[AIB]AIB Notizie 4/2001
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Conservare il Novecento: la stampa periodica

di Paola Puglisi

Si è svolta a Ferrara dal 29 al 30 marzo, nell'ambito del Salone internazionale dell'arte del restauro e della conservazione dei beni culturali, la seconda edizione del convegno "Conservare il Novecento", dedicato quest'anno alla stampa periodica. Tre sessioni, in sequenza, hanno affrontato il tema sotto il profilo storico (I periodici nella storia e nella cultura contemporanea), delle politiche bibliotecarie (Per un'emeroteca italiana), della conservazione nel senso più lato (I periodici fra consultazione e conservazione).
In realtà i vari momenti si sono rivelati strettamente connessi e quasi inseparabili, già nelle singole relazioni e tanto più nella discussione - sebbene quest'ultima sia stata alla fine forzatamente contenuta dalla densità del programma.
Gli storici, lungi dal limitarsi a pretendere la più ampia disponibilità di materiale documentario (come forse ci si sarebbe potuti aspettare, considerando che i maggiori progetti di digitalizzazione di periodici, J-STORE per primo, hanno avuto il loro input proprio dalle esigenze legate all'accesso e poste dalla ricerca), si sono presentati come una categoria di utenti particolarmente consapevole delle problematiche bibliotecarie; forse perché si è giunti al punto, negli studi sul Novecento, in cui la ricerca stessa è condizionata dai modi e dai limiti in cui le risorse offerte dalle biblioteche possono supportarla: si pensi al caso dei periodici musicali, il cui censimento ha rivelato una situazione che evidentemente non rispecchia, per difetto, la realtà degli ultimi decenni del secolo (Capra); o alla constatazione che se il giornalismo letterario è più studiato di quello d'attualità ciņ dipende dal fatto che i periodici più popolari, quelli a maggior tiratura, paradossalmente sono rarissimi perché le biblioteche non li conservano (Infelise).
E sono stati per primi gli storici ad accennare a una tematica che ha attraversato come un filo rosso le due giornate del convegno, ovvero l'esigenza di considerare i testi nel loro contesto - il che non è banale, se consideriamo che quasi tutti i temi specifici trattavano poi di trasferimento di testi, dal loro supporto originale ad altro di tipo diverso. Prima di assicurare la permanenza del testo in altra forma, ci si dovrà porre quindi il problema di valutare la possibilità di una perdita di significato connessa all'adozione di un codice diverso (Infelise, Santoro). Ad esempio, trasferire una pagina dal formato analogico a quello digitale, comporta delle scelte che andranno ad influenzare la nostra percezione: se per offrire determinate potenzialità di ricerca adotteremo un formato di solo testo, dovremo essere consapevoli della perdita in termini di paratesto (impostazione della testata, pubblicità, gerarchia degli articoli in un quotidiano, ecc.).
Collegata a questo problema, è stata richiamata, da una relazione all'altra, anche un'esigenza di chiarezza terminologica: se chi si occupa di giornali ha ormai ben chiarito, soprattutto ai fini delle politiche di conservazione, cosa si intenda con questo termine che porta con sé problematiche peculiari rispetto agli altri periodici (Giardullo), chi si interroga sul futuro degli oggetti digitali deve distinguere tra surrogati digitali ed oggetti nati digitali (Santoro); e in fondo tutta la questione si risolve nel fatto che va preliminarmente individuato di quale conservazione vogliamo di volta in volta trattare, quella dei documenti o quella del loro contenuto (Revelli).
È indubbiamente con riguardo al primo termine, il documento originale nella sua fisicità, che si è articolato il dibattito relativo alla conservazione dei giornali, enormemente più deperibili degli altri stampati per un concorso di circostanze che li vede «nati per durare un solo giorno». Al centro della riflessione è stata la relazione di Carlo Federici, in cui lo studioso ha esposto in dettaglio il metodo dell'incapsulamento in buste di polietilene con un piccolo volume di azoto, impermeabili e resistenti alle alte temperature, che ottimizzerebbero lo stoccaggio rendendo praticamente ininfluenti le condizioni dell'ambiente. Così conservare, nel caso dei giornali, significa soprattutto mettere in atto una politica di prevenzione, che consenta ai posteri di poter ancora disporre di questi documenti nella loro integrità, al riparo dall'azione del cosiddetto slow fire, il processo di progressiva ossidazione e sbriciolamento cui vanno incontro le carte prodotte con paste di legno meccaniche.
Va anche detto, quanto a questa "combustione lenta", che gli esperti a Ferrara hanno messo l'accento sull'attributo più che sul sostantivo: in fondo, le biblioteche non sono ancora ridotte a contenere tanti mucchietti di cenere... Da un lato ciņ non ci esime dal mettere in atto le opportune misure preventive (Federici, Alloatti); d'altra parte, prendiamoci il tempo necessario per valutare con molta attenzione le problematiche ancora irrisolte, ad esempio sul fronte della digitalizzazione: per non correre il rischio di dover combattere già dopodomani con una "combustione veloce", quella delle tecnologie digitali (Cirocchi, Santoro). In effetti dal convegno esce ancora convalidata la cosiddetta "strategia ibrida", che suggerisce di adottare in sinergia microfilmatura e digitalizzazione, per sfruttare la stabilità della prima e le potenzialità della seconda sul fronte dell'accesso ai documenti.
Tornando alle osservazioni di Federici, esse si inquadrano in una proposta più ampia che disegna un'emeroteca nazionale virtuale, articolata tra più istituzioni operanti sul territorio, concepita per assicurare la raccolta esaustiva dei documenti, e - una volta garantita la conservazione degli originali nei termini di cui sopra - favorire l'accesso ai contenuti nelle forme più idonee. Se questa proposta era già stata esposta in altre sedi, a Ferrara essa è stata presentata in forma di progetto fatto proprio dalla Direzione generale per i beni librari del MBCA, che ha affidato il compito di valutare in che termini si possa procedere alla sua attuazione ad un gruppo di studio ad hoc, la cui attività è stata illustrata dalla coordinatrice F. Romano. Perché il progetto sia realizzabile occorrerà predisporre una cornice di forte cooperazione tra tutte le biblioteche potenzialmente interessate, come insegnano sia l'esame di esperienze precedenti sia parallele iniziative straniere (Giardullo, Puglisi); e andrà messo in atto un sistema di «conservazione su più livelli» (Alloatti), perché è impossibile che le sole biblioteche nazionali riescano a farsi carico del compito di raccogliere in modo esaustivo e conservare in modo efficace un patrimonio ingentissimo, articolato in una pluralità di testate e di tipologie ormai in gran parte incontrollabile se non a livello locale.
Del resto il tema della cooperazione, parlando di periodici, si ripropone in tutti gli ambiti: dal deposito legale (che sarebbe un tema strategico, almeno tanto quanto sono neglette le prospettive di riforma della legge), alla politica degli acquisti, a quella degli scarti, altrettanto degna di attenzione (Revelli).
Infine, a completare il resoconto di due giornate davvero dense, è stata di grande interesse la rassegna delle molte iniziative realizzate o in via di realizzazione sotto l'egida delle Regioni (censimenti, banche dati di periodici locali o specializzati, progetti di digitalizzazione). È vero che si lamenta la mancanza di un disegno complessivo di riferimento (Campioni) e perciņ va benissimo intraprendere singoli progetti mirati alle esigenze locali, quando ce ne sono i mezzi, piuttosto che aspettare i tempi lunghi ed incerti di una programmazione statale talvolta troppo ambiziosa (Foglieni). Fa piacere comunque constatare che ci si sta orientando - del resto inevitabilmente - alla ricognizione sistematica del proprio ambito territoriale, con iniziative che, purché si mantenga attivo il confronto, potranno porsi nel prossimo futuro come tessere di un mosaico che ci auguriamo si vada a comporre pian piano nella sua interezza.



PUGLISI, Paola. Conservare il Novecento: la stampa periodica. «AIB Notizie», 13 (2001), n. 4, p. 14-15.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2001-05-01 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n13/01-04puglisi.htm

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