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Vie di fuga

di Massimo Gatta


I bibliotecari sono i peggiori nemici dei libri – questa frase gli risuonava in testa martellante mentre osservava i lavori di ristrutturazione della piccola biblioteca universitaria, a picco sul mare, dove lavorava. Pompeo Luini era il bibliotecario; un cinquantenne ancora abbastanza convinto che i libri fossero stati inventati, tra l'altro, per essere raccolti e custoditi nelle biblioteche e per essere messi a disposizione di quelli che, con un brutto termine ministeriale, erano definiti utenti. Pompeo ripensava a quella frase di Tanselle letta chissà quando e dove e non capiva perché proprio quella, e non altre, gli risuonasse nella testa come una feroce emicrania.

Guardava i muratori bianchi di calce, stanchi; gli elettricisti, i falegnami, maestranze che sempre lo affascinavano per la loro capacità di entrare nel vivo delle cose, nel cuore materiale del vivere, nell'essenza tangibile della quotidianità: pareti, pavimenti, elettricità, mattoni, piastrelle, calce, colori, fili, martelli, chiodi, ecc. E come da questo entrare e uscire dal cuore pulsante della vita essi portassero i segni tangibili sui loro corpi: la polvere, le macchie di colore, lo sguardo impolverato, i calli alle mani. Li guardava e un po' li invidiava, loro si così vicini alla realtà, una cosa anche dura che puoi toccare, ti può ferire, contro la quale puoi sbattere la testa: la realtà, che però puoi anche abbattere e ricostruire a piacimento se ti va, che puoi migliorare e modificare, mattone su mattone e dargli, a questa realtà, un nuovo colore, una sfumatura di azzurro diverso dal grigio di prima. Quel grigio della sua esistenza che al contrario mai nessuna passata di colore avrebbe trasformato in un rosa, in un verde, in un giallo.

I muratori erano gli artefici di cambiamenti immediati della realtà, i trasformatori delle forme, degli spazi; un muro spostato, uno abbattuto, una parete tagliata, un varco, una porta; in fondo modificavano completamente la prospettiva con gesti calibrati e sapienti, frutto di millenaria applicazione. Così era anche per la piccola biblioteca dove Pompeo lavorava, più simile a un lungo salone che a una vera e propria biblioteca. Anche i libri, poco più di un migliaio, attestavano il fatto che più che una biblioteca questa poteva dirsi una libreria di una casa privata, e neppure tanto grande. Ma insomma, i lavori di ampliamento erano finalmente iniziati e si sperava che insieme allo spazio anche la quantità di libri sarebbe finalmente aumentata.

Pompeo Luini trascorreva queste giornate in emergenza; cercando di fare il suo lavoro come sempre lo aveva inteso, con scrupolo e attenzione verso le richieste, le più varie, dell'utenza, costituita da studenti e professori. Passava da un piccì all'altro per risolvere richieste di prestito, cercare libri in giro per l'Italia, assistere i laureandi nelle loro ricerche bibliografiche quando ancora essi confondevano un titolo di rivista con quello di una monografia, un articolo con in saggio, e a volte non erano neppure certi dell'identità di autori e case editrici; succedeva spesso, inoltre, che prendessero l'inventario per la collocazione e viceversa, ma in questo erano in buona compagnia essendo i docenti spesso pari agli studenti per avventatezza bibliografica, proprio loro che, pensava Pompeo, dovrebbero avere più dimestichezza con libri e riviste.

Insomma Pompeo Luini aspettava pazientemente che i lavori finissero per prendere possesso della sua nuova stanza, un abitacolo di proporzioni minimali, tutta dipinta d'azzurro come fosse il suo piccolo paradiso personale, collegato all'utenza per via di una apertura muraria destinata a quella che, con orribile neologismo anglosassone, si definiva front office, parole che lui associava chissà perché alla prima linea in una guerra, alla trincea, la difesa da un nemico invisibile.

In fin dei conti quella specie di libreria di casa privata sarebbe diventata, così almeno sperava Pompeo, una vera biblioteca pubblica universitaria, per quanto piccola, con tutte le sue caratteristiche funzionali adeguate alle richieste dell'utenza e ai problemi strettamente biblioteconomici. Una biblioteca al servizio delle persone, con libri ordinatamente disposti sugli scaffali, catalogati e collocati. Una biblioteca, piccola, ma funzionale allo scopo, a picco sul mare dal quale, nelle giornate di vento, riceveva la luce, l'odore della salsedine.

I giorni passavano e Pompeo osservava i rapidi progressi dei lavori. Le pareti ormai nude stavano per essere tinteggiate, si rifinivano i lavori elettrici per informatizzare i locali e mettere in condizione tutti di accedere a internet e a banche dati online Si lucidava il pavimento, si abbassavano i soffitti con moderne controsoffittature, si modificava l'illuminazione rendendola funzionale ai moderni standards, si respirava insomma aria nuova in biblioteca. Ma, nello stesso tempo, Pompeo Luini vedeva sempre più spesso transitare persone non propriamente dell'ambiente bibliotecario che pontificavano su tutto: spazi e necessità, progetti e programmi, metraggio e capienza, bisogni dell'utenza e orari e regolamenti, prospettive, ma soprattutto sicurezza. In quei giorni, e in quelli precedenti, Pompeo aveva visto affaccendarsi in quelle stanze ragionieri ed elettricisti, geometri e ingegneri, agrari e agenti tecnici. Ognuno diceva la sua e ogni parere, per quanto banale o avulso dal contesto o semplicemente ovvio, sembrava discendere direttamente dall'Olimpo. Ognuno aveva una soluzione, una strategia, un'idea, un programma di sviluppo complessivo della biblioteca, un progetto. Pompeo pensava senza parlare e soprattutto senza essere visto, trasparente tra tanti personaggi vocianti.

Lui, il bibliotecario, non aveva progetti da esporre, programmi di sviluppo da proporre, soluzioni strategiche da indicare, forse neanche idee, ma solo pensieri che come sogni vagavano nella sua testa, apparendo e scomparendo; tutti però avevano al centro il libro, forse l'unico oggetto veramente da considerare in quella situazione e che tutti gli altri sembravano invece aver dimenticato chissà dove nelle loro elucubrazioni mentali.

Gli ingegneri parlavano di metratura e spazi e normative; i geometri davano loro manforte: gli elettricisti si dilungavano sui prodigi dell'informatica e delle banche dati e sulla rapidità di accedere alle informazioni, e anche sulla sicurezza in internet, mentre i ragionieri, com'era giusto, ragionavano di cifre, di conti, di budget, di spese, di acquisti, di risorse, di denari ovviamente sempre pochi se destinati all'acquisto di libri e riviste. Gli agrari per la verità erano gli unici che si vedevano poco in quelle stanze, forse perché impegnati altrove. Invece tra gli agenti tecnici si distingueva un tipo bassino che continuamente urlava: "Se avete dimostrazioni da fare fatele a chi di dovere, non a me. Se avete dimostrazioni vi chiedo di farle ad altri, non a me. Se avete……", e lo andava ripetendo a tutti indistintamente fino alle pareti nude che, bontà loro, non potevano obiettargli nulla.

Pompeo non capiva perché l'ometto fosse tanto nervoso e ripetesse la sua litania in continuazione. Con chi ce l'aveva? Non certo con lui che, in qualità di bibliotecario, non aveva voce in capitolo; e neppure ce l'aveva col responsabile di quella biblioteca che, essendo anche lui bibliotecario, non poteva entrare nel merito delle questioni che gli altri stavano affrontando. E meno che mai poteva avercela col direttore della biblioteca, ma questa era un'altra faccenda.

Pompeo in quei conciliaboli coglieva spezzoni di frasi; …..pericolo…..ingombro da occultare…..spigoli pericolosi…….abolire il più possibile le attuali……..studenti……..e soprattutto quella che più di altre ricorreva: vie di fuga o di esodo, come un po' biblicamente si esprimevano. Ma cos'erano queste vie di fuga, pensava il povero bibliotecario lasciato solo in quegli spazi sempre più deserti. Lentamente, giorno dopo giorno, si rese conto che davvero la fisionomia dei locali sarebbe cambiata ma non aveva ancora chiaro se in meglio o in peggio. Le lunghe pareti ormai tinteggiate di un caldo azzurro cielo erano completamente vuote. Prima i tavoli, poi le sedie, infine fu la volta delle librerie coi libri, sparì tutto. Che bello, pensarono i tecnici insieme ai geometri e ai ragionieri, tutti in coro: Che bello, adesso finalmente non ci sarà alcun pericolo, né di incendio né di restare chiusi dentro, le vie di fuga sono libere e rispettate tutte le misure di sicurezza.

Al posto delle librerie ora sulle pareti immacolate c'erano lucidi appendiabiti in fila perfetta; e così al posto dei tavoli di studio un lungo pavimento perfettamente lucidato che la nuova illuminazione metteva ancora più in evidenza. In queste stanze completamente vuote di tanto in tanto entrava qualche geometra, un ingegnere, un tecnico e ognuno, beandosi e guardandosi intorno, magnificava quegli spazi finalmente deserti dove non c'era più traccia di spigoli pericolosi, di ingombri inutili, di false presenze, di oggetti opprimenti che toglievano luce e aria all'ambiente. Ora si poteva respirare ed essere al sicuro. Finalmente tutto era algido e depurato, bonificato al meglio secondo quanto dettata la normativa vigente. Ogni articolo trovava in quegli spazi la massima realizzazione possibile, ogni centimetro combaciava perfettamente con "quanto previsto dalla norma in materia di". Spazi vuoti dove la voce rimbombava perdendosi e dove era piacevole intrattenersi intorno al nulla.

Qualcosa mancava in tutto questo azzurro, ma pochi se ne accorgevano. A Pompeo venne la voglia di domandare, di protestare, di riflettere insieme a tutte quelle persone. I giorni passavano lenti e anche la voglia di Pompeo di capire meglio si affievolì. Osservava dalla sua piccola stanza il via vai degli studenti che dopo una breve giro uscivano vocianti parlando di facebook e del calendario delle lezioni. Per qualche giorno qualche raro docente ancora superò la soglia d'ingresso per scomparire poi definitivamente. Gli altri no, continuavano a entrare e uscire orgogliosamente da quegli spazi dove venivano garantite adeguate vie di fuga, dov'era ormai impossibile sbattere contro spigoli di libreria o di tavolo, impossibile rischiare la vita sfogliando un libro. Occultare, spigoli, porte, vie di fuga, ingombro, parole che prima gli fluttuavano in testa senza un ordine, ora erano per lui chiarissime.

Pompeo Luini si rese ora perfettamente conto che la biblioteca dove lavorava, a picco sul mare, adesso era veramente sicura, rispettava tutte le norme di sicurezza e in caso di incendio avrebbe garantito agli "utenti" la rapida evacuazione dei locali attraverso adeguate vie di fuga. Nessuno si sarebbe fatto male, ognuno sarebbe uscito all'esterno senza ingombrare le uscite di sicurezza. Tutto era perfettamente in regola e garantiva una fuga sicura. Ma, pensava Pompeo nella sua ingenuità di bibliotecario, fuga da cosa? Poi si illuminò e, battendosi la fronte col palmo della mano, si rispose da solo: ma dai libri, sciocco che non sei altro!

 


Copyright AIB 2009-12, ultimo aggiornamento 2009-12-16, testo di Massimo Gatta, a cura di Andrea Marchitelli.
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