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Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo

[Ritratto]

Benveduti, Polidoro

(Gubbio PG 13 settembre 1891 Gubbio PG 5 marzo 1979)

Discendente della famiglia dei marchesi di Gubbio (ma nato a Perugia e non a Gubbio secondo i Ruoli di anzianità del Ministero della pubblica istruzione, contrariamente alle altre fonti biografiche), in gioventù aderì al movimento futurista organizzando varie serate in Umbria nel 1913-1914. Interventista, partecipò alla prima guerra mondiale, come ufficiale dell'aviazione, dal 1916 al 1919.
Nel 1918 conseguì la laurea in scienze naturali all'Università di Roma. Pubblicò nel 1920 uno studio sulle Tavole Eugubine e in seguito altri lavori di storia locale.
Aderì al fascismo prima del 1922, partecipò alla Marcia su Roma e, come squadrista, prese parte ancora nel 1926 ad atti di violenza e vandalismo contro antifascisti, come fu accertato nel procedimento di epurazione a cui fu soggetto dopo la Liberazione.
Negli anni Venti si occupò di ceramica, aprendo a Gubbio nel 1921 la Fabbrica majoliche Mastro Giorgio che sperimentò con un certo successo anche il recupero di antiche tecniche di fabbricazione, ma chiuse nel 1929.
Insegnò poi materie scientifiche, dal 1933, nelle scuole secondarie di avviamento professionale. In questi anni collaborò all'ordinamento dell'Archivio storico comunale di Gubbio e ne venne poi nominato direttore, a quanto sembra, fino al periodo della guerra.
Dal 1938 venne distaccato all'Istituto di patologia del libro, costituito allora, per il laboratorio di ottica fisica. Si occupò in particolare della fabbricazione della carta e della sua conservazione, e in seguito delle tecniche fotomeccaniche e micrografiche, pubblicando alcuni articoli nel «Bollettino» dell'Istituto.

Entrò nei ruoli delle biblioteche governative dal 1º luglio 1940 come bibliotecario aggiunto, ma in pratica non iniziò il servizio perché era in quel periodo richiamato alle armi, in zona di operazioni fino ai primi mesi del 1941.
Nel 1942 lavorò a Roma alla Biblioteca Casanatense, poi dal 1943 - a quanto pare dopo un breve periodo all'Alessandrina - alla Biblioteca nazionale centrale, addetto a una sala di lettura. Durante l'occupazione nazista di Roma collaborò con i tedeschi, fornendo informazioni tecniche e relative ad apparecchiature di precisione da requisire e, a quando pare, denunciando anche un collega dell'Istituto di patologia del libro che procurava documenti falsi agli ebrei. Nello stesso periodo, tuttavia, nascose nella sua casa, a Roma, un amico di gioventù ebreo, l'avvocato Ettore Ajò di Gubbio, con la sua famiglia. Lasciò Roma prima della liberazione della città seguendo i tedeschi al Nord.
Sottoposto a procedimento di epurazione dopo la liberazione di Roma, venne dispensato dal servizio, con decisione definitiva nel febbraio 1947, essendo stata provata la sua attività di informatore dell'OVRA, da cui era retribuito mensilmente per i suoi rapporti, a partire dal marzo 1940.
Beneficiò in seguito, però, di un provvedimento di amnistia e venne riammesso nei ruoli, come vicebibliotecario. Lavorò, almeno dal 1952 alla Biblioteca universitaria di Cagliari, conseguendo la promozione a bibliotecario di 2ª classe dal gennaio 1955 e a bibliotecario di prima classe dal novembre 1956. In questo periodo collaborò con articoli di storia della Sardegna a «Ichnusa» e al «Nuovo bollettino bibliografico sardo»
Dall'estate 1959, a seguito del trasferimento per motivi politici di Alberto Guarino, venne incaricato della direzione della Biblioteca universitaria di Cagliari, che tenne fino all'autunno 1961, quando fu collocato a riposo. Tornò in seguito a vivere a Gubbio.
Socio dell'Associazione italiana biblioteche probabilmente dal 1940, partecipò in quell'anno al VI Congresso nazionale, tenuto a Napoli. Nel dopoguerra intervenne al Congresso del 1953, tenuto a Cagliari, con una comunicazione sulle possibili applicazioni della microriproduzione.
Fu anche socio fondatore del Rotary Club di Gubbio.
Le sue carte sono state donate nel 1985 dalla seconda moglie alla Biblioteca comunale Sperelliana di Gubbio.

Alberto Petrucciani

Nella Santovito Vichi. La Vittorio Emanuele se ne va: confidenze e ricordi di una ex direttrice. «Almanacco dei bibliotecari italiani», 1973, p. 197-211 (p. 207).

Mimmo Franzinelli. I tentacoli dell'Ovra: agenti, collaboratori e vittime della polizia politica fascista. Torino: Bollati Boringhieri, 1999, p. 646.

Enciclopedia della Sardegna, a cura di Francesco Floris. Sassari: La nuova Sardegna, 2007, vol. 1, p. 519 (disponibile a http://www.sardegnacultura.it/j/v/321?s=7&v=9&c=2475&c1=28430&o=1&na=1&n=10).



Copyright AIB 2006-08-06, ultimo aggiornamento 2020-04-28, a cura di Simonetta Buttò e Alberto Petrucciani
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