[AIB]

XLVI Congresso nazionale AIB
Oltre confini e discontinuità
Torino, 11-13 maggio 2000


Sessione inaugurale. - 2000-05-11 12:00

NOTA redazionale. Ringraziando gli autori che hanno messo a disposizione per AIB-WEB i testi delle loro relazioni, avvertiamo che potranno risultare lievi differenze tra questa versione e quella definitivamente licenziata per la stampa.


Relazione introduttiva del presidente nazionale Igino Poggiali

 

Autorità, gentili ospiti, care colleghe e cari colleghi,

nel porgervi il saluto dell'Associazione desidero ringraziare in primo luogo la Regione Piemonte, ed in particolare il suo assessore alla Cultura Giampiero Leo, che ha reso possibile che questo nostro congresso si svolga per la prima volta a Torino; il presidente della Fondazione Rolando Picchioni, ed il direttore editoriale della Fiera del libro Ernesto Ferrero, per l'intenso scambio e la confluenza di intenti in questo incontro, del cui successo siamo certi; e, non certo ultimi per ospitalità ed attenzione offerteci, la presidente della Provincia Mercedes Bresso ed il sindaco di Torino Valentino Castellani. Desidero infine ringraziare la Sezione Piemonte dell'AIB, ed in particolare Eugenio Gatto per essersi sobbarcato il pesante onere di coordinare le attività che hanno reso possibile questo evento.

È con particolare soddisfazione che mi accingo a dare lettura delle considerazioni del Comitato Esecutivo Nazionale che tradizionalmente, in apertura del Congresso, il Presidente dell'AIB indirizza ai soci, alle istituzioni di governo locale e nazionale, alle organizzazioni dei lavoratori e delle imprese, alla società civile.

 


Noi celebriamo qui, oggi, i 70 anni dalla fondazione dell'Associazione e lo facciamo non in un luogo separato e riservato agli addetti ai lavori ma nel cuore del più importante evento del libro che la Città di Torino, la Regione e la Provincia, le realtà imprenditoriali locali hanno offerto al Paese. La Fiera del Libro è divenuta la sede in cui fare bilanci e progetti in materia di sviluppo di consumi e di comportamenti culturali che sono parte sostanziale di una società alle prese con le sfide di una globalizzazione le cui valenze positive dipendono dalla sua capacità di valorizzare e non schiacciare le culture delle comunità locali e la dignità di ogni singola persona umana.

Per i valori che ispirano la nostra azione e per gli obiettivi di apertura verso la società che ci eravamo posti, il Congresso del 2000 rappresenta certamente un punto di arrivo e inevitabilmente anche un momento di verifica della nostra effettiva capacità di stare a questo gioco.

Accettando la sfida di misurarsi con questo contesto l'AIB tocca una tappa essenziale nel suo percorso di crescita della propria capacità di porsi come interlocutore autorevole di coloro che devono prendere decisioni, sia a livello pubblico che privato, le cui conseguenze abbiano impatto sulle biblioteche, sui centri di documentazione, sulle imprese che gestiscono servizi in quest'area e sugli operatori che vi esercitano la loro attività professionale. L'Associazione è molto cresciuta in questi ultimi anni e cerca di mettere a valore l'impegno ed il sacrificio dei tanti che nei passati decenni hanno saputo difendere e sviluppare i valori della professione nel suo rapporto con la realtà sociale e culturale nella quale si è trovata di tempo in tempo ad operare.

Perché a Torino

Questa città ha avuto il coraggio, in tempi ormai lontani, di rimboccarsi le maniche e di offrire al Paese un evento unico come dimensioni, ricchezza di spunti e provocazioni intellettuali, capacità di attrarre l'attenzione internazionale sul libro italiano e soprattutto di dimostrare che gli italiani in realtà sono interessati al libro quanto gli abitanti di altri paesi quando viene offerta l'occasione di poterli frequentare senza diaframmi burocratici. Noi bibliotecari lo diciamo da sempre, ed abbiamo partecipato a questo evento anche attraverso la Sezione Piemonte dell'AIB, accolti fin dalle prime edizioni con l'attenzione che si riserva ad una professione della quale si riconosce il ruolo fondamentale nella promozione del libro e della lettura.

Abbiamo perciò accolto di buon grado la proposta della Regione Piemonte di celebrare qui il nostro XLVI Congresso, incontrando nell'organizzazione della Fiera ed in particolare nel suo direttore Ernesto Ferrero, un'accoglienza ed una disponibilità alla condivisione di spazi ed attività scientifiche che ha dato vita al ricco programma che ci aspetta nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

Oltre alle sessioni congressuali abbiamo avuto la possibilità di costruire insieme alla Regione ed alla Fiera il Convegno "L'Europa del Libro" durante il quale potremo fare insieme il punto sulla legislazione in materia a livello europeo ed italiano. Abbiamo inoltre aderito all'invito a partecipare ad altri eventi promossi nell'ambito di queste giornate. Tra questi segnalo l'incontro di oggi pomeriggio dal titolo "Cari libri, libri cari", nel quale si parlerà anche del protocollo tra l'AIB ed il Ministero della Pubblica Istruzione per la collaborazione al programma di sviluppo delle biblioteche scolastiche avviato da quel Ministero.

Sono convinto che il nostro rapporto con la Fiera del libro di Torino uscirà da queste giornate fortemente rafforzato, considerata la volontà della Fondazione che la gestisce di sviluppare un'attività costante durante tutto l'anno intorno ai temi dei quali ha fatto la propria missione.

Giudichiamo perciò inopportuna e priva di senso l'attività di logoramento che di tempo in tempo viene attivata da parte di intellettuali, editori, politici al fine di trasferire questo evento in altre città. La Fiera del Libro è ormai un patrimonio prezioso di tutto il Paese e così come per i beni culturali si deve preservare il rapporto tra il bene ed il contesto che lo ha generato così questa Fiera va difesa anche nella sua caratteristica di iniziativa di Torino e del Piemonte. Allo stesso modo nessuno si sognerebbe di trasferire a Roma il Festival dei due Mondi di Spoleto o la Fiera del Libro per Ragazzi da Bologna in altra città.

A conferma della fiducia nella capacità della Fiera di svolgere appieno le funzioni che ci si attende da tale organizzazione abbiamo accolto di buon grado l'invito della Fiera stessa a presentare qui l'"Operazione Nati per leggere" una iniziativa promossa dall'Associazione Culturale Pediatri e dall'AIB, in collaborazione con il Centro per la salute del bambino ONLUS. La Fiera è quindi il primo importante partner di questa operazione, che ci aspettiamo trovi molti altri sostenitori sia a livello di promozione che di sostegno finanziario ed organizzativo. L'iniziativa ha lo scopo di stimolare e sostenere le famiglie nella condivisione della lettura come momento di comunicazione tra genitori e figli e di condivisione del piacere di leggere attraverso la lettura ad alta voce. L'obiettivo è di raggiungere tutti i bambini del Paese a partire da quelli tra zero e cinque anni con la stessa determinazione che qualche anno fa animava le grandi campagne per la vaccinazione contro le malattie infettive. L'esclusione dalla capacità di lettura e comprensione è infatti oggi più che mai una delle piaghe che determina emarginazione, degrado sociale, perdita di opportunità di crescita e di possibilità di offrire il proprio contributo allo sviluppo del Paese.

Troverete in cartella e sui web dell'AIB e dell'Associazione Culturale Pediatri tutte le informazioni sulle modalità di adesione all'iniziativa e vedrete che c'è spazio per tutti e che siamo aperti ad ogni ulteriore contributo di idee e di iniziative. Ringrazio perciò ancora una volta il dottor Ferrero per averci voluto offrire questa preziosa occasione per il lancio di una iniziativa dalla quale ci attendiamo molti risultati.

Una seconda ragione che ha rafforzato la nostra scelta di portare qui il nostro Congresso è stata la determinazione con la quale questa città sta avviando il progetto per la realizzazione di una grande biblioteca civica. Il bando per il concorso di idee è già stato lanciato e sono sicuro che si arriverà nei tempi previsti ad inaugurare una struttura che avrà pochi esempi di pari rilevanza sia in Europa che nel mondo.

Sono questi fatti, la capacità di coniugare la produzione di eventi congiunta con la determinazione a mettere in programma la realizzazione di infrastrutture permanenti che, insieme, segnano il destino di una città e di un territorio. In questa politica noi ci riconosciamo pienamente, al di là del colore delle coalizioni che decidono di realizzarla.

Il rapporto con le amministrazioni regionali

Il Piemonte e le sue città, nelle quali numerose sono le iniziative in corso per la realizzazione o ristrutturazione di grandi biblioteche, dimostrano ancora una volta che il decentramento e l'assunzione di responsabilità delle Regioni e delle comunità locali sul fronte della realizzazione delle infrastrutture è una scelta vincente anche e soprattutto nel campo delle infrastrutture culturali.

Il Piemonte non è un caso isolato: esempi di buone pratiche e di capacità di governo in questo settore li troviamo in Emilia Romagna e in Toscana che hanno rinnovato di recente i loro strumenti legislativi e poi in Lombardia che da tempo guida le classifiche dell'entità degli investimenti pro capite in materia di biblioteche e sistemi culturali integrati: i risultati di tale costanza e coerenza sono dati dalle statistiche dei prestiti delle biblioteche ed anche dalla dimensione del mercato del libro. Molte sono poi le città che in altre regioni meno impegnate su politiche a scala territoriale hanno realizzato strutture di eccellenza.

Voglio ricordare a questo punto un grande amico delle biblioteche che un male terribile ha sottratto, giovanissimo, alla sua famiglia ed alle funzioni di governo regionale: l'avvocato Marzio Tremaglia, Assessore alla Cultura della Giunta della Lombardia. Il suo impegno e la sua attenzione per le biblioteche sono ben noti ai colleghi di quella regione ed era da noi additato ad esempio a quegli amministratori regionali che in altre parti del Paese si dimostrano incapaci di assumersi le loro responsabilità e così negano ai loro elettori una opportunità che li metterebbe in condizione di investire sulla propria intelligenza e di costruirsi un futuro migliore.

Queste giornate sono l'occasione per una ripresa di attenzione rispetto a quel progetto di riforma del settore costruito dal basso che è la nostra proposta di "Legge quadro sulle biblioteche e sui servizi di accesso al sapere, alla conoscenza, alla cultura ed all'informazione" che resta un nostro obiettivo.

Non abbiamo nascosto il nostro rammarico per la prudenza con la quale il Coordinamento delle regioni ha accolto il nostro invito a sostenere quel progetto. Il Convegno "L'Europa del libro" che si tiene domani pomeriggio qui in Fiera sarà certamente un'occasione di ripresa dell'iniziativa. Restiamo convinti infatti che l'iscrizione delle biblioteche, attraverso una legge dello Stato, per la sua natura di valore generale, tra le strutture che ogni cittadino ha diritto di trovare nel proprio territorio a supporto del suo diritto alla conoscenza non leda in alcun modo l'autonomia a fare sul proprio territorio da parte delle amministrazioni locali. Viceversa offre ai cittadini delle aree nelle quali queste iniziative non vengano prese la possibilità di richiamare al rispetto di una legge i loro amministratori.

So benissimo che nessuna legge può da sola far succedere ciò che si desidera ma non si può negare che aiuti. E siamo altrettanto convinti che non solo non va toccata ma anzi va ampliata la gamma delle questioni sulle quali le Regioni sono chiamate a legiferare in piena autonomia ma nel quadro di una visione unitaria rispetto a questioni di fondo senza la quale si mette a rischio l'unità del Paese, un bene irrinunciabile anche nella prospettiva della proiezione europea del nostro orizzonte futuro.

Uno dei capitoli più interessanti sui quali può svilupparsi ulteriormente la collaborazione tra le regioni e l'AIB è certamente quello della formazione professionale e della definizione dei profili degli operatori delle biblioteche che ricadono sotto la giurisdizione delle leggi regionali.

Al fine di suggellare un rinnovato rapporto con i governi regionali vorrei lanciare qui la proposta di promuovere dal tavolo del Coordinamento delle regioni un piano d'azione nazionale che potrebbe chiamarsi BIBLIOTECA 2000. Si potrebbe recuperare lo spirito di MEDIATECA 2000, per quanto riguarda l'approccio ed i contenuti, ma non ci sarebbero più equivoci sul fatto che ci si occupa di biblioteche e soprattutto non ci sarebbero più rischi di trovarsi esposti ai capricci di qualche funzionario ministeriale o ai cambi di sottosegretario. Al Governo ed al Parlamento si chiederebbe di fare le cose che ci servono, sulla base del princìpio di sussidiarietà, ma non ci sarebbe rischio di interferenza sull'autonomia delle regioni, se saranno esse a scegliere il terreno di gioco. Le regioni darebbero così prova di saper pensare su scala nazionale e non solo a quella del loro specifico territorio.

La fattibilità di un impianto di questo tipo è dimostrata dalla brillante esperienza della Lombardia e dagli accordi che l'assessore Tremaglia ha saputo costruire con lo Stato durante la sua gestione. L'innegabile ampliamento del potere dei governi regionali dopo l'ultima riforma rafforza questa nuova impostazione e diventa terreno di sfida per le sezioni regionali dell'AIB che sono presenti su tutto il territorio e possono consolidare il loro insostituibile ruolo di perno dell'azione dell'Associazione.

A questo proposito rivolgo un appello ai presidenti ed agli sssessori alla cultura delle regioni e degli enti locali coinvolti nel Piano d'azione MEDIATECA 2000 affinché si incrementino le iniziative e le scelte che consentano ai ragazzi formati nell'ambito del progetto di trovare occasioni di lavoro vere, in biblioteche aperte e funzionanti in modo stabile. Con tutta la retorica sulla new economy non capiamo come sia possibile che le piccole aziende costituite da questi giovani non trovino sbocchi sul mercato salvo che in poche aree, tra cui voglio segnalare la Sardegna: ma lì effettivamente l'AIB è stata messa in condizione di contribuire alla programmazione dei servizi regionali, e i risultati si sono visti.

Rapporto con il Governo nazionale

Nella visione dell'AIB un forte decentramento ha bisogno di un altrettanto forte coordinamento a livello centrale e la nostra critica fondamentale alle riforme fatte finora nasce dalla natura spesso compromissoria e pasticciata di tali riforme, frutto di distillazioni di equilibri tra burocrati del centro e della periferia piuttosto che di un robusto ridisegno dei reciproci ruoli in una visione politica propria di una società aperta. Mentre attendiamo alla prova il nuovo Presidente del Consiglio non possiamo non rilevare che il Governo di centro-sinistra ha molti meriti ma ha commesso un errore esiziale nel non aver capito che la sua vera opposizione stava nelle file degli apparati ancora più che nelle forze del Polo opposto. E così le idee di riforma che avevano trovato il consenso di molti si sono poi diluite -- quando non si sono dissolte -- in tempi incompatibili con la velocità di evoluzione della società.

La stessa riforma del regolamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che pure avevamo seguito con grande interesse e notevoli aspettative, nella speranza che si potesse finalmente giungere ad una reale riorganizzazione del settore delle biblioteche pubbliche statali ed a definire alcuni importanti temi come i rapporti fra le due biblioteche nazionali centrali, purtroppo a giudicare dalla bozza attualmente in circolazione sembra dover deludere ancora una volta le attese, prefigurando una struttura ministeriale ancor più centralistica e burocratica di quella esistente e riducendo ancor di più quelle caratteristiche di atipicità, tecnicità, agilità che fin dalle sue origini avrebbero dovuto distinguere questa amministrazione dalle altre dello Stato.

L'indeterminatezza nei compiti del Ministero ha tuttavia generato contraddizioni a dir poco amene come quella delle Scuole di lettura in biblioteca, alle quali fa per fortuna da contrappeso la destinazione di un po' di fondi del Lotto all'acquisto di pubblicazioni ed al recupero di catalogazioni retrospettive per le biblioteche dello Stato nonché al recupero edilizio di edifici da destinare a nuove sedi per le biblioteche.

Abbiamo comunque apprezzato che in sede di dibattito alla Camera sulla legge per il diritto d'autore il Ministro abbia recuperato il testo nato dalla concertazione tra tutte le categorie interessate, che ci aveva visto protagonisti attorno al tavolo del Ministero nel 1998 e sul quale avevamo apposto la nostra firma.

Su tutti gli altri temi continuiamo ad essere disponibili ad un confronto con il ministro Melandri riconfermata nella carica dopo l'ultima crisi, e con il competente Ufficio Centrale, a partire da una concreta collaborazione nella definizione e revisione dei profili professionali di quanti operano nelle biblioteche statali e nelle attività di formazione e riqualificazione del personale, anche alla luce delle esperienze maturate nell'ambito del progetto CREMISI.

Fin dall'inizio del suo mandato il Comitato Esecutivo Nazionale che ho avuto l'onore di presiedere ha ritenuto che tutto il Governo e non solo il Ministro per i Beni e le Attività Culturali fosse il suo interlocutore. Per l'ovvia ragione che i nostri soci lavorano in strutture che hanno nel Governo numerosi e diversi interlocutori.

Attualmente i rapporti più interessanti li abbiamo con il Ministero della Pubblica Istruzione, col quale stiamo per sottoscrivere un protocollo in materia di sviluppo delle biblioteche scolastiche: il Ministero accetta di ispirare le sue scelte ai princìpi ed ai valori del "Manifesto UNESCO sulle biblioteche scolastiche" ed agli standard dell'IFLA in materia di modelli organizzativi. Questo Ministero ci consente dunque di svolgere appieno e senza giri di parole la nostra missione di organizzazione non governativa, che ha il compito di collaborare ma anche di vigilare sull'azione dei governi affinché i valori delle carte dei diritti condivisi dalla comunità internazionale siano effettivamente tradotti nelle pratiche politiche ed amministrative.

Le biblioteche che si trovano sotto la giurisdizione del Ministero dell'Università hanno conosciuto negli ultimi anni un indubbio progresso sul piano dei servizi resi all'utenza e della professionalità dei bibliotecari; molti atenei hanno costituito sistemi bibliotecari, che in più di un caso hanno stretto importanti rapporti con il territorio. Inoltre è cominciata sia a livello locale che a livello dell'Osservatorio una analisi quantitativa e qualitativa dei servizi delle biblioteche universitarie: fa piacere ricordare che la Commissione Università e Ricerca dell'AIB ha tradotto un indispensabile strumento dell'IFLA in questo settore. Manca però un'attività di coordinamento da parte del Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica: non si può non sottolineare che la costituzione del Gruppo di lavoro sulle biblioteche della ricerca all'epoca del governo Prodi aveva rappresentato un primo importante passo nella direzione di un coordinamento delle biblioteche universitarie. Purtroppo il ministro Zecchino non ha ritenuto di dovere continuare questa esperienza, offrendo la netta impressione di un disinteresse da parte del ministero alle problematiche delle biblioteche dell'Università. Ora un'ampia commissione promossa dalla Conferenza dei rettori (CRUI) ha iniziato i propri lavori ed è previsto un primo momento pubblico di discussione nelle prossime settimane. La mancanza di un forma di coordinamento nazionale è particolarmente evidente nell'ambito della diffusione della documentazione elettronica: all'aspetto del ruolo di consorzi interuniversitari in quest'ambito è dedicata una sessione di questo nostro congresso, anche a ribadire la funzione dell'AIB come luogo di aggregazione e dibattito di tematiche emergenti.

La questione più rilevante che riguarda i nostri rapporti con il Ministero dell'Interno e con quello della Funzione Pubblica è costituita dal DL 4014 in corso di discussione al Senato, cioè la riforma del servizi pubblici locali. Si tratta di una legge il cui scopo fondamentale è di azzerare le differenze tra imprese industriali in mano al privato e imprese dello stesso tipo in mano ad enti pubblici. Ciò in nome dei princìpi della concorrenza che in teoria dovrebbe farci pagare il gas, la luce e l'acqua meno di quanto le paghiamo ora. Sperando di non finire come con la benzina e le assicurazioni.

Lo stesso testo di legge prevede anche la sottrazione alla gestione in economia di tutti gli altri servizi pubblici locali, sociali, culturali, sportivi etc. che non siano di rilevanza marginale e residuale. La gestione avverrebbe perciò in due forme :
- con affidamento in base a gara;
- a mezzo di istituzione realizzata da un solo ente o da più enti associati.
È ovviamente da escludere, stante la natura non economico- imprenditoriale dei servizi bibliotecari, l'ipotesi di trasformare le biblioteche in "società di capitali" (comma 4, punto b).

Il nostro giudizio sul DL 4014 è riassunto in un documento che abbiamo diffuso recentemente nel quale rileviamo che la legge nasce vecchia e soggiace al pregiudizio che le strutture di proprietà pubblica debbano per forza seguire regole gestionali diverse da quelle private, avere maggiori vincoli e in ultima analisi scarse possibilità di dialogo col sistema delle imprese.

La definizione di "servizi pubblici locali" adottata all'art. 22, pone giustamente sullo stesso piano tutti i servizi che gli enti locali predispongono per i cittadini: "i servizi pubblici locali hanno ad oggetto la produzione di beni e lo svolgimento di attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali". Ma, nell'individuazione degli strumenti di gestione di questi servizi, viene ad essere riprodotta una storica situazione di discriminazione tra i "servizi industriali" e i "servizi di carattere sociale e culturale".

Con riferimento a quanto sopra premesso, due sono gli elementi che maggiormente evidenziano, nel ddl, una chiara condizione di "minorità" dei servizi culturali rispetto ai servizi industriali:
- non è incentivata la forma associata per la loro gestione;
- non sono messi a disposizione strumenti gestionali che possano contare su un'effettiva autonomia e, quindi, efficienza ed efficacia.

Tale contraddizione ci appare ancor più palese se si richiamano i principi più importanti trasmessi dalle leggi di riforma delle autonomie locali e della pubblica amministrazione:
- l'autonomia normativa e regolamentare che si fonda sugli statuti comunali
- l'importanza dei servizi pubblici locali e le loro forme di gestione
- il ruolo e le forme della cooperazione tra gli enti locali la netta distinzione tra i compiti di indirizzo politico e controllo e di responsabilità della gestione
- i criteri dell'efficienza, dell'efficacia e dell'economicità, fondati sull'autonomia gestionale.

Una delle prime conseguenze di questa riforma sarebbe l'applicazione di un diverso contratto di lavoro rispetto a quello degli enti locali. La CISPEL-Federculture ha già sottoscritto con i sindacati un contratto di lavoro che riguarda gli operatori di questi servizi gestiti già ora attraverso aziende di proprietà pubblica specie nel settore turistico. Su di esso l'AIB, preoccupata del rischio di veder addirittura arretrare i livelli di tutela attualmente offerti dal nuovo ordinamento degli enti locali, ha posto la sua attenzione ed ha concordato con Federculture e con ANCI un tavolo di confronto per governare la possibile transizione a questo nuovo tipo di rapporto di lavoro.

Sarà una delle attività dell'Osservatorio per il Lavoro, che abbiamo attivato da circa un anno con lo scopo di portare ad omogeneità il trattamento degli operatori del nostro settore indipendentemente dal comparto nel quale lavorano, ivi comprese le imprese private e cooperative che stanno diffondendosi velocemente in ogni parte del Paese. Ciò a conferma della maturazione nell'AIB di uno spirito di comunità professionale che ed intellettuale che supera non solo le diversità dei datori di lavoro nell'ambito bibliotecario ma anche le professionalità affini nel resto del sistema produttivo.

I prossimi sviluppi nei rapporti col governo saranno rappresentati da una più sistematica collaborazione col Ministero degli Esteri dal quale abbiamo avuto segnali di interesse rispetto alle iniziative dell'AIB sul piano internazionale, ancora bisognose di una sistematizzazione.

In questo contesto vorrei invitare il nostro Governo ad assumere un ruolo più visibile rispetto ad un'impresa molto emblematica quale la costruzione e l'inaugurazione nella primavera del 2001 della Biblioteca di Alessandria. L'Italia non ha un suo comitato di sostegno all'iniziativa e ciò è strano visti gli ottimi rapporti politici e commerciali tra l'Italia e l'Egitto. L'AIB lancia la proposta di costituire anche in Italia un'Associazione degli Amici della Biblioteca di Alessandria e coglie l'occasione per invitare a parteciparvi tutte le realtà che possono offrire un loro contributo. Sono certo che la Fiera del Libro sarà tra i primi partner a sostenere questa iniziativa. Il comitato potrà poi occuparsi di altri progetti in altri paesi, a partire da quelli dell'area mediterranea.

L'AIB

La coincidenza di questo congresso con il termine del mandato di tutte le cariche sociali rende necessario un accenno anche in questa sede ad un bilancio sintetico di questo triennio.

Nell'Assemblea di domani verrà presentato il rapporto annuale che sarà anche quello di fine mandato di questo CEN. Sento il dovere di rivolgere un ringraziamento a tutti i soci che ci hanno accordato la loro fiducia nell'estate del '97 e ci hanno seguito e sostenuto in questo triennio. Avevamo preso con voi un impegno diviso in dieci punti che sono stati verificati di tempo in tempo nelle assemblee generali. Non tutto ciò che era scritto è stato fatto, in parte per vincoli esterni ma certamente anche per limiti nostri. Ora la parola torna ai soci e ci rimettiamo con umiltà e serenità al vostro giudizio.

In questa sede desidero solo sottolineare alcuni aspetti che mi sembrano rilevanti per divenire oggetto di riflessione per chi avrà l'onore e l'onere di guidare l'Associazione nel prossimo triennio. Per rapidi accenni penso e spero di poter dire che tutti insieme:

Tra queste attività consentitemi ancora per qualche istante di soffermarmi in particolare su quello che è divenuto il primo punto delle finalità che dell'associazione e cioè l'Albo professionale. È stata una conquista che ci ha posto al centro dell'attenzione delle associazioni affini alla nostra ed abbiamo la responsabilità di gestirlo e svilupparlo come strumento principale della nostra azione in favore del riconoscimento professionale. Questo impegno darà ulteriori frutti se il Governo, sulla base degli impegni assunti dal presidente del Consiglio Giuliano Amato nel discorso di presentazione del suo programma alla Camera, manterrà l'intento di porre la riforma delle professioni fra le priorità del suo governo.

L'autogoverno è un valore il cui prestigio si difende dando prova di consapevolezza e responsabilità. Ciò significa che si dovranno sviluppare attività specifiche a favore dei soci iscritti all'Albo al fine di consolidare e mantenere uno standard di preparazione che costituisca implicitamente un punto di riferimento per le scuole e le università dove si formano i giovani futuri colleghi. Significa che dovremo creare le condizioni che consentano ai giovani o a chi aspira all'iscrizione all'Albo di fare le esperienze che garantiscano una adeguata padronanza degli strumenti del mestiere. Molto lavoro potrà essere fatto anche attraverso l'impiego delle tecniche di formazione a distanza.

La seconda questione riguarda la piena attuazione della riforma statutaria deliberata a Roma. Abbiamo creato le condizioni per una crescita vigorosa del numero dei soci da poco più di tremila a oltre quattromila e questo lo si deve in gran parte all'impegno sul territorio delle nostre sezioni regionali.

Così come è già avvenuto in questi ultimi due anni per i soci ordinari, si sono create le condizioni per un allargamento della base sociale rispetto ad altre due categorie di soci: gli enti ed i soci amici. Per queste va sviluppata una serie di azioni specifiche dalle quali può venire all'AIB un forte sostegno nel perseguimento dei suoi obiettivi. In particolare i soci amici possono essere nostri compagni di strada nelle campagne di promozione delle biblioteche del libro e della lettura che stanno diventando uno dei filoni di attività che assumerà peso ed importanza sempre crescente. Si va verso un'Associazione nella quale le azioni sono sempre più in capo ai singoli soci e a seguire in capo alle strutture locali dell'Associazione. Essere iscritti all'AIB comporta una serie di diritti ma così pure una serie di impegni a promuovere le azioni deliberate dagli organi locali e nazionali ed il rispetto del codice deontologico della professione. A maggior ragione per i soci che hanno avuto l'iscrizione all'Albo.

Il socio si chiederà sempre "Che cosa fa l'AIB per me?", ma deve avere ben presente che la risposta deriverà sempre più da una seconda domanda che si dovrà porre e cioè "Che cosa faccio io per l'AIB e per l'affermazione dei suoi princìpi e valori?". Chi potrà rispondere senza esitazione alla seconda domanda avrà diritto ad una priorità nella risposta alla prima. La responsabilità degli organi dirigenti diventa ora quella d creare le condizioni perché tanti possano contribuire a sviluppare le nostre azioni più che fare in prima persona. So che è più difficile: ma se vogliamo crescere come impatto nell'attenzione del Paese -- e questo mi chiedono più di frequente i soci -- non abbiamo scelta.

L'esperienza dell'Osservatorio sul Lavoro dimostra che per poter agire nella realtà del Paese con una presenza capillare occorre affiancare alle strutture di studio (commissioni e gruppi) delle strutture operative ad hoc per ciascun filone di attività che si promuove. La formula deve essere molto semplice e si deve basare su di un nucleo centrale guidato da un socio veramente esperto e preparato in materia e da una rete di corrispondenti e collaboratori diffusa su tutto il territorio, aperta anche a non soci di riconosciuta esperienza e competenza, dotati di posta elettronica, in numero illimitato. Unico criterio per l'ammissione alla rete deve essere l'effettiva capacità ed il rispetto degli impegni assunti.

La regola non scritta che deve valere sempre più è quella di fare proposte e progetti che si è in grado o si ha la disponibilità a realizzare in prima persona o comunque a partecipare all'attività proposta in qualche forma. Luogo di decisione e programmazione delle azioni a questa scala diventa fondamentalmente il CNPR per evidenti ragioni di rapporto immediato col territorio e con le reti che vi dimorano.

Venendo poi alle nostre attività scientifiche ed a quelle di relazione con le imprese del nostro settore, la ristrutturazione operata nei mesi scorsi con l'accordo del CNPR è già in atto ed il suo progetto lo trovate sul web. Come vedete il tradizionale Bibliotexpo che accompagnava i nostri congressi non è stato organizzato qui, ma avrà sede permanente a Roma, dove verrà organizzato ogni anno a partire dal prossimo ottobre. Si chiamerà Bibliocom-Bibliotexpo ed avrà caratteristiche diverse e notevolmente innovative rispetto a quanto fatto finora. Sarà aperto ad altre professioni, alla collaborazione con altre organizzazioni e sarà il perno di un'attività rivolta al sistema delle imprese che durerà tutto l'anno grazie all'uso del web e di altre strutture tecnologiche. Da questa relazione ci attendiamo lo sviluppo di offerte di servizi ed opportunità per i nostri soci di ogni categoria.

Durante la primavera continueremo a tenere un convegno di rilievo nazionale in una città ogni volta diversa, sulla base dell'impegno della locale sezione e col supporto della città e delle realtà locali con le quali verrà costruito il progetto. All'interno di questo evento si terrà l'Assemblea Generale per l'approvazione del consuntivo che per legge dobbiamo fare entro il 30 aprile o in seconda convocazione entro il 30 maggio. Naturalmente il nuovo CEN potrà apportare aggiustamenti a questo schema, ma ci sembrava responsabile lasciare un assetto che consentisse lo sviluppo dell'attività in forme compatibili con le esigenze di bilancio.

Non voglio dilungarmi oltre perché su molti temi avremo occasioni specifiche di approfondimento in queste giornate congressuali, che mi auguro possiate ricordare in futuro come un momento importante di crescita professionale e di piacevole vita associativa.

Grazie.

 

© Poggiali, AIB, EG, 2000-05, rev. 2000-05-17.
AIB-WEB, URL: <http://www.aib.it/aib/congr/c46/s12a.htm3>


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