[AIB] AIB Notizie 6/99
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Gran ritorno al Congresso di un signore di altri tempi: Giorgio de Gregori

Pubblichiamo il discorso di Giorgio de Gregori in occasione della presentazione dei volumi Vita di un bibliotecario romano: Luigi de Gregori e Per una storia dei bibliotecari italiani del XX secolo: Dizionario bio-bibliografico 1900-1990 al Congresso AIB '99.

Plaudo nel ritrovarmi oggi tra voi. È dal Congresso di Pisa del 1991 che manco da queste nostre riunioni annuali. Si è che sono alquanto malandato, specialmente menomato irreversibilmente nella vista, e mi muovo poco a mio agio.
Ma questa volta siete venuti a trovarmi voi nella mia città e non posso mancare, anche perché in questo Congresso si presentano due miei lavori accolti tra le edizioni dell'AIB.
Di uno, invero il "Repertorio dei bibliotecari italiani del secolo XX" , la paternità non è soltanto mia. é come un figlio dovuto abbandonare durante la vita e adottato da Alberto Petrucciani e Simonetta Buttò, mia coautrice, che ha tutto il merito di averlo condotto alla stampa, coadiuvata da Giuliana Zagra.
L'altro, "Vita di un bibliotecario romano: Luigi de Gregori", che fu mio padre e operò nelle biblioteche dal 1903 al 1947, è esclusivamente mio.
Penso alle concomitanti circostanze che si verificano in occasione di questa presentazione.
Il libro è edito dall'Associazione, di cui Luigi de Gregori, nel 1930, fu uno dei fondatori e il primo tesoriere.
Il libro viene presentato in un congresso dell'AIB che questa volta, come pochissime volte è accaduto, si tiene a Roma, dove Luigi de Gregori ha percorso tutta la carriera, per cui egli amava esser chiamato «bibliotecario romano».
Il Congresso non solo si tiene a Roma, ma inusitatamente nel mese di maggio anziché in autunno, e nel mese di maggio (il giorno 2) è nato, nel 1874, Luigi de Gregori.
Tutto ciò ha dello straordinario ed è beneaugurante per il suo successo.
C'è stato un momento, in questi ultimi mesi, in cui sono stato ossessionato dal timore di non aver tempo per portarlo a compimento.
Ma ce l'ho fatta, grazie alla forte spinta e all'incoraggiamento avuti dalla favorevole accoglienza di Alberto Petrucciani, che avevo pregato di leggere alcuni capitoli.
E il libro è venuto proprio come volevo io: leggero a leggersi come un romanzo, niente affatto pedante o noioso.
Poche cose vi devo dire di questo libro, che vi sarà presentato da Luigi Crocetti. Immagino che vi chiederete perché ho aspettato cinquant'anni per darlo fuori. Ve lo spiego subito, parlandovi brevemente della sua genesi.
Io da bibliotecario ho vissuto assai poco a contatto materiale con mio padre. Appena vinto il concorso ho preso il volo: terrorizzato dall'idea che la mia comparsa sulla scena delle biblioteche mi marcasse come il solito "figlio di papà", avevo chiesto di essere destinato alla sede della Nazionale di Firenze, non solo perché era fuori Roma, ma perché mi sarebbe stata concessa anche senza la raccomandazione paterna: infatti quella biblioteca, da due anni trasferita nella nuova sede, era affamata di bibliotecari.
A Roma chiesi e ottenni di essere trasferito solo nel giugno 1942, dopo un comando dal gennaio di quell'anno alla Biblioteca universitaria di Bologna, per stare vicino ai miei genitori rimasti soli con mia sorella, perché i miei tre fratelli erano stati risucchiati dalla guerra.
Ma nel dicembre 1942 anch'io fui richiamato alle armi e fui sbattuto prima nel Friuli e poi in Francia.
A Roma tornai solo dopo l'8 settembre '43 e dopo un mese di vita alla macchia. Avrei voluto tornare al mio lavoro di bibliotecario e nella casa ancora sguarnita di presenze maschili far compagnia ai miei genitori.
Ma nessuno poteva darmi il congedo dalla vita militare, senza il quale non potevo essere riassunto in servizio civile, a meno che accettassi di essere precettato come funzionario tecnico addetto alla Direzione generale delle accademie e biblioteche che si era spostata a Padova, sede che dovetti accettare e dalla quale tornai finalmente a Roma soltanto nel mese di maggio 1945.
In definitiva, dunque, da bibliotecario vissi vicino a mio padre pochi mesi nel 1942 e dal maggio 1945 all'ottobre 1947, quando egli morì.
Con ciò non voglio dire che le nostre vite si svolgessero come quelle di due estranei.
Lui aveva tutti i mezzi per sapere della mia crescita e del mio comportamento e io seguivo a grandi linee la sua carriera e la sua attività.
Ma per carattere parlava poco di sé e forse con me, suo giovane collega e dipendente, doveva usare un certo naturale riserbo.
Ecco spiegato come soltanto due anni fa, quando mia sorella, ormai novantunenne, mi passò tutte le carte, da lei ordinate, esistenti nella casa paterna, io venni a conoscenza di tutta la vita e la carriera percorsa da mio padre tra tante difficoltà, ma anche con molto interesse per la storia delle nostre biblioteche in quel mezzo secolo, e mi misi al lavoro tardivamente.
Ho scritto pensando specialmente a voi, giovani colleghi, perché sempre di più sentiate il moderato orgoglio di svolgere questo lavoro al servizio della cultura italiana e del libro, che ne è il suo insostituibile viatico, anche se oggi vi sono tanti altri mezzi di circolazione delle informazioni, sia pure più effimeri rispetto ad esso.
Ho scritto per accomunarvi nel monito che mio padre rivolse a noi, che nel 1947 eravamo giovani come voi, monito che leggerete in queste pagine.
Ma ho scritto anche per l'uomo della strada, perché non accada anche a voi di sentirvi chiedere: «Ma in che consiste il lavoro di bibliotecario, oltre che nel tenere in ordine i libri negli scaffali e nello spolverarli una volta l'anno?».
Ecco tutto, ho finito. Ed ora qualche ringraziamento.
Comincio dall'origine, Andrea Paoli, questo meraviglioso compagno di viaggio senza il quale non avrei neppure potuto mettermi in cammino: ha letto tutti i documenti che ho dovuto consultare, ha scritto talvolta i testi sotto dettatura, li ha trascritti tutti al computer, ha coordinato con essi tutte le figure e ha messo a punto l'indice dei nomi.
Non ebbi esitazioni quando poi si trattava di pensare alla stampa. Era mia ambita aspirazione che ad essa provvedesse l'AIB, ma tanto incoraggiamento e favorevole accoglimento da parte di Alberto Petrucciani è stato per me commovente, e certo la sua presentazione al CEN dovette risuonare di questi favorevoli giudizi, se forse sono passati sì e no tre mesi da quella lettura alla stampa.
Al Presidente dell'AIB e a tutto il CEN i miei ringraziamenti.
Un caloroso ringraziamento, poi, all'équipe editoriale dell'AIB: a Maria Teresa Natale, che con tanta perizia ha condotto il lavoro preparatorio per la stampa e a Simonetta Buttò, che con essa ha collaborato.

Giorgio de Gregori


AIB '99. «AIB Notizie», 11 (1999), n. 6, p. 10-11.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 1999-07-09 a cura di Gabriele Mazzitelli
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n11/99-06degre.htm

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