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Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo

[Ritratto]

Rossaro, Antonio

(Rovereto TN 8 giugno 1883 Rovereto TN 4 gennaio 1952)

Sacerdote, dopo gli studi medi al Collegio di S. Giuseppe a Volvera di Torino completò quelli teologici al Seminario di Rovigo, dove fu ordinato il 1º aprile 1911. Insegnò poi nel Collegio dell'Angelo custode a Rovigo.
Irredentista accesamente antiaustriaco, anche per l'origine familiare (due zii erano stati garibaldini), fu animatore del gruppo di esuli trentini a Rovigo e venne condannato in contumacia per alto tradimento da un tribunale austriaco. A Rovigo fondò e diresse, dal gennaio 1917, la rivista «Alba trentina», dedicata in larga misura alla partecipazione dei trentini alla grande guerra. La rivista, in gran parte scritta da lui stesso, comprendeva articoli anche su temi letterari, di storia del Risorgimento e di storia locale, o componimenti poetici, sempre in chiave patriottica, ma diede soprattutto ampio spazio a testimonianze, documenti e memorie, in particolare sui due personaggi-simbolo per Rovereto, Damiano Chiesa e Fabio Filzi.
Dal novembre 1920 trasferì la direzione della rivista a Milano, dove insegnò all'Istituto Bognetti, e poi dall'ottobre del 1921 a Rovereto.
Il 16 novembre 1921 venne nominato direttore della Biblioteca civica di Rovereto, che resse fino alla morte. Nelle ultime settimane della guerra il materiale della Biblioteca (circa centomila pezzi fra libri e opuscoli) era stato sfollato a Trento, rientrando nella primavera del 1919, ma dovette essere completamente ordinato e catalogato, in una nuova sede. Oltre al catalogo alfabetico generale, iniziò un catalogo per soggetto e un catalogo speciale per i manoscritti, compilandoli interamente di persona. La Biblioteca venne riaperta il 30 marzo del 1923. Si adoperò intensamente e con passione per arricchire il patrimonio della Biblioteca, con acquisti e particolarmente con donazioni e lasciti, fra i quali, nei primi anni, le biblioteche Zenatti e Sighele, oltre a importanti archivi come quello della giurisdizione dei Conti di Lodron e quello della Congregazione di carità. Nell'attenzione a tutto ciò che riguardasse la città e il Trentino istituì in seguito due sale dedicate alle opere e ai cimeli di A. Rosmini (inaugurata nel 1939) e di R. Zandonai e raccolse, quasi maniacalmente, materiale minore o non librario di ogni genere: libri e quaderni di scuola, ricordi funebri e vecchie carte d'identità, fotografie, timbri, stemmi, ecc.

Non compare nelle liste dei soci dell'Associazione italiana biblioteche ma durante il quinto convegno nazionale, tenuto a Bolzano e Trento dal 14 al 16 maggio 1938, ricevette a Rovereto, in visita, i congressisti.
Anche dopo il rientro a Rovereto, dove tra l'altro organizzò soccorsi alla popolazione reduce dalla deportazione per il periodo bellico, aveva continuato il suo impegno legato all'esperienza della guerra, facendosi promotore della realizzazione di vari monumenti e soprattutto lanciando, nel 1922, l'idea della Campana dei caduti, in cui coinvolse tutte le nazioni belligeranti (venne fusa con i cannoni dei diversi eserciti e "battezzata" con l'acqua dei fiumi più rappresentativi del conflitto). Fu anche tra i promotori del Museo storico della guerra.
Salutò con favore il fascismo, fin dai primi tempi dopo la marcia su Roma, per la sua impronta nazionalista, e vi rimase fedele fino alla caduta (fu anche cappellano della Milizia), pur essendo drasticamente contrario all'alleanza con la Germania. Nel processo di epurazione, dopo la Liberazione, venne assolto non essendoci particolari addebiti a suo carico. Sembra piuttosto che, per i suoi ottimi rapporti con le autorità (fra l'altro la regina Margherita, Vittorio Emanuele e Umberto di Savoia avevano presenziato a varie cerimonie legate alla Campana), avesse ottenuto qualche provvedimento di clemenza per perseguitati politici locali.
Soprattutto negli ultimi anni lavorò intensamente a un dizionario degli uomini illustri del Trentino, mettendo insieme un larghissimo spoglio di notizie erudite, ma lasciandolo incompiuto; il materiale è ora conservato nella Biblioteca civica. Scrisse anche una Guida di Rovereto e dintorni (1937) e vari articoli di storia locale, versi e drammi, e diresse l'almanacco «El Campanom» (1926-1943) e, per qualche tempo, il giornale cattolico «Il Popolo».
In ambito professionale, pubblicò il catalogo degli incunaboli della Biblioteca civica (1935), nella serie della Scuola di bibliografia italiana di Reggio Emilia, e qualche articolo di presentazione della sua attività, in «Accademie e biblioteche d'Italia» (1934) e in riviste trentine.
Fu socio corrispondente della Deputazione di storia patria per le Venezie dal 1940 e membro dell'Accademia Roveretana degli Agiati e dell'Accademia dei Concordi di Rovigo.

Alberto Petrucciani

Ferruccio Trentini. Don Antonio Rossaro. «Studi trentini di scienze storiche», 31 (1952), n. 1, p. 110-111. Con una Bibliografia essenziale di Pietro Pedrotti, p. 111-112.

Valentino Chiocchetti. Don Antonio Rossaro. Rovereto: Accademia degli Agiati, 1962. 40 p., 5 tav.

Alessandro Osele. Alba trentina, 1917-1926: indici. Trento: Provincia autonoma di Trento, 1999. VIII, 123 p. (Catalogo bibliografico trentino. Monografie; 13).

Edoardo Barbieri. Angelo Davoli, Antonio Rossaro e il catalogo degli incunaboli di Rovereto. In: Pensare le biblioteche: studi e interventi offerti a Paolo Traniello, a cura di Angela Nuovo, Alberto Petrucciani e Graziano Ruffini. Roma: Sinnos, 2008, p. 177-187.

Edoardo Barbieri. Storia di un catalogo di incunaboli: Angelo Davòli, Antonio Rossaro e il catalogo di Rovereto (1935). «La bibliofilia», 110 (2008), n. 2, p. 159-180: ill.

Fabrizio Rasera. Rossaro, Antonio. In: Dizionario biografico degli italiani. Vol. 88. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana, 2017.



Copyright AIB 2006-08-10, ultimo aggiornamento 2021-03-20, a cura di Simonetta Buttò e Alberto Petrucciani
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