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Primo convegno dell’Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale

L’Associazione Informatica Umanistica e Cultura Digitale (http://www.umanisticadigitale.it/) ha organizzato il suo primo Convegno annuale lo scorso 13 e 14 dicembre a Firenze presso la sede della Società Dantesca. Sono stati discussi i
temi delle infrastrutture, delle peculiarità dei prodotti della ricerca in Informatica umanistica e della loro valutazione, dei progetti italiani in corso.

Informatica umanistica
Cosa è l’Informatica Umanistica? In Italia praticamente non esiste, in quanto non è un settore disciplinare riconosciuto  tra le classi della griglia ministeriale1. L’informatica applicata alle discipline umanistiche è però presente nei curricula di molte università, con nomi diversi e diverse accezioni concettuali, ed è soprattutto un’area di ricerca in cui dopo la fase dei pionieri, come Padre Roberto Busa, Antonio Zampolli e Tito Orlandi, solo per nominare i più noti, sono cresciuti i progetti che non sono solo applicazioni pratiche delle tecnologie digitali ma anche riflessioni teoriche, che hanno a che fare con il ripensamento epistemologico delle discipline. Si tratta di2: Studi linguistici: lessicografia automatizzata, studio dei formalismi dei linguaggi, analisi e generazione automatica dei linguaggi, traduzione automatica, “industria della lingua”; Studi filologici: automazione delle procedure ecdotiche, gestione automatica dei testi, codifica dei testimoni e loro registrazione su supporto magnetico, edizioni critiche ipertestuali; Studi storici: produzione di banche di dati, analisi e sintesi di documentazione, produzione multimediale; Studi archeologici: metodologie per l’analisi e il rilievo del territorio, gestione e presentazione dei dati di scavo, catalogazione e classificazione di beni archeologici;
Studi letterari: analisi di testi con strumenti informatici; produzione testuale multimediale; riflessione teorica sullo statuto del testo informatizzato; Studi storico-artistici: automazione delle procedure di analisi, adozione di metodi informatici e multimediali per la conservazione, la catalogazione e la fruizione del patrimonio storico-artistico;
Studi storico-musicali: automazione delle procedure di ricostruzione storica e filologica, dell’analisi e della produzione musicale; Studi filosofici: analisi dei linguaggi e della portata teorica dei vari modi di rappresentazione della conoscenza; computazione e Intelligenza Artificiale.
A questi studi posso aggiungere gli studi sulla Biblioteca digitale, che includono molte delle applicazioni ed approcci elencati, riguardanti la rappresentazione concettuale della conoscenza. La definizione che dà Christine Borgman (v. Borgman C. Digital libraries and the continuum of scholarly communication. «Journal of Documentation» 56(4): 412-430, 2000) di Biblioteca digitale come “boundary object” è quella che meglio spiega il coinvolgimento degli studi sulla Biblioteca Digitale con gli studi sull’Informatica umanistica. Il concetto di “Boundary spanning”, inteso come abbattimento di confini tra culture diverse, evidenzia la multidisciplinarietà della ricerca attuale sulla Biblioteca digitale. Questo approccio, che va oltre la banalizzazione del concetto di biblioteca digitale come semplice cambio di supporti di memorizzazione, spinge la ricerca biblioteconomica – al di là della digitalizzazione, gli open data ed i linguaggi di marcatura – a concentrarsi sui modi per facilitare la creazione di conoscenza e su studi sull’utenza in ambito digitale. Nel corso delle due giornate del Convegno sono state evidenziate alcune problematiche e punti di vista diversi, che hanno reso la discussione molto animata, a partire dalla concezione più ristretta o più allargata dell’Informatica Umanistica. Il Prof. Tito Orlandi ha evidenziato che si può considerare l’Informatica Umanistica quell’applicazione dell’informatica alle scienze umane che aggiunge valore all’informatica. Nella discussione, soprattutto nella seconda giornata, ha acquisito evidenza una concezione più ampia di Informatica Umanistica, che considera la cultura digitale come il cambiamento nella creazione e diffusione della conoscenza, attuato in particolare nella comunicazione scientifica. In questo ultimo approccio, mi sembra di poter dire che l’Informatica Umanistica definisce un’interdisciplina che condivide metodi, strumenti e prospettive epistemologiche, soprattutto legate alla Scienza dell’Informazione.

Le infrastrutture 
Il Presidente Prof. Dino Buzzetti che ha aperto la Sessione sulle infrastrutture, ha evidenziato il ruolo di supporto fondamentale alla ricerca ed alla didattica in ambito umanistico che le istituzioni culturali (Archivi, Biblioteche, Musei) rivestono per gli studiosi, soprattutto nell’era digitale. Come esempi di infrastrutture, l’esperienza della Biblioteca Digitale della Sapienza e il DigiLab è stato illustrato da Giovanni Ragone; successivamente Ferro, dell’Università di Padova, ha parlato del Progetto Cultura; infine Carlo Meghini, del CNR, ha illustrato l’esperienza di Europeana per costruire un’infrastruttura multidisciplinare di accesso ai beni culturali. L’infrastruttura per l’Informatica Umanistica in ambito internazionale ha visto il nascere di progetti di coordinamento, come Interedition, che è stato illustrato da Joris van Zundert (Huygens Institute for the History) e Dariah, che è stata presentata da Henk Harmsen (Università di Amsterdam). Questi due modelli di infrastruttura rappresentano due approcci diversi: uno basato sull’aggregazione di infrastrutture nazionali, l’altro basato sulla centralizzazione internazionale: vantaggi e svantaggi dei due diversi approcci sono stati brevemente descritti, ma il problema riveste una particolare importanza e richiede ulteriore riflessione e ricerca.

I prodotti della ricerca e la loro valutazione
La caratteristica interdisciplinare dei prodotti della ricerca nell’Informatica Umanistica crea degli ostacoli alla valutazione, che sono stati evidenziati nella seconda  Sessione. Il primo problema è teorico, e riguarda un accordo su quali siano i prodotti di ricerca dell’Informatica Umanistica, esplicitando quindi quale delle diverse interpretazioni siano
adottate da quelle discipline umanistiche che si trovano a ridefinirsi concettualmente, stimolate dall’applicazione
dell’informatica. L’approccio teorico ha un impatto su una serie di problemi pratici, come ad esempio:
Cosa valutare? una banca dati è una pubblicazione? Un corso in linea è una pubblicazione? Le pubblicazioni open access
come sono valutate?
Come valutare? I progetti interdisciplinari che coinvolgono l’Area 09 (Ingegneria informatica), da chi devono essere
valutati? Come conciliare le pratiche di valutazione basate sulla peer review e quelle basate sugli indicatori bibliometrici?
Chi deve valutare? Sono stati portati esempi di incomprensione da parte dei valutatori di Area Umanistica dei prodotti presentati ad alcune Call.
Le presentazioni di Giovanni Solimine e Chiara Faggiolani hanno descritto l’approccio della peer review, Setti ha analizzato gli indicatori bibliometrici e la loro triangolazione. La discussione sul tema si è rivelata particolarmente difficile, in quanto coinvolge la definizione stessa delle discipline coinvolte nel cambiamento dell’era digitale. L’approccio tradizionale alla valutazione nel settore umanistico è conservatore, e si limita a considerare i canali tradizionali delle pubblicazioni ignorando altre produzioni scientifiche che tuttavia oggi sono numerose e di qualità. La discussione aperta durante il Convegno continuerà virtualmente, ed a questo scopo è stato creato un Gruppo di interesse sul tema (v. sito AIUCD) a cui gli interessati possono collaborare.

Progetti in corso
I progetti italiani presentati durante la seconda giornata hanno evidenziato la crescita e la qualità di risultati innovativi
che l’Informatica Umanistica ha maturato negli ultimi anni anche in Italia, coprendo tutti i settori disciplinari e andando oltre i primi studi di analisi testuali. I confini tra le discipline si sono assottigliati in maniera considerevole, e molti progetti di ricerca presentati sono sostenuti da gruppi interdisciplinari di studiosi, anche distribuiti nel mondo e collegati da una comunicazione virtuale. Come esempio di progetti collaborativi, Roberto Rosselli Del Turco ha presentato il Progetto Visionary Cross e Caterina Bernardini ha presentato l’esperienza di traduzione dell’Archivio Whitman.
La convergenza delle istituzioni culturali è stata uno dei temi in discussione, affrontata dalla presentazione di Pierluigi Feliciati sulla Città degli Archivi e dalla presentazione di Cecilia Carloni del gruppo DigiLab, dando modo nella  presentazione delle esperienze pratiche di delineare alcuni dei problemi non risolti di collaborazione tra istituzioni culturali, insieme alle soluzioni adottate ed alcuni dei risultati fin qui raggiunti.
La discussione che ne è seguita ha cercato di capire quale sia la differenza concettuale dei termini di Archivio digitale, Biblioteca digitale e Banca dati, e se questi termini nell’uso pratico evidenzino caratteristiche differenti o solo tendenze
locali, delineando un’altra linea di ricerca per ulteriori studi.
Hanno parlato di Biblioteche digitali: Maurizio Lana, che ha presentato DigilibLT; Marco Giunti, che ha presentato lo schema dell’ontologia adottata dalla Bibliotheca Iuris Antiqui; e Federico Boschetti, che ha descritto i problemi di traduzione in italiano dei classici della Biblioteca digitale Perseus e delle applicazioni realizzate dall’Istituto di Linguistica Computazionale. Il supporto all’apprendimento e la funzionalità educativa dei progetti è stato evidenziato dalle presentazioni del progetto ENARC, curata da Antonella Ambrosio e Maria Rosaria Falcone, e del progetto della
Fototeca Zeri, da parte di Francesca Mambelli, ma era evidente anche in molti dei progetti presentati.

Conclusioni
In conclusione, il primo Convegno dell’Associazione Informatica Umanistica è stato un’occasione di scambio tra studiosi
di area disciplinare diversa che di solito non si incontrano, anche se partecipano alle Conferenze ed Incontri dei  rispettivi settori disciplinari. Mi sembra di poter dire che l’aggregazione che è stimolata dalle tecnologie, nel campo delle discipline umanistiche sembra particolarmente fruttuosa. Ai fini del presente resoconto, che è dedicato ai bibliotecari, mi interessa osservare come – a mio avviso – l’area di ricerca dell’Informatica Umanistica dovrebbe avere particolare
interesse per le biblioteche, sia poiché queste possono contribuire a servizi di infrastruttura ai ricercatori, sia perché gli
stessi bibliotecari potrebbero partecipare ai gruppi di ricerca.
Mi chiedo quindi: esistono esperienze di collaborazione nelle biblioteche universitarie? Se la risposta è sì, gli interessati
dovrebbero considerare l’opportunità di iscriversi come soci all’Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura
Digitale, per condividere le loro esperienze e partecipare attivamente alla costruzione di partnership innovative.

annamaria.tammaro@unipr.it


1 La discussione sull’Informatica Umanistica, guidata da Tito Orlandi, Domenico Fiormonte, Gino Roncaglia, Teresa Numerico ed altri, è accessibile a: http://www.griselda.it
2 Mordenti R. (2003) L’insegnamento dell’informatica nelle Facoltà umanistiche, XI Incontro Informatica Umanistica organizzato dall’Università di Verona e la Fondazione Franceschini “L’Informatica umanistica oggi. Lo Statuto e gli strumenti della ricerca e della didattica” 28 febbraio 2003, accessibile a: infolet.it/files/2009/09/mordenti_2003.pdf

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