende possibile a tutti, è dunque la vera scuola del
popolo, l'unica forma di scuola, anzi, che si concilî

[p. 13]

con la vita del lavoro. A questa precisa conclusione
si è giunti in quasi tutti i paesi di lingua inglese e
specialmente negli Stati Uniti d'America, dove tutti
concordano in questo concetto fondamentale, che la
free public library è l'istrumento per eccellenza di ciò
che gli Americani chiamano self education, vale a dire
la coltura in ciò che essa ha di veramente vivo e de-
cisivo nella vita di un uomo.

[1.] 2. I caratteri distintivi della Biblioteca Popolare Moderna.

In Italia, la biblioteca per tutti si chiamò e si chiama
popolare, per distinguerla dalla biblioteca di alta col-
tura del nostro tipo nazionale, con la quale non ha e
non vuole avere nulla di comune. I due tipi di biblio-
teche servono a un pubblico tutt'affatto diverso: delle
nazionali esistenti nei maggiori centri di coltura e di
studio il popolo non usa affatto e non può trarre gio-
vamento diretto.
Le nazionali, e con esse le universitarie e molte co-
munali
, richiamano esclusivamente un pubblico di stu-
diosi, e meglio che centri diffusori e propagatori del
libro, sono istituti di conservazione e, direi quasi,
musei, che accolgono, coordinano e custodiscono tutti
i prodotti del pensiero umano, per tramandarlo vivo
nelle sue fonti all'avvenire e segnarne la linea ideale
di sviluppo attraverso le età.
Certo, i grandi tesori di sapienza che ciascuna di
esse racchiude, non sono sottratti alla vista del pub-
blico; ma la diffusione del libro non è il loro scopo
principale: tant'è vero che il loro contatto col pub-
blico si esplica in gran parte nella consultazione delle
opere entro la loro stessa sede. Da ciò le cautele e le
formalità frapposte all'asportazione dei libri; da ciò
il funzionamento complicato e tardo del loro mecca-
nismo, incapace di un rapido scambio col pubblico;
da ciò gli orarî non sempre rispondenti ai bisogni della

[p. 14]

gente che lavora e che legge come diversivo dalla fa-
tica materiale; da ciò, infine la ragione per cui la loro
importanza è misurata più dal numero e dal valore
delle opere che adunano, che dal numero di quelle che
mettono in circolazione.
La biblioteca detta popolare in Italia, e in generale
nei paesi latini, vuol essere soprattutto uno strumento
di diffusione
, rapido ne' suoi contatti coi lettori, sem-
plice e agilissimo nella sua organizzazione funzionale.
Essa, lungi dal conservare, rinnova continuamente il
suo contenuto; sottrae alla circolazione tutto ciò che
nel vertiginoso progresso della vita e del pensiero è
materia sorpassata e come morta, e lo sostituisce con-
tinuamente con le manifestazioni ultime e più fresche
del pensiero attuale. I suoi libri circolano cento volte
più celermente che nella biblioteca di alta coltura, e
l'ideale sarebbe che non riposassero negli scaffali fino
al termine della loro esistenza fisica.
In Italia, poi, e negli altri paesi in cui l'abitudine
della lettura non è ancora molto diffusa, la biblioteca
per tutti mira anche ad un altro scopo: poichè il gran
pubblico non cerca il libro e non dimostra di sentirne
sufficientemente il bisogno, la biblioteca fa sì che il
libro cerchi il lettore e lo innamori a poco a poco di
sè, fino a imporglisi come un bisogno: in una parola,
mette il libro in valore, esigendo da esso il massimo
rendimento utile.

                                    ***

Nei paesi venuti recentemente alla civiltà e alla col-
tura, come gli Stati Uniti d'America, il Canadà, l'Au-
stralia, ecc., esiste un solo tipo di biblioteca detta pub-
blica
, che serve a tutti, ai fanciulli e al popolo mi-
nuto, come agli studiosi; alla diffusione delle amene
letture, come all'incremento della scienza e dell'alta
coltura; alla consultazione per le esigenze pratiche
della vita, come alle ricerche dotte.
Diremo altra volta che cosa è precisamente una

[p. 15]

biblioteca pubblica americana e che mirabile strumento
di civiltà ne abbiano fatto gli Anglosassoni d'Ame-
rica. Qui basti dire che il tipo della biblioteca pub-
blica americana tende a sostituire anche in Europa il
vecchio tipo di biblioteca popolare e che in Belgio
e in Francia è già all'opera un Comité de la bibliothè-
que moderne
, inteso a operare appunto questa trasfor-
mazione.
In Italia, studî ed esperimenti in questo senso si
fecero per anni presso l'Istituto delle Biblioteche Po-
polari di Milano, con quali risultati vedremo a suo
tempo.
Ad ogni modo, si voglia o no rimaner fedeli alle
tradizioni nostre, l'essenziale è che la biblioteca non
sia soltanto un dispensiere di libri, un distributorio
meccanico di carta stampata, ma anche e sopra tutto
una guida illuminata dei lettori. In un certo senso, il
bibliotecario della biblioteca popolare moderna ha cura
d'anime. Egli può edificare o scandalizzare l'animo di
un fanciullo; richiamare a letture sostanziose più di
uno de' suoi lettori, e specialmente lettrici, avviati a
letture futili; condurre un giovane a scoprire a se ste-
so la propria vocazione, determinare l'indirizzo di una
vita che cerca ispirazione nei libri, giovare al perfe-
zionamento tecnico di chi lavora, persino ritrarre da
una via di perdizione qualche spirito smarrito, ancora
capace di subire le suggestioni del buon esempio.
Chi scrive ha visto giovani operai affrontare lo stu-
dio di lingue straniere sulle pagine di modestissimi
metodi pratici ottenuti in prestito dalla biblioteca po-
polare e trionfare a poco a poco d'ogni difficoltà.
Naturalmente, questo può soltanto avvenire se fra
i lettori e i libri della biblioteca vi è un bibliotecario
animatore, guida e consigliere discreto.
Sì, la biblioteca per tutti deve essere l'ufficio di con-
sulenza intellettuale del centro di popolazione a cui
serve.

[p. 16]

                                    ***

Inutile aggiungere, dopo ciò, che la biblioteca po-
polare moderna è una cosa viva e vitale, non un am-
masso amorfo di materia morta, formato a poco a
poco, come le stratificazioni delle rocce, con i detriti
delle vecchie biblioteche private, accumulati negli an-
ni, senza ordine e senza scopo, preda della polvere,
dei tarli, dell'umidità, in locali inadatti e senza luce,
vera tomba dei libri. Il pubblico e non potrebbe es-
sere altrimenti in breve se ne stancherebbe, l'at-
mosfera di simpatia che deve circondare la biblioteca
verrebbe man mano a raffreddarsi, i mezzi a dimi-
nuire, gli espedienti per vivere a moltiplicarsi, ed in
breve l'istituzione cadrebbe tanto in giù nel silenzio
e nell'oblio, fino a morirne.

[1.] 3. Le amene letture.

La biblioteca popolare moderna, dà importanza pre-
ponderante alle pubblicazioni utili, così come nella
pratica è fatto al lavoro necessario una parte più larga
che non al diletto; ma, a differenza delle biblioteche
d'altro tipo, non esclude i lavori di pura immagina-
zione, cioè le letture amene, scegliendole però fra le
opere che hanno già acquistato o sono evidentemente
destinate ad acquistar fama duratura per qualche loro
pregio sostanziale o d'arte.
A proposito delle letture amene, è necessario sfa-
tare il pregiudizio corrente che esse riescano più dan-
nose che utili al popolo e alla gioventù. No: la loro
diffusione a mezzo delle biblioteche circolanti è ne-
cessaria. Ciò che più di tutto importa è che la gente
si abitui a leggere. Ora, se il romanzo, la novella, la
commedia non avessero altro ufficio che quello di at-
trarre il lettore coll'ésca dell'onesto diletto, la loro pre-
senza nella biblioteca sarebbe più che giustificata.

[p. 17]

Del resto, come si procede coi bambini, si procede
con le persone incolte, poichè, in fondo, sono dei pri-
mitivi gli uni e gli altri; e l'insegnamento infantile
cerca d'insinuarsi per le vie del diletto. Non sono
poche le persone di media coltura che appresero un'in-
farinatura di storia francese nei romanzi di Dumas
padre o che furono da essi invogliati allo studio della
storia autentica; così come non sono pochi i giovani
che s'innamorarono delle scienze fisiche e naturali sui
libri di Jules Verne.
Inoltre, il libro ricreativo non può essere ragionevol-
mente negato a tutto un contingente di lettori, che si
applicano troppo durante il giorno ad un lavoro lo-
gorante dei muscoli e dei centri nervosi, per non avere
il diritto, nei momenti di tregua, di ricorrere alla let-
tura come ad un onesto svago.
Ma, poi, chi dubita della mirabile azione suggestiva
con cui l'arte, più che la scienza, opera direttamente
sugli animi e li trasforma? Per coloro che reputano
l'arte una motrice potente dei sentimenti umani, una
forza morale la cui efficacia non è superata che dall'e-
sempio vivente, il diritto di cittadinanza delle letture
amene nelle biblioteche del popolo, e più in quelle dei
fanciulli, non ha bisogno di esser difeso.
L'infanzia dei popoli non ebbe altra letteratura che
d'immaginazione, e Gesù insegnava le sue ardue ve-
rità morali per via di parabole. L'arte nacque prima
del pensiero riflesso e la poesia precorse la scienza.
Come il museo di arti plastiche non è soltanto una
palestra dove gli studiosi imparano la tecnica del di-
pingere, dello scolpire, dell'incidere, ma è la mèta di
ogni persona in cerca di emozioni alte e disinteres-
sate; così nella biblioteca per tutti il lettore non deve
trovar soltanto un emporio di cognizioni utili ai fini
della sua attività pratica, ma anche un alimento alla
sua vita morale.
Chi volesse impartire, per mezzo dei libri, soltanto
cognizioni positive, riuscirebbe, in breve, a farli odia-
re. In un certo senso, i libri che non insegnano nulla,
insegnano più di tanti altri, scritti con meticolosa

[p. 18]

gravità ad ammaestramento del genere umano. E persino
la scienza ha bisogno di vestirsi di forme artistiche
per diventare accessibile ai non iniziati.
Il problema, piuttosto, è tutto nel criterio con cui le
amene letture si scelgono e si graduano alle varie età
e alle varie esigenze spirituali dei lettori. E qui, sì,
deve soccorrere l'estesa coltura umanistica del biblio-
tecario e la sua penetrazione psicologica.

                                    ***

L'amore che chiameremo profano, come occupa un
grande posto nella vita, così nei libri. Ma appunto
perchè ce n'è tanto nella vita, non è necessario par-
larne troppo ed eccitarlo con la letteratura. Questa era,
se non erriamo, anche l'opinione di Alessandro Man-
zoni. È vero che l'amore ha ispirato dei capolavori e
che l'arte, quando è veramente tale, purifica e trasfi-
gura tutto ciò che tocca; ma non sempre i libri si leg-
gono per i loro pregi artistici: i lettori incolti, anzi,
si attengono esclusivamente al senso letterale delle pa-
role. Occorre, quindi, esser molto cauti nella scelta di
questi libri, che sono quasi sempre romanzi, per non
eccitare malsane curiosità nei giovani e tendenze vi-
ziose negli adulti. Ma non è lecito neppur cadere nel-
l'eccesso opposto di coloro che vorrebbero allontanare
dai giovani ogni libro d'amore, anche castissimo, e
vietare loro il palpito che scosse i cuori di creature su-
blimi, come Paolo e Virginia, Mirella e Graziella.

[1.] 4. Oltre i fini pratici del sapere.

L'obiezione più seria almeno in apparenza
che si muove ancora da molti a questo nuovo mezzo
diffusivo della coltura, è la deficienza, per non dire la
mancanza quasi assoluta, di buoni libri accessibili al-
l'intelligenza del popolo.

[p. 19]

Questa obiezione è mossa alla biblioteca popolare
da coloro che la concepiscono come una raccolta di
libri, coi quali i lettori abbiano a trovarsi, per così
dire, come insieme ad amici della loro stessa levatura.
Secondo costoro, le opere elevate di letteratura e di
scienza dovrebbero essere escluse dal catalogo e la
biblioteca risultar composta di libri molto innocui, sì,
ma anche molto mediocri.
Ora, invece, è provato come dice il Macé che
il popolo non vuol essere messo a regime speciale e
legge di preferenza i libri scritti per tutti.
Chi dice che il popolo non ha bisogno di sapere e
di conoscere molte cose, che gli bastano le poche no-
zioni indispensabili a' suoi bisogni immediati e pochi
libri che lo distolgano dall'osteria, procurandogli qual-
che onesta distrazione, è ancora impigliato nei vec-
chi concetti di filantropismo e non sa elevarsi alla vi-
sione di una umanità e di una classe lavoratrice assai
diverse da quelle presenti.
Che l'educazione del popolo si preoccupi dei fini
pratici ed immediati, che essa dia uomini e Italiani
ben temprati per i cimenti della vita presente, è cer-
tamente utile e necessario; ma che l'opera educativa
d'oggi non debba apparecchiarci anche la materia
umana per l'avvenire della patria e della società, ciò
non è ammissibile se non da chi si figuri la società
e la patria eternamente immobili nelle loro categorie
economiche, intellettuali e morali. Ma ove si acceda
al principio della diffusione della coltura, è inutile e
stolto segnar limiti al suo espandersi indefinito, figu-
rarsi un grado d'istruzione utile ad una classe so-
ciale e nociva ad un'altra, una coltura elevata per si-
gnori, una media coltura per impiegati e una coltura
più umile per gli altri.
Insegnare alla gente il mezzo di rendere il suo la-
voro più facile e più produttivo, il suo passaggio
attraverso la vita meno ingrato e più fecondo, non
basta; bisogna anche elevarne tutte le facoltà, a costo
di acuirne e moltiplicarne i bisogni ed accrescerne la
potenza di soffrire: educare, insomma, nell'uomo le

[p. 20]

ragioni e le forze stesse del progresso nazionale e
sociale.
A questo fine, nessun mezzo più idoneo della biblio-
teca per tutti, composta di opere che sforzino gli spi-
riti ad elevarsi al di sopra di se stessi.

[1.] 5. Il primato della Biblioteca.

Ma il primato che la biblioteca rivendica a se
stessa, in confronto alle altre istituzioni di coltura
popolare, è dovuto anche al fatto che essa sola, fra
tutte, può vivere e prosperare nei grandi centri come
nei piccoli e nei minimi.
E anche dove istituzioni che diffondono oralmente
la coltura trovano modo di vivere e di esplicare la
loro attività, esse non possono dare tutto l'utile di
cui sono intrinsecamente capaci, se non quando sieno
fiancheggiate dalla biblioteca. Così dicasi delle scuole
serali e professionali, dei musei e delle gallerie d'Arte,
che nella biblioteca trovano la loro necessaria inte-
grazione.
Qual traccia può lasciare una conferenza nella
mente degli uditori, se poi non hanno a loro dispo-
sizione dei libri in cui possano trovare un più largo
svolgimento e una più ampia illustrazione delle idee
fugacemente accennate dall'oratore nei ristretti limiti
di tempo consentiti alla sua lezione? La conferenza,
se vuol essere veramente proficua, non può che pro-
spettar l'argomento di cui si occupa e richiamar su
di esso l'attenzione e l'interesse degli uditori, per
modo che ciascuno di essi, poi, per conto proprio,
in perfetta calma e libero dalla suggestione dell'am-
biente, sia spinto a cercar nei libri consigliati dal con-
ferenziere la conferma e la spiegazione dei fatti e delle
idee da lui sommariamente enunciate.
I musei d'ogni specie e le gallerie d'Arte sono isti-
tuzioni utilissime, specialmente se i libri sulle arti
belle, le scienze fisiche, la storia, le antichità, che la

[p. 21]

biblioteca pubblica possiede, servono di testo e di com-
mento alle manifestazioni reali dell'arte e della na-
tura, che nei musei e nelle gallerie si ammirano.
Che cosa possono dire, ad esempio, le meravigliose
collezioni di antropoidi e di specie distrutte alla mente
del visitatore incolto che si aggira in un Museo di
Storia naturale? È evidente ch'egli vi fu attratto per
mera curiosità e con la stessa disposizione di spirito
con la quale sarebbe andato a vedere il vitello a due
teste nei baracconi delle fiere.
Le testimonianze più eloquenti della storia umana
e cosmica sono cose mute d'ogni significato, per chi
non impara a conoscere sui libri le vicende di cui esse
sono documento.
Questo importante compito di volgarizzare la col-
tura, in modo che le grandi spese commesse dalle pub-
bliche amministrazioni per fondar musei e gallerie tor-
nino in utilità generale e non a vantaggio di pochi,
questo compito non può essere risolto ai giorni nostri
che dalla biblioteca di tutti, dalla biblioteca per tutti.
Naturalmente, più sono vicine fra loro biblioteca
e scuola, museo e gallerie d'Arte, e meglio se ne pos-
sono coordinare le influenze e intensificare gli effetti.
È per questo che, fuori d'Italia, le diverse istituzioni
di coltura o sono spesso riunite sotto lo stesso tetto
e la stessa direzione, o sono strettamente coordinate
fra loro. Il frequentatore di una di esse si trova per
tal modo indotto a frequentarle tutte. Gioverà special-
mente l'unità di direzione, che permette, ad esempio,
d'indicare con appositi richiami, sul catalogo di bi-
blioteca, gli oggetti esposti nel museo e nella galleria
d'Arte, dei quali si sparge così nel pubblico la piena
conoscenza.

[1.] 6. La Biblioteca dappertutto.

La biblioteca è valido sussidio anche alla scuola
primaria, e molto giova al progresso intellettuale
degli alunni che ogni scuola abbia la sua piccola

[p. 22]

biblioteca. La lettura di libri interessanti, suggeriti al
fanciullo dallo stesso maestro, che ne conosce il ca-
rattere e le tendenze, affeziona lo scolaro alla scuola
e agli studî e lo abitua ad essere il maestro di se stesso,
per quando dovrà lasciar la classe ed entrar nella vita.
Lasciate che i fanciulli leggano i bei libri avven-
turosi, in cui piccoli eroi loro coetanei corrono per la
terra e sui mari, attraverso perigli e fatiche, che nu-
trono di ardimento l'irrequieta fanciullezza dei let-
tori. Insieme col fascino dei casi avventurosi, passerà
di contrabbando nelle loro piccole teste la nozione di
geografia, di fisica, di storia naturale, di virtù civile,
le quali non allettano dalle pagine aride e schema-
tiche dei libri di testo.
La biblioteca infonde vita alla scuola, temperando
la naturale avversione dei fanciulli per essa con una
variante al regime uniforme dei programmi e della
disciplina: senza tener conto che il libro della biblio-
teca scolastica, portato dai fanciulli nelle famiglie,
eccita anche gli adulti all'abitudine della lettura.

                                    ***

Non meno che alla scuola primaria, la biblioteca
circolante è indispensabile agli istituti d'istruzione
media, dove la gioventù, destinata ad imprimere un
giorno impulso e direttiva alla vita sociale, deve ac-
quistare non solo il corredo di nozioni astratte pre-
scritte dai programmi d'insegnamento, ma anche
prender contatto con le vive forze che operano fuor
della scuola, nel vasto mondo, e determinano l'am-
biente in cui dovrà vivere ed agire.

                                    ***

Nelle sale di convegno dei caporali e soldati, nelle
infermerie, nelle stesse sale di punizione, nei corpi di
guardia, nei distaccamenti, nelle guarnigioni alpine,

[p. 23]

sulle navi da guerra, ovunque la vita militare aduna
e intrattiene, lontano dalle loro case e dalle occupa-
zioni consuete, la miglior parte della nostra gioventù,
il libro che occupi il pensiero del soldato non può,
non deve più a lungo mancare. Ne guadagneranno
la disciplina, l'ordine, l'istruzione militare della gio-
ventù, che tornando a' suoi paesi, almeno porterà
seco, con qualche vizio appreso in città, anche una
buona abitudine: quella della lettura.

                                    ***

Un nucleo di biblioteca circolante per gli operai
non dovrebbe neppur mancare nelle officine e nei
grandi laboratori, nelle associazioni sindacali, spor-
tive e di ricreazione (dopo-lavoro). Non sempre l'ope-
raio, dopo una giornata di lavoro, si sente di met-
tersi in cammino per recarsi quando c'è alla
biblioteca popolare pubblica, per averne un libro da
leggere, e il più delle volte preferisce farne a meno.
Se, invece, trovasse il libro nella fabbrica dove si
reca tutti i giorni e lo potesse avere in prestito, po-
niamo, all'ora dell'uscita, probabilmente egli passe-
rebbe in casa, con la moglie ed i figli, molte di quelle
sere, che altrimenti passerà dove e come tutti sap-
piamo.

                                    ***

La vicinanza della biblioteca ai gruppi di popola-
zione che se ne devono servire è un principio ormai
universalmente ammesso e praticato. Così i grandi
quartieri di case operaie e popolari, che si vanno eri-
gendo specialmente nelle grandi città per provvedere
alle classi meno agiate l'incalcolabile beneficio di una
casa igienica e a buon mercato, non possono fare a
meno di una biblioteca circolante e di una sala di let-
tura, che divengono in breve il centro intellettuale e
il luogo di convegno di tutto il quartiere.

[p. 24]

                                    ***

Il libro circolante è riconosciuto ormai indispensa-
bile anche nei luoghi di dolore e di pena: carceri,
case di correzione, ospizî, istituti di cura, ammini-
strati con larghezza ed umanità di vedute, non pos-
sono fare a meno di una biblioteca propria, ben te-
nuta e ben provvista di libri adatti alle esigenze sva-
riatissime del pubblico tanto diverso che li frequenta.
Vi sono malattie che non costringono in letto i pa-
zienti ed altre che richiedono lunghi periodi di conva-
lescenza. Come impiegar meglio il tempo necessario
a che la salute ritorni, se non leggendo? Nelle lunghe
corsìe bianche, tra gli aspetti e le voci del dolore, la
tristezza s'attenua, il tedio delle lunghe ore silenziose
scompare, il tempo passa e qualcosa s'impara sempre.
Ma la biblioteca che s'invoca non è già qualche
cosa di simile a ciò che ora esiste nelle nostre carceri.
In tal caso, sarebbe meglio non parlarne. Che cosa,
infatti, debba essere una raccolta di libri messa in-
sieme il più delle volte con doni tratti da fondi di
magazzino e scarti di biblioteche private, lascio im-
maginare ai lettori. Per i meno incolti, cioè per co-
loro che hanno maggior bisogno di leggere, la biblio-
teca del carcere, com'è ancora in molti stabilimenti
di pena, costituisce una nuova tortura morale.

                                    ***

Il libro va ormai conquistando il suo posto nei cir-
coli, negli alberghi e persino sulle navi adibite al ser-
vizio d'emigrazione. Ovunque, insomma, sia tempo-
raneamente o in permanenza un nucleo di gente de-
siderosa o semplicemente bisognosa di soddisfare no-
bili curiosità intellettuali, la biblioteca è come il fo-
colare acceso, il focolare dei sentimenti buoni e dei
pensieri elevati, in mezzo agli uomini fatti tristi nella
lotta, ottusi nel godimento, invidi nella sfortuna.

[p. 25]

                                    ***

Il libro circolante per le case e per le mani di tutti
può essere utile sembra uno scherzo e non è
anche a chi non sa leggere. Basta che in una comu-
nità di analfabeti una sola persona abbia confidenza
con le parole stampate, perchè tutti possano venire
a conoscenza del contenuto del libro, per mezzo della
lettura fatta da quell'uno ad alta voce.
La lettura ad alta voce! Bisogna aver vissuto a
lungo tra la umile gente illetterata dalla campagna
per sapere con quale avida appassionata attenzione
essa ascolti una voce che legge. D'inverno, sui grandi
focolari, presso il lume appeso alla trave fumosa; o
nelle stalle tepide dei fiati animali, con in giro le donne
che filano e gli uomini che attendono a gli ingegnosi
intrecci di vimini, una voce che legge è un oracolo che
parla. Nelle anime incolte v'è un rispetto quasi super-
stizioso del libro e di ciò ch'esso dice ed insegna.
E poi, non tutti coloro che sanno han tempo di leg-
gere. La donna proletaria delle grandi città, uscendo
a sera dalla fabbrica, ha in casa altro lavoro che l'at-
tende: bisogna preparare un po' di minestra per l'u-
nico pasto in comune e vegliar fino a tardi per ras-
settare i vestiti del marito e de' figli. Orbene, sarà
ancora il libro letto ad alta voce dal marito o da uno
dei figli che la solleverà e le farà parer breve la sera.
- Bisogna diffondere l'alfabeto prima del libro
dicono alcuni, pochissimi invero. Orbene, questo non
è che un àlibi offerto alla nostra pigrizia. Bisogna
diffondere il libro e l'alfabeto insieme.

                                    ***

Abbiamo fatto l'apologia del libro avvicinato ai
gruppi che se ne devono servire; l'abbiamo visto pe-
netrare nelle scuole, nelle caserme, nelle fabbriche, nei
luoghi di cura e di pena, nei circoli, negli alberghi,

[p. 26]

sulle navi, ovunque si aduni gente desiderosa di ap-
prendere. Intendiamoci bene, però. Il servizio della
pubblica lettura deve essere organizzato in ogni Co-
mune unitariamente e far capo ad un centro unico,
d'onde i libri si diramino in nuclei alle diverse sta-
zioni di prestito, perchè provvedano a distribuirli ai
lettori, e poi a quel centro ritornino, quando sieno
stati letti, per esser cambiati con altri libri.
Questa organizzazione centrale del servizio, cuore
di tutto un sistema circolante, è condizione essenziale
a che esso funzioni efficacemente ed economicamente.
Essa costituisce la biblioteca moderna.

[1.] 7. La Biblioteca ha un'anima.

La biblioteca per tutti non può essere concepita
come strumento di propaganda politica o religiosa,
nel senso che debba accogliere soltanto libri di un
solo credo e dare l'ostracismo a tutti gli altri.
A questa stregua, i nove decimi delle grandi lette-
rature d'ogni tempo e d'ogni paese ne dovrebbero
essere esclusi, e la biblioteca si ridurrebbe a una ben
povera cosa.
Conosco biblioteche da cui è rigorosamente bandita
tutta la buona letteratura del nostro Risorgimento, a
cominciare dagli aurei libri di G. C. Abba; altre che
non accolgono opere eccellenti, magari tecniche, solo
perchè ne è autore un avversario politico. È indicibile
a quali assurdi si può arrivare adottando criterî ten-
denziosi nella scelta dei libri. Un cattolico ortodosso
respingeva le fiabe di Andersen, perchè i ministri del
culto vi sono ricordati col nome di pastori; un mas-
sone sconsigliava l'acquisto di una vita di Gesù, per-
chè scritta da un prelato cattolico; un idealista asso-
luto escludeva dalla circolazione un profilo di Comte,
fondatore del positivismo filosofico.
Naturalmente, deprecando un indirizzo esclusivista
della biblioteca per tutti, non vogliamo già affermare

[p. 27]

che non si possa infonderle un'anima, ma si debba
considerarla come una specie di grande cestino dove
si getta tutto alla rinfusa, il buono e il cattivo, senza
discriminazione alcuna.
V'è un nucleo d'idee direttive, che stanno a fonda-
mento della nostra civiltà e sulle quali con un po'
di tolleranza reciproca si può andare d'accordo in
molti. Sono specialmente idee e direttive morali. L'a-
more della patria e del prossimo, il culto della fami-
glia, il rispetto alle leggi, la fedeltà a un ideale di vita
semplice e laboriosa, possono costituire un orienta-
mento sicuro per chiunque si accinge a formare una
biblioteca per tutti.
Queste norme fondamentali devono essere rigorosa-
mente presenti specialmente quando si tratta di biblio-
teche destinate a servire alla gioventù, per la quale
occorrono letture formative del carattere e della per-
sonalità.
D'altronde, le tendenze veramente prevalenti nella
vita prendono subito il primo posto anche nella bi-
blioteca e nella considerazione dei lettori, e una bi-
blioteca popolare che vuole servire il suo pubblico si
colora sempre del colore del tempo. Chi volesse farne
un focolaio d'idee scadute e superate, la condanne-
rebbe all'inerzia e all'abbandono.

[1.] 8. La Biblioteca servizio pubblico.

Concluderemo, riassumendo questa parte generale
della nostra trattazione, col riferire quasi letteralmente
un brano di Eugène Morel, che in Francia ha stre-
nuamente combattuto e combatte per la massima dif-
fusione della biblioteca moderna di tipo anglosassone,
di cui noi siamo da parecchi anni convinti fautori in
Italia.
In un paese civile bisogna concepir la lettura come
un servizio pubblico necessario, di cui tutti devono
approfittare e per il quale tutti devono pagare, non

[p. 28]

soltanto coloro che ne approfittano, ma soprattutto co-
loro che non se ne servono, perchè la loro ignoranza
è un danno e un pericolo sociale, a causa dei passa-
tempi stupidi e funesti a cui si dànno e per lo sforzo
bruto d'automi col quale si applicano al lavoro pro-
duttivo. Danno e pericolo pubblico è l'ignoranza del
povero, nociva a lui stesso, alla prosperità della stirpe
e della patria; danno e pericolo pubblico è l'ignoranza
del ricco, per l'uso idiota ch'egli farà della sua for-
tuna; e il potere ch'egli ha di far lavorare gli altri
moltiplica il danno della sua incompetenza.
La lettura, in sè e per sè, deve essere concepita
come un sistema di auto-educazione e di auto-istru-
zione. Essa è libera ricerca, è scoperta, non semplice
acquisizione del sapere; e deve essere intesa così fin
dalla scuola elementare e per tutta la vita, prima come
un complemento necessario della scuola, poi come una
necessità costante e un regime normale di ogni esi-
stenza umana, come una vera e propria igiene dello
spirito.
Questa le direttive della biblioteca popolare mo-
derna
, che non è la semplice biblioteca, nè la biblio-
teca popolare
come è intesa generalmente.
Questo nuovo organo della vita civile è già in fun-
zione in tutti i centri degli Stati Uniti e dell'Inghil-
terra, dove sia una chiesa e una scuola. Manca fin ora
in Italia, dove pur si è fatto qualche tentativo per av-
vicinare la biblioteca popolare a questo tipo ideale.
Comincia a diffondersi in Francia e nel Belgio, per
opera specialmente di generosi Americani, che ne fon-
darono alcune nei paesi devastati dalla guerra e apri-
rono a Parigi una scuola dei bibliotecari, da cui usci-
ranno i missionarî del nuovo movimento.



[p. 29]

II.
LE BIBLIOTECHE ALL'ESTERO

[2.] 1. Stati Uniti.

Beniamino Franklin creò per sottoscrizione la prima
biblioteca pubblica a Filadelfia nell'anno 1731. Da al-
lora la causa delle biblioteche fece sì rapidi passi
nell'opinione pubblica americana, che in breve si vide
sorgere un gran numero di questi focolari di coltura
in seno a collettività religiose e professionali, per uso
esclusivo dei loro adepti. Nel 1803 alcune biblioteche
ricevevano i primi sussidi dalle amministrazioni co-
munali e nel 1835 già una legge dello Stato di New
York autorizzava i Comuni a imporre una tassa spe-
ciale per fondare e mantenere delle biblioteche nei
distretti scolastici «non tanto diceva la relazione
al disegno di legge nell'interesse degli alunni,
quanto per gli adulti che hanno lasciato i banchi della
scuola». Tre anni più tardi il Governo centrale mise
una somma a disposizione dei diversi Stati per que-
sto scopo, e le biblioteche si moltiplicarono nei di-
stretti scolastici di gran parte dell'Unione, fino a pos-
sedere, nel 1853, più di un milione e mezzo di volumi
complessivamente.
Da questa data, però, comincia un periodo di deca-
denza. Si compiva così il ciclo iniziale della biblioteca

[p. 30]

popolare circolante, quale si è svolto fin ora in Italia,
caratterizzato dall'assenza d'idee precise intorno alla
funzione e ai fini specifici della biblioteca e dall'as-
senza di un organo centrale che segni le direttive e
coordini il movimento.
Evidentemente occorreva una trasformazione ab
imis
: ma ad ogni modo l'esperimento non era stato
inutile, avendo dato luogo ad una legge apposita, alla

Biblioteca del Congresso di Washington.

sovvenzione di Stato e all'imposta municipale, tre
cardini su cui s'imperniò, nella sua nuova fase, il
movimento per la diffusione delle biblioteche in tutti
gli Stati dell'Unione.
Già fin dal 1847 Boston aveva avuto autorizzazione
ad imporre una tassa speciale per istituire la sua bi-
blioteca civica, autorizzazione che di lì a poco fu estesa
a tutte le altre città dello Stato del Massachusetts e in-
fine a tutti gli altri Stati dell'Unione.
La Public Library di Boston, inauguratasi nel 1832,
fu la prima biblioteca di tipo nuovo o moderno, come
noi la chiamiamo. Verso il 1900 essa spendeva già
più di un milione di lire all'anno; ora possiede più

[p. 31]

di un milione di volumi ed ha la sua sede in un me-
raviglioso edificio interamente decorato da Puvis de
Chavannes.
Nel 1890, sempre nel Massachusetts, l'ingerenza del
Governo si aggiunse, per legge, all'ingerenza diretta
dei Comuni, coll'istituzione di un Consiglio centrale,
a cui vennero affidati poteri direttivi e di vigilanza su
tutte le biblioteche ammesse a fruire del contributo
governativo. Ma la effettiva direzione generale del
movimento è nelle mani dei bibliotecari e della loro
organizzazione, l'A. L. A. (American Library Asso-
ciation
), Associazione dei Bibliotecari Americani, che
conta diecimila membri e si riunisce, a gruppi, almeno
una volta all'anno, nei più diversi punti del suo im-
menso campo d'azione. L'anno scorso ha celebrato,
con un grande Congresso, a cui erano invitati anche
i rappresentanti esteri, il cinquantennio della sua fon-
dazione. Essa pubblica una rivista ed ha fondato molte
scuole di Bibliotecari nei vari Stati dell'Unione.
Oltre le biblioteche civiche, ne esistono altre fon-
date e mantenute da filantropi, ma sempre aperte al
pubblico; altre ancora, istituite da essi e affidate alle
cure delle Città, che le ricevono in dono e provvedono
alla loro esistenza. La munificenza privata in favore
delle biblioteche è ormai tradizionale agli Stati Uniti;
si citano doni di due milioni di dollari, che del
resto sono poca cosa in confronto alle somme fa-
volose erogate pro biblioteche dal celebre miliardario
Andrew Carnegie, il quale nel 1900 aveva distribuito
alle biblioteche pubbliche degli Stati Uniti quasi otto
milioni e mezzo di dollari, nel biennio 1900-1901 quasi
13 milioni e negli anni successivi somme proporzio-
nalmente crescenti, che non possiamo precisare.
Il conto in cui è tenuta la biblioteca pubblica negli
Stati Uniti si può agevolmente rilevare considerando
che molto spesso l'edificio della biblioteca è il più
bello e maestoso di tutti gli altri della città, e che la
biblioteca è andata assumendo colà da qualche tempo
una importanza eguale, se non superiore, alle stesse
Università. Certo, supera di gran lunga le Università

[p. 32]

per la copia dei mezzi di cui dispone e per il numero
delle persone che impiega.
Intorno alla biblioteca pubblica si raggruppano
spesso svariatissimi servizî, come i musei, sale di fe-
ste, conferenze, concerti, esposizioni; per modo che
la biblioteca può dirsi la Casa del popolo, o più esat-
tamente la Casa di tutti. La biblioteca di Homestead,
fondata da Carnegie, ha persino sale da biliardo e
sale di conversazione per uomini e per donne.
Le biblioteche pubbliche degli Stati Uniti erano,
pochi anni fa, 9200, non comprese le minori esistenti
in centri di popolazione con meno di 1000 abitanti.
E poichè ognuna di queste minori biblioteche conta
da sei a otto impiegati (la Library di Chicago ne ha
680) ne risulta un vero popolo di lavoratori addetti
al servizio della pubblica lettura.
Alle 9200 biblioteche maggiori di cui sopra si de-
vono aggiungere le loro innumerevoli propaggini
(branches, stations) e piccole biblioteche servite da
una sola persona (one man's libraries). Da parecchi
anni si cerca di propagare il libro anche nelle cam-
pagne, per mezzo delle Travelling Libraries o biblio-
teche ambulanti.
Nei quartieri eccentrici delle grandi città, che non
possono esser serviti dalla biblioteca centrale, si co-
stituiscono, a titolo di saggio, moltissimi depositi di
libri presso famiglie che assumono la responsabilità
di custodirli e farli circolare (home libraries) o presso
negozî (stations). Se il pubblico vi affluisce per il pre-
stito, si fonda la branch o succursale, cioè una vera
biblioteca, con personale tecnico stipendiato e spesso
con edificio costruito appositamente.
Queste branches, dice uno scrittore, sono troppo nu-
merose per essere contate.
I risultati di questi mirabili sforzi non si fecero at-
tendere a lungo: le 10 biblioteche pubbliche esistenti
nel 1820, erano diventate 257 nel 1830, 5687 con quasi
28 milioni di libri nel 1875, e 15 000 circa comprese
anche quelle dei centri con meno di mille abitanti
nel 1900, con 91 milioni di volumi. Alla fine del

[p. 33]

secolo scorso gli Stati Uniti avevano, dunque, una bi-
blioteca ogni 14 118 abitanti e 59 volumi ogni 300
abitanti.
Sempre nell'anno 1900, 2405 biblioteche prestarono
più di 48 milioni di volumi a domicilio dei lettori, e
più di 9 milioni in sede. 1040 di queste 2405 biblio-
teche avevano un edificio proprio, appositamente

Biblioteca pubblica di Nuova York.
È situata nella 3ª avenue e nella 42ª strada. Occupa due interi isolati, è costruita
interamente in marmo e costa nove milioni di dollari (circa 170 milioni di lire). Fu
aperta al pubblico il 23 maggio 1911 e contiene oltre due milioni di volumi.

costruito, 2357 biblioteche erano mantenute coi proventi
dell'imposta speciale, 2870 con offerte di privati cit-
tadini. 2972 biblioteche avevano acquistato in quel solo
anno tanti libri per oltre 2 milioni di dollari.
Già fin da allora uno scrittore potè affermare:
«Come in passato si ebbe il secolo delle cattedrali,
così l'epoca nostra passerà alla storia col nome di se-
colo delle biblioteche».
Le biblioteche americane hanno quasi sempre le
loro magnifiche sedi in mezzo a giardini, perchè l'oc-
chio dei lettori, sollevandosi dalle pagine dei libri,

[p. 34]

possa riposarsi, attraverso grandi vetrate, su una vi-
sione di verde e di bellezza.
Cleveland, nell'Ohio, che per numero di abitanti
tiene il quinto posto fra le maggiori metropoli degli
Stati Uniti, s'è edificata recentemente la grande bi-
blioteca pubblica, che vorrebbe essere l'ultima parola
in fatto di simili costruzioni. Ha 16 sale di lettura,
con posti per 2000 lettori e una scaffalatura d'acciaio
con 48 chilometri di ripiani, cioè per due milioni di
volumi. Ogni sala di lettura è consacrata a una spe-
ciale materia o a un gruppo di materie; e oltre a con-
tenere un larghissimo corredo di opere di consulta-
zione in scaffali aperti al pubblico, ha adiacente la se-
zione dei magazzini che a quella materia corrisponde
e nella quale sono ammessi speciali studiosi in pic-
cole stanze, o alcove, come le chiamano colà, che of-
frono tutte le libertà e le comodità dello studio in
casa propria.
Ma ecco che Philadelphia ha costruito il nuovo
edificio di Parkway per accogliervi la sua biblioteca
pubblica, la più antica degli Stati Uniti, fondata nel
1731 da Beniamino Franklin, ed oscurare, con gli ulti-
missimi perfezionamenti, le novità e le meraviglie di
Cleveland.
Chicago, oltre ad avere una grande biblioteca pub-
blica, che s'avvia a contare un milione e mezzo di
volumi, con una quarantina di succursali ed altrettante
biblioteche speciali, alcune delle quali notevolissime
(come quelle dell'Università, la John Crerar per le
scienze, e la Newberry per le lettere e la storia), può
dirsi il maggior centro bibliografico del mondo, per
essere sede della American Library Association, l'ente
benemerito a cui è principalmente dovuto tutto il pro-
gresso fatto dalle biblioteche d'America nell'ultimo
cinquantennio.
La grande Biblioteca del Congresso a Washington,
la massima e più tipica biblioteca nazionale del mon-
do, non ha che 35 anni di vita nella sua sede attuale,
di fronte alla bianca mole del Campidoglio. Nella
perfetta organizzazione de' suoi servizi è compresa una

[p. 35]

Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti). Ingresso principale
del 1º piano, col grande scalone Est.
Costruita nel 1923-25. Spesa di costruzione e arredamento 5 000 000 di dollari
(quasi 100 milioni di lire). Sei piani. Spazio disponibile mq. 20 200.
Capacità in libri 2 000 000.

vasta azienda tipografica, che stampa le schede del
famoso Catalogo della biblioteca stessa, la quale, ri-
cevendo tutti i libri che escono negli Stati Uniti e
acquistando moltissimi che si pubblicano in altre lin-
gue, è in grado di provvedere le schede stampate per
i cataloghi di quasi tutte le altre biblioteche

[p. 36]

americane. Anche molte biblioteche d'Europa approfittano
già di questo utilissimo servizio, risparmiando il la-
voro della schedatura manoscritta.
I suoi tre milioni e mezzo di volumi (senza contare
i manoscritti, le stampe, le carte, le fotografie, la
musica, ecc.) sono affidati alle cure di 738 impiegati.
Numero certamente ragguardevole, ma pur sempre
esiguo in confronto ai 1200 della Biblioteca pubblica
di New York, che ha quasi tre milioni di volumi e
44 succursali, 9 sottosuccursali e 394 stazioni sparse
nei vari quartieri dell'immensa città; senza contare la
Biblioteca di Brooklyn, al di là dell'East River, con
un altro milione di volumi circa e 34 succursali.
Oltre alle pubbliche biblioteche, quasi tutte le suc-
cursali servono per adulti e per ragazzi, in due diffe-
renti sezioni; alcune, anzi, sono esclusivamente per
ragazzi.

                                    ***

Lo spirito che accende questa febbre americana per
la diffusione delle biblioteche è profondamente diffe-
rente da quello che creò le biblioteche del passato.
Per gli Americani, la lettura dev'essere un beneficio
e un diritto di tutti, perchè allo sviluppo della civiltà
collettiva giova più la lettura di tutti, che lo studio
di pochi.
Pur esistendo la vastissima rete di biblioteche, che
per suo merito precipuo s'estende negli Stati Uniti e
nel Canadà, l'American Library Association rileva
con rammarico che vi sono ancora 51 milioni di cit-
tadini americani privi oggi del beneficio della lettura.
Che questo numero diminuisca e che il servizio delle
biblioteche divenga universale, non solo, ma che i sei
milioni di ragazzi, i quali tra i 14 e 20 anni restano
fuori delle scuole, trovino nelle pubbliche biblioteche
la loro università, ecco la mèta agognata dalla potente
Associazione.
È soltanto la ricchezza che dà sostanza a questi

[p. 37]

ideali e spinge a realizzarli? No, è anche la grande
virtù dinamica del giovane popolo americano, che
cerca di esprimersi in ogni campo delle civili attività,
nè si attarda mai a compiacersi delle conquiste

Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti).
Facciata principale.

compiute e tende sempre a nuove mète. Questa delle bi-
blioteche ne è l'espressione più nobile.

                                    ***

Gli addetti alle biblioteche americane sono per tre
quarti donne, e ricevono un'istruzione tecnico-profes-
sionale in iscuole speciali molto numerose. Vi sono
sei grandi scuole per bibliotecarî soltanto a New York.
Per esservi ammessi occorre aver fatto studî secon-
darî completi. Il corso è di due anni e si estende a tre

[p. 38]

per i bibliotecari addetti alle speciali biblioteche dei
fanciulli.
Nelle scuole dei bibliotecarî si studia la cataloga-
zione, la schedatura, la classificazione non solo, ma
anche s'impara a redigere una breve analisi del con-
tenuto di ogni libro catalogato. Uno dei corsi è de-
dicato alla consulenza, servizio essenziale questo, che
consiste nel sapere in quali libri si può cercare e tro-
vare la tale o la tal altra informazione. Un altro corso
insegna la selezione, per mettere in grado i bibliote-
carî di sceglier bene i libri adatti ad una piuttosto che
ad un'altra categoria di lettori. Una delle più impor-
tanti prove d'esame è la compilazione di una biblio-
grafia
, quanto più completa è possibile, sui più diversi
soggetti.
Naturalmente, non è trascurata l'amministrazione
delle biblioteche, la loro extension, cioè il modo di
moltiplicarne il numero e i servizî, la loro storia nei
diversi paesi, la rilegatura e la riparazione dei libri.
Parallelamente alle materie professionali, procedono
corsi di psicologia, storia e cultura generale.

                                    ***

Il riparto dei fanciulli è la sezione più viva ed at-
tiva della biblioteca.
Ogni grande Library ha una sezione per fanciulli,
con sale separate. Le città maggiori hanno speciali bi-
blioteche interamente dedicate alla fanciullezza, nelle
quali, oltre il personale ordinario, v'è sempre una
signora incaricata di mantenere i contatti fra la bi-
blioteca e le scuole di qualsiasi specie, private, pub-
bliche, confessionali, laiche, ecc. Questi contatti sono
utilissimi. Non solo il maestro, la maestra, i profes-
sori si recano a consultare la bibliotecaria nel suo uffi-
cio per domandarle consiglio circa i libri da distri-
buire ai loro alunni, ma si fanno anche prestare col-
lezioni di figure per illustrare agli alunni le diverse
materie d'insegnamento. La Library Centrale di New

[p. 39]

York ne possiede migliaia e migliaia raccolte in car-
telle e in parte ritagliate da pubblicazioni illustrate e
divise ingegnosamente per affinità di soggetti, in parte
vecchie incisioni artistiche. Se chiedete, ad esempio,
delle figure sull'arte inglese del secolo XVIII, imme-
diatamente vi saranno messe sott'occhio una serie di
grosse cartelle colme di belle riproduzioni in nero e
a colori. Lo stesso per la storia, per la storia naturale,
per le scienze.
Nè mancano, inutile dirlo, collezioni di diapositive
e di films per le proiezioni fisse e animate.
Ma la biblioteca segue i ragazzi anche nei loro studî.
Il giorno anniversario di Washington, per esempio,
la maestra telefona alla biblioteca che la sua classe
andrà a ritirare libri in cui è narrata la vita del grande
uomo. All'ora stabilita, libri e figure, adatti all'età
dei fanciulli, son pronti; la classe arriva, e la libra-
rian
ne fa la consegna con tutte le spiegazioni del
caso.
Quando il ragazzo viene solo alla sua biblioteca, la
librarian s'informa a che punto egli è arrivato co' suoi
studî, e s'ingegna di prestargli libri divertenti, rela-
tivi in qualche modo ai soggetti ch'egli sta studiando.
La bibliotecaria entra così in relazione coi parenti dei
lettori abituali, li visita, li riceve, parla con essi, in-
trattenendoli sulla vocazione dei loro ragazzi. Insom-
ma, essa merita il nome che le viene spesso attribuito
di «missionaria sociale».
Il lavoro delle biblioteche per fanciulli è seguito con
grande interesse, si potrebbe dir con passione. Nei
congressi dei bibliotecari si discute sui libri più chiesti
e più apprezzati. È stato anche fondato un premio
annuale per il miglior libro destinato ai ragazzi. Le
biblioteche per i fanciulli hanno avuto una influenza
benefica sulla letteratura giovanile, persuadendo scrit-
tori di vaglia a scrivere per la fanciullezza.
Le biblioteche speciali dei fanciulli godono le mag-
giori simpatie del pubblico americano. I loro fautori
ne propugnano la sempre maggior diffusione anche a
mezzo di conferenze illustrate da proiezioni, in cui si

[p. 40]

può ammirare, ad esempio, la grande biblioteca di
New York; gruppi di fanciulli che ascoltano raccontar
novelle in giardino o nella terrazza della biblioteca;
l'interno della Library stessa, adorno di oggetti d'arte
destinati a educare il senso estetico dei frequentatori.
Poi, delle automobili biblioteche, una delle quali ar-
riva ad una fattoria lontana, dove una madre co' suoi
figli la ricevono, aprono i pacchi dei libri, li consul-
tano. Poi, in una campagna solitaria, la biblioteca
sotto una tenda; in un quartiere d'ebrei l'intermina-
bile coda dei lettori che attendono di entrare, ecc.
Poveri fanciulli, che spesso troverebbero, rien-
trando dopo la scuola, la casa deserta, sporca e ne-
gletta (il babbo e la mamma assenti e al lavoro), o peg-
gio, la brutalità di parenti stanchi e mal disposti, sono
invece accolti in queste belle case e vi trovano le grandi
gioie che la lettura libera dà all'infanzia; i bei rac-
conti di fate, i libri di Verne, di Mayne-Reid... e l'ac-
coglienza affettuosa di donne colte, i loro consigli sui
lavori di scuola, su l'avvenire...
Che rammarico per noi non potere offrire altrettanto
ai ragazzi d'Italia!
Noi, ahimè, permettiamo che a undici anni i ra-
gazzi del popolo ripiombino in ambienti d'incoltura,
dove a vent'anni avranno dimenticato tutto, o quasi.
La società è ben lontana dall'aver compiuto il pro-
prio dovere quando ha dato un po' d'istruzione al fan-
ciullo nei primi anni della sua vita.
«Il nostro compito dicono i bibliotecari ameri-
cani è più importante di quello di un ministero del-
l'istruzione pubblica; perchè esso istruisce i fanciulli
e i giovinetti durante alcuni anni della loro vita; ma
noi istruiamo tutti, uomini e donne, durante tutta la
loro esistenza!».
Quest'idea alta e degna che hanno i bibliotecari
americani del loro compito sociale, costituisce la loro
forza. Il danaro! Sì, il danaro occorre, naturalmente;
ma se non è messo in azione da spiriti operosi e de-
voti, il danaro è inutile.
Ammirevole è la psicologia del bibliotecario

[p. 41]

americano: il suo mestiere è, senza dubbio, onorevol-
mente compensato, ma non lo condurrà mai alla for-
tuna, nè ai grandi onori. E, tuttavia, egli ha il ri-
spetto e il culto del suo lavoro. «Noi siamo privile-
giati dicono di essere in condizione da poter

Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti). Galleria per le esposizioni dei libri.

rendere tanti servigi alla società! Non esiste un me-
stiere superiore al Librarianship!».

                                    ***

Poichè in America arrivano emigrati da ogni altra
parte del mondo, che non sono sempre i migliori ele-
menti dei loro paesi d'origine, si fanno sforzi enormi
per educare i loro figli. La biblioteca ha, quindi, libri
in tutte le lingue: italiana, serba, russa, svedese,
czeca, slovacca e persino ebraica. In certi quartieri di

[p. 42]

grandi città vi sono biblioteche quasi esclusivamente
frequentate da ebrei. Intenso è quivi il lavoro più che
in altri riparti, poichè tale è l'avidità di apprendere
della razza, che la biblioteca è incessantemente affol-
lata. Lunghe «code» di fanciulli attendono paziente-
mente nella strada, come in tempo di carestia alle porte
dei fornai. E la bibliotecaria, quasi sempre una pro-
testante e talora anche rigida, si mostra rispettosa delle
credenze israelitiche, osserva il sabato e accende, ma-
gari, in occasione di feste, il candelabro a sette braccia.
Lo spirito di tolleranza del personale addetto alle
biblioteche americane, la sua perfetta immunità da
ogni pregiudizio di razza, si rivelano specialmente nel-
l'opera ch'esso presta per l'educazione dei negri. I bi-
bliotecari avrebbero voluto non far distinzioni e rice-
vere i negri insieme agli altri e come gli altri, e in
questo senso ebbero a far voti in uno dei loro con-
gressi. Ma, disgraziatamente, le loro opinioni su que-
sto punto erano molto in anticipo su quelle prevalenti
nel pubblico americano, e dovettero acconciarsi all'idea
di biblioteche speciali per i negri, che del resto furono
subito molto frequentate e dànno risultati eccellenti.
Alcune intelligenti giovani di colore sono state pre-
parate all'ufficio di bibliotecarie, e parecchie di loro
sono impiegate come librarians presso biblioteche de-
stinate ai fanciulli della loro razza.

                                    ***

Il popolo italiano, poco abituato alla lettura in pa-
tria, legge scarsamente anche quando, per ragioni di
lavoro, emigra in paesi dove il servizio della pub-
blica lettura è offerto a tutti con larghezza e libera-
lità. L'American Library Association pubblicava, nel
1927, alcune statistiche 1), da cui risultava inconte-
stabile questa mortificante inferiorità dell'elemento

1) Vedi A Survey of Libraries in the United States. Chicago, 1927.

[p. 43]

Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti). Un salone per la lettura dei periodici

[p. 44]

italiano residente a Chicago, Cleveland, Detroit, Ga-
ry, New York, ecc., cioè nei maggiori centri della
nostra emigrazione. In relazione al numero dei vo-
lumi nelle rispettive lingue posseduti dalle biblioteche
pubbliche di quelle località, gl'Italiani leggevano meno
non solo dei Boemi, degli Scandinavi, dei Tedeschi,
dei Lituani, dei Polacchi, degli Ebrei, degli Unghe-
resi, degli Sloveni e dei Russi, ma persino dei Ro-
meni, degli Ucraini e degli Arabi, i quali ultimi les-
sero in un anno i libri della loro lingua esistenti nella
Biblioteca pubblica di Cleveland circa 7 volte in me-
dia ciascuno, mentre gli Italiani lessero i loro meno
di 3 volte in media.
Che vale, dopo ciò, dolersi della scarsa diffusione
del libro italiano all'estero, se non lo cercano e non
lo leggono neanche gl'Italiani che ci vivono?

                                    ***

Si nota, ed è generalmente ammesso, che il movi-
mento delle public libraries ha determinato negli Stati
Uniti un enorme aumento e un miglioramento note-
vole nella produzione del libro di ogni specie, e non
poteva essere altrimenti. Le biblioteche rappresentano
una clientela formidabile e gli editori le considerano
come le migliori loro alleate. Bisogna vedere come
affluiscono gli annunzi di pubblicità editoriali al Li-
brary Journal
, che è il loro organo.
La scelta dei libri che entrano nelle biblioteche è
fatta con criterî molto larghi. Escluse le vere e pro-
prie oscenità, ogni buon libro vi è ammesso. Natural-
mente, i ragazzi hanno come si è visto i loro libri
a parte e non sono ammessi alla grande biblioteca che
in età adulta.

                                    ***

In ogni biblioteca, sia essa piccola o grande, di cam-
pagna o di città, c'è sempre una sala per le riunioni,

[p. 45]

un auditorium, dove si fanno letture, conferenze, con-
certi, mostre dei più svariati argomenti. Per le mostre
si utilizzano le nuove raccolte d'incisioni che la bi-
blioteca ha sistemate, e le collezioni talvolta preziose
che vengono prestate dagli amatori, i quali raggiun-
gono così l'intento di metterle a disposizione del gran
pubblico.
Si dànno, per esempio, casi come questi: una so-
cietà di propaganda antitubercolare, dopo una cam-
pagna fatta alla Public Library, ha visto sorgere dei
sanatori nella regione e diminuire il numero dei de-
cessi; per la «Settimana del teatro americano» (Week
of national Drama
) la Library fa un'esposizione di
capolavori teatrali, con ritratti di attori noti, antichi
e moderni, e conversazioni intorno all'argomento. Lo
stesso per la «Settimana del Libro», e in prossimità
delle vacanze natalizie, la Library organizza spesso
un'esposizione di antichi giocattoli e di antichi alfa-
beti, che divertono piccoli e grandi.
Nè mancano biblioteche per i ciechi, in Braille; per
i sordo-muti, nelle quali gli impiegati conoscono il
linguaggio dei segni. Veicoli speciali portano libri
negli ospedali e nelle carceri. Oltre le biblioteche dove
si va per leggere, la circolazione esterna dei libri è
enorme: i libri si fanno penetrare ovunque si trovi
un'agglomerazione umana: nei centri minerarii, per
quando gli operai si riposano; nei grandi alberghi,
per il personale inserviente; persino nelle stazioni dei
pompieri.
Ma non bisogna immaginare che la Library sia sol-
tanto popolare o filantropica; essa corrisponde anche
ai bisogni intellettuali di ordine elevatissimo. Il solo
Stato di New York conta, oltre le 278 biblioteche per
i bisogni generali del pubblico, 20 biblioteche di col-
leges
, 103 biblioteche di High-Schools (scuole supe-
riori) preparatorie all'Università; 30 biblioteche uni-
versitarie e 336 biblioteche speciali, molte delle quali
soddisfano alle esigenze della coltura religiosa, scien-
tifica e artistica della popolazione.
Non mancano neppure speciali biblioteche di

[p. 46]

musica; ma le grandi biblioteche hanno sempre il loro
riparto musicale, che presta largamente.
Per meglio servire ai lettori, ecco in gran numero
le reference libraries, biblioteche di consulenza o di
consultazione, che rispondono oralmente, per telefono
o per iscritto, a tutte le richieste d'informazioni possi-
bili e immaginabili; ad esempio: il valore di un qua-
dro, l'autore di una frase celebre, bibliografie sui più
svariati argomenti. E poichè non c'è nessun Pico della
Mirandola che possa rispondere a domande tanto di-
sparate, si è provveduto in un modo semplicissimo:
ogni biblioteca di consulenza ha un elenco di com-
petenti su ciascuna materia, con i quali si tiene in
relazione. Si tratti di scienze, di finanze, d'arte o d'al-
tro, quando la biblioteca è interpellata, risponde col
nome e il numero di telefono della persona capace di
dare le informazioni desiderate.
E il libro a cui attingere la risposta ai quesiti posti
dai lettori si trova sempre, perchè le biblioteche non
prestano soltanto al pubblico, ma si prestano anche
fra loro. Se un lettore di una branch non trova il
libro desiderato, una telefonata alla centrale, ed ecco
che il libro arriva in breve, a mezzo di un'auto spe-
ciale. Il Library Journal constatava con sicurezza che
negli ultimi anni i prestiti fra biblioteche sono au-
mentati del 30 per cento.

                                    ***

Non devono esser dimenticate le biblioteche rurali,
che sono numerosissime nei piccoli centri agricoli e
si presentano come graziose casine di campagna, cir-
condate da giardini accuratamente tenuti. Per co-
struirle, i «Construction Committees» hanno studiato
un certo numero di tipi in base a norme pratiche ri-
spondenti alla massima comodità, in ragionevoli limiti
di spesa. I libri di queste biblioteche, non molto nu-
merosi, vengono rinnovati a volontà dalle biblioteche
dei grandi centri.

[p. 47]

Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti) Biblioteca Popolare. Riparto amene letture, dove si espone
anche una scelta di libri di altri Riparti.

[p. 48]

Statistica delle Biblioteche pubbliche americane
in città con più di 200 000 abitanti (anno 1931).


BIBLIOTECHE DI    Anno finito col  Popolazione
    (censimento 1930)
      Spese ordinarie
in dollari
    Spesa per abit.
in dollari
New York City, e cioè:(6 930 446)(3 770 184,14)(0.57)
   1. N.Y. Circ. Dept. 31-12-31 3 290 916 1 870 747,42 0.57
   2. Brooklyn 31-12-31 2 560 401 1 116 532,76 0.43
   3. Queens31-12-31 1 079 129 782 903,96 0.72
4. Chicago31-12-31 3 376 438 1 867 907,53 0.55
5. Philadelphia 31-12-31 1 950 961 825 100,57 0.42
6. Detroit  30-6-31 1 568 662 1 341 485,75 0.85
7. Los Angeles (City) 30-6-311 236 217 1 396 666,60 1.13
8. Cleveland 31-12-31 900 429 1 962 500,47 2.18
9. St. Louis  30-4-31 821 960 578 030,16 0.70
10. Baltimore 31-12-31804 874 457 157,38 0.56
11. Boston 31-12-31 781 188 1 222 070,00 1.56
12. Milwaukee31-12-31 725 263 485 235,71 0.66
Pittsburgh, e cioè: 31-12-31(660 720) (727 168,71) (0.97)
   13. Allegheny 31-12-31 139 903 105 169,09 0.75
   14. Old City31-12-31520 817 621 999,62 1.20
15. San Francisco  30-6-31 634 394 368 544,72 0.58
16. Cincinnati 31-12-31589 356 595 024,63 1.01
17. Buffalo 31-12-31 579 700 455 103,47 0.76
18. Los Angeles (County)     30-6-31 546 519 373 681,91 0.68
19. Washington, D. C.  30-6-31 488 000 391 109,89 0.80
20. Minneapolis 31-12-31 464 356 498 500,00 1.07
21. New Orleans 31-12-31 458 762 93 588,57 0.20
22. Newark 31-12-31 442 337 586 866,60 1.32
23. Kansas City 30-6-31 399 746 312 521,04 0.78
24. Birmingham 31-8-31 399 713 155 443,74 0.39
25. Seattle 31-12-31 365 583 448 185,18 1.22
26. Indianapolis 31-12-31 364 161 377 418,93 1.03
27. Louisville  31-8-31 355 440 182 303,03 0.51
28. Portland 31-10-31 338 241 333 552,86 0.98
29. Rochester 31-12-31 328 132 350 328,94 1.06
30. Jersey City31-12-31 316 715 283 634,55 0.89
31. Memphis 31-12-31 306 412 141 729,82 0.46
32. Houston 31-12-31 292 352 87 890,09 0.30
33. Toledo 31-12-31 290 718 202 384,95 1.00
34. Denver 31-12-31 287 861 267 429,38 0.92
35. Oakland  30-6-31 284 213 242 734,31 0.85
36. St. Paul 31-12-31 271 606 218 707,75 0.80
37. Atlanta 31-12-31 270 366 124 257,00 0.45
38. Dallas  30-4-31 260 475 69 840,00 0.26
39. Akron 31-12-31 255 040 143 761,95 0.56
40. Providence 31-12-31 252 981 296 845,00 1.17
41. San Antonio  31-5-31 231 545 114 389,58 0.49
42. Omaha 31-12-31 214 006 114 364,50 0.53
43. Syracuse 31-12-31 209 326 186 068,70 0.89
44. Dayton 31-12-31 200 982 271 686,62 1.35
   Totale 30 456 193 23 011 404,73
   Media 692 186 522 986,47 0.81

[p. 49]


  N. dei volumi
a fin d'anno
Libri dati
          in lettura
      Prestiti
per ogni
abitante
    Filiali
N.
    Filiali
  in edifici
separati
Iscritti
      al prestito
[N.Y.] (2 927 325)(23 883 192)(3.36) (96)(74)(1 282 328)
[1] 1 317 582 12 355 102 3.75 49 44 579 090
[2] 1 084 998 8 177 637 3.23 29 23 518 600
[3] 524 745 3 350 453 3.10 18 7 184 638
[4]1 766 412 15 807 902 4.68 44 11 694 958
[5] 813 844 5 701 380 2.92 32 32 276 388
[6] 889 476 7 002 542 4.46 23 18 333 145
[7]1 224 557 11 066 652 8.95 49 40 347 129
[8]1 732 366 10 310 620 11.45 32 24 323 483
[9]794 540 3 584 506 4.36 14 7 170 125
[10]684 919 2 805 004 3.48 27 26 133 668
[11]1 572 802 4 702 932 6.02 34 13 173 176
[12]924 963 5 948 969 8.20 18 3 165 479
[P.](1 035 056) (4 391 102) (5.68) (10) (10) (273 959)
[13]211 556 561 473 4.01 1 1 40 000
[14]823 500 3 829 629 7.35 9 9 233 959
[15]442 646 3 256 465 5.13 16 9 127 924
[16]975 428 3 917 354 6.64 33 28 157 212
[17]614 248 3 945 207 6.80 14 9 209 271
[18]380 592 2 973 709 5.44 154 38 130 590
[19]371 880 1 957 697 4.01 3 3 77 404
[20]575 033 3 622 869 7.80 22 11 176 899
[21]260 882 1 063 713 2.31 6 6 59 686
[22]506 226 2 436 570 5.50 10 8 104 610
[23]518 330 2 060 867 5.15 15 2 144 176
[24]185 035 1 553 688 3.89 10 5 94 548
[25]501 704 3 783 209 10.34 10 8 134 035
[26]578 339 3 097 225 8.50 20 13 132 576
[27]306 804 1 973 019 5.55 22 9 70 617
[28]539 279 3 167 360 9.36 17 15 148 409
[29]310 523 2 732 590 8.32 12 8 92 836
[30]321 282 1 834 416 5.79 11 7 127 631
[31]211 208 1 367 334 4.46 23 5 52 976
[32]141 446 807 942 2.76 3 3 68 214
[33]311 643 2 241 848 7.71 13 8 104 300
[34]355 757 2 194 749 7.62 14 9 89 831
[35]188 888 1 697 079 5.90 18 11 71 739
[36]363 619 1 647 468 6.06 5 5 74 208
[37]174 403 1 062 148 3.92 9 4 71 164
[38] 92 899 636 449 2.44 2 2 100 747
[39]126 787 1 095 955 4.25 7 7 62 665
[40]421 062 1 580 893 6.24 15 5 101 019
[41]106 417 497 542 2.14 5 4 39 704
[42]193 351 805 425 3.76 4 2 50 735
[43]175 780 1 386 831 6.62 8 8 63 675
[44]300 396 1 715 411 8.53 13 4 63 975

[p. 50]

In ogni Contea, inoltre, esiste un deposito centrale,
con due o tre succursali, secondo la necessità. I libri
circolano in casse-scaffali, che s'inviano anche ai mi-
nimi centri di popolazione. Dove le abitazioni sono
troppo lontane, la circolazione avviene a mezzo di bi-
bliobus
(autobiblioteche), i cui sportelli si aprono per
mostrare i libri ben allineati negli scaffali fissi alle
pareti interne della vettura. Il bibliobus visita le mas-
serie una volta ogni 15 giorni.
Per ora, soltanto 200 contee su 2974 godono i be-
nefici di questa organizzazione, ma in alcuni Stati,
per esempio in California, il servizio può dirsi per-
fetto. Una Contea di questo Stato, quella di Santa
Barbara, con una superfice di 534 000 ettari e una po-
polazione molto sparsa di 41 000 abitanti, che vive in
fattorie lontane da 8 a 9 chilometri una dall'altra, di-
sponeva, nel 1922, di 74 000 volumi, concentrati in tre
depositi e prestati in un anno 330 000 volte.

                                    ***

Che cose rappresentino le biblioteche pubbliche in
America nella considerazione dei cittadini, dello Stato
e degli enti che le mantengono o le sovvenzionano, e
quale altissimo ufficio esse compiano nella vita intel-
lettuale del paese, fu dimostrato più volte anche agli
Italiani con diffuse e sbalorditive descrizioni di questi
nuovissimi templi dei sapere, eretti da un popolo ricco
e fidente nelle proprie forze e nel proprio avvenire,
entro il cuore pulsante delle sue grandi metropoli.
Edifici superbi, organizzazione perfetta, collezioni
innumerevoli e sempre al corrente, servizî affidati a
foltissime schiere di personale tecnico, preparato al suo
lavoro in iscuole speciali, netta separazione del ser-
vizio per i fanciulli, cataloghi perennemente aggior-
nati, facilità di accesso, rapido servizio dei prestito,
ufficio di consulenza bibliografica, cataloghi a schede
stampate e diffuse dalla Library of Congress di Wa-
shington, donazioni e lasciti favolosi di cittadini

[p. 51]

benemeriti, azione viva e vigile degli Stati, tutta una
atmosfera di simpatia e di fervore intorno alle biblio-
teche americane, tutta una letteratura intorno ai loro
perfezionamenti e sviluppi.

                                    ***

«Basta attraversare la porta d'una biblioteca ame-
ricana per accorgersi subito che ci si trova nella casa
di tutti, nella più bella casa che una comunità, come
tale, abbia mai potuto erigersi. Tutto il particolare
esteriore della biblioteca americana generalmente con-
siste nella grandiosità dell'edificio, nelle comodità che
largamente offre ad ogni specie di lettori, nella li-
bertà con la quale la gente vi può circolare, nell'alto
senso di civile ed umana eguaglianza che ognuno vi
respira. In poche parole, il visitatore si accorge che la
biblioteca in America è qualche cosa di diverso dalla
biblioteca in Europa, e che esiste, intorno alla natura
e ai fini ch'essa è chiamata a raggiungere, una diffe-
rente valutazione fra gli Americani e gli Europei in
genere» 1).
Viaggiando per i grandi centri dell'Unione, non vi
è possibile esimervi da una visita alla Public Library,
che è sempre una delle sette meraviglie, se non la
prima, della città. Se volete misurare la potenza eco-
nomica e la fede del popolo americano nel valore della
coltura diffusa, prendete a considerare le sue biblio-
teche e le sue università. A questi due strumenti,
ch'essa considera come due grandi forze realizzatrici,
la Repubblica stellata affida essenzialmente la sua or-
gogliosa speranza, in gran parte realizzata, di una
supremazia internazionale.
La sua industria vittoriosa e invadente non è che il
risultato della eccezionale potenza di lavoro derivata
dall'alta coltura tecnica dei dirigenti e dalla diffusa

1) G. Bruni: La Biblioteca Moderna. Roma «Ausonia», 1929.

[p. 52]

coltura generale delle maestranze, cioè, dall'università
e dalla biblioteca pubblica.
Ecco perchè gli Americani considerano università
e biblioteche come strumenti perfetti di potenza eco-
nomica e fattori quasi immediati di ricchezza. Essi
sanno che il danaro profuso a crearle e a renderle

Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti). Una sala di lettura.
A sinistra, il deposito dei libri. Vedi la disposizione degli scaffali a destra, sotto
la linea delle finestre.

efficenti è messo ad altissimo interesse. Nessuna mera-
viglia, quindi, che le più generose e laute sovvenzioni
a quegli istituti vengano specialmente dai grandi ma-
gnati dell'industria, come Carnegie, e che in tutto il
mondo si guardi con ammirazione, non scevra d'in-
vidia, al progressi conseguiti in questo campo da quel
popolo intraprendente.
Si potrà non esser d'accordo sul valore materiale
e utilitario che esso attribuisce alla coltura, la quale

[p. 53]

è da noi concepita più come vita dello spirito; ma
intanto l'America ci manda il suo grano, le sue carni
in conserva, le sue macchine, i suoi dollari; mette
ipoteca sulle risorse avvenire della vecchia Europa,
ormai sua tributaria, e a poco a poco, con la sua
economia, c'imporrà forse anche il suo tipo di civiltà.

                                    ***

Ciò premesso, i lettori non avranno da stupirsi
scorrendo i dati che esponiamo sulle dotazioni delle
grandi biblioteche americane, sul numero dei loro ad-
detti e l'ammontare dei loro stipendi. Li togliamo dal
«Bollettino dell'Associazione Americana delle Biblio-
teche», la grande organizzazione che ha la rappre-
sentanza di tutte le biblioteche dell'Unione e propag-
gini anche in Europa.
Sei biblioteche, e cioè quelle di Boston, Chicago,
Cleveland, Los Angeles, New York e Detroit avevano
ciascuna, nel 1926, e nel frattempo si è visto di
quanto queste cifre sieno cresciute -, più di un mi-
lione di dollari da spendere, e precisamente:

Boston, con una popol. di   779 620   ab., doll. 1 000 981
Chicago         »         » 3 023 379     »     » 1 429 314
Cleveland         »         » 960 468     »     » 1 698 517
Los Angeles         »         » 1 148 121     »     » 1 243 558
New York         »         » 2 955 474     »     » 1 488 951
Detroit         »         » 1 290 000     »     » 1 334 557

Considerato il corso attuale del dollaro, si tratta
approssimativamente di somme che vanno da 19 mi-
lioni (Boston) a 32 milioni (Cleveland) di lire italiane.
Interessante il caso di Cleveland, una città che ha
meno abitanti di Milano e che spendeva circa 35 lire
ogni abitante per assicurare alla cittadinanza un ser-
vizio modello di pubblica lettura (ora ne spende cir-
ca 40).
Un secondo gruppo di tre biblioteche Brooklin
(ab. 2 203 235), Philadelphia (ab. 1 951 076) e St. Louis
(ab. 842 614) disponevano rispettivamente di una

[p. 54]

dotazione annua di dollari 845 283, 651 003 e 513 485,
equivalenti a lire italiane 16 milioni, 12 369 000 e
10 260 000 circa, cifre ora di molto aumentate.
Altre diciassette biblioteche avevano una disponi-
bilità di mezzi variabile da 200 000 dollari (Denver)

William Warner Bishop
Presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni bibliotecarie.
Presidente del Comitato dell'American Library Association
per le relazioni internazionali.

a 477 000 (Pittsburg), cioè da L. 3 750 000 ai 9 milioni
circa. (Vedasi a pag. 48 i dati del 1931).
Rimangono sei biblioteche a completare il numero
di 32, che l'American Library Association classificava
«grandi». Orbene, la minore di quest'ultimo gruppo,
quella di Birmingham (237 000 ab.) aveva un'entrata
annua di 85 000 dollari (L. 1 600 000); mentre la mag-
giore, quella di Oakland (300 000 ab.) poteva

[p. 55]

spendere 188 702 dollari, cioè più di 3 milioni e mezzo di
lire, e assai più negli ultimi anni.
Sia ben chiaro, però, che si tratta delle 32 più
grandi biblioteche pubbliche americane, le quali spen-
devano complessivamente più di 300 milioni di lire al-
l'anno, e che, riferendo queste cifre, per noi

Carl H. Milan
Segretario dell'American Library Association. Chicago (Illinois).

sbalorditive, non ci passa neppur per la mente l'idea di
confrontare le loro dotazioni con quelle assegnate alle
maggiori biblioteche italiane, troppo diverse essendo
le condizioni e le risorse economiche dei due paesi.

                                    ***

Alla stessa fonte ufficiale attingiamo i seguenti dati
relativi a un gruppo di biblioteche classificate

[p. 56]

«medie» (medium sized) aventi sede in città con popola-
zione variante da 250 000 a 56 000 abitanti.
Su 31 biblioteche appartenenti a questo gruppo, 4
avevano rispettivamente più di 100 000 dollari (circa 2
milioni di lire) d'entrata; 10 più di 70 000 dollari (circa
1 350 000 lire); 9 più di 40 000 dollari (L. 750 000); 6
più di 30 000 dollari (565 000 lire circa) e soltanto
due rimanevano al di sotto di 25 000 dollari (circa
L. 470 000).
Queste 31 biblioteche di media importanza spen-
devano annualmente più di 38 milioni di lire.
La statistica non reca i dati relativi alle piccole bi-
blioteche, le quali sono innumerevoli ed elevano certo
l'onere finanziario che gli Stati Uniti sostengono per
le biblioteche pubbliche ad un miliardo all'anno ap-
prossimativamente.

                                    ***

Come si spendeva nel 1926 questa enorme somma?
C'è una sola biblioteca, nel gruppo delle maggiori,
che eroghi meno del 50 per cento delle sue entrate in
stipendî al personale, quella di Rochester 44%; tutte
le altre superano di non poco questa proporzione e
spendono allo stesso scopo il 55, il 60 e fin oltre il
70% delle loro risorse; per esempio, la biblioteca di
Pittsburgh, che su 477 000 dollari di attivo ne eroga
348 819 in stipendi, la biblioteca di New York, che
paga ai suoi 471 funzionarî (un vero ministero!) una
somma equivalente alla stessa percentuale delle sue
entrate.
I direttori delle grandi biblioteche hanno compensi
annui che variano da 3000 (Atlanta) a 10 000 dollari
quasi 190 000 lire (Brooklin, Chicago, Newark,
St. Louis), con una media di 6480 dollari, pari a
L. 123 000 circa.
Gli stipendi dei direttori di biblioteche di media im-
portanza oscillano fra un minimo di L. 40 000 (Victo-
ria) e un massimo di L. 104 000 (Youngstown), con
una media di L. 65 740.

[p. 57]

I vice direttori hanno in media i due terzi dello sti-
pendio dei loro direttori. Nell'ordine gerarchico ven-
gono poi i capi riparto, i bibliotecarî delle filiali (bran-
ches
), i capi assistenti, i bibliotecarî delle sezioni spe-
ciali per i fanciulli, i catalogatori, gli aiuti bibliote-
carî, e infine gli allievi assistenti, che fanno il loro

Biblioteca del Collegio di Stato ad Ames (Jowa). Sala del Riparto periodici.
Scaffalatura speciale, con ripiani mobili in altezza e in larghezza.

tirocinio guadagnando, nelle grandi biblioteche, 1000
dollari in media (circa 19 000 lire) e nelle biblioteche
di media importanza quasi altrettanto.

                                    ***

Il personale come si è detto è sempre nu-
meroso. Una diligente tenuta della biblioteca e il fun-
zionamento scrupoloso dei servizi, di fronte a un pub-
blico esigente, consigliano di non lesinare su questo
punto. Si è visto che il trattamento economico del

[p. 58]

personale assorbe in qualche caso fin oltre il 70% delle
risorse complessive, e in media il 64%, essendo le
rimanenti somme destinate alle altre spese, compreso
naturalmente l'acquisto dei libri. Una biblioteca può
possedere collezioni ricchissime, avere i suoi depositi
colmi fino ai soffitti; ma se non dispone di personale
numeroso e tecnicamente preparato per ordinarlo, ca-
talogarlo e metterlo fresco a disposizione del pubblico,
tutto quel ben di Dio rimarrà in gran parte inutiliz-
zato, come avviene in molte biblioteche di nostra co-
noscenza.
Si è detto che la grande Biblioteca Pubblica di New
York è servita da 471 impiegati, senza contare gli uo-
mini di fatica, e precisamente da un direttore e un
vice direttore, 12 capi riparto, 40 bibliotecarî delle fi-
liali, 57 capi assistenti, 25 bibliotecarie delle sezioni
speciali per fanciulli, 6 catalogatori, 191 aiuti biblio-
tecarî e 138 allievi assistenti.
Nè la biblioteca di New York è come si potrebbe
credere un'eccezione, chè, anzi, quella di Chicago
ne conta 507, pur avendo due sole bibliotecarie di fan-
ciulli; 417 ne ha la biblioteca di Cleveland, 291 De-
troit, 288 Boston, ecc. Worcester, una città di 190
mila abitanti, ha una biblioteca pubblica assistita da
66 impiegati; Berkeley, cittadina di 67 800 anime, ha
26 persone al servizio della propria.
Cleveland conta il maggior numero di bibliotecarie
per fanciulli (51), tutte uscite da scuole speciali.
Soltanto tre grandi biblioteche su 32 appariscono
prive di sezioni distinte per i fanciulli, e sono quelle
di Atlanta, Denver e Oakland.
Delle 31 biblioteche classificate come medie, ben 19
hanno sezioni speciali per fanciulli: Lang Beach in
California (125 000 ab.) ne ha 6; una (Somerville,
108 000 ab.) ne ha 5; due (Gary, 90 000 ab. e Ha-
milton, 122 000 ab.) ne hanno 4 ciascuna; una (Dal-
las, 250 000 ab.) ne ha due, e le altre ne hanno una
rispettivamente.
E basti qui di dotazioni, personale e stipendi, di
cui abbiamo voluto occuparci per documentare una

[p. 59]

volta tanto, con dati di fatto, espressi in cifre, su cui
non può cader contestazione, che quanto si è scritto
in varie occasioni anche in Italia sulle biblioteche pub-
bliche americane non solo non è esagerazione, ma re-
sta, se mai, al di sotto della realtà.

                                    ***

E in questo paese, dove la biblioteca è veramente
aperta a tutti e presta libri con estrema facilità, non
solo, ma va in cerca essa stessa del lettore, pene-
trando nei quartieri eccentrici delle città e percorrendo
i sobborghi e le campagne con i suoi servizî am-
bulanti, allettando alla lettura i fanciulli con le sue
biblioteche speciali; in questo paese, insomma, dove
è così facile aver libri in prestito senza comperarli, la
produzione editoriale del 1925 raggiunse un valore to-
tale di 806 887 471 dollari, esclusi i giornali, le riviste
e le pubblicazioni musicali (come chi dicesse più di
15 miliardi di lire).
Il numero dei libri stampati in quell'anno negli
Stati Uniti fu di 423 893 344, compresi 79 milioni e
mezzo circa di libri scolastici, 30 milioni e mezzo di
romanzi, più di 15 milioni di libri per ragazzi, 2 690 000
biografie, 8 800 000 libri di poesia e di teatro.
L'aumento della produzione e del consumo è co-
stante: dal 1923 al 1925 fu del 12,3 per cento.
Se gli Italiani leggessero quanto si legge negli Stati
Uniti, la nostra editoria avrebbe dovuto produrre e i
nostri librai smerciare, in proporzione, 170 milioni di
libri in un anno, cioè 34 mila opere, con una tira-
tura media di 5000 esemplari ciascuna.

                                    ***

Concludendo questi cenni sparsi sul paese classico
delle biblioteche, diremo che uno dei bibliotecarî ame-
ricani più reputati, Henry Legler, auspicava nel 1918

[p. 60]

un tale incremento del servizio della pubblica lettura
nel suo paese, che a molti lettori parrà persino utopi-
stico.
«Per un servizio di biblioteche scolastiche bene or-
ganizzato scriveva egli occorrerebbero, soltanto
a New York, almeno 4 300 000 dollari (più di 80 mi-
lioni di lire), e almeno 537 000 dollari (10 milioni di

Auto-biblioteca, distaccata dalla Biblioteca Pubblica di Saint-Louis (Stati Uniti).
L'Auto ferma per la distribuzione in aperta campagna.

lire) per il mantenimento annuo; a Chicago 45 mi-
lioni di lire iniziali e 4 e mezzo annuali, ecc. Ogni
scuola dovrebbe avere la propria sezione di biblioteca
non solo, mi anche un insegnante-bibliotecario, ca-
pace di conciliarsi la fiducia e la confidenza degli al-
lievi, che a lui si rivolgerebbero per consigli. La li-
bera lettura avrebbe allora una grande influenza sullo
spirito e sulla formazione dei giovani.
«Vanno a scuola più o meno volontieri 20
milioni di fanciulli e di fanciulle: le statistiche di-
cono che, di essi, meno di un milione si servono delle

[p. 61]

biblioteche pubbliche, le quali richiamano, dunque,
soltanto il 5 per cento della popolazione giovanile.
«Negli Stati Uniti sono aperte 8300 scuole supe-
riori, con quattro corsi annuali, e 3250 con tre corsi.
Ognuna di queste 11 550 scuole superiori dovrebbe
avere una biblioteca ben provvista e ben diretta, ema-
nazione della biblioteca pubblica».
Nel 1918 esistevano negli Stati Uniti 72 bibliote-
che pubbliche con più di 100 000 vol. ciascuna, 2258
con più di 5000 volumi, 12 000 con più di 1000 vo-
lumi e 15 000 con più di 300 vol. Le 72 biblioteche sud-
dette, con più di 100 000 vol., ne possedevano com-
plessivamente 19 295 000. 1222 città con più di 5000
abitanti (38 758 584 in complesso) avevano nelle loro
biblioteche 90 milioni di libri, a cui se ne aggiun-
gevano normalmente 4 milioni all'anno, e spendevano
20 milioni di dollari (380 milioni di lire).
Le 100 più grandi città degli Stati Uniti, con una
popolazione rispettiva oscillante tra 53 684 e 4 766 883
abitanti, possedevano più libri di tutto il resto del
grande paese. Il 50 per cento dei libri circolanti erano
prestati agli abitanti di queste 100 città, e in 11 di
esse fu raggiunto, nel 1917, lo stupendo record di
30 000 834 prestiti a domicilio, il 75 per cento dei quali
erano di amene letture. Un terzo dei libri delle biblio-
teche pubbliche erano sempre in circolazione.
Ogni libro era prestato in media 12 volte all'anno.

                                    ***

Notizie più recenti, attinte a «The World Almanac
1932
», ci permettono di completare i dati statistici già
enunciati con le cifre relative all'anno 1929.
Le biblioteche degli Stati Uniti, con più di 1000
volumi ciascuna, erano in quell'anno 10 937, con un
totale di 161 975 385 volumi, cioè, in media, una bi-
blioteca ogni 11 226 abitanti e 132 libri per ogni 100
persone, compresi i bambini che non leggono ancora.
Delle suddette 10 937 biblioteche, 6429 avevano più

[p. 62]

di 3000 volumi ciascuna e in totale 154 316 858 vo-
lumi. Gli Stati aventi maggior numero di biblioteche
erano:

Biblioteche
 
Volumi
 
Volumi
    per ogni 100 ab.
New York 651       19 902 858 158
Massachusetts 436 13 527 613 318
California 401 1 954 603 211
Illinois 357 10 181 250 133
Pennsylvania 355 8 182 181 85
Connecticut 180 5 251 867 327
District of Columbia 84 8 505 038 1747

34 biblioteche avevano più di 50 000 volumi; 236
da 100 000 a 500 000; 272 da 50 000 a 100 000; 518 da
a 25 000 a 50 000; 1468 da 10 000 a 25 000; 3901 da 3000
a 10 000, e 4508 da 1000 a 3000.
Ma questo non è tutto: le 6429 biblioteche di più
di 3000 volumi ciascuna avevano 4387 filiali (bran-
ches)
. Durante l'anno 1929 si arricchirono di 10 453 672
fra libri e opuscoli, e i loro 19 635 906 lettori ebbero
i libri in prestito 336 758 203 volte. Gli addetti a que-
ste biblioteche erano 31 234.
Delle suddette biblioteche, ben 3673 erano assolu-
tamente gratuite e aperte a tutti; 1042 pure gratuite,
ma riserbate ai soli studenti. La maggior parte delle
biblioteche degli Stati Uniti appartengono a enti e
associazioni private. Soltanto 56 grandi biblioteche
sono di proprietà del Governo Federale; 153 appar-
tengono ai varî Stati dell'Unione, 141 alle diverse
Province, 1442 alle città e 895 alle comunità minori.
Che cosa rappresenti questa enorme circolazione di
libri come diffusione di coltura è difficilmente calcola-
bile; che cosa rappresenti, invece, per l'industria e il
commercio librario può risultare da un semplice cal-
colo. Ammettendo che un libro sopporti in media 50
letture, con relativi passaggi di mano, la sola rinno-
vazione del materiale esistente importa l'acquisto an-
nuo di più che 6 milioni e 700 mila volumi, senza con-
tare gli acquisti dei nuovi libri.

[p. 63]

[2.] 2. Inghilterra.

L'Inghilterra è il paese in cui l'istruzione del po-
polo ha una più lunga e tenace tradizione. Pure le
biblioteche fondate in Inghilterra prima del secolo
18º si possono contare sulle dita. Soltanto a quest'e-
poca l'intento di servire alla propaganda evangelica
suscita iniziative ecclesiastiche per l'istituzione di mol-
te biblioteche parrocchiali.
La fondazione del British Museum (1753) dà nuovo
impulso al movimento, ed altre biblioteche sorgono,
sull'esempio di quella, a Edimburgo, a Londra, a Li-
verpool. Ma tranne le biblioteche religiose, le altre non
sono fatte per il popolo, a cui si cominciò a pensare
soltanto nei primordi del secolo scorso. Nel 1849, ben
1400 scuole operaie, dette «Mechanic's Institutes»,
fondate per il fervido apostolato di George Birkbeck,
avevano una biblioteca, e fu merito di queste prime
raccolte di libri se nacque e si diffuse nella classe ope-
raia inglese il bisogno di leggere e se, in processo di
tempo, la fondazione e l'organizzazione delle bibliote-
che divenne un vero e proprio servizio pubblico.
Le prime biblioteche gratuite municipali si forma-
rono a complemento dei musei di scienza e d'arte, isti-
tuiti in virtù di una legge 1845, proposta e fatta trion-
fare da William Ewart, il quale due anni di poi ot-
tenne dal Parlamento la nomina di una Commissione
incaricata di studiare il problema delle biblioteche pub-
bliche in generale, e nel 1850 l'approvazione di una
nuova legge, il bill Ewart, per la quale l'istituzione
e il mantenimento delle biblioteche gratuite divenne
compito dei Comuni. I fondi occorrenti dovevano at-
tingersi, come negli Stati Uniti, ad una sovrimposta
speciale, detta penny-rate e corrispondente a 5 o 10
centesimi di addizionale su ogni lira sterlina d'im-
posta.
La prima biblioteca inaugurata in virtù della nuova
legge fu quella di Manchester (1852), alla presenza di

[p. 64]

Thackeray, Dickens, Bulwer-Lytton, e fu in quell'oc-
casione che uno di questi illustri personaggi pronun-
ziò la famosa frase, su cui gli scettici risero a lungo:
per ogni scuola o biblioteca che si apre, si chiude una
prigione. Tuttavia, se nel 1861 le condanne criminali
furono in Inghilterra 68 su ogni 100 mila abitanti,
questa cifra era discesa 46 nel 1881 e a 33 nel 1892.
Le utopie si realizzano più spesso che non si creda.
La biblioteca di Manchester non ebbe un gran nu-
mero d'imitazioni fino al 1870. Il penny-rate della
legge Ewart doveva essere imposto in ogni Comune
per referendum, e il popolo inglese resistè a lungo al-
l'introduzione del nuovo tributo. Dal 1850 al '55 sor-
sero soltanto 19 biblioteche in 11 città, ma nel 1866
erano diventate 35 e tutte con servizio di prestito. La
resistenza fu più tenace in Iscozia: a Edimburgo, in
febbraio 1881, il referendum popolare respinse l'im-
posta. In quell'occasione, si videro pubblici manifesti
esortare i contribuenti al voto negativo con parole,
che ora si ricordano con mortificazione: «Resistete a
questa farsa della biblioteca pubblica e sottraetevi
al colpo di 6 mila sterline di nuove tasse! Resti-
tuite le schede con NO! Siate tranquilli e firmate coi
vostri nomi». Su 41 000 votanti vi furono 15 500 aste-
nuti: Edimburgo rimase con la sua sola biblioteca
erudita, già vecchia di un secolo e più, e inadatta alla
diffusione del libro nelle classi più numerose della
popolazione.
Alcune città rifiutarono l'imposta per ben quattro
volte consecutive, ma poi fecero più e meglio delle
altre. La spinta era data, e l'opinione pubblica, illumi-
nata da uomini come Gladstone, Chamberlain, Ruskin,
Lubbock, Rosebery, aderì al principio della biblioteca
pubblica municipale, che è ormai un'istituzione radi-
cata nei costumi del paese. Nel 1896, l'Act Ewart era
adottato in 332 località e a Londra in 37 distretti o
parrocchie. In quell'anno, non si contava una sola
città di 100 000 abitanti che non avesse la propria bi-
blioteca pubblica e soltanto dieci con più di 50 000
abitanti ne erano ancora prive. Ma oggi l'hanno tutte.

[p. 65]

Edimburgo e Glasgow, che furono le ultime a consen-
tire il penny-rate, furono poi fra le meglio dotate.
Nel 1910, le biblioteche pubbliche (free public libra-
ries
: public vuol dire rate supported, cioè mantenute
dai Comuni con la sovrimposta speciale) erano 670,
senza contare le biblioteche universitarie, quelle che
ricevono il deposito legale e centinaia di altre biblio-
teche, più o meno pubbliche, ma straordinariamente
ricche, delle società, accademie, scuole e clubs di Lon-
dra. Inoltre, questa cifra di 670 non comprendeva le
branches o succursali, che erano 80 a Londra, 14 a
Glasgow, 9 a Birmingham, 9 a Liverpool, 8 a Bri-
stol, 8 a Edimburgo, ecc.; e queste succursali erano
sempre aperte da mane a sera.
Per facilitare l'uso della biblioteca nei grandi cen-
tri, oltre le branches, si aprirono nei quartieri eccen-
trici stazioni di distribuzione (delivery stations) e si
crearono biblioteche viaggianti (travelling libraries).
La rete delle biblioteche urbane è ora completa e si
può dire che ogni piccola città ha il suo secondo tem-
pio: la casa di lettura, co' suoi tre servizî pubblici:
1º giornali e riviste, 2º prestito dei libri per la lettura
a domicilio, 3º sala di reference o di consultazione,
dove si leggono i libri che non possono essere aspor-
tati, gli annuarî più recenti, gli atlanti, le enciclope-
die, le guide, ecc. Non solo, ma ogni biblioteca ha
quasi sempre la sezione fanciulli (juvenile room) e
qualche volta anche la sala riservata alle donne. L'o-
rario al pubblico, esclusa la domenica, va dalle 9 del
mattino alle 22, senza interruzione.
Il movimento ha conquistato anche le campagne,
dove le biblioteche sono dovute specialmente all'ini-
ziativa privata. Fin dal 1854, nella Contea di York,
una potente associazione, la Yorkshire Union of In-
stitutes
, organizzò per i villaggi un sistema di nuclei
librarî viaggianti, con cassette di 50 volumi, e associa-
zioni consimili curarono la diffusione delle bibliote-
chine rurali nelle Contee del Lancashire, Cambridge,
Hereford.
Biblioteche d'iniziativa privata sono aperte nelle

[p. 66]

parrocchie, nelle scuole domenicali, nelle caserme,
negli ospedali, nelle associazioni operaie, ecc. Ad
esse offre un valido aiuto la «Società delle sane let-
ture» (Pure Literature Society), fondata anch'essa nel
1854, che ottiene sconti dai librai e pubblica periodi-
camente un vasto catalogo dei libri consigliati. Nei
suoi primi 55 anni di vita aveva fondato e aiutato
9873 biblioteche.
Inoltre, l'Unione Nazionale per le letture (National
Reading Union
), fondata nel 1889, intende guidare i
lettori nella scelta dei libri, compilando cataloghi spe-
ciali su determinati argomenti, pubblicando periodici
di coltura generale, incoraggiando la formazione di
circoli di lettura per la discussione dei libri letti a
casa, dando chiarimenti e consigli ai lettori che de-
siderano avere qualche dubbio risolto o spiegata qual-
che difficoltà. Una parte cospicua dell'attività dell'as-
sociazione è riserbata alle biblioteche delle scuole ele-
mentari e serali.
Oltre il penny-rate, contribuirono allo sviluppo delle
biblioteche pubbliche i lasciti e le donazioni private
in danaro, che dal 1854 al 1889 avevano reso 25 mi-
lioni di lire nostre; somma non eccessiva, invero, di
fronte ai 150 milioni destinati, nello stesso periodo di
tempo, alle biblioteche americane dalla privata muni-
ficenza. Passmore, Edward, Carnegie consacrarono alle
biblioteche inglesi somme ingenti. Ma Carnegie, ad
esempio, che ha donato tante biblioteche, non volle
mai elargire un soldo ad una città, che a sua volta
non consentisse ad erogare una somma per la sua bi-
blioteca pubblica, e a Glasgow, pur essendo egli Scoz-
zese di origine, non die' nulla, finchè l'amministra-
zione pubblica non votò i fondi per la istituzione di
otto biblioteche: allora egli aggiunse del suo quanto
occorreva a farne quattordici, invece che otto, e tutte
più belle.
L'Associazione dei Bibliotecari (Library Associa-
tion
), fondata nel 1877, oltre a curare lo sviluppo delle
biblioteche, assiste i bibliotecari nell'esercizio della loro
professione, e ne promuove l'elevazione economica e

[p. 67]

morale. Essa organizza anche corsi ed esami di abi-
litazione alla professione di bibliotecario, rilasciando
relativi diplomi, che ora sono richiesti agli addetti da
quasi tutte le biblioteche.
Nel 1928, commemorandosi il cinquantenario della
British Library Association in una Conferenza delle
Biblioteche a Edimburgo, alcune relazioni si occupa-
rono specialmente delle biblioteche pubbliche rurali,
che sono di creazione recente. Le Coates Libraries in
Iscozia, i Cheshire Institutes e la Yorkshire Village
Library
avevano già fondato biblioteche circolanti per
le popolazioni rurali: ma un'organizzazione sistema-
tica di esse data soltanto dal 1915, anno in cui la fon-
dazione Carnegie offrì 2000 sterline a tutti i consigli
di Contea che volessero fondare e mantenere una bi-
blioteca. In realtà, i sussidî variarono poi da 300 a
6000 sterline, secondo l'importanza delle biblioteche
fondate. Quattro anni dopo (1919), una nuova legge
(Public Library Act) sistemò le biblioteche rurali, affi-
dandone l'amministrazione ai Comitati d'educazione
delle Contee.
Queste biblioteche rurali hanno fiorito rigogliosa-
mente da per tutto. Si può dire che, oggi, non esista
in Inghilterra una sola Contea che non disponga del
suo deposito centrale di libri, circolanti in un gran nu-
mero di villaggi. Ogni deposito ha un proprio biblio-
tecario incaricato della scelta dei libri da acquistare,
di catalogarli e di spedirli ai villaggi della Contea.
Egli provvede a che i nuclei librari circolino più rapi-
damente possibile di località in località, fa ispezioni
personali e chiede alle grandi biblioteche il prestito
delle opere speciali che mancano al suo deposito.
Ecco i dati statistici relativi ad alcune Contee, per
l'anno 1928:

CONTEE ABITANTI     VOLUMI     PRESTITI
Kent 628 000 101 000 965 000
Lancashire 680 000 94 000 1 013 000
Cumberland 121 000 35 600 107 000
Cambridgeshire 68 000 30 000 140 500

[p. 68]

A complemento delle biblioteche rurali è sorta a
Londra la Central Library for Students (la parola stu-
dent
qui significa soltanto colui che desidera studiare),
dovuta all'iniziativa del dottor Albert Mausbridge. Con
fondi provenienti da regolari sovvenzioni dello Stato
e da private elargizioni, ma specialmente dalla Fon-
dazione Carnegie 1), questa istituzione ha fondato un
grande deposito di libri, che aumenta ogni giorno.
Ognuno di questi libri è stato acquistato per un let-
tore che ne ha fatto domanda. Infatti, lo scopo della
istituzione è di provvedere gratuitamente i libri alle
persone che dimorano in località prive di biblioteca,
e di acquistare opere che non sono richieste frequen-
temente, per prestarle alle biblioteche che ne hanno
bisogno e che non dispongono di sufficenti mezzi pro-
prî. Naturalmente, questi libri devono costare più di
6 scellini, per esser considerati inaccessibili alla borsa
dei singoli lettori che ne hanno bisogno. Ma i lettori
devono prima chiederli alla biblioteca più vicina, e se
il bibliotecario risponde loro che essa non li ha, que-
sta sua risposta serve di presentazione alla Central
Library
. Il prestito dura generalmente un mese e i
lettori rimborsano soltanto la spesa d'invio.
Successivamente, altri consimili depositi librarî fu-
rono stabiliti, per la Scozia, a Dunfermline, dove ri-
siede l'amministrazione del fondo Carnegie, e a Du-
blino per l'Irlanda.

                                    ***

Per dare un'idea dell'organizzazione del servizio
della pubblica lettura in una Contea inglese, presen-
tiamo ai lettori le County Libraries del Kent.
Esse consistono in un sistema di biblioteche, for-
mato da un deposito librario centrale, da cui si di-
stribuiscono come si è detto nuclei di libri scelti

1) Le somme erogate dalla Fondazione Carnegie per le biblio-
teche di Contee o rurali e alla Central Library for Students si
elevarono, fino al 1927, a 400 mila sterline (circa 30 milioni di
lire italiane).

[p. 69]

ai «centri» sparsi nella Contea, nuclei che si rinno-
vano periodicamente. Il prestito dei libri ai singoli let-
tori avviene per il tramite dei bibliotecarî locali.
Beneficiano di questa organizzazione le provincie
che non hanno biblioteche proprie o non ne hanno
abbastanza per i bisogni della popolazione. Lo scopo
principale di questo servizio è di stimolare il gusto
e crear l'abitudine della lettura, fino a che non sorga
una biblioteca locale stabile, che risponda ai bisogni
di tutti.
Nel Kent, tutta la Contea è servita dalla County
Library
, meno venti località che hanno una loro biblio-
teca permanente e autonoma. Sei di queste bibliote-
che hanno accettato di collaborare con la County Li-
brary
e questa presta loro le opere che non posseg-
gono e di cui ricevono richiesta.
Il quartiere generale della County Library è a Maid-
stone. S'immagini un vasto laboratorio con schedarî,
incarti, registri, cataloghi per l'organizzazione e il
funzionamento del deposito centrale, dai quali in ogni
momento si deve poter rilevare quali sono le opere re-
stituite su questo o quell'argomento, di questo o quel-
l'autore.
Un'altra serie di schedari e di cataloghi informa da
una parte circa la composizione e il funzionamento
delle succursali, dall'altra sulla circolazione dei libri e
le relazioni che passano tra il quartier generale e le
filiali o succursali.
Il direttore generale si chiama County Librarian e
risponde al Comitato del buon andamento del servizio
da ogni punto di vista. Il valore personale del County
Librarian
è il principale fattore della riuscita. Il diret-
tore generale della County Library del Kent è... una
donna.
Il compito più difficile del direttore è la scelta dei
libri che devono costituire prima e alimentare poi il
deposito centrale. È più difficile formare e tenere al
corrente le collezioni nel senso educativo che nel senso
ricreativo. La proporzione generalmente osservata nel-
l'acquisto dei libri è 70 volumi per gli adulti e 30 per

[p. 70]

i fanciulli, su ogni 100 volumi acquistati. Per i libri
degli adulti, 50 romanzi e 50 libri di studio.
Il Librarian presenta al suo Comitato le proposte di
acquisto, consistenti in elenchi di opere, compilati con
l'aiuto di specialisti e secondo un criterio che subor-
dina lo scopo ricreativo allo scopo educativo. Fra i
libri di studio, si dà importanza speciale alle opere re-
lative alle attività locali (industria e agricoltura), alle
opere di storia e di topografia locale, alle opere peda-
gogiche, in omaggio a criterî educativi e di utilità im-
mediata.
I libri acquistati si registrano, si tagliano, si tim-
brano, si classificano e si catalogano. I volumi dete-
riorati dall'uso si riparano accuratamente, prima di
rimetterli in circolazione.
Ma il lavoro più importante si fa nelle succursali,
che sono di due specie: i «centri» e le branches, se-
condo l'importanza delle località in cui agiscono.
Un «centro» può essere istituito in ogni villaggio
che ne faccia domandi alla direzione del servizio sco-
lastico. A deposito dei libri si destina un locale di fa-
cile accesso, che è spesso un'aula scolastica. Un biblio-
tecario ha la responsabilità della custodia e del fun-
zionamento, aiutato nel maggior numero dei casi da
un comitato locale, i cui membri si occupano special-
mente del prestito. Bibliotecario è spesso il maestro.
La County Library provvede all'acquisto dei libri e
alla loro conservazione in buono stato, ma non al lo-
cale, all'illuminazione, al riscaldamento e alla pulizia
delle filiali, a cui sopperiscono le offerte volontarie dei
lettori. Ma il prestito è gratuito.
Ogni filiale dispone di un nucleo librario, che com-
prende romanzi, libri di studio e libri per fanciulli, e
di un catalogo a schede. La biblioteca è aperta almeno
una volta la settimana, nelle ore più comode per i let-
tori. Ai fanciulli si dedica spesso un orario speciale,
avendo essi bisogno di particolare attenzione da parte
del bibliotecario.
In centri di qualche importanza (5000 abitanti e più)
la filiale (branch) è sistemata in un edificio apposito

[p. 71]

[Come la biblioteca della Contea giunge al popolo.
Il libro offre gli stessi vantaggi alla città e alla campagna.]
1. La biblioteca del villaggio è doppiamente vantaggiosa agli abitanti da che accetta l'aiuto della biblioteca della Contea.
2. Una filiale della biblioteca della Contea ha spesso modeste risorse; è piccola, eppure attiva, ed esercita notevole influenza.
3. Perchè si dovrebbero negare alla lontana massaia i buoni libri che in città sono a disposizione di tutti?
4. Il negozio sulla via principale può essere anche una stazione di prestito della biblioteca.
5. Alla filiale con sede presso la scuola affluiscono i lettori da parecchie miglia lontano.
6. L'Ufficio postale rurale può servire anche come stazione di prestito dei libri a domicilio.
7. Il Municipio dà spesso asilo ad una filiale della biblioteca della Contea.
8. Il bibliotecario della biblioteca della Contea arriva con una scorta di nuovi libri per la filiale e per la sezione scolastica, porgendo aiuto e consiglio ai bibliotecarî locali.
9.10. La scuoletta di una sola aula può dirsi fortunata quando dipende da una biblioteca di Contea per il rifornimento di buone letture.

[p. 72]

o in una parte indipendente di un edificio pubblico,
e diretta da un bibliotecario stipendiato.
La registrazione dei prestiti e dei lettori si fa anno-
tando sulla scheda del libro il nome del lettore e sulla
scheda del lettore il titolo del libro, non che le indi-
cazioni accessorie. In base a queste registrazioni si
tiene al corrente la statistica.
Ogni filiale istruisce i lettori, con manifesti affissi
in sede, circa le precauzioni da prendere per la disin-
fezione dei libri. La Centrale provvede alle filiali i mo-
duli necessari a richiedere i libri ai ritardatarî, e quan-
do sia il caso, le ammende per le dispersioni e i guasti.
Nel 1929 si avevano: 362 filiali, 61 713 lettori iscritti
al prestito, 133 746 volumi, 1 223 030 prestiti.
I progressi sono continui sia nel movimento dei
libri, sia nei servizi di trasporto che si fanno con
automobili e di avvicendamento. Due vetture sono
continuamente in servizio: una, di 25 cavalli, contiene
2500 volumi, e l'altra, di 20 cavalli, ne contiene circa
2000. La contea del Kent ha une superficie di 71 990
acri (29 132 ettari) e una popolazione di 600 000 abi-
tanti.
Per l'avvicendamento occorre che, prima della data
stabilita per il cambio, i bibliotecari locali inviino al
quartier generale un elenco dei libri desiderati, ba-
dando a chiederne molti, per averne un minimo che
riesca gradito ai lettori. Questo elenco è naturalmente
compilato in base ai cataloghi a stampa di tutti i libri
esistenti al deposito centrale, e questo tiene presenti i
singoli elenchi ricevuti, per inviare i libri richiesti man
mano che si rendono disponibili. Naturalmente, il ser-
vizio delle filiali non s'interrompe mai, perchè l'auto-
vettura che ritira il vecchio nucleo librario porta il
nuovo.
I nuclei librari si spostano da filiale a filiale, senza
tornare, se è possibile, al quartiere generale, meno i
libri deteriorati, che ogni sera le autovetture portano
alla centrale per essere riparati o definitivamente
esclusi, non che le opere specificatamente richieste alla
centrale da un «centro» o da un lettore.

[p. 73]

Ogni nucleo essendo rappresentato da un pacchetto
di schede, è sempre possibile sapere dove si trovi cia-
scuna opera in ogni momento. Alla partenza dell'au-
tovettura, queste schede permettono al bibliotecario di
servizio di far la verifica ad alta voce dei libri, e la
sera, al ritorno dell'autovettura che ha fatto la con-
segna, ogni pacchetto di schede è collocato in uno
schedario speciale, sotto il nome della località in cui
è stato lasciato il nucleo librario corrispondente.
Al quartier generale esiste, inoltre, una speciale
«sezione dei lavoratori», che ha lo scopo di miglio-
rare le condizioni di lavoro in tutti i gradi di specia-
lizzazione. Gli operai iscritti a questa sezione indiriz-
zano le loro domande di prestito al quartier generale,
il quale o acquista l'opera richiesta, se già non la pos-
siede, o se la fa prestare a sua volta dalla National
Central Library
. L'operaio richiedente non ha altra
spesa che quella del rinvio del libro. Nel 1929, i pre-
stiti di questa sezione salirono da 7500 cifra rela-
tiva all'anno precedente a 13 126, e il numero dei
lettori che chiesero il prestito da 1500 a 2316.
Stretta e continua è la collaborazione della County
Library
con tutte le altre istituzioni educative e ricrea-
tive della Contea, e attivissima la pubblicità fatta al
servizio con la diffusione dello speciale distintivo della
County Library, con la stampa e la distribuzione di
cataloghi e bibliografie, con riunioni locali, informa-
zioni sul servizio a mezzo della radio e del cinemato-
grafo, con articoli di giornali e frequenti mostre di
libri e auto-biblioteche.
È da tener presente sopra tutto l'interdipendenza
della scuola e della biblioteca: l'una s'appoggia al-
l'altra, i dirigenti dell'una sono in intime relazioni con
i dirigenti dell'altra e spesso il governo della biblio-
teca e della scuola è nelle stesse mani. Nel Kent, tutto
si è fatto e si fa con l'approvazione, l'appoggio e la
partecipazione del Comitato scolastico, da cui il Co-
mitato della County Library dipende.
Ci siamo indugiati a descrivere nei particolari l'or-
ganizzazione del servizio nei centri minori della

[p. 74]

Contea del Kent, sulla scorta di una relazione presentata
al Congresso Internazionale della Lettura pubblica di
Algeri (1931), nella speranza che possa servir di mo-
dello a qualche iniziativa italiana.

                                    ***

Vediamo più da vicino che cosa sono le Free pu-
blic libraries
inglesi, soffermandoci a considerare par-
ticolarmente qualcuna di esse.
Londra cominciò ad applicare il bill Ewart nel 1856,
fondando la biblioteca del distretto di St. Margaret
e St. John. Dal 1886 data l'inizio di un'azione me-
todica: 18 anni dopo, nel 1904, 52 distretti avevano
adottato la legge Ewart e pagavano la sovrimposta
speciale per la biblioteca dipendente dai 26 metropo-
litan boroughs
: 2 per Holborn, 4 per Stepwey, 5 per
Chapham, ecc. Ogni borough ha la propria biblioteca
centrale con filiali, o più biblioteche riunite.
Le quattro biblioteche del quartiere londinese della
City avevano già, nel 1910, ben 11 706 lettori iscritti
al prestito, di cui 773 ragazzi; in tutto, circa un quin-
dicesimo della popolazione totale di 185 mila abi-
tanti.
Ecco i dati principali relativi a queste quattro bi-
blioteche:

BIBLIOTECHE VOLUMI  PER     LETTURE
  consultazione     prestito  
1. Buckingham Palace Road 37 646 116 472 680 376
2. South Andley street 11 689 39 989 451 666
3. Great Smith street 32 338 78 572 482 784
4. St. Martin's lane 105 992 70 226 987 705
TOTALI 187 665 305 259 2 602 531

La costruzione dei quattro edifici costò L. 365 000
e 150 000 rispettivamente per le due prime, esclusa
l'area; la terza L. 185 000 e l'ultima L. 394 850, tutto

[p. 75]

compreso. (Si ricordi il valore del danaro ante-guerra).
La spesa annua delle quattro biblioteche ammontava
a L. 288 066, di cui 41 880 per l'acquisto dei libri,
L. 11 120 per abbonamenti a giornali e periodici, e
L. 109 112 per il personale, ecc.
Nel 1910 Londra aveva già più di 80 biblioteche
pubbliche di questo genere, 13 delle quali dispone-
vano di 50 mila a 150 mila volumi ciascuna. Quelle
dei quartieri eccentrici e più poveri, come Shoredich,
non ne avevano meno di 35 mila (10 mila per la let-
tura in sede e 25 mila per il prestito).
E, si noti, Londra è ricca di gabinetti di lettura a
pagamento. Il più grande, Mudie, possiede 7 milioni
di volumi circa, cioè più di qualsiasi biblioteca pub-
blica dell'universo. Nel 1910, anno a cui queste cifre
si riferiscono, esso acquistava 5000 copie di un ro-
manzo di Maria Corelli, 2000 di Kipling, 200 di Ohnet
e di Maeterlinck. Il 61 per cento del suo materiale erano
romanzi, il 35 per cento viaggi, storie, religione, il
4 per cento libri stranieri, in maggioranza francesi.

                                    ***

A Liverpool, la Public Library, fondata nel 1852,
prestò nel suo primo anno 13 456 volumi; nel 1875 ne
possedeva già 60 808 e li prestò 517 393 volte. Dieci
anni dopo (1885) queste cifre erano salite a 86 429 e
650 152 rispettivamente; nel 1902, dopo 50 anni dalla
fondazione, la biblioteca, con le sue 9 succursali, pre-
stò 1 717 607 volumi, e nel 1909 le letture furono più
di 6 milioni, e cioè:

Sui 2 367 753 libri prestati dalla Centrale, 1 327 919
erano romanzi, 176 884 opere di belle arti e arte in-
dustriale, 123 996 di viaggi, 49 959 di fisica e mate-
matica, 45 098 di commercio, 1788 per ciechi, ecc.
I romanzi sono molti, ma, insieme ad essi, furono
letti anche più di 500 000 libri di pura istruzione, in
una città di 700 000 abitanti: quasi uno in media per
ciascun abitante, se si pensa ai bambini che non sanno
ancora leggere.
Per dare un'idea della rapidità con la quale i libri
si consumano e si rinnovano, osserveremo che dal
1903 al 1909 il numero dei volumi di consultazione
passa da 125 206 a 154 846. Dei 5105 volumi distrutti
nel 1909 se ne sostituirono, con esemplari nuovi, 4104;
più si acquistarono 3054 nuovi libri. Questo ricambio
fa sì che i lettori scelgano su tutto il materiale librario
esistente e nessuna parte di esso resta a ingombrare,
inutile peso morto, gli scaffali e i cataloghi.
I lettori iscritti erano, nel 1909, più di 45 800, ri-
partiti in 46 professioni, più 11 917 senza professione
(quasi tutte donne). Si contavano 12 135 studenti, 5358
impiegati, 1596 insegnanti, 817 meccanici e ingegneri,
94 giardinieri e affittuarî, 106 pompieri, 140 bambi-
naie, 117 musicisti (a cui furono prestati circa 34 000
pezzi di musica), 122 marinai, 504 braccianti, 29 sa-
cerdoti e medici, 77 calzolai, 241 domestici.
È o non è, questa, la biblioteca di tutto il popolo?

                                    ***

Tutte le grandi città inglesi hanno organizzato si-
milmente il servizio delle pubbliche letture.
Manchester aprì la sua Public Library, nel 1851.

[p. 77]

Nel 1909 possedeva 162 000 volumi per la consulta-
zione e 226 000 per il prestito. I prestiti a domicilio
e le letture in sede (esclusi i giornali) furono in quel-
l'anno 2 402 968. La sezione musicale contava 32 000
volumi e ne acquistava circa 2000 ogni anno. Su
1 332 949 di volumi prestati per la lettura a domicilio,
1 095 461 erano romanzi, e soltanto 237 488 libri d'al-
tro genere.
13 biblioteche (branches) avevano la sala speciale
per i ragazzi. Le frequenze nelle 19 sale dei giornali
furono più di 5 milioni, e le frequenze complessive per
tutti i servizî della Public Library 7 milioni e mezzo
circa, con una spesa di L. 700 000. Ogni lettura co-
stò, quindi, 9 centesimi circa.
La biblioteca pubblica di Brighton, città di 130 000
abitanti per citare una delle minori spendeva,
prima della guerra, L. 18 000 per libri e periodici e
possedeva quasi 40 mila volumi per la consultazione
e più che altrettanti per il prestito, di cui circa 9 000
romanzi. I prestiti erano più di 250 mila (1910).
Leed ritraeva, nel 1908, L. 363 075 per la sua bi-
blioteca dalla sovrimposta speciale, ma ne spendeva
383 526 (L. 0,85 per abitante). Ogni giorno vi afflui-
vano in media 13 903 persone. Proporzione enorme.
Naturalmente, la centrale si diramava in 14 filiali, con
orario ininterrotto dalle 8 alle 21,30, e in 10 uffici di
prestito, aperti la sera dalle 18 alle 21. Nel 1909 i
194 876 volumi posseduti furono prestati 1 310 071 vol-
te (736 393 i romanzi, 319 664 i libri per fanciulli,
52 046 le scienze e le arti applicate, 35 014 la storia e
biografia, ecc.). I libri consunti ed eliminati furono
in quel solo anno 11 828, gli acquistati 14 647 e 96
soltanto i perduti. Dei 34 247 ammessi al prestito,
20 525 erano maschi, 13 722 femmine, 6544 ragazzi in-
feriori a 15 anni. Tutte le professioni e tutti i ceti vi
erano rappresentati. Il riparto di consultazione, ricco
di 85 360 volumi, fra cui neppure un romanzo, era
assediato dalle domande più varie, concernenti, per
es., il caolino, lo svernamento delle bestie, le tariffe
australiane, le bevande alcooliche, la città natale di

[p. 78]

un uomo illustre, ecc. Gli accessi alle sale di lettura
dei giornali si avvicinavano ai 3 milioni.
Istituzioni simili hanno certamente un'influenza sul
popolo.

                                    ***

Una delle più perfette biblioteche «libere e pubbli-
che» della Gran Bretagna è quella Carnegie di Edim-
burgo, la città che nel 1881 respinse per referendum
la sovrimposta Ewart. Essa ha 7000 lettori al giorno
in media, 400 riviste e giornali, di cui parecchi in più
copie, a loro disposizione; una quindicina di orarî fer-
roviarî, una trentina di guide di viaggio, il catalogo
a stampa (500 pagine, con più di 52 000 volumi elen-
cati), 1000 volumi al giorno in media prestati per
la lettura a domicilio, orario dalle 9 alle 22, cata-
loghi indicatori che registrano ad ogni istante quali
sono i libri non disponibili, schedarî misti per autori
e per materie, albi speciali per annunziare i nuovi ac-
quisti di ogni quindicina ed altri in cui i lettori scri-
vono liberamente i titoli delle opere di cui desiderano
l'acquisto. Con le 5 filiali, la biblioteca disponeva
già, nel 1909, di più che 100 000 volumi. Si aprì nel
1890, e dopo 15 anni aveva prestato i suoi libri quasi
12 milioni di volte, senza contare la consultazione e
la lettura in sede di giornali, riviste, enciclopedie,
dizionarî, ecc., che eleverebbe questa cifra a più di
50 milioni.

                                    ***

Glasgow, ultima venuta, ha organizzato superba-
mente il servizio della pubblica lettura. La Mitchell
Reference Library
si aprì nel 1877 con 15000 volumi:
in giugno del 1910 ne contava 180 000, fra i quali non
era compreso un solo romanzo, dovendo la biblioteca
servire come centro di consultazione. Ne' suoi primi

[p. 79]

32 anni di esistenza aveva dato in lettura più di 13 mi-
lioni di volumi, e la sua sala dei periodici ne metteva
a disposizione del pubblico 538.
La biblioteca ha 14 filiali, tutte in edificî nuovi,
appositamente costruiti nei varî sestieri della città, coi
proventi della sovrimposta speciale e una elargizione
di A. Carnegie di 2 milioni e mezzo di lire. La prima
si aprì nel 1901 e tutte occupano da 500 a 1000 mq.
di area. Le loro sale di lettura contengono ciascuna
da 120 a 200 lettori; hanno inoltre, sala di prestito,
sala per le lettrici con relativo riparto di consultazione,
e due sale separate per i fanciulli (maschi e fem-
mine).
Le 14 biblioteche di sestiere ebbero, nel 1909, circa
650 000 consultazioni, 700 000 letture in sede nelle sale
dei fanciulli e 1 250 000 prestiti a domicilio, di cui
649 000 romanzi e il resto libri di scienza, d'arti e me-
stieri, di filosofia, sociologia, religione, poesia, ecc.
L'arredamento costò 212 100 lire per ciascuna delle
più grandi, 175 000 per le medie e 125 000 per le più
piccole. Il primo acquisto di libri importò una spesa
complessiva di L. 353 000.
L'insieme di questa imponente organizzazione for-
ma le Biblioteche del Comune di Glasgow.

[2.] 3. Colonie inglesi.

Il movimento per la diffusione delle Free public li-
braries
si è esteso dall'Inghilterra alle colonie di lin-
gua inglese, con alla testa il Canadà. Per avere un'i-
dea di che cosa si è fatto in questo paese, basti l'e-
sempio di una sola provincia, Ontario. I dati che ab-
biamo si riferiscono all'anno 1913. La provincia aveva
allora una popolazione di poco più di 2 milioni e
mezzo di abitanti, sparsi su un'estensione di 568 870
chilometri quadrati. Le sue città principali contavano:
Toronto, capitale, 450 000 ab., Ottawa 95 570, Hamil-
ton 88 900, London 48 100. Gli altri centri di maggiore

[p. 80]

importanza raggiungevano raramente i 20 000 ab. Or-
bene, la provincia aveva 408 biblioteche pubbliche,
organizzate secondo le disposizioni di una legge pro-
mulgata nel 1909, delle quali 140 gratuite, mantenute
da enti pubblici e il resto da associazioni. Delle 140
biblioteche gratuite, soltanto 24 non avevano sala di
lettura e le altre 116 mettevano a disposizione dei let-
tori in sede 6006 fra riviste e giornali, cioè, in me-
dia, più di 50 ciascuna. Le biblioteche a base di soci
avevano assai minore importanza, come risulta da que-
ste cifre comparative:

            DATIRELATIVI A
    140 Free
Libraries
217 Association
Libraries
EntrateDollari        441 125,29   45 024,52
Spese       »    385 849,50   35 098,24
Valore d'inventario       » 2 872 282,20     370 321,04
Lettori inscritti Numero        157 984   20 976
Volumi posseduti       »    966 269 421 120
Prestiti       » 3 321 393 567 153

Ma queste notevoli differenze dipendono principal-
mente dal fatto che le Free Libraries sono diffuse nei
centri maggiori con una popolazione complessiva di
1 236 490 abitanti, e le Association Libraries nelle
piccole località, con una popolazione complessiva di
210 000 abitanti.
Queste 357 biblioteche, di cui si hanno dati precisi
relativi come si è detto all'anno 1913, dispone-
vano, dunque, di 486 150 dollari provenienti da

Più di 9 milioni di lire si spendevano, dunque,
per il servizio della pubblica lettura, in un paese di

[p. 81]

circa 2 milioni e mezzo di abitanti, e cioè L. 3,60 in
media per abitante. Come a dire che per le bibliote-
che si dovrebbero spendere in Italia più di 150 mi-
lioni di lire.
Ma non è tutto qui. L'ufficio centrale delle bibliote-
che, presso il Dipartimento dell'Educazione, ha

Biblioteca pubblica di Niagara Falls Ontario (10 mila ab.).
L'edificio costò 26156 dollari (mezzo milione di lire). Volumi 9000 circa.
Spesa annua L. 42000. L'ingresso e l'uscita al salone dei libri obbliga
i lettori a passare davanti agli addetti alla distribuzione.

inoltre organizzato numerosi nuclei librarî, che esso pre-
sta temporaneamente alle associazioni e alle scuole
prive di biblioteca propria o dotate di biblioteche in-
sufficenti. Dal 1º novembre 1912 al 31 dicembre 1913
vennero prestati 208 di questi nuclei, circolanti sotto
il nome di Travelling Libraries (biblioteche viaggianti
o, meglio, ambulanti).
Questi nuclei comprendevano complessivamente
15 000 volumi, si inviavano franco di porto e ritor-
nano pure senza spesa.
A Toronto esiste, dal 1906, anche una Biblioteca

[p. 82]

gratuita canadese per i ciechi, la quale nel 1913 pos-
sedeva 5130 volumi, distribuiti 6716 volte.
Nello stesso anno si spesero 1200 dollari allo scopo
di tenere il consueto corso estivo per i bibliotecarî,
che durò dal 2 al 30 giugno, con 6 ore di lezioni al
giorno. L'iscrizione, i libri, la cancelleria, tutto era
gratuito e gli iscritti che venivano da lontano avevano
anche il viaggio pagato.
Al principio del 1914, Carnegie s'era impegnato a
largire a 106 biblioteche dell'Ontario, sia per nuovi
edificî, sia per l'ampliamento dei vecchi, sussidî per
1 866 800 dollari, e alle biblioteche delle altre province
del Canadà 1 016 415 dollari.
La biblioteca pubblica di Toronto, nel 1913, aveva
già 13 sezioni, di cui 11 aperte negli ultimi cinque anni.
Il suo bilancio ammontava a dollari 117 835, il suo
fondo librario a 218 939 volumi, distribuiti nell'annata
784 117 volte, e metteva a disposizione dei frequen-
tatori delle sue sale di lettura i 1196 giornali e perio-
dici. Il 73 per cento delle sue entrate provenivano dal
contributo comunale.
Oltre a grandi biblioteche, come quella di Toronto,
l'Ontario ha come si è detto una fittissima rete
di biblioteche anche nei piccoli e minimi centri di
popolazione. Per citare qualche esempio fra cento,
ricorderemo il minuscolo borgo di Stretswille, che
metteva a disposizione dei suoi 551 abitanti una bi-
blioteca di 2593 volumi, prestati durante l'anno 5764
volte a 310 lettori iscritti; per modo che ogni lettore
ebbe in media più di 18 libri in lettura. Garden Island,
con una popolazione di 125 abitanti, per più di tre
quinti iscritti alla biblioteca, metteva a disposizione
di essi 6145 volumi, letti nell'ultimo anno 1173 volte,
e spendeva per questo servizio L. 3792,50 l'anno,
cioè più di 30 lire per abitante. E i casi simili sono
centinaia.
Da alcuni anni lo sforzo maggiore del Governo,
degli enti locali e dei privati benefattori è diretto a
dare una casa nuova, comoda e bella ad ogni biblio-
teca, anche piccola. Tutte le voluminose relazioni

[p. 83]

dell'Ispettore centrale di Ontario sono adorne di ma-
gnifiche zincografie, riproducenti una moltitudine di
questi edifici recenti, che portano tutti una chiara im-
pronta di arte serena e dignitosa. Sono, in generale,
piccole costruzioni, quasi tutte ad un piano, per bi-
blioteche dei centri minori.
È quasi impossibile, vivendo nei nostri paesi, farsi

Biblioteca pubblica di Peterborough (Ontario).
Nel 1911 possedeva 11 587 volumi e 80 giornali e riviste per una popolazione
di 16 923 abitanti.

un'idea dell'importanza che gli Americani del Nord
attribuiscono alla biblioteca pubblica. La scuola, nel
loro concetto, non ne ha una maggiore. Il caso di
Garden Island e moltissimi altri consimili ci sem-
brano stravaganze, forse perchè pensiamo alle no-
stre
biblioteche, e ci è difficile immaginare che isti-
tuti dello stesso genere possano essere altrove tanta
parte della vita, delle abitudini, dell'attività e della
fortuna di un popolo.
«L'Europa è in arretrato di 40 o 50 anni, in con-
fronto degli Stati Uniti e del Canadà, in fatto di bi-
blioteche» scrive fieramente l'eminente Ispettore

[p. 84]

centrale della provincia di Ontario. E dicendo l'Europa,
intende riferirsi specialmente all'Inghilterra!
Nel Palazzo del Parlamento a Toronto v'è un gran-
de ambulatorio, che conduce all'Ispettorato centrale
delle Biblioteche. Chi vi passa legge sul frontale del-
l'arco d'ingresso queste parole: «Qui l'intelligenza e
l'anima imparano le vie della libertà
».

                                    ***

Anche nella lontanissima Nuova Zelanda esiste e
progredisce rapidamente un movimento per la diffu-
sione della coltura a mezzo delle biblioteche pub-
bliche.
Con una superficie di poco superiore a quella dell'I-
talia, a cui somiglia alquanto anche per la forma, la
Nuova Zelanda contava, nel 1913, soltanto 1 087 848
abitanti, concentrati in gran parte in poche città, come
Auckland, (102 500), Christchurch (80 000), Welling-
ton (70 700), Dunedin (64 500). Soltanto altre sette
città contavano allora da 8 a 16 mila abitanti. La so-
vrimposta speciale per la istituzione e il mantenimento
delle biblioteche pubbliche fu introdotta con una legge
del 1869; nel 1877 una nuova legge assicurò un con-
tributo governativo alle biblioteche, proporzionalmen-
te alla popolazione a cui servivano, ma soltanto 7 anni
più tardi si cominciarono ad erogare 150 000 lire di
contributi. Nel 1912 si erogarono 4000 sterline, da
spendersi esclusivamente in libri, a favore di 405 bi-
blioteche.
La prima pietra della biblioteca pubblica di Wel-
lington fu posta il 5 dicembre 1891 e in aprile del
1893 la biblioteca si apriva per la sola lettura in sede,
mentre il servizio di prestito a domicilio (15 000 vo-
lumi, di cui 2000 per ragazzi) incominciava a funzio-
nare nell'aprile dell'anno seguente e il riparto consu-
lenza (16 000 volumi) nel maggio successivo. La bi-
blioteca dispone anche di un buon numero di libri

[p. 85]

per i ciechi. Alla centrale si aggiunsero presto due
succursali, in edifici proprî e con servizî di lettura dei
giornali, di consulenza, di prestito, con riparto per
fanciulli e sala per conferenze.
Le altre città già ricordate hanno biblioteche pub-
bliche non meno cospicue: Auckland una centrale e
tre succursali, con 50 000 volumi in complesso; Christ-
church, con 52 000 vol.; Dunedin con più di 20 000.
E non si dimentichi che questi dati sono relativi al-
l'anno 1913.

                                    ***

Per l'Australia ci limitiamo a riferire schematica-
mente alcuni dati relativi all'anno 1921. Biblioteche
pubbliche esistenti, che ricevono contributi dallo Sta-
to o dai Comuni, 1376, di cui 460 nello Stato di Vit-
toria, 206 nel Queensland, 225 nel Sud-Australia, 263
nell'Australia Occidentale, 22 nella Tasmania, con un
totale di 2 750 000 volumi.

                                    ***

Le biblioteche pubbliche, nei maggiori centri del-
l'Africa del Sud, precedettero quelle della madre pa-
tria. Swellendam ebbe la propria nel 1838, George nel
'40, Graaf-Reinet nel '47, Port-Elisabeth l'anno di
poi, Città del Capo inaugurò la nuova sede della sua
vecchia biblioteca nel 1860. Nel 1913 si contavano una
trentina di biblioteche pubbliche nel Natal, 13 nell'O-
range, altre in numero indeterminato nel Transval e
nella Rodesia. La biblioteca di Port Elisabeth costò
800 mila lire e in quell'anno possedeva più di 50 000
volumi; quella di Kimberley ne contava 30 000, di
Grahamstown 20 000, di Pretoria 24 000, di Buluwayo
7000, di East London 20 000. V'erano biblioteche

[p. 86]

pubbliche anche a Durban, Pietermaritzburg, Bloem-
fontein, Johannesburg. Gli abitanti sottoscrivevano
offerte in danaro per essere ammessi al prestito dei
libri, il Governo garantiva una somma eguale al to-
tale di quelle sottoscritte e la città erogava altri fondi.

                                    ***

Nelle Indie inglesi, lo Stato indigeno di Baroda ha
un'organizzazione di biblioteche che serve a due terzi
della popolazione.

[2.] 4. Francia.

La prima idea di nuclei di libri a disposizione del
popolo fu chiaramente espressa da Philipon de la Ma-
deleine in un libro uscito a Lione nel 1783. Otto anni
più tardi Mirabeau, in una sua opera postuma, pro-
poneva che si costituissero pubbliche raccolte di li-
bri con gli avanzi delle biblioteche già appartenenti
alle soppresse corporazioni religiose. La Rivoluzione
sentì e proclamò, in vasti disegni di riforma scola-
stica, l'importanza della biblioteca come strumento
di coltura generale e si adoperò a diffonderla in base
a concetti veramente democratici.
Se non che i tempi non permisero che l'opera con-
cepita avesse larga applicazione, e i Governi che suc-
cessero alla prima Repubblica neglessero il già fatto,
non solo, ma la restaurazione, dimenticate del tutto
le biblioteche già esistenti, fu causa della loro quasi
completa dispersione, per modo che nel 1830 lo stato
di esse non era certo migliore di quello che fosse
avanti il 1789.
Ma nell'inerzia dei Governi l'iniziativa privata si
svegliò. Una società per l'istruzione elementare, sorta

[p. 87]

nel 1815, incluse nel suo programma l'incoraggia-
mento alla creazione di biblioteche popolari e poi di
biblioteche scolastiche ad uso degli alunni e delle
loro famiglie.
Nel 1830 il Governo, rimorchiato dall'opinione pub-
blica, in mezzo a cui aveva potuto la costante propa-
ganda della «Società per l'istruzione popolare», si diè
a riorganizzare le vecchie biblioteche abbandonate e
poi a crearne di nuove nei centri urbani, al tempo stesso
in cui l'iniziativa privata si volgeva alle campagne.
La «Società per l'emancipazione intellettuale», di cui
era anima Émile de Girardin, si propose di fondare
ben tre mila biblioteche cantonali, valendosi dell'aiuto
di migliaia di aderenti, sparsi in tutto il territorio
della Francia. Dal 1836 al 1846 le proposte ed i piani
per un vasto sistema di biblioteche popolari si mol-
tiplicarono nella stampa e in Parlamento, ma senza
mai potersi tradurre in pratica realtà, neanche quan-
do, venuta al potere la democrazia dopo la rivolu-
zione del '48, il ministro dell'istruzione Freslon rac-
comandò l'istituzione di una biblioteca popolare in
tutti i comuni rurali.
Il secondo Impero, disinteressandosi nei primi anni
di ogni opera di progresso, s'indusse a studiare ed
attuare nel 1862 l'idea delle biblioteche scolastiche,
in seguito alle vive eccitazioni della stampa più auto-
revole; ma gli uomini dell'opposizione liberale e re-
pubblicana, non completamente soddisfatti di un'i-
stituzione in troppo diretta dipendenza dal potere,
fecero di nuovo appello all'iniziativa privata per la
creazione di biblioteche popolari indipendenti; e que-
sta volta non invano.
Nel 1865 Parigi apre la prima biblioteca, pro-
mossa dalla «Società fra gli amici dell'Istruzione»,
che aveva avuto per suo fondatore un operaio tipo-
grafo, M. Girard. Da Parigi il movimento si pro-
paga alle adiacenze: altre associazioni si organiz-
zano, o intese al solo scopo di fondar biblioteche
popolari, come la Società Franklin (1862), o allo
scopo generico di propagar la cultura con mezzi

[p. 88]

diversi, le biblioteche popolari comprese, come la Lega
dell'Insegnamento, organizzata da J. Macé nel 1866.
Associazioni, contributi comunali, atti di privata fi-
lantropia, conferenze di uomini illustri, tutto fu messo
in azione per divulgare l'idea e la pratica delle bi-
blioteche popolari in tutta la Francia, fin che il Go-
verno imperiale, adombratosi dello spirito di libertà
e di progresso emanante da questi piccoli centri ir-
radiatori di coltura, li sottomise a un regolamento di
vigilanza, con quale intento si può facilmente imma-
ginare.
Se non che l'intervento ostile del Governo fu breve,
come fu breve la vita superstite dell'Impero. Il 24 set-
tembre 1870 J. Claretie, avutone incarico dal Governo
della difesa nazionale, propone una biblioteca popolare
pubblica e gratuita per ogni quartiere di Parigi asse-
diata. La Repubblica risorta imprime novello impulso
all'opera salutare: nel 1873 un'inchiesta governativa
chiarisce lo stato delle biblioteche esistenti e nel 1874
se ne disciplina il funzionamento per mezzo di un or-
gano tecnico centrale, alla cui direzione sono sog-
gette tutte le biblioteche popolari ammesse a fruire
della sovvenzione di Stato.
Esistono così presentemente: 1º biblioteche popo-
lari municipali e biblioteche popolari libere sovven-
zionate e, quindi, soggette al controllo dello Stato;
2º biblioteche popolari non sovvenzionate e, quindi,
assolutamente libere.
Questo regime si è dimostrato favorevole allo svi-
luppo della istituzione, come può desumersi dal fatto
che le 773 biblioteche popolari, con 838 000 volumi,
esistenti in Francia nell'anno 1874, alla fine dell'an-
no 1902 erano diventate 2911 (1884 municipali e 1027
libere) con 4 166 500 volumi, e tutte avevano accettato
i regolamenti e la vigilanza dello Stato. Nel 1906 esse
prestarono più di 5 milioni di libri.

[p. 89]

                                    ***

Al servizio della lettura pubblica vorrebbero prov-
vedere a Parigi come si è detto le biblioteche
municipali, la prima delle quali sorse nel 1865 nella
mairie dell'XI arrondissement. Nel 1878 le biblioteche
erano diventate 6, grazie all'iniziativa privata, e nel
1883 e 1884 il Consiglio comunale della grande città
decise che ogni quartiere avesse la propria biblioteca.
Infatti, l'anno di poi se ne istituirono 41; nel 1898 que-
sta cifra saliva a 74 e nel 1931 a 83, tutte dipendenti
dalla Direzione delle Belle Arti (Ufficio biblioteche)
della Prefettura della Senna.
20 di queste biblioteche (centrales d'arrondissement)
hanno sede nei locali delle mairies o di un edificio at-
tinente, 60 sono biblioteche di quartiere, allogate nelle
scuole; una biblioteca dei mestieri, una biblioteca di
tipo moderno, attrezzata e funzionante all'americana, e
una biblioteca speciale per fanciulli (L'Heure Joyeuse),
di cui parliamo in altra parte di questo libro. Delle 80
biblioteche di mairie e di quartiere, 70 sono aperte al
pubblico due o quattro ore ogni sera (orario insuffi-
cente), 9 hanno anche orario pomeridiano e una, la
centrale dell'XI arrondissement, un orario più esteso.
Le ultime 3 biblioteche (professionale, biblioteca mo-
derna e biblioteca per fanciulli) hanno personale tec-
nico, le altre no. Quelle con sede nelle scuole sono
affidate a maestri e le biblioteche delle mairies a fun-
zionari amministrativi, redattori di giornali, commessi
d'ufficio, la maggior parte impreparati al loro compito.
Dal 1930 il Consiglio comunale istituì un Corso
professionale per i bibliotecarî, che ebbe 42 iscritti il
primo anno (di cui 30 conseguirono l'abilitazione pro-
fessionale), e 33 del 1931 (su 48 domande di ammis-
sione), 29 dei quali risultati idonei. Disgraziatamente,
il personale delle biblioteche comunali di Parigi si
continua a reclutare come nel passato, senza esigere,
cioè, dai candidati, il titolo di abilitazione della scuola
appositamente istituita!

[p. 90]

Tutte le biblioteche prestano gratuitamente libri a
domicilio e un certo numero hanno sala di lettura in
sede. Posseggono in complesso circa 500 000 volumi e
sono abbonate a periodici.
Ad ogni iscritto al prestito si consegna un libretto
intestato al suo nome e nel quale si prende nota via
via dei libri prestati, con relativa data di uscita e di
reingresso e annotazione dello stato materiale dei libri
prestati e resi. Il libro prestato si registra, inoltre, nel-
l'apposito registro e può essere trattenuto dal lettore
20 giorni.
Il servizio centrale delle biblioteche riceve i nuovi
libri in saggio. Essi vengono esaminati e del risultato
di questo esame si tien conto quando, in base alla Bi-
bliographie de France
, si compila l'elenco da inviarsi
ogni mese ai bibliotecari, che su di esso fanno la loro
scelta. Prevalgono naturalmente i romanzi, ma si dà
una grande importanza alla divulgazione scientifica,
alle arti e alla tecnologia. Affinchè i nuovi libri arri-
vino senza indugio nelle mani dei lettori, sono messi
in circolazione per qualche settimana senza rilegatura,
con la salvaguardia di una semplice sopracoperta.
Il contenuto delle biblioteche è fatto conoscere al
pubblico per mezzo del catalogo a stampa, per ordine
di materia e d'autore.
Parigi spende per questo servizio 60 centesimi di
franco per abitante, 20 centesimi meno della spesa me-
dia di tutte le città di Francia. Più di tutte spendono
Sélestab (10 franchi per abitante) e Colmar (5 franchi),
meno di tutte Marsiglia (6 centesimi) e Roubaix (3 cen-
tesimi).
La Biblioteca moderna (Rue Fessart, 6) fu fondata
dal Comitato americano per le regioni devastate della
Francia
in un baraccamento provvisorio, con orario
pomeridiano e serale, e poichè fin dal primo anno di-
stribuì circa 100 000 volumi, il Consiglio comunale de-
liberò di costruire un edificio in muratura, con un
piano sotterraneo, una sala di lettura per gli adulti al
mezzanino, una per i fanciulli al primo piano, l'arre-
damento secondo le norme che regolano le biblioteche

[p. 91]

pubbliche d'America e il personale diplomato dalla
Scuola franco-americana dei bibliotecarî, di cui si parla
in altra parte di questo libro.
Un'altra delle biblioteche municipali ha subìto re-
centemente una trasformazione in biblioteca moderna
di tipo americano, ed è la centrale dell'XI arron-
dissement
, che rimane aperta ininterrottamente dalle
10 alle 21. Se l'esperienza sarà concludente, Parigi
procederà alla trasformazione del maggior numero
delle sue biblioteche in moderne dello stesso tipo, se-
condo i voti della popolazione.

                                    ***

La Francia ha, inoltre, una estesa organizzazione
di biblioteche scolastiche, le quali prestano libri agli
alunni e alle loro famiglie. Nel 1902 eran più di 43
mila, con quasi sette milioni di volumi, prestati nel
corso dell'anno più di 8 milioni di volte.
Secondo le disposizioni ora vigenti, «ogni scuola
elementare primaria deve possedere una biblioteca...
possibilmente installata in un'aula speciale». Ogni
biblioteca è amministrata da un Comitato, compren-
dente, oltre il sindaco, il delegato cantonale e il mae-
stro-bibliotecario, tre persone scelte «fra i benefat-
tori della scuola» e «i lettori più assidui». Più scuole
possono «associarsi per il mantenimento di una bi-
blioteca comune».
Nell'anno 1928-29 il numero delle biblioteche sco-
lastiche, aperte anche agli ex-alunni e alle loro fami-
glie, era di 47 269 su 73 149 scuole. Ma quanto alla
loro importanza e forza di penetrazione nel pubblico,
lasciavano molto a desiderare. Uno dei casi che ve-
diamo citati fra i più sodisfacenti è quello del Can-
tone della Charente Inferiore, dove un Comune (Pons)
di 4427 abitanti ha nella scuola maschile 335 vo-
lumi, prestati, in un anno 2600 volte, e nella scuola
femminile 100 volumi, prestati 387 volte. Le due bi-
blioteche ricevono 500 franchi all'anno dal Comune

[p. 92]

e dispongono di un altra sommetta di varia prove-
nienza. Gli altri 18 Comuni del Cantone, con 7612
ab. complessivamente, dispongono di 4656 volumi,
prestati 2978 volte in un anno.
Un esempio scelto fra i meno sodisfacenti è quello
del Cantone di Saint-Georges-an Couzan (Loira) con
7335 ab., 9 Comuni e 23 scuole. Soltanto 10 scuole
hanno biblioteca, con un numero di libri che va da 13
a 154, prestati da zero a 226 volte. Nessun Comune
dà un centesimo per queste biblioteche.

                                    ***

Interessante il caso riferito da un ispettore scola-
stico di una regione rurale, anzi di un arrondissement
delle Alpi, comprendente 47 Comuni, con 134 scuole
pubbliche.
Nel 1928, soltanto 56 di queste scuole avevano la
biblioteca, ma tre quarti di queste biblioteche erano
costituite di libri buoni soltanto a far numero, vecchi
di mezzo secolo e più, noiosi e dimenticati. Quanto ai
pochi possibili, erano ridotti in uno stato pietoso. In-
somma, conclude l'Ispettore, «fui obbligato a consta-
tare che le biblioteche capaci di un rendimento utile
erano eccezioni». Come si vede, noncuranza e abban-
dono.
Orbene, bastò che l'egregio funzionario si gettasse
anima e corpo al lavoro, perchè gl'insegnanti, fa-
cendo miracoli, riuscissero in due anni a mutar faccia
alle cose. I Comuni furono eccitati a contribuire, si
ricorse ai villeggianti, alle feste benefiche; si fecero
collette in occasione di matrimoni, economie sulle spe-
se per forniture scolastiche, si interessarono gli alunni
a raccogliere piante medicinali, chiocciole ed altro, per
vendere e far danari pro biblioteche, e in qualche
caso si riuscì a mettere insieme 1500 e fin 2000 franchi
all'anno. I vecchi fondi librarî furono venduti come
carta da macero e le nuove collezioni bene scelte tro-
varono subito un gran numero di lettori. Alla fine del

[p. 93]

1930, su 134 scuole già 75 avevano la nuova biblioteca,
con un complesso di 11 590 volumi, prestati nell'anno
14 393 volte.
Le 47 269 biblioteche delle scuole francesi esistono
in parte soltanto sulla carta e consistono non rara-
mente nello scaffale vuoto o in pochi libri di scarto.
Una biblioteca sola, su tante diecine di migliaia, ha
una sala di lettura speciale, a Pons, nell'Ain. Il Co-
mitato che dovrebbe amministrare la biblioteca spesso
non esiste affatto o non si riunisce mai. In grande
maggioranza, le biblioteche funzionanti sono frequen-
tate anche dai non alunni. Tuttavia, è opinione dif-
fusa in Francia che esse non bastano ai bisogni e che
«tutto è ancora da fare, affinchè la biblioteca della
scuola adempia al compito che le spetta nell'organiz-
zazione della lettura pubblica».

                                    ***

La Chiesa cattolica non trascura la diffusione del
libro a mezzo di biblioteche delle parrocchie, dei pa-
tronati confessionali e di nuclei librarî circolanti, do-
vuti alla Société Bibliographique, la quale, con un
fondo di 35 000 volumi, comprendenti circa 1200 opere
in copie multiple, costituisce gruppi di 25 volumi cia-
scuno per gli adulti e di 10 per i fanciulli e li presta
vicino e lontano a pagamento.

                                    ***

Numerose e attive sono le biblioteche di guarnigione
nell'Africa francese del Nord. Il Ministero della Guer-
ra cominciò nel 1842 a fondarne 16 nei principali posti
militari d'Algeria, le quali divennero ben presto cen-
tri di riunione e di studio per gli ufficiali. Seguirono
la Tunisia e il Marocco. Nel luglio del 1914, al mo-
mento dello scoppio della guerra, le truppe di guar-
nigione nell'Africa del Nord disponevano di 53

[p. 94]

biblioteche, di cui 35 in Algeria, 9 in Tunisia e 9 al Ma-
rocco. Nel 1919 il lavoro di fondazione di nuove biblio-
teche, interrotto durante la guerra, fu ripreso, e al
1º gennaio del 1930 le biblioteche erano 83, di cui 60
contavano da 1000 a 5000 volumi ciascuna. In com-
plesso, le 83 biblioteche possedevano 285 352 libri, pre-
stati 240 346 volte nell'anno 1929. In tre anni, dal 1927

Nuova Biblioteca di Soissons. Sala di lettura.

al 1929, il loro patrimonio librario si arricchì di 36 786
volumi nuovi, mentre ne furono eliminati, perchè resi
inservibili dall'uso, 7130.

                                    ***

Esistono inoltre, in Francia circa 300 biblioteche
municipali, costituite coi vecchi fondi librarî confi-
scati alle congregazioni religiose disciolte e agli emi-
grati durante la Rivoluzione. Soltanto 50 di queste
biblioteche sono «classificate», cioè soggette alla vi-
gilanza dello Stato; le altre 250 sono «come polvere

[p. 95]

di biblioteche», messe insieme senza un disegno pre-
stabilito e senza scopo. «Depositi di libri, piuttosto
che biblioteche». Si citano casi in cui la municipa-
lità erogava, nel 1930, 200 franchi per l'acquisto dei
libri, e dove le funzioni di bibliotecario erano affidate
all'usciere della mairie, con un'indennità annua di 50

Auto-biblioteca circolante nell'Aisne (Francia).

franchi. In una città di 30 000 abitanti, dei 76 000 vo-
lumi della biblioteca municipale, 70 000 non erano
stati mai consultati, e nell'anno di grazia 1930 non vi
si trovava un atlante geografico al corrente con la
nuova carta dell'Europa dopo la guerra.
Un disegno di legge presentato al Parlamento il 26
marzo 1929 si propone di metter fine a questa situa-
zione, istituendo una biblioteca pubblica in ogni Co-
mune, un deposito centrale in ogni Dipartimento e un
Comitato che lo amministri; un servizio centrale pres-
so il Ministero dell'Istruzione, una Cassa nazionale

[p. 96]

delle biblioteche, eretta in ente pubblico, ma finan-
ziariamente autonomo e avente personalità giuridica.
Il Comitato dipartimentale disporrà, secondo il dise-
gno di legge, del contributo dello Stato, del Diparti-
mento e dei Comuni, dei proventi di doni e di legati.
Questo disegno di legge era ancora tale nel 1931,
quando il proponente di esso, prof. Mario Roustan,
era Ministro della Pubblica Istruzione.

                                    ***

«Tutte le vecchie città di Francia anche le più pic-
cole, hanno una biblioteca... Ma tutti questi libri non
servono a nulla».
Questo il severo giudizio di E. Morel, cioè di un
Francese molto addentro nella materia, sulle biblio-
teche del suo paese, confrontate con le biblioteche
pubbliche americane e inglesi.
Nel 1910, quando questo giudizio fu pubblicato in
un libro importantissimo su La Librairie Publique
(editore A. Colin), la Francia ignorava, in pratica,
che cosa fosse la «Free public Library», il più mo-
derno e possente strumento di coltura e di civiltà che
gli Anglo-sassoni hanno creato e che gli altri popoli
stentano ad assimilare, appunto perchè essi hanno le
loro vecchie e gloriose biblioteche di erudizione e ten-
gono a queste, scambiandole con le biblioteche per
tutti
.
Poi venne la guerra, e di riforme alle biblioteche
non si parlò più. Finita la guerra, un Comitato ame-
ricano
(notate bene) pro regioni devastate fondò nei
paesi liberati (a Soissons, a Coucy-le-Château, ad
Anizy, a Vic-sur-Aisne, a Blérancourt) cinque pic-
coli esemplari di biblioteca moderna.
Visitiamone idealmente una, con la scorta di M.
Louis Cruppi, che ne ha parlato con tanto fervore in
una conferenza alla Sorbona, e vediamo come essa
funzioni e quali servigi renda alla popolazione.
La casa luminosa e gaia è aperta a tutti dalle 9

[p. 97]

della mattina alle 8 di sera. Chiunque può entrarvi
liberamente, uomini e donne, fanciulli e adulti. Ecco
la sala a terreno, che si apre ai passanti direttamente
sulla pubblica via. Le sue pareti son colme di libri,
collocati intorno a conveniente altezza, per esser rag-
giunti senza aiuto di predelle o di scale. Chiunque

Biblioteca di Vic-sur-Aisne (Francia). Baracca del Comitato Americano.

può prenderli da sè e sfogliarli senza formalità, sol
che abbia dato il suo nome entrando.
Questa libertà di accesso agli scaffali, che non esi-
ste affatto nelle nostre biblioteche, non deve meravi-
gliare, quando si sappia che l'esperienza l'ha dimo-
strata immune dagli inconvenienti che si potrebbero
temere. Naturalmente, una delle bibliotecarie va e
viene, e la sua presenza quasi continua renderebbe
difficile i furti ai mali intenzionati. Ma furti non av-
vengono, o sono in numero insignificante. D'altron-
de, si dovesse anche perdere qualche volume nel corso

[p. 98]

di un anno, l'amministrazione provvederà, ma il prin-
cipio del «libero accesso» non soffrirà limitazioni.
Esso è fondamentale.
Nei locali di questa casa si può rimanere, per leg-
gere, anche tutto il giorno, seduti su comode pol-
trone, davanti a tavoli di legno chiaro, a basse libre-
rie sormontate da vasi di fiori.
Metà della sala è destinata ai fanciulli ed ha sedili
e tavoli adatti alla loro statura, librerie e pareti or-
nate di bellissime figure, che essi ammirano prima di
sedersi. Bisogna vedere questo riparto dei fanciulli
riempirsi, all'ora di uscita della scuola, di tutto un
pubblico minuscolo e gaio, ma rispettosissimo del
luogo e delle buone signore che ve lo accolgono fe-
stosamente. Se è un giovedì mattina, si vedrà una
delle signore «bibliotecarie dei fanciulli», che ha im-
parato la sua professione in una scuola normale spe-
ciale e che sa raccontare meglio delle vecchie nutrici
d'un tempo, si vedrà, dico, rapire in estasi, con belle
storie raccontate, un gruppo di ragazzi tutti intorno
a lei, con la bocca aperta e gli occhi lucenti.
È la story-hour, l'ora del racconto.
Più tardi funzionerà il servizio di prestito a domi-
cilio.
Una biblioteca speciale per fanciulli, di tipo ame-
ricano, L'Heure Joyeuse, fu aperta come abbiamo
detto nel 1924 a Parigi, in via Boutebrie, 3. Tutto
vi è disposto in modo che i ragazzi vi si sentano a
loro agio. Non vi si trovano le lunghe tavole mo-
notone che si vedono in tutte le nostre biblioteche,
ma piccoli tavoli rotondi, di altezza diversa, per la
diversa età dei giovani lettori. Sedie, sgabelli e pol-
trone, tutto corrisponde alle esigenze dei fanciulli
che se ne servono. Le librerie sono basse, perchè i
libri sieno a portata delle loro mani; i legni sono
chiari, i muri decorati di figure. Qua e là fiori fre-
schi.
Parigi è debitrice di questa biblioteca modello agli
amici americani.
La Francia è, dunque, psicologicamente preparata

[p. 99]

ad una radicale trasformazione del suo antiquato ser-
vizio di pubblica lettura in una nuova organizzazione
moderna di tipo americano. Fin dal 1923, con l'aiuto
dell'American Libraries Association, ha fondato a Pa-
rigi (Rue de l'Elisée, 10) una Scuola dei Bibliotecari,
allo scopo di preparare il personale ai nuovi compiti.
Ma i poteri pubblici sono ancora restii a tradurre in
disposizioni precise e obbligatorie i postulati dei co-
raggiosi fautori della riforma, ai quali auguriamo la
vittoria che meritano, anche nella certezza che essa
gioverebbe a chiarire lo stesso problema e ad affret-
tarne la soluzione in Italia.

[2.] 5. Germania.

Nel 1524, Lutero raccomandava ai magistrati delle
città l'istituzione di biblioteche popolari, dicendole
utili al pari delle scuole. Nel secolo XVII, col periodo
detto «della diffusione dei lumi» comincia a espan-
dersi il gusto delle letture e con esso l'idea e la pra-
tica delle biblioteche pubbliche, le quali, in sul na-
scere, si appoggiarono quasi generalmente alla chiesa
e alla scuola.
La creazione delle prime biblioteche veramente po-
polari rimonta alla fine del secolo XVIII, e se le
guerre che funestarono quell'epoca impedirono alla
nuova istituzione di affermarsi largamente, verso il
1830 essa richiamò di nuovo intorno a sè l'attenzione
di uomini cospicui, che riuscirono a diffonderla in pa-
recchi centri, specialmente della Sassonia. La reazione
politica del 1848 non potè arrestare del tutto i pro-
gressi di essa, la quale, durante i 25 anni successivi,
continuò a fare il suo cammino silenziosamente, quasi
nascostamente, fino al giorno in cui (10 febbraio 1874)
il deputato Pfeiffer riuscì a far iscrivere sul bilancio
dello Stato un fondo di sussidio alle biblioteche del
popolo.
Un tale provvedimento ebbe per effetto la

[p. 100]

moltiplicazione rapida delle biblioteche popolari in tutta
la Sassonia, la quale venti anni dopo ne contava più di
un migliaio.
Il Würtemberg non tardò a seguire l'esempio sas-
sone, come lo provavano le 884 biblioteche popolari,
con circa 140 000 volumi, esistenti nel suo territorio
verso il 1880.
Mentre la Sassonia e il Würtemberg miravano più
specialmente a propagare il libro nelle campagne, an-
che i grandi centri, come Francoforte sul Meno, Bre-
slavia, Brema, Monaco, Stettino, Lipsia e Berlino, or-
ganizzavano le loro biblioteche popolari. Berlino ne
inaugurava quattro il 1º agosto 1850 e una quinta sei
anni dopo, con mezzi concessi in parte dalla Muni-
cipalità, la quale andò via via aumentando i suoi con-
tributi, per modo che le biblioteche divennero sempre
più un'istituzione civica.
Dal 1840 al 1880 le biblioteche popolari sorsero nu-
merosissime in tutta l'estensione del paese, per ini-
ziativa di associazioni operaie e di coltura, ad esem-
pio, la Società pro coltura popolare di Berlino, ideata
nel 1871 da uomini eminenti come Schulze-Delitzsch
e Virchow, la quale, ponendo fra i suoi scopi la crea-
zione di biblioteche popolari, dal 1892 al 1899 rice-
vette in dono 67 521 volumi, spese 54 479 marchi per
fondare 760 biblioteche con 46 257 volumi e ne inviò
10 724 ad altre 343 biblioteche esistenti.
Il progresso di questa potente associazione, che
provvedeva alla diffusione della coltura con svariati
mezzi, è espresso dal raffronto dei dati relativi alla sua
attività pro biblioteche negli anni

      1902         1912
Biblioteche sussidiate     1198     8835
      »     ambulanti istituite ex novo       308     2267
Volumi inviati alle biblioteche 26 236 206 181
      »       »   alle biblioteche ambulanti     15 306 100 014

La famosa società intitolata a S. Carlo Borromeo,
pur limitando la sua azione nel campo cattolico, du-
rante 50 anni consacrò alle biblioteche popolari più

[p. 101]

di 1 700 000 marchi, distribuendo, nel solo anno 1907,
circa 150 mila marchi a 2877 biblioteche.
Un'altra società confessionale, l'Unione Evange-
lica
per la creazione di biblioteche popolari, ha lar-
gito 100712 volumi.
La «Società della Marca orientale» fondò, dal 1898
al 1903, 500 biblioteche con 110 000 volumi.
Notevole è stata pure l'opera della «Federazione
per la creazione di biblioteche popolari
» e della «So-
cietà per la diffusione di sane letture popolari
» con
sede a Berlino. Nel 1901 venne, inoltre, fondata, per
opera dello Schultze, la Deutsche-Dichter-Gedächt-
nis-Stiftung
di Amburgo, che si propone la diffusione
dei classici tedeschi, e che nel 1907 distribuì 44 806 li-
bri, a modicissimo prezzo o gratuitamente, a piccole
biblioteche, in gran parte rurali, spendendo circa
34 000 marchi. Dal 1903 al 1907 la Società distribuì
199 552 libri a 2714 biblioteche.
Ma il disinteressamento assoluto del Governo cen-
trale alla sorte delle biblioteche popolari (la Sassonia
e il Würtemberg stanziavano fondi irrisori in con-
fronto al gran numero di biblioteche fra le quali do-
vevano distribuirli), l'assenza di un ufficio direttivo e
di vigilanza regolarmente organizzato, l'insufficienza
tecnica del personale e lo scarso interesse degli Enti
locali fecero sì che l'istituzione non desse i frutti co-
piosi che se ne erano sperati, ed anzichè progredire,
decadesse sensibilmente, come, per citare un caso solo,
si rileva dai risultati ottenuti nel 1891 a Berlino, dove
le biblioteche popolari distribuirono meno libri che
nel 1881.
A quest'epoca, però, s'inizia un vero movimento
per la riforma della istituzione, in base a un program-
ma modernissimo e ad opera di eminenti personalità.
Le vecchie biblioteche ne rivivono, l'opinione pub-
blica si desta e le circonda del suo favore, alcuni Stati
mettono un fondo a loro disposizione (la Prussia 70
mila marchi), altri, che lo avevano già, trovano ne-
cessario aumentarlo, la stampa d'ogni colore bandisce
la crociata in loro favore, privati sovventori destinano

[p. 102]

somme cospicue al loro incremento (a Berlino il pro-
fessore Leo lascia in testamento un milione di marchi,
l'editore Ugo Heimann ne dona 600 mila, Mommsen
destina alla Biblioteca Popolare di Charlottenburg
una parte del premio Nobel da lui conseguito). Risul-
tato: molti Comuni assumono in esercizio pubblico
la gestione delle biblioteche, come Berlino, Charlot-
tenburg, Breslavia, i quali nel solo anno 1902-1903 vi
spesero attorno 260 000 marchi; moltissimi altri ne
fondano di nuove, e la Germania intera s'avvia ad
emulare anche in questo campo l'Inghilterra e gli
Stati Uniti.
Per mostrare con un esempio solo quali furono i
progressi di un decennio, diamo qui uno stato com-
parativo delle biblioteche popolari berlinesi:

  nel 1892     e nel 1902
Biblioteche popolari       26   28
Sale di lettura         11
Ore d'apertura settimanali         156 350
Volumi 100 000 134 000
Prestiti 363 000 973 000
Spese in marchi   31 900 178 690

Al lato delle biblioteche popolari sorge ora un ben
organizzato sistema di biblioteche scolastiche.
In Germania esistevano complessivamente, nel 1902,
179 biblioteche popolari sparse in 42 città, di cui 70
istituite e mantenute dai Comuni; 109 private o man-
tenute da associazioni; 27 città sussidiavano, inoltre,
114 biblioteche popolari con 259 388 marchi. Le bi-
blioteche di 40 grandi città avevano nel 1905, 807 000
volumi. In questi ultimi anni le biblioteche popolari
delle grandi città hanno provveduto ad una residenza
propria.
Delle biblioteche più importanti, quella di Berlino
aveva un bilancio di 198 200 marchi; quella di Bre-
slavia di 82 000 marchi; quella di Charlottenburg di
46 400 marchi; quella di Francoforte di 29 317 marchi,
ecc. Nel 1906, le biblioteche di Berlino prestarono
1 344 000 volumi; quella di Breslavia 674 982; quella
di Amburgo più di un milione; quella di Krupp a

[p. 103]

Essen 388 000; quelle di Charlottenburg ed Elber-
feld più di 230 000 volumi 1).
Ecco qualche dato più recente:
Biblioteche civiche di Augsburg, volumi prestati nel
1921, 35 000; nel 1923, 47 000; Biblioteche civiche
popolari di Breslavia, in novembre 1921 letture 42 574,
in novembre 1923, 60 837; Biblioteche civiche di
Charlottenburg, nel 1922, prestiti 238 176; nel 1923,
279 084; Biblioteca Civica di Berlino, da ottobre a di-
cembre 1922, prestiti 49 854; negli stessi 3 mesi del
1923, prestiti 79 998; Biblioteca Civica e sala di let-
tura di Dresda nel 1921-22 (12 mesi) volumi prestati
268 156; nel 1922-23 (12 mesi) volumi 366 513; nel
1923 (6 mesi) volumi 298 913; Biblioteca Pubblica di
Amburgo nei primi 6 mesi del 1922, prestiti 538 000,
negli stessi mesi del 1923, prestiti 555 000, ecc.

Ecco maggiori particolari sulla storia dei progressi
fatti dalle Biblioteche pubbliche (popolari) di Lipsia:

Anno 1914   vol. prestati   19 944     Anno 1919   vol. prestati   127 935
    »    1915         » 53 004     »    1920         » 139 860
    »    1916         » 76 795     »    1921         » 147 028
    »    1917         » 73 307     »    1922         » 157 201
    »    1918         » 84 957     »    1923         » 170 000

I libri prestati nel 1923 erano così divisi:

1) Si veda l'interessante opuscolo di G. Fritz: Erfolge
und Ziele der deutschen Bücherhallenbewegung
. Jena, 1908.

[p. 104]

Oltre che nelle città, la biblioteca popolare ebbe un
largo sviluppo in campagna. Secondo lo Schultze,
quantunque la cifra esatta delle biblioteche rurali non
si conosca, si può calcolare che esse siano salite da
1000, che erano nel 1895, a circa 5 o 6000 nel 1908.
La Sassonia, il Würtemberg, la provincia di Bran-
deburgo e lo Schleswig-Holstein in Prussia ne ave-
vano il maggior numero; mentre la Baviera, l'Alza-
zia-Lorena e il Mecklemburgo tenevano gli ultimi
posti. Però, in Prussia, per opera del Governo, che
dopo il 1900 ha man mano aumentato il sussidio per
le biblioteche popolari da 50 000 marchi a 70 000 al-
l'anno, le biblioteche di villaggio fanno notevoli pro-
gressi.
Senza il sussidio del Governo è difficile che le bi-
blioteche di villaggio si possano diffondere e svilup-
pare, tanto più che è assolutamente necessario, per-
chè ciò avvenga, che il fondo librario delle bibliote-
che sia continuamente rinnovato o, per le biblioteche
rurali, sia messo almeno continuamente in circola-
zione. A ciò servono sopratutto, le biblioteche ambu-
lanti
, che in Germania risalgono alla prima metà del
XIX secolo.
Parecchie biblioteche popolari di villaggio si met-
tono insieme e deliberano di scambiarsi i loro fondi
librarî. Oppure, la Giunta circondariale (nel caso che
dia un sussidio alle singole biblioteche) decide di im-
piegare una parte di queste somme alla creazione di
una propria biblioteca ambulante. I libri acquistati
vengono divisi, in tal caso, in tante parti quante sono
le biblioteche esistenti. Ogni biblioteca riceve la sua
parte, e ogni anno, od ogni semestre, queste biblio-
techine vengono scambiate da villaggio a villaggio,
finchè ciascuno abbia usufruito di tutte.

[p. 105]

Più della metà di queste biblioteche di villaggio
erano poverissime di libri utili. Il sussidio di 70000
marchi, dello Stato prussiano, in buona parte distri-
buito pel tramite delle Giunte circondariali, il sussidio
di 20000 marchi del regno di Sassonia, i piccoli sus-
sidî degli Stati della Turingia servivano però a rime-
diare in parte a questa grave deficienza 1).
Come tipo di organizzazione provinciale e rurale
merita di essere ricordata l'organizzazione del Circon-
dario della Slesia superiore.
Il centro dell'azione fu il bibliotecario circonda-
riale, (ad un tempo agente del Governo e della Fede-
razione circondariale per le biblioteche, creata nel
1904). Il bibliotecario federale ha per compito la sor-
veglianza delle biblioteche e la preparazione di un
catalogo modello. Dal 1907 esce una Rivista della fe-
derazione, che discute le questioni tecniche. Nel 1907
esistevano 111 biblioteche fisse e 457 stazioni di bi-
blioteche ambulanti. Esse possedevano 155 000 libri,
su una popolazione di 1 400 000 abitanti. Nel 1906-1907
i lettori furono 140 000, i prestiti 1 100 000, con un
prestito medio, per ogni lettore, di libri 13,9. L'entrata
totale dell'organizzazione fu, nel 1905-1906, di mar-
chi 58 000 in sussidî dei Comuni (20 000 marchi) e
dei privati, e marchi 69 800 in contributo dello Stato.
A Posen, oggi restituita alla risorta Polonia, il
centro delle biblioteche rurali era la Biblioteca am-
bulante provinciale, che forniva libri alle biblioteche
ambulanti circondariali, le quali, a loro volta, li di-
stribuivano ai Comuni. Nel 1906-1907 erano 48 le
biblioteche ambulanti circondariali, con 568 distri-
butorî e 27 400 lettori inscritti e con un complesso
di 83 000 volumi. La centrale ne distribuì 13 350. Il
totale dei prestiti fu di 281 000 volumi, di cui 225 000
per mezzo delle biblioteche circondariali e 56 000 della
centrale. Stato e provincie spesero in complesso per
questa iniziativa, nel 1906-1907, marchi 35 170.
Per opera dello Schultze, nel 1904 si costituì

1) Schultze: Die Wolksbibliotheken der deutschen Dörfer.

[p. 106]

l'Unione dei Bibliotecari della Germania settentrionale,
allo scopo di imprimere le direttive tecniche al mo-
vimento.

                                    ***

La Germania sentì anch'essa, verso il 1905, l'in-
fluenza della Free public library anglo-americana; la

Biblioteca ambulante su una vettura tranviaria, che fa servizio
di prestito dei libri alla periferia della città di Monaco (Baviera).

sentì un poco a suo modo, con spirito gerarchico e
classificatore; ma, insomma le biblioteche pubbliche
incominciarono ad aprirsi qua e là in tutto il paese,
col nome di Bücherei, riservando la parola Bibliothek
a quelle dotte. Già nel 1900 il dott. Schultze aveva
pubblicato un suo libro sulle biblioteche pubbliche di
tipo nuovo, in cui si affermava che la Germania avreb-
be fatto più e meglio dell'Inghilterra.
Una delle maggiori si aprì nel 1908 a Dortmund,
e costò 600 000 marchi per la costruzione dell'edificio
e 40 000 per la provvista dei primi libri. Seguirono
Karslruhe, Amburgo, Stuttgart, ecc.

[p. 107]

La fondazione Krupp, seguendo l'esempio ameri-
cano, organizzò, per i suoi operai, una serie di bi-
blioteche a Essen e negli altri suoi stabilimenti. La
centrale di Essen, aperta nel 1899, al 1º luglio 1907
contava già 55 594 volumi, di cui 20 000 almeno co-
stantemente nelle mani dei lettori a domicilio. Le 5
filiali hanno persino, accanto alla sala di lettura, una
stanzetta per fumare, coll'occorrente per scriver let-
tere, giocare agli scacchi e a dama, leggere giornali.

Interno della vettura-biblioteca.

umoristici, ecc. Il prestito dura 3 settimane. Gli ope-
rai leggono specialmente libri tecnici, le donne ro-
manzi. Sui 41 537 volumi esistenti nel febbraio 1904,
soltanto 26 478 erano in unico esemplare, 5279 in dop-
pio, circa 1500 in più di 10 copie e 377 in più di 15.
In complesso, la Germania è assai meglio attrez-
zata della Francia, quanto all'organizzazione del ser-
vizio delle pubbliche letture.
Nei primi anni del secolo vi fu in Germania la ten-
denza dei Comuni ad abbandonare le biblioteche po-
polari (Volksbüchereien) a enti privati o di pubblico
insegnamento. Il periodo dell'inflazione monetaria se-
guito alla guerra le ricondusse in generale alle

[p. 108]

dipendenze dirette o sotto il patronato dei Comuni, che soli
potevano assicurarne l'esistenza materiale e la gestione
tecnica in senso moderno, sebbene in molti casi ab-
biano dovuto, negli ultimi anni, restringere i fondi de-
stinati alla lettura pubblica, a causa della nuova ri-
partizione delle imposte fra il Reich, gli Stati federali
e le città, che ha diminuito notevolmente le riserve dei
Comuni.
Ma tanta è, in ogni ceto sociale, la considerazione
dei servizi resi dalle biblioteche popolari, specialmente
nei grandi centri, che esse non ebbero, in generale, a
soffrir detrimento, ed oggi più che mai sono, anzi,
considerate utili e necessarie come la stessa scuola.
Molte di esse adempiono un ufficio nazionale d'infor-
mazione delle biblioteche rurali, e se la penuria dei
mezzi disponibili non lo avesse impedito, si sarebbero
costituite in biblioteche centrali, con raggio di azione
in vaste circoscrizioni rurali, come in Danimarca e in
Svezia. Finora, invece, una sola biblioteca in Pome-
rania ha organizzato il servizio per tutta la provincia,
ed è la Staatliche Büchereiberatungsstelle, fondata
nel 1915 con sede a Stettino. Essa, dal 1923, provvede
a completare i fondi librarî delle biblioteche delle cam-
pagne, prestando loro nuclei di libri di sei mesi in sei
mesi. Centrali di minore importanza esistono a Lu-
becca e a Flensburg.
Nel decennio 1910-1920 si andò chiarendo sempre
meglio la differenza che passa fra i bibliotecari di bi-
blioteche dotte e di biblioteche popolari, ai quali ul-
timi è affidato un compito pedagogico-didattico, e
non soltanto filantropico e amministrativo. Perciò,
dopo la guerra, le popolari sono state affidate in gene-
rale a persone colte, che hanno fatto studî universi-
tarî e avuto una speciale preparazione professionale.
Insomma, non è più il tempo in cui si poteva credere
che il servizio delle popolari fosse una sottospecie del
servizio delle biblioteche di studio e non richiedesse
la minima preparazione. Basta pensare che in Germa-
nia si pubblicano ora due riviste tecniche di bibliote-
che popolari. Bücherei und Bildungspflege, che si

[p. 109]

occupa specialmente di biblioteche rurali, a Stettino, e
Hefte für Büchereiwesen a Lipsia.
In Prussia e in Sassonia, l'insegnamento che pre-
para al diploma di Stato dei bibliotecarî è ora duplice,
mentre in passato era unico. Le scuole di Stato di Ber-
lino, Colonia, Stettino e Bonn preparano soltanto i bi-
bliotecari per le popolari.
Con ordinanza 9 giugno 1928, i maestri sono obbli-
gati ad insegnare agli alunni a servirsi delle bibliote-
che scolastiche e pubbliche, a consultare i cataloghi, a
cercarsi i libri relativi alle diverse materie, a compilare
schede bibliografiche e riassunti, come si fa nelle scuo-
le d'America, sebbene in America la biblioteca sia con-
cepita specialmente per fini utilitarî e in Germania per
fini prevalentemente umanistici.
Dall'America la Germania, a differenza dei paesi
scandinavi, non ha accettato il «libero accesso», non
per avversione preconcetta a questo sistema, ma per
riserbare intera al bibliotecario la facoltà di esercitare
il suo compito pedagogico di guida al lettore.
Per le stesse ragioni di carattere educativo, nelle bi-
blioteche popolari tedesche il prestito non è assoluta-
mente gratuito.
Attiva e metodica è la collaborazione della biblio-
teca popolare tedesca con le altre istituzioni educative
del Comune (università popolari, corsi di conferenze,
musei, teatri, ecc.). Tutte le forme di attività educativa
locale hanno il loro centro nella biblioteca. Si tengono
persino corsi di conferenze ai lettori, per la educazione
di una vera arte di leggere 1).

                                    ***

All'estero, i Tedeschi stabiliti nei varî paesi del
mondo hanno saputo creare, dovunque si sono

1) Relazione del Dott. Erwin Ackerknecht, direttore della
Biblioteca Municipale di Stettino, al Congresso internaz. d'Al-
geri (1931).

[p. 110]

trovati in numero ragguardevole, delle ricche bibliote-
che, che servono d'appoggio ai loro studiosi. A Roma
fu fondata una biblioteca tedesca fin dal 1795 nella
Villa Malta. La scuola tedesca di Napoli ebbe una bi-
blioteca per i maestri e una per gli scolari. Il circolo
linguistico tedesco di Milano ebbe pure la propria bi-
blioteca, che nel 1914 contava 1000 volumi. Sorsero bi-
blioteche circolanti tedesche anche a Firenze, a Vene-
zia, a Palermo ed in altre città italiane. A Barcellona
esiste una biblioteca scolastica, cui fu aggiunta nel 1910
una biblioteca popolare. Una ricca biblioteca possiede
la società tedesca «Philadelphia» di Atene. Il circolo
tedesco di coltura a Sofia aperse una sala di lettura.
A Bucarest fu fondata una Schiller-Bibliothek, che
poi si trasformò in varie biblioteche circolanti. Dopo
la guerra, l'Istituto di coltura dei tedeschi in Rume-
nia spediva ai soci intere collezioni di libri, da 100
a 500 volumi, con appositi cataloghi per i lettori e
per l'amministrazione. Il Circolo tedesco cristiano di
Czernowitz possedeva, nel 1921, una biblioteca di 5500
volumi. I Tedeschi di Transilvania hanno a Hermann-
stadt, nel museo Brukental, quasi 200 mila volumi. A
Pietroburgo, ora Leningrado, la biblioteca tedesca
contava, nel 1866, più di 600 mila volumi. Nei paesi
baltici e nordici sono numerose le biblioteche tede-
sche. In America vi sono importanti biblioteche te-
desche a Filadelfia (40 mila volumi), a Belleville, nel-
l'Illinois (9 mila), a Pittsburg (12 mila), a Chicago,
nella città di Messico, a Guatemala, a Buenos Ayres,
a Porto Alegre, a Valparaiso, a Valdivia, a Santiago
del Cile, a Puerto Mont, ad Asuncion, a Lima. Nel-
l'Africa vi sono biblioteche tedesche al Cairo ed a
Johannesburg; nell'Estremo Oriente a Shangai ed a
Tokio. Quest'ultima aveva, nel 1923, circa 11 500 vo-
lumi.

[p. 111]

[2.] 6. Austria.

Anche l'Austria ha un sistema di biblioteche sco-
lastiche, organizzato a un di presso come quello fran-
cese, sebbene non altrettanto importante ed esteso.
Al tempo degli Asburgo si ostacolò, più che aiutare,
come sospette ai conservatori, il diffondersi delle bi-
blioteche popolari vere e proprie, e soltanto nel 1878
il partito democratico riuscì a fondarne una nel 7º
riparto di Vienna. Ma quest'una fu presto seguita da
altre molte, e prima della guerra, Vienna, grazie alla
iniziativa privata, al vigoroso impulso della Società
per l'educazione popolare, contava entro il giro delle
sue mura 14 biblioteche popolari veramente dette, 2
biblioteche carcerarie, 5 di guarnigione, 3 d'ospedale,
4 speciali per la gioventù, 2 situate nella Casa del
popolo e una grande biblioteca popolare centrale,
creata nel 1895, per merito sopratutto del Reyer, il
quale, nel 1908, era riuscito a dotarla di ben 20 fi-
liali, che prestarono complessivamente 1 845 155 vo-
lumi a 170 000 lettori iscritti, spendendo L. 130 000,
di cui 40 000 per il personale, 30 000 per i libri, 15 000
per le legature, 17 000 per fitti, ecc. In tal modo,
Vienna era una delle città meglio provviste di biblio-
teche popolari; infatti, sommando questi ultimi dati
con quelli relativi alle biblioteche fondate dalla So-
cietà per l'educazione popolare, si prestavano a
1 800 000 Viennesi più di 3 milioni di volumi al-
l'anno.
Società private, per lo più di carattere nazionali-
sta, si occupavano di una larga diffusione delle bi-
blioteche rurali in Boemia, nella Stiria, nell'Austria
inferiore. Anche la biblioteca centrale fondata dal
Reyer provvedeva all'acquisto all'ingrosso dei libri,
che poi, scelti secondo un catalogo modello, venivano
spediti rilegati alle biblioteche di campagna.
Dopo la guerra, l'Austria s'è trovata come è

[p. 112]

noto in tragica situazione finanziaria, e non ha
potuto far molto per dare incremento alle opere pro-
pagatrici del libro, a cui diedero qualche ulteriore
impulso le organizzazioni operaie e politiche.
Uno dei più benemeriti fautori della biblioteca po-
polare in Austria fu lo storico L. M. Hartmann, che
fu presente, nel 1908, al primo Congresso delle Biblio-
teche Popolari italiane.

[2.] 7. Ungheria.

L'origine delle biblioteche popolari ungheresi risale
verso il 1870, quando si costituirono i primi circoli
di lettura, che offrivano ai loro soci qualche giornale
e una modesta raccolta di libri. I membri di questi
circoli appartenevano alla piccola borghesia, e quan-
to alla biblioteca, essa non era altro che un'esigua
raccolta di volumi consunti e squinternati, provenienti
da doni.
Le biblioteche popolari veramente dette comincia-
rono a sorgere soltanto nel 1882, grazie ad una circo-
lare del Ministero dell'istruzione ai Comuni. Si trat-
tava di piccole collezioni di libri ricreativi o supposti
tali, con sede nella casa del Comune o nella scuola,
affidate al maestro o a qualche impiegato, che si pre-
stavano gratuitamente. La maggior parte dei volumi
proveniva da editori o da società di carattere reli-
gioso. Sorte comune di queste biblioteche senza ri-
sorse, la stasi e l'abbandono dei lettori.
Fasi successive del movimento per la diffusione del-
le biblioteche popolari furono:
1885. Fondazione della Società di coltura un-
gherese di Transilvania (E M K E) per la istituzione
di piccole biblioteche nelle città e nei villaggi, se-
condo un cataloghetto modello di 130 volumi, scelti
come primo nucleo, per un valore di L. 160 a 200
ciascuna.
1888. Distribuzione delle prime 13 bibliotechine,

[p. 113]

cresciute a 219 venti anni dopo (1908). Contributo
dello Stato.
Ultimi anni del secolo. Sorgono per imitazione
la Società di coltura transdanubiana (D K E), la con-
sorella dell'Ungheria Nord (F M K E) e dell'Unghe-
ria Sud (D M K E).
1893. Si costituisce un organismo centrale coor-
dinatore delle attività di tutte le associazioni educa-
tive, scientifiche e letterarie, col nome di Comitato
nazionale dei musei e delle biblioteche
, il quale ot-
tiene il primo anno 4000 lire di sovvenzione dallo
Stato e di 30000 nell'anno di poi.
1897. Il ministro dell'istruzione De Wlassics or-
ganizza un servizio d'ispezione alle biblioteche e ai
musei e un Consiglio nazionale.
1910. Lo Stato eleva a L. 118 000 il fondo per
le biblioteche popolari, erogato in sussidî a quelle
esistenti e in biblioteche nuove, del costo di L. 1000
a 2000 ciascuna, formate in base a un catalogo tipo,
contenute ognuna in apposito armadio e legate uni-
formemente in tela. Si cominciano a diffondere bi-
bliotechine ambulanti per i villaggi e bibliotechine
per i soldati.

Biblioteche istituite nel decennio 1901-1910:


Anno     Da
L. 2000  
Da
L. 1000  
Da
L. 500  
Da
L. 400  
Da
L. 300
1901 4 12
1902 5 14
1903 8   6
1904 6 16 40
1905 3 15 20
1906 7 19 25   2
1907 29 17   7 12
1908 4 21 16 15 13
1909 3 23 23 13 13
1910 1 19 42 10 12

Il Consiglio nazionale creò, dunque, in 10 anni,
499 biblioteche popolari e ambulanti, con una spesa

[p. 114]

totale di L. 448 700 e con un numero di volumi va-
riante da 108 a 800.
Le biblioteche da L. 2000 comprendevano:

L'Unione degli editori cedeva i libri a prezzo di
copertina, ma già rilegati in piena tela e provvisti
di cataloghetto a stampa e dei moduli necessarî; ag-
giungeva, inoltre, libri per l'importo di un decimo
della somma riscossa.
Queste biblioteche erano distribuite gratis ai mu-
nicipî, alle scuole e alle associazioni che ne facevano
domanda e si obbligavano a mantenerle e farle fun-
zionare a proprie spese almeno un giorno la setti-
mana, con orario minimo di due ore.
Soltanto 29 biblioteche ricevevano, nel 1909, un
sussidio comunale, per un importo complessivo di
L. 4100.
Quanto ai risultati, ecco alcuni dati statistici rela-
tivi al triennio 1907-1909, inviati dalle singole biblio-
teche al Consiglio nazionale:

Anno    

Num. delle
esistenti
Biblioteche
che diedero relazione    
Prestiti    

Lettori    
iscritti
Media dei prestiti
per ciascuna biblioteca
1907 544 357 464 043 177 031 1299
1908 653 447 572 830 136 572 1200
1909 826 552 589 844 150 594 1092

[p. 115]

La frequenza, dunque, andava regredendo, segno
certo che i libri non si rinnovavano e che il servizio,
mal compensato, lasciava a desiderare. Si cercò di
rimediare al primo inconveniente con piccoli nuclei
di libri viaggianti a disposizione delle biblioteche
fisse e da rinnovarsi ogni anno.
Quanto alla lettura in sede, risultava quasi nulla:
soltanto 60 biblioteche avevano sala apposita, di cui
17 nelle caserme, 41 in circoli e 2 soltanto in mu-
nicipî.
Nel 1907 il ministro Appony fece votare dal Par-
lamento mezzo milione di lire per sussidî alle città
di provincia che intendevano edificare la «casa della
coltura», in cui doveva trovar posto anche la biblio-
teca, e nei villaggi il ministro di agricoltura provvide
a facilitare con sussidî la creazione di «case del po-
polo», anch'esse comprendenti la sala di lettura. I
Comuni erano obbligati a concedere il terreno gratis,
l'arredamento e il mantenimento. Ma quest'azione
dello Stato, richiedendo ingenti spese, giovò soltanto
a un piccolo numero di città e di villaggi. Allora il
Consiglio nazionale (1908) chiese la istituzione di
un'aula per la biblioteca negli edifici scolastici da
costruirsi.
Nello stesso anno, Budapest deliberò di istituire una
biblioteca libera municipale, con edificio apposito, di
quattro piani, con altrettante sale di lettura (per i gior-
nali, per le riviste, per la consultazione, per le opere
di alta coltura), con deposito librario capace di 250
mila volumi, sala di prestito per 30 mila, adatta a per-
mettere il libero accesso agli scaffali, riparti speciali
per musica (biblioteca e sala di prova degli spartiti),
per i ragazzi (sala di lettura, di prestito e di narra-
zione: story room), con biblioteca per i ciechi, officine
di tipografia e legatoria, ecc.
Biblioteca, dunque, di tipo americano.
Come il vasto disegno abbia avuto esecuzione e
quale sia lo stato presente delle pubbliche letture dopo
la guerra, che stroncò tante belle aspirazioni anche
in questo campo, non sappiamo precisamente.

[p. 116]

[2.] 8. Cecoslovacchia.

Più e meglio di molti altri paesi europei la Ceco-
slovacchia ha provveduto all'organizzazione della pub-
blica lettura. Costituitasi in repubblica democratica
dopo la scomparsa dell'Impero Austro-Ungarico, que-
sto paese di 14 milioni di abitanti comprese immedia-
tamente che, per assidere su basi incrollabili la nuova
costituzione che si era data, doveva cominciare a co-
struir la sua vita nuova, creando i mezzi adeguati ad
un rapido incremento della coltura per tutto il suo po-
polo, e fra questi mezzi fu considerato primissimo ed
essenziale la biblioteca pubblica. Il Governo, sostenuto
dall'unanime consenso dei partiti e dall'attiva colla-
borazione degli enti locali e dell'iniziativa privata,
riuscì in breve a coprire il paese di una fitta rete di
piccoli e grandi centri irradiatori del libro, che nel
1925 erano già 12 500, con circa 4 milioni di libri, e
così bene distribuiti in tutto il territorio, che soltanto
le comunità con meno di 300 abitanti rimasero per
allora senza biblioteca.

[2.] 9. Belgio.

Nel 1865 vi erano in tutto il Belgio 85 biblioteche
popolari soltanto. Grazie all'attività di varie associa-
zioni di coltura, prima fra tutte la «Lega dell'In-
segnamento», nel 1920 esse si erano già moltiplicate,
fino a raggiungere il numero di 1061, più quelle di
Bruxelles, dei capoluoghi di provincia e di un certo
numero di Comuni (171) che non diedero notizie delle
loro biblioteche. Ma il loro stato, causa la povertà
delle loro risorse, non era dei più floridi.
Basti dire che ben 601 di esse possedevano meno
di 300 volumi, 323 da 300 a 500, 252 da 500 a 1000,
178 da 1000 a 3000 e soltanto 46 più di 3000.

[p. 117]

Durante la guerra, un Comitato centrale delle ope-
re di lettura popolare
, costituitosi nel 1915, sotto l'oc-
cupazione tedesca, ricostruì 182 biblioteche distrutte
e distribuì più di 30 mila volumi a 1525 biblioteche,
ne fondò molte nuove e mise in circolazione 1224
nuclei ambulanti di 100 volumi ciascuno.
Tuttavia, l'iniziativa privata non poteva bastare,
e intervenne lo Stato.
Un vero impulso le biblioteche pubbliche in Bel-
gio ebbero, dopo la guerra, dal Ministro delle Scienze
e delle Arti Jules Destrée, che nel 1921 fece appro-
vare dal Parlamento una legge, da tenersi presente
da tutti i paesi i quali, come l'Italia, non hanno an-
cora provveduto a sistemare il servizio della pubblica
lettura.
Questa legge stabilisce:
A quando una legge simile anche da noi?

                                    ***

I risultati che seguirono all'applicazione della legge
1921, approvata all'unanimità tanto dalla Camera dei
Deputati, quanto dal Senato, si possono rilevare dal
confronto dei dati relativi agli anni 1922 e 1929.

1) Sono istituiti dal Ministero corsi per la preparazione del
personale e il rilascio del certificato di abilitazione a coloro
che avranno superato il relativo esame.

[p. 119]


Anno    

Biblioteche    
riconosciute
dallo Stato
N. dei volumi     N. dei lettori    
iscritti
N. dei libri
prestati
1922 1370 1 540 547 250 000 2 686 313
1929 2188 3 815 002 585 426 7 500 000

Si aggiunga a questi progressi il continuo migliora-
mento dei locali, dell'arredamento, delle collezioni, del
servizio, della preparazione del personale.
Lo Stato, che nel 1922 spendeva 600 000 franchi per
i libri e 315 300 per contributo agli stipendi dei bi-
bliotecarî, totale 915 000 franchi, nel 1929 aveva ele-
vato queste cifre rispettivamente a 1 250 000 e 905 000,
più 50 000 in sussidî straordinarî (totale 2 205 000 fran-
chi). In nove anni, dunque, la spesa dello Stato per le
biblioteche pubbliche (popolari) era più che raddop-
piata. La più piccola biblioteca belga ha ricevuto, nel
1930, 510 franchi.
Oltre al bilancio dello Stato, contribuiscono al man-
tenimento delle biblioteche le amministrazioni provin-
ciali in questa misura:
Fiandra occidentale fr. 138 000, Fiandra orientale
100 000, Brabante 40 000, provincia d'Anversa 500 000,
di Hainault 190 000, di Namur 10 000, di Limbourg
48 000, di Luxembourg 2000, di Liegi 50 000, più la
spesa per una biblioteca circolante provinciale, che in-
via due volte l'anno 100 volumi rilegati alle biblioteche
della provincia e diffonde a proprie spese due periodici:
«Notices bibliographiques» e «Distraire, Instruire».
I Comuni, inoltre, erogano a favore della biblioteca
popolare almeno 25 cent. per abitante, come vuole la
legge (art. 4), e molti non si limitano soltanto a sodi-
sfare l'obbligo legale. Ad una sola delle sue 8 biblio-
teche Liegi dà 100 000 franchi all'anno per l'acquisto
dei libri e Anversa, nel 1930, ne spese per le sue
335 000 allo stesso titolo.
Oltre a ciò, le biblioteche pubbliche possono avere
in deposito 70 volumi di agricoltura e 100 di tecnologia
dal Ministero di agricoltura, e beneficiare di altri aiuti
dalla Biblioteca ambulante della Lega dell'Insegna-
mento e da biblioteche egualmente ambulanti di altre
istituzioni fiamminghe e valloni.

[p. 120]

I bibliotecari sono organizzati in circoli e federa-
zioni, i partiti socialista e cattolico hanno istituito uf-
ficî nazionali per le biblioteche delle due lingue, con
rispettive riviste mensili. Quanto ai periodici di bi-
bliografia e di biblioteconomia, dal 1920 ne sono sorti
8 e sono stati pubblicati una dozzina di libri tecnici
diversi in lingua francese.
Per creare questo movimento è stata necessaria una
legge, la quale, non facendo differenza alcuna tra i par-
titi, erogando aiuti cospicui da parte dello Stato, ob-
bligando i Comuni a fare il loro dovere, provvedendo
alla preparazione tecnica del personale, assicurando
con ispezioni di carattere permanente un'azione di
guida e di consiglio, ha dotato il Belgio di un servi-
zio di pubblica lettura, che può essere invidiato da
molti altri paesi europei, compreso il nostro.

[2.] 10. Danimarca.

Dopo l'Inghilterra, non v'è altro paese in Europa
dove le biblioteche popolari sieno diffuse più che in
Danimarca. E si capisce, quando si pensi che in Dani-
marca, oltre la primaria, è obbligatoria anche la scuola
per gli adulti. Copenaghen ha 8 biblioteche popolari
comunali e 7 altre minori sale di lettura. Inoltre, as-
sociazioni di commercianti, di donne, di studenti han-
no biblioteche di 70 000, 60 000 e 50 000 vol. di carat-
tere generale.
Le biblioteche pubbliche sono sviluppatissime in
ogni dove. Nel 1889 già, su 1697 Comuni, ben 1068
avevano biblioteca.
La Commissione governativa per l'assistenza alle
biblioteche popolari distribuì, nel 1904-1905, un sus-
sidio governativo di 15 000 corone, parte sotto forma
di sussidî in denaro a 366 biblioteche rurali e a 42 cit-
tadine, e parte sotto forma di concessione gratuita di
casse di libri, da 50 volumi ciascuna. La Commissione,
inoltre, dà consigli sulla istituzione di nuove

[p. 121]

biblioteche e ha pubblicato un catalogo-modello. Nelle scuo-
le magistrali essa fa tenere conferenze sull'uso dei li-
bri nell'insegnamento scolastico e sulle raccolte libra-
rie. Dal 1905 essa amministra anche un sussidio go-
vernativo di 5000 corone, per aiutare biblioteche per
ragazzi, e altre 5000 corone per sussidiare biblioteche
per maestri.
Alcune società operaie possiedono notevoli biblio-
teche.
Una innovazione, che si trova soltanto nelle biblio-
teche danesi, è la pubblicazione di piccole biografie e
bibliografie degli autori più importanti le quali ven-
gono aggiunte al libro dato in lettura, in modo da in-
vogliare il lettore a imprendere la lettura e lo studio
delle altre opere dello stesso autore.

                                    ***

La legge del 1920 sulle biblioteche pubbliche libere
ha creato in Danimarca una nuova importante orga-
nizzazione del servizio di lettura. Si tratta di un si-
stema di biblioteche centrali, che ha sostituito le po-
che biblioteche urbane di scarsa importanza e le mille
biblioteche rurali circa, chiamate parrocchiali, esistenti
prima della riforma e frequentate dai più umili ceti
popolari, che vi trovavano soltanto libri dilettevoli.
La legge del 1920 concesse sovvenzioni speciali alle
città che avessero fondato biblioteche centrali, per il
servizio non soltanto locale, ma per il prestito dei li-
bri istruttivi alle biblioteche rurali e ai privati di tutto
il distretto, oltre al prestito dei romanzi, non gratuito
questo, ma contro una modica tassa di lettura. Inoltre,
le centrali dovevano provvedere all'assistenza tecnica
di tutte le biblioteche, cioè aiutarle a scegliere i loro
libri e a classificarli, a compilare i cataloghi, ecc.
Le piccole biblioteche rurali, quindi, non scompar-
vero, ma si trasformarono, ricevendo nuclei permanenti
di libri dalle centrali, apporti temporanei di altri libri

[p. 122]

per mezzo di biblioteche ambulanti, e un aiuto indiretto
consistente nel prestito di libri a privati, che non li
avessero trovati nelle biblioteche locali. Queste pote-
rono, così, consacrare i loro mezzi all'acquisto di libri
che un lettore può pretendere di trovare anche nella
più piccola biblioteca. In tal modo, fu lasciato ad ogni
Comune l'orgoglio di avere una biblioteca propria,
per la quale continua a spendere quanto prima e più di
prima, a causa della maggiore efficenza da essa acqui-
stata per il fatto di essere collegata alla biblioteca
centrale, e la possibilità di ricevere aiuto da questa.
La legge non obbligò le diverse città ad avere una
centrale, ma mise a disposizione una somma impor-
tante per quelle che l'avrebbero fondata e mantenuta.
Orbene, in capo a 7 od 8 anni, i capoluoghi di tutti
i dipartimenti avevano accettato l'invito, meno Co-
penaghen, che è servita da un sistema di biblioteche
fuori dei quadri. La Danimarca ha ora 27 centrali, una
delle quali è sorta nelle isole Féroë.
Di questa nuova organizzazione si sono giovate, dal
1924, anche le biblioteche dotte, coordinando stretta-
mente i loro acquisti con le centrali, per modo che cia-
scuna grande biblioteca d'alta coltura ha potuto con-
sacrare i suoi mezzi ad un preciso campo di studi. La
Biblioteca reale, per esempio, non acquista che opere
di coltura umanistica, mentre la Universitaria non s'in-
gerisce che delle scienze naturali. Alle biblioteche pub-
bliche è, invece, riserbata specialmente la letteratura
di divulgazione. Le opere essenziali e più richieste na-
turalmente si trovano in ogni biblioteca.
Le biblioteche centrali, oltre la divulgazione teorica
e pratica di facile comprensione, curano le belle lettere
nazionali classiche e moderne (prosa, poesia, teatro),
la letteratura per la gioventù e per l'infanzia, i libri
che servono a orientare il pubblico nell'amministra-
zione dello Stato, una collezione completa relativa alle
amministrazioni locali, i manuali professionali, le gran-
di pubblicazioni di storia nazionale, i libri che descri-
vono il paese in generale e in particolare, una scelta
di opere letterarie in lingue straniere, periodici

[p. 123]

professionali e di varietà e infine una grande collezione di
copie multiple per il prestito alle biblioteche rurali.
Un'ordinanza ministeriale ha disposto che la parte
utile delle vecchie collezioni possedute dalle bibliote-
che dei licei venga depositata presso la centrale locale.
Grazie a questo coordinamento razionale di sforzi e
di funzioni, la biblioteca centrale di una media città
danese dispone di un nucleo di 25 000 a 75 000 volumi,
secondo il numero degli abitanti. Si tenga conto che
si tratta di città di 10 000 a 70 000 abitanti e che la
maggior parte, anzi, non supera i 25 000. Le circoscri-
zioni rurali, a cui esse estendono la loro azione, con-
tano da 100 000 a 200 000 abitanti.
Nei luoghi dove non può sorgere una biblioteca co-
munale, la centrale istituisce una «stazione di distri-
buzione», cioè un recapito, dove una persona di buona
volontà riceve le domande dei libri dai singoli lettori
e le trasmette alla centrale, che spedisce i libri richiesti
per posta o in altro modo. Ma il lavoro maggiore è
fatto per mezzo delle piccole biblioteche locali, a cui
la centrale invia in prestito, a mezzo di regolari corse
di autoveicoli, i libri che loro mancano per soddisfare
le richieste del pubblico, non che piccole collezioni di
libri scelti a scopo di propaganda su un determinato
argomento d'interesse locale o d'attualità.
Può darsi che, ad un certo momento, la centrale
abbia esaurito tutte le sue disponibilità in libri desti-
nati alle biblioteche di provincia. Allora avviene, come
- per dare un esempio pratico nel caso della cen-
trale del Jutland di Sud-ovest, con sede a Esbjerg
(città di 28 000 abitanti, capoluogo di un dipartimento
di circa 140 000) che a sua volta essa debba girare le
richieste non potute sodisfare alla biblioteca di Stato,
la quale funziona da super-centrale, e se caso raro
neanche questa può rispondere alla richiesta, ci si ri-
volge all'«Ufficio d'informazioni», presso la Direzione
generale delle biblioteche pubbliche a Copenaghen,
il quale s'incarica di trovar la biblioteca che disponga
del libro desiderato, fosse pure una biblioteca dell'e-
stero (svedese, tedesca o inglese), o il «Deposito dei

[p. 124]

giornali dello Stato», che presta le annate arretrate e
i documenti degli Archivi statali.
La Centrale d'Esbjerg presta oltre 100 000 vo-
lumi agli abitanti della città circa 27 000 alle bi-
blioteche rurali e ai privati cittadini del distretto, di-
rettamente de' suoi depositi. Inoltre, fa circolare 2500
volumi in cassette ambulanti, richiesti dalle piccole bi-
blioteche con dotazioni insufficienti.
Le centrali costruiscono le loro sedi ricorrendo spesso
a prestiti, che ammortizzano con l'aiuto delle larghe
sovvenzioni annue assegnate loro dallo Stato. Talvolta
i cittadini hanno sottoscritto i prestiti senza interesse,
come nel caso della Centrale del capoluogo del di-
stretto di Hjörring, che nel 1925 raccolse 462 000 fran-
chi, la maggior parte da contadini facoltosi e poveri,
alcuno dei quali si sentì offeso per non essere stato ri-
chiesto di sottoscrivere al prestito. Altri 330 000 fran-
chi furono mutuati presso banche a modico interesse
e un privato ne donò 70000 per la decorazione artistica
interna.
Secondo la legge, lo Stato contribuisce alle centrali
con una somma eguale all'80 per cento delle sovven-
zioni locali, fino alla concorrenza di 100 000 fr., col
40 per cento sui successivi 66 000 e col 20 per cento
sul resto, senza limitazione. Oltre ai contributi statale,
comunale, ecc., l'amministrazione del Dipartimento
versa anch'essa una somma annua per l'attività che la
centrale svolge in provincia. Infine, esiste spesso una
associazione degli amici della biblioteca, che si quo-
tano a favore di essa.
Ecco il bilancio della Centrale d'Esbjerg:

[p. 125]

Se questa biblioteca funzionasse soltanto a profitto
della popolazione della città in cui ha sede, spende-
rebbe 65 000 franchi di meno soltanto, di cui 30 500
per libri e 34 500 per il personale. Questa somma re-
lativamente esigua rappresenta il costo totale del ser-
vizio a profitto della provincia, cioè della sua funzione
di centrale.
Le biblioteche pubbliche danesi dispongono annual-
mente di circa 13 milioni di franchi di entrate, di cui
circa la metà è concessa dallo Stato. 1 300 000 fran-
chi in tutto sono destinati al servizio speciale delle
centrali 1).

[2.] 11. Finlandia.

In questo paese, come in Danimarca, le biblioteche
popolari sono in piena prosperità. Associazioni di col-
tura, leghe operaie e gioventù universitaria gareggia-
no nel suscitare iniziative atte a consolidare ed esten-
dere nelle classi popolari in genere e contadine in ispe-
cie gli effetti della scuola primaria. Nel 1889 fiorivano
già nelle campagne ben 600 biblioteche popolari, com-
prendenti ciascuna da 200 a 500 volumi. Altre di mag-
giore importanza ne possiedono le città, come Hel-
singfort, che vanta una biblioteca popolare modello,
con tre filiali e 18 mila volumi, letti, al principio del
secolo, quasi 120 mila volte all'anno.

1) Le notizie contenute in questo paragrafo sono attinte a
una relazione di Robert L. Hansen, Ispettore delle biblioteche
danesi.

[p. 126]

[2.] 12. Norvegia.

Moltiplicandosi in Norvegia le opere di educazione
popolare, dovute specialmente alle così dette Accade-
mie operaie, anche la biblioteca popolare vi trovò con-
dizioni propizie al suo sviluppo, specialmente dopo
che, nel 1876, lo Storthing ebbe concesso 8000 corone
di sussidio a 98 biblioteche: (al principio del secolo
se ne contavano non meno di 650).
Nel 1898, il sussidio annuo salì a 20 000 corone,
ma il sussidio di Stato fino a 200 corone per bi-
blioteca è concesso a condizione che almeno una
eguale somma sia ottenuta da altri enti. Nel 1905-1906
lo Stato spese 22 100 corone in sussidî a 370 delle 650
biblioteche esistenti. Attualmente esistono buone bi-
blioteche comunali nelle principali città.
Nel 1901 il dipartimento dei culti istituì una Com-
missione promotrice delle biblioteche popolari. La
Commissione pubblicò un catalogo modello e gli edi-
tori norvegesi, danesi, svedesi si dichiararono dispo-
sti a concedere un notevole ribasso sui libri conte-
nuti nel catalogo. Questi libri vengono provvisti
catalogati e muniti di una tessera di prestito alle
biblioteche.
Nel 1901, un'inchiesta sulla situazione delle biblio-
teche popolari concluse arditamente domandando,
fra l'altro, un'amministrazione in comune, una dire-
zione tecnica presso il Ministero della pubblica istru-
zione, la creazione di biblioteche tipo nelle scuole nor-
mali, l'istituzione di corsi professionali per bibliote-
cari.
La più ricca biblioteca pubblica norvegese è quella
di Oslo (già Cristiania), con una sezione speciale per
la gioventù e sette succursali di prestito.
Nel 1903 aveva più di 100 000 volumi, che aumen-
tavano in ragione di circa 6000 ogni anno.
Nel 1901 essa tentò un esperimento curioso, che sem-
bra riuscito: istituì un deposito di libri ai giardini

[p. 127]

pubblici e li mise a disposizione, mediante un tenuis-
simo compenso, dei cittadini che vi si recano e vi si
trattengono a diporto.
A Bergen (72 000 ab.) la biblioteca pubblica pos-
sedeva, prima della guerra, 90 mila volumi e li pre-
stava 284 000 volte all'anno; Trondhjem (31 000 ab.)
aveva una biblioteca di 115 000 volumi e una popolare
di 20 000; Hammerfest, ultimo centro di vita umana
verso Nord e Tromsö hanno pure biblioteche pubbli-
che di ragguardevole importanza.
Sopratutto benefica fu l'opera del Governo per le
biblioteche scolastiche e giovanili. Nel 1905-1906 esso
concesse 17 000 corone, di cui 10 000 per le bibliotechine
delle scuole elementari della campagna e delle piccole
città (con meno di 4000 abitanti) e 7000 per la sede
centrale delle biblioteche infantili e giovanili, creata
nel 1896 dalla Unione dei maestri, che ha acquistato
1500 biblioteche infantili per circa 100 000 corone. La
spesa complessiva per queste biblioteche si poteva cal-
colare, prima della guerra, in circa 90 000 corone al-
l'anno.
In Islanda, a Reykjavik (5000 ab.) la biblioteca pub-
blica contava, fin dal 1908, 55 000 vol.

[2.] 13. Svezia.

Oltre le biblioteche scolastiche ad uso degli alunni
e delle loro famiglie, sono diffuse in Isvezia le così
dette biblioteche parrocchiali nelle campagne, e in
seguito ad un vivo movimento d'estensione universi-
taria, iniziatosi in tutto il paese dopo il 1898, anche
le biblioteche popolari vere e proprie han trovato mo-
do di allignare e di moltiplicarsi con una rapidità sor-
prendente. Non si esagera calcolando a 3000 il nu-
mero delle biblioteche popolari esistenti e ad un mi-
lione il totale dei volumi di cui esse dispongono.
La miglior biblioteca popolare svedese è quella di
Gothenborg, la quale, dopo aver esordito nel 1862

[p. 128]

con 1138 volumi, disponeva già, verso il 1908, di un
palazzo proprio, appositamente costruito, e di 60 000
volumi.

[2.] 14. Spagna.

Più volte circolari e ordinanze ministeriali si sono
occupate della necessità e del modo d'istituire e di
far funzionare biblioteche popolari in Ispagna, ma i
fatti non corrisposero ai buoni proponimenti. Prima
della guerra si parlava di 678 biblioteche, con 114 mila
volumi; ma la cifra non pare credibile e non si sa da
che cosa sia stata desunta, poichè una statistica non
esisteva. Nel 1878 il Governo acquistò 100 mila vo-
lumi per avviare le biblioteche scolastiche, delle quali
s'ignora che cosa sia poi avvenuto.
Verso il 1905 il movimento di estensione universi-
taria (università popolari), che si manifestò anche
nella Penisola iberica, si svolse nel senso della diffu-
sione delle biblioteche. Dopo la guerra, la Junta para
ampliacion de Estudies
, fondata e presieduta da Ra-
mon y Cajal, operò con grandissimo zelo in tutto il
paese, a mezzo di una schiera di giovani studenti, che
ricompensavano così con un'opera socialmente utile
i beneficî e gli aiuti ch'essi ricevevano dalla Junta nei
loro studî.
Molte biblioteche popolari furono da essi fondate
nelle Asturie, senza mezzi, con la sola forza dell'en-
tusiasmo e dell'apostolato e con le sole risorse di sotto-
scrizioni volontarie. Il loro metodo è solitamente que-
sto. Come essi giungono in un piccolo centro agri-
colo od operaio delle più neglette regioni iberiche,
inaugurano la modesta, ma sceltissima e praticissima
biblioteca, che deve essere il fulcro centrale delle altre
attività di coltura. La sala di lettura diventa, infatti,
anche un centro di conferenze, per attirare i lettori
operai e contadini; poi è sommariamente attrezzata a
sede di lezioni. Leggete la storia di alcune di queste
piccole biblioteche circolanti: quella di Avilès,

[p. 129]

fondata nel 1919; di Gangas de Onis, creata nel 1918; del
Sindacato Agricolo de Corao; di Zuarca; di Llanes,
anch'esse sorte da pochi anni; e ne sarete quasi com-
mossi. A Mieres e a Sama de Langreo, due zone mi-
nerarie di densa popolazione, l'opera delle biblio-
teche è stata accolta con entusiasmo; le piccole sale

Una biblioteca popolare di Barcellona.

non potevano, i primi giorni, contenere tutti gli aspi-
ranti alla lettura; gli ultimi sopraggiunti facevano la
fila in piedi, in attesa di posti liberi. Il sabato sera,
in quasi tutte le biblioteche popolari, ha luogo la let-
tura commentata di brani di un libro, lettura fatta di
solito da uno studente.
E poichè, ormai, gli studenti non bastano, la De-
putazione provinciale delle Asturie ha votato la som-
ma di 7500 pesetas per preparare, con un corso spe-
ciale, i futuri direttori delle biblioteche popolari, che
oggi mettono capo all'Università popolare (Ateneo
Obrero) di Gijon, il centro operaio più importante del-
le Asturie.

[p. 130]

La Deputazione provinciale di Barcellona, rendendo
conto, nel suo Annuario delle biblioteche popolari
1929
, delle 11 biblioteche da essa fondate in Catalo-
gna (5 a Barcellona e 6 in provincia) negli ultimi 12
anni, con criterî modernissimi, riferisce che in quel-
l'anno furono prestati 81 000 volumi circa per la let-
tura a domicilio e quasi 147 000 per la lettura in sede
a 8741 lettori iscritti, fanciulli e adulti. La Centrale di
Barcellona acquistò 6657 volumi e ne ebbe in dono
3054 per le sue 5 biblioteche.
Alla Deputazione fanno capo anche la Biblioteca
della Scuola di Lavoro, che nel 1929 fece leggere i
suoi libri circa 32 000 volte, e la Biblioteca di Peda-
gogia con più di 5000 letture.
Non cifre americane, dunque, ma sforzo perseve-
rante e coordinato di penetrazione in un paese che
si apre ora, nelle sue classi numerose, agli influssi
del pensiero moderno.
Fra le iniziative più recenti, citeremo una biblio-
teca aperta nel giardino pubblico di Madrid, per le
mamme e per i ragazzi che desiderano leggere al-
l'aperto.

                                    ***

Nel 1931, la «Mancomunitat» catalana aveva fon-
dato 14 biblioteche di tipo moderno, tutte dirette da
donne abilitate al loro ufficio in una scuola speciale di
tre anni, istituita a Barcellona. Ogni biblioteca ha edi-
ficio proprio, eretto su area ceduta dal Comune, il
quale provvede a sue spese anche l'illuminazione e il
riscaldamento.
Gli acquisti dei libri son fatti da un organismo cen-
trale, presso ogni Deputazione provinciale. Quella
di Barcellona eroga per le proprie biblioteche 458 700
pesetas all'anno, senza contare le spese straordinarie
e quella per la scuola dei bibliotecarî. La maggior
parte di questa somma è assorbita da una grande bi-
blioteca di studî superiori e il resto dalle 7 biblioteche

[p. 131]

popolari moderne della provincia, che spendono cia-
scuna 2800 pesetas all'anno per i soli libri e periodici.
Nel corso del 1931 era prevista la fondazione di al-
tre 4 biblioteche moderne, sempre con prestito gra-
tuito, libero accesso e sezione speciale per i fanciulli.
Nel 1930, le biblioteche popolari della Deputazione
di Barcellona prestarono i loro libri in sede 33 681 volte
agli alunni e 51 103 ai fanciulli e fecero 23 669 pre-
stiti per la lettura a domicilio agli adulti e 13 752 ai
fanciulli.
La «Cassa pensioni per la vecchiaia», che è anche
cassa di risparmio, ha cominciato a istituire una rete
di biblioteche, con sede nelle sue stesse succursali di
Catalogna e delle Baleari. Altre casse di risparmio se-
guono il suo esempio.
Insomma, la Spagna mostra di aver coscienza del-
l'importanza che può assumere in un paese civile un
servizio di pubblica lettura organizzato modernamente,
e almeno in Catalogna ha cominciato a mettersi al cor-
rente coi tempi.

                                    ***

In un paese di lingua spagnuola, nell'America la-
tina l'Uruguay si va affermando l'idea della bi-
blioteca pubblica organizzata unitariamente. La Bi-
blioteca Pedagogica Centrale di Montevideo, fondata
dal Consiglio Nazionale dell'Insegnamento nel 1876,
ha filiali in ogni dipartimento della Repubblica, le
quali, a loro volta, hanno diramazioni in ogni scuola
del paese. La Centrale è così il cuore pulsante di un
vastissimo servizio di pubblica lettura, comprendente
più di 1300 biblioteche (dati relativi all'anno 1929),
che servono ai maestri, agli alunni e al pubblico in
genere. Possiede più di 32 000 opere, ha sala di let-
tura, servizio di prestito in città e per i dipartimenti,
sala speciale per i fanciulli, riparto periodici, servizio
di spedizione di nuclei librari alle scuole, e sezione
per i ciechi.

[p. 132]

[2.] 15. Olanda.

In questo paese, una potente Società del bene pub-
blico
, disponendo di rendite cospicue, riuscì a fondare,
nell'ultimo scorcio del secolo passato, 312 biblioteche
popolari, con 235 978 volumi. Altre iniziative, con in-
tenti più moderni, sono sorte nel paese, e i Comuni,
sull'esempio di Groninga, intervenendo con mezzi ade-
guati, hanno conseguito progressi notevoli.
De Amicis, nel suo famoso libro sull'Olanda, narra
che la libreria è ornamento di ogni casa, anche nelle
campagne.
Dal principio di questo secolo, in 64 città si sono
costituite associazioni per la fondazione di gabinetti
di lettura aperti al pubblico. Le organizzazioni cat-
toliche e protestanti hanno fondato anch'esse le loro
biblioteche. Una grande associazione «Centrale Ve-
reeniging voor Openbare Leeszalen en Bibliotheken
»
(Associazione centrale delle sale di lettura e delle bi-
blioteche) ha compiuto negli ultimi 25 anni un lavoro
immenso.
Essa raggruppa i comitati amministrativi di tutte le
biblioteche pubbliche e serve di tramite fra queste e il
Governo. Interviene nella ripartizione del fondo sus-
sidî ed è consultata dal Governo su tutto ciò che si
riferisce alle biblioteche pubbliche.
Gli addetti alle biblioteche hanno la loro associa-
zione, che, fra l'altro, pubblica una rivista mensile
«Bibliotheekleven» (La Vita delle Biblioteche).
Lo Stato sussidia le biblioteche, a condizione che
esse ricevano un contributo sui bilanci dei rispettivi
Comuni. Altre risorse provengono dai sussidî delle
Province e dagli introiti per piccole tasse di lettura,
ecc. I centri di almeno 20 000 ab. hanno dallo Stato
un sussidio minimo di 2230 fiorini, a condizione che
il Comune non ne dia meno di 3702. Per i Comuni di
almeno 50 000 ab. queste cifre si elevano

[p. 133]

rispettivamente a 2756 e 5815 fiorini; per quelli di 80 000 ab.
a 3199 e 8189 fiorini 1).
Anche le succursali possono ottenere un sussidio
straordinario eguale ad almeno un terzo di quello con-
cesso alla biblioteca centrale. Nelle città fino a 40 000
abitanti il sussidio è concesso a una succursale con pre-
stito esterno e sala di lettura; nelle città di 80 000 ab.
è concesso a due succursali, una completa ed una con
solo servizio di prestito esterno. I Comuni di 200 000
abitanti hanno diritto a tre succursali sussidiate di cia-
scuna categoria, quelle di 400 000 a quattro succursali
e quelli di 620 000 a sei succursali, sempre di ciascuna
categoria.
Lo Stato non dà alcun sussidio se il personale non è
diplomato.
Nel 1931, esistevano in Olanda 52 biblioteche pub-
bliche, più 26 cattoliche, 2 protestanti e 16 succursali
o filiali.

                                    ***

Biblioteche pubbliche dello stesso tipo cominciano
a sorgere anche nelle Indie olandesi. Malang dal 1914,
Batavia dal 1916 e Semarang dal 1930 dispongono di
una organizzazione per la pubblica lettura. In un certo
numero di località la biblioteca è dovuta alle Logge
massoniche, in altre alle Missioni cattoliche.
Il Governo delle Indie olandesi ha istituito una spe-
ciale commissione per la lettura popolare. La commis-
sione pubblica, nelle diverse lingue indigene dell'Ar-
cipelago, libri originali del paese o tradotti da lingue
europee, che poi diffonde in tutto il territorio coloniale
e presta agli abitanti a mezzo delle biblioteche pubbli-
che, le quali hanno attecchito da per tutto, nelle scuole,
nelle sedi di associazioni, nelle caserme, ecc. Nel 1924
queste biblioteche erano già 2456 e i libri erano pre-
stati complessivamente un milione e mezzo di volte al-
l'anno.

1) Un fiorino olandese vale circa 8 lire italiane.

[p. 134]

[2.] 16. Portogallo.

Un decreto reale del 2 agosto 1870 organizzava uffi-
cialmente biblioteche popolari pubbliche e gratuite ac-
canto alla scuola, con libri forniti ai Comuni dal Go-
verno e con obbligo ai Comuni stessi e alle Ammi-
nistrazioni parrocchiali di provvedere i mezzi occor-
renti. Quanto ai risultati ottenuti con questa organiz-
zazione di Stato non siamo in grado di renderne conto
ai lettori. È noto soltanto che, essendo mancata un'a-
zione metodica e fattiva, le biblioteche popolari in
Portogallo si trovano in condizioni assai arretrate.

[2.] 17. Svizzera.

Il grande numero d'associazioni di coltura esistenti
da molto tempo in Isvizzera ha naturalmente favorito
la creazione di biblioteche popolari. Nel 1871 se ne
contavano 307, aventi quasi tutte la propria biblio-
teca. Diffuse sono anche le così dette biblioteche per
la gioventù, istituzioni quasi analoghe alle bibliote-
che scolastiche francesi. In complesso, nel 1883 esi-
stevano in Isvizzera 1734 biblioteche popolari, con
quasi un milione di libri.
Una iniziativa coraggiosa è la Biblioteca per tutti,
fondata a Berna nel 1921. Essa ha lo scopo di diffon-
dere il libro nei piccoli centri rurali (dove non è pos-
sibile fondare una biblioteca stabile) a mezzo di nuclei
librari viaggianti. Ha depositi regionali a Bellinzona,
Coira, Friburgo, Losanna, Lucerna, Zurigo, e il de-
posito centrale a Berna. Nel 1923 i depositi fecero 748
invii in casse di 20, 40, 70 e 100 volumi, per un com-
plesso di 40 008 libri, a società, biblioteche, gruppi di
lettori organizzati, autorità, caserme; in tutto, a 460
destinazioni (stazioni). La somma spesa nello stesso

[p. 135]

anno 1923 ammontò a fr. svizzeri 132 815, di cui 60 000
versati dalla Confederazione, 22 100 dai Cantoni, 3690
dai Comuni, 2036 da case industriali e privati sovven-
tori, 9375 provenienti da tasse di prestito, ecc. Il to-
tale dei volumi posseduti dalla fondazione era di
60 118, di cui 15 175 presso il deposito centrale, e
44 943 presso i depositi regionali. Di questi, 29 044

«Biblioteca per tutti». Fondazione svizzera.
Cassette librarie viaggianti, di 20, 40, 70 e 100 volumi.

erano in lingua tedesca, 13 276 in francese, 2085 in
italiano, 538 in lingua romanza.
La Biblioteca per tutti ha continuato a progredire
di anno in anno ed è ormai un'istituzione intangibile.
Essa non obbedisce a uno speciale credo politico o
religioso; è al di sopra dei partiti e delle confessioni,
ma non diffonde che libri di effettivo valore scientifico
e letterario.
Il deposito centrale di Berna fa anche prestiti indi-
viduali a lettori isolati, quando si tratti di libri tecnici
o di carattere professionale, e pubblica cataloghi del
materiale librario di cui dispone.
Ogni cassetta di libri inviata in prestito dal deposito
centrale o dai depositi regionali costa al gruppo locale
che la riceve e se ne serve da 3 a 8 franchi secondo
il numero dei volumi che contiene come spesa di
trasporto (andata e ritorno) e da 1 a 5 fr. come

[p. 136]

noleggio, spese che in generale vengono coperte col pro-
vento di una piccola tassa di prestito (10 centesimi per
volume e per settimana).
Villaggi, casolari isolati specialmente in montagna,
laboratorî, officine, cantieri lontani dai centri, piccole
biblioteche stabili poco provviste attingono alla Biblio-
teca per tutti, che risponde ormai a un bisogno sentito
dalla popolazione.
La Svizzera ha, inoltre, ricche biblioteche nei centri
maggiori e presso gli istituti scolastici di qualsiasi
grado e importanza, dall'università alla scuoletta ele-
mentare rurale.

[2.] 18. Russia.

Le biblioteche popolari in Russia fecero i primi
passi accanto alle scuole domenicali, colà diffuse in
numero di circa 1800, con quasi 90 mila alunni d'ambo
i sessi (1 gennaio 1900). Poi furono i promotori delle
Università popolari che ne determinarono lo svilup-
po, mentre il Governo, da parte sua, provvedeva al-
l'istituzione di biblioteche scolastiche, secondato in
ciò dalle autorità locali e da filantropi illuminati. Nel
1900, già 3437 scuole avevano la loro biblioteca.
Quanto alle biblioteche popolari veramente dette,
il Governo imperiale le ostacolava più che aiutarle,
ma le correnti innovatrici che pervadevano la Rus-
sia ne erano fautrici entusiaste, per cui, in meno di
vent'anni ne sorsero, dove più e dove meno nume-
rose, in tutte le provincie, a cominciare da quella di
Wiatka, che ne contava 2561, e a cui facevan seguito
la provincia di Perm con 2500, la Livonia con 114,
la provincia di Tobolsk con 73, di Tula con 72, di
Tver con 69, di Mosca con 67, di Saratoff con 50, di
Pietroburgo con 57, di Varsavia con 49, e così di se-
guito. Certo, non erano molte per un paese immenso
come la Russia, ma considerata la triste situazione in
cui allora si dibatteva, si poteva già prevedere ch'essa,

[p. 137]

presto o tardi, avrebbe conquistato in questo campo
un posto cospicuo fra le nazioni civili.

                                    ***

La rivoluzione comunista in Russia diede un im-
pulso grandioso alle opere di coltura popolare e

Biblioteca sovietica (Russia). Sala di lettura.

specialmente alla diffusione del libro. Chi scrive ebbe la
fortuna di ottenere informazioni dirette dalla signora
L. Haffkin Hamburger, «professor of Library Scien-
ce
» (come reca il suo biglietto da visita), bibliotecaria
a Mosca. Oltre a un migliaio e mezzo circa di grandi
biblioteche, bene attrezzate e di tipo moderno, furono
aperte al pubblico quasi 20 mila biblioteche per tutti
nelle sedi dei sindacati operai e nelle caserme, con
65 milioni di libri. Il denaro occorrente fu attinto a
fonti locali. Il prestito è gratuito per i lavoratori di

[p. 138]

qualsiasi specie, intellettuali e manuali; ma i borghesi
pagano.
L'organizzazione tecnica presenta tutte le caratteri-
stiche di quella americana. Con decreto del 1922 fu
imposta la classificazione decimale dei libri. La

Biblioteca sovietica (Russia). Sala di lettura per le riviste.

Russia, sola con gli Stati Uniti, ha, dal 1925, un servizio
centrale di schede a stampa in formato internazionale
per le biblioteche scientifiche e dal 1927 per tutte le
biblioteche indistintamente.
Un sistema di biblioteche viaggianti con tutti i
mezzi, compreso il treno-biblioteca, porta il libro
ovunque manchi la biblioteca fissa. E di libri da leg-
gere par si abbia bisogno da per tutto, perchè l'U-
nione delle Repubbliche Sovietiche avrebbe ridotto in
pochi anni l'analfabetismo al 20 per cento della po-
polazione e in qualche luogo a zero.

[p. 139]

                                    ***

Qualche anno fa si stava studiando una riforma
della Biblioteca Lenin di Mosca (ampliamento della
sede e riordinamento interno). Si assicurava che la bi-
blioteca avrebbe posseduto una delle più grandiose
sale di lettura del mondo, con tavoli e sedie per 8000
lettori. Il piano di riforma soggiungeva: ogni lettore
che vorrà consultare i libri della biblioteca sarà obbli-
gato a lavarsi le mani con cura, prima di essere am-
messo nella sala di consultazione, sia per misura igie-
nica, allo scopo d'impedire la diffusione di malattie
contagiose, sia per diminuire il deterioramento dei
libri. Alla distribuzione attenderà un considerevole
numero d'impiegati, tutti provvisti di una macchina
da stampa telegrafica Morkrum, per mezzo della qua-
le, automaticamente, senza abbandonare il loro posto
e con grandissima celerità, essi comunicheranno ai
loro colleghi, di servizio nelle sale interne della biblio-
teca, presso gli scaffali, il titolo e la collocazione del-
l'opera richiesta, la quale perverrà ai banchi di distri-
buzione, in sala di lettura, per mezzo di trasportatori
continui a catena.
A tanto è giunta la tecnica bibliotecaria nel paese
che fino a pochi anni fa era considerato la terra clas-
sica dell'ignoranza e dell'analfabetismo.

[2.] 19. Lituania.

Fino al 1904 non esistevano in Lituania biblioteche
pubbliche di alcun genere, poichè dal 1865 il Governo
russo aveva proibito la stampa, il commercio, la cir-
colazione e la lettura di libri nella lingua del paese.
Negli ultimi dieci anni di questo periodo cominciò a
sorgere in qualche villaggio una piccola biblioteca
clandestina, che ebbe vita breve, a causa della spie-
tata persecuzione della polizia zarista.

[p. 140]

Il 6 maggio 1904, resa al popolo lituano la libertà
di stampare nella sua lingua, risorse la stampa pe-
riodica e si cominciò a pensare alla pubblicazione e
alla circolazione del libro. Si costituirono organizza-
zioni di coltura, come «Vilniaus Ausra» a Vilna,
«Lietuvisku Knygynéliu Draugija» e «Saulé» a Kau-
nas, ed altre ancora a Siauliai, a Mariampolé, a Seinai,
che fondarono in tutto il paese una quantità di piccole
biblioteche popolari, dove vitali, dove no, ma che gio-
varono grandemente a diffondere il libro nelle diverse
classi della popolazione.
Nei maggiori centri cittadini sorgevano intanto bi-
blioteche stabili per gl'intellettuali e gli studiosi, con
libri in lituano e in altre lingue. A Vilna si concentra-
rono le biblioteche di carattere scientifico e sorse una
biblioteca pubblica di 300 mila volumi coi libri confi-
scati ai conventi cattolici dopo l'insurrezione del 1863.
La grande guerra, che si combattè a lungo sul suolo
della Lituania, arrestò per quattro anni ogni attività
colturale e distrusse molte biblioteche di piccoli e
grandi centri. Quando la Lituania fu ricostituita in
Stato indipendente, fu necessario rifare tutto da capo.
Si cominciò, nel 1919, dalla biblioteca centrale di
Kaunas, che ora possiede 60 mila volumi e ha fon-
dato sistematicamente succursali in altre città (11), con
52 mila volumi complessivamente. Il Ministero dell'I-
struzione provvide di biblioteche le scuole elementari
e secondarie e quello della Difesa nazionale una bi-
blioteca centrale dell'esercito con 13 mila volumi, e
36 altre biblioteche da essa dipendenti per i sol-
dati, con un totale di 80 mila volumi.
Come si vede, si è provveduto meglio all'esercito che
alla popolazione civile; ma quasi tutta la gioventù li-
tuana è soggetta al servizio militare e contrae sotto
le armi l'abitudine della lettura, che non dimentica più.
Oltre la centrale, Kaunas ha due altre biblioteche
pubbliche e popolari, e si pensa di estendere lo stesso
beneficio ad altre città, concentrando tutte le bibliote-
che sotto una stessa direzione.
Le città della regione di Klaipeda hanno anch'esse

[p. 141]

biblioteche pubbliche municipali, e in alcuni centri i
Comuni contribuiscono alla istituzione e al manteni-
mento di filiali della biblioteca centrale di Stato.
Le organizzazioni giovanili, come «Pavasaris»,
«Jaunimo Sajunga», «Kultura», «Jaunoji Lietuva»,
hanno fondato molte altre biblioteche, piccole ma at-
tivissime.
L'indice della buona volontà con la quale si lavora
in Lituania a costituir biblioteche è dato dal fatto che
l'Università incominciò a formar la propria nel 1923
con quaranta volumi, i quali nella primavera del 1931
erano diventati 78 mila. Questa biblioteca rimane aper-
ta dodici ore al giorno, durante le quali riceve da quat-
trocento a cinquecento lettori.
Hanno, inoltre la loro biblioteca la Scuola di Belle
Arti (2 mila volumi), l'Accademia agricola di Dotuva
(12 mila), il monastero di Mariampolé (40 mila), aperte
a tutti gli studiosi.
Per organizzare e coordinare tutto il lavoro, nel 1930
si è costituita la Società dei Bibliotecari di Lituania e
l'Associazione degli Amici del libro.

                                    ***

Siamo dolenti di non poter render conto dello stato
presente delle biblioteche popolari in Polonia.



[p. 142]

III.
LE BIBLIOTECHE POPOLARI IN ITALIA

[3.] 1. Il primo periodo.

Se fu una biblioteca italiana l'Ambrosiana di
Milano la prima in Europa ad aprir le sue porte
al pubblico (1608); se nel 1865 un documento uffi-
ciale, la «Statistica del Regno d'Italia», constatava
che la Francia soltanto possedeva un più grande nu-
mero di volumi; se, per merito di qualche singola per-
sonalità, fu tentato a più riprese un movimento per
la diffusione delle biblioteche popolari, bisogna pur
riconoscere che l'idea del libro circolante per le mani
e nelle case della gente dedita al lavoro negli uffici,
nei laboratori, nei campi, e fra la gioventù, non fece
mai molti proseliti in Italia, nè lungo cammino. L'i-
dea che la circolazione rapida e facile del libro, fino
a farlo diventare un bisogno e un'abitudine, sia un
poco, per la vita intellettuale del paese, come la cir-
colazione del sangue per la vita fisica dell'individuo,
non ha mai conquistato fra noi un gran numero di
convinti assertori.
Vagamente, sociologi e uomini di governo hanno
sentito, ad ora ad ora, la insufficienza della scuola
popolare a dar la coltura, e qualcuno ha pure intuito

[p. 143]

e non ci voleva un grande sforzo che la coltura
generale, resa possibile a tutti a mezzo del libro lar-
gamente circolante e facilmente accessibile, era un
fattore economico non trascurabile, anzi prevalente,
nella gara internazionale per produrre meglio e più a
buon mercato, e quindi, un fattore di benessere e di
ricchezza per gli individui e per le nazioni. Ma questa
felice intuizione non si approfondì mai nel pensiero
dei dirigenti e rimase allo stato di opinione accade-
mica, da far bella figura nei discorsi ufficiali.
Infatti, nulla o quasi nulla fu fatto in tanti anni
per offrire al pubblico più agevole accesso alle nostre
biblioteche nazionali, ben poco per creare una rete di
biblioteche pubbliche circolanti, con risorse anche mo-
deste ma certe, obbedienti a norme tecniche precise,
emanate da un centro direttivo che le guidi, le vigili
e le assista.
Orgogliosi ed a ragione della ricchezza e dello
splendore del nostro patrimonio bibliografico, custo-
dito in quei sacrari opimi di dottrina, specialmente
classica, che sono le nostre grandi biblioteche, demmo
soltanto a una ristretta cerchia di studiosi e di ricer-
catori la possibilità di frequentarle e di servirsene, e
non pensammo che il libro è ormai tramite insuperato
di coltura generale e tecnica per tutti, che esso è l'u-
nica forma di scuola per l'autodidatta, che infiniti
germi si possono sviluppare con la lettura libera in
un gran numero di persone, infinite attitudini mani-
festarsi persino nel campo delle attività pratiche.
La funzione sociale del libro, insomma, fu scarsa-
mente sentita in Italia. Il libro vi fu considerato quasi
esclusivamente come un mezzo di studio per gli alunni
e per i professori; e checchè se ne dica, il pubblico
medio, su questo punto, non ha mutato ancora opi-
nione. Si aggiunga che, molta gente, pur non avendo
il coraggio di affermarlo pubblicamente, teme ancora
il libro come un agente di corruzione e di sovverti-
mento, e si avrà la spiegazione degli scarsi e lenti
progressi che fece in Italia l'idea e la pratica della
diffusione del libro a mezzo delle biblioteche

[p. 144]

pubbliche circolanti fra i ceti laboriosi, su cui pure riposa
la vita e la fortuna del paese.

                                    ***

Il poco di cui ci possiamo scarsamente lodare fu
tentato e fatto in due diverse riprese: dal 1861 al 1872
la prima, dal 1903 ad oggi la seconda. Il primo ten-
tativo per costituire in Italia depositi di libri circo-
lanti, atti a istruire ed educare il popolo, lo si deve
ad Antonio Bruni, che nell'estate del 1861 fondò, col-
l'ausilio di qualche amico, una biblioteca popolare a
Prato, la quale, cinque anni di poi, contava più di
2000 volumi ed aveva trovato imitatori in 32 città
(Cremona, Caltanissetta, Vercelli, Lodi, Viadana,
Parma, Livorno, Lecco, Catanzaro, ecc.).
In quello stesso periodo, il Comizio Agrario di
Voghera offriva in dono 100 volumi a tutti i Comuni
e le società operaie che avessero istituito una biblio-
teca, e riuscì in breve a determinare la creazione di
73 piccoli centri diffusori del libro, distribuendo 6772
volumi.
Il Bruni rimase il padre spirituale del movimento,
e per animarlo e disciplinarlo, nel 1869 iniziò la pub-
blicazione di un Annuario delle Biblioteche Popolari,
il primo dei quali, uscito per i tipi dell'editore Botta
di Firenze, rendeva conto del lavoro fatto e dei risul-
tati ottenuti dal 1861 al 1869, riferiva pensieri di
uomini illustri sulle biblioteche popolari, rispondeva
a obiezioni, dava consigli sul modo di costituire di-
versi tipi di biblioteche (in seno a una società ope-
raia, a iniziativa di un Comune), tracciava un modello
di registri per il funzionamento, riferiva le norme re-
golamentari di quella di Prato, considerata allora come
una biblioteca popolare modello; rendeva conto di va-
rie iniziative, come il costituirsi di qualche comitato
provinciale allo scopo di fondare biblioteche, di sus-
sidî erogati da province e dallo stesso Ministero

[p. 145]

dell'Istruzione, che pel 1868 aveva anche istituito premi
d'incoraggiamento alle migliori biblioteche, ecc.
Questo primo Annuario constatava l'esistenza di
250 biblioteche e dava, con un breve cenno storico di
ciascuna, una sommaria statistica dei risultati conse-
guiti. Particolare sorprendente, parecchi anni prima
che in America e altrove, vi si parlava già di un'or-
ganizzazione di biblioteche ambulanti.
Una volta dato l'impulso, il movimento s'era pro-
pagato. Nel 1867, auspici il Baravalle, il Cremona, il
Fano, il Sacchi, Luigi Luzzatti ed altri valentuomini,
si era costituita a Milano una Società Promotrice delle
Biblioteche Popolari
, col proposito di stimolare l'ini-
ziativa dei Comuni, le direzioni scolastiche e le so-
cietà agricole a fondar biblioteche per il popolo delle
città e delle campagne, di conceder sussidi in libri e
in denaro ai promotori, di impartire consigli e istru-
zioni tecniche, pubblicare cataloghi di buone scelte
di libri, indurre editori a conceder forti sconti, isti-
tuire infine dei premi alle biblioteche e ai bibliote-
cari che meglio avessero lavorato ad attuare il pro-
gramma dell'associazione.
A gli inizi della sua vita, che si riprometteva fe-
conda di rapidi risultati, la Promotrice, dopo aver fon-
dato una biblioteca popolare in Milano, chiese ap-
poggio alla Lega dell'Insegnamento, nata allora al-
lora, in seguito a un appello rivolto alla nazione da
Gino Capponi, Bettino Ricasoli, Carlo Matteucci, Te-
renzio Mamiani ed Ottavio Gigli; e sebbene la Lega
fosse nata col programma di por mano alla creazione di
giardini d'infanzia e di scuole per adulti, pure si prestò
ad incoraggiar anche l'opera delle biblioteche popolari,
alcuna delle quali fu istituita per iniziativa di Comi-
tati locali della Lega stessa, come quella della pri-
gione degli Scalzi a Verona.
Appartengono a questo periodo anche le biblioteche
popolari di Murano (1867), di Ascoli (1869) e di Roma
(1871).
Frattanto (1870) era venuto in luce il secondo An-
nuario
(editore Cellini, Firenze), in cui Antonio

[p. 146]

Bruni, apostolo infaticato, cercava di tener desto l'inte-
ressamento pubblico intorno alla sua idea e di gio-
vare in pratica al buon andamento delle biblioteche,
mettendo insieme una specie di catalogo tipo della bi-
blioteca dell'operaio, esaminando a dir vero con ec-
cessiva ristrettezza d'idee il problema del romanzo
nella biblioteca popolare; propugnando l'istituzione
di speciali biblioteche femminili 1), di cui dava un
saggio di catalogo; la formazione di biblioteche negli
ospedali, nelle carceri, nelle caserme e per la gente di
mare, indicando per ogni tipo i libri più adatti a co-
stituirle. Aggiungeva, infine, le notizie storiche e sta-
tistiche del movimento negli ultimi anni, dedicando
una nota a parte alla biblioteca popolare di Trento e
a quella di Berlino, a cui bisognava guardare come
ad esempi degni d'imitazione.
Antonio Bruni continuava, frattanto, la pubblica-
zione del suo Annuario, sebbene con lunghe interruzio-
ni; ma in esso le cose e i dati concreti van gradatamente
cedendo lo spazio alle discussioni teoriche. Il terzo,
pubblicato a Firenze dall'editore Tofani nel 1872, e
il quarto (Milano, Agnelli, 1879), che è anche l'ultimo
dedicato esclusivamente alle biblioteche popolari, non
fanno che riproporre idee e problemi già presentati
e discussi nei due precedenti, con la sola eccezione
di un capitolo, che nell'Annuario del 1872 si occupa,
per la prima volta in Italia, di biblioteche scolasti-
che, idea sommamente feconda.
Il quinto, uscito dopo tre anni, nel 1882 (Torino,
editore Berni), riflette più largamente dei precedenti
il movimento delle biblioteche popolari all'estero
(Francia, Belgio, Austria, Baviera, Würtemberg,
Buenos Ayres, ecc.), pur continuando a ignorare ciò
che si fa, con più precisa e matura coscienza dei fini,
nei paesi anglosassoni.
Il sesto (Paravia, 1883), insieme con le biblioteche,

1) Una biblioteca educativa per le donne fu aperta a Piacenza
nel 1872, e parve degna d'imitazione.

[p. 147]

assume a materia di trattazione altri argomenti affini,
come le mostre e conferenze pedagogiche.
Il settimo e, crediamo, ultimo Annuario (Milano,
Agnelli) è del 1886, e le biblioteche vi occupano, si
può dire, un minor numero di pagine che gli altri
argomenti insieme considerati, ma reca eloquenti te-
stimonianze di assenso all'opera che il Bruni dedicava
ancora indefessamente alle biblioteche del popolo.
Cesare Correnti le considerava «opera di rigenera-
zione» del popolo italiano; Luigi Luzzatti, affer-
mando «non bastare che il popolo impari a leggere,
ma esser necessario che non disimpari in appresso
e che affini l'animo a nobili sensi», attribuiva alle
biblioteche popolari questa duplice funzione; il Ve-
niali, Ispettore centrale presso il Ministero, esprimeva
la speranza che il Bruni volesse offrirgli l'aiuto della
sua esperienza «per fissare delle norme positive e
generali», che dopo 45 anni sono ancora voto incom-
piuto, e soggiungeva francamente: per me, non «vi
dovrebb'essere un Comune senza bibliotechina», for-
mulando in quattro parole un programma, che anche
oggi si ripropone al Governo nazionale.
Jean Macé, che il 29 dicembre 1862 aveva fondato
a Beblenheim la prima biblioteca popolare di Alsazia,
aveva scritto al Bruni entusiasta dell'opera sua:
«Tempo verrà diceva e non è a dubitarne, in
cui l'operaio e il colono, seduto la sera davanti la
porta di casa, potrà parlare co' suoi vicini di tutte
le grandi conquiste del genere umano». Garibaldi
aveva mandato da Caprera, fra i primi (24 febbraio
1863) la sua calda parola di adesione, e approvazioni,
plausi, propositi e promesse di aiuto gli erano venuti
a gara da Domenico Berti, da Cesare Correnti, da
Michele Coppino, Pietro Ellero, Michele Amari,
Lambruschini, Mayer, Carcano, Cantù, Tommaseo,
e molti altri.
Vari centri di propaganda e di azione erano nati
nel frattempo, oltre la Promotrice di Milano (1867),
e la Società per la lettura popolare a Venezia.
Nel 1869 il Bruni promosse addirittura un comitato

[p. 148]

per la diffusione delle biblioteche popolari in tutto
il Regno, di cui fu presidente il prof. Carlo Morelli,
deputato al Parlamento e segretario l'abate Giovanni
Benedetti.
Un manipolo di pubblicisti, fra i quali Luigi Mo-
randi 1), Vincenzo Garelli e il Troya, avevano scritto
su giornali e riviste a favore delle biblioteche. A Ge-
nova si era persino iniziata la pubblicazione di un
periodico per le biblioteche ad opera di Eugenio Bian-
chi, il quale intendeva, fra altro, persuadere i Co-
muni che «senza il sussidio delle biblioteche circo-
lanti riesce men grande e men sicura l'opera della
scuola». Antonio Caccianiga, fin dal 1876, propo-
neva nell'Italia Agricola, come obbligatoria in ogni
Comune, l'istituzione della biblioteca circolante e ri-
badiva il suo concetto nelle Cronache del villaggio.
Una donna illustre per meriti patriottici, Cristina
Trivulzio Belgioioso, definiva, forse più sagacemente
di tutti, il compito integrativo della scuola che si deve
attribuire al libro circolante. «S'insegna a leggere e
a scrivere ella esclamava 2) e si spera che que-
sti nuovi letterati ne faranno buon uso per istruirsi
in ciò che loro spetta di imparare. Vana speranza.
I contadini lombardi hanno quasi tutti frequentato
le scuole; ma finchè in esse non si acquisti altro che
un istrumento per apprendere ciò che veramente è
necessario a sapersi, non si può sperare che il gio-
vinetto licenziato dalla scuola a 10 o 12 anni e man-
dato al lavoro, impieghi utilmente il suo magro cor-
redo di cognizioni per acquistarne altre indispensa-
bili ad un popolo che vuol esser libero... Accade che
a 20 anni non sa nemmeno più leggere...».
Che più? Delle biblioteche popolari e della loro isti-
tuzione parlò a lungo anche il supplemento alla Nuo-
va Enciclopedia Popolare del Pomba
; il venerando
Giovanni Arrivabene, già esule, membro dell'Istituto
di Francia, ne fece oggetto di una conferenza, in cui

1) Le Biblioteche Popolari. Scienza del popolo. Treves.
2) Osservazioni sullo stato attuale d'Italia.

[p. 149]

ribadiva il concetto della biblioteca necessario com-
plemento della scuola elementare; Paolo Lioy e Fer-
dinando Martini propugnarono la buona causa in
Parlamento; un ingegnere, M. Bosco, di Santhià, che
fin dal 1855 s'era visto respingere dal suo Comune la
proposta di impiantare una biblioteca popolare con
relativa offerta, definiva, con intuito impressionante,
la biblioteca quale unica forma di scuola per il popolo
adulto, concetto che i pedagogisti e fautori delle bi-
blioteche popolari in Italia credettero enunciare come
una assoluta novità mezzo secolo di poi 1).
Una numerosa falange di propagandisti riuscì in
breve a mettere la biblioteca popolare all'ordine del
giorno della vita italiana. Emanuele Celesia asseriva,
nella sua Storia della pedagogia, che in poco volger
di anni le biblioteche istituite non erano meno di 1500
e chiedeva non più una biblioteca in ogni Comune,
ma in ogni borgata, richiamando il pensiero e le pa-
role di Pietro Giordani, che a' suoi tempi scriveva:
«Se in Italia non si diffonde l'amore degli ottimi li-
bri, non è da pensare che risorga tra noi la gloria
del generoso pensare».
Luigi Luzzatti metteva la biblioteca popolare in
testa al suo programma per la democrazia del lavoro
(1885).

                                    ***

Il VII Annuario del Bruni elenca circa un migliaio
di biblioteche popolari, magistrali, scolastiche, ecc.,

1) «Per me egli scriveva al Bruni il 19 agosto 1865
una biblioteca circolante è la scuola più utile e più comoda
per gli adulti; scuola permanente, non limitata da orari e pro-
grammi, ma adatta a tutte le capacità e inclinazioni, tendente
a tener vivo l'amor di patria e dello studio, il desiderio del
nuovo, così facile a spegnersi anche nelle persone che han fatto
studi. Per gli operai e contadini sono una vera provvidenza...
Fa pena pensare come in questa gente l'anima soffra le torture
del Pellico nella prigione, quando non poteva ottenere nè libri,
nè carta, trovandosi immerso nelle tenebre, ma col senso del-
l'oceano di luce che lo circonda...».

[p. 150]

fondate dal 1861 al 1885, ma a quest'ultima data, la
stasi e, diciamo pure, la decadenza del movimento
erano cominciate da un pezzo, e cioè, intorno cre-
diamo al 1872. Nè di questo rapido arresto è diffi-
cile rintracciar le ragioni. In Italia non si deve molto
attendere dall'iniziativa privata, che anche quando
- come, in questi ultimi anni pare in alcuni centri
attiva ed alacre, obbedisce allo spirito che le viene
da quel potente centro di propulsione che è ora lo
Stato. Troppo imperfettamente ancora l'individuo per-
cepisce la stretta connessione d'ogni interesse singolo
coll'interesse comune. Ora, in questa iniziativa delle
biblioteche popolari, il Governo, le Province, i Co-
muni, intervennero il meno possibile. Pur protestando
la loro simpatia in astratto, pur concedendo anche
qualche magro sussidio qua e là, non pensarono me-
nomamente ad esercitare alcuna influenza sull'anda-
mento delle biblioteche, le quali, rimaste senza la
guida di un criterio direttivo e senza controllo di
sorta, in balìa di bibliotecari improvvisati, che in ge-
nerale avevano sempre avuto scarsa confidenza coi li-
bri, parte finirono quasi subito nell'indifferenza gene-
rale, parte trascinarono vita stentata e grama per qual-
che anno ancora, senza rendere servizi apprezzabili,
e soltanto alcune, come quelle di Cremona, Prato e
qualche altra, durarono fino alla ripresa del movi-
mento, che avvenne subito dopo il 1900, come ve-
dremo più innanzi.
Mancando di risorse proprie, la maggior parte delle
biblioteche non potè nè rinnovare, nè alimentare di
materiale fresco le proprie raccolte. La biblioteca, anzi
che una cosa viva, in corso di perenne ricostituzione,
divenne un ammasso amorfo di materia morta, for-
matosi a poco a poco come le stratificazioni delle
rocce coi detriti di vecchie biblioteche private, ac-
cumulati negli anni, senza ordine e senza scopo, preda
della polvere, dei tarli, dell'umidità, in locali ina-
datti e senza luce, vere tombe di libri, come arguta-
mente le chiama uno scrittore.

[p. 151]

                                    ***

Fino al 1908, anno in cui ebbe luogo a Roma il
Iº Congresso nazionale delle Biblioteche popolari,
promosso dal Consorzio milanese, l'indifferenza dei
poteri pubblici giunse a tal punto, che non si pensò
mai a compilare una statistica esatta delle biblioteche
popolari esistenti in Italia 1), e lo stesso compilatore
di questo Manuale (1ª edizione), non seppe dire con
precisione quante esse erano a quel tempo, nè trac-
ciare un quadro approssimativo del loro movimento
e delle loro risorse, nè fornire notizie attendibili sul
modo come erano governate e dirette.
Tutto l'intervento dello Stato in materia di biblio-
teche popolari si limitava a una disposizione regola-
mentare, di cui non ricordiamo la data, che determinava
le condizioni alle quali il sussidio (3500 lire per tutto
il Regno!) poteva essere erogato, e cioè la compila-
zione di un elenco delle opere desiderate, allegato alla
domanda di sussidio, insieme con una dichiarazione
la quale assicurava che, in caso di scioglimento del-
l'Ente, i libri sarebbero passati al Comune o rimasti
comunque di dominio collettivo; disposizione ancora
vigente qualche anno fa.
Tanto aveva saputo fare la sapienza governativa
per un'istituzione che in Inghilterra ha dato luogo,
dal 1850 in poi, a non meno di trenta atti legislativi.
Forse, avendo fatto votare al Parlamento il 13 luglio
1877 la legge sull'istruzione obbligatoria, lo Stato
s'illuse ch'essa avesse dovuto bastare a tutto e che in
conseguenza non era più necessario occuparsi d'altro.
Il fatto è che dal 1875 al 1903 le biblioteche popo-
lari in Italia hanno più vegetato che vissuto. Basti
ricordare che, nel 1901, una commissione incaricata

1) Molte biblioteche popolari appariscono nella statistica
generale delle biblioteche italiane pubblicata nel 1894; ma dopo
più di 30 anni non è il caso di riferirsi a quella fonte.

[p. 152]

di vagliare i risultati di un concorso indetto dalla So-
cietà Bibliografica
per la concessione di un premio
offerto alle migliori biblioteche popolari dal barone
Alberto Lumbroso, era costretta a dichiarare nella
sua relazione che «vere biblioteche popolari non esi-
stevano ancora in Italia», facendo intendere che
quelle esistenti, sia per la composizione loro, sia per
il modo di funzionamento, sia per i risultati, non
erano degne del loro nome. Nè le poche e rudimentali
biblioteche scolastiche, sparse per le 50 mila e più
scuole del Regno, potevano pretendere in nessun
caso di sostituire la biblioteca popolare, neanche nei
Comuni rurali.

[3.] 2. La ripresa.
Le Biblioteche Popolari Milanesi.

Il periodo di stasi e di decadenza, che abbiamo
visto prolungarsi fino al 1900 circa, parve dar luogo
a una ripresa del movimento in favore delle biblio-
teche popolari, quando nel 1900 Guido Baccelli, al-
lora Ministro della pubblica istruzione, dichiarava, in
una circolare diretta alle autorità scolastiche, che egli
affrettava gli studî già intrapresi per organizzare un
sistema di piccoli musei e di bibliotechine ambulanti,
quest'ultime qualche cosa di simile alle Travelling
Libraries
d'America. Aveva indotto il Ministro a
questa determinazione una proposta concreta di Guido
Biagi al Congresso della Società Bibliografica, tenu-
tosi in Genova nel 1899. Un esperimento di bibliote-
che ambulanti fu subito tentato nel circondario di Pi-
stoia, con un fondo di libri tolti alla Biblioteca civica
del capoluogo e inviati a piccoli nuclei in molte scuole
rurali, dove sembra che realmente giungessero a con-
tatto frequente col pubblico, se si deve credere a De-
siderio Chilovi, direttore della Nazionale di Firenze,
che, avendo seguito l'esperimento con vivo interesse,

[p. 153]

ne rese conto in un libro pubblicato nei primi del
1902, dove esponeva, inoltre, tutto un piano dirò
così di mobilitazione di queste bibliotechine am-
bulanti.
Allora il Governo, stimolato da tante parti, parve
decidersi finalmente a intervenire, non più con dichia-
razioni platoniche d'interessamento, ma in modo con-
creto: un decreto reale dell'agosto 1901 statuiva la
creazione di piccole biblioteche agricole, industriali e
commerciali, di composizione diversa a seconda se de-
stinate al Nord, al Centro o al Sud d'Italia, e una
relazione dell'on. Baccelli, divenuto allora Ministro
d'Agricoltura, Industria e Commercio, ne tracciava
per grandi linee il modo di circolazione, mentre do-
mandava alle Amministrazioni locali e ai privati obla-
tori contributo di mezzi per l'iniziativa.
Si poteva credere che questa entrata in iscena del
Governo centrale fosse l'inizio di un risveglio serio, e
per alcun tempo gli amici della coltura popolare spe-
rarono che qualche cosa di buono e di duraturo ne do-
vesse scaturire; invece, all'eloquente appello del Mini-
stro non risposero con assegnazioni concrete di con-
tributo che 3 Amministrazioni provinciali, 35 Comu-
ni, 3 Camere di Commercio, 2 Casse di risparmio e
1 Consorzio agrario.
Sopra 69 provincie, gli enti di 48 non si fecero vivi
in nessun modo, e le somme effettivamente versate per
lo scopo alla cassa del Ministero ascesero complessi-
vamente a 780 lire.
Trascorsero altri 3 anni, durante i quali di biblio-
teche ambulanti non si sentì più parlare, causa prin-
cipale la scarsezza di mezzi, che in Italia si assegna-
vano sempre in misura irrisoria all'organizzazione dei
servizî più utili e produttivi; onde ormai, a proposito
di molti nostri tentativi falliti in ogni campo di atti-
vità sociale, si potrebbe dire, con una pittoresca frase
toscana, che noi vogliamo fare le nozze coi funghi.

[p. 154]

                                    ***

Ma l'opera delle biblioteche popolari non era desti-
nata a fallire neanche fra noi, chè fu quasi subito ri-
presa da mani più vigorose, con spiriti più pronti a
Milano, dove l'agitarsi dei partiti nuovi e un più
vivace ritmo della vita industriale andavano creando
il desiderio e il bisogno di quella coltura popolare,
che i Francesi chiamano seconda educazione. Mi si
permetta di render conto con qualche diffusione di
questo esperimento, che determinò un promettente
movimento per la diffusione delle biblioteche popolari
in tutta Italia e nel quale ebbe qualche parte l'autore
di questo libro.
La Società promotrice di cui abbiamo parlato,
fondata nel 1867 nella Capitale lombarda, non solo
non aveva promosso nulla fuori di Milano, ma anche
l'unica biblioteca popolare milanese da essa fondata
era divenuta negli ultimi anni preda delle muffe e dei
ragnateli.
Come narra Filippo Turati, questa biblioteca «do-
tata di un cospicuo numero di volumi oltre 30 000
ma in gran parte vecchi classici o libri superati
dallo sviluppo scientifico e disadatti allo scopo, li-
mitavasi poco più che a fornire le traduzioni bell'e
fatte agli scolaretti fuatica delle scuole medie e
un certo numero di romanzi, e non sempre dei mi-
gliori, ai disoccupati, alle portinaie, ai convalescenti
del quartiere uno dei quartieri più vecchi della
vecchia Milano, lontano da ogni movimento operaio
moderno. Di poi la biblioteca peregrinò per varie
sedi, perseguitata dal Municipio, che, in compenso
del favore di fornirle un meschino locale a buon mer-
cato, la obbligava ad ogni tratto a sloggiare, come
uno studente che vive sulle camere ammobigliate,
indebitandosi per le spese dei trasporti, obbligata a
lunghi periodi di chiusura per rimettersi in ordine,
perdendo libri e perdendo credito e clientela».
Si attendeva che una congiuntura propizia

[p. 155]

permettesse di svolgere da quel vecchio tronco insecchito
nuovi rigogliosi germogli. La congiuntura aspettata
si risolveva essenzialmente in un po' di danaro. Un
primo tentativo di interessare ad essa le organizza-
zioni operaie raccolte nella Camera del lavoro aveva
fallito miseramente. Quando prese a funzionare la So-
cietà Umanitaria, con lo scopo di lenire la piaga della
disoccupazione e di aiutare i diseredati a rilevarsi da
, parve che il rinnovamento della vecchia e trasan-
data Biblioteca popolare rientrasse magnificamente nel
programma della potente Istituzione, e ne fu chiesto
l'intervento. Per fortuna, non si parlò a sordi. La
III Sezione dell'Umanitaria, presieduta dall'ing. Ce-
sare Saldini, conservatore illuminato e intelletto di
lunga veduta, dava subito incarico di studiare l'argo-
mento ai professori Osimo e Pagliari, i quali ne resero
conto in un'ampia e lucida monografia, che ebbe il
merito grandissimo di farci conoscere, con copia di
dati positivi, i risultati mirabili conseguiti all'estero
dall'istituzione che si voleva trapiantare fra noi.
E dopo gli studî, resi più che mai necessari dal fal-
limento a cui erano andati incontro anche per ine-
sperienza di criteri tecnici i precedenti tentativi,
l'Umanitaria convocò gli Enti milanesi più diretta-
mente interessati alla diffusione della coltura nel po-
polo e li indusse ad unirsi ad essa, delegando cia-
scuno un numero di rappresentanti proporzionato ai
mezzi coi quali avrebbe concorso all'opera comune,
per dar vita ad un ente autonomo, chiamato appunto
Consorzio delle Biblioteche Popolari.
Risposero aderendo, oltre l'Umanitaria promo-
trice la Università Popolare, la Camera del La-
voro, l'antica Società promotrice delle Biblioteche po-
polari e la Società promotrice della Coltura popolare,
presieduta dal senatore Colombo e di cui era anima l'in-
gegnere Rodolfo Rusca, che aveva già tradotto un
libro dello Schultze sugli Istituti di educazione popo-
lare.
Il Comune, la Cassa di Risparmio e la Camera di
Commercio, pur non partecipando direttamente al

[p. 156]

Consorzio, ne confortarono l'iniziativa con la pro-
messa, poi mantenuta, di concorrere con sussidi or-
dinari alla costituzione del suo bilancio; il quale, nel
primo anno di esercizio, raggiunse la cifra di 13 mila
lire circa, per salire gradatamente fino a L. 35 mila
nell'anno 1909.
La prima seduta del Consiglio del Consorzio, for-
mato da rappresentanti le Istituzioni aderenti, ebbe
luogo in una sala della Umanitaria ai primi di no-
vembre 1903.
Il Turati fu unanimemente designato dai colleghi
a reggere il timone del Consorzio nel periodo difficile
degli inizi.
Il 10 aprile 1904 si aprivano al pubblico le prime
quattro biblioteche nuove: la Centrale, situata in lo-
cali attigui alla Università popolare, nel cuore di Mi-
lano, e la più importante, anche perchè vi risiedeva
l'amministrazione del Consorzio; e tre succursali, una
delle quali presso la Camera del Lavoro, dove funzio-
nava anche come sala di lettura per i disoccupati iscritti
all'attiguo Ufficio di collocamento; una seconda nel
quartiere di porta Venezia; una terza in via Solari,
nelle case operaie costruite dall'Umanitaria. Oltre
queste, rimaneva provvisoriamente in vita la vecchia
Biblioteca popolare di corso Magenta, assorbita dal
Consorzio.
Le quattro biblioteche possedevano complessiva-
mente 15 000 volumi, che alla fine dell'anno 1904 si
erano accresciuti di altri 3745, dei quali soltanto 725
acquistati con gli scarsi mezzi disponibili.
Al 31 dicembre di quel primo anno ben 4950 per-
sone erano iscritte al prestito dei libri presso le quat-
tro biblioteche e se ne servivano largamente, come di-
mostra il numero dei libri prestati in otto mesi e
mezzo circa, il quale ascese a circa 60 000, con una
progressione costante da aprile a dicembre. La Biblio-
teca centrale di via Ugo Foscolo ebbe, infatti, una
media giornaliera di 201 in giugno, 260 in settem-
bre e 293 in dicembre, e le altre biblioteche in pro-
porzione,

[p. 157]

Era così sfatata fin dal principio la non lieta pre-
visione dei pessimisti, che, cioè, i Milanesi non avreb-
bero profittato del nuovo servizio di pubbliche letture.
Un'altra sorpresa fu che, specialmente nelle biblio-
teche rionali, i lettori erano in grandissima prevalenza
operai (dal 71 all'87 per cento), ed anche alla Cen-
trale affluivano nella proporzione del 40 per cento
circa, dimostrando più cura nella conservazione dei
libri e maggior puntualità nella loro restituzione, de-
gli altri ceti di lettori (studenti, impiegati, professio-
nisti, ecc.).
Nei primi mesi dell'anno successivo (1905) la media
quotidiana dei libri prestati salì a più di 300, rag-
giungendo gli indici di movimento delle più grandi e
più attive Biblioteche nazionali.
Il prestito dei libri per la lettura a domicilio sover-
chiava di molto la lettura in sede, come era da pre-
vedersi, trattandosi di lettori in gran parte occupati per
molte ore della giornata. Soltanto il 30-32 per cento di
essi si fermava a leggere in biblioteca. Il prestito dei
libri era gratuito: i lettori pagavano soltanto 20 cen-
tesimi per l'annua tessera d'iscrizione, la quale fu
gradatamente elevata al prezzo di lire due.
Un'altra constatazione confortante fu questa: una
buona parte del pubblico si volgeva a letture serie e
sostanziose. I libri di amena letteratura prestati nel
primo anno furono il 51,7 per cento dei totale, mentre
nelle biblioteche popolari di Parigi avevano raggiunto
nell'anno medesimo il 66 per cento.
Questa somma di attività iniziale, svolta dalle prime
quattro biblioteche, fu possibile con mezzi limitatissimi.
Grazie specialmente all'abnegazione del personale, la
Biblioteca centrale rimaneva aperta al pubblico nove
ore al giorno, che si ridussero a otto soltanto quando
la giornata di lavoro fu limitata per legge. Nè in 26
anni si chiuse mai un sol giorno, tranne le feste so-
lenni del calendario.
Le sezioni si aprono in generale la sera per due ore,
meno una fra le più importanti, che ha pure orario
pomeridiano.

[p. 158]

Le prime quattro biblioteche andarono moltiplican-
dosi col tempo, e si può dire che quasi ogni anno se
ne vide sorgere una nuova, ora in questo, ora in quel
rione della città.
Nel 1908 le Sezioni erano 6; nel 1927 erano 21.
Esistono, inoltre, alcune biblioteche autonome, ma
collegate coll'Istituto, e parecchi nuclei librari ambu-
lanti, presso associazioni, istituti di assistenza e di
ricovero.
In alcune biblioteche, a determinati giorni della set-
timana, avevano luogo lezioni pubbliche, conferenze
e letture indette in accordo con l'Università Popolare.

                                    ***

Quando ancora nè il Comune, nè i maestri pensa-
vano alla grande efficacia didattica della bibliotechina
circolante fra gli alunni, il Consorzio cominciava a isti-
tuire bibliotechine di classe nelle scuole di Milano, af-
fidandole agli insegnanti, che alla fine dell'anno scola-
stico le restituivano coi resoconti statistici del movi-
mento dei libri. Si cominciò con 12 bibliotechine distri-
buite ad altrettante classi nell'anno 1907-1908, le quali
prestarono 5027 libri, per raggiungere nell'anno 1913-
1914 il numero di 237 bibliotechine e 71 983 prestiti.
Tale fu il successo di questa iniziativa, che direttori di-
dattici e maestri se ne mostrarono entusiasti. Uno fra i
più colti, lodando questo nuovo ausilio didattico, si
esprimeva così: «A me preme di fare acquistare l'abi-
tudine alla lettura come fatto educativo di altissima
importanza. I genitori stessi vedono volentieri che
entri il libro nelle loro case, e le mamme lo leggono
anch'esse o se lo fanno leggere dai figliuoli; e que-
sto fatto aiuta l'opera della scuola più di quanto si
possa credere».
Il favore incontrato dalle bibliotechine scolastiche
indusse il Comune a istituire bibliotechine permanenti
in tutte le classi superiori, lasciando alle Biblioteche
Popolari di continuare a provvedere alle inferiori,

[p. 159]

finché un decreto-legge Ruffini del 1917 rese obbligatorie
le bibliotechine in tutte le scuole primarie, sanzio-
nando solennemente il principio dell'istituzione della
biblioteca circolante nella scuola, bandito in Italia
dalle Biblioteche Popolari Milanesi.
Ma l'alleanza della scuola con la biblioteca popolare
non cessò. D'accordo coll'autorità scolastica comu-
nale, tutti gli anni venivan iscritti di ufficio al prestito
dei libri presso le Popolari i giovinetti e le giovanette
che lasciavano definitivamente la scuola e quelli che
frequentavano le serali e le festive, le quali non ave-
vano biblioteca propria. Si cercava, insomma, di pro-
lungare e perfezionare gli effetti della scuola, per
quando i giovinetti ne escivano, entrando nella vita
del lavoro.
Resta un passo ancora da fare: l'organizzazione di
un servizio di lettura nelle vacanze estive, per gli
alunni e sono i più che le trascorrono in città.
Tutti sanno quale fatica e perdita di tempo si richieda
al maestro, all'inizio di ogni anno scolastico, per ri-
condurre gli alunni al punto in cui li aveva lasciati
al chiudersi della scuola, e come la lettura libera, sia
pure fatta a scopo di diletto durante le vacanze, serva
ad eliminare quasi del tutto i lamentati effetti di que-
sta soluzione di continuità nella vita scolastica. Per-
ciò, in America e altrove, quando non esistono spe-
ciali biblioteche pubbliche per i fanciulli, o si prov-
vede a far funzionare le biblioteche scolastiche du-
rante le vacanze, o si fanno percorrere da auto-biblio-
teche, in determinati giorni della settimana, i vari
quartieri della città e le campagne adiacenti, per la
distribuzione dei libri e per il ritiro di quelli già letti.

                                    ***

Nel 1908 si produsse un avvenimento per il quale le
Biblioteche Popolari Milanesi rimarranno acquisite
alla storia della diffusione della coltura, come promo-
trici di un movimento pro biblioteche popolari in

[p. 160]

tutta Italia. Dal 6 al 10 dicembre, da esse convocato
e organizzato, ebbe luogo il Roma il primo Congresso
Nazionale delle Biblioteche Popolari, principalmente
allo scopo di costituire la Federazione Italiana (di cui
parleremo a suo luogo), per organizzare praticamente
i servizî di consulenza, di fornitura e di propaganda,
da servire a tutto il paese.
Per quest'ultimo servizio le Biblioteche Popolari
Milanesi cedettero alla neonata Federazione non solo
il proprio «Bollettino delle Biblioteche Popolari», di
poi accresciuto di mole e ribattezzato «La Parola e
il Libro
», ma anche il «Manuale» Fabietti, di cui
uscirono nuove edizioni aggiornate.
Il «Bollettino» si era cominciato a pubblicare dal
Consorzio nel 1907, con periodicità prima mensile e
poi quindicinale, ed era stato largamente diffuso fra
i lettori, per orientarli nel vasto mondo dei libri, alla
ricerca di ciò che meglio rispondesse alle esigenze
ideali e pratiche della loro coltura. Esso, inoltre, servì
assai bene a preparare il terreno alla futura Federa-
zione e ad organizzare il Congresso Nazionale, che la
proclamò costituita e ne approvò lo statuto.

                                    ***

In quello stesso anno 1908 furono apportate alla
rilegatura dei libri due utili innovazioni, adottate an-
che dalla Federazione Italiana (i due enti erano pre-
sieduti e diretti dalle stesse persone): la prima, allo
scopo di educare i lettori al rispetto dei libri, che è
un sintomo tanto gentile di elevati costumi, consisteva
nell'applicazione di questa leggenda stampata sulla
stessa guardia della rilegatura e non su cartello
appiccicato, col quale si deturpano i libri di tante bi-
blioteche: «Che cosa dice il libro: Lettore, io vengo a
te come un amico, per consolarti e per istruirti. Tienmi
bene, leggimi sollecitamente e non trattenermi presso
di te quando ti ho servito, perchè il mio destino è di
portar luce e gioia a molte anime. Rispettami, non

[p. 161]

piegar le mie pagine, non deturparmi con segni. Io
son cosa di tutti
». Questa leggenda ora circola su
qualche milione di libri, su tutti quelli, cioè, rilegati
a cura della Federazione per le biblioteche italiane
dell'interno e dell'estero.
L'altra innovazione di carattere igienico consistè
nell'adottare, per l'involucro esterno delle rilegature,
non più le solite carte marmorizzate o le solite tele,
su cui rimanevano tutte le impronte delle dita sudate
o qualsiasi traccia di umidità e di untume, ma la così
detta dermoide, impermeabile alle materie grasse e
possibile a lavarsi con una spugna inzuppata di ac-
qua e soda. Da allora questo prodotto è generalmente
applicato in legatoria; ma quando la Direzione delle
Biblioteche Popolari Milanesi lo propose, dovette su-
perare l'opposizione dei misoneisti e persino l'obie-
zione dei tecnici, che lo sconsigliavano come facil-
mente infiammabile, quasi che la carta non sia di per
sè facile preda alle fiamme.
E poichè siamo a parlar d'innovazioni, occorre ri-
cordare che le Biblioteche Popolari Milanesi furono
le prime o tra le prime in Italia a introdurre il sistema
di catalogazione decimale, così propizio al rapido fun-
zionamento del servizio di prestito.

                                    ***

Nel 1912, con la gentile prestazione di una colta
signorina, la prof. Maria Sanguini, che aveva stu-
diato sui luoghi le biblioteche pubbliche inglesi, venne
fondata, a lato della Centrale, la prima Sezione spe-
ciale per Fanciulli, che diede subito risultati ottimi,
non solo, ma servì di modello a tutte le altre biblio-
teche per fanciulli non molte in vero istituite
di poi in Italia.
Data dalla fondazione di essa, dagli studi prelimi-
nari che essa richiese e che furono fatti conoscere lar-
gamente a mezzo della stampa, quel movimento di no-
bile curiosità destatosi allora in Italia intorno alla

[p. 162]

letteratura per la fanciullezza, dal quale venne via via
maturando una migliore e maggiore produzione di li-
bri destinati alla prima età, e poi l'idea felice di in-
trodurre la letteratura per l'infanzia come materia di
studio nelle scuole dei maestri, allo scopo di prepararli
al delicato ufficio di guidare gli alunni nella scelta
delle loro letture, le quali imprimono spesso un indi-
rizzo alla vita.
La Biblioteca speciale per i Fanciulli costituì certo,
dopo la Federazione Italiana delle Biblioteche Popo-
lari, l'iniziativa più importante fra quelle che l'isti-
tuto condusse a compimento. Organizzata sui migliori
modelli d'Inghilterra e d'America, questa Sezione rea-
lizza il tipo ideale di biblioteca capace di fare l'edu-
cazione del lettore. I fanciulli v'imparano l'uso degli
strumenti bibliografici, vi hanno libero accesso a gli
scaffali, vi trovano consiglio e guida nelle loro let-
ture. I più grandi ed esperti iniziano alla pratica di
biblioteca i nuovi venuti, i maestri vi conducono in
visita le loro scolaresche; maestri, genitori, editori,
pubblicisti vi attingono informazioni sulla letteratura
per l'infanzia. Quivi, infine, si vanno sistemando i
molteplici còmpiti inerenti allo sviluppo delle biblio-
teche per la gioventù; compilazione di cataloghi spe-
ciali, indicazione dei migliori libri per l'infanzia usciti
in altre lingue, traduzioni, propaganda, ecc.
Alla fine del 1913, nel periodo delle strenne, la Se-
zione organizzò per la prima volta in Italia una
Mostra Internazionale del Libro per Fanciulli, ricca di
recentissime edizioni italiane, francesi, inglesi, tede-
sche e spagnole, fra le quali erano alcuni piccoli ca-
polavori di freschezza e di grazia, che non furono am-
mirati inutilmente da editori e adornatori del libro.
Al principio del 1914 i lettori della Sezione Fan-
ciulli erano tanti, che se ne doveva regolare l'accesso
a turno.
L'operazione del prestito presenta particolari inte-
ressanti, che ci duole di non poter esporre qui, per
non abusare dello spazio e della pazienza dei lettori.
La Sezione fu poi arricchita di uno speciale riparto

[p. 163]

di studio della letteratura giovanile, la Biblioteca del
Fanciullo
, non circolante, ma aperta a insegnanti, edi-
tori, ecc. Vi si applicò con amore la signorina Maria
Bersani, autrice di pregevoli pubblicazioni in materia.

                                    ***

Nell'anno 1912 cominciò a funzionare con qualche
regolarità il servizio di consulenza bibliografica, an-
nesso alla sala di lettura della Biblioteca Centrale,
che fu perciò arricchita di molte e moderne opere di
indole generale, le quali, per la loro mole e per la
materia che contengono non si prestano ad essere
asportate per una lettura continuata, ma soltanto con-
sultate in luogo.
Dall'orario ferroviario, alle enciclopedie generali,
dalla guida della città, all'atlante geografico mondiale,
dai vocabolari delle varie lingue, ai dizionari speciali
(geografico, biografico, ecc.); dalle pubblicazioni sta-
tistiche, all'«Annuario d'Italia»; dall'«Almanacco
Italiano», all'«Almanacco di Gotha», tutto ciò che
si presta a rapide informazioni per un pubblico che
non ha tempo da perdere, venne a poco a poco adu-
nato in questo riparto della Biblioteca Centrale; dove
poi si andarono formando, limitatamente ai mezzi di-
sponibili, collezioni tecniche e artistiche, raccolte com-
plete di periodici e di opere letterarie dei grandi scrit-
tori, affinchè quanti vogliano rinfrescare la nozione di
una teoria, ricercare i particolari di una applicazione
meccanica, rilevare un motivo d'arte decorativa, rileg-
gere un passo caratteristico, copiare una strofa, sap-
piano dove trovar con certezza ciò che loro occorre e
che nel riparto circolante spesso non è disponibile.
La consulenza non si faceva soltanto a mezzo dei
libri e con la guida di cataloghi speciali per materia e
per soggetto, ma anche a voce, per telefono e per
iscritto. Lo stesso sistema di catalogazione decimale
era per sè un ottimo strumento di ricerca e di informa-
zione bibliografica.

[p. 164]

                                    ***

Il primo anno della guerra europea (1914) determinò
un minor incremento degli anni precedenti nel numero
dei lettori e dei libri distribuiti, che in dieci anni si
era elevato gradatamente dalla media quotidiana di
222 a 1200. La guerra, specie nei primi tempi, attrasse
potentemente l'attenzione del pubblico ai giornali e
lo distolse dai libri. Ma il rallentamento fu di breve
durata. Coll'intervento dell'Italia nel conflitto, l'anno
di poi, superata la crisi d'incertezza che tenne in tanta
sospensione l'animo della città, il progresso si accen-
tuò e fu raggiunta la media giornaliera di 1302 libri
distribuiti. L'aumento ebbe a verificarsi specialmente,
in quest'anno, nelle Sezioni più popolari della perife-
ria. Neppure i molti richiami alle armi, che costrinsero
a numerose sostituzioni del personale, nocquero all'a-
lacrità del lavoro. Durante l'estate, la Biblioteca per
i Fanciulli dovette aprire una succursale provvisoria
in via Marino, 3, per sopperire alle richieste degli alun-
ni in vacanza, iniziando così l'esperimento e aprendo
la via al Comune per provvedere al servizio di letture
nelle vacanze, come parecchi anni prima aveva fatto
per le biblioteche scolastiche.
Col 31 dicembre 1915 venne a scadere il Consorzio
delle Biblioteche Popolari, e dopo un anno di gestione
libera, il Comune assessore per l'istruzione il ro-
manziere Virgilio Brocchi prese l'iniziativa di mu-
tar le basi costitutive dell'ente, intervenendo con la
maggiore parte dei fondi necessarî e nominando la
maggioranza dei membri del Consiglio amministra-
tivo. L'antico nome di Consorzio delle Biblioteche Po-
polari
si mutò in quello di Istituto autonomo per la
diffusione della coltura nel popolo a mezzo del libro
,
comunemente conosciuto col nome di Istituto delle
Biblioteche Popolari
.
Il 1916 segnò un ulteriore incremento nell'attività
delle Biblioteche Popolari, che riuscirono a distribuire

[p. 165]

435 103 libri. Ma l'anno di poi, continuando il ri-
chiamo delle classi e crescendo le preoccupazioni d'o-
gni specie, si ebbe per la prima volta una diminu-
zione notevole nell'affluenza dei lettori, e i libri distri-
buiti si ridussero da 435 000 a 366 000.
Nell'anno successivo (1918) cessarono di apparire
nei resoconti statistici dell'Istituto le biblioteche sco-
lastiche, che il Comune avocò definitivamente a sè e
per le quali l'Istituto cedette il suo materiale super-
stite. A prescindere da esse, il numero dei libri distri-
buiti subì un'ulteriore diminuzione di 3154, minima,
se si pensa all'avvenuto reclutamento di classi gio-
vanissime e alle peggiorate condizioni della viabilità
nelle ore serali (strade poco illuminate e servizio tram-
viario notevolmente ridotto).
L'ultimo e perciò più critico anno della nostra lunga
guerra, che vide la paralisi di quasi tutte le attività
colturali cittadine e persino la riduzione degli orari
scolastici, non alterò quasi affatto il vigore e la tenace
vitalità delle Biblioteche Popolari Milanesi.
Non è, anzi, da tacersi che proprio allora sorse e
venne affermandosi presso la Centrale, in piena au-
tonomia economica, ma come figliazione diretta del-
l'Istituto e in perfetta comunione di spirito e di opere
con esso, la Biblioteca dei Maestri, divenuta in breve
nazionale, che nel 1918 mise in circolazione più di
20 mila volumi, non compresi nelle resultanze sopra
enunziate. Da essa nacque poi quel Gruppo di Azione
per le Scuole del Popolo, che fu ed è rimasto il cen-
tro più attivo e fattivo di private iniziative pro scuola
del popolo italiano. Biblioteca dei maestri e Gruppo
d'azione vissero a lungo nella stessa sede della Bi-
blioteca Popolare Centrale e sotto il suo diretto pa-
trocinio, finchè il loro sviluppo non rese necessaria la
ricerca di una più ampia sede.
Nè si deve dimenticare che in quegli anni l'Istituto
organizzò, in tre estati successive, tre corsi per la pre-
parazione tecnica degli addetti alle Biblioteche Po-
polari della città e della provincia di Milano, ai quali
si iscrissero molti insegnanti. Furono quelli i primi

[p. 166]

sommari esperimenti di una scuola permanente, che
in Italia è ancora da fondarsi, se si vuole dare ordine
e consistenza al caotico movimento delle biblioteche
popolari, molte delle quali per mancanza di criterî
direttivi e di un centro capace di diffonderli e farli os-
servare esistono soltanto di nome.

                                    ***

Con la fine della guerra l'affluenza dei lettori alle
Biblioteche Popolari Milanesi riprese il suo ritmo
ascendente. Nel 1919 i prestiti erano aumentati di
39 520 in confronto dell'anno antecedente e nel 1920
si constatò un ulteriore aumento di circa 29 000.
In quel tempo si ebbe in Italia il fenomeno preoccu-
pante del dilagare della letteratura pornografica, che
ridusse quasi al nulla la produzione di amene letture
moralmente sane. Tutti ricordano le vetrine dei li-
brai invase da una moltitudine di libri dalle copertine
poco edificanti e l'inesauribile avidità con cui il pub-
blico li leggeva. Fu l'età d'oro degli editori italiani,
i quali si contendevano i liberi romanzieri e novel-
lieri a colpi di biglietti da mille, che in qualche caso
particolare raggiunsero il numero di parecchie centi-
naia. Ma la cuccagna non durò molto; il pubblico fece
giustizia di quella ondata di cattiva letteratura, che
ingombra ancora carta da macero qualche ma-
gazzino editoriale.
Le Biblioteche Popolari di Milano fecero allora,
prime e sole, quanto poterono per contrastare in qual-
che modo a quel torbido rigurgito del dopo guerra, ed
ottennero da alcune case editrici la pubblicazione di
nuove raccolte librarie vigilate dalla Direzione dell'I-
stituto. A questa specie di controllo morale sulle edi-
zioni destinate al popolo e alla fanciullezza si assog-
gettarono spontaneamente grandi Case e qualche edi-
tore popolare di enorme potenza produttiva e diffu-
siva.
Gli effetti di questo intervento furono abbastanza

[p. 167]

considerevoli, se si tien conto che almeno sette nuove
collezioni per il popolo e per la fanciullezza, tutte an-
cora fiorenti e largamente diffuse, nacquero da que-
sta azione diretta, e indirettamente parecchie altre
consimili iniziative, non meno importanti, si mani-
festarono, sull'esempio e sulla traccia di quelle.

                                    ***

Col 31 dicembre 1920 venne a scadere l'impegno del
Comune e degli altri enti contributori, e l'Istituto, in
attesa che l'impegno fosse rinnovato per un periodo
successivo, venne a trovarsi in critiche condizioni fi-
nanziarie. Per scongiurare la chiusura e la soppres-
sione di alcune biblioteche, che ad un certo momento
parve inevitabile, si ridusse a limitare le spese più
necessarie, a cominciare da quella per l'acquisto di
nuovi libri, con la conseguenza prevista di un arresto
del movimento ascendente, tornato a manifestarsi nel-
l'attività dell'Istituto subito dopo la fine della guerra.
Nel 1921, infatti, i libri distribuiti aumentarono sol-
tanto di 2600 circa; quindi, stasi.
Era necessario che il Comune intervenisse a colmare
il deficit prodotto nella gestione amministrativa dal
progressivo svalutarsi della moneta. Nel '20, infatti,
i libri si pagavano già circa tre volte più che nel 1917
e il prezzo delle rilegature era esattamente quadru-
plicato. Poco meno che raddoppiati erano gli stipendî
del personale, quantunque contenuti in limiti molto
inferiori alla media corrente.

                                    ***

Il disagio conseguente all'immane sforzo sostenuto
dal Paese in guerra indusse il Comune a rinunziare
anche alla soluzione del grave problema delle sedi, a
cominciare dalla Sede Centrale, per la quale era stata
proposta l'erezione di una «Casa della Coltura

[p. 168]

Popolare» nell'area allora libera tra via Battisti e la prima
parte del Corso di Porta Vittoria. Il progetto, studiato
dall'Ufficio Tecnico Municipale, diretto allora dal va-
lentissimo ing. Masera, comprendeva anche la sede
dell'Università Popolare e un grandioso salone tea-
tro per proiezioni luminose educative, e diede luogo
alla pubblicazione di un opuscolo di propaganda,
illustrato con la pianta dei diversi piani e con gli
schizzi delle due principali facciate dell'edificio. Si
era già cominciato a raccogliere i fondi per pubblica
sottoscrizione, e per alcuni anni il Comune iscrisse
anche somme ragguardevoli nel suo bilancio. Ma,
come si è detto, le difficili condizioni in cui venne a
trovarsi l'erario comunale consigliarono il rinvio della
coraggiosa intrapresa, che avrebbe realizzato un'idea
feconda: la coordinazione delle opere di coltura po-
polare e offerto alle grandi città italiane un esempio
da seguire.
Il concorso attivo di cittadini benemeriti non mancò
mai a promuovere l'incremento delle Biblioteche Po-
polari. Nel 1918 la nuova Sezione «Emilio Treves» di
Porta Monforte fu potuta costituire col dono di una
copia di quasi tutte le edizioni della Casa Editrice
Fratelli Treves, in commemorazione del suo fondatore
da poco defunto; come più tardi, nel 1923, si potè
allestire la nuova Biblioteca «Ulrico Hoepli» a Porta
Nuova, grazie al dono delle proprie edizioni largite
dal notissimo editore milanese in occasione del cin-
quantenario della sua attività industriale; come nel
1921 era stato possibile istituire, a spese delle mae-
stranze e dell'amministrazione dello stabilimento, la
Biblioteca interna per gli operai (alcune migliaia) del
Tecnomasio Italiano, poi trasformatasi in pubblica.

                                    ***

L'anno 1922 fu particolarmente critico per le Biblio-
teche Popolari Milanesi. Causa le vicissitudini cui
era andata incontro l'amministrazione comunale

[p. 169]

durante l'anno precedente, l'Istituto, rimasto privo di
risorse certe e di un'amministrazione regolare, con-
tinuò a funzionare come potè, indebitandosi ed eco-
nomizzando sulle spese essenziali. Queste difficoltà
si ripercossero gravemente sui risultati del 1922, che
segnarono una diminuzione di 36 000 prestiti in con-
fronto dell'anno antecedente.
Nell'anno 1923 l'Istituto segnò il passo, risentendo
ancora gli effetti delle gravi difficoltà economiche, che
ne avevano messo in forse l'esistenza. L'aumento dei
lettori fu quasi impercettibile. Ma i 335 661 prestiti di
quell'anno si elevarono a 341 972 nel 1924, a 378 042
nel 1925, a 392 148 nel 1926 e infine a 428 913 nel 1927
e a circa 500 000 nel 1930, segnando un'energica ri-
presa nella vitalità espansiva dell'Istituto e superando
notevolmente nei risultati gli anni della sua mag-
giore prosperità.
I volumi da esso posseduti alla fine del 1930 erano
circa 70 000.
Nel 1924 l'Istituto si arricchì di una Sezione Musi-
cale (presso la Centrale), dotata di 2000 spartiti com-
pleti e di un buon numero di musiche varie, che nel
1925 prestò 7554 volte, 10 900 nel '26, 11 630 nel '27,
specialmente a professionisti.
Questa, in cifre, la storia delle ascendenti fortune
dell'istituto milanese, che ebbe una sosta soltanto per
la guerra e per la crisi economica.
Otto milioni e mezzo di libri messi in circolazione in
27 anni fra i ceti modesti di una grande città: operai,
commessi, impiegati, fanciulli, donne da casa, gente
che, per la maggior parte, abbandonata la scuola, non
avrebbe più letto un libro per intero in tutta la vita,
è tale risultato da inorgoglire la città che lo ha reso
possibile.

                                    ***

Fra molti casi interessanti occorsi nelle Biblioteche
Popolari di Milano, basti ricordare esempî di operai

[p. 170]

che, avendo ottenuto indennità per infortunî sul la-
voro o per altro, offersero oblazioni spontanee fin di
cento lire alla biblioteca, a cui sentivano di dovere
qualche cosa che nulla e nessuno avrebbe potuto dar
loro; di operai che proposero di pagare la metà di
un'opera costosa, perchè la biblioteca potesse acqui-
starla e riserbasse loro il privilegio di leggerla per
primi; e infine il caso particolarissimo di un operaio
tintore, che non solo imparò la lingua francese su
grammatichette e metodi della biblioteca popolare,
fino a tradurre egregiamente per la stampa opere di
notevole mole e importanza, ma lesse e studiò con tale
perseveranza e metodo i grandi scrittori, fino a diven-
tare scrittore egli stesso. Due suoi libri fanno parte di
un'accreditata collezione della Casa Paravia e riscos-
sero lodi dalla critica, che pure ignorava la condizione
dell'autore. Ma il massimo risultato morale di questo
caso di libera preparazione alle lettere si è che lo scrit-
tore non è rimasto meno operaio tintore di un tempo
ed impiega i suoi modesti guadagni letterarî a riem-
pir la casa di libri.

                                    ***

Nè questi risultati sono i soli che si sarebbero po-
tuti ottenere in circostanze più favorevoli. Quasi tutte
le sedi, ad esempio, sono o insufficenti o inadatte.
Due sole biblioteche hanno spazio per la lettura e la
consultazione in sede e tutte le altre devono limitarsi
al prestito dei libri per la lettura a domicilio. Pa-
recchie altre non hanno ingresso diretto dalla strada,
ma in cortili e in aule scolastiche, in fondo a lunghi
corridoi. Caduta l'idea della Casa della coltura po-
polare, più nulla si fece per migliorare le sedi della
Centrale e delle Sezioni, anzi, spesso occorse migrare
in locali più ristretti e inadatti per far posto ad altri
servizî comunali considerati più importanti.
Scaduta, col 1926, la costituzione consorziale del-
l'Ente, le Biblioteche Popolari passarono al Comune

[p. 171]

di Milano, il quale, fino al novembre 1930 non si fece
vivo, lasciando che la direzione si destreggiasse come
poteva e continuando però ad erogare il fondo di
L. 140 000 iscritto in bilancio e ridotto negli ultimi
anni a 100 000.
Nel 1929, compiuto il primo venticinquennio del-
l'istituzione, il direttore, rendendo conto dell'attività
svolta in quel periodo, concludeva la sua relazione
con questi voti, rimasti fin ora inadempiuti:
«Il giorno in cui si avranno sedi sufficenti, per le
quali è da consigliarsi la costruzione graduale di pa-
diglioni nei diversi quartieri della città, ogni biblio-
teca potrà diventare il nucleo centrale di un insieme
di attività coordinato ed armonico pro coltura del po-
polo, come letture commentate, recensioni orali dei
migliori libri usciti, trattenimenti cinematografici e
radiofonici educativi. Alla Sezione Musicale potrebbe
aggiungersi una discoteca e alla Biblioteca Centrale
un riparto in Braille per i ciechi.
Altre Sezioni speciali per fanciulli potrebbero sor-
gere ai Giardini Pubblici e al Parco, e una rete di
altre biblioteche, comuni a fanciulli e adulti, nei Co-
muni recentemente annessi. I minori nuclei di popo-
lazione suburbana dovrebbero essere serviti da una o
più autobiblioteche, le quali, in giorni e ad ore de-
terminate, si fermerebbero in punti fissi del loro per-
corso per distribuire i libri e ritirare i già letti, racco-
gliendo le richieste dei non disponibili.
Una preparazione specifica del personale è indi-
spensabile per fare delle biblioteche sempre meno dei
distributorî meccanici di libri e sempre più dei cen-
tri di consulenza intellettuale.
Le Biblioteche Popolari Milanesi come inizia-
rono e diedero impulso al movimento per la circola-
zione del libro in mezzo al popolo italiano potreb-
bero così inaugurare una nuova e più utile fase nella
vita di queste istituzioni».

[p. 172]

                                    ***

L'attività del Consorzio milanese determinò per ri-
flesso il ridestarsi del movimento per le biblioteche
popolari in tutta Italia. Da Torino a Firenze, da Ge-
nova a Roma, da Venezia a Palermo, attraverso mol-
tissimi centri inferiori, passò come un soffio di fer-
vore. L'Italia settentrionale fu, come sempre, più
pronta all'appello e all'opera, e il Consorzio divenne
in breve l'ufficio di consulenza di tutte queste inci-
pienti iniziative.
Peccato che la stampa, non ancora da noi educata
a seguir le fasi degli avvenimenti importanti che non
destan clamore, ne tacesse ostinatamente: quanto di-
versa in ciò dalla stampa tedesca, che nel 1899 pub-
blicò in tutti i suoi organi più diffusi e autorevoli,
confortandolo di entusiastica approvazione, l'appello
che la Società Comenius diresse a tutti i Comuni della
Germania, per convincerli che una Biblioteca è un'o-
pera di interesse pubblico, come lo è un parco, un
mercato!
In provincia di Milano, dove naturalmente più viva
si ripercosse la eco dei primi successi ottenuti nelle
biblioteche del capoluogo, il movimento divenne pre-
sto più intenso e fattivo che altrove. Cooperative e
Società operaie chiesero al Consorzio milanese ap-
poggio morale e materiale da molti paesi della pro-
vincia.
Fu, quindi, necessario creare un Riparto speciale in
seno al Consorzio urbano, a cui aderirono, oltre l'U-
manitaria, l'Amministrazione della provincia, il Con-
sorzio lombardo delle Cooperative, la Cattedra am-
bulante di agricoltura e la Federazione magistrale.
Il Riparto Biblioteche popolari in provincia di Mi-
lano potè erogare, negli ultimi anni, circa 10 000 lire
in sussidi, libri e moduli, e compiere efficace opera
direttiva e di vigilanza. Pubblicò un «Saggio di Ca-
talogo modello» e provvide alla 1a edizione del pre-
sente Manuale.

[p. 173]

Alla fine dell'anno 1918 facevano capo al Riparto
provincia dei Consorzio milanese 102 biblioteche po-
polari, con più di 100 000 volumi, letti in quell'anno
circa 170 mila volte.

                                    ***

Bastò, insomma, che un esperimento serio venisse
tentato a Milano con buoni risultati, perchè il movi-
mento, da tanti anni interrotto, riprendesse il suo slan-
cio, confortato questa volta da un più largo consenso
del pubblico, dalle stesse progredite condizioni del-
l'industria e del lavoro. La stessa Società bibliogra-
fica italiana, non ostante il suo carattere tradiziona-
lista e accademico, si trovò a dover secondare questa
nuova corrente, che vuol portare il libro a contatto fre-
quente del gran pubblico, e nel suo VII Convegno,
che ebbe luogo a Milano nel maggio 1906, oltre ad una
relazione sull'andamento delle Biblioteche popolari
milanesi, discusse ed approvò una proposta concreta
di Guido Biagi, invocante un provvedimento legi-
slativo per la creazione di pubbliche biblioteche di
coltura generale, a tipo moderno ed accessibili al po-
polo; di un organo centrale di coordinamento e di vi-
gilanza, e di corsi, specialmente femminili, per abili-
tazione all'ufficio di bibliotecarî, presso qualcuna delle
nostre scuole magistrali.
Un altro argomento di cui ebbe ad occuparsi il Con-
vegno della Bibliografica fu l'istituzione di bibliote-
chine gratuite nelle scuole elementari del Regno, a
cui aveva incominciato a provedere il Comitato Cen-
trale di Bologna
, promosso e presieduto da una ope-
rosa gentildonna, Clara Archivolti Cavalieri, sotto
l'alto patronato della Regina Elena.
Con varia fortuna e con altro nome 1), l'iniziativa
bolognese visse fino a questi ultimi tempi.

1) Associazione Nazionale Fascista per le Biblioteche delle
Scuole elementari.

[p. 174]

Un Consorzio torinese autonomo per le Bibliote-
chine gratuite, presieduto dall'on. Paolo Boselli e ani-
mato dal fervore di lavoro di un'altra infaticabile don-
na, la signora Ildegarde Occella Trinchero, rivaleg-
giò col Comitato di Bologna per l'intensità e il me-
todo che seppe dare all'opera sua, estesa poi sistema-
ticamente alle bibliotechine per i soldati. Pubblicò un
catalogo per dieci tipi di bibliotechine, adatte alle va-
rie classi e alle varie scuole, comprese le serali per
operai, e con una spesa minima provvede una biblio-
techina a Società operaie, a stabilimenti industriali,
a scuole, e pensa poi ad alimentarla periodicamente
di nuovi volumi. Alle caserme invia le bibliotechine
gratuitamente. Alla fine del 1908 aveva collocato 156
bibliotechine ordinarie, per il complesso di 7720 vo-
lumi, più 63 bibliotechine speciali per militari.
Nel 1914 assunse dal Comune di Torino la fonda-
zione e l'esercizio delle biblioteche popolari della Città.
Queste piccole biblioteche erano 16 nel 1927 e distri-
buirono i loro libri 60 224 volte. Il Comune contribuiva
con L. 100 000. Evidentemente anche troppo, per sì
magri risultati.
Altre attività convergenti allo stesso scopo si anda-
vano destando, sempre più numerose ed alacri. La
sezione fiorentina della Lega Navale nominava una
Commissione permanente per le Librerie dei Marinai,
allo scopo di aiutare le biblioteche in formazione a
bordo delle regie navi o presso gli stabilimenti ma-
rittimi, incaricandosi dell'acquisto dei libri necessarî
e talora donandone de' suoi. Questa Commissione
pubblicò un catalogo di circa 2500 libri, approvato
dal Ministro della Marina. Al principio del 1908 già
38 navi da guerra avevano la loro biblioteca, con 5000
volumi circa complessivamente, ed altre 48 bibliote-
chine erano in preparazione. Il Ministero della Marina
contribuiva con un sussidio di L. 5200.

[p. 175]

[3.] 3. La Federazione Italiana.

I sintomi, insomma, di un risveglio decisivo, erano
numerosi ed indubbi, quando il Consorzio milanese
decise di convocare in Roma come abbiamo detto
il 1º Congresso nazionale delle Biblioteche Popolari,
che ebbe luogo dal 6 al 10 dicembre 1908 e devesi
annoverare a detta di molti come uno dei fatti
più salienti di quell'anno e come lo sforzo più fecondo
di risultati, compiuto in Italia da private energie, per
lo sviluppo della coltura popolare 1) in quegli anni.
Uomini venuti dalle più diverse scuole politiche, so-
ciali e religiose; tempre use alle più disparate attività;
intelletti aperti alle più opposte visioni del divenire
umano; socialisti come il Turati, il Cabrini, il Reina,
conservatori come il Luzzatti, il Saldini, il Bodio, il
Biagi, il Barbèra; rappresentanti i pubblici poteri co-
me il Ministro Rava, il Sindaco di Roma, il Corra-
dini, il gen. Porro, l'ammiraglio Leonardi Cattolica;
donne come Maria Pasolini; pedagogisti come Luigi
Credaro; scrittori come Ferdinando Martini e Giovanni
Cena e non ultimi alcuni sacerdoti, tutti c'erano, i
buoni, i fervidi, gli operosi in buona fede, venuti da
ogni parte d'Italia, anche dalla lontana Sicilia, per-
suasi di una verità semplice, in cui era tutta la ra-
gione e la necessità dell'avvenimento, che cioè non
basta aver dato la scuola obbligatoria ai nostri fan-
ciulli, se la scuola, per il tramite del libro largamente
diffuso, non trasmette i suoi effetti benefici, oltre il bre-
ve periodo di frequenza, a tutta la vita degli individui
che passarono per le sue aule come in un sogno, nel-
l'età in cui più lenta e faticosa è la comprensione delle
cose, ed in cui del sapere non si acquista che lo stru-
mento, talora imperfetto e rudimentale esso stesso.

1) Vedi: Le Biblioteche Popolari al 1º Congresso Nazionale.
Milano, 1910, Feder. Ital. delle Biblioteche popolari.

[p. 176]

Questa verità semplice intesero affermare, oltre gli
ottocento aderenti al Convegno di Roma (numero dav-
vero notevole per un argomento sì modesto in appa-
renza) anche scrittori come Antonio Fogazzaro, Ma-
rio Rapisardi, Gerolamo Rovetta, Ada Negri, Cesare
Lombroso, Achille Loria, Arturo Graf, i quali vollero
confortare gl'iniziatori con parole degne di ricor-
danza.

                                    ***

Al Congresso di Roma si rivelarono altre iniziative
dirette alla diffusione del libro, le quali, seguite al-
l'esempio milanese, miravano alcune al popolo in ge-
nerale, altre ai fanciulli delle scuole, altre ai soldati,
altre agli emigranti, altre infine a gl'Italiani fuori del
Regno.
Una speciale Commissione dei libri sorta in seno
all'Associazione nazionale «Dante Alighieri», non so-
lo acquistava e spediva libri scolastici e di amena
istruttiva lettura a richiesta di scuole, circoli, società,
comitati della Dante e biblioteche popolari all'estero,
ma promuoveva anche la formazione di biblioteche cir-
colanti di carattere popolare a mezzo de' suoi co-
mitati all'estero nei centri di immigrazione italiana.
Questa Commissione dei libri, valendosi di contri-
buti messi a sua disposizione dal Consiglio centrale
della Dante e dal Commissariato dell'emigrazione,
aveva creato tre diversi tipi di bibliotechine, composte
di 100, 200 e 300 volumi, secondo i casi e le richieste,
acquistati appositamente e accresciuti di un nucleo di
altri libri, prelevati da un deposito centrale delle of-
ferte gratuite, non sempre queste rispondenti alle esi-
genze di una coltura viva e modernamente intesa.
Dal 30 giugno 1903 allo stesso giorno del 1904 fu-
rono 62, tra popolari e scolastiche, le bibliotechine spe-
dite per un complesso di 8 mila volumi circa, 60 con
10 000 volumi nell'anno 1904-1905; 87 con 15 000 vo-
lumi nell'anno 1905-1906; 90 con 16 000 volumi

[p. 177]

nell'anno 1096-1907 e finalmente 147 con 20 000 volumi
nell'anno 1907-1908.
Ventisei biblioteche di bordo per emigranti erano
state allestite per altrettanti piroscafi dal Comitato na-
poletano della «Dante».

                                    ***

Queste iniziative erano sorte in gran parte tra il
1904 e il 1906, specialmente per l'impulso dato al mo-
vimento pro diffusione del libro dalle Biblioteche po-
polari milanesi, di cui si apprendevano, con una specie
di stupore, i mirabili risultati iniziali. E di tutto fu
reso ampiamente conto al Congresso nazionale di
Roma 1).
Tanto evidente apparve a tutto il paese l'importanza
nazionale di questo 1º Congresso, che, indetto da
un'organizzazione locale di biblioteche popolari, pre-
sieduta da un deputato socialista, il Governo non si
peritò di parteciparvi ufficialmente, e di farvisi rappre-
sentare da un suo membro e da alti funzionari, a cui
commise di svolgere relazioni appositamente prepa-
rate, due delle quali furono per l'occasione anche dif-
fuse a mezzo della stampa.
La prima 2), dettata dal comm. C. Corradini, Di-
rettore generale dell'istruzione primaria e popolare,
rendeva conto di un'inchiesta intorno alle biblioteche
popolari esistenti, ordinata dal Ministero con circolare
12 maggio 1906 e ne constatava l'impressionante deca-
denza nel periodo 1893-1906, durante il quale le

1) Vedi relazione del Vice-ammiraglio Leonardi-Cattolica,
rappresentante, al Congresso, del Ministro della Marina e più
tardi Ministro a sua volta dello stesso dicastero; relazione del
Generale Porro, rappresentante il Ministro della Guerra e in
seguito vice-capo dello Stato Maggior Generale, con Cadorna,
durante la guerra; ecc.

2) Ministero della P. I.: Le biblioteche popolari in Italia;
Relazione a S. E. il Ministro
. Roma, Tip. operaia romana
cooperativa, 1908, in 8º, di pag. 110.

[p. 178]

biblioteche popolari erano diminuite da 542 a 415, pur
comprendendo in questo numero le molte che non esi-
stevano se non di nome; altre che, pure esistendo di
fatto, erano chiuse al pubblico; altre ancora che non
acquistavano libri da decenni. In realtà, non si erra di
molto affermando che delle 415 biblioteche popolari
date come esistenti dall'inchiesta governativa nel 2º
semestre 1906, appena un decimo potevano dirsi vere
e proprie biblioteche organizzate, con un bilancio,
un'amministrazione, dei libri, un bibliotecario e dei
lettori. Senonchè il documento governativo ebbe il va-
lore di un atto di contrizione. Esso voleva dire: ci
disinteressammo fin ora delle biblioteche popolari; ora
incominciamo ad occuparcene. E in prova adduceva
l'aumentato stanziamento del fondo di sussidio da lire
3500 a 25 000, divenute 50 mila nel bilancio 1909-1910,
mentre lo stesso Direttore generale, in una seconda
relazione firmata anche dall'on. L. Luzzatti, ne in-
vocava dal suo Ministro 400 mila e proponeva la co-
stituzione legale di un ente elettivo, destinato in ogni
Comune a prendere su di sè non solo la biblioteca po-
polare, ma anche le altre istituzioni ausiliarie e inte-
gratrici della scuola, e spianava la via alla ricerca dei
mezzi necessari.
Un'altra relazione governativa, stampata e diffusa in
occasione del Congresso 1), faceva la storia (ahi, breve
storia!) dell'opera svolta dal Ministero di Agricoltura
per promuovere la formazione e l'incremento di bi-
blioteche agrarie presso le Cattedre ambulanti. Nel
1906 se ne istituirono 17; 20 nel 1907; 17 nel 1908:
inoltre, nei primi mesi del 1909 funzionavano 15 libre-
rie agrarie ambulanti nella provincia di Porto Mau-
rizio, diramate da quella Cattedra; 11 presso Casse ru-
rali e 3 presso Cooperative agricole comprese nella
zona della Cattedra di Langhirano (Parma); mentre

1) Ministro di A. I. e C.: L'opera del Ministero per le
Biblioteche popolari; Relazione di V. Stringher per il 1º Congr.
naz. delle Bibl. popol.
Roma, Tip. naz. di G. Bertero e C.

[p. 179]

altre 4 biblioteche fisse s'istituivano presso altrettanti
istituti femminili di Milano, Udine, Firenze.
Aggiungendo a ciò un sussidio annuo di L. 1000,
largito al Riparto provincia del Consorzio milanese,
uno di L. 300 all'Ufficio Agrario della Società Uma-
nitaria per l'esperimento di bibliotechine ambulanti
ad uso degli emigrati e qualche dono di libri d'indole
agraria a diverse istituzioni, si ha un resoconto scru-
polosamente esatto di tutto ciò che il Ministero di
Agricoltura fece per le Biblioteche popolari nel bien-
nio 1906-1908.

                                    ***

Scopo essenziale del Congresso di Roma era di pro-
clamare costituita la Federazione Italiana delle Biblio-
teche Popolari
, della quale era già stato elaborato lo
statuto ad opera degli stessi uomini che avevano rea-
lizzato da 5 anni l'esperimento milanese, con risultati
tanto lusinghieri, quanto inattesi. E la Federazione,
destinata a dare le direttive tecniche al movimento e
provvedere a tutti i servigi che possono essere eser-
citati in comune con economia grande di tempo e di
danaro, venne costituita per unanime consenso in base
a questo Statuto:

Art. 1. È costituita la Federazione italiana delle Biblio-
teche Popolari, con l'intento di:

Art. 2. A tale scopo la Federazione si propone in modo spe-
ciale:

Art. 3. Possono far parte della Federazione tutte le Bi-
blioteche popolari ed affini, autonome o dipendenti dai Co-
muni, dalle Provincie e dalle Opere Pie, da Associazioni, Scuole,
Laboratori, Autorità militari e carcerarie, comunque esistenti
o che saranno per sorgere in avvenire, purchè non abbiano
fini esclusivi di proselitismo politico o confessionale e tendano
a diffondere la coltura generale, artistica e professionale.

[p. 181]

Le biblioteche comunali e simili delle città di Provincia si
obbligano all'atto della adesione d'introdurre nel loro
ordinamento le modificazioni necessarie e trasformare od esten-
dere la loro funzione per servire ai fini della coltura popolare.

Art. 4. Per essere ammessi a far parte della Federazione
le Biblioteche o gli Enti che le amministrano ne faranno do-
manda alla Federazione stessa, indicando su quali basi sono
costituite e di quali mezzi e materiale librario dispongono.
Le Biblioteche ammesse nella Federazione si impegnano an-
che per l'anno seguente alla loro ammissione, qualora non
dichiarino di volersene distaccare entro il mese di settembre.

Art. 5. Le Biblioteche, per essere inscritte alla Federa-
zione, pagheranno una quota annua anticipata nella seguente
misura:

In casi eccezionali la Commissione esecutiva potrà concedere
temporanei e motivati esoneri e riduzioni di quote.

Art. 6. Saranno escluse dalla Federazione le Biblioteche
che cadessero in mora della tassa federale, o che avessero per-
duto il carattere definito dallo Statuto come necessario alla
loro ammissione.

Art. 7. Le Biblioteche facenti parte della Federazione
hanno diritto:

Art. 8. Reciprocamente, le Biblioteche hanno l'obbligo:

[p. 182]

Art. 9. La Federazione svolge la sua azione per mezzo:

Art. 10. La Federazione attinge i mezzi del suo funzio-
namento alle quote federali, di cui all'art. 5 del presente Sta-
tuto, e ad eventuali contributi dello Stato, di Enti locali e di
privati oblatori.

Art. 11. Il Congresso è il potere deliberante della Federa-
zione: esso si compone esclusivamente dei rappresentanti le
Biblioteche federate, dei Comitati provinciali e dei privati ade-
renti.

Art. 12. Alle deliberazioni del Congresso sono riservate in
particolar modo:

Art. 13. Il Congresso si riunisce almeno ogni tre anni
e in quella città che sarà designata dalla Commissione ese-
cutiva, d'accordo coi membri del Consiglio generale. Le adu-
nanze del Congresso sono valide qualunque sia il numero delle
Biblioteche e dei Comitati rappresentati. Ogni Biblioteca ed
ogni Comitato dispone di un voto.
Alle sedute possono presenziare tutti gli aderenti alle Bi-
blioteche federate ed ai Comitati provinciali.

Art. 14. Il Consiglio generale è composto di 30 membri,
di cui 25 residenti nelle diverse regioni d'Italia e 5 costituenti
la Commissione esecutiva. Essi possono essere scelti anche
all'infuori dei rappresentanti le Biblioteche federate.

Art. 15. È in facoltà della Commissione esecutiva con-
vocare il Consiglio generale per udire il suo avviso in tutte le
questioni di massima aventi importanza fondamentale.

Art. 16. Le decisioni del Consiglio generale potranno es-
sere provocate anche per corrispondenza.

Art. 17. Il Consiglio generale procede alla nomina dei
membri mancanti della Commissione esecutiva, quando per
dimissioni od altro il loro numero venisse a diminuire nel-
l'intervallo tra un Congresso e il seguente.

Art. 18. La Commissione esecutiva è composta di 5
membri residenti a Milano, sede della Federazione. Alle sue

[p. 183]

adunanze possono partecipare con voto consultivo anche i
membri del Consiglio generale.

Art. 19. La Commissione esecutiva dà esecuzione ai deli-
berati del Congresso, cura la gestione amministrativa della Fe-
derazione e prende tutte le disposizioni che crede opportune pel
raggiungimento dei suoi scopi.

                                    ***

La Federazione si mise subito al lavoro nella sua
sede di Milano, organizzando i servizi:

Per non tediare i lettori con una minuta cronistoria
del lavoro compiuto dalla Federazione, ci limiteremo
a riferire che alla fine del 1926, dopo 18 anni di esi-
stenza, essa aveva:

Numerose altre disposizioni governative sollecitò e
ottenne la Federazione a secondare il movimento da
essa suscitato e diretto, ma non tutte trovarono le con-
dizioni necessarie alla loro esecuzione ed alcune rima-
sero, perciò, lettera morta, a cominciare naturalmente
dal decreto legge 2 settembre 1917, seguito il 10 no-
vembre successivo da istruzioni perentorie del Mini-
stro Berenini, che sanciva l'obbligatorietà della biblio-

[p. 185]

teca per gli alunni in ogni scuola e della popolare in
ogni Comune, con risorse incerte e aleatorie. Altri
15 anni trascorsero da quella data, e la biblioteca po-
polare obbligatoria in ogni Comune è ancora un voto
inadempiuto.

                                    ***

Frattanto, l'iniziativa privata rispondeva alacre e
pronta agli stimoli della Federazione 1) e le opere vive
per la diffusione del libro si moltiplicavano.
Un Comitato speciale, presieduto dalla marchesa
Denti, riuscì ad avviare piccole biblioteche in molte
località della Sardegna.
L'Associazione Nazionale per gli Interessi del Mez-
zogiorno, animata da uomini come Giustino Fortu-
nato, Giuseppe Lombardo Radice, Umberto Zanotti
Bianco, Gaetano Piacentini, oltre a un suo vasto com-
pito per l'impianto e l'esercizio di asili infantili, ri-
creatori, ecc., fondò a Roma una biblioteca di studi
meridionali e lavora a diffondere il libro nel Mezzo-
giorno, creando biblioteche popolari, scolastiche e per
i maestri, sia donando libri e materiale vario, sia prov-
vedendo libri a circa metà del loro prezzo. Nel primo
trimestre 1906 partirono dai suoi quattro depositi di
Girgenti, Potenza, Reggio Calabria e Sassari, 2083
volumi.

                                    ***

Nei duri anni della guerra, con mezzi largiti da in-
dustriali milanesi, si die' vita ad un Istituto Italiano
per il Libro del popolo
, con lo scopo di pubblicare
libri ottimi a buon mercato e in veste dignitosa.

1) Alla fine del 1926, la Federazione, nata intorno a un
tavolo e due sedie donate dalla Società Umanitaria, aveva un
patrimonio di 1 200 000 lire, in gran parte liquido.

[p. 186]

Furono iniziate quattro collezioni: I libri della divulga-
zione scientifica, Le vite degli uomini esemplari, I
libri della tradizione, I libri per tutti
. Della seconda
ricordiamo due gioielli: la Vita di Dante di T. Gal-
larati-Scotti, e la Vita di Socrate di S. Varazzani.
Con risorse attinte alla stessa fonte e sempre nel-
l'orbita morale della. Federazione, che prestava

Trapani.
Biblioteca dei piccoli, nei pubblici giardini, istituita dal Gruppo d'azione
«Pro Schola».

l'assistenza tecnica del suo personale direttivo e l'opera de'
suoi servizi organizzati, s'irradiarono nelle campagne
alcune centinaia di bibliotechine in casse-scaffali, prov-
viste di tutto l'occorrente per funzionare non appena
giunte a destinazione.
Biblioteche popolari di ragguardevole importanza
sorsero, oltre che a Torino, a Roma, a Genova, a Co-
mo, a Firenze, a Bologna, a Reggio Emilia, a Ca-
tania, quasi sempre promosse e mantenute dai Comu-
ni, e molte vecchie biblioteche comunali, inerti da de-
cenni, spolverarono le loro collezioni, riaprirono i loro
battenti al pubblico, si risvegliarono alla vita.
A imitazione di quella di Milano, ispirata alle

[p. 187]

Children's Libraries americane, sorsero e fiorirono biblio-
teche speciali per fanciulli ad Alessandria, a Como e
altrove, mercè miracoli di buona volontà, entusiasmo
e disinteresse, che in quegli anni dal 1908 al 1917 si
diffondevano come per contagio.

                                    ***

Come in tutti i paesi cattolici, anche in Italia, e
specialmente al Nord, dove più viva e combattiva era
l'azione del clero, sorsero e si moltiplicarono le bi-
blioteche parrocchiali e delle organizzazioni cattoliche
della gioventù, che, ad imitazione delle biblioteche
non confessionali, si costituirono anch'esse in Fede-
razione, con sede a Milano, ad opera principalmente
di un colto e operoso sacerdote, il dott. Giovanni Ca-
sati, il quale die' vita ad un periodico bibliografico e
pubblicò cataloghi e repertorî, per servir di guida alle
biblioteche aderenti, con criterî naturalmente restrit-
tivi.

                                    ***

Finita la guerra, sopraggiunse un periodo di stan-
chezza; ma il lavoro continuò per l'impulso prece-
dente. L'Opera Nazionale Combattenti, ad esempio,
provvide, a mezzo della Federazione, centinaia di bi-
bliotechine alle associazioni dei reduci di guerra. Ma
nei contrasti civili della crisi morale e politica, che
condusse in breve a un mutamento di regime, quasi
tutte le opere di coltura popolare, che si appoggiavano
in qualche modo ai vecchi partiti e alle loro organiz-
zazioni economiche, andarono travolte. Rimasero in
piedi, naturalmente, la Federazione, le biblioteche po-
polari dipendenti dai Comuni, le biblioteche scola-
stiche.
Quando il Fascismo si fu affermato al potere, ed
ebbe creato le nuove organizzazioni giovanili e

[p. 188]

corporative, la necessità di una biblioteca fu riconosciuta
dai gerarchi in ogni aggregato, e se ne interessarono
specialmente i «dopolavoro» i Balilla, ecc. Questa
nuova fase del movimento è ora in corso; e se ne ve-
dranno a suo tempo i risultati. Frattanto l'Opera Na-
zionale Balilla alla fine di ottobre 1931 censiva 1132
bibliotechine, con 227 635 volumi (circa 200 in media
ciascuna).

                                    ***

Nel 1931, il dott. Apolloni, capo-divisione al Mini-
stero dell'Educazione nazionale, rendendo conto dello
stato presente delle nostre biblioteche popolari e sco-
lastiche al Congresso Internazionale della Lettura
pubblica ad Algeri, era costretto a riconoscere 1) che,
sebbene il decreto legge 2 settembre 1917 preveda in
ogni Comune l'esistenza di almeno una biblioteca sco-
lastica e di una biblioteca popolare, «la legge non
precisa, di questa, nè il tipo, nè la funzione, nè l'ob-
bligo dei Comuni di provvedere alle spese di mante-
nimento». Constata, inoltre, che le biblioteche dovute
all'iniziativa privata per «difetto d'inquadramento or-
ganizzato, presentano la più grande varietà di tipi,
d'importanza e di funzionamento», per cui «non è
possibile procedere ad una classificazione delle biblio-
teche popolari italiane secondo la loro natura e ancor
meno secondo la loro condizione giuridica».
Le biblioteche fondate dal Partito fascista e dalle
opere parastatali (Combattenti, Dopolavoro, Balilla),
«non posseggono per la maggior parte secondo la
relazione suddetta che un centinaio appena di vo-
lumi e non possono essere considerate se non come
embrioni di biblioteche future».
Una statistica ufficiale rilevava, nel 1927-28, l'esi-
stenza di 683 biblioteche funzionanti a cura e spese

1) Vedi La Lecture publique. Mémoires et voeux, etc., par
H. Lemaître. Paris, Librairie E. Droz, 1931.

[p. 189]

dei Comuni, 290 biblioteche appartenenti ai Fasci, 784
biblioteche scolastiche e pubbliche, 144 biblioteche del-
l'Opera nazionale Combattenti, 508 dei Dopolavoro,
50 dei Balilla, 90 di associazioni e collegi religiosi,
276 di associazioni e circoli diversi, 14 biblioteche reg-
gimentali, 896 biblioteche private. Di queste 3654

Biblioteca scolastica «Piccola fonte» S. Pietro in Casale (Bologna).
5ª classe maschile.

biblioteche, soltanto le 683 appartenenti a Comuni e po-
che altre si possono considerare veramente pubbliche,
cioè aperte a tutti.
Secondo l'Apolloni, «la diversità estrema delle bi-
blioteche popolari è causa di una dispersione di forze
e di energie, che, disciplinate convenientemente, da-
rebbero risultati molto migliori. Per rimediare a ciò, il
Ministero dell'Educazione nazionale ha preparato un
disegno di legge, che regolerà il regime delle biblio-
teche popolari. Questo disegno, mentre mette in evi-
denza il carattere obbligatorio della biblioteca popo-
lare in ogni Comune, si sforza di raggruppare le di-
verse iniziative e di dare ad esse l'unità di direzione

[p. 190]

indispensabile al buon funzionamento del servizio e
alla migliore utilizzazione dei fondi».
Forse le condizioni della pubblica finanza in questi
anni di crisi hanno impedito che il provvido disegno
divenisse fin ora legge dello Stato.
Assai più confortanti sono i dati statistici che riflet-
tono le bibliotechine di scuole elementari e dei mae-
stri, le quali sarebbero più di 15 mila in 7424 Comuni
(soltanto 1732 Comuni sarebbero, quindi, privi di bi-
blioteca scolastica), con 2 656 000 volumi, letti in un
anno 2 095 010 volte da 1 536 000 alunni su 2 620 000
iscritti.
I lettori più assidui furono gli alunni delle terre re-
dente.
Il fatto che ogni lettore abbia letto in media soltanto
1 libro e un terzo all'anno circa e che i 2 656 000 vo-
lumi esistenti non sieno stati letti in media neppure
una volta ciascuno dice che molto resta ancora da
fare anche in questo campo.
Questi i dati statistici ufficiali più recenti sull'orga-
nizzazione della pubblica lettura in Italia.
Mentre questo libro va in macchina, si annunzia che
le varie organizzazioni che promuovono e alimentano
il movimento per le biblioteche popolari e scolastiche
vengono raggruppate in un ente unico, con sede in
Roma.

                                    ***

Da un intervento decisivo dello Stato per un ordi-
namento organico della pubblica lettura non si do-
vrebbe essere lontani nemmeno in Italia. Un piano
per la sistemazione delle biblioteche pubbliche na-
zionali e popolari
fu studiato ed esposto nei partico-
lari dall'autore di questo libro in una monografia pub-
blicata dalla Nuova Antologia il 1º aprile 1930, e si
augura che, nelle sue grandi linee, sia stata presa in
considerazione dal Ministro nella compilazione del
disegno di legge sopra ricordato.



[p. 191]

IV.
COME S'ISTITUISCE
LA BIBLIOTECA POPOLARE MODERNA

[4.] 1. La biblioteca al Comune.

Non è vero che l'Italia sia povera di biblioteche.
Tutt'altro. A cominciare dalle nostre antiche e glo-
riose Nazionali, per passare alle comunali, alle popo-
lari, alle scolastiche di ogni ordine e grado, a quelle
dei «dopolavoro», delle associazioni corporative, col-
turali, sportive, ecc., i gruppi di libri costituiti a scopo
circolante si contano forse a parecchie migliaia.
Abbiamo, dunque, un gran numero di biblioteche
di ogni specie, se pur meritano tutte questo nome,
ma non abbiamo un servizio organizzato della pub-
blica lettura
, appunto perchè le iniziative, gli sforzi,
i mezzi sono da noi troppo frazionati. Ogni gruppo
costituito vuol far da sè e avere la propria biblioteca,
per i proprî aderenti, e menarne vanto. Quanto, poi,
a ordinarla razionalmente, a farla funzionare con re-
golarità, ad alimentarla di nuovi libri, ad affidarla a
un bibliotecario preparato al suo compito, ad assicu-
rarle, insomma, un'esistenza attiva e utile con mezzi
adeguati, questo è ancora in molti casi un pio desi-
derio.

[p. 192]

E ammesso pure che questo risultato si potesse feli-
cemente raggiungere, che, cioè, tutti questi nuclei li-
brari circolassero attivamente fra le persone che fanno
capo ai centri cui essi appartengono, anche dopo ciò
non avremmo in Italia un servizio di letture per tutti,
com'è per tutti la scuola, l'acqua potabile, la vacci-
nazione.
Abbiamo lavorato trent'anni a promuovere questi
piccoli centri irradiatori del libro, ne abbiamo visti
sorgere a migliaia in tutta l'estensione del paese, ab-
biamo bene augurato al loro avvenire in centinaia di
cerimonie inaugurali, siamo stati testimoni di commo-
venti entusiasmi; ma dei germi fecondati con tante
fatiche accadeva, col tempo, che, a dir molto, uno su
dieci sopravvivesse e uno su venti prosperasse.
Locali improprî, orarî incerti, servizio deficente,
scarsi mezzi d'acquisto, disordine, negligenza, allon-
tanavano presto il già esiguo numero iniziale dei le-
tori, e la biblioteca moriva. Quanti di questi piccoli
sepolcri del libro sono sparsi in Italia, ed appariscono
ancora nelle statistiche col nome di biblioteche?
È tempo di unificare, di coordinare, di centraliz-
zare. La biblioteca pubblica, che in Italia si chiama
impropriamente popolare, deve far capo al Comune.
Chi ci ha seguito fin qui non ha bisogno che ci attar-
diamo a dimostrare questa necessità. Soltanto il Co-
mune può garantirne l'esistenza, l'accessibilità a tutti
i cittadini; soltanto un'organizzazione centrale potrà
efficacemente e senza sperperi diramare i suoi servizî
alle scuole, a succursali, a stazioni di prestito, a centri
di ritrovo e avvicinare per molteplici canali il libro
al lettore, e aprire sezioni speciali per fanciulli e isti-
tuire un servizio ambulante del libro per i gruppi di
popolazione sparsa.
Una l'amministrazione, uno il criterio direttivo, uno
il focolare d'irradiazione. La fase delle iniziative fram-
mentarie, delle biblioteche riserbate esclusivamente a
piccoli gruppi chiusi di lettori che non si rinnovano,
è ormai superata. È l'ora dell'intervento decisivo del
potere centrale per l'attuazione di questo postulato:

[p. 193]

una biblioteca pubblica circolante in ogni Comune.
Dove non esiste, si fondi ex novo; dove esiste e faccia
capo ad enti, associazioni, ecc., il Comune l'assuma
e ne faccia la biblioteca per tutti. Non bisogna con-
fondere la biblioteca pubblica con le private raccolte
dei circoli di studio, di ricreazione, ecc. Queste pos-
sono essere numerosissime, ed è bene che lo siano;
ma non sono aperte a tutti, e se lo fossero, non ba-
sterebbero allo scopo.
Una biblioteca in ogni Comune è aspirazione an-
tica, e chi scrive, che se ne attribuiva in cuor suo la
paternità, deve confessare che, senza saperlo, egli ri-
peteva il voto, il grido di insigni Italiani del Risor-
gimento. Come abbiamo visto narrando per sommi
capi la storia della biblioteca popolare in Italia, su-
bito dopo la costituzione del Regno, uomini politici,
come Garibaldi e Arrivabene, intellettuali come il
Caccianiga, il Veniali, la Contessa Trivulzio, invoca-
vano già la biblioteca in ogni Comune, anzi, ovunque
fosse una scuola
. Vero è che la biblioteca era allora
quel che è oggi il povero armadietto farmaceutico in
confronto alla vera farmacia; non di meno quella
brava gente intuiva chiaramente l'ufficio del libro cir-
colante per le mani e nelle case di tutti.
Una legge, ispirata agli stessi principî della legge
belga 17 ottobre 1921, è ormai indispensabile a isti-
tuire un servizio generale della pubblica lettura, che
ancora non esiste in Italia, se non sporadicamente.
Eccone le disposizioni essenziali:

                                    ***

Il regolamento esecutivo prescriverà, fra l'altro:

                                    ***

Fin qui le disposizioni obbligatorie. Avverrà, inol-
tre, che le grandi città più sollecite della pubblica
coltura apriranno Sezioni della Centrale nei diversi
quartieri, un riparto musicale con discoteca, un ri-
parto in braille per ciechi e organizzeranno un servizio
ambulante per la popolazione operaia alla loro peri-
feria, ecc.

[4.] 2. La Biblioteca istituto comunale autonomo.

Il Comune nominerà un Comitato della Biblioteca,
scegliendone i componenti fra personalità note nel
campo della coltura, della beneficenza e dell'educa-
zione, con facoltà di aggregarsi membri tecnici anche
estranei al Comune, per utilizzare la competenza di
esperti.
Si eviti quanto è possibile che il Comitato riesca
un'accolta di funzionari.
Una relativa autonomia è necessaria alla biblioteca

[p. 197]

per evitare che l'acquisto anche di un solo libro ri-
chiesto d'urgenza debba essere oggetto di lunghe pra-
tiche burocratiche e di speciale deliberazione dei po-
teri comunali. Il Comitato, di cui il Direttore farà
parte di diritto, disporrà dei fondi stanziati annual-
mente nel bilancio comunale e degli altri proventi,
come contributi dello Stato, sussidî di enti, doni, elar-
gizioni, legati, quote d'iscrizione al prestito, ecc.; e
della sua gestione presenterà annualmente i conti pre-
ventivo e consuntivo, con una relazione morale per
l'approvazione del Comune, a cui mensilmente la di-
rezione comunicherà i dati statistici del movimento
dei libri e di lettori.

[4.] 3. Coordinamento.

Abbiamo accennato alla necessità della coordina-
zione di tutte le iniziative, ai fini di una migliore si-
stemazione del servizio delle pubbliche letture in Italia.
La confusione ha da finire una buona volta anche
nel mondo delle biblioteche pubbliche italiane, e lo
sperpero di mezzi cui dà luogo la fondazione e il man-
tenimento di biblioteche d'ogni specie, che sono spes-
so costosi duplicati, deve far posto ad una feconda
coordinazione degli sforzi e ad una ragionevole divi-
sione del lavoro fra tutte le biblioteche pubbliche della
stessa località.
Ognuna di esse ha da avere, per quanto è possi-
bile, una fisionomia e un fine proprî, per rispondere
ai bisogni di un pubblico determinato. Se, una per
una, esse pretendono di bastare a tutto, avverrà quel
che, purtroppo, avviene in più di una grande città
italiana, dove sei o sette biblioteche acquistano, senza
consultarsi, le stesse opere e si abbonano alle stesse
riviste; mentre, con opportune quanto facili intese,
potrebbero regolare gli acquisti e gli abbonamenti in
modo di mettere a disposizione degli studiosi una
assai maggior quantità di opere nuove e di pubblica-
zioni periodiche.

[p. 198]

L'inconveniente è più grave di quel che non sembri
a prima vista. Vi recate alla biblioteca che, a giudizio
vostro, dovrebbe avere determinate pubblicazioni che
v'interessano per i vostri studî, e non le trovate; vi-
ceversa, ne metteranno sotto i vostri occhi altre che
non dovrebbero esservi e che, ad ogni modo, si tro-
verebbero più a casa loro in altre biblioteche della
città.
I fondi assegnati alle nostre biblioteche pubbliche
sono inverosimilmente esigui, è vero; ma è ancora da
dimostrare che il poco si spenda bene.
Il coordinamento degli acquisti non è che una con-
seguenza del coordinamento dei fini e della divisione
del lavoro fra le biblioteche pubbliche della stessa
città.
Sostanzialmente, le biblioteche esistenti dovrebbero
raggrupparsi in tre ordini o tipi:

Le altre biblioteche pubbliche di carattere diverso
devono decidersi a prendere il proprio posto in una
di queste tre categorie, e ad accettare le conseguenze
di un tale coordinamento. Il quale dovrebbe logica-
mente condurre innanzi tutto allo scambio del ma-
teriale librario, comunque pervenuto, che in ciascuna
biblioteca fosse in contrasto stridente col suo carat-
tere fondamentale; scambio che potrebbe avvenire o
a titolo definitivo, o a titolo di deposito temporaneo
e rinnovabile. La Nazionale dovrebbe, quindi, allon-
tanare da sè, per devolverla alla Biblioteca per tutti,
la parte non trascurabile del suo materiale vario
(amene letture e opere di carattere divulgativo di ogni
disciplina), per liberarsi di tutta la massa amorfa dei

[p. 199]

lettori che le impediscono di dedicarsi interamente agli
studiosi.
Così la Comunale per tutti cederebbe alla Nazionale
le opere di pregio e di dottrina di cui venisse in pos-
sesso per doni o lasciti, e nelle Biblioteche specializ-
zate delle facoltà e degli istituti scientifici si polariz-
zerebbe il materiale atto a determinare sempre meglio
la loro speciale configurazione.
Insomma, è tempo di fissare il principio che le bi-
blioteche pubbliche di una località non devono consi-
derarsi indipendentemente l'una dall'altra, ignorandosi
fra loro ed operando ciascuna in una sfera d'azione
presso che illimitata; ma esse devono formare un siste-
ma graduato ed armonico, non dissimile, in un certo
senso, dall'insieme delle istituzioni scolastiche, che si
collegano e s'integrano fra loro.
Organo di coordinamento sarebbe, in ogni località
in cui esistono, più biblioteche pubbliche, il Collegio
dei direttori
, che si riunirebbe periodicamente per in-
tendersi sugli acquisti da farsi, evitando duplicati inu-
tili; per esaminare la possibilità della stampa dei ca-
taloghi comuni e di un comune bollettino che informi il
pubblico dei nuovi acquisti, e serva a far conoscere ai
lettori ciò che esiste nelle biblioteche pubbliche della
città, e in quale di esse possono trovare ciò che loro
occorre; per organizzare, in comune il servizio di con-
sulenza bibliografica e collaborare, in occasione di
mostre e di manifestazioni varie, a favore della diffu-
sione del libro e della coltura; cose tutte alle quali
accennammo in altra parte di questo scritto.
Il coordinamento, permettendo un miglior impiego
dei mezzi disponibili, attenuerebbe in parte la gravità
del problema dei maggiori fondi da assegnarsi al ser-
vizio delle pubbliche letture in Italia e consentirebbe
l'organizzazione di un controllo unico su tutte le bi-
blioteche.

[p. 200]

[4.] 4. La sede.

Abbiamo visto che gli Americani dedicano quasi
sempre alla biblioteca pubblica un edificio costruito
appositamente, anche quando si tratti di piccole città
di provincia.
Se il Comune ha spazio in vecchi edificî, fara me-
glio ad affittarlo per altri usi e costruire la biblioteca
ex novo. Altrimenti, faccia posto alla biblioteca in
costruzioni edilizie già sedi di servizî pubblici, come
i musei, le scuole, gli istituti di belle arti, purchè si-
tuati in posizione favorevole e d'aspetto decoroso.
Quanto allo spazio, è inutile preoccuparsi dell'accu-
mulazione del materiale librario negli anni avvenire:
i libri della biblioteca pubblica circolano e in note-
vole parte si trovano sempre a casa dei lettori. Inol-
tre, i libri si consumano rapidamente o si eliminano
quando siano superati dal progresso degli studi. Non
si tratta già di fondare istituti di conservazione dei
vecchi libri, musei bibliografici, di cui abbiamo già
sovrabbondanza in Italia.
Una biblioteca nuova di 5000 volumi, tutti di lettura
corrente, vale una vecchia biblioteca di 50 000, che
nella loro stragrande maggioranza non si leggono
più. Dei nuovi libri che si pubblicano annualmente
in Italia, forse meno di un migliaio possono essere
considerati utili a rifornire una biblioteca viva: gli
altri sono ristampe o cartaccia. Ma quasi altrettanti
se ne eliminano per il consumo e per la cessione a
biblioteche o a librerie antiquarie (opuscoli, pubblica-
zioni periodiche arretrate, opere di cui sono uscite
nuove edizioni, ecc.).
Grandi città, come Roma, Milano, Napoli, avreb-
bero bisogno, al massimo, di spazio per 100 000 volumi
alla Centrale e per 10 000 alle Sezioni, comprese le
copie multiple; e i Comuni minori in proporzione ap-
prossimativa.

[p. 201]

                                    ***

Più che lo spazio per i libri, preoccupa lo spazio
per i lettori. Nelle migliori biblioteche inglesi e

Schizzo approssimativo del piano terreno di una Biblioteca pubblica.
a) ingresso sulla strada; b) sala di lettura dei giornali (in piedi); c) sala di
lettura e consultazione immediata dei libri; d) tavolo di registrazione dei
prestiti; e) sala di prestito con libero accesso agli scaffali a raggiera; f) di-
rezione; g), h) uffici. Negli spazi liberi, i tavoli per la lettura, segnati con
rettangoletti, se la lettura non si fa in sale apposite del piano superiore.

americane, il 6 per cento della popolazione in media è
iscritta al prestito dei libri. Su 50 000 abitanti, ad
esempio, 3000 sono i lettori a domicilio, e trattenendo
10 giorni in media il libro ottenuto in prestito, cia-
scuno legge 30 libri all'anno e in tutti 90 000. In cia-
scuno dei 300 giorni di apertura all'anno si avrà, quin-
di, una frequenza di 300 persone. A questa cifra ag-
giungi le consultazioni e letture in sede (200 persone)

[p. 202]

e la lettura dei giornali e periodici (500), e ne risul-
terà che la biblioteca riceve 1000 persone in media
ogni giorno. Bisogna avere spazio per tutti questi
frequentatori, i quali, anche fermandosi in biblioteca
soltanto un'ora in media, nelle 8 ore di servizio gior-
naliero, daranno una presenza contemporanea di 125
persone, che nelle ore e nei giorni di maggiore af-
fluenza aumenteranno considerevolmente, per dimi-
nuire in altri.
Altro spazio sarà necessario per gli uffici (direzione,
catalogazione, movimento dei nuclei librari ambu-
lanti, ecc.).
Sulla base di questi dati si calcoli lo spazio neces-
sario a biblioteche di maggiore e di minore impor-
tanza.

                                    ***

La biblioteca pubblica moderna non ha bisogno di
vaste aule piene di libri fino al soffitto, ma di comode
salette rivestite di scaffali, fino ad un'altezza a cui si
possa arrivare senza bisogno di scale. Gli scaffali sono
aperti e i libri a portata di mano. Open shelf (libero
accesso agli scaffali) è la parola d'ordine nelle biblio-
teche americane.
I locali sono disposti in modo da avvicinare quanto
più è possibile al pubblico, cioè alla strada, i servizî
più frequentati e urgenti, e cioè la sala o le sale di
lettura dei giornali e dei libri di consultazione imme-
diata, in cui i lettori si troveranno non appena entrati,
senza attraversare vestiboli o salire scale. Subito dopo
sarà allocato il servizio di prestito con scaffali disposti
a raggiera, ai quali i lettori avranno libero accesso,
con passaggio obbligato davanti al tavolo-banco del
personale, che sorveglia e registra i prestiti e su cui
sono collocati i cataloghi. Agli angoli, la direzione e
gli uffici.
La sala di prestito e di libero accesso agli scaffali
è illuminata dall'alto, mentre le due sale di lettura

[p. 203]

laterali hanno finestre aperte sulle due vie prospicenti;
finestre basse, perchè la gente veda dall'esterno che
cosa si fa là dentro e sia tentata ad entrare. Non im-
porta molto che il rumore della strada si faccia udire
ai lettori dei giornali e ai frequentatori della sala dove
si consultano rapidamente guide, orarî, ecc.
Al piano superiore si collocheranno il riparto spe-
ciale dei fanciulli e la sala di studio per coloro che
si fermano a lungo in biblioteca. Ogni spazio dispo-
nibile sarà occupato da scaffali di libri. Gli scarti si
raccoglieranno nel piano sotterraneo e i libri di riser-
va, per le sezioni, in soffitta.
Una grande Centrale con molte succursali, stazioni
di prestito, nuclei ambulanti, terrà conto di questi
servizî, che potranno esser distribuiti intorno ad un
cortile, dove entrino le auto-biblioteche e le vetture che
trasportano i libri alle sezioni.
In ogni caso, la biblioteca sorgera in luogo tran-
quillo e luminoso, nel parco o nel giardino pubblico,
se è possibile, ma sempre dove passi molta gente e
possibilmente non lontano dal cuore della città.
Nei luoghi dove non sia possibile la costruzione e
l'adattamento razionale di locali ad uso biblioteca,
piuttosto che rinunziare a fondarla bisognera accon-
tentarsi anche di un'aula scolastica od altro locale
(sempre a terreno e con ingresso diretto sulla strada),
dove i servizî possano sistemarsi alla meglio come
in questo schizzo.

[p. 204]

Il pubblico, entrato dalla porta a nell'antisala b, si
presenta al tavolo-banco di distribuzione, che divide lo
spazio b da c, per chiedere ed ottenere in prestito i
libri da leggere a domicilio, e poi se ne va; o passa
per la porta f nella saletta di lettura d, dove si ferma
e legge i giornali, i periodici o a consultare i libri che
vi si trovano, o comunica per e col bibliotecario, chie-
dendo altri libri, consigli, spiegazioni, ecc. Da e il
bibliotecario-distributore può vigilare il pubblico che
si trova in b e in d.
Con questa disposizione, i lettori che si presentano
per chiedere libri da asportare non disturbano i lettori
in sede, e questi non possono uscir di biblioteca senza
passar sotto gli occhi degli applicati alla distribuzione,
i quali si accertano così che le pubblicazioni chieste
per la consultazione in sede non vengono asportate.
La sala di lettura può ricever luce diretta da tre lati.
Nella sala d'attesa b è a disposizione del pubblico
il catalogo, che sarà collocato sul tavolo del prestito,
e alle pareti sono appesi i regolamenti e i quadri por-
tanti le comunicazioni ai lettori.
I servizi accessori devono esser sistemati in modo
da non alterare la disposizione generale dei locali, da
noi immaginata.

[4.] 5. Le succursali.

Si crede che, ad un servizio bene organizzato, oc-
corra una biblioteca ogni 40 o 50 mila abitanti. Mi-
lano dovrebbe averne una ventina, distanti circa un
chilometro fra loro e tutte collegate con la Centrale.
I lettori devono spostarsi il meno possibile per il pre-
stito e la restituzione dei libri.
Non tutte le succursali, filiali o sezioni devono e
possono avere la stessa importanza. Gli Americani
e gli Inglesi distinguono:

Ogni Sezione ha il catalogo dei suoi libri e di quelli
che si trovano alla Centrale e in tutte le altre Sezioni.
La Centrale ha un catalogo speciale, le cui schede por-
tano, oltre le indicazioni bibliografiche ordinarie, tanti
piccoli quadrati quante sono le Sezioni, per annotarvi
quelle dove si trovano copie dell'opera catalogata. È
superfluo aggiungere che la Centrale è collegata tele-
fonicamente con le sezioni e provvede all'acquisto dei
libri per tutte, su proposta dei rispettivi bibliotecari.
Naturalmente, è centralizzato anche il servizio delle
rilegature, la provvista dei registri, degli stampati,
ecc., ecc.

[4.] 6. I mobili e gli arredi.

Occorrono tavoli e sedie, scaffali e casellari per i
cataloghi a schede.
Le sedie saranno possibilmente a schienali e brac-
cioli (chi legge ama riposarsi); i tavoli di lettura co-
perti di lastre di vetro, perchè ne sia più facile la pu-
lizia. Nella sala dei giornali si legge in piedi, es-
sendo i giornali fissati per la piegatura a grandi leg-
gii. Nelle altre sale di lettura le sedie non hanno un
posto fisso e i lettori sono liberi di collocarle dove vo-
gliono, presso le finestre, vicino al radiatore, ecc. Le
sale presentano tutti i comodi e le attrattive possibili.
Nelle biblioteche inglesi e americane, quelle riserbate

[p. 206]

alle signore sono eleganti salotti con divani, poltrone,
paraventi, vasi di fiori, ecc.
L'altezza degli scaffali, o addossati alle pareti o di-
staccati da esse, in modo da contenere libri dalle due
parti, non dovrà superare i m. 2 o 2,10 al massimo,
per consentire agli addetti e al pubblico di arrivare
sino all'ultimo ripiano senza
bisogno di scala. La profon-
dità dei ripiani non superi i
25 centimetri.

La miglior forma di scaffale in legno è la più sem-
plice, cioè senza lusso di basi, di ornamenti, di listelli
rientranti, che nascondono i primi e gli ultimi volumi
di ciascuna fila e ne ostacolano il libero movimento.
L'altezza dei diversi ripiani sarà eguale, perchè la di-
sposizione dei libri che proponiamo non li gradua per
formato, ma per materia. In un metro di ripiano en-
trano da 30 a 40 volumi: in base a questa cifra si cal-
coli l'ampiezza della scaffalatura occorrente.
Le biblioteche a cui fosse concesso spendere con
minor parsimonia, farebbero bene a provvedersi di
scaffali metallici smontabili. Questa figura rappre-
senta uno di questi scaffali del tipo più semplice, ad
una sola faccia (ve ne sono atti a contenere libri dalle
due parti) tutto in ferro, ad eccezione dei ripiani oriz-
zontali, che sono di legno e che sarebbe meglio

[p. 207]

fossero di vetro molto spesso, ognuno dei quali può al-
zarsi ed abbassarsi a piacere, anche se carico di libri,
scorrendo coi supporti lungo le aste laterali scanalate
e internamente dentate. Lo scaffale può essere smon-
tato con una facilità grandissima e liberato dei ripiani
e dei supporti, per modo che non rimanga se non il
semplice affusto.
La figura mostra abbastanza chiaramente come
lo scaffale si smonti e come i supporti scorrano lun-
go le aste laterali. Tolta l'asse orizzontale, che gra-
vava con tutto il peso dei libri sul listello inferiore
del supporto, basta tirar questo leggermente presso
il punto e, poi girarlo nella direzione della freccia.
Per mettere a posto un ripiano, si introducono
con movimenti inversi i due supporti di destra
e di sinistra nelle aste laterali, indi l'asse orizzontale
si fissa ai due listelli per mezzo di due viti speciali,
girevoli a mano.
Per alzare o abbassare un ripiano senza smontarlo,
lo si solleva leggermente davanti; i supporti escono
dal dente in cui riposano e il ripiano discende o sale,
fin che le mani che lo sorreggono non cessano dallo
sforzo.
I vantaggi di questo sistema di scaffalatura sono
evidenti. Non avendo spalle laterali chiuse, la luce e
l'aria vi circolano meglio; facili sono gli spostamenti
(tanto frequenti nelle biblioteche), grande l'economia
di spazio, e sopratutto semplice e nuovo il modo con
cui i ripiani possono alzarsi e abbassarsi, senza biso-
gno di esser prima liberati dai libri che contengono.
Questo tipo di scaffale si presta anche ad impianti
di notevoli proporzioni, poichè se ne fabbricano di
tutte le foggie e di tutte le dimensioni, anche a serie
combinate.
Quanto ai mobili speciali per i cataloghi a schede,
per le riviste in corso e relativi arretrati, per la let-
tura dei giornali, ecc., sarà bene rivolgersi a ditte spe-
cializzate, le quali potranno almeno indicarvi, con le
figure dei loro cataloghi, la foggia e le dimensioni
da suggerire ai fornitori locali.

[p. 208]

[4.] 7. Il personale.

Il malanno maggiore delle nostre biblioteche popo-
lari è di essere affidate a persone che spesso non hanno
alcuna nozione del lavoro di biblioteca.
I direttori di grandi biblioteche, invece, sono quasi
sempre dotti bibliografi, eruditi e studiosi autorevoli
(basti ricordare, fra gli ultimi scomparsi, Domenico
Gnoli e Guido Biagi); ma non tutti sanno o si occu-
pano di tecnica bibliotecaria. La biblioteca pubblica
non è un istituto che tesoreggia e conserva i libri;
essa deve metterli in valore. La classificazione, la ca-
talogazione, la collocazione negli scaffali, l'accessibi-
lità del materiale librario, la consulenza bibliografica,
l'amministrazione, implicano attitudini varie di ordine
tecnico, che non si acquistano nelle scuole di archivi-
stica e di paleografia. La bibliotecnica è un'attività pro-
fessionale di ordine scientifico, che in America si stu-
dia in iscuole speciali, le quali fanno larga parte alle
esercitazioni pratiche e al tirocinio.
Si deve specialmente alla scarsa importanza attri-
buita alla preparazione tecnica del personale se la vita
interna delle nostre biblioteche si svolge senza muta-
menti e progressi apprezzabili, e se quasi nessun ten-
tativo di innovazioni utili vi si manifesta.
Finora si è pensato soltanto a qualche corso di ar-
chivistica e di paleografia, come se tutti i bibliotecarî
debbano occuparsi soltanto di vecchi libri e mano-
scritti.
E non basta neppure, come spesso avviene, che il
personale tecnico e direttivo sappia orientarsi soltanto
nel mondo della storia e della letteratura, ma esso
deve anche saper informare il lettore in ogni altra
disciplina, cercare per lui, non solo nei cataloghi ma
anche negli scaffali, i libri più utili, seguire le novità,
essere in grado di compilare bibliografie su argomenti
diversi: il cinematografo, l'aviazione, i debiti di

[p. 209]

guerra, il regime doganale, ecc. Il bibliotecario deve, dun-
que, essere sempre una persona colta ed avere una co-
noscenza estesa dei libri e degli autori che ha in bi-
blioteca o dei quali deve arricchirla.
Il buon andamento della biblioteca riposa, anzi
tutto, sull'opera personale del bibliotecario. Il suo
compito d'affezione all'ufficio cui è preposto si estrin-
seca e manifesta in più modi, ma specialmente gui-
dando e dirigendo, con opera continua, minuta, inde-
fessa di suggerimento e di consiglio, tutti quei let-
tori che si presentano in biblioteca per le prime volte,
senza un pensiero preciso, un'intenzione deliberata, a
chiedere un libro spesso indeterminato. Non mai come
in questi casi, che sono moltissimi, occorre al biblio-
tecario intuizione sicura e pronta a penetrare, dall'in-
sieme dei caratteri esterni, dal tono della voce, dal
modo stesso con cui si presenta, la psiche del lettore,
per dedurne il grado di coltura, senza ferirne la su-
scettibilità con domande imbarazzanti.
Il bibliotecario, come il sacerdote, ha, insomma,
cura d'anime per una larghissima parte di lettori, spe-
cialmente nei piccoli centri, dove la biblioteca sia
aperta da poco. Dipende da lui se i lettori novellini,
dopo la prima volta, torneranno ancora o non torne-
ranno più.
V'è, poi, un'altra categoria di lettori, anch'essi no-
vizî, che si presentano a chiedere un libro assoluta-
mente incomprensibile per loro, ma di cui ricordano
il titolo, perchè suonò casualmente un giorno alle loro
orecchie con l'attrattiva di un mistero. Il primo, quasi
istintivo moto nell'animo del bibliotecario, che vede
in un attimo tutto il grottesco di quella richiesta, sa-
rebbe per lo meno l'ironia benevola d'un sorriso. Dio
lo salvi da questa ispirazione! Il lettore che se ne
avvedesse non tornerebbe più.
In questi casi, che si presentano assai più raramente
dei precedenti, il bibliotecario distributore ha da usare
ogni cautela e amorevolezza nello spiegare come il
libro non si adatti al richiedente e come sia necessario
che egli prima ne legga altri, da cui trarrà maggior

[p. 210]

utile e diletto. Senz'altro, sarà un lettore guadagnato:
ove sappiate adattare il libro ai suoi mezzi e non fru-
strargli il piacere che dalle sue prime letture si atten-
de, non vi abbandonerà più. Chi scrive ebbe modo di
fare non uno, ma cento esperimenti in proposito, sem-
pre con lo stesso risultato.
Viene talvolta qualche lettore popolano in cerca di
romanzi dai titoli più strani e foschi, che vi offendono
l'orecchio e il senso estetico, come sferzate su le carni
vive: «I Misteri dell'Inquisizione di Spagna», «Gli
amori di un'avvelenatrice
», «Vendetta di sangue» e
simili orrori vi si avventano in faccia con un terri-
bile fuoco di fila; e voi, imperterriti, senza dare il
minimo segno di contrarietà e con la miglior buona
grazia di questo mondo, rispondete ogni volta invaria-
bilmente: Non c'è! non c'è! non c'è! Quando il cru-
dele avrà finito la sua macabra rassegna e si accin-
gerà ad andarsene deluso, non senza un qualche atto
o parola di compatimento per voi e per la vostra bi-
blioteca, così sprovvista di libri tanto eccellenti, ab-
biate la santa pazienza di spiegargli per filo e per se-
gno come e perchè questi libri in biblioteca non ci
sono e non ci devono essere e non ci saranno mai;
ma che, in vece loro, ve n'hanno altri che non tur-
bano, non sconvolgono, eppure piacciono di più, e
dalla cui lettura si esce con pensieri e sentimenti mi-
gliori. Rare volte accadrà che il lettore così catechiz-
zato non ve ne chieda uno a vostro piacimento, al-
meno per prova, e che non ne rimanga soddisfatto.
Con ogni probabilità, vi accorgerete in breve di averne
fatto un amico fedele della biblioteca.
Nelle biblioteche americane un bibliotecario o più
stanno continuamente a disposizione del pubblico,
avendo il compito di rispondere alle domande che
sono loro rivolte.

                                    ***

Ma il più importante campo di attività riserbato al
bibliotecario è la ricerca e l'attuazione dei mezzi coi

[p. 211]

quali si possa estendere l'efficacia della biblioteca, at-
tirando alla lettura un sempre maggior numero di
grandi e di piccoli. Come posso far conoscere, anche
a chi finora ne ignora l'esistenza, quale sia veramente
lo scopo della biblioteca? Ecco il problema più im-
portante che egli deve risolvere.
Primi in questo campo speciale di attività riserbato
ai bibliotecari sono gli inglesi, che destano una stra-
ordinaria impressione nello straniero il quale li veda
all'opera.

                                    ***

Ma il compito del bibliotecario non si esaurisce in
presenza del pubblico; v'è tutto un lavoro interno da
fare, metodico e importantissimo, che il pubblico non
vede e che non immagina neppure, ma dal quale di-
pende la conservazione e l'incremento della biblioteca.
La provvista, la legatura e la catalogazione dei nuovi
libri, la tenuta dell'inventario, le statistiche periodi-
che dei lettori e delle letture, il ricupero dei libri presso
i ritardatarî; e poi la cura della gestione economica,
le iniziative per trovare nuovi cespiti d'entrata, le re-
lazioni annuali e una folla di altri compiti, più o meno
importanti, metteranno a prova le attitudini del bi-
bliotecario.

                                    ***

Il personale d'ordine non deve accudire alla distri-
buzione. Un interessante esperimento del danno che
deriva dal fatto di affidare la distribuzione ad impie-
gati incolti e inesperti, lo fece, alcuni anni or sono,
chi scrive, quando, di ritorno in biblioteca dopo al-
cuni giorni di assenza forzata, trovò la proporzione
delle letture amene salita dalla normale 52% al 75
e all'82%. Ciò si spiega facilmente quando si consi-
deri che il personale inferiore, di tutto il materiale

[p. 212]

di biblioteca non impara a conoscere che la parte ro-
mantica ed ha un sacro terrore per il resto, che esso
ignora e in mezzo a cui non può fare un passo senza
smarrirsi o perdersi addirittura.

[4.] 8. La scuola dei bibliotecarî.

Quanto si è detto dimostra la convenienza, anzi, la
necessità che il bibliotecario sia preparato alla sua
funzione e riceva un insegnamento speciale in iscuole
o corsi autonomi, oppure organizzati presso istituti
d'istruzione esistenti. Per dare un'idea di una scuola
simile, ci riferiremo ad un esempio pratico, cioè, alla
Scuola dei Bibliotecari istituita a Parigi 1) nel 1923,
sotto gli auspicî dell'Associazione dei Bibliotecari
americani, col suo aiuto materiale e la partecipazione
attiva di parecchi suoi membri.
La scuola, diretta da due bibliotecarie americane,
comprendeva, nel quarto anno (1926-1927), un corso
normale di 8 mesi (novembre-giugno), un corso di
specializzazione, non ben determinato nel program-
ma, e un corso accelerato di 6 settimane (1º giugno-
10 luglio).
Lo scopo dichiarato dell'istituzione è di formare i
bibliotecarî per una organizzazione razionale e mo-
derna della pubblica lettura e cioè per le biblioteche
di carattere generale, come le nostre «Nazionali»;
per le biblioteche speciali; per le biblioteche pubbli-
che, dette popolari; e per quelle dei fanciulli.
Il Corso normale è per bibliotecari già in funzione,
che desiderino conoscere i metodi pratici di lavoro
nella biblioteca moderna; per gli aspiranti bibliote-
cari di raccolte importanti e per chiunque abbia bi-
sogno di una coltura bibliografica.

1) Rue de l'Elysée 10, 8e arrondissement, presso la Biblio-
teca americana.

[p. 213]

Le materie d'insegnamento in questo corso sono
tre, e cioè:

L'orario della 1ª e 3ª materia comprende anche il
Lavoro di biblioteca relativo ai fanciulli e alle scuole,
e cioè: un corso di letteratura per i fanciulli, i prin-
cipî che presiedono alla scelta dei libri per fanciulli,
lettura e discussione di un gruppo di libri rappresen-
tanti i diversi generi della letteratura per i fanciulli,
studio e amministrazione di una biblioteca per fan-
ciulli e sua relazione con la scuola elementare.
Oltre quest'orario di studio, sono assegnate 100 ore
di tirocinio presso la Biblioteca Nazionale e 30 ore in
biblioteche speciali della città di Parigi. In tutto, 1200
ore, cioè 40 per settimana.
Le applicazioni pratiche consistono anche in visite

[p. 214]

a biblioteche, archivi, stabilimenti tipografici, edito-
riali, librerie di vendita, ecc.
L'ammissione al Corso normale si ottiene mediante
un esame scritto e la presentazione di titoli (diplomi,
impieghi, conoscenza di lingue, pratica di biblioteca,
attitudini personali, ecc.) equivalenti almeno alla li-
cenza di scuole medie superiori. Un diploma professio-
nale è rilasciato alla fine del Corso agli alunni merite-
voli, che sono anche aiutati a trovarsi una colloca-
zione.

                                    ***

Il Corso accelerato, della durata di 6 settimane, è
per i bibliotecarî già impiegati nelle biblioteche di se-
condaria importanza o come ausiliarî nelle grandi bi-
blioteche; per gli aspiranti a impieghi di questo gene-
re, per i maestri, per i dirigenti di case editrici e li-
brarie, e infine per tutti coloro che hanno interesse a
conoscere l'organizzazione e il funzionamento delle
biblioteche, anche per servirsene a scopo di ricerca e
di studio. Il Corso accelerato serve anche di prepara-
zione al Corso normale.
Le materie di studio sono quelle stesse del Corso
normale, ma trattate in forma sommaria ed elementare.
Le lezioni, le applicazioni pratiche e le visite occupano
240 ore (40 per settimana) così divise: Amministra-
zione
18, Classificazione, catalogo, ecc. 30, Il libro 42,
applicazioni e visite 150.
Un certificato elementare è rilasciato agli alunni che
abbiano frequentato con profitto questo corso.
Una collezione di libri, opuscoli e periodici di bi-
blioteconomia e di bibliografia è a disposizione degli
alunni dei due Corsi, e così pure un catalogo-dizio-
nario a schede di tutto il patrimonio librario della Bi-
blioteca del Congresso
di Washington, aggiornato da
costanti invii di schede per i nuovi acquisti. La Biblio-
teca Americana, che ha sede nel medesimo stabile,
mette a disposizione degli allievi la sua raccolta di

[p. 215]

40 000 volumi. Le grandi biblioteche di Parigi (la Na-
zionale, Sainte-Geneviève, Sorbona, Arsenale, Forney)
offrono ad essi particolari facilitazioni di lavoro. Inol-
tre, nella Biblioteca modello di Belleville, nella Biblio-
teca dei fanciulli L'Heure Joyeuse, ecc. gli allievi
fanno il loro tirocinio pratico.
Il Corso normale può considerarsi una seria prepa-
razione tecnica e pratica alla professione di biblioteca-
rio nelle biblioteche pubbliche moderne.

[4.] 9. Doni di libri.

La biblioteca nascente riceverà offerte di libri. Non
si deve rifiutarne alcuno, per inutile che sia, potendosi
questi scarti, separati dai pochi libri buoni, vendere
- nel peggiore dei casi come carta straccia. Guai
lasciarsi vincere dalla tentazione di far numero e di
riempire gli scaffali di carta stampata pur che sia! Nel-
la scelta dei pochi libri utilizzabili non ci si lasci fuor-
viare dal piano di catalogo preventivamente stabilito.
Le vecchie edizioni dei classici in molti volumi e di
gran mole sono da ripudiarsi, potendosi avere con po-
che lire edizioni recenti e ben fatte degli stessi autori,
le quali hanno sulle altre il vantaggio di occupar po-
chissimo spazio, di esser più maneggevoli (grande pre-
gio questo per libri destinati alla circolazione) e di co-
star assai meno in legatura.
In generale, opere stampate prima degli ultimi 12
o 15 anni, specialmente se di carattere scientifico, non
devono trovar posto nella biblioteca pubblica.
Si può sollecitare qualche Casa editrice del luogo a
donare la sua miglior produzione, per costituire un
fondo che si chiamerà col nome di essa o del suo ini-
ziatore. Le Biblioteche popolari di Milano dotarono
due nuove Sezioni con fondi librari largiti dalle Case
editrici Hoepli in commemorazione del suo 50º anno di
fondazione, e Treves in memoria del suo fondatore

[p. 216]

Emilio Treves, e coi due nomi furono chiamate le
due nuove biblioteche.
Altro materiale libraio potrà pervenire da biblio-
teche esistenti, che volessero o fossero obbligate a
coordinarsi con la istituenda biblioteca pubblica. La
Nazionale di Milano, ad esempio, si liberò di molti
duplicati di romanzi, (il regolamento non permetteva
il prestito delle amene letture) passandoli alle Popolari
della stessa città.
Se la biblioteca pubblica renderà i servigi che se ne
attendono, a lungo andare non le mancheranno legati
di intere collezioni librarie, che accetterà sempre con
beneficio d'inventario, cioè scremando tutto ciò che
può esserle utile e vendendo o permutando il resto.

[4.] 10. Acquisti.

La biblioteca pubblica non acquista libri che non
sieno di uso pratico e non li conserva nelle proprie
collezioni quando non servono più. Nessun libro ha
diritto ad un posto definitivo nella biblioteca pubblica
o popolare moderna.
La scelta deve farsi armonicamente, per modo che
tutte le discipline siano rappresentate da un numero
di libri proporzionato alla importanza di esse.
Una buona collezione di classici non può mancare
in nessuna biblioteca, e non soltanto italiani, ma an-
che stranieri, nelle migliori traduzioni. Libri di amena
lettura e varietà, di storia, biografia, geografia e viag-
gi, di scienze morali e sperimentali, di religione, di
arte e per fanciulli, opere generali di consultazione,
giornali e riviste entrano allo stesso titolo nella biblio-
teca, che vuol essere per tutti. Delle scienze sperimen-
tali o applicate avranno la preferenza quelle che rispon-
dono alle attività pratiche del luogo (agricoltura, com-
merci e industrie speciali, marina, igiene, ecc.).
Gli acquisti non si fanno seguendo soltanto le ri-
chieste del pubblico. Un libro buono non è mai

[p. 217]

inutile; se non oggi, sarà richiesto domani, e ad un pri-
mo lettore che se ne interessi ne seguiranno molti altri.
La scelta dei libri deve farsi su i cataloghi di tutti
gli editori e su prontuari e guide compilate da chi ab-
bia speciale competenza in materia. Gli specialisti del-
le diverse discipline non sono i migliori consiglieri,
perchè disdegnano in generale i libri di carattere di-
vulgativo e suggeriscono spesso le più gravi e ponde-
rose opere di dottrina.
Le opere di scienze morali sono veicoli di idee. Non
spetta alla biblioteca pubblica escludere questa o quel-
la manifestazione del pensiero. Ogni ostracismo è dan-
noso e inutile; ogni divieto eccita a cercare altrove ciò
che la biblioteca esclude in questo campo. D'altronde,
le idee prevalenti s'impongono e improntano di sè li-
bri, giornali, biblioteche, costumi, aspirazioni, istituti.
Disponendo le somme da spendersi per l'acquisto dei
libri, si tenga conto dei vari servizi della biblioteca, e
cioè:

Per la consulenza occorrono: un'enciclopedia gene-
rale di grande mole e dizionarî enciclopedici minori;
repertori tecnici, biografici, geografici e bibliografici,
atlanti, annuarî, vocabolarî delle diverse lingue, guide
di viaggio, orarî, opere generali di scienze fisiche, chi-
miche, naturali, storiche, politiche e di arte; prontuari
commerciali, ricettarî, piante topografiche, almanacchi,
tariffe, statistiche, indirizzarî, manuali di mestieri, al-
bums
di arte applicata, cataloghi di case industriali e
commerciali, tutto ciò, insomma, che si richiede ad
una sollecita, vasta e precisa informazione.
Nella sala di consultazione si troveranno anche una
buona collezione di classici e le riviste di qualche im-
portanza, che richiedono una lettura prolungata.

[p. 218]

La sala di lettura dei giornali e dei periodici di ca-
rattere giornalistico è generalmente la più frequentata.
In Inghilterra, la frequenta spesso il 10per cento della
popolazione locale. Si cita ad esempio la città di Leeds,
con circa 450 000 abitanti e più di 2 milioni e mezzo di
frequenze all'anno nelle sale dei giornali delle sue bi-
blioteche pubbliche. Il riparto giornali deve essere,
quindi, ben nutrito, anche se, per favorire il rapido
afflusso dei lettori, vi si legge in piedi, perchè il gior-
nale si scorre.
Quale parte sarà fatta ai romanzi nell'acquisto dei
libri per la biblioteca? Della necessità e utilità della
loro presenza si è già detto; quanto al numero, le opi-
nioni sono varie. L'American Library Association, su
un complesso di 5000 volumi destinati al prestito, ne
consiglia 1000, cioè il 20 per cento. Non importa che
questo numero non sia proporzionato alla domanda:
avverrà che i romanzi circolino 4 volte più che gli al-
tri libri 1).
Ecco qual parte è fatta alle diverse discipline in una
biblioteca di 5000 volumi:

Opere generali . . . 100       Arti utili . . . . . . . . 300
Filosofia . . . . . . .  100 Letteratura . . . . . . 600
Religione . . . . . . . 300 Biografia . . . . . . . 500
Sociologia . . . . . . 300 Storia . . . . . . . . . . 650
Filologia . . . . . . . . 50 Viaggi . . . . . . . . . 500
Scienze . . . . . . . . 400 Lettura amena . . 1000
Belle arti . . . . . . . 200

La parte maggiore è fatta, dunque, all'amena let-
tura (romanzi, novelle, teatro, ecc.), e in modo cospi-
cuo sono rappresentati la storia, la biografia e i viaggi,
che sono anch'essi narrazioni di fatti, sebbene non
immaginati, ma veri. La letteratura esige pure un
buon numero di opere, perchè comprende i classici di

1) In molte biblioteche pubbliche inglesi e americane, i
libri d'immaginazione (fiction) concorrono per il 75 per cento,
ed anche più, a formare la cifra totale dei prestiti.

[p. 219]

tutti i tempi e di tutti i paesi. Seguono a distanza le
altre discipline pratiche e speculative.
Una parte ragguardevole delle amene letture sono
libri per i fanciulli, e un residuo della somma disponi-
bile sarà lasciato per le novità, cioè per i libri di più
attuale interesse su gli avvenimenti e problemi del
giorno.

[4.] 11. Legature.

Il problema della legatura è uno dei più difficili a
risolvere fra tutti quelli che si presentano al direttore.
Ragioni di estetica e di convenienza suggeriscono un
tipo di legatura uniforme per tutti i libri della biblio-
teca, e diverso soltanto nel colore dell'involucro, se-
condo le diverse materie, per distinguere l'una dal-
l'altra a colpo d'occhio.
Fra i tipi di legatura in mezza pelle e carta, in mezza
pergamena e carta e in tutta tela, l'esperienza insegna
a preferire quest'ultimo, come il tipo più economico e
solido insieme.
Essendo per ora impossibile parlare di una vera e
perfetta disinfezione, per la quale ancora la scienza e
la pratica non hanno saputo escogitare mezzi idonei
nè in Italia, nè all'Estero, si consiglia la rilegatura in
dermòide, la quale come si è detto per le sue
qualità apparenti e sostanziali, è un prezioso quanto
economico sostitutivo della pelle, di cui ha in più la
impermeabilità al sudore e la proprietà di non lasciarsi
attaccare da materie grasse, veicolo d'ogni infezione.
Abbiamo anche accennato, in altra parte di questo
libro, ad una leggenda da stamparsi nelle guardie di
ogni volume, per educare i lettori al rispetto del li-
bro; nè ci ripeteremo.
La cucitura si preferisce su nastri, anzi che su corde
trasversali (tre per i libri di formato ordinario e in
proporzione per i formati maggiori). Per le corde oc-
corre la recisione dei fascicoli e per i nastri no. Sul
dorso del libro così cucito viene poi applicata una

[p. 220]

striscia di garza, ai cui lembi laterali, eccedenti lo spes-
sore del volume, si attaccano i cartoni. Ogni fascicolo
sia fissato ai tre nastri con almeno quattro punti. La
molteplicità dei punti è condizione essenziale per la sa-
lute del libro, i cui fogli rimangono fermi al loro po-
sto se sono attraversati parecchie volte dal filo nel
senso della lunghezza, altrimenti essi, presentando
meno punti di resistenza all'attrito del filo, ne sono
poco a poco tagliati nella piegatura, per cui incomin-
ciano a muoversi dal loro posto, scorrendo su e giù e
sopravanzando ora superiormente ora inferiormente
dalla compagine del libro, finchè si sfrangiano, e il
libro finisce assai prima del tempo.
I punti, adunque, sieno almeno quattro per ogni
fascicolo, e il dorso del libro, prima che vi si appli-
chino i cartoni, non venga indurito, o, come dicono i
legatori, incorporato con strati di colla e carta, che, se
rendono più solida la legatura, collegando fortemente
l'uno all'altro i fascicoli con una specie di cemento,
impediscono al libro di ripiegarsi su se stesso senza
spaccarsi e difficilmente permettono una seconda le-
gatura, rendendo impossibile la riscomposizione del
libro in fascicoli.
Appunto in previsione di successive legature il li-
bro deve esser tagliato in modo che i margini riman-
gano più larghi possibili. Meglio se non verrà tagliato
affatto, tranne che nel lato superiore, dove le asperità
del margine (il solo che rimanga allo scoperto negli
scaffali) presenterebbero troppa presa alla polvere.
Accade talvolta che i preposti alla istituzione, nella
lusinga di realizzare una economia e nell'intento di
anticipare l'inaugurazione della biblioteca, trascurino
momentaneamente la rilegatura del materiale librario,
riserbandosi di provvedere con agio, quando il biso-
gno sia veramente evidente. È un errore questo, che
può tornar funestissimo alle biblioteche popolari. La
rilegatura, perchè giovi veramente alla conservazione
del libro, dev'esser fatta prima che il libro vada nelle
mani del pubblico.
L'esperienza insegna:

[p. 221]

[4.] 12. Il preventivo di spesa.

Le spese d'impianto (sede, libri, legature, mobili,
stampati, ecc.) vengono, in generale, ammortizzate in
una serie di anni, con uno stanziamento fisso iscritto
in ciascuno dei bilanci di esercizio. Si fa general-
mente così nella patria della biblioteca moderna, cioè
nei paesi anglosassoni.
La risorsa capitale, in un paese come l'Italia, dove
la munificenza privata non può contare su un Carne-
gie, è costituita dalle somme che il Comune e lo Stato
potranno destinare alla biblioteca pubblica. Contri-
buti si potranno in qualche caso ottenere da altri enti
pubblici e corporativi, e piccoli introiti si realizzeranno
con la vendita dei cataloghi, con multe ai ritardatari,
con la cessione di libri a prezzo di copertina, mentre
alla biblioteca sono ceduti con i consueti sconti dagli
editori; con lavori compensati, come studî bibliogra-
fici, copie, ecc. Infine, una discreta somma sarà pa-
gata dai lettori sotto forma di iscrizione al prestito a
domicilio. Alcune biblioteche impongono, invece, ai
lettori una piccola tassa per ogni libro prestato, la
quale prende il nome di tassa di lettura.
Esaminato l'attivo e stabilita la somma che si può
spendere, occorre dividere armonicamente i diversi ti-
toli di spesa, affinchè non si abbiano poi troppi scaf-
fali e pochi libri, oppure molti libri e niente denari
per farli rilegare, e via dicendo.

[p. 222]

Un tecnico inglese, J. Duff Brown, fece una ripar-
tizione tipica delle spese di due biblioteche pubbliche,
una con 75 000 lire di entrata e l'altra con 25 000. I
dati si riferiscono all'anteguerra, ma essendo i di-
versi costi aumentati in proporzione, il loro rapporto
non è cambiato.

    ENTRATE   DI
Sede:L. 75 000       L. 25 000
Interessi e ammortamento del prestito    
  per la spesa d'impianto

L. 18 750       L.   6 250
Illuminazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . »     4 500        »   1 250
Riscaldamento . . . . . . . . . . . . . . . . . »        750        »      200
Manutenzione . . . . . . . . . . . . . . . . . »     2 000        »     500
Assicurazione incendi, ecc. . . . . . . . »        300        »     125
Acquisti, legature:
Libri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 12 500        L.   2 500
Giornali e riviste . . . . . . . . . . . . . . . »    4 500         »    1 250
Legature . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . »    2 750         »       750
Spese d'ufficio:
Cancelleria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L.      750         L.     200
Stampati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . »    1 250           »     200
Imposte, tasse . . . . . . . . . . . . . . . . . . »       625           »     100
Trasporti e viaggi . . . . . . . . . . . . . . . »       500           »     125
Posta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . »       300           »       75
Diversi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . »       500           »       75
Personale:
1 Bibliotecario . . . . . . . . . . . . . . . . . L.   8 750          L. 5 000
1 Vice-bibliotecario . . . . . . . . . . . . . »     4 375         »   2 500
1 Assistente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . »     1 950         »      
Assistenti a L. 650 (8) . . . . . . . . . . . »     5 200   (3) »   1 950
Commessi (da L. 25 a 35 la settim. ) (2) »     3 250   (2) »   1 625
Pulizia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . »     1 500         »     325
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Totali L. 75 000       L. 25 000

La quota di ammortamento serve ad estinguere il
prestito contratto per le spese di fondazione, all'inte-
resse di favore del 3,50 per cento, e cioè le spese per

[p. 223]

l'acquisto del terreno in 50 anni, per la costruzione e
l'arredamento in 30 anni, per il primo acquisto di libri,
ecc., in 10 anni.
Quando la sede sia data gratuitamente dal Comune,
la relativa somma aumenta proporzionalmente le di-
verse voci relative all'acquisto dei libri e ai servizî.
A semplice titolo di curiosità, aggiungiamo che nel
1926 le biblioteche pubbliche americane pagavano ai
loro bibliotecari (librarians) stipendi da un minimo di
2 100 dollari (quasi 40 000 lire) a Victoria (56 000 ab.),
un massimo di 10 000 dollari (190 000 lire) a Brooklyn
(2 203 000 abit.), Chicago (3 023 000 abitanti), Newart
(452 000 ab.), St. Louis (842 500 ab.).

[4.] 13. Classificazione dei libri.

Alcune biblioteche usano collocare i libri negli scaf-
fali senza alcun ordine sistematico, avendo soltanto
riguardo al loro formato. Ma l'esperienza dimostra che
una divisione dei libri per grandi gruppi di materie
facilita moltissimo la ricerca di essi, rendendo molte
volte superflua al bibliotecario la consultazione del
catalogo. E in una biblioteca moderna lo si ri-
cordi la rapidità del servizio è condizione indispen-
sabile al buon esito dell'intrapresa. È più facile tro-
vare a colpo un dato libro quando si sappia che fa
parte di un determinato gruppo, che non quando lo
si debba cercare fra tutti i libri della biblioteca, dispo-
sti senza alcun ordine razionale.
La ragione estetica di collocare i libri in ordine di
formato non ha, poi, valore se non per il primo nu-
cleo di opere che entrano tutte in una volta a costi-
tuire la biblioteca: in seguito, i libri dovranno per
forza esser disposti nell'ordine con cui vengono ac-
quistati, cioè senza alcun riguardo al loro formato.
Sarà bene, dunque, che una divisione sistematica
distingua i libri in gruppi di materie negli scaffali,
precisamente come li distinguerà nel catalogo.

[p. 224]

Un sistema razionale di classificare i libri è quello
escogitato dall'americano Melvil Dewey e noto sotto
il nome di Classificazione decimale. In esso, tutte le
materie dello scibile vengono distinte in dieci classi,
contrassegnate con le prime dieci cifre della tavola
pitagorica: 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9. Ogni classe è
suddivisa in dieci gruppi, anch'essi rappresentati cia-
scuno da una cifra, che si scrive a destra del primo
numero indicante la classe; ed ogni gruppo è a sua
volta oggetto di una nuova suddivisione decimale
espressa con una terza cifra... e così di seguito. Sia la
divisione in classi così composta:

0. Opere generali               5. Scienze
1. Filosofia 6. Scienze applicate
2. Religione 7. Belle Arti
3. Sociologia 8. Letteratura
4. Filologia 9. Storia.

Per la classe quinta, ad esempio, noi avremo:

50. Scienze in generale     55. Geologia
51. Matematiche 56. Paleontologia
52. Astronomia 57. Biologia
53. Fisica 58. Botanica
54. Chimica 59. Zoologia.

Prendendo a considerare il gruppo Fisica (53) per
le sue suddivisioni si avrà:

530. Fisica in generale     535. Ottica
531. Meccanica 536. Calore
532. Idraulica 537. Elettricità
533. Gas 538. Magnetismo
534. Acustica 539. Fisica molecolare

Tutte le opere di elettricità porteranno, quindi, il
numero 537, la prima cifra del quale (5) indica che
si tratta di una materia relativa alla quinta classe delle
conoscenze umane, cioè alle Scienze; la seconda ci-
fra (3) determina a quale di queste scienze il libro ap-
partiene (Fisica); ma anche la Fisica si suddivide in
diverse sezioni, di cui la settima è l'Elettricità. Così
che il numero 537 esprime in modo rigorosamente

[p. 225]

esatto e straordinariamente conciso che si tratta di un
libro di Scienze, e precisamente di Scienze fisiche, e
più precisamente ancora di Elettricità. Con una quarta
cifra si potrebbe anche più particolarmente determi-
nare il contenuto dell'opera, specificando a quale parte
dell'Elettricità essa appartenga, e così via.
Le divisioni e suddivisioni decimali non devono es-
sere arbitrarie, ma conformi a uno schema stabilito
una volta per sempre e per tutte le biblioteche che
adottano questo sistema di classificazione.
Il prospetto schematico di queste suddivisioni e la
tavola alfabetica di riferimento dei quali non può
fare a meno chi si accinga a ordinare una biblioteca
qualunque col sistema di classificazione decimale
sono messi in commercio dall'Istituto Internazionale
di Bibliografia di Bruxelles, il quale raccomanda l'a-
dozione del sistema a tutti i paesi.
Un compendio di questa guida alla classificazione
decimale fu pubblicato alcuni anni fa dalla Casa Edi-
trice Barbèra di Firenze, ma essendo esso esaurito da
tempo, diamo qui un riassunto della serie delle voci,
fino alla terza suddivisione.

0 OPERE GENERALI.

01 Bibliografia.
      010 Opere generali.
011 Bibliografie universali.
012 A-Z Bibliografie individuali ordinate alfabeticamente.
013 Bibliografie di speciali classi d'autori.
014 Bibliografie di anonimi e di pseudonimi
015 (.) Bibliografie divise per paesi.
016... Bibliografie di soggetti speciali. (Divise come nella classificazione generale. Es. Bibliografia dell'Astronomia: = 016(52).
017 Cataloghi di Biblioteche, di librai e di aste librarie.

02 Biblioteconomia.

03 (.) Enciclopedie generali.

04 Raccolte generali di scritti.

05 Periodici generali. Riviste.

[p. 226]

      058 Annuarii. Indicatori di nomi e di indirizzi.
      059 Almanacchi.

06 Accademie e Società di scienze, lettere ed arti.

07 Giornali politici. Giornalismo.

08 Collezioni e raccolte speciali. Poligrafia.
      083 Pubblicazioni ufficiali e governative.
      087 Opere per la gioventù. Libri di educazione e di ricreazione.

09 Manoscritti e libri preziosi.

1 FILOSOFIA.

10 Opere generali.

11 Metafisica.
      111 Ontologia.
      112 Metodologia della Metafisica.
      113 Cosmologia.
      114 Spazio.
      115 Tempo.
      116 Moto.
      117 Materia.
      118 Forza.
      119 Quantità. Numero.

12 Altri soggetti di metafisica.

13 Spirito e materia.
      133 Spiritismo. Magia. Stregoneria.
      134 Ipnotismo. Mesmerismo. Magnetismo animale.
      135 Sogni. Sonno. Sonnambulismo.
      138 Fisonomia.
      139 Frenologia.

14 Sistemi filosofici.
      141 Idealismo. Trascendentalismo.
      142 Filosofia critica.
      143 Intuizionismo.
      144 Empirismo
      145 Sensismo.
      146 Materialismo. Positivismo.
      147 Panteismo. Monismo.
      148 Eclettismo.
      149 Altri sistemi filosofici.

15 Psicologia.
      151 Intelletto.
      152 Senso. Percezioni.

[p. 227]

      153 Intendimento.
      154 Memoria. Potere riproduttivo.
      155 Immaginazione. Potere creativo.
      156 Facoltà intuitiva. Ragione.
      157 Sensibilità. Emozioni. Affetti.
      158 Istinti. Appetiti.
      159 Volontà.

16 Logica.
      161 Induzione.
      162 Deduzione.
      163 Testimonianze.
      164 Simbolica.
      165 Sorgenti di errore. Sofismi.
      166 Sillogismi.
      167 Ipotesi.
      168 Raziocinio.
      169 Analogie.

17 Etica.
      171 Etica individuale.
      172 Etica sociale.
      173 Etica della famiglia. Matrimonio, divorzio, ecc.
      174 Etica professionale.
      175 Etica dei divertimenti.
      176 Etica sessuale. Amore. Pornografia.
      178 Temperanza.
      179.3 Crudeltà verso gli animali.
      179.7 Duello. Suicidio, dal punto di vista etico.

18 Filosofi antichi.
      181 Antichi filosofi orientali.
      182 Antichi filosofi greci.
      183 Sofisti e sistemi socratici.
      184 Platonici. Accademia.
      185 Aristotelici. Peripatetici. Liceo.
      186 Pirronisti. Neo-Platonici.
      187 Epicurei. Lucrezio.
      188 Stoici.
      189 Filosofi cristiani, antichi e del medioevo.

19 (.) Filosofi moderni.

2 RELIGIONE TEOLOGIA.

20 Opere generali.

21 Teologia e Religione naturale.
      211 Deismo e ateismo.
      212 Panteismo. Teosofia.

[p. 228]

      213 Creazione. Evoluzione.
      214 Provvidenza.
      215 Scienza e religione.
      216 Il male.
      217 Preghiera.
      218 Vita futura. Immortalità. Eternità.
      219 Analogie. Corrispondenze.

22 Bibbia Evangeli Storia sacra.
      221 Antico Testamento.
      222 Libri storici, dalla «Genesi» al «Libro di Ester».
      223 Libri poetici, da «Giobbe» al «Cantico de' Cantici».
      224 Libri profetici, da «Isaia» a «Malachia».
      225 Nuovo testamento. Testo. Introduzione.
      226 Evangeli ed Atti degli Apostoli.
      227 Epistole.
      228 Apocalisse.
      229 Libri apocrifi.

23 Teologia dottrinale Dogmi cristiani.
      231 Dio, Unità, Trinità.
      232 Gesù Cristo. Maria Vergine.
      233 Uomo.
      234 Salvazione.
      235 Angeli e Demoni.
      236 Escatologia. Ultimo fine.
      237 Vita futura.
      238 Credo. Confessione. Catechismo.
      239 Apologetica. Patristica.

24 Pratica religiosa Devozione.
      244 Letture religiose. Romanzi religiosi.
      245 Innologia. Poesia religiosa.
      246 Arte e simbolismo religioso.
      247 Arredi sacri. Vesti. Ornamenti.

25 Opere pastorali e parrocchiali.
      252 Prediche e sermoni.

26 La Chiesa. Sua organizzazione e sue opere.
      261 La chiesa. Sua influenza sulla Morale e sulla Civiltà.
      262 Gerarchia e disciplina ecclesiastica.
      263 Giorni festivi.
      264 Servizio divino. Rituale. Libri liturgici.
      265 Sacramenti.
      266 Missioni.
      267 Associazioni religiose.
      268 Scuole religiose della domenica.
      269 Esercizi spirituali.

[p. 229]

27 Storia religiosa generale.
      27 (.) Storia religiosa di ciascun Paese.
      271 Storia degli Ordini monastici e delle abazie.
            271.1 Benedettini.
            271.2 Domenicani.
            271.3 Francescani.
            271.4 Agostiniani.
            271.5 Gesuiti.
      272 Storia delle persecuzioni religiose.
      273 Storia delle eresie.

28 Storia delle Chiese e degli scismi cristiani.
      281 Chiesa primitiva e chiese orientali.
      282 Chiesa Cattolica Romana.
      283 Chiesa Anglicana e Americana.
      284 Luterani. Calvinisti.
      285 Chiesa Presbiteriana, Riformata e Puritana.
      286 Battisti.
      287 Metodisti.
      288 Unitarî.
      289 Altre sètte.

29 Religioni non cristiane. Mitologie.
      292 Mitologia greca e romana.
      293 Mitologia teutonica e nordica.
      294 Bramanismo. Buddismo.
      295 Parsismo. Zend Avesta.
      296 Giudaismo.
      297 Islamismo. Corano.

3 SCIENZE SOCIALI E DIRITTO.

30 Opere generali.
      301 Teoria delle scienze sociali. Sociologia.
      302 Trattati generali. Manuali.
      303 Enciclopedie. Dizionarî.
      304 Saggi. La questione sociale in generale.
      305 Periodici.
      306 Società.
      307 Insegnamento.
      308 Poligrafia.
            308 (.) Studio dei diversi paesi considerati sotto l'aspetto economico, politico e sociale.
      309 Storia delle scienze sociali.

31 Statistica.
      31 (.) Statistica divisa per paesi.
      311 Teoria e metodi della statistica.
      312 Popolazione e demografia.

     

[p. 230]


32 Scienze politiche.
      320 Opere generali.
      321 Forme dello Stato.
      322 (.) La Chiesa e lo Stato. Politica religiosa.
      323 (.) Politica interna.
      324 (.) Elezioni.
      325 Colonizzazione. Emigrazione. Immigrazione.
      326 Schiavitù.
      327 (.) Politica estera ed internazionale.
      328 (.) Parlamento. Atti parlamentari.
      329 (.) Partiti politici.

33 Economia politica.
      330 Opere generali.
      331 Lavoro ed operai.
      332 Banche. Moneta. Credito.
      333 Proprietà immobiliare; rendita fondiaria; proprietà della terra, delle foreste e delle miniere.
      334 Cooperazione.
            334.7 Mutuo soccorso.
      335 Socialismo e Comunismo. Anarchia.
      336 Finanze pubbliche.
      337 Protezionismo. Libero scambio. Tariffe doganali.
      338 Produzione della ricchezza. Industria.
      339 Ripartizione della ricchezza. Pauperismo.

34 Diritto. Legislazione. Giurisprudenza.
      340 Opere generali.
      341 Diritto internazionale. Diritto delle genti.
      342 Diritto costituzionale e pubblico.
      343 Diritto penale.
      344 Diritto penale militare.
      345 (.) Legislazione e giurisprudenza in generale.
      347 Diritto privato. Diritto civile.
      348 Diritto ecclesiastico e canonico.
      349 (.) Storia del diritto e delle istituzioni.
            349 (37) Diritto Romano.

35 Amministrazione. Diritto amministrativo.
      350 Opere generali.
      351 Amministrazione governativa centrale.
      352 (.) Amministrazione governativa locale.
      354 (.) Ordinamento del governo centrale.
      355 Esercito. Scienza militare.
      359 Marina militare. Scienza navale.

36 Assistenza. Assicurazione. Associazione.
      361 Assistenza. Beneficenza. Carità.
      363 Associazioni politiche.
      365 Prigioni.
     

[p. 231]


      366 Società segrete.
      368 Assicurazioni.

37 Insegnamento Educazione.
      370 Opere generali.
      371 Pedagogia.
      372 Istruzione primaria. Libri scolastici per l'insegnamento primario.
      373 Istruzione secondaria. Collegi e convitti.
      374         »       personale. Autodidattica.
      375 Programmi d'insegnamento.
      376 Educazione delle donne.
      377         »       religiosa e morale.
      378 Istruzione superiore. Università.
      379 Intervento dello Stato nell'insegnamento.

38 Commercio. Comunicazioni. Trasporti.
      381 Commercio interno.
      382           »       internazionale.
      383 Poste. Francobolli.
      384 Telegrafi e telefoni.
      385 Strade ferrate.
      386 Canali e strade.
      387 Navigazione marittima e fluviale.
      388 Vie urbane. Tramvie.
      389 Pesi e misure. Metrologia.

39 Usi e costumi popolari.
      391 Vestiario e cura della persona.
      392 Nascita. Casa. Usi nuziali.
      393 Usi relativi ai defunti.
      394   »   pubblici e sociali.
      395 Cerimoniale e convenienze sociali. Galateo.
      396 La donna nella società. Emancipazione.
      397 Zingari. Popolazioni nomadi.
      398 Folklore. Proverbi, fiabe, leggende e canzoni popolari.
      399 Usi di guerra.

4 FILOLOGIA LINGUISTICA.

40 Opere generali (suddivise secondo i determinanti di forma).

41 Filologia comparata.
      411 Ortografia. Ortoepia. Alfabeti.
      412 Etimologia.
      413 Dizionari. Lessicografia.
      414 Fonologia.
      415 Grammatica. Sintassi.

[p. 232]

      416 Prosodia.
      417 Iscrizioni. Paleografia.
      418 Testi.
      419 Geroglifici.

42 Inglese.
      420 Opere generali (suddivise come il 40).
      421 Ortografia.
      422 Etimologia.
      423 Dizionarii.
      424 Sinonimi. Omonimi.
      425 Grammatiche.
      426 Prosodia.
      427 Dialetti.
      428 Libri scolastici. Testi per imparare la lingua.
      429 Anglo-Sassone.

43 Tedesca (suddivisa come il 42).
      439 Lingue germaniche diverse dal Tedesco.
            439.1 Basso tedesco in generale.
            439.2 Frisone. Antico Sassone.
            439.3 Olandese. Fiammingo.
            439.4 Dialetti germanici.
            439.5 Lingue scandinave in generale.
            439.6 Norso antico.
            439.7 Svedese.
            439.8 Danese. Norvegese.
            439.9 Gotico.

44 Francese (suddivisa come il 42).
      449 Provenzale.

45 Italiana (suddivisa come il 42).
      459 Rumena e Valacca.

46 Spagnuola (suddivisa come il 42).
      469 Portoghese.

47 Latina.
      479 Dialetti italici. Latino dei bassi tempi.

48 Greca.
      489 Greco moderno.

49 Altre lingue.
      491 Lingue indoeuropee.
            491.1 Lingue indiane.
            491.5       »   iraniche.
            491.6       »   celtiche.
            491.7 Lingua russa.
            491.8 Lingue slave (escluso il Russo).

[p. 233]

      492 Lingue Semitiche.
      493       »   Camitiche.
      494       »   Turaniche, Uralo-Altaiche, ecc.
      495 Altre lingue asiatiche.
      496       »       »   africane.
      497       »       »   dell'America del Nord.
      498       »       »             »           »   Sud.
      499 Lingue Maleso-Polinesiane.

5 SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI.

50 Opere generali (suddivise secondo i determinanti di forma).

51 Matematiche.
      510 Opere generali.
      511 Aritmetica.
      512 Algebra.
      513 Geometria.
      514 Trigonometria.
      515 Geometria descrittiva.
      516         »       analitica.
      517 Calcolo differenziale ed integrale.
      519 Probabilità. Calcolo delle annualità e delle assicurazioni.

52 Astronomia.
      520 Opere generali.
      521 Astronomia teorica. Meccanica celeste.
      522         »         pratica. Osservazioni. Istrumenti.
      523         »         descrittiva.
      525 La Terra.
      526 Geodesia. Agrimensura.
      527 Navigazione.
      528 Effemeridi.
      529 Cronologia.

53 Fisica.
      530 Opere generali.
      531 Meccanica.
      532 Liquidi. Idrostatica. Idraulica.
      533 Pneumatica. Gas. Aerostatica.
      534 Suono. Acustica.
      535 Luce. Ottica.
      536 Calore. Termodinamica.
      537 Elettricità.
      538 Magnetismo.
      539 Fisica molecolare.

[p. 234]

54 Chimica.
      540 Opere generali.
      541 Chimica teorica.
      542       »       pratica e sperimentale.
      543 Analisi delle diverse sostanze.
      544       »     qualitativa.
      545       »     quantitativa.
      546 Chimica inorganica.
      547       »       organica.
      548 Cristallografia.
      549 Mineralogia.

55 Geologia.
      550 Opere generali.
      55 (.) Geologia divisa per paesi.
      551 Geologia fisica e dinamica. Formazione del Globo terrestre.
            551.5 Meteorologia. Climatologia.
      552 Litologia. Studio delle roccie.
      553 Geologia economica.
            553.7 (.) Acque minerali.

56 Paleontologia.
      560 Opere generali.
      561 Piante.
      562 Invertebrati.
      563 Protozoi. Radiati.
      564 Molluschi.
      565 Articolati.
      566 Vertebrati.
      567 Pesci. Anfibi.
      568 Rettili. Uccelli.
      569 Mammiferi.

57 Biologia. Evoluzione. Vita.
      570 Opere generali.
      571 Archeologia preistorica.
      572 Antropologia. Etnografia.
            572.8 Suddivise secondo le razze.
            572.9 (.) Suddivisioni geografiche per paesi.
      573 Storia naturale dell'Uomo.
      574 Omologie.
      575 Evoluzione.
      576 Origine e principii della Vita.
      577 Proprietà della Materia vivente.
      578 Microscopia.
      579 Manuali per collettori.

[p. 235]

58 Botanica.
      580 Opere generali.
      581 Fisiologia botanica.
      582 Fanerogame.
      583 Dicotiledoni.
      584 Monocotiledoni.
      585 Gimnosperme.
      586 Crittogame.
      587 Pteridofite.
      588 Briofite.
      589 Tallofite.

59 Zoologia.
      590 Opere generali.
      591 Fisiologia zoologica.
            591.9 Distribuzione geografica degli animali.
      592 Invertebrati.
      593 Protozoi. Radiati.
      594 Molluschi.
      595 Articolati:
            595.1 Vermi.
            595.4 Aracnidi.
            595.7 Insetti.
      596 Vertebrati.
      597 Pesci
            597.6 Anfibi.
      598. Rettili. Uccelli.
            598.1 Rettili.
            598.2 Uccelli.
      599 Mammiferi.
            599.9 Bimani. Uomo.
            (Vedi 573 Storia Naturale dell'Uomo, e 611 Anatomia).

6 SCIENZE APPLICATE TECNOLOGIA.

60 Opere generali (suddivise secondo i determinanti di forma).

61 Medicina.
      610 Opere generali.
      611 Anatomia. Istologia.
            611.1 Sistema circolatorio.
            611.2       »     respiratorio.
            611.3       »     digerente.
            611.4       »     glandolare e linfatico.
            611.6       »     genito-urinario.
            611.7       »     motore e tegumentario.

[p. 236]

            611.8 Sistema nervoso.
            611.9 Anatomia topografica.
      612 Fisiologia Animale.
            612.1 Sangue e circoIazione.
            612.2 Respirazione.
            612.3 Digestione in generale.
            612.4 Glandole in generale. Secrezione ed escrezione.
            612.5 Calore animale.
            612.6 Riproduzione e generazione.
            612.7 Movimento. Voce. Pelle.
            612.8 Sistema nervoso.
      613 Igiene personale.
            613.1 Aria e Luce.
            613.2 Nutrimento. Dietetica
            613.3 Bevande.
            613.4 Pulizia del corpo. Vestiario.
            613.5 Abitazioni e luoghi chiusi di riunione.
            613.6 Igiene del lavoro.
            613.7     »     della ricreazione e del riposo.
            613.8     »     del sistema nervoso.
            613.9     »     della generazione. Eredità.
      614 Igiene pubblica.
            614.1 Demografia. Statistica sanitaria.
            614.2 Medicina di Stato.
            614.3 Adulterazioni.
            614.4 Malattie contagiose ed infettive.
            614.5       »               »              »           speciali.
            614.6 Igiene mortuaria.
            614.7       »   dell'aria e del moto.
            614.8 Protezione contro gli infortuni.
            614.9 Igiene degli animali.
      615 Materia medica e Terapeutica.
            615.1 Materia medica. Farmachi.
            615.2 Farmachi inorganici.
            615.3       »       organici.
            615.4 Pratica farmaceutica.
            615.5 Terapeutica. Azione dei medicinali in generale.
            615.6 Somministrazione dei medicinali.
            615.7 Medicinali raggruppati secondo i loro effetti.
            615.8 Altri rimedi.
            615.9 Tossicologia. Veleni.
      616 Patologia interna. Malattie. Cura (sudd. come il N. 611).
            616.5 Dermatologia. Malattie della pelle.
            616.9 Malattie generali ed infettive in generale.
      617 Patologia esterna. Chirurgia. Odontologia.
            617.1 Traumatismi.
            617.2 Complicazioni dei Traumatismi. Infezioni.
            617.3 Ortopedia.

[p. 237]

            617.4 Operazioni chirurgiche.
            617.5 Chirurgia regionale.
            617.6 Malattie dei denti.
            617.7       »       degli occhi.
            617.8       »       degli orecchi.
            617.9 Medicina operatoria.
      618 Ginecologia. Ostetricia. Pediatria.
            618.1 Ginecologia. Malattie delle donne.
            618.2 Ostetricia. Fisiologia della gravidanza.
            618.3 Patologia della gravidanza.
            618.4 Fisiologia del parto.
            618.5 Patologia del parto.
            618.6 Fisiologia del puerperio.
            618.7 Patologia del puerperio.
            618.8 Operazioni ostetriche.
            618.9 Pediatria. Malattie dei bambini.
      619 Medicina veterinaria e comparata.
            619.1 Cavalli.
            619.2 Buoi.
            619.3 Pecore. Capre.
            619.4 Maiali.
            619.5 Polli.
            619.6 Uccelli.
            619.7 Cani.
            619.8 Gatti.
            619.9 Altri animali

62 Ingegneria.
      620 Opere generali.
      621 Macchine.
            621.3 Elettricità applicata.
      622 Ingegneria delle miniere.
      623 Scienze applicate all'arte militare.
            623.9 Scienze applicate alla Marina.
      624 Ponti e Gallerie.
      625 Strade e Ferrovie.
      626 Fiumi.
      627 Porti e Lavori idraulici in generale.
      628 Lavori sanitari. Acque e Fognature.
      629 Altri lavori d'ingegneria.

63 Agricoltura.
      630 Opere generali.
      631 Terreni. Concimi. Asciugamento dei terreni.
      632 Insetti nocivi. Malattie delle piante.
      633 Grani. Erbe. Fibre tessili. Caffè. Tabacco.
      634 Frutti. Frutteti. Viticoltura.
            634.9 Silvicoltura. Foreste.

[p. 238]

      635 Orticoltura. Legumi.
      636 Animali domestici. Allevamento. Colombicoltura.
      637 Latterie. Cascine.
      638 Apicoltura. Sericoltura.
      639 Caccia. Pesca. Piscicoltura.

64 Economia domestica.
      641 Cucina. Gastronomia.
      642 Pasticceria. Dolci.
      643 Alimentazione. Servizio di tavola.
      644 Riscaldamento e luce.
      645 Mobilia.
      646 Vestiario. Mode.
      647 Servitù.
      648 Bucato.
      649 Educazione dei fanciulli. Assistenza ai malati.

65 Commercio. Trasporti.
      651 Organizzazione e materiali di banco.
      652 Scrittura. Macchine da scrivere e da calcolare.
      653 Stenografia.
      654 Telegrafi. Telefoni. Segnali.
      655 Tipografia. Commercio librario.
      656 Industria dei Trasporti e sua tecnologia.
      657 Ragioneria e Computisteria.
      658 Manuali di Commercio. Conti fatti.
      659 Pubblicità.

66 Tecnologia Chimica.
      660 Opere generali.
      661 Prodotti chimici.
      662 Pirotecnica. Esplodenti.
      663 Bevande.
      664 Alimenti.
      665 Olio. Gas. Candele.
      666 Ceramica. Vetri. Pietre. Cementi.
      667 Imbiancatura. Tinture, colori, vernici. Inchiostri.
      668 Altre industrie eli chimica organica.
      669 Metallurgia.

67 Manifatture.
      671 Lavori in Metallo in generale.
      672     »     in Ferro e in Acciaio.
      673     »     in Rame e in Bronzo.
      674 Legnami da costruzione e costruzioni in legno.
      675 Cuoio e Lavori in cuoio.
      676 Carta e Lavori in cartone.
      677 Cotone. Lana. Seta. Lino.
      678 Gomma elastica e Lavori in gomma.
      679 Celluloide ed altri prodotti.

[p. 239]

68 Industrie meccaniche Mestieri.
      681 Orologeria. Istrumenti di precisione.
      682 Fabbro ferraio. Maniscalco.
      683 Serrature. Armi da fuoco.
      684 Carrozziere. Ebanista.
      685 Selleria e Calzoleria.
      686 Legatura di libri.
      687 Manifattura di vestiti. Sarti. Cappelli.
      689 Altri mestieri.

69 Costruzioni.
      690 Opere generali.
      691 Materiali da costruzione.
      692 Piani. Tracciati. Contratti. Sorveglianza.
      693 Muratura. Soffitti.
      694 Carpentieri. Falegnami.
      695 Tetti. Tegole. Ardesie.
      696 Trombaio. Tubature per il Gas e per il Vapore.
      697 Riscaldamento e Ventilazione.
      698 Dipintura. Vetreria. Tappezzeria e Carte da parati.
      699 Costruzioni di navi e di vagoni.

7 ARTI BELLE.

70 Opere generali (suddivise secondo i determinanti di forma).

71 Giardinaggio.

72 Architettura.
      720 Opere generali.
      721 Costruzioni architettoniche.
      722 Architettura antica e orientale.
      723         »         Medioevale.
      724         »         Moderna.
      725 Edifici pubblici.
      726     »     religiosi.
      727     »     destinati all'insegnamento.
      728     »     ad uso abitazione.
      729 Decorazione e disegni architettonici.

73 Scultura.
      731 Materiali e Metodi.
      732 Scultura Antica.
      733     »       Greca e Romana
      734     »       Medioevale.
      735     »       Moderna.
      736 Sigilli. Gemme. Cammei.

[p. 240]

      737 Numismatica. Medaglie.
      738 Ceramica. Terraglie. Porcellane.
      739 Bronzi artistici.

74 Disegno. Arti decorative e Arti applicate.
      741 Disegno a mano libera.
      742 Prospettiva.
      743 Anatomia artistica.
      744 Disegno geometrico.
      745 Ornato.
      746 Ricami.
      747 Decorazione interna delle abitazioni. Affreschi.
      748 Vetri colorati. Smalto.
      749 Suppellettile artistica.

75 Pittura.
      751 Materiali e Metodi.
      752 Colori.
      753 Pittura allegorica.
      754     »     in genere.
      755     »     religiosa.
      756     »     storica. Battaglie.
      757 Ritratti.
      758 Paesaggi e Marine.
      759 Varie scuole di pittura.

76 Incisioni Stampe Litografie.
      761 Incisioni in legno.
      762       »       in Rame e in Acciaio.
      763 Litografia.
      764 Cromolitografia. Figure a colori.
      767 Incisione all'acquaforte.
      768 Biglietti di banca.
      769 Collezioni di incisioni e di stampe.

77 Fotografia.
      771 Materiali per la Fotografia.
      772 Dagherrotipia.
      773 Processo al carbone.
      774 Eliotipia.
      775 Foto-litografia.
      776 Foto-zincografia.
      777 Incisione fotografica.
      778 Applicazioni speciali.
      779 Collezioni di Fotografie.

78 Musica.
      780 Opere generali.
      781 Teoria della Musica.
      782 Musica melodrammatica.
      783      »     sacra.

[p. 241]

      784 Musica vocale. Canto e canzoni.
      785       »     orchestrale.
      786 Pianoforte ed organo.
      787 Strumenti a corda.
      788       »         a fiato.
      789       »         a percussione e Strumenti meccanici.

79 Giuochi Divertimenti Sports.
      791 Divertimenti pubblici.
      792 Teatri. Pantornime.
      793 Divertimenti privati.
      794 Giuochi di abilità.
      795       »      di fortuna.
      796       »      ed esercizî all'aria aperta.
      797 Canottaggio. Regate.
      798 Equitazione. Corse.
      799 Caccia. Pesca. Tiro a segno.

8 LETTERATURA.

80 Opere generali (suddivise secondo i determinanti di forma).

82 Letteratura Inglese.
      820 Opere generali (suddivise come l'80).
      821 Poesia.
      822 Teatro.
      823 Novelle. Romanzi.
      824 Saggi. Prose varie.
      825 Oratoria e discorsi.
      826 Lettere. Epistolari.
      827 Satire. Umorismo.
      828 Scritti varii. Miscellanea.
      829 Letteratura Anglo-sassone.

83 Letteratura Tedesca. (suddivisa come l'82).
      839 Letteratura Germanica non Tedesca.
            839.2 Letteratura Olandese e Fiamminga.
            839.7         »         Svedese.
            839.8         »         Danese e Norvegese.

84 Letteratura Francese (suddivisa come l'82)
      849 (.) Letteratura dei dialetti francesi.
      849 (493)      »       Vallone.

85 Letteratura Italiana (suddivisa come l'82).
      859 (.) Letteratura dei dialetti italiani.
      859             »         Valacca e Rumena.

[p. 242]

86 Letteratura Spagnuola (suddivisa come l'82).
      869 Letteratura Portoghese.

87 Letteratura Latina.
      870 Opere generali.
      871 Poesia latina in generale.
      872 Teatro latino.
      873 Poesia epica.
      874     »     lirica.
      875 Oratoria e discorsi.
      876 Lettere. Epistolarii.
      877 Satire. Umorismo.
      878 Scritti varii. Miscellanea.
      879 Letteratura (in lingua latina) medioevale e moderna. (suddivisa come l'80).

88 Letteratura Greca.
      880 Opere generali.
      881 Poesia greca in generale.
      882     »     drammatica.
      883     »     epica.
      884     »     lirica.
      885 Oratoria e discorsi.
      886 Lettere. Epistolarii.
      887 Satire e Umorismo.
      888 Scritti varii. Miscellanea.
      889 Greco medioevale e moderno.

89 Letteratura di altre lingue (suddivisa come il 49).

9 STORIA E GEOGRAFIA.

90 Generalità della Storia (suddivisa secondo i determinanti di forma).
      909 Storia Universale e Storia Moderna in generale.

91 Geografia e Viaggi.
      910 Opere generali (suddivise come il 90).
      91 (.) Geografia divisa per paesi.
      911 Geografia storica.
      912 (.) Carte. Mappe. Atlanti.
      913 (.) Archeologia. Antichità.

92 Biografie.
      92 A-Z Biografie individuali.
      92 (.) Collezioni di Biografie divise per Paesi.
      92...           »               »           speciali
            (Si suddividono come la classificazione principale. Es.: 92.75 = Vite di pittori illustri).
      929 Genealogia. Araldica. Blasoni. Ordini cavallereschi.

[p. 243]

STORIA.

93 Storia Antica.
      937 Roma Antica. L'Italia.
            937.001 I Re: 753-509 av. Cr.
            937.002 La Repubblica: 509-27 av. Cr.
            937.006 L'Impero: 27 av. Cr.-476 dopo Cr.
      938 Grecia Antica.

94 Storia dell'Europa Moderna.
            94.001 Il Medioevo: 476-1453.
            94.002 Formazione delle Nazioni: 476-800.
            94.003 Feudalismo: 800-1100.
            94.004 Cavalleria: 1100-1453.
            94.005 Storia Moderna: 1453-     
            94.006 Rinascimento: 1453-1517.
            94.007 Epoca della Riforma: 1517-1789.
            94.008     »     Napoleonica: 1789-1815.
            94.009 Storia Contemporanea: 1815        
      945 Storia dell'Italia.
            945.001 Regno dei Goti e dei Longobardi: 476-774.
            945.002 Imperatori Franchi: 774-961.
            945.003         »       Tedeschi: 961-1122.
            945.004 Epoca dei Comuni: 1100-1300.
            945.005     »     del Dispotismo: 1300-1492.
            945.006     »     delle Invasioni: 1492-1527.
            945.007 Preponderanza spagnola e austriaca: 1527-1796.
            945.008 Guerre per l'Indipendenza: 1796-1870.
            945.009 Italia Unita: 1870-       

95 Storia dell'Asia.

96     »     dell'Africa.

97     »     dell'America del Nord.

98     »     dell'America del Sud.

98     »     dell'Oceania.

DETERMINANTI DI FORMA.

. . . 01 Teoria Generale di . . .  Utilità di . . .
. . . 02 Trattati Generali di . . .  Manuali, Prontuari di . . .
. . . 03 Dizionari, Enciclopedie di . . .
. . . 04 Saggi, Conferenze, Letture, Discorsi su . . .
. . . 05 Periodici, Riviste di . . .
. . . 06 Società, Accademie di . . .

[p. 244]

. . . 07 Insegnamento, Studio, Museo di . . .
. . . 08 Poligrafia; opere di autori diversi raccolte in collezioni o in serie che trattano di . . .
              Opere complete di un Autore che ha scritto specialmente di . . .
. . . 09 Storia di . . .

DETERMINANTI GEOGRAFICI.

Questi determinanti si usano per determinare il paese di
cui parla una data opera, e si mettono tra parentesi quando
nella tavola precedente, dopo il numero della materia, segue il
segno (.).

Es.: 91 (.)    = Geografia divisa per paesi.
       45         = Determinante dell'Italia.
       91 (45) = Geografia dell'Italia.

Quando si vuole determinare a quale paese appartenga un
volume di Storia, invece di mettere il determinante geografico
tra parentesi, lo si fa precedere dalla cifra 9, caratteristica
della Storia.

Es.: 42   = Inghilterra.
       942 = Storia dell'Inghilterra

3 Geografia Antica.
      31 Cina Antica.
      32 Egitto Antico.
      33 Giudea Antica.
      34 India       »    
      35 Medo-Persia. Caldea. Assiria. Babilonia. Mesopotamia.
      36 Celti.
      37 Roma Antica. Italia Antica.
      38 Grecia     »    
      39 Altri Paesi Antichi.

4 Europa Moderna.
      41 Scozia.
            415 Irlanda.
      42 Inghilterra.
            421 Londra.
      43 Germania
            436 Austria.
            437 Boemia.
            438 Polonia e Cecoslovacchia.
            439 Ungheria.
      44 Francia.
            443.6 Parigi.

[p. 245]

      45 Italia.
            45.631 Roma
      46 Spagna.
            469 Portogallo.
      47 Russia.
      48 Scandinavia.
            481 Norvegia.
            485 Svezia.
            489 Danimarca.
      49 Altri Stati.
            491 Islanda. Isole Feroe.
            492 Olanda.
            493 Belgio.
            494 Svizzera.
            495 Grecia.
            496 Turchia.
            497 Stati Balcanici.
            498 Rumenia.
            499 Altri Stati dell'Europa. Isole dell'Arcipelago Greco.

5 Asia.
      51 Cina.
      52 Giappone.
      53 Arabia.
      54 India.
      55 Persia.
      56 Turchia Asiatica.
            564 Cipro.
            569 Palestina.
      57 Siberia.
      58 Asia Centrale.
            581 Afganistan.
            584 Turchestan.
            588 Belucistan.
      59 Indo-Cina.
            591 Birmania.
            593 Siam.
            596 Cambogia.
            597 Cocincina Francese.
            598 Annam.
            599 Tonchino.

6 Africa.
      61 Africa Settentrionale.
            611 Tunisia.
            612 Tripolitania.
      62 Egitto.
      63 Abissinia.
      64 Marocco.
      65 Algeria.

[p. 246]

      66 Africa Centrale del Nord.
      67       »         »       del Sud.
      68 Africa Meridionale.
            682 Transvaal.
            684 Natal.
            685 Orange.
            687 Colonia del Capo.
            689 Interno dell'Africa Meridionale.
      69 Isole Africane dell'Oceano Indiano Australe.
            691 Madagascar.
            698.1 Riunione.
            698.2 Maurizio.

7 America del Nord.
      71 Canadà.
            718 Terranova.
      72 Messico.
      728 America Centrale.
            728.1 Guatemala.
            728.3 Honduras.
            728.4 San Salvador.
            728.5 Nicaragua.
            728.6 Costa Rica.
      729 Indie Orientali.
            729.1 Cuba.
            729.2 Giamaica.
            729.3 San Domingo.
            729.4 Haiti.
            729.5 Portorico.
            729.8 Barbades.
            729.9 Bermude.
      73 Stati Uniti.
      74 Stati della Nuova Inghilterra.
      75     »   del Sud-Est.
      76     »   Meridionali.
      77     »   Interni.
      78     »   dell'Ovest.
      79     »   del Pacifico.

8 America del Sud.
      81 Brasile.
      82 Argentina.
      83 Patagonia.
      84 Bolivia.
      85 Perù.
      86 Columbia.
            861 Equatore.
      87 Venezuela.
      88 Gujana.
      89 Paraguay.
            891 Uruguay.

[p. 247]

9 Oceania e Regioni Polari.
      91 Malesia.
      92 Sonda (Isole della)
      93 Australasia.
      94 Australia.
      95 Nuova Guinea.
      96 Polinesia.
            969 Hawai.
      97 Isole sparse dell'Oceano.
      98 Regioni artiche. Polo Nord.
      99       »     antartiche. Polo Sud.

[4.] 14. Collocazione dei libri.

Nello stesso ordine col quale sono stati classificati,
i libri si collocano, negli scaffali, dopo averli, s'in-
tende, inventariati e catalogati, non solo, ma anche
timbrati uno a uno sul frontispizio interno, sulla prima
pagina del testo e sulle tavole fuori testo (se esistono),
in modo che i male intenzionati non possano far scom-
parire le tracce della legittima proprietà senza rendere
il volume inservibile.
Il numero di classificazione scritto distintamente su
un'etichetta aderente al dorso del libro designa il posto
che esso occuperà nell'ordine progressivo in cui i vo-
lumi si succedono negli scaffali. Se due o più opere,
trattando lo stesso argomento, portano uno stesso nu-
mero, si dispongono in ordine alfabetico dei rispettivi
autori. Così avviene per la letteratura narrativa di cia-
scun paese.
In ogni ripiano si lascia uno spazio vuoto, perchè
i libri nuovi possano prendere via via il loro posto,
senza che occorrano spostamenti troppo frequenti di
molta parte del materiale.
Soli inconvenienti di questo sistema di collocazione
sono: la vicinanza fra loro di libri di vario formato,
che non fa un gran bel vedere, e un certo spreco di
spazio, a causa dei vuoti che si è costretti a lasciare in
ogni ripiano; ma i suoi vantaggi risultano in pratica
grandissimi, a cominciare da questo: senza bisogno
di consultare il catalogo, i lettori trovano di seguito

[p. 248]

tutti i libri che la biblioteca possiede sull'argomento
che li interessa e possono sceglierne un altro equiva-
lente, se quello richiesto non sia per il momento di-
sponibile.
Il numero di classificazione si ripete sul frontespizio,
per il caso che l'etichetta applicata al dorso si stac-
casse e andasse perduta.

[4.] 15. Inventario o registro d'ingresso.

Prima di procedere alla schedatura, s'iscriveranno
tutti i libri nel Registro d'ingresso o inventario, in
cui si noteranno poi sempre, in ordine cronologico,
tutte le opere che entreranno successivamente in bi-
blioteca per doni o acquisti. Il registro d'ingresso tien
conto della provenienza di ciascun'opera, della data
in cui è entrata in biblioteca, dell'autore e del titolo
sommario di essa, dell'editore e dell'anno di stampa,
del numero dei volumi di cui si compone, del prezzo
di copertina e infine dell'indicazione di catalogo cor-
rispondente alla sua collocazione negli scaffali.
Naturalmente, ogni opera è distinta innanzi tutto
da un numero progressivo, che si ripete a piè dell'ul-
tima pagina.
Ecco un modulo di questo registro.

[p. 249]

Il numero d'inventario serve a individuare il libro
nelle registrazioni del prestito, non bastando a ciò il
solo titolo, che è comune alle diverse edizioni della
stessa opera eventualmente esistenti in biblioteca (edi-
zione economica, di lusso, ecc.).
Alcuni aggiungono all'inventario alcune colonne
per annotarvi la data di consegna e di restituzione dei
libri mandati a legare; ma per la rilegatura è consi-
gliabile un registro speciale.
Il registro d'ingresso o inventario, ove sia tenuto
al corrente con le registrazioni, permette di rilevare
in qualunque momento il numero delle opere di cui
è costituita la biblioteca, il numero totale dei volumi
a cui quelle opere corrispondono, e dei volumi quanti
sono i donati e per quale valore, quanti gli acquistati
e con quale spesa.

[4.] 16. Cataloghi.

In Russia, negli Stati Uniti d'America e forse in
altri paesi, la Biblioteca non ha bisogno di compilare
le schede dei libri che entrano in biblioteca: essa è
abbonata al servizio delle schede a stampa, che si pub-
blicano da un ufficio centrale per tutti i libri di
qualche importanza che via via vengono in luce nella
lingua del paese e nelle principali lingue straniere. In
Italia questo servizio non esiste ancora; perciò ogni
opera, dopo che sia classificata e inventariata, deve
essere schedata. La classificazione e l'iscrizione in in-
ventario servono a indicare la collocazione del libro e
che esso è entrato a far parte del patrimonio della bi-
blioteca. Ora bisogna portarlo a conoscenza del pub-
blico che se ne deve servire, e ciò si fa iscrivendo il
libro nel catalogo.
Ogni opera è rappresentata nel catalogo da almeno
due schede: una per ordine alfabetico d'autore, l'altra
per ordine alfabetico di materia. La prima risponde
alla domanda: Quali sono le opere del tale autore?

[p. 250]

La seconda alla domanda: Quali sono i libri pubbli-
cati su questa materia?
La prima reca:

La bibliografia moderna ha modificato alquanto la
compilazione della scheda, mettendo la data di pub-
blicazione in evidenza prima del titolo e aggiungendo
alcune parole riassumenti l'argomento trattato.
La seconda scheda del catalogo alfabetico per mate-
ria è identica alla precedente, ma reca, inoltre, in testa,
la parola del titolo che meglio ne definisce il contenuto
e sotto la quale può cercarla chi ne ignori l'autore.
I due schedarî formati da queste due specie di tes-
sere, disposte in ordine alfabetico d'autore la prima e
di titolo la seconda, possono rimaner divisi od esser
fusi in uno solo. In questo caso, l'opera Rosi Vitto-
rio Emanuele II
sarà trovata dal lettore alla lettera R
se conosce il nome dell'autore, alla lettera V se il no-
me dell'autore gli è ignoto o non lo ricorda.
Il catalogo a schede per materia o a soggetto, se
tenuto separato da quello per autore, può essere ordi-
nato secondo il numero progressivo della classifica-
zione decimale, indicata in testa di ogni scheda. In
tal caso, è bene separare, nello schedario, le diverse
materie con cartoncini divisori che sopravanzino in al-
tezza alle schede e rechino visibile in testa ciascuno
la denominazione della materia e il numero corrispon-
dente. Questo schedario riproduce esattamente l'ordine
di collocazione dei libri negli scaffali.
Nella compilazione delle schede si tengano presenti
queste avvertenze:

[p. 251]

[p. 252]

Ecco una scheda tipo per il catalogo alfabetico
d'autore:

La cifra a destra in alto è l'indice di classificazione
decimale, quella a sinistra in basso è il numero d'in-
ventario.

                                    ***

In base agli schedarî si compila il catalogo a stampa
per ordine alfabetico d'autore o di classificazione de-
cimale. In questo secondo caso, il catalogo è prece-
duto da una tavola riassuntiva della classificazione,
come quella inserita nel presente volume, e seguito da
un indice alfabetico dei nomi degli autori, con l'indica-
zione delle pagine in cui sono elencate le loro opere
rispettive.
Nel catalogo a stampa le singole opere sono elen-
cate come questa:

La prima cifra a destra è l'indice decimale, la se-
conda a sinistra indica l'anno di pubblicazione,

[p. 253]

l'ultima a destra il numero d'inventario, che può essere
anche omesso.
Il catalogo a rubrica, manoscritto o a stampa, ha
bisogno di frequenti aggiunte per essere aggiornato.
Se manoscritto, si lascerà tra un'opera e l'altra uno
spazio conveniente per iscrivervi i libri che entreranno
successivamente in biblioteca; se stampato, abbisogne-
rà di frequenti supplementi (almeno annuali).
Perchè i lettori abbiano subito notizia dei nuovi li-
bri, si affigge periodicamente l'elenco delle novità.

                                    ***

Il Catalogo indicatore, che indica ogni momento se
il libro richiesto è o non è presente in biblioteca e ri-
sparmia, quindi, al personale o al lettore le relative
ricerche, è costituito di una serie di quadri a due facce,
con migliaia di piccoli cartoni mobili, rossi da un lato
e bianchi dall'altro. Ognuno di questi cartoncini reca
ai due lati menzione del libro che rappresenta. Secon-
do che il lato rosso è dalla parte del pubblico o del
bibliotecario si sa che il libro è al suo posto o già in
prestito.
Un catalogo indicatore più complesso ebbe la sua
prima applicazione in Germania (Amburgo). I libri vi
sono elencati, invece che su cartoncini, sulle due fac-
cie opposte di parallelepipedi di legno, i quali, essendo
mobili, possono lasciar posto ai nuovi libri. Essi sono
separati da sottili interstizî trasversali, in ciascuno dei
quali il bibliotecario insinua la tessera del lettore che
ebbe in prestito il libro corrispondente. La tessera, di
cartoncino colorato, apparisce con l'orlo inferiore dalla
parte del quadro rivolta al pubblico, indicando che il
libro non è disponibile, mentre il bibliotecario desume
dalla tessera presso quale lettore si trova; e poichè essa
può anche recare le date dei prestiti successivi, egli sa-
prà anche da quanto tempo il libro è assente e potrà
richiamarlo, se il termine regolamentare del prestito
è scaduto.

[p. 254]

Un simile catalogo indicatore comparve per la prima
volta in Italia all'Esposizione di Milano (1906), co-
struito su modello ideato dal Direttore delle Biblio-
teche Popolari di quella città.

                                    ***

La biblioteca metterà, potendo, a disposizione dei
lettori il maggior numero di Cataloghi ragionati, detti
a serie fissa, che costituiscono la miglior guida alla
lettura.
Le letture disordinate e senza metodo possono dar
luogo a due inconvenienti: o si legge senza compren-
dere e senza esser consapevoli che non si comprende,
generando nella nostra mente una confusione di fatti e
d'idee, assai nociva ai fini della vera coltura; oppure,
non comprendendo il libro che si ha per le mani e non
sapendo quale altro domandare in prestito alla biblio-
teca popolare, si finisce a non prenderne alcuno.
Alla scelta razionale dei libri da leggere provvedono
assai bene i Cataloghi ragionati a serie fissa, appli-
cati per la prima volta a una biblioteca circolante dalla
Contessa Maria Pasolini e aventi per caratteristica par-
ticolare di suggerire l'ordine logico in cui devono esser
letti i libri migliori che si occupano di ciascuna ma-
teria, perchè il libro letto prima serva di preparazione
a comprendere il libro da leggersi poi, e la lettura suc-
cessiva di tutti abbia per effetto di renderci padroni
della materia, nella logica successione delle sue parti.
Per addurre un esempio pratico, a leggere con frutto
la storia della Rivoluzione francese e necessario cono-
scere prima il regime secolare di privilegio del quale
essa fu la reazione violenta, e la storia delle idee e
delle dottrine che le diedero un contenuto.
Un catalogo compilato con questi criterî, deve ne-
cessariamente far seguire ad ogni libro le notizie op-
portune sul contenuto di esso, chiarire le ragioni che
ne determinarono la scelta a preferenza di altri che
trattano lo stesso argomento, e contenere, infine,

[p. 255]

soltanto le opere giudicate migliori per giungere alla co-
noscenza di una data materia. Per ciò appunto que-
sto catalogo si chiama a serie fissa e può essere inte-
grato con un secondo catalogo detto fuori serie, dove
sono elencati e raccomandati al lettore libri non com-
presi nel primo, ma che, per il loro interesse, meri-
tano di esser conosciuti.
Alcuni cataloghi a serie fissa furono pubblicati dalla
Contessa Pasolini sulla Storia Universale, le Scienze
economiche e sociali, la questione femminile, il Risor-
gimento italiano.
Si tratta, come ognun vede, di vaste bibliografie ra-
gionate.



[p. 256]

V.
COME FUNZIONA
LA BIBLIOTECA POPOLARE MODERNA

[5.] 1. Il Regolamento.

La biblioteca pubblica deve eliminare ogni formalità
superflua nei rapporti coi lettori. Essa è fatta per il
pubblico e non contro di esso. I libri sono di tutti, e le
stesse restrizioni a cui la biblioteca è costretta di fronte
ad ogni singolo lettore non sono ammissibili se non
mirano a salvaguardare i diritti di tutti i lettori.
Il regolamento non avrà, quindi, molte disposizioni.
Si lasci al criterio discrezionale del bibliotecario adot-
tare i provvedimenti che crederà opportuni nei casi
non preveduti dal regolamento. Sarà sufficente che
questo determini con precisione:

[5.] 2. Iscrizione al prestito.

Nella biblioteca pubblica sono ammessi al prestito
gratuito dei libri tutti i cittadini indistintamente, pur-
chè si facciano presentare da persona che garantisca,
una volta per sempre, la puntuale restituzione dei li-
bri. All'atto della iscrizione vien loro rilasciata una
tessera col nome, l'età, la professione o il mestiere, l'in-
dirizzo di casa e di lavoro, l'impegno d'indennizzare
le perdite o i guasti e quello, importantissimo, di dar
notizia immediata del cambiamento di recapito, la fir-
ma del lettore, la firma e l'indirizzo del garante, che
può essere qualsiasi lettore iscritto almeno da un anno.
Un garante non è sempre necessario; il lettore potrà
farne a meno se presentato da una scuola, da un'asso-
ciazione conosciuta, da autorità, ecc., o sia iscritto dal-
l'anno precedente, durante il quale non abbia dato
luogo a reclami e lagnanze di sorta.
Se è gratuito il prestito di ciascun libro, non è ne-
cessario che sia gratuita la tessera d'iscrizione al pre-
stito, che dura l'anno in cui è stata rilasciata e darà
luogo al versamento di una piccola quota non supe-
riore a L. 5.
La tessera è in forma diversa, a seconda del sistema

[p. 258]

che si adotta per tener nota dei libri prestati. Le pic-
cole biblioteche, che si servono ancora del sistema a
registro, sul quale notano la data del prestito, il titolo
del libro prestato, il nome e l'indirizzo della persona a
cui è stato concesso e la data della restituzione, rila-
sciano ai loro lettori una semplice tessera di riconosci-
mento. La tessera rimane presso il lettore, il quale se
ne serve all'atto della richiesta per dimostrare al di-
stributore la sua identità.
Le biblioteche, invece, che svolgono la loro attività
in ambienti di notevole importanza e vogliono tenere

in evidenza non solo la quantità e qualità dei libri letti,
ma anche il sesso, l'età e la condizione dei lettori, adot-
tano una tessera che serve ad un tempo per il ricono-
scimento del lettore e per registrarvi volta a volta i
libri ch'egli ha chiesto ed ottenuto in prestito.
Questa tessera rimane in biblioteca a prova del li-
bro ricevuto in prestito ed ha il valore di un vero e
proprio impegno personale a restituire il libro o i li-
bri ultimi prestati. Al momento della restituzione, se
il lettore non desidera altri libri, ritira la propria tes-
sera, per servirsene quando voglia.
Il modulo riproduce la prima facciata della tessera,
che ne ha 4. Delle tre paginette che seguono, la se-
conda metà dell'ultima contiene le principali

[p. 259]

disposizioni regolamentari del prestito, e le due interne, più
la metà dell'ultima, lo spazio in bianco ove si notano
un dopo l'altro i libri che si danno in prestito, col
loro titolo sommario, numero d'inventario e data della
concessione.
Queste due paginette e mezza contengono una cin-
quantina di registrazioni, cioè quanti libri può chie-
dere in un anno un lettore assiduo, che cambi il libro
una volta la settimana circa.

Una paginetta interna della Tessera.

Ad ogni modo, esaurita la tessera nel corso dell'an-
no, la si rinnova, dandole lo stesso numero col quale
era prima contrassegnata.
Le tessere, di qualunque specie sieno, vengono no-
tate, man mano che si rilasciano, in un registro appo-
sito, detto appunto Registro tessere, distinguendo cia-
scuna con un numero progressivo, corrispondente a
quello d'iscrizione sul registro.
Non è necessario prestare un solo libro alla volta:
nella maggior parte delle biblioteche moderne se ne
prestano anche due, a condizione che uno di essi non
sia un romanzo (two-books-system); in alcune anche
più di due.
Semplice e ingegnoso è questo sistema della tessera

[p. 260]

a doppio uso (pel riconoscimento del lettore e per la
registrazione dei prestiti), ed offre molti vantaggi:

[5.] 3. Il prestito.

Ogni individuo provvisto di tessera, presentandosi
a domandare un libro per la lettura a domicilio, ri-
mette, adunque, la tessera stessa al distributore, il qua-
le vi nota il titolo sommario dell'opera, la segnatura

[p. 261]

d'inventario e la data del prestito. Questa data vien da
lui ripetuta con un timbro sui fogli in bianco che il
legatore lascia appositamente fra la copertina e il testo
del libro, e la tessera vien collocata nello scomparti-
mento corrispondente di un casellario, che ne ha tanti
quanti sono i giorni di un mese. Così tutte le tessere
di quel giorno, man mano che i lettori si presentano al
prestito e i libri escono di biblioteca. A sera, poi, fi-
nito il servizio al pubblico, si dispongono tutte le tes-
sere della giornata per ordine alfabetico, se ne com-
pila la statistica nel modo che diremo più oltre, e si
ripongono così ordinate nel loro scompartimento.
Un equo termine del prestito è di due settimane,
salvo riconferma per altre due, se il libro non è stato
nel frattempo richiesto da altri lettori.
Il prestito è personale e il lettore non può nè ser-
virsi di tessera non sua, nè passare ad altri i libri ot-
tenuti in prestito, nè servirsi di un incaricato per il
ritiro dei libri alla biblioteca, a meno che non ne ot-
tenga esplicito permesso. Ogni volta che il biblioteca-
rio avra un dubbio sull'identità del lettore lo inviterà
a dimostrarla.
Sono esclusi dal prestito i libri destinati alla consul-
tazione in sede.
Poichè il maggior numero di richieste si concentra
sulle novità librarie, per acquistarne un certo numero
di copie in più del previsto si può fare eccezione alla
regola della gratuità del prestito e imporre una piccola
tassa di lettura sulle opere recentissime.
La scelta dei libri è fatta dal lettore sui cataloghi o
negli stessi scaffali, secondo il già accennato sistema
dell'open-shelf; nè occorre chiederli per iscritto, riem-
piendo moduli speciali.

[5.] 4. Il libero accesso agli scaffali.

Non si creda che il sistema degli scaffali aperti, in
cui i lettori possono metter liberamente le mani, sia
rovinoso. Furti di libri si commettono anche nelle

[p. 262]

biblioteche dove si sprangano gli scaffali e si tengono i
lettori lontano da essi.
Esperienze fatte in biblioteche pubbliche inglesi
hanno dimostrato che in città fino a 25 000 abitanti an-
darono perduti in un anno 3 volumi al massimo su
10 000, in città fino a 100 000 ab. le perdite oscillarono
da 6 a 48, in citta fino a 300 000 ab. da 0 a 42 (Denver),
mentre col sistema degli scaffali chiusi le perdite an-
nuali variano da 2 a 53. Vale, dunque, la pena di fi-
darsi del pubblico, che in generale risponde bene alla
fiducia di cui si vede fatto segno. E se anche l'edu-
cazione del pubblico a rispettare la proprietà di tutti
costasse qualche cosa, mai danaro sarebbe speso più
utilmente. Del resto, non è dimostrato che, sportelli,
vetri, reticolati, serrature, ecc. costino meno di qual-
che libro perduto. E la maggior rapidità con la quale
circola un libro accessibile direttamente al lettore, in
confronto ad un altro libro tenuto sotto chiave, che oc-
corra chiedere per iscritto e aspettare finchè dal suo
rifugio arrivi alle mani del richiedente, non la con-
tate nulla?
Inoltre, per poter dire: questo è il libro che fa
per me il meglio è vederlo, aprirlo, scorrerne l'in-
dice. Nessun catalogo, con la sua sequela di titoli,
può dare un'idea esatta del libro di cui si ha bisogno,
e l'esser costretti a chiederne successivamente 8 o 10
per trattenerne uno solo, perdendo tempo e facendone
perdere al personale, non è davvero un procedimento
che si possa dire economico. La scelta libera e diretta
migliora ed eleva la qualità delle letture. Ogni biblio-
tecario inglese o americano sa di centinaia di buoni
libri scoperti e messi in valore dal libero accesso agli
scaffali. Quanti lettori che, a leggere il titolo di un
romanzo sul catalogo, lo chiederebbero in prestito, lo
rifiutano invece dopo averne scorse le prime righe!
Si può cominciare a permettere il libero accesso ad
una parte dei libri più richiesti, e man mano che il
pubblico si abitua a rispettarli, aumentare il numero
degli scaffali aperti. Anche la libertà ha bisogno di
un tirocinio.

[p. 263]

[5.] 5. La restituzione.

Quando il lettore si presenta per la restituzione, non
si fa altro che trarre dallo scompartimento, corrispon-
dente all'ultima data segnata con timbro nell'interno
della copertina, la tessera appartenente al lettore, che
dà spontaneamente il suo nome: si nota nell'ultima
colonnetta di essa la data della restituzione e, se il
lettore non desidera un altro libro in prestito, ritira
la tessera e la conserva presso di sè, per usarne quando
a lui piaccia. Se, invece, desidera un altro libro, il di-
stributore fa la nuova annotazione, e la tessera rimane
in biblioteca, custodita nello scompartimento del ca-
sellario corrispondente alla data di quel giorno.

                                    ***

Non sempre i libri prestati per la lettura a domici-
lio ritornano in buono stato, e d'altra parte i lettori
assai difficilmente s'inducono a riconoscersi autori dei
guasti arrecati ai volumi che ebbero in prestito. Es-
sendo prescritta la rifusione del danno, il lettore che
abbia deteriorato un libro è invitato a uniformarsi al
regolamento. Ma per esser certi che il danno fu pro-
dotto proprio da lui e non da altri che ebbero il libro
in prestito prima di lui, occorre adottare come mas-
sima costante di non mettere in circolazione che libri
in buono stato, ritirarli immediatamente per le oppor-
tune riparazioni anche quando una sola pagina sia
staccata o un cartone rotto o un fascicolo scucito. E
se, in via eccezionale, occorre assolutamente concedere
in prestito un libro in cattivo stato, si prenda nota
della imperfezione sulla tessera del richiedente. Se-
guendo inflessibilmente questo sistema, si potra es-
ser rigorosi nell'accertamento delle responsabilità, sen-
za correre il rischio di punire l'innocente per il reo.
Ma non sempre e non facilmente si possono rilevare

[p. 264]

i danni prodotti ai libri: bisognerebbe, per accertarsi
che essi furono ben tenuti, scorrere i fogli uno a uno
e vedere se vi sono macchie, appunti, gualciture; e
questo ognuno lo intende riesce in una biblio-
teca assolutamente impossibile. Pure, sfogliarli con
un rapido gesto si può. Ma l'occhio ammaestrato del
distributore sa vedere dall'esterno lo stato interiore del
libro: per i danni gravi, come quello di pagine strap-
pate o asportate o posposte e di legature rotte o scom-
paginate, v'è un indice che non fallisce quasi mai. Si
osservi bene ai margini del libro se qualche foglio
sporge anche appena da una parte o dall'altra fuori
dalla compagine degli altri, si apra il volume a quel
punto, e il danno, se v'è, non può esser che lì. Per
convincersi che questo sistema di scoprire i guasti pro-
dotti ai libri è il migliore, basta seguirlo.

[5.] 6. Ricupero dei libri presso i lettori ritardatari.

Col sistema di registrazione del prestito da noi de-
scritto, la scadenza del termine è indicata automatica-
mente. Se i libri si concedono, ad es., per 15 giorni,
le tessere che la sera, mettiamo, del 27 luglio, riman-
gono nella casella del 12, appartengono a ritardatari.
Si concede qualche giorno di comporto poi si manda
una prima sollecitazione in cartolina a stampa del te-
nore seguente:

BIBLIOTECA
          DI
. . . . . . . . . . . . .                     ..., data del timbro postale.
Via  . . . . . .

Egregio Signore,
La invitiamo a restituire senza indugio l'opera che
le fu concessa in lettura, essendo scaduto il termine
regolamentare del prestito
.
                                              Il Bibliotecario.

[p. 265]

Stabilito che i giorni di comporto debbano essere,
mettiamo, cinque, ogni sera, dopo cessato il servizio
al pubblico, si spediranno le cartoline per le tessere
rimaste nella casella di 20 giorni innanzi, non dimen-
ticando di fare un segno nell'interno di ciascuna tes-
sera, vicino al titolo del libro di cui fu reclamata la
restituzione. Trascorso un determinato numero di gior-
ni senza che la restituzione sia avvenuta, si manda una
seconda e più energica ingiunzione in biglietto a stam-
pa raccomandato, possibilmente impresso con carat-
teri uso macchina da scrivere, non dimenticando, an-
che in questo caso, di lasciar traccia sulla tessera di
questo secondo passo fatto per ricuperare il libro.

BIBLIOTECA
          DI
. . . . . . . . . . . . .                     ..., data del timbro postale.
Via  . . . . . .

Egregio Signore,
Se entro
5 GIORNI da oggi non restituirà alla Biblio-
teca il libro ch'Ella ne ebbe in prestito e che Le fu ri-
chiesto una prima volta con cartolina, ci obbligherà a
ricuperarlo con mezzi che importeranno spese a Suo
carico
.
                                              Il Bibliotecario.

Restituendo il libro, il lettore ritardatario rimbor-
serà la spesa di affrancazione e pagherà una tassa di
cent. 5 o 10 per ogni giorno di ritardo.
Se il lettore non obbedisce neppure a questa seconda
ingiunzione, ci si rivolge al garante, e se cartolina e
biglietto ritornano indietro dall'ufficio postale per ave-
re nel frattempo il lettore cambiato indirizzo, si ac-
cluderà l'una e l'altro alla tessera relativa, per segno
che il titolare di essa dovrà esser ricercato a mezzo
dell'anagrafe municipale e dei vigili urbani. Le pra-
tiche personali del fattorino della biblioteca riusci-
ranno fruttuose in ogni fase della ricerca.

[p. 266]

Il lettore abitualmente ritardatario è escluso dal pre-
stito.

[5.] 7. Altri sistemi di registrazione dei prestiti.

La registrazione dei prestiti, per essere perfetta, do-
vrebbe rispondere immediatamente a queste domande:
1. Quali sono i libri usciti? 2. Quando sono usciti? 3.
Quando saranno resi? 4. Che libro ha il tal lettore?
5. Chi ha il tal libro?
A tutte, o quasi, queste domande risponde il se-
guente sistema di registrazione.
Due schedarî speciali, disposti in ordine alfabetico
rigoroso, sono dedicati uno ai lettori iscritti al prestito
e l'altro ai libri esistenti nel riparto del prestito. La
scheda del lettore reca in testa le sue generalità, nel
resto del recto e su tutto il verso una serie di spazî ret-
tangolari, in ciascuno dei quali il distributore prende
nota del libro prestato col relativo numero d'inven-
tario, e della data del prestito, non che della restitu-
zione, quando essa avviene. Il numero in alto corri-
sponde a quello della tessera personale e della sua re-
gistrazione nel libro tessere.
La scheda del libro ha lo stesso formato e la stessa
disposizione, ma reca naturalmente in testa le indica-
zioni bibliografiche dell'opera a cui si riferisce, e ne-
gli spazietti rettangolari si registra la data del prestito,
il nome e il numero di tessera del lettore a cui il libro
fu prestato.
Il numero in alto è quello d'inventario.
Questo sistema di registrazione dei prestiti a dop-
pio schedario alfabetico (dei lettori e dei libri) per-
mette di rispondere in qualsiasi momento almeno a 4
delle 5 domande di cui sopra, cioè, alla 2a, 3a, 4a e 5a
e indirettamente anche alla 1a.
Perchè la scadenza dei prestiti risulti automatica-
mente, basta togliere via via le sole schede dei

[p. 267]

lettori dallo schedario relativo e collocarle per ordine di
data nel casellario speciale, come nel primo sistema
di registrazione descritto nel paragrafo 3 di questo
capitolo.
Questo sistema non ha bisogno della tessera su cui
si registrano i prestiti e che il lettore deve lasciare in
biblioteca; ma della semplice tessera di riconosci-
mento.

[p. 268]

                                    ***

Un terzo modo di registrare i prestiti è il così detto
Browne system, dal nome del suo ideatore. Entro la
tessera del lettore, simile a quella descritta al para-
grafo 2, si mette la scheda del libro prestato, estratta
dal catalogo, e le due carte così unite si collocano nel

[p. 269]

casellario, alla data del giorno in cui avviene il pre-
stito. Nessuna scritturazione è necessaria: la sola pre-
senza della tessera del lettore, accompagnata alla sche-
da di un libro, nella casella, poniamo, dell'8 gennaio,
attesta che il lettore a cui è intestata la tessera ebbe
quel giorno in prestito il libro rappresentato da quella
scheda del catalogo, cioè tutto quanto occorre sapere.
Questo sistema non indica però, senza lunghe ricer-
che, dove si trovi il tale o il tal altro libro, nè che li-
bro abbia il tale o il tal altro lettore.

                                    ***

Eugène Morel propone un quarto sistema. La tes-
sera personale del lettore, fatta a libretto, reca foglietti
staccabili, sui quali è stampato il numero della stessa
tessera, che sul registro tessere serve a individuare il
lettore. All'atto del prestito si stacca uno dei foglietti
e vi si nota il numero d'inventario del libro prestato,
poi si colloca il foglietto stesso al posto già occupato
dal libro nello scaffale, o, meglio, si infila su una punta
a uncino fissa a capo di ogni ripiano degli scaffali.
Ma questo sistema serve soltanto a constatare il no-
me del lettore presso cui si trova il libro mancante e
neppur direttamente, perchè il nome del lettore e il
titolo del libro sono espressi con due numeri, e occorre
cercare altrove il nome e il titolo a cui questi numeri
corrispondono. Lo stesso Morel avverte che il suo si-
stema può noi diciamo deve combinarsi con
altro.

                                    ***

Nei piccoli centri, dove il bibliotecario conosce per-
sonalmente tutti i suoi lettori, basta la semplice tes-
sera d'iscrizione, che rimane presso il lettore, ad at-
testare ch'egli è in regola con la quota, e dei libri pre-
stati si tien nota in un registro come questo:

[p. 270]

I ritardatarî risultano a prima vista dagli spazi ri-
masti in bianco nella colonna in cui si registra la data
della restituzione.
Ognuno di questi sistemi ha i suoi pregi e i suoi di-
fetti, ad eccezione del secondo, che in teoria sembra
quasi perfetto, ma costringe a una doppia registra-
zione (del libro prestato sulla scheda dei lettore, del
lettore a cui è prestato sulla scheda del libro), e alla
compilazione di due schedarî, non necessarî con gli al-
tri sistemi di registrazione. Tuttavia, dice un vecchio
proverbio toscano, non si va in paradiso di volo.

                                    ***

Le biblioteche meglio organizzate hanno un servi-
zio di consegna a domicilio dei libri prenotati. Le al-
tre avvertono per posta i richiedenti che il libro da
essi desiderato è stato reso e sarà tenuto a loro dispo-
sizione un paio di giorni o tre al massimo. Ma questo
sistema, che immobilizza per qualche giorno i libri
maggiormente richiesti, lascia evidentemente a desi-
derare.

[p. 271]

[5.] 8. Lettura in sede.

La lettura in sede si fa nella sala dei giornali e nella
sala di consultazione.
L'ingresso alla sala dei giornali può non richiedere
iscrizione preventiva. In questo caso, può entrare

chiunque, meno i fanciulli che hanno il loro riparto
separato. Chi entra ha il solo obbligo di scrivere il
suo nome in apposito registro, che serve ai rilievi sta-
tistici. Le più moderne biblioteche dispensano i let-
tori anche da questa piccola formalità e li contano per
mezzo di un tourniquet collocato alla porta.
Nella sala di consultazione sono ammesse, invece,
soltanto le persone provviste della tessera di prestito.
Se i libri non vengono asportati e se i lettori, che pos-
sono aver bisogno di consultarne più d'uno

[p. 272]

contemporanearnente, sono autorizzati a sceglierli da sè negli
scaffali aperti, è impossibile e inutile farli registrare
tutti dal personale addetto al servizio, che potrà cal-
colarne la media, contando a distanza di tempo i vo-
lumi sparsi sui tavoli di lettura. Ma se la sala dei li-
bri è separata da quella in cui i lettori si recano per
leggerli, in questo caso ogni lettore si troverà a pas-
sare davanti al tavolo del bibliotecario, che potrà pren-
der nota del suo nome e dei libri da lui scelti, e poi re-
gistrarne la riconsegna.
Per questa organizzazione del servizio occorre che
la sala dei libri e la sala di lettura sieno contigue, e
che nessun lettore possa entrare od uscire dall'una o
dall'altra senza passare davanti al tavolo dell'addetto
alla consulenza.
Vedere a pagina precedente un esempio del registro
letture in sede.

[5.] 9. Statistica del movimento.

Una biblioteca che non tenga accuratamente nota
dei dati riflettenti la sua attività e non abbia modo di
accertarsi periodicamente de' suoi progressi o della
sua decadenza, non può aspirare ad un successo vero
e duraturo. I resultati statistici suggeriscono gl'inno-
vamenti e le correzioni necessarie al buon andamento
dei servizî, il criterio in base al quale devono esser
fatti i nuovi acquisti, le tendenze da secondarsi e quel-
le da combattere: in una parola, essi sono lo specchio
fedele dell'esperienza, ch'è maestra migliore di ogni
più minuzioso e diligente manuale.
Il bibliotecario redige il prospetto di statistica, te-
nendo conto dei lettori e delle letture tanto in sede
quanto a domicilio. La prima facciata del prospetto
(letture) è divisa in tante colonnette quante sono le
materie; la seconda (lettori) quanti sono i gruppi in
cui si vogliono distinguere i lettori (sesso, età, pro-
fessione).

[p. 273]

Chi volesse far risultare separatamente, per es., i ro-
manzi, dal teatro, ecc., non avrebbe che da suddivi-
dere la colonna della letteratura amena: così dicasi
degli altri gruppi di materie.
L'altra facciata del prospetto statistico (lettori) tien
conto soltanto di quelli a domicilio, essendo impossi-
bile ed anche superfluo classificare le persone che si
presentano a leggere in sede. Diamo a pagina seguente
il modulo relativo.
Questo sistema di statistica mensile vuole che i dati
sieno raccolti e registrati giorno per giorno. Soltanto
nelle piccole biblioteche dove è uso tener nota dei pre-
stiti in un registro, il prospetto può esser compilato
interamente alla fine del mese.
Lo schema dei due prospetti statistici (letture e let-
tori) può essere semplificato per le biblioteche di pic-
coli centri, raggruppando, ad es., in una sola colonna
tutti i libri di scienza nel prospetto delle letture, e di-
videndo le persone in due soli gruppi di età (fanciulli
e adulti), o cumulando i fattorini e commessi con gli
impiegati nel prospetto lettori, ecc.

                                    ***

Altri rilievi statistici interessantissimi possono ot-
tenersi specialmente col sistema di registrazione dei
prestiti descritto in testa al paragrafo 7 di questo ca-
pitolo, e cioè: quali sono i libri più letti e quali meno,
quale genere di libri è preferito dai lettori dell'uno e
dell'altro sesso, quale dai lettori appartenenti alle va-
rie età, e condizioni sociali; come progredisce il gu-
sto dei singoli lettori, quanto dura ciascun libro e cia-
scun tipo di rilegatura, ecc.

[p. 274]

Prospetto statistico mensile delle letture.
Mese di . . . . . . . .                                                                                                                                            
IN SEDE                                                   A DOMICILIO

[p. 275]

Prospetto statistico mensile dei lettori a domicilio.
Mese di . . . . . . . .                                                                                                                                            

[p. 276]

[5.] 10. Libri perduti ed eliminati.

I libri di una biblioteca finiscono in vari modi: per
l'uso, che li rende, a lungo andare, inservibili, o per
mancata restituzione, la quale può dipendere da asso-
luta irreperibilità delle persone che li ebbero in pre-
stito o da involontaria dispersione dei libri, il prezzo
dei quali venne rimborsato alla biblioteca; per furti o
per volontaria eliminazione di opere superate dal pro-
gresso della coltura. In qualsiasi caso, il biblioteca-
rio non può esimersi dal tener accuratissima nota dei
libri che cessano di far parte della biblioteca a lui af-
fidata, sia per sostituirli con copie nuove, sia per ren-
der ragione amministrativamente dei libri mancanti.
Diamo nella pagina seguente un modulo di registro
apposito.
Nella colonna dei libri non potuti ricuperare si re-
gistrano anche i libri scomparsi per furti.
Non tutti i libri mancanti o consunti si sostitui-
scono, e dei non sostituiti si tolgono dai cataloghi le
schede relative.
I libri eventualmente sottratti dai lettori risultano
alla verifica annuale, che costringe la biblioteca a qual-
che giorno di chiusura al pubblico. La verifica si fa
cancellando uno a uno, su fogli preventivamente pre-
parati, i numeri d'inventario relativi non solo a tutti
i libri presenti negli scaffali, ma anche a tutti i libri
che al momento della verifica risultano in mano dei
lettori e del legatore e a quelli comunque eliminati e
non sostituiti. In numeri non cancellati apparterranno
ai libri sottratti o di cui non si può comunque giusti-
ficare la disparizione.

[p. 277]

Registro dei libri perduti o eliminati.

[p. 278]

[5.] 11. Disinfezione dei libri.

I libri circolanti inutile dissimularlo sono vei-
coli di contagi. Non tutti ne hanno la cura necessa-
ria: i piccoli sfogliano il libro che leggono col dito
bagnato di saliva, i malati tossiscono sulle sue pa-
gine aperte, e via dicendo.
Occorre: fare obbligo ai lettori presso cui si è di-
chiarata una malattia contagiosa di rendere i libri
con la semplice menzione «da disinfettare»; dare al
fuoco i libri sporchi per lungo uso o per altri motivi;
disinfettare periodicamente i libri sospetti, esponen-
doli alle emanazioni di aldeide formica; disinfettare
le sale della biblioteca con certi gas violentissimi, che
si cominciarono a usare dopo la guerra e che, in luo-
ghi ermeticamente chiusi, non solo uccidono i microbi,
ma ogni specie d'insetti, in qualsiasi fase del loro svi-
luppo.

[5.] 12. Orario del servizio.

La biblioteca pubblica è aperta tutto il giorno e la
sera, possibilmente dalle 8 alle 22, senza interruzione.
La mattina presto verranno gli impiegati a leggere i
giornali prima di recarsi all'ufficio, a mezzogiorno la
gente che fa colazione fuori di casa utilizzerà in biblio-
teca l'ora che precede la ripresa del lavoro; a metà
pomeriggio capiteranno i ragazzi che escono dalle
scuole; la sera sarà la volta di coloro che sono occu-
pati tutta la giornata.
Questo è all'incirca l'orario della maggior parte delle
biblioteche pubbliche americane e inglesi, che sosti-
tuiscono le nostre biblioteche popolari. Se la biblio-
teca, infatti, vuol far concorrenza alla bettola, al caffè
e ad altri luoghi di ritrovo, non deve chiudere i suoi

[p. 279]

battenti, come spesso avviene da noi, proprio nelle ore
del giorno e della sera in cui la gente che lavora ha
tempo da dedicare alle occupazioni intellettuali e allo
svago.
Le piccole biblioteche dei centri rurali, che devono
praticare orarî ridotti, tengano presente anche le esi-
genze speciali del servizio per i fanciulli, che non esco-
no di casa la sera.

[5.] 13. Relazione annuale.

I dati statistici mensili, sommati per i dodici mesi,
e i risultati della verifica annuale saranno esposti in
una relazione, che rifletterà la complessa vita della bi-
blioteca durante l'annata e accompagnerà, illustran-
dolo, il resoconto dell'esercizio finanziario. Risulterà
così il movimento dei libri e dei lettori, lo sviluppo dei
servizî, la spesa media di ogni libro letto; si faranno
conoscere le innovazioni previste, i nomi e le beneme-
renze dei donatori, ecc.
La relazione, illustrata e stampata in forma at-
traente, sarà diffusa largamente e si farà in modo che
se ne occupino i giornali.



[p. 280]

VI.
LA SEZIONE FANCIULLI

[6.] 1. Che cos'è e che cosa fa.

Facendo un po' di storia delle biblioteche d'Ame-
rica, abbiamo visto quale importanza abbiano assunto
in quel giovine paese le biblioteche speciali per fan-
ciulli, talora autonome, ma più spesso sezioni della
biblioteca pubblica. Una sala per i ragazzi non manca
mai in nessuna di queste biblioteche e sostituisce van-
taggiosamente la bibliotechina scolastica. L'uso della
biblioteca fa parte dell'insegnamento. Il cittadino ame-
ricano impara a servirsi della biblioteca sin da fan-
ciullo, perchè si avvii alla ricerca personale del libro
che deve leggere.
La biblioteca dei ragazzi è legata alla scuola a filo
doppio: gli alunni si recano a visitarla in comitiva col
loro maestro; la biblioteca presta agli insegnanti nu-
clei di libri che rimarranno in classe per tutto un mese;
acquista libri complementari a quelli di testo, e li pre-
sta per tre mesi alle classi; la bibliotecaria dei fan-
ciulli visita le scuole, organizza in biblioteca piccole
mostre d'incisioni e documenti che illustrano le le-
zioni; la biblioteca fa prestiti speciali di libri agli alun-
ni per le vacanze estive prepara elenchi di libri da

[p. 281]

consultare per lo svolgimento di lavori scolastici, pre-
sta albums di figure ai giardini d'infanzia, permette
che gli insegnanti occupino scaffali a parte con i libri
da loro scelti e raccomandati agli alunni, ecc. Perciò
la scuola non ha una biblioteca propria e non ne sente
il bisogno.
Nei quartieri poveri della città gli alunni si recano
a fare i loro compiti di scuola in biblioteca, dove tro-
vano maggior comodità che a casa loro e l'assistenza
della signorina bibliotecaria. Talora i più grandicelli
conducon seco il fratellino minore o la sorellina, che
si divertono molto a sfogliare i begli albums colorati.
Le pareti della biblioteca sono adorne di figure spes-
so rinnovate. I grandi avvenimenti, come viaggi d'e-
splorazione, imprese aviatorie, ecc., vengono illustrate
ai ragazzi con l'esposizione di oggetti e figure corri-
spondenti.
Ad altre particolarità della biblioteca speciale per i
ragazzi si e già accennato altrove. Per dare un'idea
concreta del loro funzionamento, stralciamo qui la de-
scrizione che H. Lemaître, direttore della Revue des
Bibliothèques
, ha fatto della Bibliothèque Enfantine
«L'Heure Joyeuse» fondata nel 1924 a Parigi, in via
Boutebrie, da un comitato americano.

[6.] 2. Un esempio.

La sala misura 14 m. di lunghezza e 10 di larghezza.
Da una parte le finestre dànno sulla strada, dall'altra
su un cortile alberato. Due porte a doppia imposta
dànno accesso alla corte. La porta della strada si
apre in un'anticamera, dove un'iscrizione invita i ra-
gazzi a pulirsi i piedi. Di fronte all'entrata c'è l'uffi-
cio della bibliotecaria, e presso di lei si trovano i re-
gistri di iscrizione e il foglio di presenza.
Dopo aver adempiuto alle formalità d'entrata, il ra-
gazzo si volge e ha davanti a sè lo schedario, che è
addossato alla porta. Alla sua sinistra si trovano le

[p. 282]

tavole riservate ai grandi (una rettangolare, l'altra ro-
tonda); dietro, contro il muro, gli scaffali bassi, dove
sono i libri collocati per ordine di materia. Alla sua
destra è la parte riservata ai piccoli, con due tavole
rotonde più basse e alcune sedie adatte. Un grande
scaffale contro il muro contiene i libri per i piccoli che
sanno leggere, mentre poco lungi un mobiletto

Piano della Biblioteca dei Fanciulli «L'Heure Joyeuse» (Parigi).
1. Ingresso. 2. Tavolo della bibliotecaria. 3. Tavoli per i lettori. 4. Cataloghi.
5. Banco. 6. Sedie. 7. Poltrone. 8. Radiatori. 9. Mostra degli albums figurati.
- 10. Librerie. 11. Lavabo. 12. Tavolo. 13. Attaccapanni. 14. Armadio.
15. Caminetto.

girevole presenta ben disposti i libri illustrati e le imma-
gini per i fanciulli che non sanno ancora leggere.
Bisogna notare che gli scaffali sono fissi, perchè
non c'è spazio da economizzare, dovendo i libri esser
disposti senza distinzione di formato al loro posto di
classifica.
Qua e là, alcune poltroncine permettono ai bambini
di sfogliare i libri vicino agli scaffali, se essi non vo-
gliono sedere ad una tavola. Lunghe tavole poste pres-
so le finestre prospicenti la strada servono alla con-
sultazione dei libri.
Tutto il mobilio è di quercia verniciata, leggermente
imbrunito, e ciò gli conserva una tinta chiara, che

[p. 283]

contribuisce a dare, con i vasi di fiori, disposti qua e là
sui tavoli e sugli scaffali, una nota gaia alla sala.
In una stanza vicina, i ragazzi hanno a loro dispo-
sizione dei lavabo: se si vuole che abbiano le mani
pulite per leggere, bisogna dar loro i mezzi per la-
varsi.
Il riscaldamento è a radiatori ad acqua calda, che
un piccolo focolare a gas basta a mantenere ad una
temperatura sufficente. La spesa è minima.

                                    ***

I libri sono divisi in due parti: i romanzi e i libri
serî. I libri seri vengono contrassegnati, al loro in-
gresso in biblioteca, col numero di classificazione, se-
condo il sistema decimale Dewey, numero sotto il qua-
le sono scritte in maiuscolo anche le tre prime lettere
del nome dell'autore.
I numeri della classificazione decimale corrispondo-
no in tutte le biblioteche per ragazzi. Le iniziali messe
in più permettono di distinguere in una stessa serie
le opere dei diversi autori, e tra quelli del medesimo
autore, le diverse opere che esso ha scritto.
I romanzi portano, invece del numero, la lettera R,
le tre prime lettere del nome dell'autore, e l'iniziale
del titolo in minuscolo.
Il numero a matita alla fine del volume, sulla parte
interna della copertina, è riprodotto sul dorso in do-
ratura a freddo, o dipinto in color bianco, coperto da
una vernice inalterabile (shellac).
Il solo appunto che si possa fare a questi contrasse-
gni è di essere un po' complicati per la memoria dei
ragazzi: è molto chieder loro di rammentare un nu-
mero di cinque cifre e tre lettere. Ma pare che, in pra-
tica, essi se la sbrighino molto bene.
La catalogazione è molto semplificata: non esiste
un registro d'ingresso o inventario dei libri. Un re-
pertorio a schede (shelf-list), in cui le schede sono
disposte nell'ordine stesso che i volumi hanno negli

[p. 284]

scaffali, tiene luogo di registro. Poichè le schede sono
mobili, si può facilmente togliere quelle dei volumi
usati o vecchi che sono stati eliminati, ed evitare così
che si cerchino volumi che non esistono più. Inoltre,
Scheda per la collocazione dei romanzi.

N. B. Questo schedario, le cui schede sono collocate nello stesso
ordine che i libri relativi hanno negli scaffali, sostituisce il regi-
stro di ingresso o inventario
.

Scheda per autore.

Scheda per materie.

poichè in pratica la shelf-list non serve che alla biblio-
tecaria, ogni opera è rappresentata da una scheda per
autore e da una o più schede per materia. Questa
porta in alto e in rosso il nome della materia. Tanto
quella per autore, quanto quella per materia hanno,

[p. 285]

oltre all'indicazione del titolo e dell'autore, una breve
notizia del contenuto del volume.

Scheda per la collocazione e per autori dei libri seri o di studio.

N. B. Per i libri serî o di studio la scheda del Catalogo per
autori si compila come quella per lo schedario della collocazione,
che sostituisce il registro di ingresso o inventario
.

Scheda per materie.

Altra scheda del Catalogo per materie.

I libri erano da prima 1400; sarebbero cresciuti a
2000 quando si fosse aperto il servizio di prestito. Ma
i 600 volumi che restavano da acquistare si sarebbero
scelti a preferenza duplicati di quelli già esistenti.
La collezione contiene una serie molto importante
di libri illustrati, in francese, in inglese, in tedesco, in

[p. 286]

Tessera di ingresso

[p. 287]

italiano e in svedese: romanzi, racconti di viaggi e
libri di volgarizzazione per i giovani fino all'età di 18
anni. Inoltre, si è provveduto a qualche opera di pe-
dagogia; ma noi non le crediamo molto a loro posto
in una biblioteca speciale per ragazzi.

                                    ***

I ragazzi che vanno la prima volta alla biblioteca
devono scrivere su un registro il loro nome e

Scheda per l'indice dei lettori.

indirizzo: è la sola formalità che si esige da essi. Ogni
pagina del registro porta, sopra lo spazio riservato
alle firme, il seguente impegno:
«Scrivendo il mio nome in questo registro, io di-
vento membro dell'Ora Gioiosa e prometto di aver
cura dei libri e di aiutare le bibliotecarie a rendere la
nostra biblioteca piacevole e utile a tutti».
La bibliotecaria fa leggere questa formula ad alta

[p. 288]

voce dal ragazzo, prima ch'egli scriva il suo nome; poi
essa gli rilascia una tessera, ch'egli dovrà presentare
quante volte ritorna in biblioteca.

Domanda d'iscrizione al prestito

La bibliotecaria compila poi una scheda per l'indice
dei lettori. I ragazzi che sono già iscritti, entrando,
non hanno che da presentare la tessera e scrivere il
loro nome sul registro di presenza.

[p. 289]

Dal 12 novembre, data dell'inaugurazione, fino alla
fine dello stesso mese, si erano iscritti 366 ragazzi, di
cui 224 maschi e 142 bambine Questi lettori avevano
fatto 1320 letture; cioè, ognuno era venuto in media
quattro volte in biblioteca.
La biblioteca è aperta tutti i giorni della settimana,
dalle 9 alle 18.

                                    ***

Il prestito avviene con lo stesso sistema adottato dal-
l'American Library alle biblioteche di via de l'Elysée

Tessera per il prestito.

e di via Fessard. Questo sistema ha il grande van-
taggio di risparmiare la registrazione, per conseguen-
za semplifica molto le formalità.
Per essere autorizzati a chiedere i libri in prestito,
i ragazzi dovranno firmare uno speciale impegno e
farlo firmare dai loro genitori. La carta che lo con-
tiene sarà conservata in biblioteca.

[p. 290]

Firmata la domanda contenente l'impegno, e con-
segnata in biblioteca, il ragazzo riceve la tessera che
lo ammette al prestito, tessera diversa da quella d'in-
gresso
.
In testa alla tessera di prestito è segnato il numero
di iscrizione del lettore; in basso sono notati, a mano,
il contrassegno del volume e, con un timbro, la data
di restituzione.
Ogni libro della biblioteca reca alla fine, nell'in-
terno della copertina, una fascia di carta resistente,
che trattiene un'altra scheda constatante l'uscita del
volume.

Scheda che accompagna ciascun libro.

[p. 291]

Questa scheda vien tolta dal volume quando esso
è dato in prestito; la bibliotecaria vi scrive a mano,
in una colonna, il numero della tessera del ragazzo e
con un timbro, in un'altra colonna, la data entro la
quale il ragazzo dovrà restituire il libro. La scheda è
poi messa in un casellario speciale, alla data di uscita
del volume.
Di contro a detta scheda, sul foglietto di guardia
del libro, è incollato un cartellino, su cui il bibliote-
cario segna con un timbro la data entro la quale il
volume deve essere restituito.

Cartellino incollato sulla guardia del libro.

Grazie a questo sistema, ecco come si eseguiscono le
operazioni di prestito: il ragazzo porge alla bibliote-
caria il libro ch'egli desidera in prestito, insieme con
la sua tessera di prestito. La bibliotecaria toglie la
scheda che è nel volume, tenendo il libro aperto. Col
timbro a data, ella mette sul foglio incollato nel libro,
non che sulla scheda del libro, e sulla tessera del ra-
gazzo, la data entro la quale il volume deve essere re-
stituito. Poi, con la matita copiativa, ella segna sulla
scheda del libro il numero della tessera del ragazzo,
e sulla tessera del ragazzo il contrassegno del volume.
Dopo queste formalità, si rilascia il volume al let-
tore, restituendogli la sua tessera.
Finalmente, si colloca nel casellario dei prestiti la
scheda del volume. In questo casellario tutte le schede

[p. 292]

dei libri prestati nello stesso giorno sono raccolte in-
sieme tra due cartoni divisorî a colori e disposte se-
condo l'ordine dei contrassegni.
Non dovendo i libri rimanere assenti dalla biblio-
teca più di 15 giorni, è facile poter rilevare al quin-
dicesimo giorno le schede rimaste nel casellario. Si
mandano allora le sollecitatorie alla restituzione, col-
l'avviso della multa da pagarsi per ogni giorno di
ritardo. Questa multa sarà quasi certamente di 10 cen-
tesimi al giorno.

                                    ***

La biblioteca dei ragazzi provvede libri a chi sa
leggere e figure ai più piccoli che leggere non sanno.
Essa offre anche, periodicamente, a tutti coloro che
vogliono approfittarne, un'ora di narrazione orale.
Presso il camino, dove l'inverno è acceso un bel fuoco
di legna, perchè i ragazzi sentano di essere un poco
a casa loro, la bibliotecaria narra storie attinte nei
libri che divertono la maggior parte dei ragazzi: rac-
conti di fate, storie di animali, piccole storie morali.
Ella segue, mentre parla, lo sguardo attento dei suoi
piccoli uditori, sviluppando le parti del racconto che
sembrano piacer loro di più, accorciando ciò che sem-
bra annoiarli, ispirandosi ai loro desiderî per mettere
insieme il programma dei trattenimenti successivi.
Già prima dell'apertura della biblioteca le biblioteca-
rie avevano cominciato a tenere, in diverse mairies e
giardini pubblici, le Ore dei Racconti. Il successo già
ottenuto fa presagire che non basterà loro una sola
ora settimanale per soddisfare le richieste dei piccoli
frequentatori della biblioteca.



[p. 293]

VII.
LE DERIVAZIONI DELLA BIBLIOTECA PUBBLICA

[7.] 1. Unificazione amministrativa e discentramento dei servizi.

La biblioteca per tutti unifica il servizio della pub-
blica lettura, permettendo la concentrazione dei mezzi
e degli sforzi, la coordinazione dei varî servizî per i
quartieri della città lontani dalla biblioteca centrale,
per i gruppi di popolazione sparsa, per le scuole, per
i ciechi, per i soldati, per i marinai, ecc.
Se a ognuno di questi servizî fosse conservata una
biblioteca propria ed esclusiva, la spesa totale risul-
terebbe incomparabilmente maggiore e il risultato mi-
nimo, perchè ogni servizio disporrebbe soltanto dei
libri della propria biblioteca, mentre il servizio uni-
ficato mette a disposizione di ciascun gruppo tutti i
libri della biblioteca pubblica, a vicenda.
Abbiamo già visto come la biblioteca pubblica vada
in traccia dei lettori con le sue sezioni, sottosezioni,
stazioni di prestito e nuclei ambulanti; come organizzi
il lavoro per i fanciulli in pieno accordo con la scuola
e con gli insegnanti. Aggiungeremo qui che fin dal
1910 si lamentava in Francia che le molte diecine di
migliaia di biblioteche scolastiche (nel 1902 erano

[p. 294]

43 411, con 6 978 503 volumi, in circa 70 000 scuole)
non avessero nulla di comune con la sezione fanciulli
della biblioteca pubblica. La biblioteca scolastica non
risponde al bisogno del fanciullo, che leggendo si
emancipa dal maestro e insegna a se stesso, cioè ap-
prende a studiare da sè, per quando non potrà più fre-
quentare una scuola.
Non può esistere estensione e, quindi, libertà di
scelta, in una grama bibliotechina di classe di 30 o 40
volumetti, messi insieme spesso col solo criterio di-
dattico. Il ragazzo ha bisogno di scoprire nella let-
tura le proprie attitudini e la propria vocazione, su
libri che vanno dalla storia alla meccanica, dalla re-
ligione ai viaggi, dalla musica allo sport, e questo non
è possibile che nella biblioteca dei fanciulli, parte della
biblioteca pubblica, dov'egli sia libero di scegliere,
fra moltissimi, i libri che lo attraggono e fermano la
sua attenzione.
Tuttavia, poichè le biblioteche scolastiche a se stanti
esistono anche in Italia, (ed è pur sempre meglio che
niente) diremo qualche cosa del loro funzionamento.

[7.] 2. La Biblioteca scolastica.

Biblioteca di scuola o di classe?
Prima di vedere come si risolve in pratica il pro-
blema della biblioteca circolante fra gli alunni, deci-
diamo se convenga meglio istituire una sola biblioteca
di qualche importanza per tutta la scuola, oppure una
minuscola bibliotechina autonoma per ogni classe, i
cui alunni sieno in grado di leggere da soli con pro-
fitto.
Nel primo caso, la biblioteca è destinata a rimanere
evidentemente presso la direzione, a cui spetterà il com-
pito di farla funzionare; nel secondo, la bibliotechina è
affidata alle cure di ogni singolo maestro, che la custo-
dirà nell'aula assegnata alla sua classe e la farà cir-
colare fra i suoi alunni. Ho veduto in azione l'una e

[p. 295]

l'altra specie di biblioteca scolastica e ho dovuto con-
vincermi che la bibliotechina di classe dà risultati mi-
gliori.
Infatti, un grosso nucleo di libri affidato alla dire-
zione, anche se accuratamente ordinato e tenuto, diffi-
cilmente può circolare fra la scolaresca con rapidità,
per una serie di ragioni evidentissime. Si dovranno
destinare giorni ed ore fisse per la distribuzione e per
la restituzione dei libri? Prima, durante, o alla fine
dell'orario scolastico? Le richieste perverranno in di-
rezione per mezzo dei maestri, oppure i ragazzi vi si
recheranno personalmente? Nel primo caso, come si
trasmetterà il libro dalla biblioteca all'alunno e vice-
versa, e chi terrà nota dei libri prestati e restituiti, il
maestro o la direzione? Ammettiamo pure che ciascun
insegnante abbia presso di sè una copia del catalogo
generale; ma gli alunni sapranno servirsene? Se no,
come verranno a conoscenza dei libri disponibili? Co-
me potranno scegliere, fra i tanti, quell'uno che de-
siderano leggere?
Queste ed altre difficolta e complicazioni si oppon-
gono a un buon rendimento della biblioteca unica.
Essa è troppo estranea ai ragazzi che se ne devono
servire, e se, per arrivarvi, sono costretti a incomodare
il maestro o ad aspettare il giorno stabilito per recarsi
a far la richiesta di persona, preferiscono il più delle
volte rinunziare alla lettura. La curiosità dei ragazzi
non può essere eccitata che dal contatto immediato
con la bibliotechina di classe, che essi vedono coi loro
occhi, e imparano a conoscere, leggendo i titoli scol-
piti sul dorso dei libri e tenendoli a mente, parlando
fra loro dell'uno o dell'altro volume che abbiano letto,
e via dicendo. Il prestito e la restituzione divengono
a poco a poco un semplice scambio fra gli alunni, e
se ne tien conto soltanto per i necessari rilievi stati-
stici.
Adottando il sistema della bibliotechina di classe,
tutto riesce più facile e più sollecito. I ragazzi sono
messi in condizione di scegliere meglio le loro let-
ture, e il maestro di adattare i libri ai vari

[p. 296]

temperamenti e alle varie capacità; al prestito e alla restitu-
zione potranno attendere gli stessi alunni a vicenda o
i più intelligenti fra loro: se i libri son pochi e la
possibilità di scelta è limitata, la bibliotechina fu però
composta in modo che tutti o quasi tutti i volumi,
regolandone accuratamente la distribuzione, possono
essere letti e compresi da tutti gli alunni. Ad ogni
istante ogni ragazzo saprà quali libri son disponibili
e quali no; se il preferito è in circolazione, o ne sce-
glierà un altro, o aspetterà; ma richieste inutili non
vi saranno e tempo non si perderà. Il funzionamento
della bibliotechina s'immedesimerà con la vita stessa
della classe, insinuandosi fra una lezione e l'altra, sen-
za turbarle, diventando insensibilmente una parte in-
tegrante dell'insegnamento.
Bibliotechina di classe, dunque, e non di scuola;
siamo intesi: ma con ciò non vogliamo dire che, quan-
do si tratta di istituire tutte le bibliotechine occorrenti
ad una scuola, ogni classe debba far da sè. Anzi, per
ciò che riguarda l'acquisto dei libri e il loro ordina-
mento, sarà bene procedere come si trattasse di una
biblioteca sola. La ripartizione per classe si farà sol-
tanto al principio d'ogni anno scolastico, quando cia-
scun maestro prenderà in consegna la sua parte di
libri per custodirli nella propria aula e farli circolare
fra i suoi alunni.

                                    ***

La biblioteca scolastica s'istituisce in più modi. Sap-
piamo già che dove esiste una biblioteca pubblica bene
organizzata e ricca di libri per i fanciulli, deve essa
provvedere il materiale occorrente a formarla e farla
agire come una propria sezione distaccata presso la
scuola e sotto la responsabilità del maestro che la pren-
de in consegna. In questo caso, danari non ne abbiso-
gnano e il compito più difficile è, quindi, evitato.
La ricerca dei mezzi da parte dei maestri non oc-
corre neanche quando le bibliotechine sieno istituite a

[p. 297]

spese del Comune, come avviene ormai in molte lo-
calità. L'azione del maestro, in questo caso, è di pro-
paganda e di incitamento a fare, ed ha già avuto il
suo effetto quando il municipio sia venuto nella buona
determinazione di provvedere con mezzi proprii.
Mancando l'iniziativa del Comune, il maestro, che
non voglia rassegnarsi a rimaner senza bibliotechina,
ha davanti a sè diverse vie aperte per giungere allo
scopo. Non s'illuda, però, di ottenerla in dono da uno
dei parecchi Comitati, che il più delle volte sono gra-
tuiti
soltanto di nome; ma si disponga con santa pa-
zienza a raccogliere il poco danaro indispensabile a
mettere insieme la bibliotechina e a provvederla degli
accessorii (registri e scaffaletto).
Dove attingere il piccolo fondo necessario?
Si tenga presente che basta una piccola somma per
cominciare, e che il primo gruzzolo non sarà difficile
trovarlo, se il maestro vi ponga un po' di buona vo-
lontà. Le stesse famiglie degli alunni, specialmente
le famiglie abbienti, quando sieno opportunamente
illuminate sulla utilità della bibliotechina, non neghe-
ranno il loro modesto aiuto per cosa che gioverà ai
loro figliuoli e ai figliuoli delle famiglie meno agiate.
Si potrà anche ricorrere al Comune, a gli altri enti
locali, specialmente a quelli che abbiano per iscopo la
pubblica beneficenza che non si esercita soltanto
per i caduti ed ai cittadini solleciti del pubblico
bene, che non mancano mai, neppure nei piccoli cen-
tri rurali.
I patronati scolastici possono, anzi, dovrebbero,
considerare le bibliotechine come oggetto della loro
attività; e in generale le associazioni che hanno per
iscopo la diffusione e l'incremento della coltura po-
polare verranno interessate all'utile iniziativa.
Ma una delle forme più simpatiche di bibliotechina
scolastica è quella fondata e mantenuta con i contri-
buti degli alunni, costituiti in associazione o unica-
mente allo scopo di provvedere alla bibliotechina o,
meglio, allo scopo della mutualità scolastica intellet-
tuale ed economica.

[p. 298]

Ogni maestro, che non possa attingere ad altre risor-
se, deve, dunque, adoperarsi a costituire in società i
proprii alunni per questo preciso scopo; e perchè tutti
possano partecipare all'associazione, la quota da pa-
garsi sia tenuissima (25 o 30 centesimi al mese baste-
ranno). Con L. 2,50 circa versate in un anno da cia-
scun alunno, si potrà, se gli alunni sono ad esem-
pio, 40 acquistare a fin d'anno una ventina di vo-
lumi e farli anche legare solidamente.

                                    ***

Se la bibliotechina di classe proviene dalla popolare
pubblica, il procedimento per formarla è assai sem-
plice. Basta che, incominciando l'anno scolastico, il
maestro si metta d'accordo con i dirigenti della Cen-
trale per la scelta dei libri. Fatta la scelta, se ne com-
pilerà un elenco alfabetico in doppio esemplare: uno
per servire come prova di consegna al maestro, che lo
lascierà firmato presso la biblioteca pubblica; l'altro
destinato a seguire la scolastica, per servire al maestro
come catalogo e come registro per annotarvi i prestiti
e le restituzioni in appositi spazi rimasti in bianco al
lato di ciascun titolo: di questo secondo elenco diamo
una pagina interna, avvertendo che la stessa rigatura
da noi tracciata in corrispondenza del primo titolo
va ripetuta per tutti gli altri. Ammesso che ogni pa-
gina contenga l'indicazione di sette volumi, come nel
modulo seguente, un quadernetto di sole otto pagine
basterà per tener nota del movimento di una biblio-
techina di 58 volumi, ognuno dei quali venga letto
24 volte durante l'anno.
Alla fine dell'anno scolastico si ritorneranno i libri
alla Centrale, unitamente al registretto dei prestiti e
ad un breve resoconto che esponga:

Per rispondere alla domanda: «Quali libri riesci-
rono più graditi?» si consiglia al maestro di racco-
gliere l'opinione dei ragazzi sui libri letti, mediante
una specie di referendum, che si può esperimentare
distribuendo, col libro che si concede in prestito, una
schedina così fatta, perchè il ragazzo la ritorni, riem-
pita di sua mano, all'atto della restituzione del libro:

Una forma più sommaria di referendum si può espe-
rimentare distribuendo a fin d'anno una schedina come
la seguente, in cui ogni alunno scriverà, in ordine di
preferenza, i titoli dei libri che più gli sono piaciuti:

[p. 301]

                                    ***

Se la bibliotechina è proprietà della classe, l'inse-
gnante ha il dovere di tenere scrupolosamente nota
di ogni introito in danaro e in libri, e di ogni uscita
per spese fatte e libri eliminati o comunque perduti,
ecc. È, insomma, una piccola gestione che non si può
a meno di amministrare nel modo più semplice, sì,
ma sufficiente a rendere i conti ad ogni richiesta e in
ogni momento.
Sarà, perciò, indispensabile segnare in un Regi-
stretto delle quote versate dagli alunni
i loro piccoli
contributi mensili così:

L'importo delle quote pagate dagli alunni verrà an-
notato mensilmente nel Registro cassa, nel quale si
segneranno anche le entrate in libri ed altri oggetti e
ad uscita le spese commesse e i libri e gli oggetti con-
sunti o dispersi:

[p. 302]

[p. 303]

                                    ***

Diamo qui un modello di Statuto-regolamento per
la bibliotechina di classe
, fondata e mantenuta con le
piccole contribuzioni degli alunni.

Art. 1. Fra gli alunni della classe . . . della scuola . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
è costituita un'associazione allo scopo di fondare e mantenere
la bibliotechina circolante.

Art. 2. La quota da pagarsi da ogni alunno che intenda
far parte dell'associazione è di cent. 30 al mese.

Art. 3. La bibliotechina appartiene alla classe e servirà
indistintamente a tutti gli alunni, anche a quelli che il mae-
stro abbia esonerato dal pagamento delle quote mensili.

Art. 4. I diritti e i doveri dell'alunno verso la bibliote-
china cessano col passaggio ad altra classe o coll'abbandono
della scuola.

Art. 5. Gli alunni scelgono fra loro, a votazione segreta,
un segretario, un esattore e un bibliotecario, che aiutino il
maestro a far funzionare la bibliotechina e a tenere in regola
i registri. Il maestro ha facoltà di annullare la nomina e chia-
mare a gli uffici vacanti gli alunni che crede più degni. I nomi-
nati rimangono in carica fin che il maestro non indice le nuove
elezioni; decadono senz'altro nel caso in cui riportino meno
di otto decimi in condotta.

Art. 6. I soci sono invitati dal maestro ad esprimere i loro
desideri in relazione ai libri da acquistarsi. Il maestro compila
l'elenco definitivo dei volumi destinati a formare la bibliote-
china.

Art. 7. Il lettore, che ottenga un libro in prestito, deve
avvolgerlo subito con cura in un involucro di carta, che toglierà
soltanto all'atto della restituzione. I libri comunque sciupati o
perduti verranno pagati dalle famiglie, e i lettori potranno, in
tal caso, essere esclusi dal prestito per un tempo determinato
dal maestro.

Art. 8. Non si presta a ciascun alunno più di un volume
per volta, nè per un termine più lungo di due settimane. Il
maestro può consentire la proroga del prestito, nel caso in cui
il libro sia passato in lettura a un membro della famiglia
dell'alunno.

[p. 304]

Art. 9. Se il maestro lascia la classe, redige verbale di
consegna della bibliotechina e della cassa al suo successore.
Quando questi non sia presente, la consegna verrà fatta al di-
rettore o all'ispettore scolastico.

Art. 10. Alla fine dell'anno scolastico il maestro, dopo
aver provveduto all'accertamento dei libri che si trovano in bi-
blioteca, compilerà una breve relazione sull'andamento di essa
e sui risultati conseguiti.

Art. 11. Se le circostanze lo permetteranno, dove non esi-
sta biblioteca pubblica con sezione per ragazzi, si potrà con-
cedere la lettura dei libri e dei giornaletti anche nei locali
della scuola, in giorni ed ore da stabilirsi.

Trattandosi di una biblioteca per l'ultima classe,
una disposizione speciale provvederà ad aggiungere
ai libri per gli alunni un gruppo di volumi per adulti,
da prestare alle famiglie di essi o gratuitamente,
o per un tenue contributo annuo e a gli ex alunni
che abbiano continuato a far parte della società per la
biblioteca scolastica, e ciò quando, s'intende, non esi-
sta in luogo la biblioteca per tutti.

                                    ***

Alla bibliotechina di classe, costituita di un ristretto
numero di libri, basterà un quaderno per l'inventario,
un secondo quaderno per il catalogo alfabetico e un
terzo per tener conto del prestito e della restituzione
dei libri. La rigatura di questi tre quaderni può esser
fatta a mano, sul modello di quelli proposti per la
biblioteca popolare pubblica, con qualche semplifica-
zione.

                                    ***

Se la scuola possiede una biblioteca generale affi-
data alla cura della direzione, si è già detto come al-
l'inizio dell'anno scolastico venga fatta la ripartizione
dei libri per classe.

[p. 305]

La biblioteca unica, da ripartirsi per classi, o è isti-
tuita e mantenuta a spese del Comune 1), oppure ad
iniziativa della direzione e del corpo insegnante, coi
contributi degli alunni e le oblazioni di enti e di pri-
vati. Nel primo caso, la scuola non ha fondi da ammi-
nistrare, perchè il Comune provvede al necessario e,
consegnando la biblioteca al direttore, fissa le norme
che devono regolare il funzionamento di essa.
Nel secondo caso, il direttore della scuola assume
l'iniziativa della biblioteca e l'amministra nel modo
stesso da noi consigliato al maestro per la bibliote-
china di classe, servendosi dei singoli insegnanti per
l'esazione delle piccole quote degli alunni.
Quanto al funzionamento, i casi sono due:

Nel primo caso, la bibliotechina funziona come se
fosse distaccata dalla biblioteca pubblica e tiene conto
nello stesso modo del prestito dei libri.
Nel secondo caso, la biblioteca avrà un bibliotecario
o una bibliotecaria, che organizzerà il servizio, come
qualsiasi sezione per fanciulli della biblioteca pub-
blica.

                                    ***

Quando manchi la speciale sezione fanciulli della
biblioteca pubblica, il funzionamento della scolastica
durante le vacanze estive è necessario in città per gli

1) Con l'avocazione delle scuole dei grandi Comuni allo
Stato, ora in corso di attuazione, si prevede il loro disinteres-
samento alle opere ausiliari e, quindi, anche alle biblioteche
scolastiche. Speriamo che si trovi modo di ovviare a questo
inconveniente.

[p. 306]

alunni le cui famiglie non possono darsi il lusso della
villeggiatura, e nella campagna per tutti. Alcune città
dell'estero, ad esempio, Bruxelles, spendono fior di
quattrini perchè la biblioteca scolastica non abbia a
chiudersi quando si chiude la scuola e i ragazzi, ri-
masti senza lezioni, si esercitino e si ricreino con la
lettura. In Italia, invece, non v'è ancora esempio
di ciò.

[7.] 3. La Biblioteca ambulante.

Abbiamo parlato di un'organizzazione di bibliote-
che ambulanti in Isvizzera e di un lodevole tentativo
italiano (la Biblioteca del Contadino), durato, pur-
troppo, non a lungo. Ma i paesi di lingua inglese
hanno il primato anche in questo campo.
La biblioteca ambulante nacque in Australia, per
la necessità di estendere il beneficio della lettura dalla
città ai territori di popolazione sparsa. Agli Stati Uniti
esiste da una cinquantina d'anni, da 30 in Germania;
la troviamo in Olanda, in Francia e altrove, sempre
sotto forma di nuclei librarî viaggianti in casse, vet-
ture a trazione animale, tranviarie o ferroviarie, o in
autovetture, per raggiungere i villaggi o i centri trop-
po piccoli per avere una biblioteca propria.
La forma più comune è la cassa di libri che da
un'organizzazione centrale si spedisce, con mezzi or-
dinari, a una scuola, a un circolo, a una caserma, a
un posto di doganieri, di pompieri, a una colonia ma-
rina o montana, a uno stabilimento di cura, a un Co-
mune rurale, a una biblioteca, ecc. Questi libri circo-
lano fra gli appartenenti a queste piccole collettività,
poi sono rispediti al luogo di partenza, per essere
cambiati con altri libri, mentre i primi vengono avviati
ad altra destinazione.
Fin dal 1900, il servizio delle ambulanti, fondato da
Dewey a New York, prestava 35 624 volumi in nuclei
inviati per 6 mesi a scuole, a circoli di coltura e a

[p. 307]

gruppi di almeno 25 persone che ne facessero richie-
sta e formati di circa 50 libri di economia politica,
50 libri per i fanciulli, 60 di agricoltura, 20 o 30 di
letteratura, ecc. Dal 1907, un servizio speciale istituito
presso la Biblioteca pubblica della città impiega 17
persone e dispone di 75 000 volumi, che vengono fatti
circolare in gruppi di 10 a 600 volumi, accompagnati
dal relativo catalogo. I gruppi vengono composti a
serie fissa, o si costituiscono volta per volta con libri
scelti nel deposito generale, secondo i bisogni e le ri-
chieste.
Talora il gruppo, di non più di una ventina di libri,
è diretto a un privato cittadino, che ne assume la re-
sponsabilità e s'incarica di farli circolare fra i suoi
amici e conoscenti, restituendoli dopo 3 o 6 mesi. Così
i libri arrivano alle fattorie, alle miniere, alle officine
lontane, talvolta a scolari in vacanza, per il tramite
di uno di loro, di cui i parenti o il maestro garanti-
scano la serietà. Più spesso la cassetta di libri è in-
viata al farmacista o al droghiere, la cui bottega è
aperta a tutti.
La biblioteca ambulante è sovente l'avanguardia
di una sezione della Centrale e le prepara il terreno.

[7.] 4. L'Autobiblioteca.

È la forma più recente della biblioteca viaggiante
ed ebbe origine, come quasi tutte le innovazioni in
materia di propaganda colturale a mezzo del libro, ne-
gli Stati Uniti, dove si chiama book waggon, o book
caravan
, o book truck.
La prima autobiblioteca, assicura l'Association des
Bibliothécaires Français
nel suo bollettino gennaio-
luglio 1930, è stata costruita a Hagerstown, capoluogo
della contea di Washington, nello Stato del Maryland.
Questa contea è una regione montagnosa, situata tra
i monti Blue Ridge a Est, e i monti del Cumberland
a Ovest. La città di Hagerstown e servita da quattro

[p. 308]

linee ferroviarie, ma la maggior parte dei villaggi del
contado sono lontani dalle vie ferrate. Nel 1900, una
biblioteca centrale fu fondata a Hagerstown, e depo-
siti di libri furono stabiliti in tutta la regione, alcuni
in bazar, altri in pasticcerie, altri negli uffici postali,
altri infine presso privati; questi depositi raggiunsero
rapidamente il numero di 75. Ogni due o tre mesi,
circa 50 o 60 volumi erano mandati dalla biblioteca

Come il libro va in cerca del lettore.
Modo impiegato dalla Biblioteca pubblica di Hagerstown (Stati Uniti)
per far circolare il libro nei distretti rurali (anno 1900).

centrale in ogni deposito, ma siccome questi non si
trovavano nè su una linea ferroviaria, nè su una linea
tranviaria, bisognò servirsi per il trasporto di una
vettura.
Appunto questa vettura diede l'idea dell'automo-
bile-biblioteca; si pensò che, collocando nella vettura
scaffali di libri e facendola circolare per le strade di
montagna e fermare ad ogni casa, si sarebbe avvici-
nata la biblioteca al popolo. Il piano fu messo in ese-
cuzione nel 1905 e il portiere della biblioteca fu inca-
ricato di guidare l'autovettura. Così, due o tre giorni
alla settimana l'autobiblioteca portava i libri alla gente
di campagna, passando per le vie meno frequentate.

[p. 309]

L'esempio di Hagerstown fu presto seguìto dalla
maggior parte degli Stati dell'Unione. Ora l'autobi-
blioteca è di uso corrente. Di solito, la si adopera per
tre specie di servizî:
Si usano piccole automobili che portano 200 volumi
per adulti e 200 per giovanetti e bambini. La vettura
è condotta da un aiutante di biblioteca, assistito da
un sottobibliotecario, che procede alle operazioni di
prestito.
Il costo medio della vettura è di 850 dollari (circa
L. 16 000). L'autobiblioteca distribuisce intorno a 5000
volumi all'anno. La spesa si aggira sui 30 centesimi
di dollaro per volume, e a noi può sembrare enorme;
ma i vantaggi dell'automobile biblioteca sono consi-
derevoli:

                                    ***

In Inghilterra le biblioteche rurali, county libra-
ries
, sono state create durante la guerra, nel 1917, con
l'aiuto dell'United Kingdom Carnegie Trust, che ri-
siede a Dunfermline, in Iscozia. Queste biblioteche,
sparse ora su tutta la superficie del Regno Unito,
usano tre specie di auto:

Le grosse vetture sono preferite dai bibliotecarî per
il numero spesso enorme delle località che devono vi-
sitare; inoltre, le grosse vetture devono fare un minor
numero di viaggi, donde una notevole economia.
A titolo di esempio, ecco come funziona la circola-
zione dei libri nella contea di Kent. Questa contea,
con una popolazione di 628 232 abitanti, possiede bi-
blioteche rurali dal 1922. Il servizio di prestito è effet-
tuato da 348 centri di distribuzione o stazioni, di varia
importanza: 3 di questi centri hanno più di 2000

[p. 311]

volumi, 4 da 1000 a 2000, 5 da 500 a 1000, 51 da 250 a
500, 272 da 100 a 250, 13 meno di 100. Complessiva-
mente i volumi sono 101 250; i lettori 49 200; i prestiti
965 250. Il numero dei lettori, come si vede, è assai
scarso, in confronto alla popolazione totale (soltanto
un dodicesimo). Ciò dipende senza dubbio dal fatto
che le biblioteche non hanno avuto uno sviluppo

Autobiblioteca di Middletown, N. J.
Gli sportelli che chiudono gli scaffali s'aprono lateralmente. Nell'interno, uno
spazio vuoto per il trasporto delle casse di libri.

sufficente a servire in modo normale tutte le località. Il
numero dei prestiti è, invece, elevatissimo in relazione
ai libri disponibili: ciascun volume è prestato in me-
dia quasi 10 volte all'anno, cioè il doppio dell'ordi-
naria distribuzione di una biblioteca bene assortita. È
da notarsi che sui 965 250 libri prestati, 1700 vengono
alla National Central Library, biblioteca centrale in-
stallata a Londra e destinata a provvedere al pubblico
i libri che le biblioteche esitano ad acquistare per il
loro alto prezzo o perchè attinenti a materie troppo
speciali.
Il servizio delle biblioteche nel Kent è affidato a un
bibliotecario aiutato da 7 assistenti, più quattro

[p. 312]

direttori di succursali, aiutati da 2 assistenti, e final-
mente a 2 autisti.
Il bibliotecario percepisce da 300 a 400 sterline di
stipendio, ossia da 22 500 a 30 000 lire; gli assistenti
da 150 a 300 sterline, cioè da 11 250 a 22 500 lire 1).
La spesa totale delle biblioteche rurali del Kent è
di 8622 sterline, ossia 645 650 lire, cioè lire una circa
per abitante e 13 lire per lettore.
La spesa è così divisa in franchi francesi:
libri nuovi: 456 250; rilegature (i libri inglesi
sono venduti tutti legati, e quindi le legature devono
essere rinnovate soltanto dopo un certo periodo) fran-
chi 125 000; trasporto dei libri in automobile o per po-
sta, fr. 84 150; stipendi fr. 181 250; stipendi degli as-
sistenti locali fr. 55 000; viaggi del personale franchi
12 500.
Il servizio centrale è installato a Maidstone, città
di 33 000 abitanti, situata circa alla stessa distanza da
Margate, Douvres, Folkestone e Londra. Il trasporto
dei libri si effettua per mezzo di due automobili-biblio-
teca, book-caravans, uno di 2 tonnellate (25 cavalli),
capace di 2500 volumi, l'altro di una tonnellata e mezza
(20 cavalli), capace di 2000 volumi. Lo stesso tipo è
usato nel Norfolk e nel Northumberland. Queste vet-
ture costano 710 sterline, cioè 53 250 lire; il loro man-
tenimento annuo (spese di autisti, riparazioni, ben-
zina, olio) ascende a 250 sterline, (18 750 lire). La
spesa risulta di L. 17,80 per ogni 100 volumi traspor-
tati.
Queste due autobiblioteche servono tutto il Kent,
(373 655 ettari), ma bastano appena, e si conta di met-
tere in servizio una terza vettura. A titolo di con-
fronto, faremo notare che le piccole vetture americane
non servono che 50 000 ettari di estensione. Poiché
il numero dei lettori non tarderà ad aumentare, si sup-
pone che, in un avvenire molto prossimo, occorrerà
aumentare proporzionalmente il numero delle vetture.

1) Calcolando il cambio a 75, cioè a sterlina svalutata.

[p. 313]

La circolazione dei libri è regolata nel modo se-
guente:
La vettura è condotta da un autista accompagnato
da un sotto-bibliotecario, assistente. I libri non sono
prestati direttamente al pubblico che si affolla intorno
all'automobile; le scaffalature, disposte esternamente
sulle pareti dell'auto, in modo ben visibile, servono
soltanto ad attirare i lettori, i quali sono autorizzati

L'Autobiblioteca della Contea di Kent.

a domandare che questo o quel volume, di cui hanno
visto il titolo, sia lasciato nella località.
In ogni agglomerato c'è un bibliotecario volonta-
rio; l'automobile gli lascia, a ogni passaggio, un
certo numero di volumi, ed egli, tra un passaggio e
l'altro della vettura, attende al prestito e alla restitu-
zione dei volumi prestati.
La vettura passa per ciascun villaggio tre volte al-
l'anno.

                                    ***

Questo sistema, come vedete, si presta ad una cir-
colazione molto lenta; costa caro ed è ben lontano dal
fare ai libri a stessa pubblicità delle piccole vetture

[p. 314]

che permettono il libero accesso agli scaffali e il pre-
stito diretto al lettore.
Queste piccole autobiblioteche auguriamo siano in-
trodotte in Italia, quando si creerà un servizio di pub-
blica lettura per le campagne. In Francia, un'impor-
tante fabbrica di automobili ne costruì una per l'espo-
sizione coloniale del 1931.
Il modello reca negli scaffali esterni circa 500 vo-
lumi, nell'interno 10 casse da 50 volumi ciascuna. Il
motore è da 8 a 12 cavalli. L'automobile equipaggiata
costò circa 25 000 franchi. Le spese annuali sono pre-
viste come segue:
La distribuzione dei libri verrà a costare 45 cente-
simi di franco al volume.
Auguriamoci di poter presto dotare anche il nostro
paese di questo eccellente mezzo propagatore del libro.

[7.] 5. La Biblioteca per i ciechi.

Quanti ciechi abbiamo in Italia? Forse più di
30 000, dopo la guerra. A Firenze essi hanno una bi-
blioteca in Braille, trasferita recentemente a Genova,
e persino un periodico. Nelle altre città importanti si
dovrebbe creare un riparto speciale della biblioteca
pubblica, come l'hanno quelle di Washington, di New
York e d'altre città americane e inglesi. I ciechi la-
vorano, spesso, per guadagnarsi la vita.
Un libro in Braille pesa circa 15 volte più della
stessa opera a stampa e occupa uno spazio quasi 60
volte maggiore; perciò difficoltà di collocazione e di

[p. 315]

trasporto. L'impressione di questi libri costa ora meno
che una volta, perchè si fa anche a macchina.
Ma i ciechi possono usufruire anche dei libri co-
muni della biblioteca pubblica, se una sala è ad essi
riserbata per la lettura ad alta voce.
I libri per i ciechi in Braille si spediscono general-
mente in franchigia.

[7.] 6. Biblioteche per i marinai.

Ogni moderna nave per viaggiatori ha la propria
biblioteca. Bibliotechine per la marina militare sono
distribuite in Italia alle regie navi dalla Lega Navale.

Arriva la bibliotechina a bordo.

Pochissimo, invece, si fa per gli equipaggi della ma-
rina mercantile.
Anche qui il primato spetta agli Stati Uniti. Nel
1921 sorse colà un'Associazione per le Biblioteche della
Marina mercantile
, che nei due primi anni (1922-1923)
provvide al servizio delle letture in 1219 navi,

[p. 316]

mediante invio di 5393 bibliotechine, per un complesso
di 220 015 volumi, con una spesa di dollari 26 971 (più
di mezzo milione di lire), quasi per la meta prove-
nienti da contributi del Fondo Carnegie e dal Mini-
stero della Marina.
Le bibliotechine ambulanti per la marina mercan-
tile degli Stati Uniti hanno i loro depositi a New York,
Boston, Baltimora, Filadelfia, San Francisco, Port
Arthur, Fall River e in porti stranieri, più due de-
positi per i servizî dei Grandi Laghi. Il totale dei libri
posseduti dall'Associazione era, al 1º gennaio 1924,
di 151 370 volumi.
Bisogna convenire che abbiamo qualche cosa da im-
parare dagli Americani.

[7.] 7. Biblioteche d'ospedale.

Se il libro è necessario ovunque, è indispensabile
negli ospedali, dove il malato che non sia febbrici-
tante, o sofferente negli occhi trova nella lettura
il conforto migliore per attendere la guarigione.
All'ospedale, all'infuori della radio, quando c'è, e
di qualche visita, nulla o quasi tiene il malato in co-
municazione col mondo; perciò esso tende a concen-
trarsi nelle proprie sofferenze e langue nel desiderio
della vita esterna. I medici conoscono questo stato
morale che reagisce sul fisico; perciò sanno quanto sia
necessario creare una diversione e offrire a chi soffre
fisicamente un mezzo che ne occupi le facoltà rifles-
sive. Rimedio questo consigliato non solo per i ma-
lati comuni, ma ancor più quando si tratti di malattie
mentali.
Ora, un libro è per un malato più che un amico.
Nel 1930, il problema delle biblioteche di ospedale
fu dibattuto in raduni ai quali erano presenti molte
notorietà mediche, e sempre tutti furono d'accordo nel
riconoscere che nessun ospedale dovrebbe esser privo
di biblioteca. Questa conclusione fu ribadita

[p. 317]

all'assemblea annuale dell'Associazione dei Bibliotecari a Cam-
bridge.
In Danimarca, parecchie biblioteche d'ospedale sono
filiali delle biblioteche pubbliche. In Inghilterra, più
di 2000 ospedali hanno la propria biblioteca a cura
dell'opera pia Red Cross and Order of St. John
Hospital Library
; ma va prevalendo il criterio che
tende a collegare la biblioteca dell'ospedale alla bi-
blioteca pubblica e a farne una filiale di questa, la
quale determina quali sono i tipi di malattie che per-
mettono la lettura, i tipi di libri che meglio si con-
fanno ai malati, provvede un bibliotecario di profes-
sione, che dirige il servizio ed è aiutato da volontarie,
costituisce un fondo permanente di romanzi e presta
periodicamente nuclei di libri tecnici e di coltura ge-
nerale, in quanto sieno domandati.
I libri si distribuiscono ai malati una o, meglio, due
volte la settimana, trasportandoli per le corsìe a mezzo
di carrozzette a mano o di cesti. Man mano che la
distributrice s'avvicina, le facce cupe o malinconiche
dei degenti si rischiarano, presentendo il conforto
d'immergersi nel mondo reale o immaginario che
sorge dalle pagine dei libri.
L'infermiera-capo di uno dei più grandi ospedali
londinesi afferma che il 25 per cento dei malati si sen-
tivano meglio da che si distribuivano regolarmente i
libri nelle corsìe.
In America e in Germania sono stati pubblicati studî
notevoli e numerosi sui problemi relativi alle letture
dei malati: sulla disinfezione dei libri, sull'effetto di
determinate specie di libri nei malati di questa o quella
malattia, sul modo speciale di rilegare i libri destinati
agli ospedali, ecc.
La biblioteca dell'ospedale deve sempre trovarsi in
condizione di poter offrire ai malati stranieri libri nella
loro lingua.



[p. 318]

CONCLUSIONE

Questo volumetto non ha soltanto lo scopo d'infor-
mare come si costituisca funzioni una biblioteca pub-
blica moderna, con le sue propaggini e i suoi derivati.
Passando in rassegna ciò che si è fatto in molti paesi
per organizzare il servizio della pubblica lettura, si
è voluto specialmente dimostrare la necessità impro-
rogabile che anche il nostro s'avvii, senz'altro indu-
gio, per la stessa strada.
È ormai tempo che la biblioteca superi anche in
Italia il periodo della sua preistoria, facendo parteci-
pare tutta la comunità ai beneficî del libro. Venga essa
a contatto diretto con la vita moderna ed eserciti tutta
l'influenza di cui è capace sulle moltitudini.
Ricordiamoci che la socializzazione della biblioteca
non è estranea alle nostre tradizioni e che, nella misura
consentita dai tempi, precedemmo anche su questa
via, come in altre molte, i paesi che ora ci hanno di
gran lunga superati. Gabriel Nodé scriveva nel 1627
di una biblioteca italiana: «... Pour ne parler que de
l'Ambroisienne de Milan, et monstrer par mesme
moyen comme elle surpasse tant en grandeur et ma-
gnificence que en obligeant le public beaucoup de
celle d'entre les Romains, n'est-ce pas une chose du
tant extraordinaire qu'un chacun y puisse entrer à
toute heure presque que bon luy semble, y demeurer
tant qu'il luy plaist, voir, lire, extraire tel autheur
qu'il aura agreable, avoir tous le moyens et commo-
ditez de ce faire, soit en public ou en particuiler, et
ce sans autre peine que de s'y transporter és iours et
heures ordinaires, se placer dans des chaires destinees
pour cet effect et demander des livres qu'il vaudra
feuilleter au bibliothecaire ou à trois de ses serviteurs,
qui sont fort bien stipendiez et entretenus, tant pour
servir à la bibliotheque, qu'à tous ceux qui viennent
tous les iours estudier en icelle».

[p. 319]

Che cosa occorra fare, se non per riconquistare il
primato, almeno per metterci a paro degli altri Paesi,
è stato detto e non è necessario ripeterlo. Si pensi che
in Inghilterra vivono e vigoreggiano più di 700 bi-
blioteche pubbliche, la più piccola delle quali conta più
di 5000 volumi; che tutte, nessuna esclusa, hanno sala
di lettura per i giornali, e che, infine, la circolazione
dei libri supera ogni anno i 100 milioni di volumi.
Si pensi che negli Stati Uniti, 9000 biblioteche pub-
bliche, di cui 3000 con più di 5000 volumi, hanno un
arredamento interno che può servir di modello; che
un'imposta speciale consentita dallo Stato e offerte pri-
vate di inaudita munificenza (esempio, Carnegie) dàn-
no mezzi larghissimi al servizio della pubblica lettura;
che una potente associazione di bibliotecarî americani
conta più di 13 000 iscritti.
Si pensi che in Belgio una provvida legge Destrée
(1921) ha fatto fiorire biblioteche pubbliche in tutta
l'estensione del paese; i Comuni provvedono alla spesa
per il personale e i locali a metà con lo Stato; un'im-
posta di 2 franchi è prelevata su ciascun abitante per
l'organizzazione e l'incremento di questo servizio pub-
blico.
Si rifletta che in Olanda lo Stato interviene poten-
temente a finanziare lo stesso servizio, in proporzione
dei sacrificî che i Comuni si impongono per esso, e
che la biblioteca pubblica è stata estesa anche alle co-
lonie; che la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, la
Lituania, la Russia, la Svizzera hanno fatto della bi-
blioteca pubblica uno dei mezzi più potenti coi quali
lo Stato moderno adempie al suo dovere preminente
la cultura dei cittadini; che gli stessi paesi latini, più
legati alla tradizione delle biblioteche dotte, riservate
esclusivamente agli studiosi, vanno rapidamente accet-
tando l'idea e la pratica della biblioteca pubblica mo-
derna di tipo anglo-sassone; che in Francia si discute
un organico disegno di legge in questo senso e si sono
aperte biblioteche del nuovo tipo, per adulti e per fan-
ciulli, a scopo sperimentale; che in Spagna, la Cata-
logna è già passata dalla fase degli studî preparatori

[p. 320]

all'azione; che in quasi tutti questi paesi esistono già
scuole speciali per la preparazione professionale degli
addetti alle nuove biblioteche e si pubblicano riviste
tecniche e si fondano associazioni professionali.
Si pensi, infine, al pochissimo che si è fatto in Ita-
lia per la biblioteca pubblica moderna, ai vecchi si-
stemi ancora in auge, al silenzio che la circonda e che
soltanto pochi uomini benemeriti, come il dott. Luigi
De Gregori della Casanatense e il dott. Gerardo Bruni
della Vaticana, avendo visto ciò che si è fatto altrove,
hanno cercato di rompere per illuminare l'opinione
pubblica e le sfere dirigenti. Fatti i debiti confronti,
la stessa nostra fierezza nazionale ispirerà al cuore di
ogni Italiano pensoso dell'avvenire il voto ardentissi-
mo che i poteri pubblici abbiano a porsi, nella sua in-
tegralità, il problema dell'organizzazione della lettura
pubblica e iniziarne la risoluzione, secondo i criterî
ormai prevalenti in tutto il mondo civile.

FINE.

[p. 321]

INDICE

Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.  7

I. Che cosa è la Biblioteca Popolare Moderna . . . . . . . . . . . . . . . . 11

  1. La Biblioteca, scuola del popolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
  2. I caratteri distintivi della Biblioteca Popolare Moderna . . . . . . 13
  3. Le amene letture . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  16
  4. Oltre i confini pratici del sapere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  18
  5. Il primato della Biblioteca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .   20
  6. La Biblioteca dappertutto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  21
  7. La Biblioteca ha un'anima . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
  8. La Biblioteca servizio pubblico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27

II. Le Biblioteche all'estero. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29

  1. Stati Uniti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
  2. Inghilterra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63
  3. Colonie inglesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79
  4. Francia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 86
  5. Germania . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  99
  6. Austria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 111
  7. Ungheria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 112
  8. Cecoslovacchia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 116
  9. Belgio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  116
  10. Danimarca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 120
  11. Finlandia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 125
  12. Norvegia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 126
  13. Svezia . . . . . - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 127
  14. Spagna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 128
  15. Olanda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 132
  16. Portogallo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  134
  17. Svizzera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 134
  18. Russia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  136
  19. Lituania . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 139

III. Le Biblioteche Popolari in Italia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 142

  1. Il primo periodo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 142
  2. La ripresa. Le Biblioteche Popolari Milanesi . . . . . . . . . . . .  152
  3. La Federazione Italiana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 175

IV. Come s'istituisce la Biblioteca Popolare Moderna . . . . . . . . 191

  1. La Biblioteca al Comune . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 191
  2. La Biblioteca istituto comunale autonomo . . . . . . . . . . . . . . 196
  3. [p. 322]

  4. Coordinamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 197
  5. La sede . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  200
  6. Le succursali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 204
  7. I mobili e gli arredi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 205
  8. Il personale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 208
  9. La scuola dei bibliotecari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 212
  10. Doni di libri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  215
  11. Acquisti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  216
  12. Legature . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 219
  13. Il preventivo di spesa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 221
  14. Classificazione dei libri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 223
  15. Collocazione dei libri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 247
  16. Inventario o registro d'ingresso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  248
  17. Cataloghi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  249

V. Come funziona la Biblioteca Popolare Moderna . . . . . . . . . 256

  1. Il Regolamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  256
  2. Iscrizione al prestito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  257
  3. Il prestito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 260
  4. Il libero accesso agli scaffali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 261
  5. La restituzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 263
  6. Ricupero dei libri presso i lettori ritardatari . . . . . . . . . . . .  264
  7. Altri sistemi di registrazione dei prestiti . . . . . . . . . . . . . . . 266
  8. Lettura in sede . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 271
  9. Statistica del movimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 272
  10. Libri perduti ed eliminati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 276
  11. Disinfezione dei libri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 278
  12. Orario del servizio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 278
  13. Relazione annuale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 279

VI. La Sezione Fanciulli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 280

  1. Che cos'è e che cosa fa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 280
  2. Un esempio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 281

VII. Le derivazioni della Biblioteca pubblica . . . . . . . . . . . . . 293

  1. Unificazione amministrativa e discentramento dei servizî  293
  2. La Biblioteca scolastica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 294
  3. La Biblioteca ambulante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  306
  4. L'Autobiblioteca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .  307
  5. La Biblioteca per i ciechi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 314
  6. Biblioteche per i marinai . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 315
  7. Biblioteche d'ospedale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 316

Conclusione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 318



Fonte: Fabietti, Ettore. La biblioteca popolare moderna : manuale per le biblioteche pubbliche, popolari, scolastiche, per fanciulli, ambulanti, autobiblioteche, ecc. / Ettore Fabietti. 4ª ed. interamente rifatta con illustrazioni e schemi. Milano : Antonio Vallardi, 1933. 322 p. : ill. ; 18 cm
La trascrizione rispetta la divisione delle pagine e delle righe e, in generale, la grafia dell'originale (compresi gli accenti), salvo la normalizzazione della spaziatura e delle virgolette. Sono stati corretti i seguenti refusi: "Crear" invece di "Crerar" a p. 34 riga 29; "Cambrigde" invece di "Cambridge" a p. 65 riga 38; "(1919," invece di "(1919)," a p. 67 riga 18; "Maeterlink" invece di "Maeterlinck" a p. 75 riga 18; "Sait" invece di "Saint" a p. 92 riga 6; "(E M K E))" invece di "(E M K E)" a p. 112 riga 31; "e scegliere" invece di "a scegliere" a p. 121 riga 31; "alunni" invece di "adulti" a p. 131 riga 8; "1782" invece di "1872" a p. 146 riga 21; "Ferdiando" invece di "Ferdinando" a p. 175 riga 20; "ri riunisce" invece di "si riunisce" a p. 182 riga 19; "nella località" invece di "nelle località" a p. 194 riga 13; "le città" invece di "la città" a p. 218 riga 4; "617.8 : " invece di "617.8 - " a p. 237 riga 5; "alfafetico" invece di "alfabetico" a p. 247 riga 26; "centenuto" invece di "contenuto" a p. 254 riga 31; "in sede:" invece di "in sede." a p. 272 riga 17. Non si è intervenuti sulla discordanza nel titolo del paragrafo 1.4 fra testo e indice e sulle frequenti imprecisioni o variazioni nei nomi delle località straniere.


Copyright AIB 2015-09-12, ultimo aggiornamento 2015-09-12, a cura di Alberto Petrucciani
URL: http://www.aib.it/aib/stor/testi/fabietti1.htm

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