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Norme per le citazioni bibliografiche e la bibliografia finale

Editoria professionale AIB

Norme valide per le monografie (ad eccezione della collana ET)

Per le norme redazionali e bibliografiche della collana ET vedi qui.

Per le norme redazionali delle monografie (ad eccezione della collana ET) vedi qui.

Versione aggiornata a ottobre 2017

A. Riferimenti bibliografici nel testo e a piè pagina

 Il sistema da utilizzare è quello umanistico, ossia numeretto in apice, nel punto in cui vengono riportate idee, parole, pensieri e concetti di altri, e note a piè di pagina per la citazione bibliografica.

Le note vanno dunque digitate in esponente, senza lasciare uno spazio dopo la parola che le precede. Nel corpo della nota, viceversa, va lasciato uno spazio tra l’esponente e il testo che segue. In caso di note a fine frase, la nota va messa prima della punteggiatura.

Se ci sono frasi in esergo che necessitano di riferimento, è preferibile inserire un riferimento minimo, in tondo, tra parentesi, nel rigo subito sotto l’esergo. Per esempio:

 

Tanto lavoro e poco divertimento fanno di Jack un ragazzo annoiato.

(Jack Torrance, 1980)

 

Nel caso in cui per citare l’esergo sia necessaria una vera e propria nota bibliografica, essa si può inserire normalmente in apice alla fine dell’esergo, e sarà presumibilmente la nota n. 1 tra quelle a piè di pagina.

A fine testo può essere fornita una lista bibliografica dei testi citati e di quelli consultati ma non citati.

Lo stile di citazione utilizzato all’interno delle note è il medesimo della bibliografia finale (che sarà illustrato nel paragrafo successivo). Due sono le eccezioni:

  • nelle note a piè di pagina il nome e il cognome dell’autore saranno indicati in forma diretta (nome cognome), mentre nella bibliografia finale per comodità di ordinamento e di lettura sarà usata la forma inversa (cognome nome);
  • dovendo la nota a piè di pagina permettere l’identificazione puntuale della specifica parte della pubblicazione cui si fa riferimento nel testo, essa dovrà contenere tutti i dettagli bibliografici necessari (per es. le pagine citate). Quando nelle note si vuole rinviare a un arco più ristretto di pagine all’interno di un documento di cui è necessario indicare la paginazione (come articoli, atti di convegni ecc.), si usa la notazione dei due punti (p. 20-35: p. 21-23).

Esempi:

Antonello Biagini; Francesco Guida, Mezzo secolo di socialismo reale: l’Europa centro-orientale dal secondo conflitto mondiale all’era postcomunista. Torino: Giappichelli, 1997, p. 35.

Tullio Padovani, Il nuovo volto del diritto penale del lavoro, «Rivista trimestrale di diritto penale dell’economia», 9 (1996), n. 4, p. 1160.

Leonardo Morlino, Partiti, gruppi e consolidamento democratico in Italia. In: Scritti in onore di Alberto Predieri. Milano: Giuffrè, 1996, II, p. 1172.

Patrizia Violi, Significato ed esperienza. Milano: Bompiani, 1997, p. 215 e seguenti.

Esempi di uso delle abbreviazioni nelle note a piè pagina:

Svanhild Aabø, The value of public libraries: a methodological discussion and empirical study applying the contingent valuation method. Oslo: University of Oslo, 2005.

Ead., Libraries and return on investment (ROI): a meta-analysis, «New library world», 110(2009), n. 7/8, p. 311-324. (In questo caso nella stessa nota si citano due opere diverse di una medesima autrice

N.B.

Nella bibliografia finale quando si ripete lo stesso autore o autrice si usano Id. o Ead.

 Ibidem. (In questo caso ci si riferisce alla stessa opera rappresentata nella nota immediatamente precedente e alla stessa pagina.)

Ivi, p. 30. (In questo caso l’opera è stata citata nella nota immediatamente precedente, ma la pagina è diversa.)

Esempio:

Federico Chabod, Storia dell’idea di Europa. Bari: Laterza, 1961, p. 20.

F. Chabod, Storia dell’idea di Europa cit., p. 45 (in questo caso l’opera è già stata citata in precedenza, ma non nella nota immediatamente precedente, e la pagina è diversa. Inoltre, il nome deve essere ridotto all’iniziale puntata).

Ivi, passim (in questo caso non si fa riferimento a un passo preciso dell’opera di un autore, ma a varie parti sparse qua e là nel testo.)

N.B.

Quando si cita la stessa opera, dalla seconda volta in poi, così come si abbrevia il nome dell’autore si abbrevia anche il nome di un ente o simile. Stessa cosa vale per l’uso di Id. (solo neutro), Ibidem, Ivi eccetera.

Esempio:

International Federation of Library Associations and Institutions. Study group on the Functional Requirements for Bibliographic Records, Functional requirements for bibliographic records: final report. München: Saur, 1998, p. 50.

[…]

IFLA, Functional requirements for bibliographic records cit., p. 100.

 

B. Bibliografia finale (stile di citazione)

La bibliografia va alla fine dell’opera se questa è di carattere unitario, alla fine di ogni contributo se è composta da saggi autonomi o interventi a convegni.

MONOGRAFIE

-Un solo autore: Cognome e Nome dell’autore, Titolo: complemento del titolo. Luogo di pubblicazione: Editore, Anno di pubblicazione.

N. B.

– Sciogliere sempre i nomi degli autori. Rimane abbreviato il secondo nome di battesimo.

– I tre puntini … vanno tra parentesi quadre se indicano omissione di un testo.

– Il titolo parallelo è introdotto da =

Esempio:

Panebianco Angelo, L’automa e lo spirito: azioni individuali, istituzioni, imprese collettive. Bologna: Il Mulino, 2009.

 

-Fino a tre autori: Cognome e Nome primo autore; Cognome e Nome secondo autore; Nome e Cognome terzo autore, Titolo: complemento del titolo. Luogo di pubblicazione: Editore, Anno di pubblicazione.

Esempio:

Curini Luigi; Martelli Paolo, I partiti nella Prima Repubblica: maggioranze e governi dalla Costituente a Tangentopoli. Roma: Carocci, 2009.

 

-Più di tre autori: Cognome e Nome primo autore [et al.], Titolo: complemento del titolo. Luogo di pubblicazione: Editore, Anno di pubblicazione.

Esempio:

Deaglio Mario [et al.], A cavallo della tigre. Milano: Guerini e associati, 2007.

 

-Curatele/opere anonime: Titolo: complemento del titolo, a cura di Nome e Cognome del curatore/i. Luogo di pubblicazione: Editore, Anno di pubblicazione.

N.B.

I curatori si indicano fino a un massimo di tre, separati da una virgola. Nel caso di più di tre curatori si indica solo il primo seguito da [et al.].

 Esempi:

Antonio Giolitti: una riflessione storica, a cura di Giuliano Amato. Roma: Viella, 2012.

IFLA cataloguing principles: statement of International cataloguing principles (ICP) and its glossary, edited by Barbara Tillett, Ana Lupe Cristán. München: Saur, 2009.

 

-Autore Ente: Nome dell’Ente. Sue divisioni, Titolo: complemento del titolo. Luogo di pubblicazione: Editore, Anno di pubblicazione.

Esempio:

Ministero degli affari esteri. Direzione generale degli affari politici multilaterali e diritti umani. Comitato Interministeriale dei Diritti Umani, L’Italia alla 58a sessione della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite. Roma: Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2003.

 

-Responsabilità secondarie: se in una pubblicazione sono presenti formulazioni di responsabilità secondarie (prefatori, autori di saggi, traduttori ecc.), queste si inseriscono nella citazione bibliografica se sono indicate sul frontespizio.

Le indicazioni di responsabilità secondarie si inseriscono dopo il titolo della pubblicazione, precedute da una virgola. Ad eccezione di pref. (prefazione) e trad. (traduzione), gli altri tipi di responsabilità vanno indicati per esteso.

Esempio:

Panebianco Giovanni, Processo a un’idea, pref. di Mario Almerighi. Milano: Brioschi, 2010.

 

ARTICOLI DI PERIODICI

Cognome e Nome dell’autore, Titolo dell’articolo. Complemento del titolo dell’articolo, «Titolo della rivista», Annata o Volume in numeri arabi (Anno di pubblicazione), Numero del fascicolo, Pagine, <URL> (se se disponibile), DOI: (eventuale).

Esempio:

Pelzman Frankie, Washington observer, «Wilson Library bulletin», 64 (1990), n. 5, p. 13-21

Bertrand Anne-Marie, Le biblioteche pubbliche in Francia oggi, «AIB Studi», 53 (2013), n. 1, p. 109-116, <http://aibstudi.aib.it/article/view/8877>, DOI: 10.2426/aibstudi-8877.

N.B.

– I nomi dei periodici vengono minuscolizzati il più possibile.

– Si usa solo una * p. *, i numeri di pagina iniziale e finale sono attaccati al trattino, non si abbrevia il numero di pagina finale (non p. 123-5, ma p. 123-125).

 

ARTICOLI DI GIORNALI

Cognome e Nome dell’autore, Titolo dell’articolo: complemento del titolo dell’articolo, «Titolo del giornale», Data di pubblicazione dell’articolo, Numero di pagina.

Esempio:

Ricco Salvo, Scuola dell’infanzia ed elementari: crollo di iscrizioni per le paritarie, «Giornale di Sicilia», 27 giugno 2013, p. 31.

 

CONTRIBUTI IN OPERE COLLETTANEE O IN ATTI PUBBLICATI DI UN CONVEGNO

Cognome e Nome dell’autore, Titolo del contributo: complemento del titolo del contributo. In: Titolo del volume: complemento del titolo del volume, (luogo e data del Convegno), a cura di Nome e Cognome del curatore/i. Luogo di pubblicazione: Editore, Anno di pubblicazione, Volume (se necessario), Pagine.

N.B.

I curatori si indicano fino a un massimo di tre, separati da una virgola. Nel caso di più di tre curatori si indica solo il primo seguito da [et al.].

Esempi:

D’Alfonso Luciano. Premessa. In: Public library: la biblioteca provinciale: problemi di gestione e diformazione professionale: convegno nazionale, Pescara, 24-25 settembre 1998, a cura di Dario D’Alessandro. Roma: AIB, 1999, p. 9-10.

Schiavone Egle Betti, Il viaggio in Europa nel Siècle des lumiere: da categoria dello spirito a categoria politica. In: Atti della giornata interuniversitaria organizzata dall’Università di Siviglia e dall’Università di Roma Tre, Roma Facoltà di scienze politiche, 18 dicembre 2000, a cura di Bruna Consarelli. Padova: Cedam, 2012, p. 61-76.

D’Alfonso Luciano, Premessa. In: Public library: la biblioteca provinciale: problemi di gestione e di formazione professionale: convegno nazionale, Pescara, 24-25 settembre 1998, a cura di Dario D’Alessandro. Roma: AIB, 1999, p. 9-10.

N.B.

Se gli interventi di un convegno non sono pubblicati, né a stampa né online, ma si tratta di dare semplici indicazioni su una relazione ascoltata, o di un rimando a programmi o slide online, si può usare una descrizione meno formalizzata, ma riferita a quelle precedentemente indicate sia per i convegni sia per gli atti.

Esempio:

Van Spanje Daniel, Changing landscapes: rise and fall of the cataloguer’s empire. In: “Faster, smarter and richer. Reshaping the library catalogue. FSR 2014. International conference” (Roma, 27-28 febbraio 2014), <http://eprints.rclis.org/22835>.

 

TESI DI LAUREA, DOTTORATO E SIMILI

Cognome e Nome dell’autore, Titolo: complemento del titolo [tesi di laurea]. Luogo di pubblicazione/dell’università: Editore/Università, Anno di pubblicazione.

N.B.

Seguire le norme delle Monografie (vedi sopra), inserendo dopo il titolo la specifica tra quadre [tesi di laurea/dottorato/specializzazione/…], e i dati dell’università al posto di quelli editoriali. Non inserire nomi di relatori, correlatori, tutor.

Esempio:

Agostini Serena, La biblioteca della famiglia Ippoliti di Borgo Valsugana: un catalogo settecentesco [tesi di laurea magistrale]. Trento: Università degli studi di Trento, 2013.

 

 

DOCUMENTI DIGITALI AD ACCESSO REMOTO

Cognome e Nome dell’autore, Titolo: complemento del titolo. Data ultimo aggiornamento, <URL>. (ultima consultazione: data).

N.B.

– La data di ultima consultazione si può indicare una sola all’inizio del testo (oppure nella Nota al piede).

– URL più lunghe di 30-40 caratteri vanno abbreviate utilizzate il servizio: tinyurl.com.

Esempio:

American Library Association, Policy concerning confidentiality of personally identifiable information about library users, <http://www.ala.org/alaorg/oif/pol_user.html>. (Ultima consultazione: 11/09/2013)

 

ARTICOLI DI BLOG

Cognome e Nome dell’autore, Titolo dell’articolo: complemento del titolo dell’articolo, «Titolo del blog», Data di pubblicazione dell’articolo, <URL>.

N.B.

La citazione va uniformata a quella dei giornali, aggiungendo i riferimenti URL.

Esempi:

Carver Blake, WI Board calls for closing library, «LISNews», 17 settembre 2013, <http://lisnews.org/wi_board_calls_for_closing_library>.

Gentilini Virginia, “Entrare a far parte del meccanismo della conoscenza” (combattendo il colonialismo digitale), «bibliotecari non bibliofili!», 15 settembre 2013, <http://nonbibliofili.wordpress.com/2013/09/15/entrare-a-far-parte-del-meccanismo-della-conoscenza-combattendo-il-colonialismo-digitale>.

 

 

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NORME MINIME PER LE CITAZIONI ARCHIVISTICHE

La citazione deve riportare le seguenti indicazioni.

Istituto che conserva il fondo: Deve essere indicato seguito da una virgola. Gli istituti archivistici vengono citati per esteso solo la prima volta, in seguito in forma abbreviata.

Nel caso di fondi non conservati presso istituti archivistici va sempre fornita l’indicazione della località, della famiglia o di altra sede, presso la quale si trovi il fondo conservato.

Esempio:

Archivio di Stato di Viterbo, …

Fondo: Le denominazioni del fondo, della serie e delle eventuali sottopartizioni, separate tra loro da virgole, vanno date per esteso, in corsivo e con l’iniziale di ciascuna partizione in maiuscolo.

Esempio:

Archivio di Stato di Livorno, Stato civile napoleonico, …

Unità archivistica: Le indicazioni di busta (o filza, o mazzo, o pacco, o fascio), fascicolo ed eventualmente sottofascicolo o inserto, volume o registro vanno in tondo separate da una virgola; il numero va in tondo. Tutte le definizioni di uso locale dell’unità archivistica vanno indicate per esteso mentre buste, fascicoli e registri si indicano in forma abbreviata, come negli esempi che seguono. Quando è necessario riportare l’oggetto o il titolo dell’unità archivistica si usa il tondo tra virgolette.

Esempio:

AS FI, Prefettura, Affari segreti (1849-1864), filza 20, affare 60 «Sequestro di giornali».

N.B.

Quando è necessario indicare la carta si usa * c. * seguito dal numero; ove occorra, il numero della carta è seguito, senza spazio e sul rigo, da * r * per indicare recto e * v * per indicare verso, in corsivo non puntati. Nel caso in cui si debba indicare il foglio (per esempio per mappe o piante) si usa * f. * puntato. Per la pagina (nel caso di documenti a stampa o di documenti in cui compaia la numerazione di pagina) si usa * p. *.

Esempi:

Archivio centrale dello stato, Ministero dell’interno, Direzione generale di pubblica sicurezza, Divisione affari generali e riservati, b. 23, fasc. 186.

Archivio storico capitolino, Giunta provvisoria di governo, Verbali, reg. 2, c. 75.

Dati relativi al documento: Quando sia opportuno segnalare il singolo documento si forniranno i seguenti elementi: Tipo di documento, mittente e destinatario, data.

La citazione puntuale del documento, quando lo consigli il discorso svolto nel testo, può precedere l’indicazione del fondo.

Esempio:

Telegramma di Lanza a Lamarmora, 23 ottobre 1870, in AS FI, Prefettura, Gabinetto, b. 32.

 

 

 

URL: http://www.aib.it/pubblicazioni/libri/norme-redazionali-citazioni/. Copyright AIB 2013-09-30. A cura di Sara Dinotola, ultima modifica 2017-10-29