[AIB]AIB Notizie 3/2001
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La censura in biblioteca

di Vittorio Ponzani

L'invito a non abbassare mai la guardia di fronte a ogni forma di censura, implicita ed esplicita, ritorna periodicamente in AIB-CUR.
Questa volta l'occasione è offerta dal caso, riportato da un bibliotecario, di uno studente universitario che si trovava nella biblioteca di facoltà a consultare, in Internet, il sito "Maschi selvatici", dedicato (come si legge nel sito) alla difesa «dell'identità e del sapere maschile [...] contro la castrazione subita ogni giorno dai meccanismi della società grandematerna». Ad un certo punto il giovane è stato «vittima di un attacco a sorpresa» (!) da parte della direttrice della biblioteca, la quale lo ha accusato di visionare materiale pornografico e gli ha interdetto l'uso della biblioteca stessa.
Accertato che in realtà quel sito non può essere considerato pornografico e che non spetta al bibliotecario dare giudizi sulla qualità né sulla moralità dell'informazione reperita nei vari documenti (a prescindere dal loro supporto), il vero problema riguarda il ruolo dei bibliotecari nella società dell'informazione e della loro funzione di garanti del libero accesso all'informazione.
Tutti i messaggi circolati nella lista (anche quelli più critici nei confronti del sito "incriminato") sono concordi nel rifiutare ogni forma di limitazione («nessuna comprensione per atti di censura»), nella consapevolezza che non è possibile stabilire norme per l'uso "corretto" di Internet e delle sue risorse, così come non è giusto (né educativo) impedire il reperimento di informazioni provenienti da fonti non istituzionali o fuori da contesti strettamente accademici.
L'unico limite possibile e accettabile è quello temporale, volto a garantire il diritto di tutti ad accedere alla rete, in una situazione di risorse limitate.

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Che intestazione di soggetto dare a documenti che parlano di non profit? Non è possibile, in questa sede, rendere con completezza le posizioni di tutti gli interventi, per cui si rinvia necessariamente agli archivi di AIB-CUR.
In sintesi, le possibilità proposte sono state: "Enti senza scopo di lucro", "Organizzazioni senza scopo di lucro" e "Associazioni senza scopo di lucro". Viene subito chiarito che "Enti" e "Organizzazioni" possono essere considerati come sinonimi, mentre "Associazioni" è un termine più specifico, perché si riferisce a quelle organizzazioni che hanno la forma giuridica dell'associazione.
Massimo Rolle ricorda la scelta operata dal Thesaurus regionale toscano (consultabile, in una versione non del tutto aggiornata, all'URL http://www.rete.toscana.it/ ius/ns-thesaurus): «il termine preferito è "Organizzazioni senza scopo di lucro", rispetto al quale "Enti senza scopo di lucro" potrebbe ragionevolmente essere trattato come sinonimo. BT [broader term] di "Organizzazioni senza scopo di lucro" è direttamente "Organizzazioni" non "Persone giuridiche", perché non tutte le organizzazioni in questione hanno personalità giuridica».
Daniele Danesi, con un intervento di carattere metodologico, afferma che tutti i termini proposti sono validi, ma che il vero problema sta nell'analisi del significato che si vuole rappresentare. È necessario quindi «ragionare [...] in modo classificatorio", scegliendo cioè "non il termine più adatto, ma il significato più adatto».

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Come spesso accade, il tipico argomentare frammentario e a salti della lista di discussione fa prendere al dibattito direzioni inaspettate. Questa volta, partendo dal ricco scambio di mail sulla forma del soggetto "non profit", si è giunti a discutere della forma delle parole straniere (inglesi in particolare) utilizzate comunemente in italiano.
C'è chi sostiene che la forma corretta sia "non profit", senza «l'orrido trattino», portando a conferma della propria tesi da una parte l'uso costante del termine fatto dagli esperti del settore, dall'altra il fatto che le consuetudini linguistiche italiane sono differenti da quelle anglosassoni (il vocabolario Treccani riporta "non profit", anche se riconosce l'esistenza e l'uso di "non-profit" e di "no profit").
Al contrario, un altro mail sostiene che la parola "profit" non esiste in italiano e quindi il suo uso corretto è quello dell'inglese (a conferma di ciò, il nuovo dizionario di De Mauro, uscito per Paravia, riporta "non-profit").
Il dibattito prosegue poi sull'uso (talvolta scorretto) del genere maschile e femminile in parole inglesi ormai entrate nel nostro vocabolario: il/la chat, il/la mail. Nel dubbio se scegliere la forma "una mail" (probabilmente scorretta) o quella "un mail" («troppo snob»), Ezio Tarantino propone una sua personale soluzione, cavandosela (nel parlare) con "un email", che soddisfa anche quelli che capiscono "un'email".
Prevale comunque l'accordo circa il fatto che non esiste una regola univoca per stabilire a priori il genere di un nome e che di solito prevale l'uso che ne fa la lingua.

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Google è un motore di ricerca molto popolare anche tra i bibliotecari. Tale popolarità emerge anche in AIB-CUR, dove è frequente la segnalazione delle novità che lo riguardano.
In questa occasione, un messaggio segnala che Google offre ora la possibilità di ricercare, oltre i file HTML, anche quelli in formato PDF. Nell'elenco dei risultati, i file PDF verranno contraddistinti dalla sigla [PDF] e messi a disposizione anche in una versione "solo testo".
Si tratta di un servizio ancora in fase sperimentale, anche perché esistono alcuni problemi tecnici non facilmente superabili relativi all'indicizzazione e quindi al recupero dei file in formato PDF.
Generalmente, infatti, i motori di ricerca non sono in grado di indicizzare i file di immagini (e i file PDF riproducono il testo come immagine), perché a differenza dei file TXT o HTML manca un testo nel quale il motore di ricerca possa cercare le parole. In questa situazione è necessario, affinché i documenti siano recuperabili attraverso un motore di ricerca, attribuire ad essi un insieme di metadati (autore, titolo, soggetto, parole chiave, ecc.).
Un altro mail sottolinea che Google sembra aver superato tale problema di ricerca, convertendo i file PDF in documenti testuali e archiviandoli nei propri database. Nel caso in cui esista in rete lo stesso "contenuto" in versioni di formato differente, Google recupera, in modo non del tutto chiaro, talvolta il documento PDF, talvolta quello HTML.

L'archivio storico di tutti i contributi inviati in AIB-CUR è consultabile dagli iscritti alla lista a partire dall'indirizzo http://www.aib.it/aib/aibcur/aibcur.htm3.



PONZANI, Vittorio. La censura in biblioteca. «AIB Notizie», 13 (2001), n. 3, p. 12-13.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2001-03-31 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n13/01-03ponzani.htm

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