[AIB]AIB Notizie 9/2001
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Clamore e silenzio in AIB-CUR

di Vittorio Ponzani

Un e-mail riporta in AIB-CUR due notizie di cronaca che fanno riferimento al netstrike, cioè a quella forma di protesta telematica che prevede che i partecipanti si colleghino contemporaneamente ad un certo sito Internet, bloccandone così l'accesso o comunque limitandone le funzionalità. Questo tema interessa i bibliotecari sia da un punto di vista generale, per quanto riguarda il problema della libertà di espressione in rete, sia in particolare per quanto riguarda la possibilità che qualcuno possa partecipare ad un netstrike utilizzando le postazioni Internet di una biblioteca.
Nell'analizzare le varie caratteristiche di questa forma di dissenso e nel valutarne la legittimità o meno, viene sottolineato come in genere il netstrike non produce al sito danni permanenti, ma lo rende inutilizzabile per poche ore, al fine di mettere in evidenza le ragioni di chi protesta. Naturalmente un conto è collegarsi ad un sito sperando di bloccarlo per qualche tempo, tutt'altra cosa è invece utilizzare un software che moltiplica artificialmente gli accessi al sito stesso e che si può configurare come un attacco di tipo denial of service, che è assolutamente illecito.
In AIB-CUR è capitato più volte, soprattutto negli ultimi mesi, che quando si parla di libertà di espressione il clima e gli animi si surriscaldino e che alcuni messaggi siano un po' fuori dalle righe, con toni polemici e talvolta offensivi nei confronti degli interlocutori. È capitato anche in questa occasione e molti iscritti alla lista si sono lamentati sia dell'off-topic di tali messaggi, ritenuti non pertinenti in una lista di discussione di bibliotecari, sia soprattutto della loro gratuita volgarità.
In questa disputa tra chi utilizza la lista con grande (forse eccessiva) libertà espressiva e chi invece si ritiene offeso da tale comportamento, si registra il messaggio di un bibliotecario che propone una prospettiva diversa, forse provocatoria, ma che dovrebbe fare riflettere. Infatti, se da una parte egli sottolinea la "sovrabbondanza" espressiva di alcuni messaggi, dall'altra denuncia come la categoria dei bibliotecari sia un po' "noiosetta", e come la lista di discussione che ne esprime le opinioni sia tutta presa dai problemi tecnici, certamente importanti, come il document delivery o le normative catalografiche, ma poco attenta alle novità del mondo dell'informazione e alle straordinarie trasformazioni che le biblioteche si trovano ad affrontare. La crisi dell'editoria tradizionale e i nuovi scenari che si vanno delineando, la realtà degli open archives e delle biblioteche digitali pongono ai professionisti dell'informazione problemi radicalmente nuovi, che mettono in discussione il ruolo tradizionale delle biblioteche.
In AIB-CUR invece, prosegue il messaggio, tali temi compaiono solo raramente e un po' di sfuggita, come se dopo tutto interessassero solo alcuni (pochi) stravaganti colleghi che si dilettano con le nuove tecnologie, ma in realtà avessero poco a che fare con il mondo reale delle biblioteche. Sembra quasi, prosegue il messaggio, che talvolta i bibliotecari vedono se stessi «più come solerti burocrati che come professionisti dell'informazione sparati in un mondo in rapidissima trasformazione».
Naturalmente ci sono anche altre ragioni che spiegano la scarsa presenza di messaggi che si occupano di questi temi, come ad esempio il problema della mancanza di tempo, visto che discussioni su argomenti così complessi necessitano di risposte ponderate e articolate, mentre ad un quesito tecnico è spesso possibile dare una risposta rapida ed esaustiva. Occorre tuttavia riflettere sull'importanza dei nuovi scenari che la tecnologia ci presenta, ed è indispensabile che i bibliotecari prendano parte alle trasformazioni in atto e si impegnino per fare in modo che le biblioteche abbiano un ruolo centrale nel governo di tali cambiamenti, per evitare di essere completamente tagliati fuori dal mondo dell'informazione e della cultura.

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La richiesta di un collega di conoscere le possibilità esistenti per quanto riguarda i servizi destinati a ciechi o ipovedenti ha ottenuto un buon numero di risposte, ognuna ricca di indirizzi relativi a ditte che vendono ausili per non vedenti e di informazioni sui programmi disponibili (videoingranditori, programmi di sintesi vocale, screen reader, scanner con text voice, browser solo testo per Internet).
È impossibile in questa sede rendere conto di tutti i messaggi e si rimanda quindi alla consultazione dell'archivio di AIB-CUR (nel periodo dal 6 al 9 luglio 2001).
Tra le varie iniziative proposte, citiamo a titolo esemplificativo la Fondazione Galiano (http://www.galiano.it), che mette a disposizione dei non vedenti una collezione di circa mille testi (in formato compresso) e una rassegna di articoli tratti da quotidiani e periodici, adattati per essere letti attraverso tavolette collegate al computer che utilizzano il metodo Braille oppure attraverso sistemi elettronici di sintesi vocale.
Qualche settimana più tardi, alcuni messaggi hanno fatto riferimento agli audiolibri, uno strumento tanto prezioso per gli ipovedenti quanto poco diffuso nelle biblioteche italiane. Si tratta di audiocassette su cui vengono registrati testi di saggistica e di narrativa, letti o recitati da narratori, scrittori e attori di teatro.
Tra le varie associazioni culturali che si occupano della registrazione di audiolibri vengono citate il Centro del libro parlato di Feltre ( http://www.disabili.com/artisti/libro_parlato.htm) e l'Associazione culturale Il narratore di Vicenza ( http://www.ilnarratore.com), che tra l'altro sta collaborando al progetto internazionale Digital Sound Archive, che coinvolge la Northwest University di Chicago e vari partner europei per produrre archivi audio disponibili gratuitamente in Internet.

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Un bibliotecario gira alla lista di discussione una citazione divertente e provocatoria, tratta dal libro di Clifford Stoll Confessioni di un eretico high tech (Garzanti, 2001, p. 116): «Informazione è potere. È la parola d'ordine dell'era informatica. Il potere appartiene a coloro che hanno rapido accesso alle informazioni. [...] Boh. Questi cliché ritriti mi lasciano perplesso [...] Su internet passano tonnellate di informazione, ma di sicuro nessuno ne trae il minimo potere. L'informazione non è potere. Nella vostra comunità chi dispone di maggiore informazione? I bibliotecari, che notoriamente non possiedono alcun potere. E chi detiene il maggior potere? I politici, ovviamente: e si sa che di solito sono male informati».


PONZANI, Vittorio. Clamore e silenzio in AIB-CUR. «AIB Notizie», 13 (2001), n. 9, p. 18-19.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2001-11-05 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n13/01-09ponzani.htm

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