[AIB] AIB Notizie 1/2000
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Manifesto dei bibliotecari SBN del polo romagnolo

Prologo

In questo scorcio di secolo quattro avvenimenti stanno agitando le acque nelle biblioteche del polo romagnolo:
SABATO 27 NOVEMBRE 1999, ALLE ORE 12, DOPO 15 ANNI DI ATTIVITA', IL VECCHIO SBN HA CESSATO DI VIVERE;
IL RIASSETTO TECNOLOGICO DELLE PROCEDURE INFORMATICHE STA INVESTENDO L'INTERA RETE BIBLIOTECARIA DI ROMAGNA;
I DIPENDENTI DEGLI ENTI LOCALI E QUINDI ANCHE I BIBLIOTECARI SONO CHIAMATI ALLA FIRMA DEL CONTRATTO INDIVIDUALE IN OTTEMPERANZA ALL'APPLICAZIONE DEL NUOVO CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO;
È IN CORSO L'ELABORAZIONE DEL PROGETTO DI LEGGE "NORME IN MATERIA DI BIBLIOTECHE, ARCHIVI STORICI, MUSEI E BENI CULTURALI".
L'intrecciarsi di questi avvenimenti ha portato al bisogno di ritrovarci fuori dal nostro ambiente di lavoro, con le rappresentanze sindacali, per riaffermare l'orgoglio di appartenere a una professione, quella del bibliotecario, che pare non solo sconosciuta ai più, ma anche a coloro che, negli ultimi 20 anni, hanno fatto delle biblioteche romagnole il fiore all'occhiello della pubblica amministrazione locale.

Alle origini di Sbn

La nascita della nostra attuale figura professionale coincide con quella del SERVIZIO BIBLIOTECARIO NAZIONALE (SBN).
È durante la lenta gestazione di SBN che avviene una prima presa di coscienza del nostro lavoro. Fino alla fine degli anni '70 le biblioteche e i bibliotecari erano entità e soggetti non ben definiti.
Le biblioteche rappresentavano uno dei tanti servizi in ambito locale e i bibliotecari erano impiegati di quel servizio.
La scelta delle biblioteche pubbliche della provincia di Ravenna di aderire a SBN portò inevitabilmente le stesse a ritrovare la propria identità.
SBN inteso come servizio bibliotecario reso al cittadino comportò da parte dei bibliotecari romagnoli uno sforzo, una coesione di intenti, una dedizione ai propri compiti difficilmente riscontrabili presso la P.A.
Il cardine principale di SBN era la cooperazione e su quella per la prima volta vennero riorganizzate tutte le attività della biblioteca.
La realizzazione di una rete provinciale portò alla creazione di un unico catalogo in tutte le biblioteche e al prestito interbibliotecario.
Se il debutto di SBN avvenne a Ravenna nel 1986 non fu un caso.Fin dai primi anni '80 i bibliotecari romagnoli coordinati dal Servizio Biblioteche della provincia di Ravenna gettarono il seme per la futura cooperazione interbibliotecaria.
In quegli anni iniziarono gli incontri di studio sugli standard internazionali (ISBD), la rilettura delle RICA alla luce delle tecniche catalografiche formali acquisite, l'analisi approfondita del Soggettario di Firenze in previsione della catalogazione partecipata.
Da quel momento i bibliotecari avviarono una vera e propria ginnastica catalografica tesa a interiorizzare i nuovi linguaggi formali previsti per la catalogazione dei documenti.
Per la prima volta nel mondo delle biblioteche pubbliche di ente locale, quelle considerate probabilmente meno importanti rispetto alle statali e universitarie, i bibliotecari si incontrarono, si confrontarono e misero a disposizione ciascuno la propria esperienza, competenza e professionalità in modo cooperativo autentico e reale.
Questo metodo di lavoro risulterà vincente per la comprensione della logica cooperativa prevista in seguito da SBN.
Per i bibliotecari romagnoli, SBN non è mai stato scambiato per una nuova tecnologia abbinata a un software per la catalogazione. Siamo stati attori nella creazione di SBN e con gli informatici designati per la realizzazione tecnica del progetto abbiamo condiviso la creazione di ogni singolo modulo mettendo a disposizione la nostra cultura biblioteconomica, suggerendo modifiche per migliorare il programma.
La consapevolezza e l'impegno profuso per ciò che si andava realizzando, il senso di partecipazione ad un servizio così complesso e nello stesso tempo affascinante, il nuovo ruolo specializzato che si delineava all'orizzonte del mondo delle biblioteche automatizzate, hanno fatto sì che nel 1986 la prima banca dati con 5000 notizie bibliografiche, frutto della cooperazione delle biblioteche del polo ravennate, fosse presentata ai cittadini in una conferenza internazionale.
Da quel momento la ricchezza di informazioni di quel progetto che vedeva in un catalogo concettualmente unico, ma fisicamente distribuito, tutto il patrimonio librario fino ad allora catalogato, era a disposizione dell'intera comunità. Stavamo realizzando con orgoglio e profonda partecipazione il primo nucleo di quella che nei paesi anglosassoni si chiama "public library": un centro informativo locale che rendesse disponibili per i suoi utenti ogni genere di informazione e conoscenza, rivoluzionando quella che era ed è ancora purtroppo nella mentalità di molti la visione classica delle biblioteche, che sono considerate servizi meramente culturali e non anche di informazione.

Nel corso del tempo

Dal 1986 ad oggi SBN è cresciuto grazie soprattutto ai bibliotecari che pur vedendo aumentare le loro mansioni e diminuire di ben 12 unità i colleghi, hanno condiviso uno dei punti più alti della cooperazione, il prestito interbibliotecario, inteso come scambio e circolazione di documenti fino a quel momento condivisi solo virtualmente.
Ed è con soddisfazione che abbiamo visto adottare il prototipo ravennate di SBN da altre biblioteche italiane e apprezzare il nostro lavoro a livello nazionale dai nuovi partners.
Sempre dai bibliotecari del Polo SBN Romagna è poi partito nel 1995 il progetto di rete civica RACINE, che ha portato all'estensione gratuita a tutti i cittadini di alcuni servizi Internet come la posta elettronica.
I punti di accesso a questi servizi sono stati ancora una volta le biblioteche e gli intermediari della conoscenza i bibliotecari, che hanno cercato in questo modo, di rendere il loro lavoro maggiormente visibile ai cittadini.
Durante questi anni i bibliotecari, spesso con gravi sacrifici personali, hanno migliorato gli standard qualitativi dei propri servizi, che ancora prima della promulgazione delle varie leggi Bassanini, sono stati sempre basati sulla trasparenza, efficienza, individuando nell'utenza la centralità della propria impostazione gestionale: lunghi orari di apertura articolati su mattina, pomeriggio e, in alcuni casi, la sera, snellimento delle procedure, preminenza del reference, promozione della lettura, rapporti privilegiati con le scuole, in un'ottica di uguale diritto all'informazione e di educazione permanente. In questi anni hanno conseguito un elevato livello di specializzazione.

Tempi moderni

Noi, bibliotecari della Rete Bibliotecaria di Romagna abbiamo assimilato in questi anni l'idea della cooperazione, l'abbiamo sostenuta e difesa, garantendo un significativo livello qualitativo e quantitativo dei servizi. Oggi, in nome di un malinteso significato della flessibilità e della mobilità, si è giunti ad assimilare il lavoro professionale nei servizi bibliotecari e culturali alla redazione di atti amministrativi o all'espletamento di funzioni generiche e a cancellare il vocabolo 'bibliotecario' dai profili professionali della Pubblica Amministrazione.
È invalso l'uso di ricoprire i pochi posti con personale proveniente da altri servizi senza nessuna preparazione specifica, ('tanto in biblioteca - si dice - si danno via libri e questo sono capaci di farlo tutti'), senza tenere conto del fatto che la nostra è una professione che richiede l'utilizzo di tecniche e procedure di elevata complessità e un continuo aggiornamento. D'altra parte, in un paese ormai assuefatto ad una estensione semantica del termine cultura, che va dalla lirica al ballo liscio, era forse inevitabile considerare i bibliotecari generici operatori.
Accettiamo invece la definizione di operatori della conoscenza, cioè produttori di un valore basato sull'elaborazione dell'informazione, come indicato nella recente bozza di Raccomandazione del Consiglio d'Europa in merito ai nuovi profili professionali nei settori culturali.
Non stiamo difendendo alti stipendi, perché la maggior parte di noi in questi anni non ha conosciuto progressioni di carriera. Stiamo difendendo la professionalità dei bibliotecari e quindi l'importanza della preparazione di chi in biblioteca lavora o intende lavorare; stiamo difendendo il ruolo delle biblioteche. Non difendiamo il semplice termine BIBLIOTECARIO, non ostacoliamo la flessibilità da e per altri servizi, ma occorre stabilire precisi requisiti di accesso affinché le biblioteche non si riempiano di persone incompetenti oppure perché appalti esterni a soggetti non integrati ci sottraggano segmenti qualificanti del nostro lavoro lasciando invariato il problema di sempre, la mancanza di personale, contrariamente ad ogni standard internazionale in materia.
Nel nuovo contratto la figura del bibliotecario assumerà diverse denominazioni, tutte accomunate dal rendere irriconoscibile, di nome e di fatto, la nostra professione. Questo risponde forse ad una legittima logica di flessibilità, ma è sicuramente l'esito di una sottovalutazione dei requisiti professionali necessari per operare in strutture complesse e tecnologicamente avanzate come i servizi bibliotecari, in netto contrasto con la proposta di legge 'Norme in materia di biblioteche, archivi storici, musei e beni culturali' del 23 novembre 1999 oggi in discussione, in cui, agli articoli 3, 10 e 12, si individuano standard di servizio e di professionalità degli addetti omogenei con le raccomandazioni IFLA. Essere bibliotecari, essere operatori della conoscenza, significa essere professionisti. In quanto tali i bibliotecari possono svolgere anche altre mansioni o essere spostati ad altri mansioni, ma non è possibile svolgere la funzione di bibliotecario senza avere un preciso curriculum formativo e professionale.
È auspicabile che l'IBC nell'elaborazione degli standard di cui all'art. 10, della proposta di legge tenga conto della professionalità raggiunta dai bibliotecari indipendentemente dalla realtà in cui operano e dal servizio in cui sono impegnati, tenendo presente che con l'avvento delle nuove tecnologie ogni bibliotecario è ormai un operatore della conoscenza, con un complesso bagaglio di conoscenze, non solo di tipo umanistico.
Solo vincolando gli enti locali a operare in vista di un adeguato inquadramento degli operatori e ad una completa autonomia gestionale, come previsto dall'articolo 12 punto 1, comma d), della proposta di legge 'l'impiego di personale qualificato in grado di gestire attività di alta complessità tecnico-scientifica' si potrà realizzare quanto previsto dall'articolo 5 punto 2 comma g): i comuni 'promuovono e valorizzano i patrimoni conservati nei propri istituti culturali e beni culturali di cui hanno la titolarità o la gestione'.


Manifesto dei bibliotecari SBN del polo romagnolo. «AIB Notizie», 12 (2000), n. 1, p. 18.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 00-03-04 a cura di Gabriele Mazzitelli
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n12/00-01manifesto.htm

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