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Norme redazionali e bibliografiche per gli autori della collana ET

Editoria professionale AIB

Versione aggiornata a ottobre 2017

 

L’autore dovrà consegnare il testo corredato da un abstract in italiano e in inglese (tra 150 e 200 parole), un breve profilo biografico in italiano (max 100 parole), una fotografia in formato .jpg.

 L’autore dovrà consegnare il testo senza numeri di pagina e senza interruzioni di pagina e di sezione.

Per conseguire la maggiore uniformità e regolarità di presentazione, e insieme la massima economia nei costi tipografici, i collaboratori sono pregati di attenersi alle norme qui di seguito esposte. Gli originali che non vi corrispondano saranno rinviati agli autori per le opportune correzioni.

Norme redazionali

1. Formato: il testo deve essere consegnato in un unico file nei formati Rich text format, Microsoft Word (.doc oppure .docx) oppure Open Office Write.

2. Dimensioni cartelle: per il formato 11×17 (collana ET) la pagina standard è di 30 righe di 70 battute ciascuna (2.100 battute a pagina spazi compresi). Il numero delle cartelle deve essere compreso tra le 50 e le 100.

3. Stile tipografico: il testo non deve essere sillabato.

4. Interlinea: singola.

5. Titoli: il titolo del volume deve essere identificato usando lo stile titolo 1. I capitoli e i paragrafi non si numerano e i diversi livelli si differenziano con caratteri diversi secondo il seguente schema: capitolo grassetto, paragrafo corsivo, sotto paragrafo tondo.

6. Sommario: poiché nel sommario iniziale sono indicati solo i capitoli, il testo deve essere suddiviso in un numero sufficiente ed esplicativo di capitoli.

7. Citazioni lunghe nel testo: allineate al margine destro, rientrate di 0,5 a sinistra senza rientri alla prima riga; 1 interlinea prima e 1 dopo.

8. Citazioni brevi: le citazioni da altre opere sia in italiano sia in altre lingue devono essere tra caporali (« e »), se non sono più lunghe di due righe. Le eventuali citazioni interne al passo citato tra caporali sono da indicare col virgolettato semplice.

9. Note: nel caso della collana ET, dato il suo carattere, è preferibile non ricorrere a note. Se tuttavia si presentasse un caso di assoluta necessità, le note, indicate con numeri arabi progressivi in esponente, saranno composte alla fine del testo e non a piè di pagina.

10. Elenchi puntati: utilizzare i pallini, in una misura più piccola rispetto a quella di default.

11. Elenchi numerati: usare lo stile con i numeri (non lettere). Togliere la numerazione automatica di Word e inserirla manualmente.

12. Immagini, tabelle e grafici: saranno tutti identificati come Figura seguito da numero progressivo. La didascalia sarà scritta di seguito, separata da trattino lungo. La didascalia delle figure va sempre fuori dall’illustrazione (non incorporata nell’immagine) e va posizionata sotto la figura, centrata e tonda. Non bisogna inserire il punto fermo alla fine delle didascalie delle figure. Le immagini (foto, grafici ecc.) dovranno essere preferibilmente in formato .jpg (RGB nel caso siano a colori) e la loro definizione dovrà essere almeno di 300 dpi. L’utilizzo di immagini a colori dovrà essere concordato con il responsabile del settore EDITORIA. Le immagini potranno essere fornite in file a parte; in questo caso, all’interno del testo, nel punto dove l’immagine dovrà essere inserita sarà indicata la didascalia, che corrisponderà al nome del file relativo. Le tabelle dovranno essere fornite unicamente in formato testo (.doc, .rtf, .docx, Open Office Write); se verranno fornite tabelle in .jpg o altro formato non testo verrà chiesto all’autore di rifarle nel formato indicato.

13. URL: quando si cita un sito Internet la URL va inserita tra uncinate (< >). URL più lunghe di 30-40 caratteri vanno abbreviate utilizzate il servizio: tinyurl.com.

14. DOI: andranno riportati SOLO nella bibliografia finale, non nelle note. Il DOI va inserito nella seguente forma: DOI: 10.2426/aibstudi-8877.

15. Parole in corsivo: indicare in corsivo parole o brevi espressioni in lingue diverse dall’italiano (in caso di dubbio http://www.treccani.it/vocabolario/) e le citazioni di titoli di articoli, libri, opere d’arte ecc. In caso di parole di uso comune (es. standard, partner ecc.) si userà il tondo. Altre parole di frequente utilizzo in campo biblioteconomico saranno indicate in tondo, ad es.:

  • abstract
  • copyright
  • default
  • discovery tool
  • document delivery
  • e-book
  • e-journal
  • e-mail
  • file
  • focus group
  • hardware
  • information literacy
  • information retrieval
  • input
  • link
  • linked data
  • linked open data
  • marketing
  • offline
  • online
  • open
  • open access
  • output
  • reference
  • self-publishing
  • server
  • software
  • voucher.

16. Grafia: di seguito un elenco di parole di uso comune, su cui possono esserci dei dubbi rispetto alla grafia da utilizzare:

  • anni Sessanta
  • CD-ROM
  • Classificazione decimale Dewey
  • Dublin core
  • DVD-ROM
  • Internet (se riferito alla rete Internet)
  • internet (se aggettivo)
  • MARC
  • UNIMARC
  • USMARC
  • Web (se riferito al World Wide Web)
  • web (se aggettivo).

17. Enfasi su una parola: per enfatizzare una parola o un’espressione NON utilizzare il corsivo ma la singola virgoletta alta ‘ ‘.

18. Interpolazioni: vanno racchiuse tra parentesi quadre [ ]; le omissioni vanno segnalate con tre puntini all’interno di parentesi quadre […]. Il punto fermo è da porre sempre DOPO la chiusura delle virgolette o delle parentesi e delle note.

19. Abbreviazioni: si raccomanda di ridurre al minimo l’uso di abbreviazioni. Se ne elencano qui alcune di uso più generale, avvertendo che un’abbreviazione vale per tutte le forme del termine, per esempio p. vale per pagina e per pagine, n. per numero e per numeri, ecc. Casi: cm, ed., ecc., fasc., n., suppl., tav., trad., vol. Abbreviazioni da sciogliere sempre: ad es. = ad esempio. Per quanto riguarda le leggi, si farà riferimento a quanto indicato nel Tesauro del Nuovo Soggettario della BNCF: http://thes.bncf.firenze.sbn.it/Abbr_atti_normativi.pdf.

20. Norme ortografiche minime: lasciando la più ampia discrezionalità per quanto riguarda le norme ortografiche, si cerca qui soltanto di normalizzare l’uso degli accenti grafici italiani e delle maiuscole. L’accento grafico finale è sempre grave salvo che sulla e chiusa (la e finale è aperta solo nelle seguenti parole- ahimè, aloè, cioè, diè, Giosuè, lacchè, Mosè, Noè, piè). Il carattere “è” maiuscolo va scritto usando il carattere “È” e mai con “ E’ ”.

21. D eufonica: genericamente si conserva la * d * eufonica di ad, ed, od davanti alle parole che iniziano con la stessa vocale (eccezioni: ad ogni, ad esempio, ad essa, ad opera).

22. Maiuscole e minuscole: in generale è necessario minuscolizzare il più possibile, anche nomi di istituzioni, titoli di opere inglesi e statunitensi (con attenzione al rispetto delle maiuscole nei titoli tedeschi), riviste, opere in genere, scioglimenti di acronimi, parole ‘nobili’. La maiuscola identifica solo il primo termine, a meno che non vi sia un termine successivo che ha un significato da evidenziare. Per esempio: Ministero per i beni e le attività culturali; Library and information science; Journal of librarianship and information science; Dipartimento di scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche; Biblioteca del Dipartimento di storia dell’arte e architettura; Associazione italiana biblioteche; La legge, la giustizia e lo Stato. Nei nomi di enti è in genere sufficiente la maiuscola iniziale (Biblioteca nazionale centrale, Biblioteca comunale, Consiglio nazionale delle ricerche, Giunta regionale toscana); si usa invece la maiuscola per gli aggettivi derivati da nomi propri (Biblioteca Medicea Laurenziana). Per gli enti inglesi e statunitensi è preferibile recepire l’uso dei maggiori repertori, secondo i quali i nomi di enti inglesi si presentano con le iniziali maiuscole dei termini significativi. Per esempio: Library of Congress; British Library; International Federation of Library Associations and Institutions.

23. Uso degli acronimi: maiuscoli, oltre le quattro lettere in genere alto/basso. Gli acronimi non vanno mai puntati. Es. IFLA, AIB, ALA, Unesco. In caso di acronimi di uso comune in generale o molto utilizzati nel settore biblioteconomico non è necessario lo scioglimento. Per acronimi di uso meno comune, sciogliere l’acronimo la prima volta che viene citato. Se gli acronimi sono molto numerosi si consiglia di realizzare una lista degli acronimi utilizzati.

24. Date: si tende a scioglierle: 12 febbraio 2000, anziché 12.2.2000 o 12/2/2000. Si usa inoltre la forma 2012/13 per anno a cavallo, n. 1/2 per numero doppio, ma 2012-2013 per due anni   e n. 1-2 per due fascicoli separati. In caso di indicazione di decenni si scrive il decennio in testo non data (Es.: SI anni Novanta, NO anni ’90).

25. Numeri: le migliaia vanno separate col punto come nell’uso italiano: es. 3.569. Ordinali: in inglese mettere nd, rd e th in esponente. Se nel testo ci sono molti numeri (ad esempio nel caso in cui vengano presentati i risultati di un’indagine), questi devono essere scritti tutti in cifre e non in lettere, per garantire una maggiore coerenza all’interno di una stessa frase.

26. Citazione di progetti: sempre in tondo, senza virgolette, minuscolizzando quello che è possibile senza cambiare il senso originario: Progetto Parnaso; Progetto INDECS (Interoperability of data in e-commerce systems).

27. Citazioni di convegni ed eventi: i titoli dei convegni, delle sezioni di conferenze, delle manifestazioni e simili, vanno in tondo nel testo, e le date si possono inserire con la costruzione che si ritiene coerente con il testo medesimo. Nelle citazioni bibliografiche, invece, i titoli vanno tra virgolette e le date vanno normalizzate tra parentesi. Per esempio: “Le biblioteche accademiche del futuro” (Roma, 22-23 maggio 2000).

28. Citazione di riviste: i titoli di riviste, giornali e simili, vanno in corsivo nel testo. Nelle citazioni bibliografiche vanno tra doppie uncinate « » (vedi Norme bibliografiche sotto).

29. Citazione di collane e altro: i titoli di collana vanno in corsivo nel testo. I titoli di capitoli, paragrafi, sezioni e simili, vanno anch’essi in corsivo nel testo. Nelle citazioni bibliografiche la collana va tra parentesi tonde, con numero dopo la virgola (ma si consiglia di non indicarla se non indispensabile).

30. Citazione di nomi/titoli dei siti web: in tondo, e così come presenti in home page: Progetto Manuzio, Amazon, e-LiS.

Norme bibliografiche

1. Riferimenti bibliografici nel testo

Il metodo da adottare è il sistema autore-data, quindi il nome dell’autore (o i nomi degli autori) e la data (o le date) della pubblicazione sono forniti nel testo, entro parentesi tonde. Se necessario, alla data (date) si fa seguire la localizzazione di ciò a cui si fa riferimento specifico (le pagine). L’indicazione è connessa a un elenco (bibliografia) disposto in ordine alfabetico, presentato alla fine dello scritto, dove il riferimento è fornito nella sua interezza. Nel caso di più pubblicazioni dello stesso autore con date diverse si adotterà l’ordine cronologico. Nel caso di più pubblicazioni dello stesso autore e con la stessa data si provvederà a distinguerle mediante lettere dell’alfabeto.

Esempi

Nel testo:

(Traniello 1983)

(Malinconico 1979a, p. 49)

(Malinconico 1979b)

(Tranfaglia; Murialdi; Legnani 1980)

Nella bibliografia finale:

TRANIELLO Paolo (1983), Biblioteche e regioni: tracce per una analisi…,

MALINCONICO S. Michael (1979a), The library catalog in a computerized…,

MALINCONICO S. Michael (1979b), The disposable catalog. In: Requiem for

TRANFAGLIA Nicola; MURIALDI Paolo; LEGNANI Massimo (1980), La stampa italiana nell’età fascista

2. Bibliografia finale

MONOGRAFIE

– Un solo autore: COGNOME e Nome dell’autore (anno di pubblicazione), Titolo: complemento del titolo. Luogo di pubblicazione: Editore.

N.B.

– Il cognome dell’autore va in lettere maiuscole.

– Sciogliere sempre i nomi degli autori. Rimane abbreviato il secondo nome di battesimo.

– La data va inserita nelle parentesi tonde e segue sempre il nome dell’autore.

– Il titolo parallelo è introdotto da =

Esempio:

TRANIELLO Paolo (1983), Biblioteche e regioni: tracce per un’analisi istituzionale. Firenze: Giunta regionale Toscana: La nuova Italia.

– Fino a tre autori: COGNOME e Nome primo autore; COGNOME e Nome secondo autore; COGNOME e Nome terzo autore (anno di pubblicazione), Titolo: complemento del titolo. Luogo di pubblicazione: Editore.

Esempio:

TRANFAGLIA Nicola; MURIALDI Paolo; LEGNANI Massimo (1980), La stampa italiana nell’età fascista. Roma; Bari: Laterza.

Più di tre autori: COGNOME e Nome primo autore [et al.] (anno di pubblicazione), Titolo: complemento del titolo. Luogo di pubblicazione: Editore.

N.B.

Nel caso di più di tre autori, il primo elemento della citazione sarà il primo autore, seguito dall’espressione [et al.].

Esempio:

DEAGLIO Mario [et al.] (2007), A cavallo della tigre. Milano: Guerini e associati.

– Curatele: COGNOME e Nome del curatore (a cura di) (anno di pubblicazione), Titolo: complemento del titolo. Luogo di pubblicazione: Editore.

N.B.

Nel caso di curatele, il primo elemento della citazione sarà il curatore, seguito dall’indicazione del tipo di responsabilità tra parentesi tonde. I curatori si indicano fino a un massimo di tre, separati da una virgola. Nel caso di più di tre curatori si indica solo il primo seguito da [et al.].

Esempio:

VILLARI Rosario (a cura di) (1972), Il Sud nella storia d’Italia. Bari: Laterza.

– Opere anonime: Titolo: complemento del titolo (anno di pubblicazione). Luogo di pubblicazione: Editore.

N.B.

Per le citazioni di opere anonime il primo elemento sarà il titolo, seguito dalla data di pubblicazione tra parentesi tonde.

Esempio

La Toscana nell’Italia unita (1962). Firenze: Unione regionale delle provincie toscane.

-Autore Ente: Nome dell’Ente. Sue divisioni (anno di pubblicazione), Titolo: complemento del titolo. Luogo di pubblicazione: Editore.

Esempio:

Ministero degli affari esteri. Direzione generale degli affari politici multilaterali e diritti umani. Comitato Interministeriale dei Diritti Umani (2003), L’Italia alla 58a sessione della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite. Roma: Presidenza del Consiglio dei Ministri.

-Responsabilità secondarie: se in una pubblicazione sono presenti formulazioni di responsabilità secondarie (prefatori, autori di saggi, traduttori ecc.), queste si inseriscono nella citazione bibliografica se sono indicate sul frontespizio.

Le indicazioni di responsabilità secondarie si inseriscono dopo il titolo della pubblicazione, precedute da una virgola. Ad eccezione di pref. (prefazione) e trad. (traduzione), gli altri tipi di responsabilità vanno indicati per esteso.

Esempio:

PANEBIANCO Giovanni (2010), Processo a un’idea, pref. di Mario Almerighi. Milano: Brioschi.

 

ARTICOLI DI PERIODICI

COGNOME e Nome dell’autore (anno di pubblicazione), Titolo dell’articolo. Complemento del titolo dell’articolo, «Titolo della rivista», Annata o Volume in numeri arabi (Anno di pubblicazione), Numero del fascicolo, Pagine, <URL> (se se disponibile), DOI: (eventuale).

Esempio:

DELLA PERUTA Franco (1982), Garibaldi fra mito o politica, «Studi storici», 23, n. 1, p. 6-22.

N. B.

– I nomi dei periodici vengono minuscolizzati il più possibile.

– Si usa solo una * p. *, i numeri di pagina iniziale e finale sono attaccati al trattino, non si abbrevia il numero di pagina finale (non p. 123-5, ma p. 123-125).

ARTICOLI DI GIORNALI

COGNOME e Nome dell’autore (anno di pubblicazione), Titolo dell’articolo: complemento del titolo dell’articolo, «Titolo del giornale», eventuale giorno e mese, Numero di pagina.

Esempio:

RICCO Salvo (2013), Scuola dell’infanzia ed elementari: crollo di iscrizioni per le paritarie, «Giornale di Sicilia», 27 giugno, p. 31.

 

CONTRIBUTI IN OPERE COLLETTANEE O IN ATTI PUBBLICATI DI UN CONVEGNO

COGNOME e Nome dell’autore (anno di pubblicazione), Titolo del contributo: complemento del titolo del contributo. In: Titolo del volume: complemento del titolo del volume, (luogo e data del Convegno), a cura di Nome e Cognome del curatore/i. Luogo di pubblicazione: Editore, Volume (se necessario), Pagine.

N.B.

I curatori si indicano fino a un massimo di tre, separati da una virgola. Nel caso di più di tre curatori si indica solo il primo seguito da [et al.].

Esempi:

D’ALFONSO Luciano (1999), Premessa. In: Public library: la biblioteca provinciale: problemi di gestione e deformazione professionale: convegno nazionale, Pescara, 24-25 settembre 1998, a cura di Dario D’Alessandro. Roma: AIB, p. 9-10.

SCHIAVONE Egle Betti (2012), Il viaggio in Europa nel Siècle des lumiere: da categoria dello spirito a categoria politica. In: Atti della giornata interuniversitaria organizzata dall’Università di Siviglia e dall’Università di Roma Tre, Roma Facoltà di scienze politiche, 18 dicembre 2000, a cura di Bruna Consarelli. Padova: Cedam, p. 61-76.

N.B.

Se gli interventi di un convegno non sono pubblicati, né a stampa né online, ma si tratta di dare semplici indicazioni su una relazione ascoltata, o di un rimando a programmi o slide online, si può usare una descrizione meno formalizzata, ma riferita a quelle precedentemente indicate sia per i convegni sia per gli atti.

Esempio:

Van Spanje Daniel (2014), Changing landscapes: rise and fall of the cataloguer’s empire. In: “Faster, smarter and richer. Reshaping the library catalogue. FSR 2014. International conference” (Roma, 27-28 febbraio 2014), <http://eprints.rclis.org/22835>.

TESI DI LAUREA, DOTTORATO E SIMILI

COGNOME e Nome dell’autore (anno di pubblicazione), Titolo: complemento del titolo [tesi di laurea]. Luogo di pubblicazione/dell’università: Editore/Università.

 N.B.

Seguire le norme delle Monografie (vedi sopra), inserendo dopo il titolo la specifica tra quadre [tesi di laurea/dottorato/specializzazione/…], e i dati dell’università al posto di quelli editoriali. Non inserire nomi di relatori, correlatori, tutor.

Esempio:

AGOSTINI Serena (2013), La biblioteca della famiglia Ippoliti di Borgo Valsugana: un catalogo settecentesco [tesi di laurea magistrale]. Trento: Università degli studi di Trento.

 

DOCUMENTI DIGITALI AD ACCESSO REMOTO

COGNOME e Nome dell’autore (Data ultimo aggiornamento), Titolo: complemento del titolo., <URL>. (ultima consultazione: data).

N.B.

– La data di ultima consultazione si può indicare una sola all’inizio del testo (oppure nella Nota al piede).

URL più lunghe di 30-40 caratteri vanno abbreviate utilizzate il servizio: tinyurl.com

Esempio:

American Library Association (2010), Policy concerning confidentiality of personally identifiable information about library users, <http://www.ala.org/alaorg/oif/pol_user.html>. (Ultima consultazione: 11/09/2013)

ARTICOLI DI BLOG

COGNOME e Nome dell’autore (anno di pubblicazione), Titolo dell’articolo: complemento del titolo dell’articolo, «Titolo del blog», eventuale giorno e mese, <URL>.

N.B.

La citazione va uniformata a quella dei giornali, aggiungendo i riferimenti URL.

Esempi:

Carver Blake, WI Board calls for closing library, «LISNews», 17 settembre 2013, <http://lisnews.org/wi_board_calls_for_closing_library>.

Gentilini Virginia, “Entrare a far parte del meccanismo della conoscenza” (combattendo il colonialismo digitale), «bibliotecari non bibliofili!», 15 settembre 2013, <http://nonbibliofili.wordpress.com/2013/09/15/entrare-a-far-parte-del-meccanismo-della-conoscenza-combattendo-il-colonialismo-digitale>.

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NORME MINIME PER LE CITAZIONI ARCHIVISTICHE

La citazione deve riportare le seguenti indicazioni.

Istituto che conserva il fondo: Deve essere indicato seguito da una virgola. Gli istituti archivistici vengono citati per esteso solo la prima volta, in seguito in forma abbreviata.

Nel caso di fondi non conservati presso istituti archivistici va sempre fornita l’indicazione della località, della famiglia o di altra sede, presso la quale si trovi il fondo conservato.

Esempio:

Archivio di Stato di Viterbo, …

Fondo: Le denominazioni del fondo, della serie e delle eventuali sottopartizioni, separate tra loro da virgole, vanno date per esteso, in corsivo e con l’iniziale di ciascuna partizione in maiuscolo.

Esempio:

Archivio di Stato di Livorno, Stato civile napoleonico, …

Unità archivistica: Le indicazioni di busta (o filza, o mazzo, o pacco, o fascio), fascicolo ed eventualmente sottofascicolo o inserto, volume o registro vanno in tondo separate da una virgola; il numero va in tondo. Tutte le definizioni di uso locale dell’unità archivistica vanno indicate per esteso mentre buste, fascicoli e registri si indicano in forma abbreviata, come negli esempi che seguono. Quando è necessario riportare l’oggetto o il titolo dell’unità archivistica si usa il tondo tra virgolette.

Esempio:

AS FI, Prefettura, Affari segreti (1849-1864), filza 20, affare 60 «Sequestro di giornali».

N.B.

Quando è necessario indicare la carta si usa * c. * seguito dal numero; ove occorra, il numero della carta è seguito, senza spazio e sul rigo, da * r * per indicare recto e * v * per indicare verso, in corsivo non puntati. Nel caso in cui si debba indicare il foglio (per esempio per mappe o piante) si usa * f. * puntato. Per la pagina (nel caso di documenti a stampa o di documenti in cui compaia la numerazione di pagina) si usa * p. *.

Esempi:

Archivio centrale dello stato, Ministero dell’interno, Direzione generale di pubblica sicurezza, Divisione affari generali e riservati, b. 23, fasc. 186.

Archivio storico capitolino, Giunta provvisoria di governo, Verbali, reg. 2, c. 75

Dati relativi al documento: Quando sia opportuno segnalare il singolo documento si forniranno i seguenti elementi: Tipo di documento, mittente e destinatario, data.

La citazione puntuale del documento, quando lo consigli il discorso svolto nel testo, può precedere l’indicazione del fondo.

Esempio:

Telegramma di Lanza a Lamarmora, 23 ottobre 1870, in AS FI, Prefettura, Gabinetto, b. 32.

 

URL: http://www.aib.it/pubblicazioni/libri/norme-redazionali-bibliografiche-monografie-et/. Copyright AIB 2017-10-22. A cura di Sara Dinotola, ultima modifica 2017-10-29