[AIB]AIB Notizie 2/2001
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La professionalità del bibliotecario italiano

di Vittorio Ponzani

Nelle ultime settimane un acceso scambio di messaggi in AIB-CUR è stato provocato da un articolo uscito sul «Corriere della sera», che riportava un brano del progetto per la costruzione di una grande Biblioteca europea di informazione e cultura a Milano, pubblicato sul sito dell'Associazione Biblioteca del 2000 (http://www.beic.it): «Va segnalato, inoltre, che alcune figure (bibliografi, reference librarian) sono del tutto nuove per il panorama bibliotecario italiano: ciò richiederà il possesso di una qualificazione culturale e professionale fuori del comune (e non è da escludere che alla fine alcune figure da collocare in queste posizioni andranno reclutate all'estero) e probabilmente comporterà la necessità di prevedere un momento formativo specifico (anche mediante stages all'estero) successivo all'assunzione».
Molti messaggi hanno rivendicato la professionalità dei bibliotecari italiani, sottolineando d'altra parte la necessità di una migliore promozione del proprio operare. Alla fine è giunto a chiarire la situazione e a placare gli animi un e-mail di Giovanni Solimine, che ha collaborato alla stesura di quel testo. La frase «incriminata - afferma Solimine - non va letta come una critica alle capacità professionali dei bibliotecari italiani, che invece si attestano in molti casi su ottimi livelli. Non sembra tuttavia contestabile l'affermazione che le figure del "bibliographer" (lo specialista nella selezione e nelle acquisizioni) e del "reference librarian" non appartengono alla tradizione delle biblioteche italiane e che quindi è necessario promuovere non solo un'attività di formazione e aggiornamento continuo, ma anche un più attento confronto con le esperienze di altri paesi».

Alla richiesta di una possibile traduzione dal tedesco in italiano del termine fristzettel, che indica il "segnalibro" che viene consegnato agli utenti insieme al libro, per rammentare la data di scadenza del prestito, le risposte sono state molte e fantasiose. Le prime citano le definizioni da vocabolario: «scheda di prestito» secondo il Dizionario di biblioteconomia tedesco-italiano / italiano-tedesco di Eberhard Sauppe, mentre il Dictionary of library science, information and documentation di W.E. Clason riporta «cartellino con la data del prestito». Seguono nell'ordine le definizioni utilizzate nella pratica professionale: «cartellino di scadenza», «segnalibro promemoria», «segnalibro scadenzario» o «segnalibro con scadenza», «segnascadenza», «promemoria».
Alla fine giunge una e-mail dall'Università di Trento, che mette tutti d'accordo per il suo carattere spiritoso e capace di cogliere l'essenza della professione, suggerendo che il termine fristzettel vada tradotto come «cartellino sul quale il bibliotecario annota - tramite penna o timbro - la data entro la quale l'utente dovrà riconsegnare il libro preso a prestito, dato che un libro mica si può tenere all'infinito, ecchecaspita!»; ma in privato, può essere chiamato familiarmente Fristzettel, o anche Fritz (e.g.: «Hey Giovanni, mi passi un paio di Fritz?» oppure «Ma dove diavolo hanno infilato i Fritz....» o anche «Ma il numero di telefono della Mariella non l'avevi appuntato sul Fritz?»).

Ritorna il nodo mai completamente risolto della necessità di uniformare, a livello internazionale, la forma dei nomi geografici da utilizzare nella descrizione semantica. Si tratta di un aspetto specifico del più ampio problema della forma dei nomi propri e, più in generale, dell'indicazione delle entità individuali.
Leda Bultrini mette sul tappeto gli elementi della discussione: «1) qualunque riflessione sulla forma di nomi propri utilizzati nell'indicizzazione semantica e passibili di svolgere un ruolo nella catalogazione per autori dovrebbe partire dal punto fermo del principio di uniformità del catalogo; 2) qualunque soluzione dovrebbe poggiare sullo sfruttamento ottimale delle potenzialità del catalogo informatizzato, il che equivale a dire che i rinvii permettono molto, purché gestiti in maniera sistematica e coerente e non occasionale ed esornativa; 3) alcuni dei nomi geografici indicano aree geografiche (città, regioni, paesi) ma anche gli enti territoriali corrispondenti e la comunità umana che ad essi appartiene e a volte con una sovrapposizione di tali elementi». Prosegue poi ricordando che «i "codici" che regolano l'indicizzazione per soggetto, in genere, indicano come forma preferita per i nomi geografici quella prescritta dalle norme di catalogazione per autore, le quali, a loro volta, non si curano di valutare l'opportunità di una distinzione per indicare le diverse realtà perché rientrano nel loro ambito d'interesse i soli enti territoriali, in quanto gli unici che possano fungere da autori di un documento».
Daniele Danesi e Mauro Guerrini ricordano che negli OPAC l'intestazione a grappolo permette di passare automaticamente dalla forma non accettata alla forma accettata di un termine, superando così i limiti dei cataloghi a schede. Per quanto riguarda i toponimi, Guerrini porpone di adottare come voce standard la forma italiana usata da autorevoli repertori (Atlante del Touring, Encarta), inserendo nel grappolo dell'authority record la forma nella lingua originale o di altre lingue che potrebbero essere usate dai lettori della biblioteca.

L'incubo dei cellulari sbarca su AIB-CUR. Un accorato messaggio di una bibliotecaria disperata e/o arrabbiata (forse più arrabbiata, dal momento che si augura «corsi cinesi di rieducazione»!) ripropone il problema del disturbo procurato dai telefoni cellulari, sia quando squillano in sala di lettura, sia quando provocano la frettolosa migrazione di chi aspetta di guadagnare l'uscita per rispondere. Un altro mail pone tre domande tecniche su questo problema: 1) Esiste la possibilità tecnica di inibire il funzionamento dei suddetti all'interno delle sale interessate? 2) L'eventuale possibilità tecnica comporta problemi di carattere giuridico nella applicazione pratica? 3) L'eventuale possibilità tecnica comporta problemi per eventuali influenze su apparecchiature sanitarie portate dagli utenti?
Il senso di disagio per un uso maleducato dei telefonini accomuna tutti i partecipanti alla discussione, ma nella dialettica tra apocalittici e integrati si contrappongono quelli che chiedono di vietarne severamente l'accesso in biblioteca, non tollerando nemmeno l'uso silenzioso (tipo vibro-call) e quelli che invece sottolineano la necessità di un forte richiamo al senso di responsabilità e di rispetto verso gli altri, invocando nello stesso tempo la tolleranza e il rispetto della libertà altrui. Il rischio, si sottolinea, è quello di cadere nello stereotipo di bibliotecaria (ma vale anche per gli uomini) che, secondo gli inglesi, è «bespectacled old ladies always saying 'shhh' in the reading room».

Per finire con un sorriso, si riporta uno scambio di messaggi dal carattere un po' surreale, che testimonia il rischio del reply incontrollato (cioè l'uso del tasto di reply per rispondere a chi ha inviato un e-mail alla lista, inconsapevoli che se il messaggio proviene da AIB-CUR, ad AIB-CUR torna):
- «Messaggio di prova»
- «Messaggio ricevuto. Saluti»
- «Funziona! Fatti una firma anche!»
- «???»
- «Scusatemi l'ho scambiato per un msg personale, ancora scusa a tutti»
- «Confermo l'arrivo del msg»
- «Scusatemi anch'io l'ho scambiato per un msg personale. Ancora scusa a tutti»
- «Che significa 'Fatti una firma'? Ciao»
- [con un'appendice, quasi un mese dopo] «Mi sono fatta anche la firma! Cara XXX, mi dovevi far sapere notizie di YYY, allora? Non ho più numeri di telefono aggiornati, per favore passameli. A presto».



PONZANI, Vittorio. La professionalità del bibliotecario italiano. «AIB Notizie», 13 (2001), n. 2, p. 8-9.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2001-03-04 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n13/01-02ponzani.htm

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