[AIB]AIB Notizie 7/2002
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Bibliotecari catalani:
incontro con Adela D'Alos-Moner

a cura di Giuliana Zagra

Alla Conferenza di primavera di Alghero abbiamo conosciuto Adela d’Alos-Moner, presidente del Col.legi oficial de bibliotecaris-documentalistes, la più importante associazione di bibliotecari della Catalogna e la più grande della Spagna, ospite e relatrice al convegno sull’outsourcing.
È nata l’occasione, grazie anche al suo italiano quasi perfetto, complice la cucina sarda e il fatto di essere vicine di tavola, di una lunga chiacchierata sui temi delle biblioteche e dei bibliotecari nei nostri paesi. Da qui è nata l’idea successivamente di farci rilasciare un’intervista
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Quante sono le associazioni di bibliotecari in Spagna?

In Spagna ci sono 17 associazioni, quasi tutte espressione di comunità autonome (Andalusia, Valencia...). Alcune, poche, sono legate a settori specifici (per esempio di musica o di architettura). La maggior parte non ha più di 250 o 300 soci; solo tre contano più di 1000 soci: Sedic con 1350, Anabad con 1700 e il Col.legi oficial de bibliotecaris-documentalistes de Catalunya con circa 1800 iscritti.
La maggior parte delle associazioni aderisce a una federazione, Fesabid (http://www.fesabid.org), che organizza ogni due anni il congresso più importante della Spagna riguardo alle biblioteche e alla documentazione. Il prossimo si terrà nel febbraio 2003 a Barcellona.
Possiamo stimare che complessivamente il numero di bibliotecari e documentalisti associati sia circa 9000. Su questo argomento ho pubblicato un articolo pochi mesi fa (http://www.ub.es/biblio/bid/bid07.htm).

Come è nata e qual è l’organizzazione del Col.legi oficial de bibliotecaris-documentalistes de Catalunya, di cui sei presidente?

Il Col.legi (http://www.cobdc.org) ha una lunga storia. Le sue origini risalgono alla creazione della prima Scuola femminile per bibliotecari nell’Europa continentale nell’anno 1915 a Barcellona; una scuola avanzata per i suoi tempi, progressista: l’Agrupació escola de bibliotecàries, molto attiva, che fu chiusa nel 1939. Dopo la guerra civile bisognerà aspettare fino al 1975 per la nascita dell’Associació de bibliotecaris de Catalunya che nel 1985 diventa l’attuale “Col.legi”.
Va anche detto che nel 1997 entrano a far parte del Col.legi i soci di Socadi, un’associazione nata nel 1985 e formata da professionisti che lavorano soprattutto nelle aziende private.
La fusione del Col.legi con Socadi è molto importante perché ha dato vita a un’entità che raggruppa persone che lavorano nella biblioteca pubblica, universitaria e nelle aziende private.
Il Col.legi è composto da una “Junta” con circa 15 persone – che svolgono lavoro non remunerato – integrata da una permanent (4 persone) e 4 vocalies.
Per portare avanti le proposte, il Col.legi ha uno staff di tre persone: una responsabile e due amministrative.

L'AIB per molti anni si è impegnata per l'istituzione dell'albo professionale dei bibliotecari. Qual è la situazione in Catalogna al riguardo?

Nell’anno 1985 l’antica associazione diviene Col.legi per poter avere una maggior forza legale e assicurare che per determinati posti di lavoro nella pubblica amministrazione sia prevista la laurea universitaria di biblioteconomia e documentazione.
Durante i primi anni del Col.legi ci sono stati molti ricorsi legali; oggi, per fortuna, sono ormai pochi quelli che dobbiamo fare.

La professione del bibliotecario è sufficientemente riconosciuta nel tuo paese e quali sono gli obiettivi ancora da raggiungere?

Possiamo dire che non è uguale in tutti i settori. L’università è il settore dove la professione è più riconosciuta. Nell’ambito delle biblioteche pubbliche dipende dalle zone della Catalogna ma, in genere, possiamo dire che è anche abbastanza riconosciuta. Forse lo è di meno nelle aziende, dove ci troviamo di fronte a molte professioni diverse che vanno ad occupare lo stesso posto di lavoro.

In prospettiva il ruolo delle biblioteche nella società è destinato ad avere un peso maggiore o viceversa a essere sopraffatto dall'informazione globale della rete?

Dipende dal tipo di biblioteca. Penso che il ruolo della pubblica sarà sempre più importante per la sua funzione sociale (integrazione, multiculturalità ecc.). La biblioteca universitaria non avrà una crescita tanto alta come negli ultimi anni, ma penso che continuerà ad avere un ruolo importante, legato all’e-learning. Riguardo le aziende... dipende da noi, da come sapremo dimostrare il valore con cui possiamo contribuire alla crescita e competitività delle aziende. Penso ad aspetti come il knowledge management. Come Col.legi abbiamo iniziato una campagna con le aziende perché possano modificare l’immagine che hanno di noi.

Associazioni come le nostre dovranno cambiare per tenere il passo con i tempi?

Sono sicura che dovranno cambiare, e molto. Se vogliono avere una maggiore presenza sociale e fare in modo che la professione abbia un ruolo più importante e decisivo, devono diventare associazioni più interessate alla crescita e al progresso della società, piuttosto che organizzazioni, chiuse nei propri interessi corporativi.
Devono anche essere associazioni più aperte ad altre professioni perché nei posti di lavoro i bibliotecari devono imparare a lavorare con gli informatici, i responsabili del personale, gli esperti di organizzazione, marketing e comunicazione.

Adela d'Alòs-Moner
Col•legi Oficial de Bibliotecaris-Documentalistes de Catalunya
Ribera, 8 pral 08003 Barcelona
Tel.+34 93 319 76 75 Fax.+ 34 93 319 78 74
cobdc@cobdc.ictnet.es
http://www.cobdc.org

Bibliotecari catalani: incontro con Adela D'Alos-Moner a cura di Giuliana Zagra. «AIB Notizie», 14 (2002), n. 7, p. 11-12.
Copyright AIB, ultimo aggiornamento 2002-07-27 a cura di Franco Nasella
URL: http://www.aib.it/aib/editoria/n14/02-07dalos.htm

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