[AIB]AIB Notizie 7/2000
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Appunti sulla sicurezza

Dal tempo dello scaffale aperto, ma non solo, nelle biblioteche si è posto prepotente il problema della sicurezza dei patrimoni documentari in esse ospitati. Il furto è divenuto il manifesto esplicito del fattore di rischio, calcolato ma da abbattere, insito nella scelta "amichevole" verso l'utente.
I beni culturali, e con essi anche i beni librari, sono da sempre oggetto di interesse non solo da parte dei professionisti del crimine, alla ricerca del "pezzo", ma anche da parte di quei personaggi perseguitati dall'idea del possesso del bene libro: forse i più difficili, capaci di volere una e una sola, quella illustrazione, piccola piccola, contenuta magari in quel libro anonimo rimasto fermo per tanto tempo sugli scaffali, discreto e muto. E che dire del libro bello, nuovo, intatto, che sembra occhieggiare dagli scaffali chi ha in disprezzo la proprietà di tutti, intesa come di nessuno? E più la biblioteca pubblica, in logica vincente di servizio, ottempera alle richieste dei desiderata di novità, più si trova a dover combattere con armi che non debbono e non possono essere spuntate, contro chi il bene lo vuole per sé e sceglie la via "gratis" per averlo.
Chiacchierando anche solo amichevolmente con gli uomini del Nucleo di tutela del patrimonio artistico dell'Arma dei Carabinieri, si ha la conferma di come il libro sia un soggetto molto appetibile, anche se la sua sparizione è a volte meno clamorosa e forse chissà, meno interessante per i media e per la cronaca. Cosa voglia dire questo in un paese dove si legge poco, è forse sotto gli occhi di tutti.
Periodicamente tutti coloro che operano nel settore si vedono arrivare nelle proprie strutture elenchi di persone sospese dal prestito, dalla consultazione e dall'accesso nelle nostre biblioteche statali, ma non basta. E che dire dei tanti, troppi patrimoni, destinati alla spoliazione? Dei patrimoni privati affidati per incompetenza, prima che per incuria a eredi insensibili a questo particolare bene? È meglio, anzi è giusto, quando chi possiede o chi vuole conosce il valore patrimoniale anche per un'azione speculativa. Se è necessario si combatte ad armi pari: mettendo per chi è dalla parte delle biblioteche o è al servizio della comunità, il proprio concetto di servizio come barriera posta a difesa, perché è con quella che la tecnologia, indispensabile, funziona.
La logica del servizio non inibisce l'uso, non l'ostacola ma impone limiti e disciplina alla comunità. E una comunità consapevole è quella che si adopera perché i vasti patrimoni di curie e conventi abbandonati, per il calo delle vocazioni e per il lento sparire della figura del sacrestano, non siano lasciati indifesi, aperti, inermi, a volte materialmente con la propria "teca" a porte aperte, non ai fedeli, ma al saccheggio indisturbato: molto è già volato via, silenziosamente e senza tracce, per quello che resta è giusto chiedere un investimento in termini di impegno politico ed economico.
Nuovo, vecchio e antico tutto il patrimonio può e deve essere custodito con logiche diverse, che non impediscano in nessun senso il movimento di ciò che è più immediatamente destinato alla fruizione: la circolarità anzi rende un qualcosa, comune, normale per le nostre giornate. Per far questo bisogna abbattere le distanze ma non la tutela e la salvaguardia, l'attenzione e la logica di coinvolgimento nella gestione di una proprietà di un'intera comunità: la biblioteca.


Appunti sulla sicurezza. «AIB Notizie», 12 (2000), n. 7, p. 6-7.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2000-08-03 a cura di Gabriele Mazzitelli
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n12/00-07sicurezza.htm

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