[AIB]AIB Notizie 7/2002
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Preservation in the digital age,
Fourth ARSAG International Symposium

Gloria Cirocchi

Si è svolto a Parigi, dal 27 al 30 maggio, il quarto simposio internazionale dell'ARSAG, Association pour la recherche sur les arts graphiques.
Gli incontri dell'ARSAG riuniscono conservatori, restauratori, rappresentanti del mondo della ricerca e dell'industria intorno a temi che spaziano in tutto il campo della conservazione del patrimonio documentario ed artistico. Quest'anno erano presenti 250 partecipanti, provenienti da 26 diversi paesi.
Dopo lo svolgimento, nell'aprile 1997, del 3° Simposio ARSAG, dal titolo “Conservation: a developing science, assessments and prospects”, il tema di quest'anno non poteva essere che Preservation in the digital age: la ricognizione generale dello stato dell'arte nell'era della rivoluzione digitale.

Nonostante la definizione rivoluzione digitale appaia ormai un po' abusata, la realtà che le corrisponde impone agli specialisti della conservazione sia l'esame dei nuovi strumenti che ci sono offerti dall'information technology, sia il confronto con esperienze ormai maturate, che evidenziano la complessità della conservazione dei documenti digitali, sia nativi che frutto di conversione da materiali tradizionali.
Com’è noto, si è ormai preso atto che il velocissimo sviluppo dell'interazione tra la IT e i diversi mestieri della conservazione ci espone a un rischio accresciuto, rispetto all'era della riproduzione analogica, di perdita dell'informazione che si intendeva conservare, e anche, fatto spesso scarsamente evidenziato, alla possibilità di arrecare danni agli originali, sia durante la manipolazione necessaria alla digitalizzazione sia per un calo di attenzione dovuto alla certezza di averne assicurata la conservazione del contenuto intellettuale.
Molte delle relazioni presentate, dunque, si sono accentrate sulla necessità di formalizzare regole e procedimenti standard per l'utilizzazione delle tecnologie digitali e si è insistito anche sulla necessità di allestire protocolli "ibridi" che permettano di sfruttare al meglio le possibilità sia dell'analogico che del digitale, presentando esperienze svoltesi in questo senso; tuttavia si è anche parlato molto di nuove tecniche ed esperienze per il trattamento dei materiali tradizionali, di prevenzione dei danni attraverso il controllo dell'ambiente di conservazione, di tecniche di disinfestazione innocue per le persone e per l'ambiente.
Il programma dell'incontro rispecchiava l'esigenza di affrontare questi diversi temi e la loro interazione: nella prima giornata, dopo la sessione inaugurale, che ha visto la presentazione del programma europeo SEPIA per la conservazione delle raccolte fotografiche (De Lusenet), si sono svolte le due sessioni Integrare la digitalizzazione nella conservazione e, di seguito, Digitalizzazione di fondi speciali, che si è protratta fino al giorno seguente.
Nella prima Janet Gertz, della Columbia University Library, ha presentato un’interessante relazione che ha sottolineato l'importanza e l'intrinseca diversità della conservazione del digitale rispetto a quella di materiali tradizionali, la necessità quindi di praticarla già dall'inizio del ciclo di vita del documento e di non interromperne mai la pratica, offrendo anche importanti spunti di riflessione sui criteri di selezione dei materiali analogici da convertire e sui materiali digitali di cui portare avanti nel tempo la conservazione.
Gli aspetti della conservazione fisica dei materiali nel passaggio dall'analogico al digitale sono stati paragonati, nella relazione di Cunningham-Kruppa e Metzger della University of Texas, al trattamento riservato agli esemplari di collezioni destinati alle esposizioni, con una revisione della best practice collaudata nei grandi progetti di microfilmatura del do it once, e introducendo invece il concetto, come nel restauro, di reversibilità, prescrivendo quindi metodi di cattura digitale che non comportino alcun danno e lascino l'originale integro per future, ancor più sofisticate, tecnologie. È stato sottolineato quindi l'apporto della figura del conservatore nei progetti di conversione digitale, ricordando che, nel calcolo dei costi, non deve essere tralasciato di considerare l'aspetto relativo alla tutela dei documenti originali, prima, durante e dopo le fasi della digitalizzazione.
Per quanto riguarda la seconda sessione è impossibile riferire diffusamente sulla presentazione dei numerosi progetti europei in corso, quali l'archiviazione di siti Web (BNF), la digitalizzazione degli archivi storici televisivi e radiofonici francesi (Institut national de l'audiovisuel), dei video depositati presso la BNF per diritto legale, ma tra le molte interessanti relazioni quelle di F. Delmas del Centre historique des archives nationales e di L. Cédelle-Joubert, della Direction du livre et de la lecture, sulla digitalizzazione dei manoscritti miniati francesi, hanno molto ben evidenziato come progetti, iniziati già da qualche tempo (in questo caso nel 1979) con l'uso di strumenti analogici come il microfilm e la fotografia tradizionale si siano evoluti verso l'applicazione del digitale, ma, nel corso di quest’operazione, siano parzialmente tornati sui propri passi, approdando infine a un uso "reversibile" e misto di tecniche analogiche e digitali, e, resi cauti dai costi e dalle incognite della conservazione del digitale, sviluppando l'applicazione dei metadati e un rigoroso monitoraggio delle condizioni fisiche dei supporti.
Sull'importanza del calcolo dei costi dei progetti di digitalizzazione è ritornata poi la sessione seguente, che si è svolta nella mattinata di martedì 28: i costi per la conservazione a lungo termine e l'importanza di applicare nel loro calcolo gli strumenti del financial management in unione con gli strumenti decisionali classici per la gestione delle collezioni, sono stati il tema di Shelby Sanett dell'University of California; i costi della cattura digitale quello di K. Turko, University of Toronto Library, e quelli di un completo progetto di conversione digitale di una collezione fotografica, "chiavi in mano" sono stati presentati da L. Pavao, free lance portoghese.
Nel pomeriggio dello stesso giorno si è parlato di metadati: argomento non proprio "leggero", ma fondamentale in ogni discorso su digitale e conservazione; dai diversi interventi è apparso chiaro che, se pure poco a poco, ci si sta orientando unanimemente verso un'azione comune e una comune consapevolezza che nel "qui ed ora" dell'era digitale, è all'atto di nascita stesso dei documenti che si deve radicare l'azione di conservazione, destinata ad assicurare la durata e l'autenticità dei documenti affidati alle nostre cure.
Questa azione prevede perciò l'applicazione ai documenti digitali di metadati destinati non solo a favorire il reperimento dell'informazione, ma ad assicurare la permanenza dell'informazione e a certificarne l'autenticità; prendono qui particolare rilievo i metadati gestionali e amministrativi, predisposti a tale scopo: di questi ultimi ha trattato il contributo di Francisca Frey, del Rochester Institute of Technology, USA, che ha illustrato i metadati tecnici per le immagini digitali fisse.
Inoltre, è stato incoraggiante costatare una decisa convergenza verso l'adozione di standard internazionali quali il modello OAIS per la creazione di archivi digitali (Frey, Shenton della British Library) e verso l'adozione dell'XML come linguaggio di codificazione comune per l'allestimento degli archivi di metadati.
Nei giorni seguenti si è tornati a tematiche più tradizionali, ma non meno importanti, dal momento che non bisogna dimenticare gli originali..: climatizzazione e ventilazione, seguite da risultati di studi sul ruolo della polvere come fattore predisponente alle infezioni micotiche della carta, un modello di questionario per il controllo dello stato di conservazione delle collezioni, una relazione sull'invecchiamento della carta di libri identici, conservati in differenti biblioteche, sono stati i temi delle relazioni di una delle sessioni; si è poi passati ad interventi specifici su materiali quali i cuoi o gli inchiostri acidi; ciò che questi ultimi hanno voluto evidenziare è la necessità di raggiungere la stabilità nel tempo dei trattamenti effettuati (Banik, State Academy of Art and Design, Germania, per gli inchiostri acidi, Quillet dell'Università di La Rochelle per i cuoi), e di monitorare la qualità dell'intervento, che deve essere tale da non alterare la leggibilità delle tracce storiche e d'uso di cui l'oggetto è portatore (Aubry della BNCF per i cuoi degradati).
Interessante anche se piuttosto eterogenea la giornata conclusiva, che ha affrontato il tema dei trattamenti di massa dei più vari materiali: dalle pellicole cinematografiche affette da microrganismi, per mezzo dei raggi gamma, ad un avveniristico metodo giapponese di disinfezione con un nuovo fumigante, denominato ArP, a base di ossido di propilene diluito con argon: innocuo e non dannoso per l'ambiente, se paragonato all'ossido di etilene e al bromuro di metile (ma è stata sufficientemente testata la tossicità per l'uomo?), fino al resoconto dei due anni di sperimentazione dell'impianto allestito dalla Confederazione elvetica per il trattamento di massa del materiale cartaceo soggetto alla sindrome della carta acida; la relazione di B. Walter (Papersave Swiss) ha illustrato esaurientemente il metodo seguito e i risultati conseguiti, ponendo in rilievo che parte dell'impianto è disponibile per il trattamento di materiali provenienti da privati e da paesi esteri.
Il quadro che scaturisce da un convegno che tocca temi ed esperienze così eterogenee è quello di una teoria e di una pratica della conservazione che non sono, non possono essere, le parenti povere delle altre discipline biblioteconomiche: tanto più nel momento presente, in cui l'azione di tutela è rivolta soprattutto a materiali tradizionali moderni e assai fragili, per i quali vanno elaborate nuove tecniche prevalentemente di conservazione preventiva, e a nuovi tipi di documenti, quelli digitali, le cui caratteristiche impegnano praticamente solo alla conservazione preventiva.
Dalla ricchezza e dall'interdisciplinarità delle giornate ARSAG appare evidente del resto che gli specialisti della conservazione possono offrire un importante contributo al dibattito sulle applicazioni delle tecnologie informatiche nelle biblioteche, negli archivi, nelle istituzioni museali; e ognuno è in grado di giudicare quanto ciò sia rilevante in questo preciso momento storico, quando l'entusiasmo per le possibilità aperte dal digitale fa spesso dimenticare che la migliore conservazione è quella preventiva, quella di cui nessuno parla, perché è "invisibile", essendo la sua efficacia testimoniata solo dall'assenza di inconvenienti ai materiali trattati.
Va dunque esercitata la massima sorveglianza, e non solo per evitare attacchi biologici negli scaffali delle nostre biblioteche o il degrado chimico dei nostri documenti: non si deve omettere nessuna precauzione per evitare futuri disastri informatici, la necessità di effettuare di nuovo costosi lavori di digitalizzazione o di trasformarsi in improvvisati "archeologi del digitale".
Gli atti del Simposio sono disponibili presso l'ARSAG, Association pour la recherche scientifique et les arts graphiques, 36, rue Geoffroy-Saint-Hilaire 75005 Paris.

Cirocchi_g@camera.it

CIROCCHI, Gloria. Preservation in the digital age, fourth ARSAG international symposium. «AIB Notizie», 14 (2002), n. 7, p. 13-14.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2002-07-27 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n14/02-07cirocchi.htm

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