AIB-logoAssociazione italiana biblioteche. AIB Notizie 9/98
L'apprendimento nella biblioteca universitaria

di Rosaria Giangrande


Il seminario, organizzato dal Coordinamento centrale biblioteche dell'Università di Firenze e dalla Commissione nazionale Università e Ricerca dell'AIB, si è tenuto nei giorni 7 e 8 settembre 1998 presso l'Università di Firenze.
L'incontro voleva sottolineare come nel corso degli ultimi anni stia cambiando il ruolo del bibliotecario nell'università e come emergano nuove opportunità e nuove funzioni, in particolare quella didattica.
In quest'ottica, l'incontro intendeva portare l'attenzione sugli strumenti atti a sviluppare l'apprendimento dell'utenza universitaria (corsi, assistenza personale, tutorial, guide, dimostrazioni) e accogliere considerazioni sulla loro qualità.
Valentina Comba, Coordinatore generale di biblioteca presso l'Università di Torino, aprendo i lavori ha riconosciuto che già negli anni Ottanta le università inglesi si erano poste il problema di integrare l'utilizzo di strumenti tecnologici alla lezione vera e propria, in modo da garantire agli studenti risultati immediati, e che oggi la biblioteca è anche il luogo in cui si impara l'uso di determinati strumenti tramite corsi proposti all'utenza universitaria (Internet skill, Advanced Internet skill). Comba ha poi osservato che il distance learning, il nuovo prodotto importato dagli Stati Uniti, trasferito in Italia può essere rivoluzionario e costituisce un metodo per affrontare il problema dell'apprendimento. Purtroppo l'attuale quadro legislativo (D.M. 242 del 21/5/1998) penalizza la situazione non riconoscendo il ruolo di docenza ai dipendenti universitari.
Pat Dixon, docente del Dipartimento di Information and Library Management dell'Università della Northumbria a Newcastle, ha tenuto nei due giorni del convegno un'interessante lezione ricca di spunti di riflessione dal titolo The changing role of the librarian. La relatrice ha parlato di un modello costruito utilizzando la letteratura professionale, la ricerca e la sua personale esperienza. Per progettare e offrire efficaci servizi di informazione, – ha affermato la Dixon – occorre prima di tutto comprendere le esigenze degli studenti: entrando in familiarità con loro ed esplorando le loro modalità di apprendimento, i bibliotecari hanno maggiori possibilità di diventare consapevoli del proprio ruolo e della propria professionalità. Nel modello della Dixon, in cui l'individuo viene posto al centro della learning society, l'università, in quanto ambiente istituzionale, ha un compito ben preciso da svolgere, che presuppone una nuova definizione del ruolo dell'insegnante, diverso da quello di trasmettitore e controllore dell'istruzione, ma simile a quello di persona che offre risorse all'individuo autonomo. L'autodidatta, definito dalla Dixon reasonable adventurer, ha bisogno di apprendere l'abilità di insegnare a sé stesso, di "imparare come imparare".
La Dixon, mettendo a fuoco il ruolo in mutamento del bibliotecario (oggi definito con vari termini: Web master, navigatore di Internet, sostegno e guida), ha osservato che i principi fondamentali che alimentano la sua professionalità non sono cambiati: ciò che ha dato il via al dibattito è il cambiamento che si è prodotto nei mezzi di comunicazione, che ha creato diverse aspettative nell'utente e ha posto maggiore enfasi su alcuni aspetti del suo lavoro. La biblioteca non è più vista come luogo isolato e semplice sostegno di attività ma diviene un centro di risorse informative, dove il bibliotecario è guida e agevolatore dell'utente. L'esperienza dei bibliotecari in materie relative al trattamento dell'informazione e ai processi di apprendimento dà loro un ruolo unico nello sviluppare un servizio di informazione centrato sull'utenza; nell'essere coinvolti nella formulazione del curriculum fungendo da intermediari tra le risorse e gli utenti; nel promuovere e pubblicizzare programmi per sviluppare le abilità informative; nell'individuare i problemi di gestione e suggerire politiche idonee. Occorre perciò essere sicuri del proprio ruolo e della funzione educativa che questo comporta, ma prima di tutto occorre diventare consapevoli di ciò che implica il processo cognitivo.
Dopo aver analizzato gli stadi del processo cognitivo attraverso i quali lo studente passa per arrivare a una sua posizione autonoma e a un proprio stile di vita, la Dixon ha sottolineato l'importanza del ruolo del bibliotecario che durante questo processo può fornire strumenti atti a sviluppare un "approccio profondo" verso la conoscenza. Ha quindi illustrato un modello che prevede l'introduzione dei modi di rappresentazione dell'informazione come parte di un processo ciclico in cui gli studenti possono sviluppare strategie di apprendimento, utilizzando ora l'una ora l'altra parte del ciclo, per arrivare allo stadio che preferiscono. Per quanto riguarda la scelta degli stili di apprendimento e i sistemi per insegnare, la relatrice ha ricordato che il processo cognitivo e le persone sono entità dinamiche, per cui occorre tenere un approccio diverso a seconda dei casi. Un docente esemplare deve distinguersi per la cordialità e disponibilità nell'interagire con gli studenti e l'informazione va presentata non solo come puro apprendimento, ma come possibilità di interiorizzare i contenuti da imparare.
L'intervento di Pat Dixon ha dato luogo a una serie di domande sulla modalità dei rapporti fra bibliotecari (in particolare i subject librarians) e studenti, e sulla interrelazione e collaborazione fra corpo docente e bibliotecari. Vivo interesse hanno destato le information skills, veri e propri punti/obiettivi dei programmi accademici e ancora quasi completamente assenti nel curriculum delle nostre università. Non sono mancate domande su corsi di studi o qualifiche necessarie nel Regno Unito per acquisire professionalità, e sulla presenza in quel sistema di politiche universitarie che prevedano corsi di specializzazione.
Sappiamo bene di essere di fronte a una realtà professionale, quella anglosassone, più evoluta rispetto alla nostra e le curiosità sono state legittime e inevitabili. La relatrice ha sottolineato che è occorso tempo (10-15 anni) per arrivare a questi traguardi e nonostante ciò esistono ancora biblioteche "tradizionali". D'altra parte l'ingresso dei PC, di Internet, dei cd-rom, è stato significativo non tanto per il cambiamento della tecnologia quanto per quello dell'informazione che ha reso il lavoro più interessante e ha prodotto l'insegnamento delle information skills.
Dopo l'interruzione i lavori sono ripresi con una ricca serie di interventi, suddivisi in gruppi tematici, basati su esperienze dirette dei bibliotecari universitari. Per il primo gruppo, Corsi rivolti all'utenza, Sonia Cavirani dell'Università di Camerino ha spiegato come da tre anni il personale bibliotecario predisponga, per gli studenti iscritti al terzo anno della Facoltà di Giurisprudenza, lezioni propedeutiche all'uso della biblioteca. Utili sono state le riflessioni scaturite dal buon esito di questa esperienza, tra cui la necessità di istituzionalizzare le lezioni ed estenderle a tutte le matricole dell'università, e di pubblicizzare l'esistenza della biblioteca durante i corsi di orientamento.
Ma ci sono corsi organizzati anche per il corpo docente. Paola Bigatti, dell'Università di Torino, ha informato sulla serie di brevi tutorials organizzati nella primavera di quest'anno dalla Biblioteca centrale della Facoltà di Medicina veterinaria per l'istruzione al personale docente della Facoltà (oltre a ricercatori, dottorandi, borsisti) sull'utilizzo di repertori bibliografici su CD-ROM.
Un esempio di corso per l'avvio al reperimento dell'informazione nel campo delle discipline economiche è stato esposto da Lucia Maffei e Piero Lomagistro dell'Università di Siena. Il progetto, frutto della collaborazione fra la Biblioteca e il Servizio informatico, verrà attuato in fase sperimentale dalla metà di ottobre. Anche da questa esperienza è emerso il bisogno di un legame con i corsi istituzionali, attraverso la collaborazione con i docenti, e la considerazione che accanto ai percorsi "classici" – quali colloqui individuali, guide, depliant illustrativi, assistenza costante – rimane fondamentale un intervento più organico che getti le basi teorico pratiche per un uso consapevole dell'informazione.
Alberta Zanella e Nunzia Spiccia, del Politecnico di Torino, hanno concluso la prima sessione con l'illustrazione delle esperienze iniziate negli anni '80 e portate avanti dal personale della Biblioteca centrale, osservando che lo sviluppo crescente delle tecnologie aumenta il bisogno di istruzione al loro uso e coinvolge un numero sempre maggiore di personale nell'attività didattica.
L'importanza di prevedere dei corsi di istruzione all'uso delle basi dati è stata di nuovo sottolineata nel secondo gruppo dedicato ai Corsi rivolti all'utenza dell'area biomedica. Roberta Sato dell'Università di Padova ha affermato che la quantità e l'eterogeneità di offerta di numerose basi dati in linea hanno determinato l'esigenza di attivare corsi sull'uso delle risorse informative per docenti, ricercatori, studenti e bibliotecari. In particolare l'istruzione agli studenti ha posto problemi sia per il numero che per la disomogeneità delle conoscenze e delle esigenze dei destinatari, per cui oltre ai corsi che le biblioteche organizzano da tempo ne sono stati previsti altri, taluni articolati anche all'interno degli insegnamenti. I problemi riscontrati, oltre a essere motivo di riflessione, sono stati utili per la messa a punto di nuove strategie.
Laura Bianciardi, dell'Università di Siena, ha ripercorso l'esperienza didattica presso la Biblioteca di Medicina e Chirurgia, nata nel 1991 per iniziativa di Deonilla Pizzi, fino alle più recenti iniziative che prevedono sia l'effettuazione di lezioni nell'ambito dei corsi tenuti dai docenti, sia specifici seminari aperti a tutti gli interessati del mondo accademico, sia infine altri seminari svolti presso gli istituti o all'interno dei corsi. La relatrice ha osservato che il successo dei corsi, attualmente effettuati tramite volontariato, sta anche nel rendere consapevoli gli utenti della necessità di un approccio professionale e non dilettantesco alla ricerca: è in quest'occasione che il bibliotecario diviene un punto di riferimento indispensabile.
Eugenio Pellizzari, dell'Università di Brescia, informando su un'analisi condotta dai bibliotecari sulla qualità delle strategie di ricerca svolte dagli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia sulla base dati Medline, ha rilevato che i risultati dimostrano l'importanza di una costante attività di formazione all'uso di nuovi strumenti.
Maria Dora Morgante, della Libera Università-Campus Biomedico di Roma, ha concluso la seconda sessione riconoscendo che la biblioteca è coinvolta direttamente nella programmazione accademica per l'importanza che il recupero e l'organizzazione dell'informazione ha nel processo d'apprendimento del modo di ragionare in medicina.
Per il terzo gruppo, sulle Esperienze dei servizi bibliografici, Grazia Balestri e Silvana Mangiaracina del CNR di Bologna, hanno illustrato il programma di collaborazione fra la biblioteca e la comunità di ricerca del CNR che ha visto la stesura di pagine Web per favorire l'autonomia di lavoro degli utenti e la creazione di una lista di discussione riservata a coloro che hanno richiesto l'accesso alle banche dati. Inoltre è iniziata un'esperienza di informazione su strumenti online e sono stati programmati corsi per l'approfondimento dei linguaggi di interrogazione e per l'impostazione di strategie di ricerca. Questa esperienza ha portato a considerazioni costruttive e ha evidenziato la necessità di mettere a disposizione dell'utenza occasioni di apprendimento in tempi e modi più flessibili che vadano incontro alle diverse esigenze.
Preziosa è stata anche l'esperienza riportata da Pierangela Mazzon dell'Università di Padova, che ha spiegato come la disponibilità di numerose basi dati nella rete locale d'Ateneo abbia reso indispensabile la redazione di una guida da parte dei bibliotecari per fornire a docenti, studenti e bibliotecari, uno strumento per indirizzare la ricerca bibliografica. Questa esperienza ha fornito utili indicazioni per una nuova edizione che dovrà essere più snella e avere la forma di quick-reference per favorire una consultazione veloce e non dispersiva.
Giovanni Moscati, Gabriella Cortesi, Emanuela Costanzo e Monica Pugliese, della Libera Università di lingue e comunicazione IULM di Milano, hanno informato sui servizi di assistenza bibliografica all'utenza in collaborazione con il CIDeR e i Sistemi informativi dell'università al fine di stendere una comune strategia di ricerca per il recupero dell'informazione.
Sonia Minetto, dell'Università di Genova, descrivendo la Sala ricerche bibliografiche aperta all'utenza nel giugno scorso dal Centro servizio bibliotecario di Giurisprudenza, ha illustrato le strategie seguite nell'individuare e sviluppare i più appropriati canali di comunicazione, sia su supporto cartaceo che in formato elettronico, oltre ai seminari tenuti all'utenza, per un servizio informativo e formativo efficace.
Un'esperienza dal Regno Unito è pervenuta da Gabriella Cursoli Giganti, del Courtauld Institute of Art di Londra, che ha esposto i metodi seguiti dai bibliotecari per introdurre gli utenti all'utilizzo della biblioteca e delle sue risorse (tours, assistenza ai singoli, istruzioni e leaflets, opuscoli informativi, indici e segnalazioni), per l'informazione online, per l'introduzione alle fonti di consultazione, per la disponibilità di Internet.
L'esperienza maturata nei corsi rivolti agli studenti può dar luogo a prodotti sofisticati: Michele Gianni e Giovanna Grifoni, dell'Università di Firenze, hanno illustrato un progetto di lezione multimediale, intitolato "Il Pescalibri", per l'apprendimento delle tecniche di ricerca bibliografica promosso dal Coordinamento centrale biblioteche in collaborazione con il CESIT. Si tratta di un esperimento didattico in corso di completamento, ma anche di un tentativo di condensare strumenti diversi in un unico oggetto: un manuale di pronto uso, una raccolta di suggerimenti e, infine, un corso di formazione per chi vuole verificare attraverso una serie di quiz interattivi il proprio grado di apprendimento; tutto questo guidato dall'intenzione di insegnare agli utenti a fare da soli.
L'ultimo gruppo è stato dedicato ai Corsi per bibliotecari. Andrea Garelli, dell'Università di Parma, ha informato sui cicli di lezioni tenuti ai bibliotecari sugli strumenti software d'uso nella ricerca e nel recupero dell'informazione in biblioteca, resisi necessari per l'introduzione di un nuovo sistema di gestione biblioteche e di un nuovo software di comunicazione. Elisabetta Marinoni dell'Università di Padova ha spiegato che la consapevolezza della scarsa incisività dei corsi sino ad ora organizzati per l'utenza ha indotto alcuni bibliotecari dell'area biomedica a mettere a punto nuove strategie per rendere efficaci i momenti formativi. é stato previsto un corso per i bibliotecari impegnati nell'istruzione all'utenza, sulla metodologia didattica, sull'uso della biblioteca e delle risorse informative.
Nella seconda giornata, ha avuto luogo una tavola rotonda presieduta da Gabriele Mazzitelli, Coordinatore della Commissione nazionale Università e ricerca dell'AIB, dal titolo L'alfabetizzazione informatica e telematica degli utenti delle biblioteche: a chi il compito? Alla discussione hanno preso parte Riccardo Ridi, della Scuola normale superiore di Pisa, Valentina Comba, Claudio Di Benedetto, della Biblioteca nazionale centrale di Firenze e Anna Maria Tammaro, Coordinatore centrale del Sistema bibliotecario d'ateneo dell'Università di Firenze. La tavola rotonda è iniziata con una godibilissima performance a cui hanno preso parte gli addetti ai lavori al fine di vivacizzare il dibattito. Così è entrato in scena un utente (Ridi) che non capiva la necessità della presenza di un bibliotecario dal momento che un informatico è più che sufficiente ai bisogni dell'utenza. Controbatteva una bibliotecaria frustrata (Comba) ribadendo che la biblioteca non è luogo di libertà ma occorrono "regole", e che l'utenza studentesca, presuntuosa e scalmanata, non merita nessun genere di insegnamento. Lo studente "fuori corso" (Di Benedetto) frequentatore decennale della Biblioteca nazionale e amico dei bibliotecari per lunga frequentazione, osservava che l'informazione non spetta tanto alle biblioteche quanto alle università, mentre un'informatica (Tammaro), sosteneva che le energie vanno investite nella digital library, nella disintermediazione e nei collegamenti in rete per far s“ che l'utente agisca senza barriere, senza filtri e soprattutto senza bibliotecario. Mazzitelli, in questa sede docente universitario, asseriva che la biblioteca era "cosa nostra", valorizzata proprio per la presenza del corpo docente e ciò doveva far piacere al bibliotecario, ritenuto una presenza inutile.
Deposti gli abiti di scena gli addetti ai lavori hanno ripreso il dibattito concordando sul fatto che la disintermediazione che si attua tramite Internet porta il bibliotecario a essere sempre più presente e ad assumere un ruolo indispensabile nel far apprendere le corrette metodologie per il recupero dell'informazione. Dalla discussione, che ha concluso i lavori, è emersa l'importanza di diventare consapevoli del cambiamento in atto per fare meglio il proprio lavoro, ma anche la necessità di iniziare a "condividere" l'informazione che fino ad ora si è soltanto "elargita". é stata ribadita l'importanza dell'integrazione fra bibliotecari e corpo docente e il ruolo fondamentale dei centri di calcolo, oltre all'esigenza di nuove strutture e al superamento dell'attuale legislazione universitaria ancora basata su vecchi statuti. Il dibattito si è concluso con il riconoscimento unanime del bibliotecario quale figura essenziale per la formazione dell'utente nella learning society.
Il convegno è stato un momento significativo per la riflessione sull'evoluzione del ruolo del bibliotecario e sulle tematiche strettamente connesse alla didattica nella biblioteca universitaria. Le dirette esperienze dei relatori sono state l'occasione per un arricchimento e un proficuo confronto, e l'intervento inglese è stato basilare per ampliare il quadro di riferimento, per imparare e per riflettere. Partecipanti e relatori hanno concordato sull'importanza dell'apprendimento in biblioteca, considerato il nuovo compito del bibliotecario a beneficio di un'utenza a cui l'informazione servirà per tutta la vita.


GIANGRANDE, Rosaria. L'apprendimento nella biblioteca universitaria. «AIB Notizie», 10 (1998), n. 9, p. 8-10.
Le relazioni presentate a questo convegno sono disponibili nelle pagine della Commissione nazionale universita' ricerca all'URL: <http://www.aib.it/aib/commiss/cnur/semin02.htm>.

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Copyright AIB, ultimo aggiornamento 1998-11-28 , a cura di: Andreas Zanzoni