[AIB]AIB Notizie 6/2001
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Quale formato per gli e-book?

di Vittorio Ponzani

Il dibattito sulla scelta di quale formato adottare per gli e-book prosegue intenso in AIB-CUR, riprendendo lo scambio di e-mail già registrato lo scorso aprile (6Laquo;AIB notizie», n. 4/2001).
Questa volta, lo spunto è offerto dall'annuncio della creazione di un forum dedicato ai libri elettronici sul sito di Mediamente (http://www.mediamente.rai.it), la fortunata trasmissione televisiva dedicata alla divulgazione delle tematiche relative alle nuove tecnologie.
Un mail denuncia il fatto che i curatori del sito abbiano assunto, nei confronti dei vari formati disponibili per e-book, una posizione non imparziale, poiché dalla homepage di Mediamente è possibile scaricare il programma Microsoft Reader mentre non c'è nessuna traccia di altri formati, in particolare dell'Acrobat eBook Reader. L'assenza del software della Acrobat appare inaccettabile, soprattutto in quanto questo utilizza il formato PDF, molto utilizzato nel mondo dell'editoria elettronica. Tale atteggiamento, secondo l'autore del messaggio, rischia di condizionare l'utente, che in questo modo è portato ad associare in via esclusiva l'e-book al marchio Microsoft, cosa tanto più grave dal momento che è in corso una vera e propria guerra commerciale per l'affermazione di uno standard nel settore dei libri elettronici. L'atteggiamento più corretto, prosegue il messaggio, dovrebbe essere quello di proporre un serio confronto tra le caratteristiche tecniche dei due software, mantenendo una posizione critica di equidistanza e imparzialità.
A questo messaggio risponde uno dei curatori del sito di Mediamente, che in maniera approfondita spiega le motivazioni che li hanno portati a preferire il programma della Microsoft a ogni altra alternativa. La scelta deriva dalla volontà di indirizzarsi, nel settore degli e-book, verso standard aperti e non proprietari. In particolare, il formato aperto per i libri elettronici è l'OEB, le cui specifiche sono stabilite dall'Open E-Book Forum ( http://www.openebook.org), un organismo al quale partecipano le maggiori case produttrici di software, produttori indipendenti e associazioni di utenti. Attualmente non esistono software per la lettura di e-book in grado di interpretare direttamente il formato OEB, ma è lo stesso OEB, che è simile a un formato "sorgente", a dover essere compilato per specifici programmi di lettura. Conoscendo le politiche della Microsoft può sembrare strano, ma è proprio il colosso di Bill Gates a fornire maggiori garanzie per un formato aperto, garantendo la lettura di e-book compilati a partire da un sorgente OEB, mentre il formato PDF (della Adobe) non lo permette. In conclusione, in dissenso dalla posizione "neutrale" proclamata dal precedente messaggio, viene sottolineata la necessità, da parte di un professionista dell'informazione, di prendere una posizione chiara di fronte a tecnologie rivali. In questo caso, infatti, le possibilità proposte da Microsoft e Adobe non sono sullo stesso livello, ed è importante fare scelte a favore di formati aperti e non proprietari, come in questo caso il formato OEB, che si basa sul linguaggio XML e permette di usare le specifiche Dublin Core.

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Un messaggio chiede se sia disponibile un authority file in cui trovare, in forma normalizzata, i nomi di enti pubblici, enti di ricerca, organizzazioni non governative nazionali e internazionali. Si tratta di una esigenza molto sentita da parte dei bibliotecari, perché l'adozione di un authority file, oltre a costituire un importante supporto al lavoro di catalogazione, assicura una migliore qualità del catalogo e di conseguenza dell'intero servizio bibliotecario.
Negli Stati Uniti e in molti paesi europei (per esempio Gran Bretagna, Francia e Germania) la gestione e la manutenzione dell'authority file è un'attività svolta da servizi centrali specializzati. Questo garantisce una politica coerente dell'intero sistema bibliotecario nazionale, perché anche le biblioteche di piccole dimensioni possono avvalersi di servizi bibliografici nazionali.
Per quanto riguarda il panorama italiano, un e-mail ricorda come l'ICCU abbia promosso di recente uno studio, in collaborazione con le biblioteche nazionali di Roma e Firenze, sulla rilevanza dei servizi primari di supporto alla catalogazione, nell'ambito di una più ampia riorganizzazione dei servizi bibliografici in Italia. Da marzo 2001 l'ICCU ha avviato un progetto per la realizzazione di un authority file nazionale, collegato con l'incremento dell'Indice SBN attraverso l'attività di catalogazione partecipata. Attraverso una regolare attività di controllo ed eventualmente di correzione e adeguamento alle normative catalografiche nazionali, viene garantito un livello qualitativo di catalogazione piuttosto alto della base dati degli autori (personali e collettivi) che attualmente conta circa 1.400.000 record.

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La notizia che Giovanna Merola, direttrice per molti anni dell'Istituto centrale per il catalogo unico, è andata in pensione ha provocato l'invio in AIB-CUR di numerosi messaggi di omaggio, auguri e ringraziamento per l'importante lavoro fatto nel corso della sua lunga carriera.
Un mail sottolinea come sarebbe utile e piacevole essere informati in modo più sistematico sui vari pensionamenti, sul conferimento di nuovi incarichi, magari anche sulle scomparse, come per altro avviene in apposite rubriche su diverse riviste professionali straniere. Questo, per altro, potrebbe rafforzare il senso di appartenenza alla nostra professione.

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Alcuni messaggi sollevano il problema dei rischi legati all'eliminazione delle duplicazioni di notizie bibliografiche nell'Indice di SBN, che sta provocando troppo frequentemente la cancellazione di record corretti. Tra le varie ipotesi di tale preoccupante fenomeno, che naturalmente abbassa la qualità del catalogo, viene indicata la possibilità che qualche catalogatore non abbia ben capito il meccanismo dello schiacciamento, oppure che faccia un uso scorretto della funzione di accorpamento dei titoli e si invita perciò ad una maggiore attenzione nell'attività di deduplicazione.
Un mail richiede che sia diffuso un prospetto, sia quantitativo che qualitativo, delle cause di duplicazione più diffuse, anche per comprendere meglio se si deve intervenire sull'attività dei catalogatori oppure se si tratta di un problema del sistema.
Esiste infatti anche la possibilità, come sottolinea un altro messaggio, che i problemi di duplicazione siano dovuti, piuttosto che alla disattenzione dei catalogatori, alle migrazioni automatizzate dei dati, che richiedono criteri piuttosto rigidi per evitare l'accorpamento di schede diverse.
Dopo un ricco scambio di mail, viene proposta la possibilità di proseguire il dibattito non più all'interno della lista, ma solo tra gli addetti ai lavori. Tale affermazione suscita una reazione negativa da parte di alcuni, che invece chiedono che si continui a discutere in AIB-CUR. Questo dimostra l'interesse per l'argomento non solo di chi lavora direttamente su SBN, ma anche degli altri bibliotecari che normalmente consultano SBN, anche perché comprendere i motivi delle duplicazioni e la logica delle correzioni aiuta a giudicare meglio circa l'affidabilità dei record. Viene infine suggerita la lettura del documento dell'ICCU sul "Progetto di valorizzazione dell'Indice SBN (l. 662/96): servizi di deduplicazione dell'Indice moderno SBN e alimentazione dell'archivio di autorità SBN", consultabile all'indirizzo http://www.iccu.sbn.it/progvalo.htm.

PONZANI, Vittorio. Quale formato per gli e-book?. «AIB Notizie», 13 (2001), n. 6, p. 18.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2001-07-02 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n13/01-06ponzani.htm