[AIB]AIB Notizie 11/2001
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La classificazione del libro antico


di Vittorio Ponzani

È possibile classificare un fondo librario antico? E con quali strumenti? Tutti i messaggi circolati in AIB-CUR appaiono concordi nello sfatare il mito che non si possa indicizzare i libri antichi, dal momento che l'indicizzazione riguarda il contenuto del documento, a prescindere dalla sua data di pubblicazione. Ma a questo punto un'altra domanda si impone: ne vale la pena? I libri antichi sono ricercati per il loro contenuto informativo? È giusto investire sforzi, denaro e competenze in tale attività? Molti messaggi rilevano che accade abbastanza di frequente che gli utenti traggono vantaggio da una ricerca relativa al contenuto concettuale di un'opera antica e quindi potrebbe essere giustificato lo sforzo della biblioteca di indicizzare i fondi antichi. Altri sottolineano come spesso nei libri antichi il titolo tenda a coincidere con l'argomento del libro (quindi con il suo soggetto): la ricerca per parola del titolo in un catalogo elettronico garantirebbe perciò risultati soddisfacenti. Naturalmente la scelta se indicizzare o meno un fondo antico dovrebbe prendere in considerazione anche altri elementi, quali la natura e la funzione della biblioteca che possiede il fondo, il tipo di pubblico che la frequenta, il bilancio a disposizione per tali attività.
Ma la riflessione più interessante proposta nel corso del dibattito riguarda il fatto che i contenuti delle opere antiche difficilmente trovano un corrispettivo negli schemi concettuali delle classificazioni moderne. Il lessico utilizzato dagli antichi spesso non corrisponde più alle voci di soggetto presenti, per esempio, nella classificazione Dewey ed è quindi necessario stabilirne gli equivalenti terminologici moderni. Lo strumento più idoneo a questo scopo è il thesaurus, cioè un vocabolario controllato e organizzato secondo relazioni gerarchiche e associative, che permette all'utente di scegliere tra i termini attuali e quelli non più inquadrabili negli schemi contemporanei. Esistono peraltro anche classificazioni semantiche adeguate al contenuto dei libri antichi (per esempio le Pandectae di Gesner), ma sono difficilmente utilizzabili dagli utenti delle biblioteche.

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L'articolo 22 della Finanziaria 2002, dedicato ai "Servizi dei beni culturali", fa tornare alla ribalta il tema dell'outsourcing, cioè la possibilità di affidare ai privati alcuni servizi delle biblioteche o anche l'intera gestione delle stesse. Tutti (o quasi) i partecipanti al dibattito in AIB-CUR sembrano essere d'accordo nel sostenere come non sia in discussione l'affidamento di alcuni servizi ai privati, se questo è finalizzato al miglioramento dei servizi per gli utenti, né sia in discussione la qualità dei servizi offerti da quei (molti) privati che lavorano secondo parametri di qualità. Esiste però il grave rischio che dietro la ricerca dell'ottimizzazione dei servizi si nasconda l'obiettivo immediato della riduzione dei costi dei servizi stessi, a discapito della qualità e di conseguenza a danno dell'utente. Viene inoltre sottolineato con preoccupazione come tale politica potrebbe comportare il rischio di perdere le professionalità presenti nelle nostre biblioteche, non solo attraverso la via più radicale dei licenziamenti, ma anche attraverso un progressivo snaturamento della pubblica amministrazione e della sua stessa ragion d'essere. Invece di investire in formazione del personale e nell'acquisizione di competenze specifiche, rafforzando quindi la qualità del servizio pubblico, si preferisce spostare i finanziamenti a favore di una gestione affidata ai privati.
In una prospettiva di riorganizzazione dei servizi, come ricorda un componente dell'Osservatorio lavoro dell'AIB, la soluzione non sta nel negare l'esternalizzazione dei servizi ma nel diffondere una forte cultura del controllo da parte degli organismi tecnici degli enti. L'Osservatorio lavoro sta peraltro predisponendo un documento che indichi quali debbano essere i "requisiti minimi e indispensabili" da richiedere a chi sarà incaricato della gestione di pubblici servizi.

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Sembra che nelle biblioteche per ragazzi (o nelle biblioteche pubbliche con una sezione dedicata ai più piccoli) si vada diffondendo l'abitudine da parte dei genitori di "parcheggiare" i loro figli in biblioteca prima di andare a svolgere le loro attività. Questo comportamento crea una situazione difficile per il bibliotecario, che si trova ad assumere delle responsabilità che non gli competono in relazione alla sicurezza dei bambini. Viene ricordato che il personale della biblioteca che accetti l'incarico di accudire i minori, nel caso in cui uno di questi si allontana, scappa, commette reato, danneggia cose o persone, è punibile secondo l'articolo 591 del Codice penale con la reclusione da sei mesi a cinque anni. È quindi indispensabile chiarire nel regolamento della biblioteca che i minorenni che la frequentano lo fanno sotto la diretta responsabilità dei genitori.
Un messaggio sottolinea che nelle biblioteche pubbliche si va diffondendo un modello che privilegia la funzione sociale della biblioteca rispetto a quella culturale: in altre parole, la biblioteca come luogo di incontro e socializzazione dei minori (e non solo) piuttosto che come luogo in cui si favorisce l'utilizzo di libri e periodici come strumento di conoscenza. In realtà è lo stesso Manifesto Unesco delle biblioteche pubbliche a sottolineare come tra i compiti della biblioteca pubblica, a differenza di altre tipologie di biblioteche, ci sia anche quello di «offrire opportunità per lo sviluppo creativo della persona» e quindi la biblioteca pubblica rappresenta una realtà dove funzione sociale e funzione culturale sono complementari per lo sviluppo umano dei cittadini. È comunque importante che una biblioteca stabilisca a priori una politica che ne definisca le funzioni, gli obiettivi e i servizi da erogare rispetto alle esigenze reali della comunità.


PONZANI, Vittorio. La classificazione del libro antico. «AIB Notizie», 13 (2001), n. 11, p. 18.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2002-01-05 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n13/01-11ponzani.htm

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